LA-U dell'ulivo
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Autore Discussione: A che punto siamo?  (Letto 99 volte)
darwin
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« inserito:: Settembre 17, 2021, 09:29:46 am »

“Il nostro Abbondio, non nobile, non ricco, coraggioso ancor meno, s’era dunque accorto, prima quasi di toccar gli anni della discrezione, d’essere, in quella società come un vaso di terracotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro.“.

Così Manzoni descrive il sentire di Don Abbondio nella società.

Non per viltà genetica ma per l'insicurezza che avverte nella sua vita.

"La sua andatura era affaticata, ma non cascante; gli occhi non davan lacrime, ma portavan segno d'averne sparse tante; c'era in quel dolore un non so che di pacato e di profondo, che attestava un'anima tutta consapevole e presente a sentirlo."
Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi; capitolo XXXIV

"Il buon senso c'era...ma se ne stava nascosto per paura del senso comune..."

"Quei prudenti che s'adombrano delle virtù come dei vizi, predicano sempre che la perfezione sta nel mezzo; e il mezzo lo fissan giusto in quel punto dov'essi sono arrivati, e ci stanno comodi"

Così si sentono tanti coraggiosi portatori di idee in questo periodo storico, dovendo confrontarsi con lo strapotere di chi ha deciso, a tavolino, quali sono le realtà di comunicazione, quali sono i valori che devono prevalere nella società.

La perfezione sta nel mezzo, ma il mezzo non esiste. È solo un punto relativo e comodo.

Così ci addentriamo in questa società ed in questo periodo storico. I valori sembrano perdere ogni importanza, vengono trasportati in un edificio prefabbricato ad uso e consumo di altri.

Ad esempio, nella storia di questi giorni. Molti hanno visto come esaltanti le imprese dei nostri atleti alle Olimpiadi, tante medaglie vinte, molte di oro.

Però molti di noi ricordano le Olimpiadi come un momento di pace e di disinteresse.

Alla loro creazione nell'antico mondo greco per tutta la durata dei giochi (cinque giorni) venivano sospese le guerre in tutta la Grecia: questa era chiamata tregua olimpica. In epoca moderna i giochi olimpici rinascevano con questa speranza. De Coubertin voleva anche trovare un modo di avvicinare le nazioni, di permettere ai giovani del mondo di confrontarsi in una competizione sportiva, piuttosto che in guerra. La rinascita dei Giochi avrebbe permesso di raggiungere entrambi gli obiettivi. Il motto olimpico ufficiale è stato fino al 19 luglio 2021 "Citius, Altius, Fortius", un'espressione latina che significa "più veloce, più alto, più forte". La frase fu usata per la prima volta in occasione di Parigi 1924. Il 20 luglio 2021, durante la 138ª sessione del CIO svoltasi a Tokyo in occasione dei Giochi della XXXII Olimpiade, il motto è stato ufficialmente aggiornato in "Citius, Altius, Fortius - Communiter", traducibile in italiano come "più veloce, più alto, più forte - insieme". Un altro motto, non ufficiale ma non meno importante fu la famosa frase di De Coubertin "L'importante non è vincere ma partecipare".

Però una volta sociale affermatasi dalla fine degli anni '70 del '900 ha portato a cancellare quello spirito. Di fronte alla forza del dio denaro i giochi olimpici si sono trasformati in semplice veicolo di ricchezza per taluni, vendere sotto forma di diritti televisivi, di pubblicità lo spettacolo. Si è passati dai giochi olimpici alle arene gladiatorie a cui far accorrere delle persone manipolate a comando.

Si insiste nell'universalità che raggiunge la diffusione delle immagini, in realtà l'universalità è solo degli utili generati alle grandi corporation della comunicazione. Se non esistesse questo affare le Olimpiadi sparirebbero dall'orizzonte a favore degli sport che rappresentano guerre figurate come il calcio.

Anche gli atleti diventano spesso solo uno spot vivente per aziende che reclamizzano abbigliamenti sportivi, altri prodotti di benessere.

Questa deriva deve farci riflettere sul mondo in cui crediamo di esistere, su una realtà che è trasformata ad uso e consumo solo di chi vuol vendere.

La comunicazione ampia e libera della rete si sta trasformando in un cliché di veicolazione di un pensiero imposto, tutta la realtà viene filtrata per farci vivere in un gigantesco Truman Show.

Resta libera l'espressione più genuina della cultura e della scienza, che sono fondamentale libere, malgrado la pretesa di ignoranti complottisti che vediamo all'opera.

Rischiamo di essere tutti Petruska. Personaggio della tradizione russa, una marionetta dal corpo di segatura e la testa di legno, che prende vita e riesce a provare sentimenti.

Speriamo nel finale. La fiera di Carnevale. Nel mezzo dei festeggiamenti si sente un grido provenire dal teatro delle marionette. Petruška irrompe sulla scena inseguito dal Moro armato di scimitarra: viene raggiunto e ucciso davanti a tutti. La folla pensa che ci sia stato un vero delitto; il Ciarlatano viene interrogato dalla polizia e cerca di riportare la calma scuotendo il corpo inerte di Petruška da cui esce segatura, ricordando ai presenti che si tratta solo di un burattino di legno.

A notte inoltrata la folla si allontana mentre la neve cade dal cielo e la fiera si chiude. Il Ciarlatano riordina e ripulisce il suo teatrino prima di allontanarsi portando con sé il burattino rotto. All'improvviso compare il fantasma di Petruška sorridente sul tetto del teatrino. La morte ha liberato il suo spirito dal corpo della marionetta ed ora egli è tornato per tormentare il suo antico aguzzino che nel vederlo fugge impaurito.

Buon Giorno

https://youtu.be/esD90diWZds
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Arturo Infante detto Darwin detto Mac
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