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Autore Discussione: Oggi né il Consiglio, né la Commissione, né il Parlamento europeo sono nelle ...  (Letto 42 volte)
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« inserito:: Gennaio 14, 2022, 03:18:35 pm »

La democrazia senza un pezzo
•   13 gennaio 2022

Naturalmente è opportuno e utile che oggi Francesco Costa abbia spiegato – nel podcast Morning – alcune dinamiche legate all’elezione del presidente della Repubblica, e che abbia voluto smontare l’idea che il criterio della scelta sia la “qualità” del candidato rispetto al ruolo: qualità che da un lato è un criterio in gran parte soggettivo, e che dall’altro viene richiesta in una quota piuttosto accessibile (l’unico candidato finora, e per niente debole, è Silvio Berlusconi: per dire).
I grandi elettori, ha spiegato Costa, votano il Presidente della Repubblica in base a una serie di criteri che sono di interesse personale – legittimo – o di interesse del loro partito, e legati alle implicazioni e ricadute per se stessi e per il proprio partito di quell’elezione: è in questo senso che vanno ipotizzate e capite le scelte, e come dice Costa sarebbe ingenuo non averlo presente.
È un’ingenuità che molti di noi non hanno, anche se a volte per amor dell’argomento trascuriamo di considerarlo, e proponiamo X che “sarebbe un ottimo presidente della Repubblica”, prima che qualcuno ci ricordi che “non lo voteranno mai”.
Però distinguerei tra assenza di ingenuità e rassegnazione: questo stato di cose, ovvero, non è un buon funzionamento della democrazia, e lo ricorderei. Non è una straordinaria ed encomiabile applicazione della Costituzione cosiddetta “più bella del mondo” e di un sistema di rappresentanza che sosteniamo quotidianamente di voler difendere. Un pezzo importante dei meccanismi di eventuale funzionamento della democrazia è fatto dalle persone: le persone che eleggono e le persone che vengono elette. E al corretto promemoria di Costa sugli interessi in gioco – dei grandi elettori e dei loro partiti – aggiungo il chiarimento di quello che dovrebbe essere il principale: ovvero quello del paese.
Inciso. Perdonatemi la tromboneria dell’espressione “interesse del paese”, chiamatelo “bene comune” o “comunità”; ma non voglio dire “i cittadini”, “la gente”, che sono termini di ruffianeria populista che trasmettono l’idea di tanti interessi singolari, di nuovo. Quello per cui vengono eletti i “grandi elettori” non sono gli interessi miei, tuoi, della mia vicina di casa e così via fino a fare sessanta milioni di interessi: sono gli interessi complessivi e lungimiranti di una comunità e di un paese, che dovranno esistere ancora quando saremo morti. Fine dell’inciso.
Insomma, non è una democrazia nobile né ben funzionante quella in cui i rappresentanti non fanno l’interesse di ciò che rappresentano, e in cui i cittadini – qui sì, ciascuno di noi – hanno eletto rappresentanti che non lo fanno. Usciamo da giorni di celebrazione e rispetto per l’impegno devoto all’Europa e al ruolo di David Sassoli, e dobbiamo vivere come normale un parlamento di persone e leader politici che scelgono il presidente della Repubblica senza pensare a cosa sia meglio per i prossimi sette anni dell’Italia? Dobbiamo, sì, non siamo ingenui: ma non va bene, nemmeno nel cinico e stupido 2022. Eleggere una brava persona col senso del ruolo e della responsabilità e l’intelligenza politica necessaria, apprezzata o tollerata da una estesa quota del paese, non sarebbe un impegno così sbagliato, a essere ingenui. Criteri in parte soggettivi, ma in gran parte no (vedi Berlusconi, solo per tornare sull’unico esempio).
Nel 2023 andrebbe fatto uno sforzo di rieducazione di candidati ed elettori, sulle loro responsabilità nel funzionamento della democrazia. A essere non ingenui, ma neanche rassegnati.

Da - https://www.wittgenstein.it/2022/01/13/la-democrazia-senza-un-pezzo/
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« Risposta #1 inserito:: Gennaio 22, 2022, 06:55:23 pm »

“Oggi né il Consiglio, né la Commissione, né il Parlamento europeo sono nelle mani del Partito socialista europeo.

A un certo punto le carte non sono state giocate bene”, è stato il commento ieri di un vecchio saggio socialista come Javier Solana sull'elezione di Roberta Metsola alla presidenza del Parlamento europeo.
L'ascesa della deputata maltese del Ppe sullo scranno più alto segna la disfatta dei socialisti nella battaglia sulla leadership delle istituzioni europee. I popolari non solo si riprendono la presidenza del Parlamento europeo: il Ppe conserva anche il primo vice presidente vicario e il segretario generale, nonostante il gruppo dei Socialisti&Democratici avesse preteso di essere più rappresentato negli incarichi di responsabilità politica o amministrativa in cambio del voto a Metsola.

Il dominio del Ppe sulla leadership dell'Ue si estende praticamente a tutte le istituzioni, con l'eccezione della presidenza del Consiglio europeo, affidata al liberale Charles Michel (che però si è confinato al ruolo di mediatore notarile tra capi di stato e di governo). Alla Commissione c'è Ursula von der Leyen. Alla Banca centrale europea c'è Christine Lagarde. All'Eurogruppo c'è Pascal Donohoe. Alla Corte dei conti c'è Klaus-Heiner Lehne. I grandi vincitori della giornata di ieri sono Manfred Weber, il presidente del gruppo del Ppe, che consolida il ruolo dei popolari come forza dominante, e il segretario generale del Parlamento europeo, Klaus Welle, che almeno per il momento salva il suo posto. Le trattative sulla sostituzione di Welle sono state rinviate a più tardi. Ma uno dei favoriti per succedergli come segretario generale del Parlamento europeo è un altro funzionario vicino al Ppe, lo spagnolo Jaume Duch.

Le parole di Solana sono una critica (non troppo velata) alla capogruppo dei socialisti, Iratxe García, e soprattutto al primo ministro spagnolo, Pedro Sanchéz. Nel 2019 è stato Sanchéz a negoziare la distribuzione degli incarichi ai vertici delle istituzioni dell'Ue. Il premier spagnolo ha fatto lo stesso errore che fece Matteo Renzi nel 2014. Forte del suo risultato elettorale, ha adottato una strategia nazionale, invece di privilegiare il Partito socialista europeo. Renzi, che all'epoca era ancora alla testa del Pd, aveva incassato Gianni Pittella come presidente del gruppo dei Socialisti&Democratici (S&D) e Federica Mogherini come Alto rappresentante per la politica estera. Sanchéz ha potuto sbandierare in patria García come presidente del gruppo dei S&D e Josep Borrell come Alto rappresentante. Ma per governare l'Ue non basta.

Un capogruppo socialista conta poco, tanto più se entra in conflitto con alcune delegazioni nazionali chiave come i socialdemocratici tedeschi. L'Alto rappresentante è sempre in giro per il mondo (fisicamente o virtualmente) e non ha tempo per occuparsi dei giochi di potere bruxellesi. Il Ppe, invece, si comporta come un vero partito su scala continentale. Le delegazioni nazionali, così come i primi ministri, si sostengono e proteggono tra loro. C'è un posto da occupare o una politica da imporre, ed è tutta la macchina del Ppe che si mette in moto. Nonostante tutte le buone intenzioni, i socialisti europei non riescono a essere partito né a essere europei fino in fondo.

Il gruppo dei liberali di Renew soffre di un male diverso: quello del tatticismo. Lo dimostra l'elezione dei vicepresidenti del Parlamento europeo avvenuta sempre ieri. Il presidente di Renew, Stéphane Séjourné, ha concluso un patto con il Ppe e i sovranisti dei Conservatori e riformatori europei (Ecr) per assicurare l'elezione dei suoi tre candidati liberali alla vicepresidenza. Abbiamo potuto consultare un'email inviata ai deputati di Renew a cui veniva chiesto di sostenere il candidato dell'Ecr. Risultato: il nazionalista lettone, Roberts Zile, è stato eletto con i voti di Renew. Per contro è rimasto fuori uno dei due candidati dei Verdi, Marcel Kolaja. Il patto con il diavolo sovranista non offre una buona immagine della creatura di Emmanuel Macron, ancor meno nel giorno in cui il presidente francese fa il discorso al Parlamento europeo sul semestre di presidenza dell'Ue.

Sul Foglio spieghiamo che l'elezione di Metsola apre una nuova fase di anti populismo nell'Ue. I gruppi sovranisti hanno cercato di dare l'impressione di aver rotto il cordone sanitario, votando per la maltese. Per Identità e democrazia: la leghista Mara Bizzotto non è stata eletta alla vicepresidenza. Anche un altro candidato italiano, Fabio Massimo Castaldo del Movimento 5 Stelle, ha perso la vicepresidenza. Le delegazioni italiane hanno offerto uno spettacolo inedito ieri: Metsola ha raccolto una coalizione più ampia di quella di Mario Draghi, ottenendo i voti di quasi tutti, dal Movimento 5 stelle a Fratelli d'Italia, passando per il Partito democratico e Italia viva (solo gli ex grillini passati ai Verdi non hanno sostenuto la maltese). Ma Metsola è il puro prodotto dell'establishment europeo ed stata eletta sulla base di un programma europeista, che non ha niente a che vedere con le fantasie populiste o sovraniste.



Buongiorno! Sono David Carretta e questa è Europa Ore 7 di mercoledì 19 gennaio, realizzato con Paola Peduzzi e Micol Flammini, grazie a una partnership con il Parlamento europeo.

Macron parlerà del filo rosso della sovranità europea - Il presidente francese, Emmanuel Macron, oggi non dovrebbe ripetere l'esercizio noioso dell'illustrazione del programma del suo semestre di presidenza del Consiglio dell'Ue. Fonti dell'Eliseo ci hanno spiegato che, davanti al Parlamento europeo, Macron intende “riprendere il filo rosso della sovranità europea” e indicare “nel contesto internazionale agitato che è il nostro la via singolare che l'Europa può tracciare”. Macron dovrebbe spiegare che l'Ue è "un modello particolare di difesa dei valori, di difesa della democrazia liberale, di difesa di un modello di crescita durevole e di protezione sociale”. Per il presidente francese, quella europea è una “voce singolare nel suo rapporto al mondo, al suo vicinato, nel suo sforzo di essere una potenza di stabilità e di prosperità”, ci hanno spiegato le fonti dell'Eliseo. Ma concretamente?

Scholz parla di Nord Stream 2, Baerbock supera il test Lavrov - Concretamente tocca al segretario di Stato americano, Antony Blinken, aiutare gli europei a evitare una guerra con la Russia. Blinken sarà oggi in Ucraina, prima di volare a Berlino giovedì, dove incontrerà il cancelliere tedesco Olaf Scholz, il ministro degli Esteri, Annalena Baerbock, e il Quad transatlantico (Usa, Regno Unito, Francia e Germania). Scholz ieri ha finalmente detto qualcosa su Nord Stream 2. "E' chiaro che ci sarà un alto prezzo da pagare e che tutto dovrà essere discusso se ci dovesse essere un intervento militare in Ucraina", ha detto Scholz ai giornalisti che gli chiedevano del gasdotto. Nel frattempo, a Mosca, Baerbock ha superato la prova della conferenza stampa con il ministro russo degli Esteri, Sergei Lavrov. Pur ribadendo la volontà di dialogo, Baerbock ha saputo tenere testa a Lavrov sui principi internazionali, le conseguenze di un intervento in Ucraina, Alexei Navalny e Memorial. Sul Foglio Micol Flammini spiega chi decide a Berlino sulla Russia. Sempre sul Foglio Daniele Raineri spiega come il Regno Unito abbia organizzato un ponte aereo per rifornire l'Ucraina con missili anticarro disegnati per rendere costosa l'invasione russa.

L'Ecofin spaccato sulla tassazione delle multinazionali - Polonia e Ungheria sono tra gli stati membri che minacciano di bloccare l'adozione all'Ecofin della direttiva proposta dalla Commissione per implementare l'accordo all'Ocse sulla tassazione delle multinazionali, in particolare l'aliquota minima del 15 per cento. I ministri delle Finanze dell'Ue sono spaccati. Problema: sulla tassazione serve l'unanimità. Varsavia e Budapest non sono gli unici a frenare. Diversi ministri hanno sollevato un problema di calendario (l'entrata in vigore della direttiva all'inizio del 2023 è considerata prematura) e la necessità di avere tempo per negoziare i dettagli tecnici. Malta ha chiesto di tenere conto dell'impatto sulla sua economia.

Le Maire smentisce la “leggenda bruxellese” sulla spaccatura con Lindner - Il ministro francese delle Finanze, Bruno Le Maire, ieri si è sentito costretto a smentire una spaccatura con il suo collega tedesco, Christian Lindner, sulla revisione delle regole del Patto di stabilità e crescita. “E' una leggenda urbana, o meglio una leggenda bruxellese”, ha detto Le Maire durante una conferenza stampa al termine dell'Ecofin. “Non c'è dibattito sulla necessità di ridurre il debito. Tutti sanno che dobbiamo ridurre il debito” e “ricostruire le riserve per essere in grado di affrontare una prossima crisi”, ha detto Le Maire: “La questione è il calendario per diminuire il debito e a quale ritmo”.

Lindner si definisce “un falco amichevole” - “Non sono un falco spaventoso. Sono un falco amichevole”, ha detto ieri il ministro tedesco delle Finanze, Christian Lindner, per cercare di mettere fine alle polemiche innescate dalle sue dichiarazioni prima dell'Eurogruppo di lunedì. Qual è la differenza? “Sono aperto alle discussioni. La Germania vuole essere parte della soluzione, non parte del problema”, ha risposto Lindner. Al termine dell'Ecofin, il ministro tedesco delle Finanze ha aggiunto di essere aperto a uno "sviluppo ragionevole" delle regole fiscali, anche se hanno garantito flessibilità durante la crisi. In futuro il Patto deve "perseguire l'idea di crescita, così come di stabilità fiscale e finanze pubbliche sostenibili", ha detto Lindner.

Dombrovskis vede “terreno comune” sulle regole fiscali - La disputa tra Le Maire e Lindner in realtà non è una disputa. I negoziati sulla revisione del Patto di stabilità e crescita sono solo all'inizio. Per ora è la fase del pre posizionamento. La proposta lanciata a dicembre da Mario Draghi e Emmanuel Macron sul Financial Times è giudicata eccessiva da diverse capitali. In un modo o nell'altro la Germania doveva rispondere. Al termine dell'Ecofin ieri, il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis ha spiegato che tra i ministri delle Finanze c'è un "accordo generale" sulla necessità di rendere le regole fiscali più favorevoli agli investimenti per finanziare la doppia transizione climatica e digitale e, più in generale, alla crescita. "Come sempre il diavolo sta  nei dettagli", ha spiegato Dombrovskis: "dovremo trovare il giusto equilibrio per assicurare percorsi credibili di riduzione del debito senza minare la crescita economica e fornendo spazio per finanziare le transizioni verde e digitale dell'economia".

La Finlandia annuncia la fine delle restrizioni Omicron a metà febbraio - La Finlandia è il primo paese ad annunciare la fine di alcune restrizioni introdotte per affrontare l'ondata di contagi provocata dalla variante Omicron. I controlli alle frontiere termineranno alla fine del mese di gennaio, quando è atteso il picco delle infezioni. Altre restrizioni resteranno in vigore fino a metà febbraio. “Stiamo guardando oltre l'ondata Omicron”, ha detto ieri il primo ministro, Sanna Marin: “Ora stiamo iniziando a prepararci su come porre fine gradualmente alle misure”.

EuroNomine - Il collegio dei commissari ieri ha nominato l'italiana Marina Zanchi come consigliere principale e direttore della nuova Agenzia esecutiva sanità e digitale (il pessimo acronimo bruxellese è HaDEA).


Da - https://mailchi.mp/ilfoglio/con-metsola-disfatta-socialista?e=fbfc868b87
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