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Autore Discussione: SOCIALESIMO. Perchè.  (Letto 2700 volte)
Arlecchino
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« inserito:: Ottobre 21, 2021, 11:06:37 am »


SOCIALESIMO, perché.

Perché è un termine nuovo che deve contenere il concetto assoluto di DEMOCRAZIA e il progetto sociale di SOCIALISMO.

Perché è molto meglio utilizzare “esimo” come per esempio:

cristianesimo, cattolicesimo, umanesimo, battesimo, confucianesimo, incantesimo ecc. ecc. sino al mio ultimo parto SOCIALESIMO!

“Esimo”, suffisso che unito a molte parole e infiniti numeri ci porta a più ampie vedute e una maggiore ricchezza di contenuti, rispetto al cugino “ismo”, già più oppressivo di suo.

ggiannig ciaooo
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« Risposta #1 inserito:: Ottobre 27, 2021, 12:33:13 pm »

Gianni Gavioli

Sempre più spesso mi viene da considerare, leggendo alcuni commenti, che i veri problemi per questo paese vengano si dà quel lungo elenco di insufficienze politichesi, dalla malavita di ogni tipo corruzione compresa, oppure dal chiasso contradaiolo di poveri cristi sociali presi in giro e strumentalizzati da Sfascisti di vertice o di borgata, ma no, quelli una democrazia completa e le nostre democratiche Forze dell'ordine ci metterebbero e ci mettono in sicurezza.

Allarmante invece che una moltitudine di intellettuali e persone colte non si rendano conto di quanto Male fanno, con i loro scritti sfascisti, non per la volontà di sfasciare il Sistema, ma soltanto per soddisfare il loro narcisismo patologico.

Il loro infelice narcisismo patologico (che è un disturbo di personalità con precisi sintomi).

Io su Fb del 26 ottobre 2021
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« Risposta #2 inserito:: Ottobre 29, 2021, 12:07:47 pm »


Per SOCIALESIMO DEMOCRAZIA SOCIALISTA intendiamo si debba dare priorità al Progetto prima di tutto, alla DEMOCRAZIA COMPLETA, poi solo dopo averla realizzata, arrivare al SOCIALISMO.

Non è un particolare di poco conto, richiede tempo, volontà politica e sociale!


La Democrazia si può manipolare, ma non sarebbe più Democrazia Completa! La nostra di oggi è INCOMPLETA come Democrazia e lo vediamo in questi giorni, malgrado ci sia Draghi al Governo e Mattarella alla Presidenza della Repubblica.

Il Socialismo, la Storia di secoli lo dimostra, è un complesso di ideologie, movimenti, dottrine, orientamenti politici di sinistra, che tendono a trasformare la società.

Se il Socialismo nel trasformare la nostra società (ed è necessario farlo) non è ben controllato da uno STATO DEMOCRATICO COSTITUZIONALE, diverrebbe malleabile in senso pericolosamente negativo!

Sia per l’Individuo, sia per la Comunità stessa.

ggianni ciaooo
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« Risposta #3 inserito:: Novembre 05, 2021, 11:43:33 pm »

CATEGORIA: NEOS LEX

Perché il federalismo senza responsabilità fiscale non funziona

  scritto da Econopoly il 05 Novembre 2021
NEOS LEX

Post di Andrea Pradelli, laurea magistrale in Economia e Scienze Sociali all’Università Bocconi, e PhD student in Economics and Management all’Università di Trento –
Politica valutata: Riforma federale belga (1993) e accordo Lambermont (2001)

Obiettivo: Transizionare con successo ad uno Stato federale.

Impatto: La riforma del 1993, che attribuiva agli enti locali autonomia di spesa ma non potere di riscossione delle imposte (Vertical Fiscal Imbalance), ha avuto un impatto negativo sulla crescita economica. Dopo la riforma del 2001, che attribuiva responsabilità fiscale agli enti locali, questo impatto negativo è svanito; anzi, l’accordo Lambermont sembra avere avuto un effetto positivo sulla crescita economica.
Dagli anni ’80 il federalismo è entrato di prepotenza nel dibattito pubblico italiano, prima con l’ascesa delle Leghe, poi con la discussa riforma del Titolo V del 2001. Nonostante ciò, una vera transizione da stato unitario a stato federale non è mai avvenuta. Nel frattempo, si è iniziato a parlare di federalismo anche a un livello superiore, auspicando un’Europa unita come federazione di stati. Dare un giudizio sul federalismo è complicato: per i sostenitori la concorrenza fra territori genererebbe efficienza e avvicinerebbe la politica ai bisogni dei cittadini, per i detrattori il federalismo favorirebbe la spesa clientelare e romperebbe la solidarietà fra regioni più ricche e regioni più povere.

Per rispondere a questa domanda, Alessio Mitra e Anastasios Chymis (2021) hanno analizzato l’unico Paese OCSE che negli ultimi 60 anni ha effettuato la transizione da Stato unitario a Stato federale: il Belgio. Paese multietnico e trilingue, in cui si parlano francese, olandese (fiammingo) e tedesco, il Belgio ha sempre faticato a trovare un’identità unitaria. Gli sforzi per trasformare il Belgio in un Paese federale iniziarono alla fine degli anni ’80: l’Atto Speciale dell’Agosto 1988 devolveva agli enti locali responsabilità su istruzione, sviluppo e spese per investimenti. La vera svolta, però, arrivò nel 1993, quando il primo ministro Jean-Luc Dehaene cambiò la Costituzione per trasformare il Belgio in uno stato federale. L’articolo uno del nuovo testo recita: “Il Belgio è uno stato federale composto da Comunità e Regioni”. La riforma portò all’elezione diretta dei parlamenti delle Comunità e delle Regioni e a un aumento della loro autonomia di spesa. Secondo il Comparative Political Data Set (Armingeon et al., 2020), il Belgio passò da “no federalism” a “strong federalism”.
La riforma, però, aveva un potenziale difetto: attribuiva ampia autonomia di spesa agli enti locali, ma senza responsabilità fiscale. In poche parole, Comunità e Regioni potevano scegliere come spendere, ma i loro fondi provenivano da trasferimenti dallo Stato centrale. Questa situazione in cui la spesa è decentrata e la tassazione è centralizzata si chiama Vertical Fiscal Imbalance (VFI). Con la riforma del 1993 la percentuale della spesa locale non finanziata da gettito fiscale locale arrivò al 70%. Nel 2001 il governo presieduto da Guy Verhofstadt tentò di correggere la rotta approvando l’Accordo Lambermont, che assegnava alle Regioni la responsabilità per la gestione e l’applicazione di 12 tasse regionali, prima di competenza di Bruxelles.

Nel paper “Federalism, but how? The impact of vertical fiscal imbalance on economic growth. Evidence from Belgium”, Mitra e Chymis hanno studiato l’impatto della riforma del 1993 e dell’Accordo Lambermont sulla crescita del PIL. Per farlo, hanno adottato un metodo relativamente nuovo, il Synthetic Control Method (SCM). Semplificando, questa strategia permette di paragonare l’andamento del PIL pro-capite belga (treated unit) prima e dopo la riforma del 1993 con quello di un gruppo di Paesi simili al Belgio per popolazione, economia e cultura, che non hanno effettuato la transizione federale (synthetic control unit). L’obiettivo è simulare quale sarebbe stato l’andamento del PIL belga senza la riforma del 1993, per condurre un’analisi controfattuale.
 
Belgio e gruppi di controllo hanno un andamento simile prima del 1993, ma dopo la riforma il gruppo di controllo ha risultati migliori di quelli del Belgio, soprattutto dopo le prime elezioni post-riforma, tenutesi nel 1995. Questo significa che senza la riforma federale il Belgio sarebbe cresciuto più rapidamente. Dopo l’accordo Lambermont, che ha ridotto la Vertical Fiscal Imbalance, l’effetto negativo della riforma è svanito, anzi, l’accordo ha avuto un effetto positivo sulla crescita del PIL, seppur meno consistente di quello della riforma.
 
Secondo gli autori, questi risultati confermerebbero che a frenare la crescita del PIL non sia stato il federalismo in sé, quanto la Vertical Fiscal Imbalance: l’effetto sparisce una volta che il governo interviene per correggere la VFI. Infatti, se le Regioni sono libere di spendere autonomamente ma non di finanziarsi con le tasse raccolte sul territorio, si crea il cosiddetto “common pool problem”: i benefici di un programma di spesa pubblica sono limitati agli abitanti della regione, ma i costi sono sopportati da tutto il Paese. In questo modo si crea un fortissimo incentivo alla spesa clientelare e improduttiva, spesso per scopi elettorali.
Il controllo dei cittadini sui politici, uno dei cavalli di battaglia dei sostenitori del federalismo, viene meno: i cittadini, infatti, “vedono” solo i benefici delle spese regionali, non i costi. Allo stesso tempo i politici sono consapevoli che, indipendentemente dai risultati economici del loro governo, potranno sempre contare sugli stessi trasferimenti dallo stato centrale. L’unica soluzione per rompere questo circolo vizioso è rendere le regioni capaci di autofinanziarsi. In questo modo, le regioni potranno spendere (al netto di eventuali trasferimenti di solidarietà) solo quanto ricavato dalle tasse regionali raccolte sul territorio. Questo, per gli autori, creerebbe un incentivo a spendere in maniera oculata, perché solo politiche favorevoli alla crescita possono aumentare i proventi della regione.

I risultati di Mitra e Chymis possono essere estesi ad altri Paesi federali, come Svizzera, Germania e Austria, che hanno avuto problemi nel controllo della spesa pubblica locale a causa del VFI e hanno provato a correggerli con riforme simili all’Accordo Lambermont. Allo stesso tempo, il caso del Belgio deve suonare come monito per tutti i Paesi dove una parte dell’opinione pubblica chiede la transizione al federalismo, come Italia e Spagna, ma anche per i sostenitori dell’Europa federale: il federalismo senza responsabilità non funziona. La sfida per i federalisti nazionali ed europei sarà disegnare un sistema in cui le entità subnazionali siano in grado di autofinanziarsi con i proventi delle tasse locali, senza che questo porti a divari regionali troppo ampi. Il federalismo è un’opportunità da non sprecare.
Twitter @neosmagazine

DA - https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2021/11/05/federalismo-tasse-locali-belgio/?uuid=96_1d7xsCXU
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« Risposta #4 inserito:: Novembre 09, 2021, 03:33:11 pm »

Né la cattiva politica, né gli italiani assonnati anche dal post virus lo meriterebbero, ma Il Presidente Mattarella deve donarci il suo sacrificio, di alto valore, ancora per almeno un anno.

ciaooo

---

Letta dice: tutto bloccato sino all’elezione del presidente (sic!)

Un motivo in più per chiedere al Presidente Mattarella la proroga del suo impegno, per almeno un anno.
Questi politici non si rendono conto che il "tutto bloccato" pesa sulla vita di tutti gli Italiani!
L'unico "tutto bloccato" che sarebbe accettabile, da noi cittadini, sarebbe quello per andare a votare il più presto possibile!
ciaooo

Io su Fb il 9 novembre 2021


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« Risposta #5 inserito:: Novembre 21, 2021, 11:23:58 pm »

OLTRE IL LEADERISMO, PIU’ PARTECIPAZIONE E PIU’ DEMOCRAZIA- di Oreste De Pietro - Politica Insieme

Posta in arrivo

ggiannig <ggianni41@gmail.com>
sab 20 nov, 14:31 (1 giorno fa)
a me

https://www.politicainsieme.com/oltre-il-leaderismo-piu-partecipazione-e-piu-democrazia-di-oreste-de-pietro/
 
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« Risposta #6 inserito:: Novembre 24, 2021, 10:06:25 pm »


Gli Sfascisti cercano e vogliono lo SFASCIO dell'Italia, i Novax sono solo una parte di loro.
L'iceberg dell’Essere “Contro” e dello Sfascio, ha un sommerso più grande della parte visibile.


Ma il consenso allo Sfasciare non è ampio come appare dai Media Padronali.

I nostri Greggi degli scontenti di sé e i nostri Branchi dei cattivi naturali, non sono tutti completamente inconsapevoli che andare in guerra contro le Istituzioni comporta morti e feriti, tra le loro schiere ma non solo.
I carnefici di tutte quelle vittime, saranno i Virus, ma soprattutto i Predoni nostrani che intendono indebolire la nostra Democrazia.

Democrazia che intendono indebolire soprattutto:

per farne loro preda come stanno facendo,

per infiltrarla con capitali riciclati come stanno facendo,

agendo da sponda ad espansionisti, economici e dei poteri stranieri, come stanno facendo,

non ultimo, preparandosi con la pratica della cattiva politica, a farla conquistare dal miglior offerente tra i due (per ora) competitori stranieri oggi in gara.   

Il tutto tra la miopia della fantasiosa Europa quella dei “tanti parenti serpenti” portati dentro casa e la
pluri-deflorata, da Trump e repubblicani, realtà americana che fugge dai problemi che ha provocato, per risanare quelli in casa.

Ma a differenza dell’Europa zoppa, gli Usa i problemi li risolveranno in fretta GUADAGNADOCI!
 
ggiannig ciaooo
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« Risposta #7 inserito:: Gennaio 06, 2022, 05:40:29 pm »

Francesco Forte
Il cordoglio del Senato per la scomparsa

Il presidente Elisabetta Casellati: "Un riferimento della cultura liberale e riformista"

"Mi rattrista profondamente la scomparsa di Francesco Forte, economista e politico, senatore per due legislature, che nella sua lunga e poliedrica attività di parlamentare, ministro, accademico, editorialista, è stato un punto di riferimento della cultura liberal-riformista in Italia. Le sue analisi, mai scontate, erano lucide e originali elaborazioni della realtà, che univano il rigore della scienza delle finanze alla capacità visionaria e idealista, con un respiro che travalicava i confini nazionali. Esprimo la mia vicinanza alla famiglia". Così il presidente del Senato Elisabetta Casellati.
Per raccontare Francesco Forte, c'è bisogno di una enciclopedia che raccolga la sua ricchissima biografia di studioso e di politico.

Basti ricordare la designazione di Luigi Einaudi negli anni '70 alla successione nella cattedra di Scienza delle Finanze di Torino, già incarico occupato dall'ex Presidente della Repubblica che iniziò la sua carriera giornalistica e politica tra i socialisti di Palazzo Campana e sulle colonne di Critica Sociale con Turati ai primi del '900.
E il suo rapporto di amicizia con il Nobel Oliver Williamson che inaugurò negli Usa la disciplina cosiddetta "Law and Economics" (Analisi economica del diritto") che intreccia la dinamica economica con il progresso delle norme e delle istituzioni pubbliche fino a giungere a forme di autogoverno: supposta l’idea-tipo della concorrenza perfetta tale disciplina viene impiegata per comprendere i fallimenti del mercato e il ruolo del diritto nel risolvere o nel generare tali fallimenti.

Non va assolutamente dimenticato la dedizione di Forte per Ezio Vanoni, tra gli estensori, con Pasquale Saraceno, del cosiddetto "Piano" di ricostruzione dell'Italia nel dopoguerra, frutto degli studi del gruppo di Camaldoli, promosso dall'allora segretario di Stato vaticano, Montini, e fucina della rinascita della DC. Vanoni fu chiamato ad elaborare il progetto finanziato dal piano Marshall pur essendo cresciuto nelle fila del socialismo di Turati e Matteotti per la sua competenza derivata dalla scuola liberalsocialista della Critica Sociale. Come diceva ridendo Francesco Forte, Vanoni si ritrovò così a "buscarle dai fascisti e dai comunisti" allo stesso tempo. Socialdemocratico, non aderì al Fronte voluto da Nenni.

Al momento della sua morte Francesco Forte aveva definito un Comitato scientifico di prim'ordine per il rilancio di Critica Sociale a cui era particolarmente legato per la sua stessa formazione, come fu la Rivista scuola anche per la formazione del suo maestro, Einaudi.
Nulla può esaurire la esposizione della sua vastissima esperienza e cultura.
È necessario almeno ricordare che partecipò e contribuì alla stesura del Rapporto per la riduzione del debito del Terzo Mondo per conto di Bettino Craxi incaricato dall'ONU per questo progetto giunto al suo termine, purtroppo, alla vigilia della fase storica opposta, ovvero alla vigilia della globalizzazione che si nutrì di debito pubblico internazionale.

Nel trigesimo sarà nostra cura promuovere un convivio del Comitato scientifico di Critica Sociale da lui costituito e presieduto con la adesione di numerosi studiosi, molti dei quali ordinari di economia, storia e scienze politiche delle Accademie italiane, per un seminario sulla sua opera e sul suo pensiero.
Va anche detto che la sua scomparsa ci priva di un "bon-bon", ovvero del puro piacere mentale di creare con la logica applicata all'esperienza, soluzioni spesso irrealizzabili ma non inverosimili su cui era uno spasso intrattenersi con Franceso nelle interminabili conversazioni personali o telefoniche. Un tratto umano inscindibile dalle sue straordinarie capacità di analisi e genialità creativa.
 
stefano carluccio
   
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CRITICA SOCIALE
Rivista fondata nel 1891 da Filippo Turati
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Direttore responsabile: Stefano Carluccio

Reg. Tribunale di Milano n. 646 del 8 ottobre 1948
edizione online al n. 537 del 15 ottobre 1994

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