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Autore Discussione: PROFESSIONE REPORTER. Salviamo il giornalismo: le notizie, i problemi, le idee  (Letto 455 volte)
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« inserito:: Giugno 10, 2022, 05:21:15 pm »


PROFESSIONE REPORTER. Salviamo il giornalismo: le notizie, i problemi, le idee

Primo piano
Ucraina, dieci inviati di guerra contro il pensiero dominante: “Servono analisi profonde”

2 aprile 2022

Dieci inviati di guerra, carichi di esperienze in tutto il mondo, firmano una lettera per criticare come i media (soprattutto i più grandi e diffusi) raccontano la guerra fra Russia e Ucraina. Affermano che viene “accreditato soltanto un pensiero dominante e chi non la pensa in quel modo viene bollato come amico di Putin e quindi, in qualche modo, di essere corresponsabile dei massacri in Ucraina”. I firmatari si dichiarano “solidali con l’Ucraina e il suo popolo”, ma si domandano “perché e come è nata questa guerra”. Chiedono “un’analisi profonda su quello che sta succedendo e, soprattutto, sul perché è successo”.

I dieci sono Massimo Alberizzi, ex Corriere della Sera, Remigio Benni, ex Ansa, Tony Capuozzo, ex Tg 5, Renzo Cianfanelli, ex Corriere della Sera, Cristano Laruffa, fotoreporter, Alberto Negri, ex Sole 24 ore, Giovanni Porzio, ex Panorama, Claudia Svampa, ex Tempo, Vanna Vannuccini, ex Repubblica, Angela Virdò, ex Ansa. Nomi e carriere prestigiose, una vecchia guardia che non è d’accordo con ciò che vede. La loro lettera è destinata a creare polemiche e aspri dibattiti. La lettera è ripresa dal sito Senza Bavaglio.

MINE ANTIUOMO
Scrivono: “Osservando le televisioni e leggendo i giornali che parlano della guerra in Ucraina ci siamo resi conto che qualcosa non funziona, che qualcosa si sta muovendo piuttosto male. Noi siamo o siamo stati corrispondenti di guerra nei Paesi più disparati, siamo stati sotto le bombe, alcuni dei nostri colleghi e amici sono caduti durante i conflitti, eravamo vicini a gente dilaniate dalle esplosioni, abbiamo raccolto i feriti e assistito alla distruzione di città e villaggi. Abbiamo fotografato moltitudini in fuga, visto bambini straziati dalle mine antiuomo. Abbiamo recuperato foto di figli stipate nel portafogli di qualche soldato morto ammazzato. Qualcuno di noi è stato rapito, qualcun altro si è salvato a mala pena uscendo dalla sua auto qualche secondo prima che venisse disintegrata da una bomba”.

Testimoniano che la guerra l’hanno vista davvero e dal di dentro. E per questo non condividono come oggi viene rappresentato il conflitto in Ucraina, il primo di vasta portata dell’era web avanzata.

STRAGE NEL TEATRO
Continua la lettera: “Siamo inondati di notizie, ma nella rappresentazione mediatica i belligeranti vengono divisi acriticamente in buoni e cattivi. Anzi buonissimi e cattivissimi. Ma non è così. Dobbiamo renderci conto che la guerra muove interessi inconfessabili che si evita di rivelare al grande pubblico. Inondati di notizie, ma nessuno verifica queste notizie. I media hanno dato grande risalto alla strage nel teatro di Mariupol ma nessuno ha potuto accertare cosa sia realmente accaduto. Nei giorni successivi lo stesso sindaco della città ha dichiarato che era a conoscenza di una sola vittima. Altre fonti hanno parlato di due morti e di alcuni feriti. Ma la carneficina al teatro, data per certa dai media ha colpito l’opinione pubblica al cuore e allo stomaco”.

La propaganda -secondo i dieci inviati- ha una sola vittima il giornalismo.

“Chiariamo subito: qui nessuno sostiene che Vladimir Putin sia un agnellino mansueto. Lui è quello che ha scatenato la guerra e invaso brutalmente l’Ucraina. Lui è quello che ha lanciato missili provocando dolore e morte. Certo. Ma dobbiamo chiederci: ma è l’unico responsabile? I media ci continuano a proporre storie struggenti di dolore e morte che colpiscono in profondità l’opinione pubblica e la preparano a un’inevitabile corsa verso una pericolosissima corsa al riarmo. Per quel che riguarda l’Italia, a un aumento delle spese militari fino a raggiungere il 2 per cento del Pil. Un investimento di tale portata in costi militari comporterà inevitabilmente una contrazione delle spese destinate al welfare della popolazione”.

PRINCIPI DELLA TOLLERANZA
L’emergenza guerra -sostiene la lettera- sembra aver fatto accantonare i principi della tolleranza che dovrebbero informare le società liberaldemocratiche. Viene invece accreditato un pensiero dominante e chi non lo segue è bollato come amico di Putin e in qualche modo accurato di essere corresponsabile dei massacri in Ucraina.

“Noi siamo solidali con l’Ucraina e il suo popolo, ma ci domandiamo perché e come è nata questa guerra. Non possiamo liquidare frettolosamente le motivazioni con una supposta pazzia di Putin. Notiamo purtroppo che manca nella maggior parte dei media (soprattutto nei più grandi e diffusi) un’analisi profonda su quello che sta succedendo e, soprattutto, sul perché è successo. Questo non perché si debba scagionare le Russia e il dittatore Vladimir Putin dalle loro responsabilità ma perché solo capendo e analizzando in profondità questa terribile guerra si può evitare che un conflitto di questo genere accada ancora in futuro”.

Da - https://www.professionereporter.eu/2022/04/ucraina-dieci-inviati-di-guerra-contro-il-pensiero-dominante-servono-analisi-profonde/?fbclid=IwAR2ajhHJd_4gb3Z132_svyuxLBdqQ6Az-SxUpuDpuEZ_a3GE0oIDDqi5TMA
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