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Autore Discussione: Il termine Giusto è tratto dal passo del Talmud che afferma "chi salva una ...  (Letto 1638 volte)
Arlecchino
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« inserito:: Ottobre 15, 2021, 11:50:31 pm »

CHI SIAMO

Chi sono i GIUSTI?

Il termine Giusto è tratto dal passo del Talmud che afferma "chi salva una vita salva il mondo intero" ed è stato applicato per la prima volta in Israele in riferimento a coloro che hanno salvato gli ebrei durante la persecuzione nazista in Europa. Il concetto di Giusto è stato ripreso per ricordare i tentativi di fermare lo sterminio del popolo armeno in Turchia nel 1915 e per estensione a tutti coloro che nel mondo hanno cercato o cercano di impedire il crimine di genocidio, di difendere i diritti dell'uomo - in primo luogo la dignità umana - nelle situazioni estreme, o che si battono per salvaguardare la verità e la memoria contro i ricorrenti tentativi di negare la realtà delle persecuzioni.

La nascita di Gariwo
Il Comitato per la Foresta dei Giusti-Gariwo onlus ha iniziato a operare a Milano nel 1999 e si è costituito ufficialmente nel 2001. Nel 2009 è diventato onlus.
È presieduto da Gabriele Nissim, storico e autore di libri sull'argomento (Ebrei Invisibili, L'uomo che fermò Hitler, Il Tribunale del Bene, Una bambina contro Stalin, La bontà insensata) fondatore insieme a Pietro Kuciukian, presidente del Comitato Internazionale dei Giusti per gli Armeni, membro dell'Unione degli Armeni d'Italia, autore di libri sul genocidio armeno e sui Giusti per gli Armeni (Le terre di Nairi, Dispersi, Voci nel deserto), console onorario d'Armenia in Italia, a Ulianova Radice e Anna Maria Samuelli.
A Sarajevo è stata fondata Gariwosa, la sezione di Gariwo per la Bosnia-Erzegovina (Gardens of the Righteous Worldwide Sarajevo), presieduta da Svetlana Broz, autrice del libro I Giusti nel tempo del male.
L'intento di Gariwo, la foresta dei Giusti, è di accrescere e approfondire la conoscenza e l'interesse sui Giusti.

In data 16/6/2020 il Comitato ha deliberato di trasformarsi in Fondazione. La Fondazione è stata riconosciuta in data 6 luglio 2020 e iscritta nell’apposito Registro in data 9 luglio 2020.

La Fondazione GARIWO - onlus è un’istituzione che raccoglie insieme persone di diverse idee, convinzioni politiche e religiose, col fine di far conoscere e onorare i Giusti di tutto il mondo.
La Fondazione ha una Direzione e una struttura interna che esprimono le posizioni pubbliche di GARIWO, nei canali ufficiali e nei comunicati della Fondazione.
Ogni persona che collabora è ovviamente libera di esprimere le proprie opinioni personali, anche sul Sito di GARIWO (che è una tribuna aperta alla discussione e al confronto), ma queste non vanno considerate espressione ufficiali di GARIWO.
Esistono inoltre gli "ambasciatori", che con il loro lavoro contribuiscono a stimolare e arricchire il dibattito sui Giusti individuando strumenti di approfondimento, fornendo riflessioni, suggerendo figure significative e aiutandoci a diffondere il messaggio dei Giusti, e un Comitato Scientifico. La Fondazione non è responsabile di opinioni e posizioni personali che essi eventualmente possono esprimere sulla scena pubblica.

A partire dalla fine degli anni '90, Gariwo ha ricevuto il sostegno di diverse personalità, che hanno supportato le iniziative e l'appello per una Giornata dei Giusti.

In particolare, Gariwo promuove:
- la costituzione di luoghi della memoria (piccole "foreste" in diverse parti del mondo teatro di genocidi, stermini di massa, crimini contro l'umanità avvenuti nel XX secolo) in cui siano piantati degli alberi simbolicamente riferiti ai Giusti, sull'esempio del Giardino dei Giusti di Yad Vashem a Gerusalemme;
-l'istituzione di premi da assegnare a chi si sia distinto sul tema dei giusti (con un'azione specifica o con una presa di posizione di salvaguardia della memoria);
- la riflessione sull'esperienza del Giusto di fronte ai genocidi del '900 sia a livello storico che filosofico e giuridico, attraverso varie attività culturali: convegni con i maggiori studiosi a livello internazionale, dibattiti, presentazione di libri, saggi, ricerche, documentari, divulgazione nelle scuole, pubblicazione di materiali;
- il coinvolgimento delle istituzioni locali, nazionali e internazionali;
- lo sviluppo di un sito internet con raccolta di documentazione, interventi e collegamenti con altri siti.

Attività
Dal 7 dicembre 2017 la Giornata dei Giusti è solennità civile in Italia: il nostro Paese è stato il primo ad aderire ufficialmente alla Giornata dei Giusti istituita il 10 maggio 2012 dal Parlamento Europeo, che con 388 firme ha approvato la proposta di Gariwo di dedicare una ricorrenza ai Giusti per tutti i genocidi.
Nel 2003, dopo l'istituzione di un Giardino dei Giusti in alcuni luoghi-simbolo, come Yerevan, in Armenia, e la proposta per Sarajevo, Gariwo ha coinvolto il Comune di Milano nella creazione di un Giardino dei Giusti che ricordasse coloro che si sono opposti ai genocidi in ogni parte della terra e che ancora oggi si oppongono ai crimini contro l'umanità ovunque siano perpetrati. È nato così, il 24 gennaio, il primo Giardino dei Giusti di tutto il mondo al Monte Stella e nel novembre 2008 si è costituita l'associazione per la gestione del giardino, composta da Gariwo insieme al Comune di Milano e all'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
Nel frattempo, sono sorti giardini e altri spazi dedicati ai Giusti in ogni parte d'Italia, in Europa e in Medio Oriente.
In quanto parte dell’Associazione per il Giardino dei Giusti di Milano, Gariwo è responsabile unicamente delle scelte riguardanti il Giardino dei Giusti di tutto il mondo al Monte Stella di Milano. Nei soli casi dei Giardini di Roma, Bergamo, Varsavia, Tunisi, Kfarnabrakh, Amman e Neve Shalom-Wahat al Salam Gariwo partecipa, insieme agli altri enti promotori, al Comitato che individua i Giusti da onorare.
Tutti i Giardini sono chiamati ad operare nello spirito della Dichiarazione scritta del Parlamento europeo del 2012 e della legge sui Giusti dell’umanità approvata dal Parlamento italiano nel 2017.
Ogni Giardino agisce in autonomia e si assume per questo una responsabilità pubblica.
Gariwo però chiede ai Giardini che fanno riferimento a GariwoNetwork e alla Carta delle Responsabilità di presentare entro il 15 dicembre le nuove candidature motivate con una scheda esauriente per potere ricevere la valutazione del Comitato dei Garanti e così valutare e discutere assieme le proposte.
Gariwo si riserva la facoltà di esprimere pubblicamente il suo eventuale dissenso su figure che divergono dai criteri individuati per la scelta dei Giusti, ma a prevalere resta comunque l’autonomia di ogni Giardino, in quanto entità spontanea e slegata da Gariwo.

I membri del Comitato sono:
Gabriele Nissim, presidente di Gariwo
Lamberto Bertolé, presidente del Consiglio Comunale di Milano
Francesco M. Cataluccio, saggista e scrittore, esperto di Europa Orientale
Anna Foa, storica, già docente all’Università La Sapienza di Roma
Pietro Kuciukian, console onorario d’Armenia in Italia
Giorgio Mortara, vicepresidente UCEI
Anna Pozzi, giornalista ed esperta di Africa
Amedeo Vigorelli, filosofo, docente di Filosofia morale all'Università degli Studi di Milano

Il sito
È lo strumento principale di Gariwo per diffondere il tema dei Giusti e le figure esemplari spesso rimaste sconosciute. Si propone come punto di riferimento sulle problematiche legate alla resistenza morale, raccogliendo e segnalando articoli, appuntamenti, produzioni di ogni parte del mondo.
Sul sito si trovano tutti i riferimenti alle attività di Gariwo, insieme al nostro materiale documentario, biografie, relazioni, mostre, recensioni di libri e film, video, link, percorsi didattici, riflessioni e approfondimenti.

I Giardini virtuali per i Giusti d'Europa di Wefor
Con il progetto Wefor (Web European Forest of the Righteous)  finanziato dalla Comunità Europea abbiamo creato i Giardini virtuali dei Giusti d'Europa, interattivi e inseriti nel sito come sezione didattica a questo link  it.gariwo.net/wefor.

CONTENUTI CORRELATI
FONDAZIONE FORESTA DEI GIUSTI - GA.RI.WO. - ONLUS [DOCUMENTO]
Lo statuto della Fondazione
AMBASCIATORI DI GARIWO E COMITATO SCIENTIFICO
gli intellettuali impegnati sul tema dei Giusti
LA FONDAZIONE GARIWO E I GIARDINI DEI GIUSTI [ARTICOLO]
un documento di Gariwo
LA STORIA DI GARIWO [ARTICOLO]
un documento ricostruisce le sue tappe fondamentali

da - https://it.gariwo.net/chi-siamo-3845.html
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« Risposta #1 inserito:: Ottobre 15, 2021, 11:53:39 pm »

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>Giusti >Shoah e nazismo

ETTY HILLESUM (1914 - 1943) rifiutò di salvarsi, seguendo il destino del suo popolo

Esther Hillesum (questo il suo vero nome) nacque il 15 gennaio 1914 a Middelburg, in Olanda, da una famiglia della borghesia intellettuale ebraica. Viveva ad Amsterdam. Il padre, Levie (Louis) Hillesum – un uomo basso, silenzioso, schivo ma ricco di umorismo -, era un insegnante di Lingue classiche, mentre la madre, Riva (Rebecca) Bernstein, era nata a Potsjeb, in Russia, da dove era fuggita in seguito ai pogrom. Viene descritta come una donna impegnata, caotica, estroversa e dal carattere dominante. Oltre a Etty, Riva ebbe altri due figli, Yaap e Micha. In casa si respirava un’atmosfera laica e ricca di stimoli. L’ebraismo era presente di sottofondo come sentimento di appartenenza, di fatto gli Hillesum erano fortemente integrati. Il padre lavorava anche di sabato, ma alcuni studiosi ricordano che ebbe una rigida educazione religiosa indirizzata verso il rabbinato, e che la moglie nacque in quell’Europa orientale dove la modernità stentava ancora a farsi largo. L’educazione dei figli era comunque improntata sulla cultura, lo studio e le buone letture, dove l’ebraicità si manifestava probabilmente in quella che può essere definita una “comune appartenenza etica”, una sorta di “inconscio comune collettivo”. Un tema, quello della religiosità di Etty, ancora oggi oggetto di dibattiti più o meno accesi tra teologi e rabbini.

Etty frequentò il Ginnasio di Deventer, dove il padre lavorava come vicepreside. A scuola seguì anche corsi di ebraico e per un certo periodo frequentò le riunioni di un gruppo di giovani sionisti. In seguito, si laureò in Giurisprudenza. Il fratello maggiore, Yaap, studiò Medicina. Intelligentissimo e affascinante, era psichicamente labile, tanto che fu ricoverato diverse volte in istituti psichiatrici. Lo stesso Micha, dotato di uno straordinario talento musicale, fu sottoposto a trattamenti per schizofrenici che segnarono per sempre la sua vita.

«Un tempo la mia pittoresca famiglia mi costava, ogni notte, almeno un litro di lacrime disperate – annotava Etty sul suo diario -. Ancor oggi non so spiegarmi quelle lacrime; arrivano da chissà dove, da un oscuro soggetto collettivo. Adesso non sono più così prodiga con questo prezioso liquido, ma comunque sia non è facile vivere qui».

Con la madre Etty ebbe un rapporto conflittuale, anche se pare che la situazione fosse migliorata durante la permanenza nel campo di Westerbork. «Molto è cambiato nella mia relazione interiore con i miei genitori, molti legami stretti si sono rotti, e con questo si sono liberate molte energie per amarli davvero». Anche il cibo era un problema, a tratti una vera e propria ossessione che le procurava occasionali malesseri psicosomatici: «Ho rinunciato al bicchiere di cioccolata che mi concedevo sempre […]. Dobbiamo imparare ad affrancarci sempre più dalle necessità fisiche, dobbiamo abituare il nostro corpo a chiederci solo l’indispensabile, soprattutto per quanto riguarda il cibo, perché stiamo andando verso tempi difficili: anzi, ci siamo già».

Sensibile, luminosa, vitalissima, curiosa, empatica, introspettiva, affamata di conoscenza e di amore verso l’Altro, verso ciò che è esterno da sé, Etty aveva una personalità sfaccettata con una straordinaria (e complessa) vita interiore («Devo disciplinare tutto questo caos»). Studiò lingue slave, letteratura russa, diede lezioni private, si appassionò alla chirologia e non ultima la scrittura: voleva diventare scrittrice, a tutti i costi. Scrivere per lei era terapia, forma e gesto creativo cui si applicò con dedizione e zelo. Ma fu l’incontro con Julius Spier, fondatore della psicochirologia (aveva fatto a Zurigo il training analitico con Carl Gustav Jung), a contribuire al suo sviluppo spirituale e umano. Spier la guidò nella conoscenza e Etty si lasciò guidare. Si immerse nell’amatissimo Rilke, lesse Dostoevskij, Jung, ma anche Sant’Agostino e il Vecchio e il Nuovo Testamento.

Etty aveva già una relazione con il contabile Han Wegerif, un vedovo che l’aveva impiegata nella gestione domestica: «Han ha una vita semplice e buona, e le prospettive materiali e incerte del futuro lo preoccupano più di quelle interiori – scriveva –. Ma poi mi appare tanto fragile e delicato, e io mi preoccupo, provo un senso di profonda compassione protettiva nei suoi confronti […] L’ho assorbito nella mia vita, lui ne è diventato la parte essenziale che non può più essere cancellata, senza far vacillare l’intero edificio». La liaison con Han non le impedì tuttavia di intrecciare una relazione profonda – e inizialmente ambigua – con Spier, anche lui ebreo e molto più anziano di lei, indicato nel diario quasi sempre come “S.”. Etty si recò da lui quale «oggetto di analisi» e rimase così colpita dalla sua personalità da decidere di entrare in terapia con lui. Il passaggio da paziente ad assistente ad amica intima e complice fu breve. I due – pur essendo profondamente legati – mantennero un certo distacco essendo entrambi impegnati e soprattutto determinati a non volere far soffrire i propri partner. Etty annotò nel diario il testo di una lettera: «Sa, quando ieri – come una scema – non riuscivo a far altro che guardarla, si è poi prodotto in me un tale sconquasso di pensieri e sentimenti contrastanti, che mi sentivo annichilita e mi sarei messa a urlare, se non avessi mantenuto il minimo controllo. Erano forti sentimenti erotici verso di lei, che io credevo di aver superato dentro di me, e al tempo stesso una forte avversione nei suoi confronti, e d’un tratto ci fu anche uno sconfinato senso di solitudine, la percezione che la vita è così terribilmente difficile».

Intanto il tempo scorreva e per gli ebrei olandesi la realtà cambiava ogni giorno. In peggio. I tedeschi cominciarono i rastrellamenti. Gli arresti, il terrore, i campi di concentramento, i sequestri di padri, sorelle e fratelli si intensificarono. Nei suoi quaderni Etty si interrogava sul senso della vita, si domandava se avesse ancora un senso. Ma per questo bisognava vedersela esclusivamente con se stessi. E con Dio. Già, con Dio, un Dio universale, presenza costante in ogni momento della vita di questa giovane donna ebrea e poco osservante, ma profondamente attratta dal Divino che c’è in ognuno di noi. Forse ogni vita ha il proprio senso, rifletteva, forse ci vuole una vita intera per riuscire a trovarlo. «È un inizio, ma quell’inizio c’è, lo so per certo. Significa raccogliere tutte le possibili forze e vivere la propria vita con Dio e in Dio e avere Dio in se stessi».

Grazie ad alcuni conoscenti, Etty riuscì a trovare un lavoro di impiegata presso il Consiglio Ebraico. Questo le evitò l’internamento a Westerbork, ma a lei non importava nulla. Quanto più il cerchio si stringeva, tanto più si rafforzava la sua anima. Non pensò mai a salvarsi. Rifiutò sempre le offerte di alloggi per nascondersi. Voleva stare con il suo popolo, con la sua gente, condividere un destino comune, in mezzo a coloro che si rifiutavano di pensare per paura di impazzire o per le privazioni subite.

Voleva assistere gli internati nelle ore in cui dovevano prepararsi al trasporto. Era convinta che «un cuore pensante» dovesse sopravvivere al disastro, a qualunque costo.

La sua era una resistenza esistenziale. «Mi si dice: una persona come te ha il dovere di mettersi in salvo, hai tanto da fare nella vita, hai ancora tanto da dare. Ma quel poco o molto che ho da dare lo posso dare comunque, che sia qui o in una piccola cerchia di amici, o altrove, in un campo di concentramento. E mi sembra una curiosa sopravvalutazione di sé stessi, quella di ritenersi troppo preziosi per condividere con gli altri un “destino di massa”».

Qualche settimana più tardi Etty si recò a Westerbork di sua spontanea volontà per aiutare i malati nelle baracche dell’ospedale. Vi ritornò più volte, fino a stabilirvisi definitivamente. Nonostante fosse perfettamente consapevole del dramma che si stava consumando, la sua voce diventò sempre più limpida e sicura e riuscì a mantenere lontano ogni sentimento di odio nei confronti dei carnefici: «Se un uomo delle SS dovesse prendermi a calci fino alla morte, io alzerei ancora gli occhi per guardarlo in viso, e mi chiederei, con un’espressione di sbalordimento misto a paura, e per puro interesse nei confronti dell’umanità: Mio Dio, ragazzo, che cosa mai ti è capitato nella vita di tanto terribile da spingerti a simili azioni?». Etty pensava che sarebbe bastato un solo tedesco “buono”, e quest’unico tedesco avrebbe meritato di essere difeso, perché grazie a lui non si avrebbe più avuto il diritto di riversare l’odio su un popolo intero e di prendersela con Dio.

Etty aveva 27 anni quando iniziò a scrivere ad Amsterdam e 29 quando fu uccisa ad Auschwitz nel novembre 1943, dove persero la vita anche i genitori e un fratello. Prima della sua partenza per il campo di transito nazista di Westerbork, nel nord est dell’Olanda, Etty consegnò i diari all’amica Maria Tuinzing. Le chiese di portarli allo scrittore Klaas Smelik, nel caso in cui lei non avesse fatto ritorno, con la preghiera di curarne la pubblicazione.

Giardini che onorano Etty Hillesum
Bisceglie
Brescia
Copertino
Milano - Monte Stella
Roma - parco di Villa Pamphilj
Tag: Etty Hillesum

Da - https://it.gariwo.net/giusti/shoah-e-nazismo/etty-hillesum-15620.html
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