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Autore Discussione: Irene Tinagli · È trascorsa una settimana dalle elezioni politiche ...  (Letto 860 volte)
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« inserito:: Ottobre 12, 2022, 05:11:55 pm »

Irene Tinagli
  ·
È trascorsa una settimana dalle elezioni politiche e ancora non ho scritto né rilasciato interviste. Ho fatto questa scelta per rispetto al segretario, in attesa che lui compisse le sue scelte e delineasse il percorso. E poi perché sono convinta che in certe situazioni è meglio evitare i commenti a “caldo”, ed è più utile prendersi il tempo per riflettere con calma, analizzare, capire.
È quello che ho fatto e sto facendo in questi giorni. Senza minimizzare il risultato deludente del Partito Democratico ma senza neppure partecipare a quella sorta di psicodramma collettivo che si apre dopo ogni tornata elettorale che non va come ci aspettavamo e che spinge persino a teorizzare lo scioglimento, l’azzeramento. Un irrefrenabile e per me incomprensibile cupio dissolvi che riemerge periodicamente.
Siamo il primo partito dell’opposizione, il secondo d’Italia, e quello, ad esclusione di Fratelli d’Italia, che in valore assoluto ha perso meno voti rispetto al voto del 2018. Eppure l’unico che invoca l’estrema unzione!
Io penso che siano stati fatti errori negli ultimi anni ed è utile un congresso che ci consenta di ridefinire meglio la nostra linea politica e sciogliere alcuni nodi. Ma mi auguro che non sia un percorso troppo lungo e indeterminato in cui si rimetta in discussione tutto, persino l’esistenza stessa del partito. Spero che vorremo evitare a noi stessi e ai nostri elettori un’agonia che duri mesi, che finirebbe per farci avviluppare in discussioni interne avulse dalla realtà mentre fuori le bollette impazziscono e le persone faticano persino a fare la spesa. Questo, sì, sarebbe un suicidio politico.
Parteciperò al dibattito congressuale, porterò le mie riflessioni e ascolterò quelle degli altri. Ma non lo farò con lo spirito chi vuole seppellire il partito. Mi batterò perché il partito si rialzi più forte di prima e ritrovi la sua vocazione originaria. Ricordo bene il punto di partenza.
“Il Partito democratico, il partito di chi crede che la crescita economica e l'equa ripartizione della ricchezza non siano obiettivi in conflitto, e che senza l'una non vi potrà essere l'altra. (…) Il Partito democratico, un partito aperto che si propone, perché vuole e ne ha bisogno, di affascinare quei milioni di italiani che credono nei valori dell'innovazione, del talento, del merito, delle pari opportunità. (…) Quei milioni di italiani che trovano la politica chiusa, e che se provano ad avvicinarsi ad essa è più facile che si imbattano nella richiesta di aderire ad una corrente o ad un gruppo di potere, piuttosto che a un'idea, ad un progetto. “
Così Veltroni presentò il Partito Democratico quindici anni fa. Quelle parole e quel progetto furono la molla che mi avvicinò per la prima volta alla politica. Non credo che il PD sia riuscito a mantenere tutte le sue promesse, ma credo fermamente che quelle idee siano ancora terribilmente attuali e necessarie. Qualcosa per cui vale ancora la pena battersi e fare politica

da fb 3 ottobre 2022
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