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Autore Discussione: I MIEI CINQUE DUBBI SU PAPA FRANCESCO. Vito Mancuso (libero di averne ... mah)  (Letto 979 volte)
Arlecchino
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« inserito:: Settembre 17, 2021, 09:20:55 pm »

Polemiche fuori tempo e fuori luogo.
Il Papa Francesco parla da Papa della Chiesa Cattolica e giustamente si occupa dei Cattolici.

Chi non lo è, Cattolico, inutile polemizzi basta non seguirlo nel suo ragionamento.

Il problema è un altro, L’Italia vuole essere una TEOCRAZIA o una Repubblica LAICA CHE RICONOSCE alle religioni Monoteiste, alle altre espressioni morali religiose, libertà di esercizio del loro credo fideista?

LIBERE Chiese in libero STATO è, aggiornato ad oggi, il nuovo Concordato di fatto.

Concordato da rivedere e correggere.
ciaooo
 
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« Risposta #1 inserito:: Settembre 20, 2021, 05:09:38 pm »

Da Facebook del 16 settembre 2021.

Vito Mancuso

Questa mattina ho partecipato a una trasmissione di Radio Tre, dal titolo "Tutta la città ne parla", dedicata alle parole di Papa Francesco sull'aborto.
Le presento riprendendole dal sito Vatican News: "L'aborto è più di un problema, è un omicidio, chi fa un aborto uccide, senza mezze parole... è una vita umana! Questa vita umana va rispettata, questo principio è così chiaro! A chi non può capire farei questa domanda: è giusto uccidere una vita umana per risolvere un problema? è giusto assumere un sicario per uccidere una vita umana?".

Di fronte a queste parole del Papa desidero precisare quanto segue:
1. Il concepito è vita umana, non c'è il minimo dubbio.
2. Non ogni soppressione di una vita umana è un omicidio - si consideri, per esempio, il caso di un poliziotto che uccide un terrorista che si accinge a compiere una strage, o un soldato in guerra.
3. Ci possono essere aborti equiparabili a omicidi, ma ce ne possono essere altri che non lo sono per nulla, quando la soppressione della vita nascente è l'unica possibilità di non stroncare, o fisicamente o moralmente, la vita della madre.
4. La domanda del Papa "è giusto uccidere una vita umana per risolvere un problema?" è pertinente e fa pensare, ma a decidere come risolvere il problema deve essere alla fine chi ce l'ha.
5. La misericordia, che è al centro del pensiero di papa Francesco, si deve estendere anche alla dottrina, non solo alle persone.
6. Parlare del medico che effettua l'aborto come di un "sicario" manifesta un uso aggressivo, direi violento, del linguaggio.
7. Papa Francesco manifesta ancora una volta il suo essere molto avanti nell'ambito della morale sociale, ma sostanzialmente fermo nell'ambito della morale individuale.

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« Risposta #2 inserito:: Febbraio 14, 2022, 09:44:13 pm »

Post della sezione Notizie
Vito Mancuso
Preferiti  · 25 m  ·

I MIEI CINQUE DUBBI SU PAPA FRANCESCO
di #VitoMancuso pubblicato su #lastampa il 10 febbraio 2022

Passata l’euforia delle immagini e delle frasi così intensamente pronunciate con quell’accento argentino che è tale nel duplice senso del termine (geografico e dal suono limpido), sento la necessità di analizzare con pacatezza alcune affermazioni del Papa nelle risposte alle domande di Fabio Fazio. Avverto infatti dentro di me un doppio sentimento: una parte di me applaude, un’altra rimane perplessa, e cerco di capire perché. La parte che applaude si ritrova completamente sulle affermazioni che riguardano i seguenti argomenti: la guerra come negazione della creazione, la qualifica dei campi libici come lager, il trattamento spesso riservato ai migranti definito “criminale”, la devastazione cui sottoponiamo la Terra, il fatto che si possa guardare qualcuno dall’alto in basso solo se lo si aiuta a rialzarsi, la libertà umana come causa del male, il rifiuto di ogni logica necessaria della sofferenza, la mondanità quale male più grande della Chiesa, la preghiera come coltivazione dello spirito dell’infanzia, la preziosità dell’amicizia, il valore spirituale dell’umorismo.
C’è però una parte che in me rimane perplessa. Non si tratta del fatto che il Papa sia andato in tv, né della mancanza di domande spinose da parte di Fazio su temi quali la pedofilia del clero, il celibato dei sacerdoti, il ruolo della donna, la negazione dell’ordinazione sacerdotale a uomini sposati in Amazzonia (votata a larga maggioranza dal Sinodo dal Papa appositamente convocato), la crisi delle finanze vaticane, il rapporto con Benedetto XVI, tanto per fare alcuni esempi: penso sia stato logico, in un’intervista in diretta in tv, evitare di mettere il Papa in imbarazzo. La perplessità riguarda piuttosto alcune affermazioni di Francesco, precisamente queste cinque: che l’aggressività non sia in sé sempre negativa; che i genitori debbano essere complici dei figli; che vi sia il diritto di essere perdonati; che il tatto sia il più importante dei nostri sensi; che Dio sia onnipotente nell’amore.
Per quanto riguarda il primo aspetto, io penso che l’aggressività nei rapporti umani sia sempre e solo negativa. Non lo è la forza, che appartiene alla logica dell’essere e senza la quale nessun ente o sistema potrebbe consistere, ma l’aggressività, in quanto uso della forza in modo ostile contro qualcuno, lo è sempre. Questa affermazione del Papa sulla possibile positività dell’aggressività si colloca accanto ad altre simili, come quando disse che è lecito dare un pugno a chi insulta la madre, o quando diede egli stesso uno strattone a una donna che a San Pietro lo toccava un po’ troppo impetuosamente (a proposito di tatto).
Sui genitori, io penso che il termine complici sia infelice: i ragazzi hanno già molti complici tra i coetanei, ai genitori spetta piuttosto l’esercizio di una vicinanza amorevole che sia sempre in grado di rappresentare al contempo l’autorità, perché è della mancanza di tale orientamento amichevole e autorevole che oggi i giovani soffrono maggiormente. Penso che i genitori debbano essere amichevoli, non amici, meno che mai complici.
Dissento sul “diritto” al perdono, perché il diritto di qualcuno suppone il “dovere” di qualcun altro, sicché l’affermazione papale comporta il fatto che per esempio un padre a cui sia stato ucciso il figlio o la figlia avrebbe il dovere di perdonare l’assassino; il che, per me, è inammissibile. Tanto meno è la società ad avere il dovere di perdonare, mentre ha piuttosto quello di punire i colpevoli secondo giustizia. Questo non significa negare il perdono, ma intenderlo sempre e solo come grazia, mai come diritto. Nessuno ha il diritto di essere perdonato e nessuno ha il dovere di perdonare. Il perdono, come dice il termine, è un dono, sempre un atto gratuito a cui nessuno per definizione ha diritto, e proprio per questo è molto prezioso.
La quarta affermazione sul tatto quale senso privilegiato si scontra con la testimonianza unanime della tradizione ebraico-cristiana e di quella classica greco-romana che individuano il senso più importante rispettivamente nell’udito e nella vista. Qui mi limito a ricordare un passo dell’inno eucaristico di Tommaso d’Aquino: “La vista, il tatto, il gusto ingannano, solo con l’udito si crede fermamente”. E se il tatto non ha il primato nel rapporto con Dio, non l’ha neppure nel rapporto con gli uomini, visto che in noi tutto procede dal pensiero (o dall’anima), compreso il fatto che decidiamo di toccare o no una persona.
Rimane infine l’affermazione su Dio “onnipotente nell’amore”, la quale a mio avviso è solo un gioco retorico per mantenere l’affermazione tradizionale. Basta però ragionare solo un po’ per comprenderne l’infondatezza, perché l’onnipotenza attribuita a Dio dalla tradizione è quella della potenza a livello fisico, quella che interviene nella storia innalzando, distruggendo, giudicando. Definire Dio “onnipotente nell’amore” è solo un debole escamotage che lo colloca al livello di alcuni esseri umani che a loro volta sono “onnipotenti nell’amore”, si pensi, per esempio, a quanto sa compiere l’amore di certe madri per i figli. La logica a mio avviso richiede chiarezza: o onnipotente o non onnipotente, tertium non datur.
Il papa da Fazio è stato visto e ascoltato da milioni di persone e io penso che abbia fatto bene ad andare vincendo la perplessità iniziale di alcuni, tra cui la mia. Il messaggio complessivo di quella serata manifesta nel modo più efficace la sua peculiarità: l’essere sinceramente accanto ai sofferenti del mondo, il farsi voce di chi non ha voce, l’essere un grande profeta che richiama tutti ai doveri della propria umanità. Ed è proprio in nome di questa umanità che io ho sentito la necessità di esplicitare i miei dubbi su alcune sue affermazioni al fine di contribuire alla comune ricerca.

Da Fb del 11 febbraio 2022
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« Risposta #3 inserito:: Febbraio 14, 2022, 09:48:01 pm »

Vito Mancuso
 Preferiti  · 37 m  ·

Vorrei chiarire il mio pensiero sulla partecipazione del Papa a "Che tempo che fa" perché alcuni lettori hanno pubblicato qui commenti strani, anche fuori luogo. Lo faccio ricostruendo la genesi del mio pensiero sull'evento, non senza però chiarire prima che io cerco di pensare autonomamente, senza schierarmi a priori né tra i fan del Papa né tra i suoi detrattori, e precisando altresì che questa autonomia di giudizio costituisce per me uno dei compiti essenziali di chi intende onorare la qualifica di teologo (tanto più per chi, come me, lo fa in modo non confessionale, senza dipendere cioè da direttive e da stipendi che provengono dal Vaticano o dalla Cei o da altre istituzioni ecclesiastiche).

1. Alla notizia della partecipazione del Papa al programma di Fazio ho temuto che vi potesse essere il pericolo di una banalizzazione, non per il contenuto che il Papa avrebbe comunicato, ma per il contenitore che lo ospitava e che avrebbe potuto metterlo al livello di uno dei tanti opinionisti. Ho espresso questa mia preoccupazione con un tweet in cui dicevo che "quello di cui c'è bisogno è una cosa diversa, tempo e spazi diversi, alterità, mistero da cui mistica, non un altro prodotto tra i tanti a disposizione".
2. Leggendo questo tweet, scritto e pubblicato prima della trasmissione, mi ha telefonato un giornalista al quale ho comunicato questa mia perplessità.
3. La sera, vedendo il Papa in diretta, ho constatato l'infondatezza dei miei timori: non c'è stata nessuna banalizzazione. Ne ho dato prontamente comunicazione sui social, dicendo che prima ero stato scettico e che poi il Papa e Fazio mi avevano convinto. Ecco il testo del tweet scritto subito dopo la fine dell'intervista: "Ho appena finito di vedere il Papa da Fazio: ero scettico, ma mi ricredo completamente. È stato un grande momento di spiritualità e di umanità".
4. L'indomani (cioè oggi 7 febbraio) sono uscite due interviste: la prima su Resto del Carlino, Il Giorno e Nazione che in gran parte riprende il mio pensiero "prima" dell'intervista e che, nonostante qualche ritocco, non esprime bene il mio pensiero effettivo; la seconda su La Stampa la quale invece è perfetta nel riportare esattamente ciò che penso.
5. Non che quello che penso io sul Papa abbia così grande importanza, figuriamoci! Se ne parlo qui, è solo per via dei molti commenti, alcuni un po' fuori luogo, che qui sono apparsi soprattutto in calce alla prima intervista, pubblicata qui a mia insaputa da un collaboratore e poi eliminata.
6. Concludo riprendendo quanto dicevo all'inizio: non appartengo e non apparterrò mai alle squadre di quelli che tifano, alcuni gridando a priori Viva IL PAPA, altri a priori Abbasso il Papa. Cerco e cercherò di esercitare sempre il pensiero in modo autonomo, il che, a volte, produce un percorso non del tutto lineare ma con qualche curva come è avvenuto ieri, ma penso sia il prezzo, e insieme lo stile, della libertà. La quale è quanto mai necessaria soprattutto in un ambito come quello teologico dove è stata assente per secoli e secoli.
Un caro saluto a tutte le amiche e tutti gli amici

DA Fb del 7 febbraio ore 17:46
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