LA-U dell'ulivo
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Autore Discussione: Dato che l'atomica non l’userà contro l'Ucraina ma verso l'Europa, ...  (Letto 1219 volte)
Arlecchino
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« inserito:: Marzo 20, 2022, 08:28:51 pm »

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L'IMMaginazione dovrà essere una delle caratteristiche basilari del nostro COnoscere, per arrivare a REalizzare la consapevolezza della realtà da cambiare!

I nostri responsabili politici, civili e militari europei, hanno "immaginato" che Putin messo in difficoltà, dalle sue stesse azioni sbagliate e tragicamente distruttive, possa usare l'arma atomica?

Dato che non l’userà contro l'Ucraina ma verso l'Europa, hanno un piano di risposta mirato e ben concepito?

La possibile protezione della popolazione è già stata immaginata e preparata?

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« Risposta #1 inserito:: Aprile 21, 2022, 03:01:27 pm »


 
Domenica il secondo turno delle elezioni presidenziali sarà un referendum tra due visioni della Francia, dell'Europa, del mondo, dell'economia e della civilizzazione, dopo il dibattito televisivo di ieri tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen. Non c'è stato un chiaro vincitore nelle due ore e quarantasei minuti di confronto trasmesso quasi a rete unificate. Macron ha usato la forza dei dati e dei numeri per rispondere a Le Pen, contestando falsità e menzogne e cercando di mostrare le molteplici incoerenze della candidata del Rassemblement National. Le Pen non è caduta nello stesso errore di cinque anni fa, quando aveva mostrato il suo vero volto ai francesi, quello di una leader di estrema destra pronta a uscire dall'Ue e dalla zona euro. Fino all'ultimo, con un appello al “buonsenso” usato da altri populisti in giro per il mondo, ha cercato di dimostrarsi più moderata. Ma il dibattito ha mostrato le profonde divisioni tra i due candidati all'Eliseo. Come ha spiegato Macron nel suo intervento conclusivo: “Questa elezione è un referendum per o contro l'Ue, un referendum sul legame con la Germania, un referendum sulla protezione del clima, un referendum sulla laicità e la fraternità nella Repubblica (...) e dunque un referendum su quello che siamo profondamente, da dove veniamo e quello dovremo fare”. E' un referendum i cui risultati saranno decisivi non solo per la Francia, ma per tutta l'Ue.

La guerra di Vladimir Putin in Ucraina e la politica europea hanno avuto uno spazio relativamente ampio nel faccia a faccia tra Macron e Le Pen. Dopo il potere d'acquisto (su cui Macron si è difeso meglio delle attese, grazie alla forza dei numeri), la politica internazionale è stato il secondo tema del dibattito. E' anche il momento in cui Le Pen è stata messa più in difficoltà. La candidata del Rassemblement National è stata costretta a tirare fuori un suo vecchio tweet del 2014 per cercare di nascondere la sua vicinanza a Putin e dimostrare il suo sostegno all'Ucraina. Ma l'affondo di Macron è stato imparabile. “Lei è stata una dei primi responsabili politici europei dal 2014 a riconoscere il risultato dell'annessione della Crimea”, ha detto il presidente uscente: “Le ricordo che nel diritto internazionale raramente, dalla seconda guerra mondiale, dei territori che sono annessi con la forza”. Macron poi ha chiesto: “Perché lo ha fatto? Lo dico con gravità questa sera, perché per il nostro paese è una cattiva notizia: perché lei è dipendente dal potere russo e dipendente da Putin”. Macron ha ricordato il prestito accordato da una banca russa a Le Pen nel 2015, che non è ancora stato rimborsato.

Lo scontro sul prestito della banca russa ha lasciato in secondo piano le questioni legate alla guerra di Putin. Il dibattito sull'Ue è entrato un po' più nei dettagli. Le Pen ha negato di voler uscire dall'Ue e confermato il suo progetto di voler “far modificare in profondità (l'Ue) per effettivamente far emergere un'alleanza europea delle nazioni”. La sua frase più efficace per l'elettorato euroscettico: “Non c'è sovranità europea, perché non c'è popolo europeo”. Macron ha risposto con un'espressione che ha costretto migliaia di telespettatori a cercare il significato della parola “ripoliner”. “Il suo progetto consiste a uscire dall'Ue. Lei mente sulla merce (che vende). L'Europa è una comproprietà, e non si può decidere da soli di ridipingere (ripoliner, ndr) la facciata”, ha detto Macron.

L'altro momento forte del dibattito ha riguardato la proposta di Le Pen di vietare il velo in pubblico. Macron ha accusato la candidata del Rassemblement National di violare i principi della Costituzione e lo spirito universalista e illuminista della Francia. “Il principio di uguaglianza fa sì che Le Pen vieterà tutti i simboli religiosi nello spazio pubblico, e non semplicemente il velo”, ha detto Macron. “Non ha letto la mia legge”, ha risposto Le Pen. “No, ho letto la Costituzione francese e mi scuserà per questo, ma le leggi che adotterà se eletta dovranno rispettare la Costituzione”, ha ribattuto Macron, accusando Le Pen di voler provocare una "guerra civile".

"Due Francie faccia a faccia", è il titolo della prima pagina di oggi del Figaro: "Il dibattito tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen mette in luce le nuove fratture sociologiche e geografiche che dividono il paese". Più netto il titolo in copertina su Liberation, dove campa una foto di Le Pen: "Non ancora al livello". Secondo Libe, Le Pen è stata "approssimativa su numerosi tempi", mentre Macron si è dimostrato "spesso arrogante". Saranno gli elettori a decidere domenica. I sondaggi dicono che negli ultimi giorni Macron ha allungato il suo vantaggio a circa 10 punti. Ma a differenza del 2017, il grande dibattito di ieri non farà la differenza. Oggi è giovedì e sul Foglio esce il nuovo numero della rubrica “EuPorn - il lato sexy dell'Europa”, che è la sorella maggiore di questa newsletter. Paola Peduzzi e Micol Flammini spiegano come Macron sta facendo campagna contro l'ok boomer per riconquistare gli elettori giovani che lo hanno disertato al primo turno.


Sono David Carretta e questa è Europa Ore 7 di giovedì 21 aprile, realizzato con Paola Peduzzi e Micol Flammini, grazie a una partnership con il Parlamento europeo.

Michel promette il sostegno dell'Ue all'Ucraina fino alla vittoria - Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ieri ha compiuto una visita a Kyiv per mostrare il sostegno dell'Ue all'Ucraina. “Nel cuore di un'Europa libera e democratica”, ha scritto su Twitter Michel, al suo arrivo nella capitale ucraina. Durante una conferenza stampa con il presidente Volodymyr Zelensky, Michel ha spiegato che l'Ue è determinata “a fare tutto quello che possiamo per sostenere l'Ucraina, perché vogliamo la vittoria dell'Ucraina. Useremo tutti gli strumenti a nostra disposizione”, ha detto il presidente del Consiglio europeo.

Le quattro richieste di Zelensky a Michel - “Abbiamo discusso di sanzioni, armi, adesione all'Ue e soldi. Sono cose di cui abbiamo bisogno e di cui avremo bisogno dopo la nostra vittoria”, ha detto il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, nella conferenza stampa con Michel. “La Russia vuole distruggere il popolo ucraino e il nostro stato. Questo è un genocidio”, ha spiegato Zelensky, chiedendo all'Ue di “aiutare a fermare questa guerra barbara”. La prima richiesta è di “rafforzare al massimo la pressione delle sanzioni” e “fare di tutto di privare la Russia delle possibilità di finanziare questa guerra”. I primi cinque pacchetti “non sono sufficienti per fermare il finanziamento di questa guerra”, ha detto Zelensky: “Chiediamo un embargo completo sull'energia, inclusi petrolio e gas”. Secondo Zelensky, “senza il petrolio, il sesto pacchetto non sarà sufficientemente potente”. Inoltre, “tutte le banche russe devono essere disconnesse da Swift, incluse Sberbank e Gazprombank”. La seconda richiesta sono le armi, ma “non armi qualsiasi: quelle che ci mancano e di cui abbiamo bisogno”, ha detto Zelensky. Il presidente ucraino ha anche chiesto risorse finanziarie per “iniziare la ricostruzione” e pagare “le spese sociali”. Quanto alla richiesta di adesione all'Ue, "è una priorità per il nostro paese e per la forza con cui i nostri cittadini stanno difendendo il nostro territorio dall'occupazione russa”. Sul Foglio il direttore Claudio Cerasa spiega perché è ora di prendere sul serio Zelensky.

Le risposte di Michel alle richieste di Zelensky - Sulle sanzioni Michel ha riconosciuto che quanto fatto finora “non è abbastanza” e ha spiegato di essere convinto che prima o poi saranno presi di mira anche petrolio e gas russi. Ma il presidente del Consiglio europeo ha ribadito la necessità di mantenere l'unità dell'Ue, lasciando intendere che l'embargo sarà più poi che prima. Sul sostegno militare, Michel ha detto di essere pronto a usare la Peace facility dell'Ue per “le necessità per vincere questa guerra”. Sugli aiuti finanziari, Michel ha ricordato di aver “lanciato il Trust fund di solidarietà con l'Ucraina" che potrebbe servire per "pagare le spese sociali che sono necessarie nel breve periodo" e "iniziare il più presto possibile a ricostruire il paese". La risposta sulla richiesta di adesione è stata la più fredda. “Avremo l'opinione della Commissione entro la fine di giugno. E' mia responsabilità decidere quando mettere in agenda del Consiglio europeo”, ha spiegato Michel. Ci sono “sensibilità diverse al tavolo del Consiglio sul tema dell'allargamento”, ma “sento un forte sostegno per accompagnare l'Ucraina per sostenere nella sua volontà di percorso europeo”, ha detto Michel.

Per Michel, non c'è pace senza giustizia - Nella sua visita in Ucraina, Michel è stato a Borodyanka, dove ha potuto ascoltare le testimonianze dei sopravvissuti all'occupazione russa e constatare i danni dell'offensiva. “A Borodyanka. Come a Bucha e troppe altre città in Ucraina. La storia non dimenticherà i crimini di guerra che sono stati commessi qui. Non può esserci pace senza giustizia”, ha detto Michel. “Queste sono atrocità sono crimini di guerra. Devono essere puniti. Saranno puniti”. Secondo Michel, i russi “devono pagare per quello che hanno fatto”.

Zelensky punta sulle pressioni per convincere la Germania sull'embargo - Nella conferenza stampa con Michel ieri, un giornalista tedesco ha chiesto a Zelensky cosa pensa dell'opposizione del cancelliere tedesco, Olaf Scholz, a un embargo immediato sul petrolio. “La Germania non è ancora pronta”, ha ammesso il presidente ucraino. “Ma sul carbone, l'embargo è stato introdotto, anche se la Germania ha ottenuto di farlo solo tra quattro mesi”. Zelensky conta sulle pressioni degli alleati e dell'opinione pubblica per convincere Scholz sull'embargo. “Sull'embargo del petrolio, con la pressione dei paesi dell'Ue, con il sostegno della Nato e con la pressione degli Usa, anche la Germania si unirà”, ha detto il presidente ucraino. “Ogni leader guarda alla sua società, ai suoi cittadini e ai suoi media. Grazie per le manifestazioni nelle piazze a Berlino e altrove per sostenerci”, ha risposto Zelensky. Ma il ministro tedesco delle Finanze, Christian Lindner, ha ribadito che un embargo sul petrolio immediato “non è fattibile”. Sul Foglio spieghiamo che il governo Scholz sta diventando una zavorra nella risposta degli occidentali alla guerra di Putin, non solo sull'embargo energetico, ma anche e soprattutto sulle forniture di armi.

Lindner sposa l'autonomia strategica di Macron - A proposito di Germania, il ministro delle Finanze, Christian Lindner, ieri ha espresso un "mea culpa" tedesco per la sua dipendenza dal resto del mondo e un modello economico che non è più sostenibile. "La Germania ha assunto un triplice rischio: siamo diventati troppo dipendenti dall'energia della Russia, dalla sicurezza degli Stati Uniti e dagli affari con la Cina", ha detto Lindner, secondo quanto riporta Focus. "Quello di cui abbiamo bisogno è di un nuovo inizio strategico" con "nuove fonti di energia, tecnologie più pulite, diverse catene di approvvigionamento, prodotti più innovativi e una nuova cultura del sacrificio nella nostra economia di mercato", ha detto Lindner. Il leader della Fdp sembra sposare la tesi dell'autonomia strategica di Emmanuel Macron. Ma, date le resistenze di Olaf Scholz sulla Russia, c'è da chiedersi se il cancelliere ascolterà il suo ministro delle Finanze.

Quanto petrolio ci sarà nel sesto pacchetto di sanzioni? - A proposito dell'embargo, un diplomatico europeo ieri ci ha spiegato che nel sesto pacchetto di sanzioni che la Commissione sta preparando “il petrolio ci sarà”. Ma il grande interrogativo è come, quanto e quando. Una pista che la Commissione potrebbe esplorare è quella di vietare alle compagnie di assicurazione di assicurare le petroliere per evitare che il greggio destinato all'Ue sia rivenduto altrove. Il diplomatico europeo ha ricordato che con l'Iran lo stratagemma aveva funzionato. Francesco Guarascio di Reuters si è fatto raccontare in esclusiva i dettagli di quello che potrebbe esserci dentro il sesto pacchetto di sanzioni: oltre al petrolio, la novità potrebbe essere l'esclusione da Swift di Sberbank e Gazprombank, le due banche che finora erano state risparmiate dalle sanzioni per continuare a pagare le fatture energetiche alla Russia. In un editoriale Il Foglio spiega perché sanzionare il greggio è possibile e farebbe molti danni alla Russia.

Gentiloni boicotta la Russia al G20 - Il commissario Paolo Gentiloni ieri ha lasciato la sala dove si stavano riunendo i ministri delle Finanze e i banchieri del G20, quando ha preso la parola il ministro delle Finanze russo, Anton Siluanov. Anche il segretario al Tesoro americano, Janet Yellen, ha abbandonato la riunione, come i rappresentanti dei Paesi Bassi. Il ministro francese, Bruno Le Maire, che era collegato da Parigi, ha spento la telecamera. La sessione era dedicata ai rischi economici della guerra russa in Ucraina. Nel suo intervento, Gentiloni ha accusato la Russia di aver provocato un impatto “significativo” sull'economia globale. “L'elevata incertezza e i rischi al ribasso per la ripresa sottolineano la necessità di un forte coordinamento nella politica economica. Dobbiamo restare agili e flessibili”, ha detto Gentiloni. Il commissario si è anche detto “preoccupato che l'aumento dei prezzi alimentari causato dalle azioni della Russia possano avere conseguenze politiche e sociali nei paesi più vulnerabili”. Sul Foglio Giulia Pompili spiega che il G20 rischia di sgretolarsi per la guerra russa in Ucraina.

La Bce verso un rialzo dei tassi a luglio? - Il governatore della banca centrale della Lettonia, Martins Kazaks, ha detto a Bloomberg che la Banca centrale europea potrebbe alzare i tassi di interessi già a luglio a causa dei rischi "significativi" dell'inflazione. ""Un aumento dei tassi in luglio è possibile e non ho ragioni per essere in disaccordo con ciò che i mercati prezzano per la seconda metà dell'anno", ha detto Kazaks: "Siamo su un solido percorso di normalizzazione" della politica monetaria. Tradotto: un altro rialzo dei tassi potrebbe arrivare prima della fine del 2022. Secondo Kazaks, un approccio "graduale non significa lento".

La produzione industriale in crescita a febbraio - A febbraio, prima dell'inizio della guerra della Russia contro l'Ucraina, la produzione industriale nella zona euro è cresciuta dello 0,7 per cento rispetto a gennaio, secondo le stime pubblicate ieri da Eurostat. Nell'Ue a 27, la produzione industriale è aumentata dello 0,2 per cento. A livello settoriale, il contributo maggiore alla produzione industriale è arrivato dai prodotti di consumo durevole (+2,7 per cento) e da quelli di consumo non durevole (1,9 per cento). La produzione energetica è invece caduta dell'1,1 per cento. Tra gli stati membri, è l'Italia ad avere registrato l'aumento più consistente (+4,0 per cento).

Da - https://mailchi.mp/ilfoglio/referendum-lepen-macron?e=fbfc868b87




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