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Autore Discussione: CHI COMUNICA E CHI "SCOMUNICA" C'è troppo silenzio su molti angoli oscuri di ...  (Letto 110 volte)
Arlecchino
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« inserito:: Giugno 15, 2022, 04:51:12 pm »

Stefania Calledda
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Antonello Zanda
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CHI COMUNICA E CHI "SCOMUNICA"

C'è troppo silenzio su molti angoli oscuri di questa storia di guerra... sulla scena non c'è soltanto un macellaio di civili come Putin... c'è molto altro che si vuole nascondere. Per "scomunicare" davvero la guerra non bisogna comunicare di più o di meno, ma comunicare meglio e soprattutto comunicare il lato nascosto, anche quello più scomodo... perché in questa guerra se il carnefice ha contorni chiaramente malefici, la vittima invece non è del tutto santa. In tutte le guerre pagano soprattutto gli innocenti, i civili, la gente inerme. Ma in tutte le guerre si muovono anche altri protagonisti: mercenari, spie, militari, parassiti, mercanti d'armi, sabotatori, manovratori e "direttori d'orchestra". Per capire davvero è necessario conoscere la scena e i retroscena. Dire che oggi le sorti della guerra si giocano sul terreno della comunicazione può apparire un ovvietà che si dà cacofonica davanti ai morti che le immagini ci raccontano. In realtà questa guerra è nata con un forte ruolo affidato alla comunicazione... e oggi si parla giustamente di "guerra di propaganda"... gli americani hanno imparato la lezione dopo il Vietnam, ma non per diventare pacifisti, piuttosto per giocare meglio le loro carte di potenza imperialista Se guardiamo la nostra storia dal dopoguerra in poi, gli USA sono stati tra i protagonisti principali delle recenti guerre più nefaste e criminali, senza raggiungere peraltro i risultati desiderati... e fosse solo quello!... se guardiamo cosa ha fatto la CIA in Sud America c'è solo da inorridire... Se ci sarà una processo a Putin, sarà sacrosanto chiederlo anche per chi ha fatto scorrere sangue innocente in Iraq (pensiamo alle menzogne di Blair e di Bush), Afghanistan, Palestina, Siria, Kurdistan, Yemen... per citare solo alcune guerre infami... Se torniamo alla comunicazione invito ognuno a chiedersi: perché dal 24 febbraio tutto il giornalismo che è oggi in piedi a cantare in coro per Zelensky non ha raccontato cosa è successo dal golpe del 2014 in poi in Ucraina e cosa è stata la guerra del Donbass per i russi di quelle zone? È chiaro che non è stata una svista ma vera distrazione (qualcosa e qualcuno ha distratto tutti)! Posto che nessuno o pochissimi se ne sono occupati negli anni passati (e viene da chiedersi appunto se c'è una ragione per quel silenzio), tutti invece hanno spaccato il capello in quattro alla calvizie di Putin, alle sue origini, alla sua carriera, ai suoi amici, agli affini e compagnia cantante. Tutto OK, ma qualcuno ha mai raccontato dei 15mila morti (civili e militari) nel Donbass uccisi da 8 anni di bombardamenti ucraini? Quanti sanno chi ha organizzato la strage di Odessa del 2014 e soprattutto chi ha mai raccontato l'accaduto chiedendo conto ai responsabili? Qualcuno ci ha mai detto, nel sottolineare la propria indignazione per l'attacco alla democrazia ucraina, che all'indomani del sanguinoso golpe, gestito dai gruppi neonazisti ucraini, il partito comunista ucraino è stato messo fuorilegge (aveva tra il 14 e il 20 %) e che alle elezioni che hanno visto vincitore Zelensky non hanno potuto votare né i comunisti né la minoranza (mica tanto) russa? Qualcuno ha mai indagato sul ruolo che hanno avuto gli americani nel rovesciare Janukovich e nella gestione dell'I.I.O. (Operation Inform and Influence), ufficio insediato il giorno dopo il golpe e a contratto con il nuovo governo di Kiev, diretto dal berretto verde americano Joel Harding, istruttore militare e spia, con il compito di costruire le premesse del conflitto con una campagna mediatica antirussa e antiunioneeuropea? Quando Biden ha detto che da un anno stava rifornendo di armi gli ucraini ha ovviamente ammesso una ingerenza interna già consolidata da tanti anni: chi ha mai approfondito? Qualcuno sa chi è Kolomojskij, potente miliardario ucraino che ha finanziato l'elezione di Zelensky ed è legato al leader del gruppo neonazista Pravy Sektor, Dmytro Yarosh, protagonista della strage di Odessa? In questa cornice Zelensky mi sembra più una marionetta che uno statista! Un'altra domanda più difficile e inquietante: c'è una relazione tra la ritirata sbrigativa e sorprendente degli americani dall'Afghanistan e l'inizio della guerra a febbraio? Se oggi guardiamo i quotidiani italiani vediamo che tanti giornalisti sembrano diventati voci che cantano una canzone scritta da altri... Oggi che si discute di inviare armi agli ucraini (a chi? armiamo i cittadini ma anche i neonazisti, come gli americani avevano armato i talebani?) e di incremento della spesa militare, la giusta reazione non l'hanno avuta i giornalisti e intellettuali affascinati da Zelensky... l'ha avuta il papa: MA SIETE PAZZI? In questa guerra di comunicazione molti nodi sono venuti al pettine e per quanto mi riguarda mi è chiaro in quale direzione si agita la comunicazione di molti giornalisti e intellettuali che ripetono che i russi sono cattivi e gli ucraini sono i buoni... mi è chiaro l'orizzonte di ambiguità di tanti politici che hanno smesso la cravatta per la mimetica... ora so che le posizioni che hanno preso tutti sulla guerra, sulle armi e sulle spese militari saranno fondamentali per decidere a chi dare il mio voto alle prossime elezioni (ammesso e non concesso, visto l'aria che tira, che mi consentano di votare e che a qualcuno freghi del mio voto, del voto di chi considera una vergogna incancellabile l'aumento delle spese militari e controproducente inviare armi, o meglio un ostacolo alla trattativa)... continuo a pensare che oggi, più che mai bisogna essere molto radicali e contro i guerrafondai, più o meno consapevoli, ribadire: SI VIS PACEM, PARA PACEM. È una grande fortuna che l'ANPI, che si richiama ai valori della Resistenza, riconosca che in questo contesto assai diverso l'invio di armi è un'amplificatore di morte da un lato ed un ostacolo ai negoziati dall'altro.

Da Meta/Fb del 27 marzo 2022
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« Risposta #1 inserito:: Giugno 16, 2022, 05:30:01 pm »

Stefano Guglielmin e Mariapia Quintavalla hanno condiviso un post.
Gian Ruggero Manzoni
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COSI’ VA L’ITALIA, IN TUTTI I CAMPI, E COSI’ VA IN EMILIA-ROMAGNA … DELLA SERIE: “Quando sei vivo i politici ti usano per fare vetrina, quando sei morto … ciao ciao !!!”

PUPI AVATI contro la sua Bologna: “Odio questa città”.
(da Il Fatto Quotidiano)

“Odio questa città”. Davanti al feretro dell’amico di sempre, l’attore Gianni Cavina, morto pochi giorni fa a 81 anni, il regista Pupi Avati si lascia andare allo sconforto contro la sua Bologna. Per la funzione funebre, alla Chiesa del Sacro Cuore, a pochi passi dalla stazione, proprio dove Cavina aveva abitato per tanto tempo, non c’erano che quindici persone. Assente ingiustificato e visibilissimo: il Comune di Bologna. Nemmeno un rappresentante istituzionale, una coroncina, un fiore. All’addio dell’attore bolognese c’erano la moglie, il figlio e davvero pochissimi intimi. Dice Avati: “È successo quello che è accaduto a Carlo Delle Piane a Roma. La Chiesa degli Artisti era vuota, deserta, ci saranno state venti persone. Nessuno del cinema e dell’amministrazione. Cavina interpretò oltre 40 film, decine di serie tv come ‘L’Ispettore Sarti’ e ‘Una grande famiglia’, ma se non appartieni al giro di quelli 'buoni', che se la cantano tra loro, nessuno ti ricorda. In questa nazione la cosa che non viene sopportata è la non appartenenza. La libertà di non essere collocato, etichettato, ricondotto a un certo contesto politico o che altro è imperdonabile. Mentre se tu dici di essere di sinistra o di destra susciti in un qualche modo rispetto, se non stai ai giochi del ‘sistema’ sei fuori. Ci sono persone che, seppur valendo ben poco, hanno fatto carriera solo perché fedeli in tutte le situazioni e perché hanno sempre detto sì. Fra i tanti, ricordo che a Bologna c’è stato un altro episodio emblematico. Siamo tra il 1968 e il ’69. A quell’epoca c’era un numero di registi emiliano-romagnoli oltre la media. Poi Bellocchio aveva girato e prodotto ‘I pugni in tasca’ uscendo dalle regole del cinema di allora, da Roma, da Cinecittà, dalle major, dal mondo della cultura imperante. Il Comune di Bologna organizzò un congresso sul ‘cinema decentrato’. Invitarono autori da tutta Italia e noi, gli unici ad aver fatto del cinema a Bologna da indipendenti, non siamo stati chiamati. Già allora, come vedi, c’era una… chiesa vuota”.

Da Fb Meta del1 aprile 2022
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« Risposta #2 inserito:: Giugno 16, 2022, 05:55:21 pm »

Gianni Gavioli
Amministratore

 Questa Tematica, io la porto avanti in prima persona su:
http://forum.laudellulivo.org/index.php

Sono sempre con voi, ma ne LAU il mio contributo a questo, nostro, Tema sarà più libero di esprimersi.
Non sentirete l'assenza di miei contributi, sempre semplici, tipici del Trovarobe Euristico.

In copertina ho posto un mio omaggio a voi tutti, maschi, femmine e …, con affetto, un abbraccio e Fiori non banali.

Da ggiannig ciaooo
Attenzione ho scelto fiori che durano pochissimo, perché la Democrazia secondo me non è il fiore, ma la pianta spinosa che la genera.

ggiannig
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