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Autore Discussione: Paolo FLORES D´ARCAIS..  (Letto 47735 volte)
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« Risposta #60 inserito:: Marzo 24, 2013, 05:02:34 pm »

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Ineleggibilità: domani due piazze, due Italie

di Paolo Flores d'Arcais | 22 marzo 2013


Domani a Roma ci saranno due piazze, due modi di intendere la politica, due Italie. A piazza del Popolo gli arruolati del berlusconismo, in una dovizia incommensurabile di mezzi finanziari e di potere mediatico, animati dal disprezzo verso la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza antifascista e dall’odio verso i magistrati che obbediscono solo alla legge. Dall’altra a piazza Santi Apostoli, alle 17, i cittadini che chiedono la realizzazione della Costituzione e dei suoi valori di “giustizia e libertà”, in un clima francescano di povertà assoluta, aggrediti dal silenzio e dalla censura del monopolio Rai-Mediaset, che si vanno auto-organizzando attraverso l’invio di mail, sms, twitter, messaggi facebook, telefonate, per compensare con la passione civile la mancanza di mezzi e di informazione. Questa manifestazione sei tu.

Ma sia chiaro: a piazza Santi Apostoli non si tratterà solo di “testimoniare” una scelta etica, bensì anche di intervenire nella politica, esserne protagonisti, contare. Perché la parola chiave della politica italiana suona oggi inequivocabile: ineleggibilità. Segna uno spartiacque che non consente più equivoci al Pd: o di qua o di là, o con il rispetto della legge 361 del 1957, che mette Berlusconi fuori del Parlamento, o con la perpetuazione di un immondo inciucio Pd-Pdl (una sorte di bicamerale 2!) che faccia risorgere il Le Pen di Arcore ancora una volta. La decisione di Bersani sull’ineleggibilità condizionerà in modo decisivo anche la soluzione della crisi di governo. Il M5S ha dichiarato il giorno stesso dell’apertura delle Camere che chiederà l’applicazione della legge. E il Pd? È ovvio che se “salvasse” di nuovo Berlusconi (calpestando la legge!), perderebbe la faccia e ogni credibilità acquisita con l’elezione di due figure non di apparato alle presidenze del Parlamento. E Bersani non può nemmeno praticare la politica di Ponzio Pilato, o cercare di tirare in lungo le cose nella “Giunta delle elezioni” del Senato. Qui la presidenza spetta all’opposizione: il Pd la darà al Pdl o al M5S? È lapalissiano che se consentisse l’elezione di un berlusconiano ogni ponte e ogni filo con il M5S, per quanto labile e ipotetico, sarebbe distrutto per sempre.

Fin qui un solo dirigente del Pd ha scelto la via della legalità, cioè della ineleggibilità di Berlusconi, il senatore Luigi Zanda, che ha aderito molti giorni fa all’appello di MicroMega (ormai oltre le 230 mila firme). Zanda è stato successivamente eletto capogruppo Pd al Senato, segnale di ottimo auspicio. Ma tutto il resto del partito tace, a cominciare da Bersani.

Per ragioni di evidente opportunità, è stato detto, visto che chiede l’incarico per formare il nuovo governo. A me sembra che proprio per questo la sua posizione sull’ineleggibilità di Berlusconi dovrebbe essere cristallina: per tagliare ogni ponte con le tentazioni di “governissimo” (eufemismo per “inciucissimo”) che pure albergano nel suo partito. Per battere in breccia i troppi che nel Pd sono pronti a confondere opportunità con opportunismo, e sperano che Napolitano prima o poi pieghi Bersani al “governissimo di scopo”. Ma tale “scopo” è stato sbandierato urbi et orbi da Berlusconi: un governo appoggiato da Pd e Pdl che garantisca al Cavaliere l’impunità tombale, attraverso il combinato disposto di interventi di Immoral Suasion sui magistrati e di leggi di amnistia e indulto.

Bersani ha giurato “mai più con Berlusconi”. Si comporti allora di conseguenza. Faccia come il senatore Zanda. Assuma una posizione adamantina, dichiari che non solo il Pd voterà per la ineleggibilità di Berlusconi nella “Giunta delle elezioni” ma si impegnerà perché i lavori di tale commissione siano i più celeri possibili. E se si ritiene che l’etichetta istituzionale comporti che tra i vicepresidenti, questori, presidenti di commissioni, vi debbano essere anche dei parlamentari del Pdl (cosa niente affatto scontata, nei confronti di una forza politica che definisce i magistrati “cancro da estirpare” e “associazione mafiosa”), si eviti anche il minimo sospetto che si tratti di un segnale del Pd di equidistanza tra il M5S e lo squadrismo in botulino della gazzarra berlusconiana contro il palazzo di giustizia di Milano.

da - http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/22/ineleggibilita-domani-due-piazze-due-italie/539232/
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« Risposta #61 inserito:: Aprile 01, 2013, 06:11:02 pm »

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Nuovo governo, i saggi dell’inciucio e la salvezza di Berlusconi

di Paolo Flores d'Arcais | 30 marzo 2013


E’ difficile dire se i nomi proposti da Napolitano per le due “commissioni” costituiscano una indecenza o una esplicita provocazione contro milioni e milioni di cittadini che chiedono che si volti pagina.

Si tratta infatti di “commissioni” per l’inciucio più spudorato, non per la soluzione dei problemi del paese. La commissione “istituzionale” vede il sen. Mario Mauro (cioè Monti), il sen. Gaetano Quagliariello (cioè Berlusconi) e il prof. Luciano Violante (che non rappresenta neppure il Pd, ma solo l’ala più becera del Pd). Secondo Napolitano il M5S non fa parte del Parlamento?
Una epurazione del genere è al limite del golpismo. Quanto all’unico “intellettuale” o “tecnico”, l’ultima esternazione del professor Onida è avvenuta su Radio Popolare, rilanciata prontamente ed entusiasticamente dal Giornale (di Berlusconi) per sostenere che Berlusconi è perfettamente eleggibile (ma pensa un po’). Avevo sostenuto che Napolitano stava disputando a Cossiga il titolo di peggior Presidente della Repubblica, ma è ormai palese che lo ha definitivamente superato.

Spero che una grande ventata di democratica indignazione sia già cominciata a soffiare tra i cittadini italiani che hanno ancora a cuore la Costituzione e i suoi valori di giustizia e libertà.

Sia chiaro, Grillo e Casaleggio hanno fatto malissimo a non proporre loro un nome per la Presidenza del Consiglio, limitandosi a ripetere che “deve dare il governo a noi” (se non fate un nome per il Presidente del Consiglio nessuno può dare al M5S nessun incarico), ma è ormai lapalissiano che Napolitano vuole semplicemente salvare Berlusconi, malgrado in Parlamento vi sia per la prima volta una maggioranza potenziale che potrebbe decretarne l’ineleggibilità, liberando il paese dai miasmi di un quasi ventennio di illegalità, rendendo possibile una inedita soluzione governativa e consentendo all’Italia di tornare ad essere credibile in Europa.


da - http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/30/nuovo-governo-saggi-dellinciucio-e-salvezza-di-berlusconi/547575/
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« Risposta #62 inserito:: Aprile 05, 2013, 06:06:16 pm »

E ora un Presidente antiberlusconiano
   

 I cittadini chiedono un Presidente fuori dalla Casta!

di Paolo Flores d’Arcais, da Il Fatto quotidiano, 4 aprile 2013

Al Quirinale deve andare un Custode della Costituzione e dei suoi valori, unico pegno perché nei prossimi sette anni siano garantiti in modo eguale i diritti di tutti i cittadini. Accadesse diversamente sarebbe un’indecenza. È perciò doveroso che sul Colle più alto venga insediato un Presidente ostile a Berlusconi, visto che della nostra Costituzione repubblicana Berlusconi è un nemico dichiarato e sfacciato: ha cercato di calpestarla e sopprimerla, l’ha aggirata infinite volte (senza trovare al Quirinale i necessari “altolà!”), ha vilipeso i magistrati ligi solo alla “legge eguale per tutti” come mafiosi e metastasi, ha santificato i grassatori che derubano con l’evasione fiscale i cittadini onesti, ha esaltato come eroi i suoi stallieri/capicosca, ha riempito il Parlamento per quasi un ventennio di lenoni e prostitute, trasformandolo in una suburra, umiliando tale istituzione oltre ogni limite quando ha ottenuto che la sua maggioranza dichiarasse solennemente una meretrice “nipote di Mubarak” e dunque caso diplomatico.

Nell’attuale Parlamento ci sono ampiamente i numeri per un Presidente di svolta, di restaurazione democratica, prodromo necessario perché l’Italia esca dal quasi ventennio di abiezione che l’ha ridotta a macerie. Berlusconi pretende invece un Presidente d’Immunità, l’opposto di un Presidente “giustizia e libertà” che i valori della Costituzione e il voto degli italiani esigono. Bersani e Grillo si assumerebbero una responsabilità imperdonabile, se – per opere o per omissioni – non eleggessero un tale Presidente, visto che ne hanno i numeri.

L’eletto al Quirinale condizionerà almeno due legislature, oltre che le scelte immediate (il governo, e il se e quando di elezioni anticipate). Senza arrivare a definirli Presidenti d’Immunità (i potenti oggi hanno la querela facile, e tutti i nomi che faremo sono di gentiluomini) risulta lapalissiano anche ai bambini e ai sassi, che i prossimi sette anni sarebbero diversissimi per la vita civile, politica, sociale, se al Quirinale andassero Grasso anziché Caselli, Marini anziché Zagrebelsky, Veltroni anziché Laura Boldrini, Amato anziché Rodotà, Violante anziché Cordero, o un riconfermato Napolitano anziché Barbara Spinelli. E non dimentichiamo D’Alema anziché Prodi. Il Pd e il M5S hanno le carte di molti nomi per far vincere la prima mano all’Italia che vuole la rivoluzione morale della legalità e della lotta ai privilegi e alla corruzione. Non ascolti il Pd le sirene delle “larghe intese”, non ascolti il M5S le sirene dell’autoreferenzialità.

(4 aprile 2013)

da - http://temi.repubblica.it/micromega-online/e-ora-un-presidente-antiberlusconiano/
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« Risposta #63 inserito:: Aprile 11, 2013, 11:45:07 am »

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Berlusconi ineleggibile: Bersani si decida!

di Paolo Flores d'Arcais | 9 aprile 2013

Bene, benissimo! Un gruppo parlamentare dichiara solennemente che la decisione sulla ineleggibilità di Berlusconi va presa subito, che traccheggiare nella formazione della “Giunta delle elezioni” sarebbe uno scandalo, che di fronte a tale scandalo diventano giustificate proteste anche irrituali ed “estreme”, come l’occupazione delle aule parlamentari.

Il M5S, nella conferenza stampa di ieri, per bocca dei suoi capigruppo, ha annunciato proprio questo. Costringendo il presidente del Senato Grasso a una contorta risposta, tutta sulla difensiva, e alla convocazione della “Giunta del regolamento” per decidere come procedere.

Il regolamento del Senato è però chiarissimo: “Il Presidente, non appena costituiti i Gruppi parlamentari, nomina i componenti della Giunta per il Regolamento, della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari e della Commissione per la biblioteca e per l’archivio storico, dandone comunicazione al Senato”. I Gruppi sono stati costituiti il 19 marzo, Grasso poteva aver nominato la “Giunta delle elezioni” quasi tre settimane fa, la “Giunta del regolamento” è stata infatti già nominata. Perché questo ritardo?

Lo capiscono anche i sassi: perché la “Giunta delle elezioni” può decidere, anche in tempi rapidissimi, l’esclusione di Berlusconi dal Parlamento, liberando il panorama politico italiano dal quasi ventennale incubo dell’illegalità e dell’inciucio. Nella “Giunta delle elezioni”, infatti, Pd e M 5 S hanno un’ampia maggioranza. Il M5S ha reiterato ancora ieri che voterà ovviamente per Berlusconi ineleggibile, prendendo sul serio la legge 361 del 1957, calpestata nelle precedenti legislature dal combinato disposto Caimano/D’Alema.

Il capogruppo al Senato del Pd, Luigi Zanda, ha ripetuto la stessa cosa più volte, aderendo all’appello di MicroMega (250 mila firme) e addirittura regalando alla manifestazione di piazza Santi Apostoli le copie della Costituzione con cui tale manifestazione si è autofinanziata.
I senatori del Pd vogliono smentire il loro capogruppo? Gli elettori Pd li inseguirebbero coi forconi.

A questo punto Bersani non può più tacere. La “Giunta delle elezioni” può infatti decidere anche su modalità e ritmi del proprio lavoro.
Se c’è la volontà politica di rispettare la legge (in una democrazia liberale dovrebbe andare da sé), Berlusconi può essere cacciato da Palazzo Madama entro qualche settimana. Bersani parli, dunque, perché un solenne impegno su Berlusconi ineleggibile avrebbe inevitabile influenza (benefica) anche sulla scelta per l’inquilino del Colle più alto.

Il Fatto Quotidiano, 9 Aprile 2013

da - http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/09/berlusconi-ineleggibile-bersani-si-decida/557075/
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« Risposta #64 inserito:: Aprile 14, 2013, 11:18:55 pm »

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Presidente della Repubblica: i nomi a 5S che Bersani non può rifiutare

di Paolo Flores d'Arcais
14 aprile 2013


Il Movimento 5 Stelle ha offerto ieri alla politica italiana la chiave per una svolta che eviti al Paese il baratro e dia inizio alla ricostruzione. Nessuno, questa volta, potrà accusare il movimento di Grillo e Casaleggio di essere solo “distruttivo”. I dieci nomi usciti on line sono in schiacciante maggioranza adamantini nel loro essersi costantemente opposti al regime di Berlusconi che calpestava la Costituzione repubblicana e nell’essersi sottratti alle lusinghe dell’inciucio, anche quando inzuccherate di Alti Richiami al senso di responsabilità, autentica intimidatoria sequenza di Immoral Suasion per connubi contro natura tra “homo democraticus” e Caimano.   

Perciò l’Italia tra una settimana può davvero voltare pagina, uscire dall’incubo del quasi ventennio di regresso e di macerie, cominciare una faticosa ma finalmente possibile rinascita. Morale, economica, culturale, sociale, istituzionale. Ambiti indissolubilmente intrecciati, cui solo un Presidente intransigente nella fedeltà all’ethos repubblicano di giustizia e libertà può fornire l’orizzonte per l’improcrastinabile “nuovo inizio”. Basterà che il Pd metta da parte egoismi fratricidi, interessi di Casta, subalternità allo sbraitare berlusconiano. E che il M5S resti coerente con la splendida capacità propositiva appena dimostrata.   

Ci sono nomi talmente inattaccabili sotto ogni profilo etico e politico, tra quelli “nominati” dal M5S, che un rifiuto del Pd di votarli risulterebbe indecente fino all’incomprensibile: uno schiaffo ai propri elettori, oltretutto, vista la popolarità di cui godono nella base di Pd e Sel uno Zagrebelsky o un Rodotà o un Caselli. Un Pd che potendo portarli al Quirinale, preferisse “amorosi sensi” con Berlusconi per avere sul Colle più alto un D’Alema-Amato-Marini-ecc. di garanzia per il Caimano, firmerebbe il proprio suicidio, letteralmente “a furor di popolo”.   

Per il M5S coerenza significa invece non “impiccarsi” al nome che vincerà il ballottaggio: farne una bandiera per le prime tre votazioni, non un boa constrictor per le successive. L’Altra Italia di un’Altra Politica è a portata di mano, ma Berlusconi continua a far ululare folle prezzolate sulla solfa “anche noi al governo o elezioni a giugno” come fosse ancora il padrone del paese, sicuro di un potere di intimidazione che le reiterate aperture di Bersani per un “nome condiviso” alimentano. Ma il Presidente deve garantire i cittadini uniti dai valori della Costituzione, non i suoi affossatori a rota di impunità. Pd e M5S facciano la volontà dei propri elettori: un Presidente contro l’inciucio.

il Fatto Quotidiano, 14 Aprile 2013

DA - http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/14/presidente-della-repubblica-i-nomi-a-5s-che-bersani-non-puo-rifiutare/562101/
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« Risposta #65 inserito:: Aprile 30, 2013, 12:01:53 pm »

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Ora il governo ombra dell’opposizione

di Paolo Flores d'Arcais | 25 aprile 2013


Nella più antica democrazia d’Europa, quella anglosassone, dopo le elezioni non viene formato un governo: ne vengono formati due. La maggioranza dà vita all’esecutivo di Sua Maestà britannica, e l’opposizione al “governo ombra”. I cittadini possono in questo modo vedere confrontarsi giorno per giorno provvedimenti di legge in alternativa e contrapposizione, e valutare la credibilità morale e politica dei ministri che i due schieramenti propongono.

Sarebbe dimostrazione di grande caratura istituzionale e coerenza democratica, oltre che di lungimirante intelligenza tattica, se i parlamentari del M5S si riunissero oggi (oggi, perché in politica è decisivo l’attimo fuggente, il kairòs che non perdona) per chiedere solennemente a Stefano Rodotà di formare il governo ombra di Sua Maestà il popolo sovrano. Nell’Italia dell’Inciucio, infatti, a differenza che in Albione, il governo Letta jr. rappresenta la minoranza del paese, anche se verrà plebiscitato dagli scranni di Montecitorio e Palazzo Madama. La metà dei parlamentari che quegli scranni occupa è stata eletta nelle liste del Pd, da cittadini che avevano udito Bersani giurare “con Berlusconi mai, nessun accordo per nessun motivo” e promettere “una vera svolta”, più profonda (garantiva Bersani) di quella agitata da Grillo.

Due italiani su tre hanno votato per voltare pagina, per chiudere col quasi ventennio di ruberia e impunità, che ha ridotto l’Italia a macerie. Si ritrovano invece con un governo Napolitano/Berlusconi (prossimo senatore a vita?), forse con la finta opposizione della Lega, per non dare alla vera opposizione del M5S le presidenze Copasir e Vigilanza che per regolamento gli spettano.

Un governo ombra Rodotà sarebbe perciò l’adamantina risposta costituzionale, l’entusiasmante risposta politica, l’ineccepibile risposta parlamentare e istituzionale, al deprecabile “voltar gabbana” dell’intero ceto dirigente del Pd, che ha ingiuriosamente stracciato la parola data agli elettori e tradito la loro inequivoca volontà. Allargando a baratro il fossato profondissimo che già divide i cittadini dal Palazzo.

Un governo ombra Rodotà otterrebbe non solo il sostegno di M5S e Sel, ma anche della pattuglia dei dissidenti del Pd che troveranno indecente condividere il governo con Mussolini e Santanchè, Cicchitto e Scilipoti. E soprattutto garantirebbe che la sacrosanta protesta popolare, che le misure del governo Letta jr./Alfano non faranno che alimentare e invelenire, saranno incanalate nell’alveo propositivo del vero riformismo, altrove introvabile.

@Flores_dArcaisP

Il Fatto Quotidiano, 25 Aprile 2013

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da - http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/25/ora-il-governo-ombra-dellopposizione/574959/
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« Risposta #66 inserito:: Maggio 01, 2013, 11:09:58 pm »

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Conflitto d’interessi, vietato parlarne

di Paolo Flores d'Arcais | 1 maggio 2013



Siamo in piena “neolingua”, quella del Grande Fratello di orwelliana memoria: ieri sono state cancellate dall’italiano la locuzione “conflitto d’interessi” e il lemma “ineleggibilità”, i concetti stessi devono diventare impensabili, benché (o forse proprio perché) lungo tutta la campagna elettorale il Pd avesse giurato e spergiurato che porre fine al conflitto d’interessi era una questione sia di civiltà istituzionale che di efficienza economica, dunque cruciale e improcrastinabile. Immediatamente dopo le elezioni, il braccio operativo di Bersani, senatore Migliavacca, aveva anzi garantito che il Pd avrebbe votato per l’arresto di Berlusconi in caso di motivata richiesta di un pm, e il presidente dei senatori, Luigi Zanda, che Berlusconi andava dichiarato ineleggibile. Poi la rielezione di Napolitano e il “contrordine compagni!” con cui il Pd ha completato la sua mutazione antropologica in partito do-roteo postmoderno.   

“Con la lotta al conflitto d’interessi non si mangia”, è la giaculatoria d’ordinanza e d’amorosi sensi col Caimano, con cui la Casta-Pd cerca di tagliare la lingua a chi gli ricorda le promesse appena gettate al macero. Ma è proprio un liberista doc come Luigi Zingales, laurea alla Bocconi, PhD al Mit di Boston, professore all’Università di Chicago, editorialista del quotidiano della Confindustria, promotore della destra civile “Fermare il declino”, che va ripetendo in ogni talk show come ogni conflitto d’interessi produca impoverimento materiale, come il monopolio televisivo di B. generi mostri (anche economici), come l’Italia non possa uscire dalla crisi finanziaria e produttiva, e dalla cronica inefficienza dell’amministrazione pubblica, senza mandare sistematicamente in galera i ladri, i corrotti e gli “amici degli amici” di ogni specie e rango. Otto milioni e mezzo di italiani hanno votato il Pd credendo di votare anche per queste misure. Scoprono invece che le loro schede fanno mucchio con quelle andate a Cicchitto e Santanchè, Alfano e Scilipoti, per innalzare il Conflitto d’Interessi nella sua forma personificata (tecnicamente: Ipostasi), Silvio Berlusconi, a Presidente della Convenzione che riscriverà la Costituzione.   

Nell’intera storia d’Italia un voltafaccia del genere non ha precedenti, il trasformismo di Depretis al confronto sembra una gemma di coerenza. Il ceto politico del Pd che ha votato la fiducia ha firmato la propria ignominia morale, e stabilito che qualsiasi cosa dica in futuro un dirigente Pd la sua credibilità è per definizione zero, flatus vocis per gonzi.

il Fatto Quotidiano, 1 Maggio 2013

DA - http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/01/conflitto-dinteressi-vietato-parlarne/580226/
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« Risposta #67 inserito:: Giugno 15, 2013, 08:40:19 am »

Caro Grillo, contro l’establishment, non contro il dissenso!
   
Approfondimenti

Con una lettera inviata al blog di Beppe Grillo, il direttore di MicroMega dice la sua sulla polemica contro la senatrice Adele Gambaro convinto che “una nuova politica debba considerare il dissenso parte integrante della propria ricchezza”. E auspica per il futuro un cambio di rotta del M5S: “Deve essere meno autoreferenziale e collaborare nelle varie battaglie con altri soggetti. Solo così potrà vincere l’Altrapolitica”

di Paolo Flores d'Arcais

Caro Beppe, ho letto il tuo post di giovedì 13 giugno, in cui chiedi a chiunque faccia parte della “voce esplosa a fine febbraio, con nove milioni di voti al MoVimento 5 Stelle” e “poi diventata più flebile” di FAR SENTIRE LA PROPRIA VOCE (ovunque: “nei bar, nei taxi, al lavoro, negli studi televisivi, in rete, nei tribunali …”). Poiché cerco di farlo senza interruzione da 52 anni (la prima manifestazione a cui partecipai è del 1961, quando avevo 17 anni, per la libertà in Spagna), accolgo molto volentieri il tuo invito, ed essendo uno dei nove milioni che ha votato M5S mando questo post al tuo blog, sperando che tu voglia pubblicarlo, prendendo alla lettera quello che tu anche oggi ribadisci: “Ognuno deve valere uno per riportare la democrazia in questo Paese”.

In realtà, dal punto di vista della possibilità di comunicare, tu ed io siamo dei privilegiati, abbiamo più strumenti per essere ascoltati di un cittadino nella media (tu naturalmente molto più di me), e questo aumenta le nostre responsabilità, che sono proporzionali alla visibilità che abbiamo.

La prima responsabilità è quella di dire la verità, tutta la verità niente altro che la verità, e la seconda di fare in modo che quei 9 milioni di voti non si disperdano, non diminuiscano, anzi si accrescano, per portare l’Italia a quella svolta che l’establishment del privilegio chiama “antipolitica” e che invece è solo “Altrapolitica”, contro corruzione, mafie, Casta.

Oggi quei nove milioni non ci sono già più, questa è la prima, benché amara, verità da cui dobbiamo partire. Perché in tre mesi si sono ridotti alla metà, e in alcune zone (comprese Roma e la Sicilia) a un terzo? Una parlamentare del M5S, la senatrice Adele Gambaro (una militante della prima ora) tra queste cause ha messo “i toni” della tua comunicazione. Può essere che sbagli del tutto o che abbia ragione solo parzialmente o che abbia messo il dito sulla piaga. Se si vuole discutere seriamente bisogna farlo senza tabù. E se ci si prende sul serio, se “ognuno vale uno”, la semplice logica impone che nessuno possa dire che “qualcuno vale niente”.

Personalmente non credo che si tratti solo dei “toni” della tua comunicazione. Perché sono anche quei “toni”, che hanno trasformato il tuo “tsunami tour” in uno tsunami nelle urne delle politiche di tre mesi fa, con più di un elettore su quattro a votare M5S.

Quei “toni” tre mesi fa raccoglievano consensi ciclopici, oggi però non più. Cosa è successo? In un tuo blog di quattro giorni fa (“C’è chi ha votato il M5S perché …”) sono elencate tutte le ragioni per cui elettori molto diversi e con diverse motivazioni hanno realizzato lo tsunami dei nove milioni di voti. Erano comunque uniti su un punto: volevano che quei voti contassero, subito. Non per fare accordi da vecchia politica, ma per incidere contro la vecchia politica senza aspettare le calende greche del 51% (la demenza tipo partito a vocazione maggioritaria lasciamola a Veltroni). In tre mesi non è accaduto. Un mare di polemiche autoreferenziali, “chi fa x è fuori”, “chi dice y è fuori”, mentre una politica nuova sa essere molto più libera della falsa libertà dei partiti, e dunque non solo tollera il dissenso ma lo considera parte integrante della propria ricchezza.

In questi tre mesi è mancata l’azione. Fuori, ancor più che dentro il parlamento. Fuori, esistono molti movimenti (di lotta su temi diversi, di opinione, di piazza, sul web), ma il M5S partecipa pressoché esclusivamente alle proprie iniziative, non cerca mai di promuoverne con altri “soggetti” anche quando ne condivide pienamente gli obiettivi. Due soli esempi: a Bologna si è svolto un referendum in difesa della scuola pubblica, Davide contro Golia, trenta cittadini comuni contro tutti i poteri della città, dal vescovo Cl (cardinal Caffarra) al sindaco Pd alla Confindustria alle coop. I consiglieri comunali M5S stavano con il comitato laico, beninteso, ma nelle piazze e nella mobilitazione il M5S in quanto tale non si è visto. A Roma qualche settimana prima MicroMega ha organizzato a piazza Santi Apostoli una manifestazione per la ineleggibilità di Berlusconi, dopo aver raccolto 250 mila firme sul web. C’erano militanti del M5S, ma a titolo personale. Eppure quella sulla ineleggibilità è una battaglia del M5S. Perché non farla insieme? MicroMega la conduce dal 1994. Perché ogni tentativo di iniziative comuni ottiene un “fin de non recevoir” tanto silenzioso quanto eloquente? Gli esempi si potrebbero moltiplicare, con moltissimi altri “soggetti”, sigle, movimenti.

La scelta di votare Rodotà per la presidenza della Repubblica è stata un gesto esemplare, perché rovinarlo insolentendolo alla prima affermazione critica nei tuoi confronti? Cosa vogliamo, gli intellettuali organici, come nel vecchio Pci, o obbedienti “perinde ac cadaver” come nella Compagnia di Gesù?

Di cose da discutere, e da fare, insieme, ce ne sono moltissime, ma di queste in prossimi e specifici blog che mi impegno a mandare, nella speranza che ora la discussione e la partecipazione, che invochi nel tuo blog di oggi, possa cominciare davvero, e davvero secondo il principio che uno vale uno.

Un carissimo saluto
Paolo Flores d’Arcais

(14 giugno 2013)

da - http://temi.repubblica.it/micromega-online/caro-grillo-contro-lestablishment-non-contro-il-dissenso/
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« Risposta #68 inserito:: Giugno 17, 2013, 06:46:17 am »

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Cari “dipendenti”, finitela di deluderci

di Paolo Flores d'Arcais | 16 giugno 2013


Tre mesi fa quasi nove milioni d’italiani hanno investito il M5S con uno tsunami di responsabilità. Hanno affidato ai parlamentari di quel movimento il crogiuolo della loro rabbia e delle loro speranze, di un bisogno ormai disperato di “liberazione” dalla politica come corruzione e come chiacchiera, come menzogna e come trattativa con le mafie, come privilegio e come autoreferenzialità. Vi hanno delegato per amore di “giustizia e libertà”, i valori fondanti della Costituzione repubblicana che il governo Berlusconi-Napolitano (eufemisticamente, per i più piccini, governo Letta-Alfano) vuole ripudiare. Quasi nove milioni di cittadini vi hanno chiesto di inaugurare e realizzare un’Altrapolitica.

Sembra invece che quella straordinaria ricchezza di rabbia e di speranze abbiate deciso di dissiparla, di gettarla al macero. Non ne avete il diritto. Non potete trattare il tesoro di passione civile e di rivolta morale che gli italiani vi hanno consegnato, come fosse un bottino che potete sperperare ad libitum. Voi siete, per usare una definizione di Beppe Grillo, i nostri “dipendenti” (e Grillo, dunque, parafrasando la Chiesa per il Papa, il dipendente dei dipendenti del sovrano elettore). Non dovete rispondere a qualche migliaio di attivisti che votano in rete, ma a nove milioni di cittadini che non potete oltraggiare con l’ennesima delusione. Lo state già facendo, però. Altrimenti a Roma non vi avrebbero abbandonato in tre mesi due elettori su tre, e a Catania nove su dieci. Ne tradirete, e perderete, molti altri, se continuerete a trastullarvi col vostro ombelico nella tristezza delle espulsioni e nell’indecenza degli anatemi.

La senatrice Gambaro dice che i toni di Grillo fanno perdere consensi. Può avere torto marcio, ragione solo in parte, o aver messo il dito nella piaga. Ma è demenziale anche solo pensare di cacciarla, perché la “lesa maestà” è diventata obsoleta con la presa della Bastiglia, e l’obbedienza perinde ac cadaver è la divisa della Compagnia di Gesù, non dell’Altrapolitica.

Sento dire che andrebbe espulsa non per l’attacco a Grillo, ma per averlo pronunciato in tv. Per favore! L’avesse scritto in un blog (ripreso ovviamente da tv e giornali) Grillo avrebbe elegantemente incassato e magari seriamente discusso? Siate perciò responsabili. Finitela con la litania dei “chi dice x è fuori”, “chi non fa y è fuori”, dedicatevi all’azione comune con i cittadini che vi hanno eletto e che si aspettano di avervi al loro fianco nelle lotte e nelle proposte, non che vi auto-umiliate nella miseria delle scomuniche.

Il Fatto Quotidiano, 16 giugno 2013

DA - http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/16/cari-dipendenti-finitela-di-deluderci/627839/
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« Risposta #69 inserito:: Agosto 06, 2013, 11:46:14 am »

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Signori dirigenti del Pd, dove arriva il vostro masochismo?

di Paolo Flores d'Arcais | 4 agosto 2013


Berlusconi è ormai, e definitivamente, un delinquente patentato. Un imprenditore, dice lui. Non certo in senso weberiano, semmai un “imprenditore” alla Mackie Messer, il bandito-squalo dell’Opera da tre soldi di Brecht, sentenzia la Corte di Cassazione, confermando la condanna per una ciclopica frode fiscale. Fin qui l’unica condanna definitiva, minimizza qualche mentecatto, dimenticando che anche Al Capone fu condannato solo per evasione fiscale. E che Berlusconi è stato in realtà riconosciuto colpevole di moltissimi altri reati, ma non condannato solo per intervenuta prescrizione o depenalizzazione del reato medesimo, attraverso le famigerate e ripetute “leggi ad personam”. La grazia al Delinquente di Arcore, che definisce “cancro” la magistratura, sarebbe un incentivo alla guerra civile evocata con ricatto eversivo dal coordinatore del Pdl Bondi.

Signori dirigenti del Pd, come potete restare un minuto di più al governo con un delinquente? Vi fate un vanto della vostra appartenenza all’Internazionale socialista, ma c’è uno di quei partiti che accetterebbe di governare con chi ha subito la stessa condanna di Al Capone? Come potete pensare di continuare a cincischiare, quando la situazione è di una semplicità addirittura manichea? Chi resta al governo con un delinquente diventa suo complice, gli regge il sacco. Punto. Lo capisce anche un bambino, lo sanno anche i sassi.

Alla fine dello scorso anno avete votato una legge bipartisan in forza della “non possono comunque ricoprire la carica di deputato e di senatore coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a 2 anni di reclusione”, e ora la dovrete “implementare” (è un atto dovuto) con un voto in Senato che dichiari Berlusconi decaduto. Voto immediato, poiché secondo la legge il Caimano “non può ricoprire la carica” non appena la sentenza sia definitiva, il che è avvenuto alle 19,40 di giovedì 1 agosto.

Tergiverserete, la tirerete in lungo, o addirittura farete mancare i voti per l’espulsione di Berlusconi da Palazzo Madama? Non è pensabile, sarebbe eversione, sarebbe golpismo. E cacciandolo dal Parlamento, potete pensare di restare al governo con i suoi scherani, che stanno scatenando già indecenti gazzarre, mentre i suoi mass media istigano a ennesime aggressioni contro i magistrati? Regalereste a Berlusconi l’ultimo atout: decidere lui quando far cadere il governo, dimostrare che è ancora il Padrone della politica perché anche vostro padrone, perché in grado di dettarvi i tempi, i modi, i temi dell’agenda. Il vostro masochismo è così sconfinato?

Il Fatto Quotidiano, 4 agosto 2013
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« Risposta #70 inserito:: Agosto 14, 2013, 11:14:13 pm »

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La grazia per Berlusconi? Un golpe bianco

di Paolo Flores d'Arcais | 14 agosto 2013

La situazione politica non è mai stata così semplice e cosi chiara. Il capo di una delle tre principali forze elettorali del paese è stato condannato in via definitiva ad una pena superiore ai due anni di carcere, e in forza di una legge votata anche dal suo partito pochi mesi fa non può più essere membro del parlamento. Neppure la grazia presidenziale, scandalosa e inconcepibile, o un’amnistia ad hoc, altrettanto indecente, cambierebbero questo fatto ormai irreversibile: Berlusconi non godrà più della immunità parlamentare.

“La legge è eguale per tutti” significa infatti che è eguale per chi dispone di un solo voto e per chi ne raccoglie alcuni milioni. Ovvietà talmente lineare e lapalissiana che non dovrebbe sfuggire neppure a Giuliano Ferrara, e financo a Pigi Battista, forse (intanto sul “Corriere” se ne è accorto Galli della Loggia: accontentiamoci). Ogni azione per aggirare o annullare l’estromissione definitiva del Delinquente di Arcore dal Palazzo si qualifica perciò come tentativo di ‘golpe bianco’.

Di conseguenza la politica italiana, se resta nell’alveo dell’ordinamento costituzionale, dovrà svolgersi senza Berlusconi. Che probabilmente si darà alla latitanza: dei suoi crimini noi conosciamo sola la punta dell’iceberg rivelata dalle inchieste giudiziarie, mentre l’ex Cavaliere li conosce tutti, e se paventa che un gup potrebbe farlo arrestare ne avrà ben donde.

Il suo partito dovrà perciò attrezzarsi ad esistere con lui latitante – come già avvenne per il Psi di Craxi – o comunque fuori dai giochi. Se ci riuscirà. Altrimenti la destra italiana dovrà darsi altri strumenti elettorali, magari meno eversivi.

A parte i suoi scherani, i ruffiani e le cheerleader mediatiche, non si vede chi altro dovrebbe adoperarsi per impedire che la normalità legale e costituzionale della vicenda Berlusconi segua il suo corso.

Ad affannarsi per l’impunità del Delinquente di Arcore possono essere solo due categorie: i complici e i ricattati. Se i dirigenti del Pd non fanno parte né degli uni né degli altri (un SE da scrivere in maiuscole), la smettano di tracheggiare, riducano i tempi all’osso, come chiede il M5S, e Berlusconi in politica resti solo un disgustoso ricordo.

I suoi lacché faranno cadere il governo? Ci sono altre due maggioranze possibili: un bel governo Rodotà o Zagrebelsky senza ministri di partiti o un brutto governo Pd con gli sbandati del berlusconismo pronti a riciclarsi.

da - http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/08/14/la-grazia-per-berlusconi-un-golpe-bianco/684307/
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« Risposta #71 inserito:: Agosto 29, 2013, 04:32:55 pm »

Nuovo governo o elezioni? Lettera ai parlamentari M5S
   
di Paolo Flores d'Arcais


Cari parlamentari eletti nelle liste del M5S, leggo di profonde divisioni tra voi che ci rappresentate (non so quanto corrispondenti a eventuali divisioni fra noi vostri elettori, da voi rappresentati), nel caso (auspicabilissimo, almeno a mio parere) dovesse cadere il governo Letta e si ponesse la scelta tra un nuovo governo e elezioni immediate con il “Porcellum”.

Faccio ovviamente la tara delle disinformazioni giornalistiche, che in molte testate assumono ormai la menzogna come norma. Schematicamente, la mia opinione di elettore, su cui spero avrò le vostre reazioni, è la seguente:

Una alleanza con il Pd per un governo Letta bis, o comunque con premier Pd e anche solo con ministri Pd sarebbe subalterna e perciò insensata. E probabilmente segnerebbe la fine politica sia del M5S sia di quella parte che vi si prestasse.

Votare con il “Porcellum” sarebbe in contraddizione con quanto promesso, e sarebbe altrettanto insensato (ma anche il vecchio Mattarellum lo sarebbe) perché ogni maggioritario ad un turno, quando vi siano più di due grandi forze in lizza (e oggi sono tre) trasforma le elezioni in pura roulette e gioco d’azzardo (per uno 0,1% in più o in meno si prende tutto, anche avendo meno di un terzo dei voti).

Il M5S può evitare questo Scilla e Cariddi di insensatezze diventando protagonista e avanzando una sua proposta di governo. “Sua” può avere un duplice senso: Premier e ministri del M5S, ma non ci sono i numeri e quindi è comunque matematicamente improponibile. Oppure un premier proposto da M5S che possa ottenere un voto di fiducia in Parlamento. Questa seconda eventualità, che avrebbe una portata “rivoluzionaria”, è difficilissima ma ha dalla sua alcuni atout.

Il M5S aveva già scelto (con il voto on line ristretto ad alcune migliaia di militanti) alcuni nomi per la presidenza della Repubblica, che hanno tutte le caratteristiche per poter essere ottimi premier di rottura rispetto a partitocrazia, inciucio e altri regimi: Rodotà e Zagrebelsky. Sono persone che sceglierebbero come ministri il meglio in fatto di eccellenze nei vari settori che oggi si dia in Italia, e in fatto di programma da sempre si battono per alcuni tra i punti che il M5S ha reiteratamente considerato qualificanti.

Un governo del genere metterebbe il Pd con le spalle al muro e forse lo spaccherebbe, perché dire di no a personalità che appartengono alla migliore storia della sinistra italiana, e a ministri le cui capacità (oltre che onestà) sarebbero incontestabili e certamente apprezzata dalla schiacciante maggioranza degli elettori Pd, costituirebbe per i dirigenti Pd un finale harakiri. Per evitarlo dovrebbero subordinarsi loro alle proposte e scelte del M5S e dunque si spaccherebbero, ma forse un numero di parlamentari sufficiente alla fiducia del governo da voi proposto ci sarebbe, data la pressione dei loro elettori.

Una iniziativa di questo genere porterebbe comunque al M5S milioni di consensi. Nel caso riesca, perché si dovrebbe a una decisione del M5S il miglior governo della storia italiana. Nel caso non riuscisse (per il catafratto e quasi unanime rifiuto del Pd), perché risulterebbe evidente la serietà e il realismo del M5S a fronte della pretestuosità e irresponsabilità del Pd.

In questi giorni in cui è in atto un tentativo ormai sbandierato di “golpe bianco” (perché tale sarebbe anche solo ogni dilazione e rinvio del voto della Giunta del Senato che deve certificare la decadenza del sen. Berlusconi, di cui Violante si è fatto ortabandiera), la capacità di offrire a tutti gli italiani una prospettiva chiara e concreta di definitiva liberazione dal berlusconismo attraverso un governo (abissalmente migliore di tutti i precedenti) e non solo attraverso elezioni anticipate (col “Porcellum” del tutto aleatorie quanto al risultato) farebbe di voi parlamentari del M5S il punto di riferimento di ogni elettore onesto e democratico.

Con fiducia e speranza
Paolo Flores d’Arcais

(28 agosto 2013)

DA - http://temi.repubblica.it/micromega-online/nuovo-governo-o-elezioni-lettera-ai-parlamentari-m5s/
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« Risposta #72 inserito:: Agosto 29, 2013, 04:34:54 pm »

Amnistia, un ricatto golpista
   

di Paolo Flores d’Arcais, da Il Fatto quotidiano, 25 agosto 2013


L’ultimo ukase parla di amnistia. E’ il più indecente, un’amnistia ad personam non si è mai vista. Berlusconi pretende da Napolitano e Letta un golpe bianco. I suoi squadristi al botulino lo battezzano “agibilità politica”, ma in buon italiano di golpe si tratta.

Controlliamo sul vocabolario Treccani: “golpe bianco: colpo di stato svolto senza ricorso alla forza da parte di un governo che eserciti il potere in modo anticostituzionale”. Alla lettera quello che Berlusconi e le sue cheerleader mediatiche vogliono imporre. Sarebbe “esercitare il potere in modo anticostituzionale” se la legge Severino, di cui Alfano menava vanto e primogenitura, non venisse applicata per Berlusconi, considerandolo “legibus solutus” perché unto da milioni di schede. “La legge è eguale per tutti” solo se vale allo stesso modo per chi dispone di un voto e per chi ne raccoglie milioni. Disattendere questo principio significa scalzare il fondamento dell’ordinamento giuridico.

Lascia allibiti che semplicemente se ne discuta. Che su una pretesa golpista si invochi “la trattativa” o anche una semplice “pausa di riflessione”, come vanno blaterando quasi tutti i mass media.

Napolitano, Letta, Epifani hanno ribadito che il ricatto (o “l’agibilità” o cade il governo) è irricevibile. Dichiarazioni che vanno prese alla lettera in tutta la loro impegnativa solennità, perché il mero sospetto che alle parole non seguano comportamenti coerenti suonerebbe offesa nei loro confronti.

Deve essere perciò chiaro che l’inizio del golpe bianco sarebbe segnato da qualsiasi rinvio che la giunta del Senato concedesse il 9 settembre. Ogni giorno e anzi ogni ora di dilazione costituirebbe un bacio della pantofola alla protervia eversiva del Delinquente. Ogni minuto sottratto alla legalità repubblicana una complicità golpista. Oltretutto, lo sfregio andrebbe ripetuto per ogni prossimo processo berlusconiano con eventuale condanna: un salvacondotto tombale di impunità ad personam, un golpe bianco permanente.

Intanto una scheggia di golpe, che Napolitano, Letta ed Epifani passano sotto silenzio, è già la mancata tutela nei confronti del giudice Esposito da parte del Csm.

Quanto alla minaccia di far cadere il governo, si accomodino: è una sciabola di cartapesta, solo che Napolitano, Letta ed Epifani non tradiscano la parola data. Ci sono altre due maggioranze possibili, infatti: un bel governo senza ministri di partito, presieduto da Rodotà o Zagrebelsky, o un brutto governo Letta-bis con qualche decina di sbandati del berlusconismo pronti a riciclarsi.

Al ricatto di Berlusconi e manutengoli può dare ascolto solo chi è ricattabile.

(26 agosto 2013)

DA - http://temi.repubblica.it/micromega-online/amnistia-un-ricatto-golpista/
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« Risposta #73 inserito:: Ottobre 07, 2013, 05:23:52 pm »

NON CI PROVATE

di Paolo Flores d'Arcais

Non ci provate! Non provate a far slittare ancora la cacciata del Delinquente di Arcore da Palazzo Madama. La giunta si riunisce venerdì, può decidere di lavorare con una seduta ad oltranza, e dunque venerdì stesso (o in nottata, se gli avvocati di Berlusconi si presentassero e facessero un’arringa-fiume) votare la proposta della decadenza. Comunicandola immediatamente  al presidente del Senato. Il quale deve convocare la seduta per il voto definitivo “entro venti giorni”. Il che significa da un minuto dopo a venti giorni. E poiché la legge Severino dice “immediatamente”, il presidente del Senato Pietro Grasso ha il dovere di optare per “un minuto dopo” anziché “venti giorni” o qualsiasi lungaggine intermedia.

Calendario alla mano, questo significa sabato 5 ottobre, san Placido (“martire” solo secondo una leggenda, in realtà mai martirizzato dai saraceni ma fidato collaboratore di san Benedetto e patrono dei novizi dell’ordine. Il finto martirio si adatta perfettamente al padrone di Dudù). Nel prossimo week end il voto segreto annienterebbe così definitivamente l’immunità ventennale di Berlusconi (a meno che i 101 pd berlusconiani di complemento non accoltellino la legalità nel buio dell’urna, ma allora sarebbero centinaia di migliaia di italiani a scendere in piazza).

Deve essere chiaro che se il presidente Grasso allungherà i tempi rispetto a sabato, o se prima di lui lo farà la Giunta, saranno responsabili di un vulnus contro lo spirito e la lettera della legge (che dice IMMEDIATAMENTE, ripetiamolo per chi finge di non sapere) e della Costituzione fondata sull’eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla medesima.

Sono perciò i senatori Stefàno e Grasso e le loro decisioni che i cittadini italiani, umiliati e vilipesi da vent’anni di impunità berlusconiana e inciucesca, ma che sono stati capaci di “resistere, resistere, resistere”, osserveranno con intransigente attenzione. Il famoso “usque tandem Berlusconi abutere patientia nostra?”, se Stefàno e Grasso saranno leali alla Costituzione e alla legge, ha ormai una data: questo week end.

http://temi.repubblica.it/micromega-online/non-ci-provate/
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« Risposta #74 inserito:: Ottobre 13, 2013, 05:02:40 pm »

In alto i calici! Berlusconi è un Caimano / Delinquente / Mackiemesser / Eversore, ora lo dicono tutti.

Traiamone le conseguenze
   
di Paolo Flores d’Arcais

Che il comportamento di Berlusconi e dei suoi dipendenti configuri eversione del nostro ordinamento costituzionale viene ormai proclamato ad alta voce anche da coloro che, in campo politico e giornalistico, hanno sistematicamente trattato MicroMega e il suo direttore da estremisti dell’antipolitica proprio perché dicevano la stessa cosa, e ne traevano le logiche conseguenze: se Berlusconi è un Mackie Messer della politica, se è un Delinquente ormai addirittura patentato da una condanna definitiva, se è un eversore che tenta in permanenza un golpe bianco che gli garantisca impunità tombale, che senso ha intrecciare con lui e i suoi dipendenti il più soft degli inciuci, la più light delle intese, larghe o strette che siano, soprattutto se in una situazione di emergenza, che esige il massimo di lealtà repubblicana da parte di tutti i contraenti, e quando ci sarebbe stata una maggioranza per eleggere Rodotà Presidente della Repubblica (bastava che il Pd, del cui antecedente Rodotà è stato proprio Presidente, avesse sommato i propri voto a quelli del M5S), con successive “praterie” per un governo Zagrebelsky o Settis?

Però non faremo polemiche, neppure all’acqua di rose: non siamo credenti ma ricordiamo troppo bene la parabola del figliol prodigo, e dunque ci rallegreremo e basta – festa grande, vitello grasso e in alto i calici – di questa unanime resipiscenza che sta felicemente saturando l’intero orizzonte del centro-sinistra. Con la speranza che non sia prodromo di altre sviste e successive resipiscenze, per quanto riguarda la crisi di governo che il Caimano/Delinquente/Mackiemesser/Eversore – come tutti ormai lo etichettiamo – ha aperto per sfuggire alla galera o alla latitanza.

(En passant: è implicito nella ormai unanime definizione di Berlusconi Caima-no/Delinquente/Mackiemesser/Eversore che qualsiasi salvacondotto, comunque mascherato – dal traccheggiare nella decadenza da senatore alle amnistie e indulti – sarebbe vulnus sanguinosissimo all’ordinamento liberaldemocratico e offesa altrettanto sanguinosissima contro tutti i cittadini onesti).

Un governo è indispensabile perché al voto si deve andare (al più presto), senza Porcellum e avendo approvata la legge di stabilità, o manovra o finanziaria che sia. Per questo governo provvisorio sono possibili due soluzioni (lo andiamo dicendo da quando è nato il Letta-Alfano, perché era evidente come fosse contro natura e che il Caimano/Delinquente/Mackiemesser/Eversore lo avrebbe fatto cadere il giorno stesso in cui i suoi guai giudiziari fossero venuti al pettine): o una maggioranza Pd con Scelta civica e transfughi Pdl, o un governo Rodotà, Zagrebelsky, Settis ecc.

Nel primo caso la sua solidità (o il suo carattere di governicchio) dipenderà dal numero dei transfughi, che è a sua volta funzione del carattere più o meno definitivo e catastrofico del tracollo di Berlusconi. Se viene dichiarato decaduto da senatore a tambur battente, approssimando quella immediatezza (fin qui disattesa) che la legge Severino impone, i Quagliariello e Lupi potrebbero diventare valanga, perché il Cavaliere assai probabilmente sceglierebbe la latitanza, vista la paura, che manifesta come certezza, di mandati di cattura in arrivo (lui sa quanti articoli del codice ha violato e quante volte). La solidità di un Letta bis dipenderà dunque – paradossi della storia – dal tasso di giustizialismo (cioè di “legge eguale per tutti”) che animerà le prossime settimane.

Per realizzare il secondo basterà invece che Pd e M5S, restando abissalmente lontani e magari in continua polemica, propongano entrambi un governo con le personalità di più adamantina caratura repubblicana e di più ineccepibile levatura professionale, estranee alle cabale e agli intrighi della politica politicosa e partitocratica che tanto disgusta ormai la quasi totalità dell’opinione pubblica, intesa come cittadini in carne e ossa.

Quale delle due soluzioni sia la migliore per la “serva Italia” lo capisce anche un bambino e lo sanno anche i sassi. Ma ben venga (“ben” è un modo di dire) anche il meno peggio, con tutti i suoi miasmi, se solo questo il Pd è in grado di volere, purché implichi per Berlusconi l’uscita definitiva dalla scena pubblica, senza speranza alcuna di farvi più neppure capolino.

Non si dimentichi che una manovra finanziaria improntata all’equità (possiamo esser certi che il vocabolo verrà strombazzato comunque urbietorbi) potrebbe avvalersi del 25% dei famosi capitali scudati (rientrati praticamente a tassazione gratuita) e del pagamento dell’Imu da parte della Chiesa, con il che saremmo già a 30 miliardi! Si aggiunga quanto dovrebbero i biscazzieri delle slot machine, e magari la confisca dei conti all’estero che non venissero immediatamente denunciati, e non sarebbe necessaria nessuna manovra “lacrime e sangue” perché saremmo anzi al “grasso che cola” (ma l’elenco delle misure di equità potrebbe facilmente continuare).

Quanto alla legge elettorale, c’è la possibilità del proporzionale nella versione quasi tedesca ventilata dal M5S, o l’uninominale a due turni come per i sindaci (ballottaggio tra i due più votati), dipende se si vuole privilegiare il peso del cittadino nello scegliere i rappresentanti (che daranno vita al governo secondo alchimie post-suffragium) o nello scegliere il governo e la sua maggioranza. Un governo di alto profilo con i Rodotà, Zagrebelsky, Settis, ecc. avrebbe l’autorità morale per uscire comunque dallo stallo suino del Porcellum.

Insomma, ora che siamo tutti d’accordo che un ventennio è trascorso sotto l’egemonia (anche quando non era al governo) di un Caimano/Delinquente/Mackiemesser/Eversore, si può voltare davvero pagina e aprire un libro nuovo, che abbia come titolo realizzare la Costituzione e i valori di giustizia e libertà che la permeano (tranne l’articolo 7, a dire il vero). Basterà essere logicamente coerenti con quanto finalmente si è ammesso.

Noi di MicroMega (e tanti altri, cioè pochi altri) che la coerenza logico-politica l’abbiamo sempre praticata anche quando faceva scattare la polemica d’ordinanza contro l’estremismo-giustizialismo-girotondismo non pretendiamo autocritiche e meno che mai medagliette. Continueremo a fare i portatori d’acqua per “realizzare la Costituzione”, sperando che la coerenza logico-politica sia a partire da oggi la bussola del ravvedimento operoso di quanti hanno finalmente riconosciuto la natura caimandelinquenzialmackiemesserianeversiva di Berlusconi e del berlusconismo, la cui egemonia è durata vent’anni solo grazie alla corrività dell’inciucio e altre intese.

Twitter: Flores_dArcaisP

Il 10 ottobre sarà in libreria con l’editore Laterza il nuovo libro di Paolo Flores d’Arcais, “La democrazia ha bisogno di Dio. Falso!”

(30 settembre 2013)

da - http://temi.repubblica.it/micromega-online/in-alto-i-calici-berlusconi-e-un-caimano-delinquente-mackiemesser-eversore-ora-lo-dicono-tutti-traiamone-le-conseguenze/
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