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Autore Discussione: Io penso che non vada bene ciò che è uscito dall’ultima Direzione nazionale ...  (Letto 1405 volte)
Arlecchino
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« inserito:: Novembre 13, 2022, 10:03:57 pm »


Emanuele Fiano

Io penso che non vada bene ciò che è uscito dall’ultima Direzione nazionale del PD, in merito al futuro Congresso nazionale.
Presupporre un “percorso” che finirà circa 6 mesi dopo le elezioni, nel mezzo di una crisi economico sociale quasi senza eguali, di forti tensioni sociali interne e drammatica guerra, con un importante appuntamento elettorale tra regionali e amministrative, un nuovo multipolarismo nel campo dell’opposizione e, soprattutto, una destra al governo che vuole incidere fortemente dal punto di vista culturale e identitario, è non solo sbagliato ma lunare. Un PD tutto rivolto verso se stesso e impegnato in liturgie più formali che sostanziali, un’opposizione parlamentare per adesso basata sulla reazione alle scelte del governo, guidato da un segretario e un gruppo dirigente sospeso nel limbo di “quasi dimissioni”, è esattamente tutto ciò che, penso, non vada fatto. Però, per me, il vero nostro problema strategico ed identitario si palesa con la definizione del percorso stesso, con la “e” di troppo nel documento approvato: una Direzione convocata al fine “ di definire tempi e modalità di svolgimento del percorso costituente per un “nuovo” PD e di celebrare il congresso per l’elezione della o del nuovo segretaria/o nazionale”; quindi due processi, del quale il secondo diventa una conferma di una costituente già svolta e peraltro gestita dall’attuale segreteria sconfitta dalle urne.
Cioè noi oggi non siamo in grado di dire chi stenderà il testo centrale dell’identità di questo Partito, o comunque, questo testo non sarà il frutto di un confronto tra tesi politiche che coincidono con la proposta di una candidatura, no, saranno due cose distinte. La guida del Partito sarà un qualcosa applicato dopo che qualcuno avrà scritto quale debba essere la nostra identità, a prescindere dai processi di rappresentanza.
Sinceramente, fossi stato presente, avrei fatto anch’io come Andrea Orlando, e diversi altri, e sarei uscito dalla sala senza votare la risoluzione.
Io penso che il modello che abbiamo conosciuto e per il quale abbiamo lavorato con passione dal 1996 ad oggi abbia mostrato tutti i suoi limiti alle ultime elezioni e debba profondamente essere ridiscusso. La capacità, cioè, di aggregare, grazie alle regole elettorali, un blocco sostanzialmente “contro qualcuno” non funziona più, dobbiamo dircelo senza remore. Il modernismo formale, primarie, agorà e piattaforme dove tutti sono compresi a prescindere, non riesce più ad essere la pezza che copre il buco di una “non identità” strutturale ormai insostenibile.
Serve una completa demolizione e ricostruzione del modello che abbiamo costruito e nel quale abbiamo creduto dal 1996 ad oggi, cominciando dalla definizione delle rappresentanze primarie e allargate, dalla messa nero su bianco di una cultura e un’identità riconducibili e riscontrabili quantomeno nel contesto europeo, cioè la socialdemocrazia, il labourismo e di una conseguente linea politica netta e riconoscibile.
Per far questo c’è una grande differenza tra un effettivo congresso “a tesi”, basato su una platea congressuale rappresentativa e certa, e uno a “mozioni” identificate su personalità che semplicemente “interpretano” soggettivamente una linea già stabilita.
Il primo significa sfidare il mare aperto, onestamente, attraverso visioni politiche e culturali, oltre che di azione, che mettono in primo piano la cosa piuttosto che il chi, il secondo, al contrario, reitera un concetto conservativo che bada più agli equilibri interni attraverso un unanimismo di facciata che non affronta i nodi, e non si pone il problema delle proprie rappresentanze sociali e alle idee per il presente e per il futuro. Non c’è bisogno di costituire “un nuovo PD” ma di fare finalmente il PD, partito del socialismo democratico europeo. E anche con l’attuale statuto questo sarà possibile se in primo piano si metteranno le idee e si avrà il coraggio di scelte chiare e decise

da Fb 2 novembre 2022
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« Risposta #1 inserito:: Dicembre 05, 2022, 11:07:27 pm »

Serenità

Sinonimi e Contrari (2003)
serenità s. f. [dal lat. serenĭtas -atis, der. di serenus "sereno"]. -
1. [assenza di nuvole: s. del cielo, dell'aria] ≈ chiarezza, chiarore, limpidezza, trasparenza. ↔ annuvolamento, nuvolosità, offuscamento, rannuvolamento.

2. (fig.) a. [assenza di preoccupazioni, timori e sim.: sguardo pieno di s.] ≈ calma, (non com.) nirvana, pacatezza, pace, placidità, quiete, tranquillità. ↑ imperturbabilità, (non com.) seraficità. ↔ agitazione, inquietudine, irrequietezza, tensione. b. (estens.) [qualità di ciò che è obiettivo, privo di preconcetti e sim.: s. di giudizio] ≈ equanimità, equilibrio, imparzialità, obiettività, oggettività, spassionatezza. ↔ parzialità, soggettività. ↑ faziosità, partigianeria.

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