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Autore Discussione: L’ONU E IL NUOVO ORDINE MONDIALE  (Letto 16363 volte)
Arlecchino
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« inserito:: Febbraio 13, 2022, 05:54:07 pm »

Scusate la mia notoria "poca conoscenza", ma voi sapete descrivermi chi ha chiesto e voglia che l'Ucraina entri nella Nato??

Nel 2014 Putin dichiarò la Crimea come parte della Russia per motivi morali e materiali.

Ci si pensa e si conclude: allora non è la Nato che obbliga Putin ad espandere i territori russi.

O mi sbaglio?

ciaooo
« Ultima modifica: Agosto 16, 2022, 05:46:30 pm da Arlecchino » Registrato
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« Risposta #1 inserito:: Marzo 13, 2022, 04:06:13 pm »

ARLECCHINO Euristico.
Pubblicato da Gianni Gavioli   · t8Spa812h9tmm0ustam t0redgh1  ·
Si cancella solo la mollezza di un occidente assonnato e ubriaco di soldi facili.
Un Bubbone Sociale che da otto anni faceva soffrire e rischiava di infettare la popolazione.
L'occidente sapeva e restava a guardare, aspettando l'occasione buona per approfittarne.
Putin ha colto la palla al balzo (tardi) e realizza un suo disegno.
Adesso referendum (come in Crimea, ma controllato da neutrali) poi il bubbone deve sparire.
Noi vogliamo la PACE con la Russia!
Le sanzioni americane, quelle che danneggiano l'Europa?
Non se ne parli neppure, si vada a trattare la resa, alla furbizia tardiva ma intelligente di Putin.
E ripeto sia la Pace Europea con la Russia.
L'Europa è, e resta alleata degli USA ma soltanto nella parte sana, non con il loro bubbone trumpista.
Consentito essere conservatori, ma trumpisti alla carica della Casa Bianca, NO!
ciaooo

ARLECCHINO Euristico.
Pubblicato da Gianni Gavioli   · 8aha 37mSphgunaso08rd496  ·
I carri armati e la fredda furbizia di Putin hanno schiacciato l'ipocrisia occidentale per i problemi Irrisolti da anni.
La Russia è Europa, anche se non soltanto, di questo l'occidente deve tenere conto.
Gli Europei devono decidere se continuare a considerare la Russia come realtà nemica e gli Usa l'alleata leale, o se non sia tempo di Cambiare, trasformando la tensione guerrafondaia in opportunità di soluzione delle controversie di cui profittano la finanza spregevole, la malavita organizzata o meno, le mafie trafficanti di ogni bruttura.
La Serenità delle Popolazioni deve diventare l'impegno dei governanti, anche come strategia per arrivare alla Pace Mondiale.
ARLECCHINO Euristico.
Pubblicato da Gianni Gavioli   · t8Spa811h9tmm0ustam t0redgh1  ·
Draghi comunichi alla Gente le sue intenzioni, a favore del paese Italia, in Europa e per la pacificazione nel Mondo!
E' nella condizione di ricavarne il "Consenso Bello e Sano" degli Italiani consapevoli, lo merita!
Farsi blindare dai massacratori della nostra antica serenità (che fu anche incosciente) sarebbe un errore storico, anche suo.
ciaooo
ARLECCHINO Euristico.
Pubblicato da Gianni Gavioli   · 11iSpogn 86hh2r7eu6  ·
UE UEEEE!
Non esageriamo con le sanzioni, gli Italiani vogliono la Pace con il popolo Russo!
La Russia non è soltanto Putin.
ciaooo
ARLECCHINO Euristico.
Pubblicato da Gianni Gavioli   · 51 m  ·
Conviene, alla Popolazione delle Repubbliche separatiste, tifare soltanto per la Russia?
Sono otto anni che soffrono sotto lo sguardo gattone di Putin.
Separarsi dall'Ucraina significa allontanarsi dall'Europa, quella stessa Europa che prima o poi dovrà accorgersi che la Russia è europea.
Io fossi un consigliere tra i loro governati, direi: = fatevi zone cuscinetto, sareste più comodi e ... più ricchi.
Serenità per tutti!
ciaooo

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« Ultima modifica: Agosto 16, 2022, 05:47:19 pm da Arlecchino » Registrato
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« Risposta #2 inserito:: Marzo 13, 2022, 04:07:52 pm »

Gianni Gavioli
Importante non farci trascinare!
Non soltanto da Putin, ma da tutti coloro che continuano a farlo anche in occasioni come questa.
NO alla tifoseria di parte!
La Gente vuole Serenità e Pace.
ciaooo

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« Risposta #3 inserito:: Marzo 14, 2022, 03:02:10 pm »

Gianni Gavioli
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Esperto del gruppo
 
Il mio stato di salute mi costringe a letto buona parte della mattina.
E dal letto Vi scrivo, con il cellulare, i miei pensieri più concreti e le mie convinzioni più forti.

Quelli di stamattina (come altre volte) non le hanno fatte apparire, in Facebook Meta.
Erano tutti Post in cui sostenevo la necessità di una immediata RESA onorevole dell'UCRAINA al suo/nostro nemico, oggi vincente con la sua orribile violenza.

Renderò noto questo comportamento vessatorio, ma non voglio uscire da questo Regime Antidemocratico, perché intendo con modestia contribuire al suo riscatto, cambiando in Bella comunicazione, il Male che commette censurandoci.

ggiannig ciaooo

Ps: mi comprerò un PC portatile in modo da poter fare copia-incolla mentre scrivo. Aspetto la prossima pensione. ciaooo

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« Risposta #4 inserito:: Marzo 14, 2022, 03:05:15 pm »

Gianni Gavioli ha condiviso un link.
Amministratore
Esperto del gruppo
   
Zelensky deve convincersi che non sta recitando un ruolo teatrale, ma portando realmente al disastro una nazione e la sua popolazione.

Nessun consenso elettorale lo autorizza a sacrificare inutilmente il suo popolo oppure, insistendo nel recitate il ruolo dell'eroe della resistenza, tentare di trascinare l'Europa nel suo disastro.

L'Ucraina ha subito una violenta invasione e lo ricorderemo, ma la soluzione dell'affronto dovrà percorrere un'altra strada che ottenga, da subito, di fare smettere l'eccidio e la distruzione in corso.

Sperando che sia sufficiente si deve trattare la neutralità ucraina posta, con la pacificazione geopolitica, tra l'Europa e la Russia!

ggiannig

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« Risposta #5 inserito:: Marzo 23, 2022, 09:48:14 pm »

Dedicato ai ProPutin  Italiani.

L'Ucraina non era e non é, nella Nato.

Ma l'Italia SI'!

Datevi una regolata.
Non fate a Putin promesse che non potete mantenere.

ciaooo
« Ultima modifica: Marzo 24, 2022, 06:00:16 pm da Admin » Registrato
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« Risposta #6 inserito:: Giugno 15, 2022, 12:59:53 pm »

Note

Anno XXXIV, 1992, Numero 2 - Pagina 115
 
 
L’ONU E IL NUOVO ORDINE MONDIALE
 
Il vecchio ordine mondiale è scomparso e un nuovo ordine sta per emergere: il mondo si trova di fronte a scelte cruciali. L’ordine impostosi dopo il 1945 era condizionato dalla guerra fredda fra i due sistemi di potere guidati da USA e URSS, il secondo dei quali era caratterizzato da posizioni revisioniste e contrarie allo status quo. L’instabile mondo bipolare era il quadro all’interno del quale funzionava pressoché l’intero sistema internazionale. Ma la fine della guerra fredda (1988-91) e il collasso del sistema di potere sovietico ha travolto all’improvviso i criteri su cui si basava il vecchio ordine.
Ciò ha significato un cambiamento del sistema di proporzioni storiche, e, come sempre avviene, ha portato vantaggi per qualcuno e svantaggi per altri. Ma l’attuale sistema internazionale ha caratteristiche di globalità mai riscontrate in precedenza, sia per quanto riguarda il numero dei suoi membri, sia per quanto riguarda il grado di interdipendenza fra di essi. Qualsiasi valutazione della natura dell’ordine mondiale emergente deve basarsi su una visione olistica dell’intero sistema internazionale. A tal fine può essere utile cominciare ad enumerare gli elementi chiave del cambiamento avvenuto all’interno del vecchio ordine, prima di considerare le sfide a cui il mondo si trova di fronte e il posto che occupano le Nazioni Unite nel nuovo ordine.
 
Gli elementi del cambiamento.
 
Come già detto, la fine della guerra fredda rappresenta il cambiamento più significativo nel vecchio ordine, che è certamente positivo, ma ha creato varie incertezze. I paesi appartenenti ai due blocchi sono rimasti senza i vecchi amici ed alleati del cui appoggio non possono più essere sicuri. L’incertezza maggiore, paradossalmente, riguarda i paesi non allineati, che non possono più contare sull’appoggio di una delle due
superpotenze in caso di ostilità dell’altra, sia a livello diplomatico che
militare. Ora ciascun paese deve affrontare la sfida ed ha l’opportunità di cercarsi i propri amici in ogni parte del mondo, contando sull’interesse reciproco.
Il secondo cambiamento significativo è il collasso del sistema di potere che faceva capo all’Unione Sovietica. Ciò ha significato non soltanto la scomparsa del secondo sistema di potere più importante nel mondo, creando un vuoto militare e ideologico in una vasta area, ma ha anche liberato molti paesi in Europa e altrove dal dominio militare e ideologico. Ciò ha inoltre significato che una popolazione di centinaia di milioni fino ad ora esclusa dall’economia di mercato ora vuole farne parte, entrando in competizione con il mondo sottosviluppato per ottenere capitali scarsi, tecnologia e servizi.
Il terzo cambiamento, che deriva dai primi due, è l’emergere degli Stati Uniti come potenza dominante, che ha dato luogo a una situazione definita unipolare.[1] Questo sviluppo può essere considerato positivamente nella misura in cui essi sostengono i valori di libertà e democrazia, ma diventa inaccettabile quando gli USA, in nome della libertà, mirano ai propri obiettivi strategici o strumentalizzano a tal fine le istituzioni globali.
Il quarto importante cambiamento riguarda l’affermarsi di Germania e Giappone come centri di potere economico.[2] E’ nello stesso tempo un paradosso e una cosa straordinaria che le due potenze sconfitte, alle quali, dopo la seconda guerra mondiale, è stata negata la facoltà di dotarsi di un esercito, stiano ora minacciando la pace dei loro ex nemici attraverso il potere economico. Dato che l’influenza internazionale della Germania è legata soprattutto alla sua appartenenza alla Comunità europea, la quale, dopo le decisioni prese al Vertice di Maastricht, sta trasformandosi in Unione economica e monetaria e in Unione politica, è necessario trovare un modo perché i nuovi centri di potere emergenti a livello mondiale possano assumersi maggiori responsabilità nell’ambito delle organizzazioni internazionali.
Il quinto cambiamento riguarda una più netta contrapposizione fra Nord e Sud del mondo. Nel vecchio ordine mondiale l’Unione Sovietica era considerata come la potenza disposta a sostenere gli scopi e le aspirazioni dei paesi del Sud, anche se il suo aiuto era molto selettivo. In seguito al collasso del sistema di potere che vi faceva capo, essa, e i paesi dell’Europa orientale, sono spinti a rivolgersi all’Occidente alla ricerca di massicci aiuti, ed hanno già dato prova in modo abbastanza evidente di una certa compiacenza nei confronti delle pretese occidentali riguardo a problemi critici a livello globale. La loro dipendenza economica dall’Ovest, così come i legami culturali e geografici, pongono tutto il Nord in una posizione di più profonda contrapposizione con il Sud, a cui, con l’andar del tempo, saranno negati quegli aiuti che ora sono destinati all’Est.
 
Le sfide per avviarsi verso il nuovo ordine mondiale.
 
Alla luce dei cambiamenti suddetti, è necessario capire quali sono le sfide a cui il mondo si trova di fronte.
La prima riguarda il problema della sicurezza. Da questo punto di vista il mondo nel suo complesso presenta situazioni diverse: alcuni sono più sicuri di altri. Nonostante la fine della guerra fredda e lo smantellamento di parte delle armi strategiche e tattiche, non è scomparsa l’attitudine a ragionare sulla base della contrapposizione fra blocchi, come dimostra la NATO. Non esiste un meccanismo assolutamente sicuro di controllo della diffusione delle armi nucleari, alle quali alcuni Stati hanno libero accesso, ed è particolarmente minacciata la sicurezza degli Stati piccoli e deboli.
La seconda sfida riguarda il problema dello sviluppo. Malgrado i grandi progressi nel campo della scienza e della tecnologia, permangono vergognose e umilianti differenze per quanto riguarda gli standards di vita nelle varie parti del mondo. Nei paesi in via di sviluppo più di un miliardo di persone vive in povertà, cioè contando, per la sopravvivenza, su meno di 370 dollari all’anno (quasi la metà di questi poveri vive nell’Asia meridionale). L’aspettativa di vita nell’Africa sub-sahariana è di 50 anni, contro gli 80 del Giappone. La mortalità infantile sotto i cinque anni nell’Asia meridionale supera il 170 per mille, mentre in Svezia è inferiore al 10. Più di 110 milioni di bambini nei paesi in via di sviluppo sono esclusi dall’educazione primaria, mentre nei paesi industrializzati l’iscrizione generalizzata alla scuola primaria è obbligatoria.[3] In Mozambico, una popolazione di 15 milioni e trecentomila persone vive con un reddito pro capite di 80 dollari, mentre la Svizzera, con una popolazione di sei milioni e seicentomila persone, ha un reddito pro capite di 29.880 dollari.[4]
Ci sono altre sfide, che riguardano la democrazia e i diritti umani, l’ambiente, il traffico di droga, il terrorismo, la maggior parte delle quali ha carattere transnazionale. Questi problemi derivano dalla povertà, contribuiscono all’insicurezza nei rapporti fra gli Stati e richiedono soluzioni globali.
Una popolazione di 400 milioni di persone in Unione Sovietica e nell’Europa dell’Est sta lentamente avviandosi verso la democrazia, ma i diritti umani e la democrazia sono ancora negati a più di metà della popolazione dei paesi in via di sviluppo. Il degrado ambientale è causato sia dalla negligenza del Nord del mondo che dalla povertà del Sud, ma per esso questa parte diseredata del mondo deve pagare un prezzo più alto. Il traffico di droga è controllato nel Sud da regimi feudali, autoritari e militaristi legati alla potente mafia del Nord. Il terrorismo, infine, è un sottoprodotto della povertà e della negazione dei diritti umani. Tutti questi problemi possono essere risolti solo attraverso istituzioni multilaterali, sia a livello globale che a livello regionale. In questo contesto dobbiamo esaminare il ruolo delle Nazioni Unite.
 
La riforma dell’ONU.
 
Trentasei eminenti leaders e uomini di cultura si sono fatti interpreti delle aspirazioni dell’umanità quando, nel corso della Stockholm Initiative on Global Security and Governance (Iniziativa di Stoccolma sulla sicurezza e il governo globali), tenutasi il 22 aprile 1991, affermarono: «Il sistema internazionale basato sulle Nazioni Unite è stato creato alla fine di una guerra mondiale, quando la gente percepiva chiaramente la necessità e l’opportunità di creare un sistema che potesse garantire la pace e la sicurezza... Tuttavia, oggi le Nazioni Unite non sono abbastanza forti per affrontare i compiti a cui si trovano di fronte... Le Nazioni Unite devono essere adeguate alla nuova situazione e la loro organizzazione deve essere trasformata».[5]
Il sistema internazionale odierno consiste di 166 Stati membri dell’ONU e di circa dieci che non ne fanno parte.[6] Esso comprende quasi il mondo intero, con differenze di religione, di cultura e di identità etnica. Se vogliamo che tutti possano vivere felici, è necessario un qualche «ordine» che garantisca gli interessi globali e non quelli parziali. Un tale ordine, che possiamo chiamare il nuovo ordine mondiale, si può affermare solo attraverso la centralità dell’ONU riformata e rafforzata, e le riforme prioritarie riguardano le aree seguenti.
 
La sicurezza.
 
1. Una forza di sicurezza. Fino ad ora il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha deciso un intervento coercitivo in due occasioni: il 7 1uglio 1950, durante la guerra di Corea, e il 29 novembre 1990, in seguito all’aggressione irachena contro il Kuwait. In ambedue le occasioni, anche se l’intervento è stato fatto a nome delle Nazioni Unite, queste ne hanno perso il controllo o l’influenza nel corso delle operazioni militari. In ambedue i casi l’intervento ha finito col sottostare ai fini strategici dello Stato, o degli Stati, alla guida dell’alleanza militare, fini che divergevano da quelli propugnati dagli altri membri del Consiglio di Sicurezza, e ciò ha provocato divisioni all’interno dell’ONU. In ambedue i casi gli aggressori hanno potuto identificare come avversario un solo Stato, gli USA, piuttosto che la comunità internazionale nel suo complesso.[7]
La guerra di Corea e la guerra del Golfo potrebbero non essere necessariamente considerate esempi validi anche per il futuro, a meno che non siano in gioco interessi vitali di una superpotenza, anche perché l’impegno finanziario necessario a sostenere tali operazioni crea delle incertezze. Per questo è necessario che questi interventi siano regolati sulla base di principi duraturi. Gli Stati membri devono essere incoraggiati a firmare accordi speciali con il Consiglio di Sicurezza, in base all’articolo 43 della Carta dell’ONU, e, sulla base dell’articolo 47, deve essere attivato il «Comitato di Stato maggiore». E’ necessario pensare ad innovazioni per quanto riguarda l’addestramento, il coordinamento e la struttura di comando della forza di sicurezza, ed è indispensabile assicurarne il supporto finanziario.[8]
2. La Corte internazionale di giustizia. Dispiace constatare che la Corte internazionale di giustizia non è stata adeguatamente utilizzata per prevenire i conflitti. L’Assemblea generale dell’ONU, sulla base della risoluzione del 17 novembre 1989 relativa alla Decade of International Law, adottata su iniziativa del Movimento dei paesi non allineati, ha il compito di promuovere l’adesione alla giurisdizione obbligatoria della Corte, ma fino ad ora non più di 40 paesi hanno accettato questa giurisdizione. Secondo il parere del giudice Nagendra Singh, che è stato Presidente della Corte mondiale, bandire l’uso della forza senza rendere coercitiva la risoluzione – preferibilmente attraverso strumenti giudiziari – è come mettere il carro davanti ai buoi: non ha senso dichiarare la guerra fuori legge e nello stesso tempo mantenere un sistema di risoluzione delle dispute basato sulla buona volontà.[9] L’opinione pubblica mondiale dovrebbe mobilitarsi per chiedere l’estensione della giurisdizione obbligatoria della Corte, e nel frattempo si dovrebbe chiedere agli Stati fra cui sorgano dispute che ricorrano più spesso al parere consultivo della Corte.
3. Il Consiglio di Sicurezza. L’attuale Consiglio di Sicurezza è stato costituito in un contesto storico del tutto diverso dall’attuale: due delle potenze uscite sconfitte dal conflitto mondiale sono diventate economicamente più potenti di qualcuno dei vincitori; gli Stati membri delle Nazioni Unite sono passati da 50 a 166;[10] di esse fanno parte paesi la cui popolazione costituisce quasi un quinto dell’intera umanità, ma il cui peso nelle strutture decisionali è uguale a quello del più piccolo degli Stati; ci sono Stati membri che controllano più del 25% delle risorse strategiche (come il petrolio) del mondo intero.
Nel corso della riunione a livello ministeriale dei paesi non allineati, tenutasi ad Accra nel settembre dell’anno scorso, è stato chiesto l’aumento del numero degli Stati membri del Consiglio di Sicurezza. Ma oltre a ciò, e oltre alla necessità di rivedere sia i criteri di scelta dei membri permanenti, sia il loro potere di veto, è necessario anche estendere le funzioni del Consiglio stesso. Il concetto di sicurezza è diventato più esteso e comprende anche i problemi dello sviluppo e dell’ambiente. Per questo il Consiglio di Sicurezza deve occuparsi delle minacce alla sicurezza del genere umano nel senso più ampio del termine, tenendo conto dei punti di vista espressi dalle varie Commissioni Brandt, Olof Palme, Brundtland e dalla Commissione sul Sud del mondo.
4. La Corte penale internazionale. In ambienti giuridici internazionali e all’interno di alcune Organizzazioni non governative (NGOs) è in corso un dibattito sulla necessità di costituire una Corte penale internazionale al fine di perseguire individui imputati di crimini contro l’umanità, come il genocidio, la tortura, l’apartheid, i reati di droga, il traffico di donne e bambini, la pirateria, i dirottamenti aerei, la presa di ostaggi, ecc. Le opinioni ufficiali più diffuse in questo campo sono decisamente molto arretrate rispetto alle opinioni non ufficiali più avanzate. Tuttavia questa è una questione importante che merita una seria considerazione nel contesto della costruzione di un sistema di sicurezza migliore.
5. La Camera dei popoli. Nel corso degli anni, un grande numero di Organizzazioni non governative ha proposto la creazione, nell’ambito della struttura «legislativa» dell’ONU, di una Camera dei popoli come seconda Camera, accanto a quella degli Stati rappresentati nell’Assemblea generale, per dar voce alle aspirazioni dei popoli di tutto il mondo. Questa proposta ha un’importanza notevole, in quanto gli Stati, anche se retti da un sistema democratico, tendono ad acquisire una personalità autonoma che molto spesso li porta a contrapporsi agli interessi del popolo. Inoltre, i popoli di tutto il mondo hanno interessi comuni che non sempre sono rispecchiati dalle decisioni, condizionate dagli Stati, prese dall’Assemblea generale. Ma anche questo problema attualmente è poco capito dagli ambienti ufficiali.
 
Lo sviluppo.
 
Secondo la Commissione sul Sud del mondo, che ha consegnato il suo rapporto nel maggio del 1990, le Nazioni Unite dovrebbero dare maggiore importanza ai problemi economici e sociali, dato che la diminuzione delle tensioni politiche e militari riduce la loro responsabilità per quanto riguarda la pace e la sicurezza internazionale. «Uno scopo importante che il Sud deve perseguire è l’attribuzione alle Nazioni Unite di un ruolo centrale nella gestione del sistema economico internazionale».[11]
E’ necessario che l’ONU, ad un elevato livello politico, tracci un panorama dei problemi economici mondiali ed eserciti una funzione di monitoraggio per quanto riguarda gli sviluppi dell’economia internazionale, prestando un’attenzione speciale alle implicazioni che trends significativi hanno per lo sviluppo e l’ambiente. A questo scopo dovrebbero riunirsi periodicamente i leaders di gruppi rappresentativi dei paesi sviluppati e in via di sviluppo per studiare le interrelazioni fra le varie componenti dell’economia mondiale, soprattutto il sistema monetario, la finanza e il commercio, il loro legame con le questioni politiche e di sicurezza internazionali e il loro ruolo per quanto riguarda le prospettive di sviluppo del Sud.
E’ necessario migliorare la gestione economica globale e il processo decisionale attraverso la riforma delle procedure decisionali delle principali istituzioni finanziarie multilaterali, come il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale. Le attuali regole, che assegnano il controllo effettivo su di esse ai maggiori contributori, cioè ai paesi sviluppati, devono essere riviste e modificate in modo da aumentare il peso del Sud. Dovrebbe anche essere riesaminato il sistema del voto ponderato del Fondo comune per il commercio internazionale creato recentemente, in modo che sia garantita una distribuzione dei voti più equa e nello stesso tempo accettabile per tutta la comunità internazionale.
 
L’ambiente.
 
La questione ambientale è stata posta all’ordine del giorno nel 1987, con la pubblicazione del Rapporto della Commissione Brundtland. Esso ha definito lo sviluppo sostenibile come «uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri».[12] Negli ultimi anni la questione ambientale è diventata un argomento di serie relazioni accademiche ed ha nello stesso tempo coinvolto l’opinione pubblica mondiale. In vista della Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente e lo sviluppo, che si terrà in Brasile nel 1992, si è molto riflettuto su come aumentare il ruolo dell’ONU per quanto riguarda la protezione ambientale.
Il punto centrale di queste riflessioni è che non si può affrontare la sfida ambientale attraverso la pura azione volontaria dei singoli Stati. Questo problema richiede che si stabiliscano regole vincolanti per tutti, istituzioni e procedure di controllo della loro esecuzione, e l’applicazione di sanzioni nei confronti dei trasgressori. L’istituzione che esiste attualmente, il Programma ambientale delle Nazioni Unite (UNEP) non possiede né i poteri né gli organi legislativi ed esecutivi. Per questo è necessario creare un organismo autonomo delle Nazioni Unite o una Agenzia ad hoc, che dovrebbe coordinare le convenzioni, le istituzioni e le procedure esistenti e riempire le lacune in quei campi in cui non sono ancora state create istituzioni e procedure. Questo organismo dovrebbe comprendere una Assemblea plenaria (con il compito di approvare delle regole internazionali vincolanti), un Consiglio con funzioni di esecutivo, un segretariato e una Corte ambientale. Sarebbe auspicabile un sistema di voto ponderato per permettere alle grandi potenze di aderirvi, ma esse non dovrebbero avere diritto di veto, come attualmente avviene nel Consiglio di Sicurezza.[13]
 
Il Segretario generale.
 
L’accresciuto ruolo dell’ONU nel governo del mondo ha focalizzato l’attenzione generale sui criteri di nomina del Segretario generale delle Nazioni Unite, sulla durata della carica, sulla sua autorità e giurisdizione. Uno studio condotto da Brian Urquhart e Erskine Childers, due noti funzionari internazionali, con la collaborazione della Ford Foundation e della Dag Hammarskjold Foundation, ha stabilito che considerazioni campanilistiche, nazionali, geografiche o politiche non dovrebbero condizionare il processo di nomina. Se si decidesse di stabilire un massimo di sette anni per la permanenza in carica, ciò servirebbe ad attivare e facilitare la nomina. Per quanto riguarda infine la questione centrale della necessità di una leadership multilaterale per affrontare questi problemi, sarebbe necessario consultare le Organizzazioni non governative e quei cittadini impegnati sul fronte dei più importanti problemi del pianeta.[14]
Nonostante sia vero che il Segretario generale svolge le sue funzioni all’interno delle strutture di potere della politica mondiale esistenti, è però anche vero che egli può svolgere un ruolo importante nel modificare le stesse in modo costruttivo.
 
Le finanze.
 
Le risorse finanziarie su cui può contare l’ONU sono precarie e soggette a molti condizionamenti. Il suo budget totale è insufficiente ad affrontare le crescenti esigenze nei campi della sicurezza, dello sviluppo e dell’ambiente, ed è troppo dipendente dagli arbitri politici di poche grandi potenze, che la possono ricattare se le sue scelte politiche sono contrastanti con i loro interessi. Per questo il rafforzamento dell’ONU è possibile solo se le sue finanze poggiano su una base più solida e duratura.
 
Conclusione.
 
Le Nazioni Unite non possono essere rafforzate se questo compito è lasciato nelle mani dei soli governi. Esse appartengono ai «popoli», come recita l’inizio della Carta e i «popoli» devono far valere i propri diritti, poiché i loro interessi sono permanenti, mentre i governi cambiano.
 
Satish Kumar
 
________________________________________
[1] Il concetto, dal punto di vista teorico, è debole, sebbene inquadri in larga misura la realtà.
[2] Nel 1989, il PIL del Giappone (2.818,52 miliardi di dollari) e quello della Repubblica Federale Tedesca(1.189,10 miliardi di dollari) erano secondi solo al PIL degli Stati Uniti (5.156,44 miliardi). Cfr. World Development Report, 1991, p. 209.
[3] World Development Report, 1990, pp. 1-2.
[4] World Development Report, 1991, pp. 204-5.
[5] Common Responsibility in the 1990s: The Stockholm Initiative on Global Security and Governance, 22 aprile 1991, pp. 37-8.
[6] Quando questo testo è stato scritto (ottobre 1991) non era ancora stato raggiunto il numero attuale di Stati membri, che è di 175 [NdT].
[7] Per approfondire questo argomento cfr. Bruce Russett e James S. Sutterlin, «The UN in a New World Order», in Foreign Affairs, New York, primavera 1991, pp. 69-83.
[8] Vedi anche Stockholm Initiative, cit., pp. 12-13,. e WAWF, A Proposal for United Nations Security Forces, Oslo, 1989.
[9] Nagendra Singh, The Role and Record of the International Court of Justice, Martinus Nijhoff, 1989, pp. 27-8.
[10] Vedi Nota 6.
[11] The Challenge to the South: The Report of the South Commission, Dar-es-Salaam, 1990, p. 263.
[12] The World Commission on Environment and Development, Our Common Future, Oxford, 1987, p. 43 (trad. it. Il futuro di noi tutti, Rapporto della Commissione mondiale per l’ambiente e lo sviluppo, Milano, Bompiani, 1988, p. 71).
[13] Vedasi l’ampia discussione in A Proposal for a General UN System for Protection of Environment (elaborata da una commissione di esperti della World Association for World Federation), Oslo, 1991 (bozza non pubblicata); vedasi anche: Effective Global Environmental Protection: World Federalist Proposals to Strengthen the Role of the United Nations (di Pamela Leonard, con la collaborazione di Walter Hoffman), WFA, Washington, 1990; Stockholm Initiative, cit., p. 29.
[14] Per approfondimenti vedasi Brian Urquharte Erskine Childers, A World in Need of Leadership: Tomorrow’s United Nations, Dag Hammarskjold Foundation, Uppsala, Svezia, 1990.

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« Risposta #7 inserito:: Giugno 25, 2022, 12:31:14 pm »

Piero Fassino
oSrpsnoedtum681a6001h40g046
20aa7729tm

 Da oltre settant’anni la #Nato è l’istituzione politico-militare che garantisce la sicurezza dell’Europa e dell’occidente. Grazie al contesto di sicurezza garantito dalla NATO, sui valori liberali e democratici le società occidentali hanno costruito la loro prosperità. Oggi, di fronte ad una guerra che mette in discussione la sicurezza e la stabilità europea, possiamo ben apprezzare quanto la Nato sia stata ieri e sia oggi istituzione essenziale. E la decisione di #Svezia e #Finlandia di aderirvi ne è la conferma.

La guerra in Ucraina segna uno spartiacque e "nulla sarà più come prima".
Si è chiuso un ciclo di trent’anni - dalla caduta del muro di Berlino a questa guerra - che aveva garantito una relativa stabilità. Ma già negli anni scorsi abbiamo conosciuto una crescita dell’instabilità e dell’insicurezza internazionale: conflitti congelati, guerre civili, stati falliti. A cui si sono aggiunte guerre commerciali.
Proprio la guerra ha dimostrato quanto intempestivo e infondato sia rappresentare la NATO come un’istituzione superata e figlia di un altro tempo. Non è così. Non solo il continente europeo, ma la comunità internazionale ha bisogno della NATO, del suo equilibrio, dei suoi valori, del suo esempio. Se non ci fossero stati i Paesi della NATO, coesi e determinati, a sostenere l’Ucraina, questa nazione non ce l’avrebbe fatta. E la NATO è un pilastro insostituibile di quella relazione transatlantica tra Stati Uniti e Unione Europea fortemente rilanciata dal Presidente Biden.
Per questo c’è bisogno di un impegno diverso e una diversa consapevolezza da parte degli alleati europei. Ed è significativo che l’#UnioneEuropea - dopo aver lasciato per anni il tema della sicurezza all’esclusiva responsabilità delle sovranità nazionali - si ponga oggi l’obiettivo di dotarsi di un sistema di difesa e sicurezza. Non in alternativa alla Nato, ma in una complementarità che veda l’Europa accrescere le sue responsabilità e le sue capacità operative. Un sistema di sicurezza che per essere efficace richiede che l’Unione europea dia alla propria politica estera un profilo più assertivo ed efficace.

Guardando agli scenari più vicini, ci sono in particolare tre aree geopolitiche su cui è necessario concentrare le nostre strategie per la stabilità e la sicurezza.
La prima area geografica è l’Europa sudorientale. Si dice spesso che il conflitto ucraino è una “guerra nel cuore dell’Europa”. Definizione giusta che però va declinata: quella guerra è scoppiata in una regione “esterna” all’Unione europea, così come le guerre nei Balcani e nel Caucaso. Da ciò occorre trarre una conclusione: integrare quelle regioni nell’Unione europea è obiettivo strategico indifferibile per garantire la sicurezza dell’intero continente. Vale per Ucraina e Moldavia a cui la UE sta per concedere lo status di candidato.
Ma deve valere anche per i #Balcani occidentali a cui la prospettiva di integrazione nelle istituzioni euro-atlantiche è stata promessa quasi trent’anni fa e non ancora mantenuta. Mentre la Nato ha aperto le sue porte a #Montenegro, #Albania e #NordMacedonia, l’#UEha condotto l’allargamento con una lentezza non più tollerabile.
Un disallineamento che espone i Balcani a rischi di instabilità, rigurgiti nazionalistici, nuovi conflitti. E alla crescente invasività di altri attori, come Cina e Russia. É  tempo che l'UE cambi passo e acceleri l'integrazione dei Balcani occidentali.
Veniamo da anni di distrazione e di passività internazionale sul #Mediterraneo. Eppure dovrebbe essere chiaro che tutto ciò che accade nel Mediterraneo ha un impatto diretto e forte sulla stabilità dell’Europa, dell’intera vasta regione che va da Gibilterra a Hormuz e sugli equilibri internazionali.
È tempo di rimettere il Mediterraneo come una delle priorità dell’agenda dell’#Europa, degli #StatiUniti e della Nato.
Poi vi è il Corno d’Africa e il #Sahel. Qui guerre civili, colpi di stato continui, la presenza di gruppi armati stranieri, e del terrorismo jihadista sommati alla crisi climatica, aumentano il rischio di emigrazioni di massa e quindi anche la crescita incontrollata dell’instabilità nel Mediterraneo. Senza ignorare che qui  - come nei Balcani e nel Mediterraneo - vi è una presenza russa che assume un profilo preoccupante proprio alla luce della guerra Ucraina.
Senza dimenticare l'espansionismo cinese nella regione indopacifica costituisce una minaccia alla stabilità non solo in Asia. E assume un forte rilievo una alleanza tra Nato e #Aukus, una grande “alleanza degli oceani”, al servizio delle società aperte, della democrazia e dello stato di diritto.
Dobbiamo pensare alla NATO e all’AUKUS come a due polmoni che assicurano la libertà e la possibilità di respirare la libertà al mondo intero, senza dover e voler esportare un determinato modello politico ed economico, ma come garanzia di esercizio di una libertà di scelta.
Non meno strategico il futuro della calotta polare artica che, con le conseguenze del climate change, diviene sempre di più punto essenziale di relazione tra est e ovest.
Dobbiamo essere consapevoli che i rischi per la stabilità e la sicurezza non vengono solo dai conflitti armati. Il cambiamento climatico sta alterando equilibri essenziali per la vita umana. Condizioni di indigenza affliggono ancora moltitudini di popoli spingendoli a flussi migratori che mutano il profilo demografico del mondo. Tecnologie digitali e intelligenza artificiale possono essere al servizio non solo del bene comune.
Per arrestare la crescita dell’insicurezza e dell’instabilità c’è bisogno di deterrenza e dialogo, di capacità militare e di capacità politica, di tecnicità e di creatività.
Per questo è estremamente importante quanto si discuterà e approverà al vertice di Madrid, mettendo al centro del nuovo concetto strategico la capacità di combinare deterrenza militare e iniziativa politica. L’una tiene l’altra: senza deterrenza la politica è debole e impotente. E senza iniziativa politica la deterrenza rischia di essere solo riarmo

Il mondo ci chiede equilibrio e sicurezza, pace e sviluppo.
NATO College Foundation NATO

Da Fb del 23 giugno 2022
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