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Autore Discussione: Visione dell'Europa secondo Giorgia Meloni che la leader di Fratelli d'Italia...  (Letto 3301 volte)
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« inserito:: Ottobre 03, 2022, 12:08:34 pm »


L'Italia dovrebbe diventare il primo paese fondatore dell'Unione europea a essere guidato da un leader di estrema destra, dopo che Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni è diventato il primo partito nelle elezioni di ieri, trascinando alla vittoria la coalizione di destra con la Lega di Matteo Salvini e Forza Italia di Silvio Berlusconi. L'esito del voto in Italia conferma la rinascita dell'estrema destra in Europa, dopo il secondo posto ottenuto dai Democratici Svedesi appena due settimane fa in Svezia. Il fatto che un partito con origini neofasciste diventi azionista di maggioranza del prossimo esecutivo nel terzo paese più grande dell'Ue - nella terza economia della zona euro - costituisce un sisma nel quadro politico europeo. Solo due stati membri - Polonia e Ungheria - sono guidati da leader marcatamente nazionalisti e di estrema destra. Eppure a Bruxelles e nelle altre capitali europee lo choc è relativo. Il risultato di Fratelli d'Italia era già stato anticipato dai sondaggi e non costituisce una sorpresa. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha già detto di essere pronta a “lavorare” con un governo Meloni. Le elezioni del 4 marzo 2018 avevano prodotto un risultato considerato peggiore da Bruxelles: il primo governo tutto populista della storia dell'Ue, con la coalizione tra la Lega e il Movimento 5 Stelle.

Il Foglio ripubblica la visione dell'Europa secondo Giorgia Meloni, che la leader di Fratelli d'Italia aveva proposto lo scorso aprile: un modello confederale, che non travalichi i limiti delle sue competenze, senza avere paura della deterrenza militare. A parte un “la pacchia è finita”, durante la campagna elettorale Meloni ha evitato di attaccare direttamente l'Ue. Anche all'ultimo giorno, quando alcune dichiarazioni di von der Leyen sugli “strumenti” da usare se in Italia le cose andranno verso “una direzione difficile” sullo stato di diritto avevano spinto una parte del centrodestra ad accusare la presidente della Commissione di ingerenza. Sul Foglio abbiamo spiegato il significato delle parole di von der Leyen: nessuna ingerenza, ma il semplice richiamo alle regole e alle procedure per i paesi che violano i principi fondamentali. Del resto, lo scenario di un'Italia che si trasforma in una democrazia illiberale a causa di un governo Meloni non è quello privilegiato dall'Ue. La leader di Fratelli d'Italia ha abbandonato le posizioni più estreme sull'uscita dall'euro. La Commissione si sta preparando a cooperare attivamente con un governo di destra guidato da Meloni, anche se è consapevole di possibili scontri in alcuni settori specifici.

 “Ci saranno turbolenze, ma non un terremoto” è la frase che abbiamo sentito più pronunciare alla Commissione e al Consiglio dalle fonti che abbiamo interrogato sulla prospettiva di un governo Meloni. Sulla priorità attuale dell'Ue - la guerra in Ucraina - la leader di Fratelli d'Italia ha appoggiato la linea di Mario Draghi delle sanzioni contro la Russia e delle forniture di armi a Kyiv. Sulla situazione dei conti pubblici italiani, Bruxelles ha preso nota della volontà di Meloni di essere responsabile ed evitare ulteriori scostamenti di bilancio. Sulla richiesta di modifica del Pnrr, c'è la possibilità di trovare un compromesso per correzioni minime e di aggiungere un nuovo capitolo dedicato all'energia quando i governi approveranno il piano RePowerEu. L'Ue si attende potenziali scontri su altri temi, come il trattamento di rifugiati e migranti, i diritti degli omosessuali e delle donne e il nazionalismo economico. “La speranza è che Meloni abbia imparato la lezione del 2018: i populisti che vogliono spaccare tutto nell'Ue, alla fine spaccano tutto nel loro paese”, ci ha detto un diplomatico europeo.

L'ingresso di Meloni dentro al Consiglio europeo è comunque destinato a modificare gli equilibri interni politici all'Ue, ancor più se la Svezia avrà il conservatore Ulf Kristersson come primo ministro. Il Partito popolare europeo tornerebbe la prima forza dentro il Consiglio europeo con 8 capi di stato e di governo. I liberali di Renew hanno ancora 7 leader, appena davanti ai Socialisti & Democratici con 6. Il fronte sovranista si allargherebbe: Meloni sarebbe il terzo capo di governo del partito dei Conservatori e riformatori europei (Ecr) dopo il polacco Mateusz Morawiecki e il ceco Petr Fiala. Oltre a loro c'è Viktor Orbán, il premier ungherese, che formalmente siede tra gli indipendenti dopo la sua uscita dal Ppe. Il cambio di rotta dell'Italia è destinato a incidere soprattutto su specifici dossier d'attualità per il Consiglio dell'Ue: il Patto su migrazione e asilo, la possibilità di sospendere i fondi all'Ungheria per le violazioni dello stato di diritto o il lancio di una convenzione per modificare i trattati. Uno degli interrogativi a Bruxelles è quale posizione adotterà il nuovo governo sulla crisi dei prezzi dell'energia. L'Ue spera che Meloni scelga personalità europeiste per i posti di ministro delle Finanze e ministro degli Esteri.

Più che dalla vittoria di Meloni, l'Ue sarà scossa dalla perdita di Mario Draghi. Dal suo arrivo a Palazzo Chigi nel febbraio del 2021, Draghi è stato un protagonista assoluto della politica europea, modificando i rapporti di forza interni ai ventisette e dando un contributo decisivo su diverse scelte. Draghi ha convinto la Commissione ad adottare un approccio più duro sui vaccini, fino a spingersi ai limiti del protezionismo. E' stato in prima linea per chiedere la riforma del mercato dell'energia, sin dai primi segnali dello scorso anno di un aumento considerevole dei prezzi del gas. Sulla guerra in Ucraina ha lasciato nell'ombra gli esitanti Emmanuel Macron e Olaf Scholz, inventandosi il congelamento delle riserve della Russia e sostenendo da subito l'adesione di Kyiv all'Ue. Gran parte dei dibattiti che ci saranno nei prossimi mesi - compreso un nuovo strumento come Sure per gestire l'impatto economico della guerra - portano il marchio di Draghi. Per 17 mesi l'Italia è tornata a essere uno dei principali protagonisti in positivo dell'Ue, come non lo era mai stata negli ultimi 20 anni. Senza Draghi, l'Ue sarà più povera in termini di leadership e più incerta sulla strada da percorrere in tempi difficili.

Sono David Carretta e questa è Europa Ore 7 di lunedì 26 settembre,

Realizzato con Paola Peduzzi e Micol Flammini, grazie a una partnership con il Parlamento europeo.
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