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Autore Discussione: La morte sociale è un fatto.  (Letto 206 volte)
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« inserito:: Agosto 09, 2021, 11:49:48 pm »

La morte sociale
Published on 5 febbraio 2021 Author: admin

Mauro Serio conversa con noi nella rubrica” Il morire in sociologia” sulla invalidazione dell’essere umano di funzionare in termini sociali.
Ma non esiste una statistica che misura con precisione il numero di esseri umani che affrontano morte sociale. I “socialmente morti” sono un crescente sezione della popolazione. I loro cuori battono ancora, i loro polmoni respirano ancora, quindi tecnicamente e fisicamente sono ancora vivi. Ma questo non è vivere come tale – è pura esistenza.
La morte sociale è la degradazione e l’eventuale cessazione della capacità di funzionare come essere sociale. Succede quando sei separato dal resto dell’umanità. Il senso di appartenenza a un gruppo, cultura o luogo svanisce e alla fine scompare sotto la pressione delle circostanze, mentre i ruoli nella vita, come quelli associati all’occupazione, alla famiglia e alla comunità, sono infranti. È una realtà affrontata da molti che vivono una profonda povertà, malattie croniche, senzatetto, demenza avanzata e migrazione forzata. E per sua stessa natura, è una realtà ampiamente ignorata. (Perché abbiamo bisogno di trovare una cura per la morte sociale- Jana Králová, Università di Bath)
Comunità vuol dire tante comunità. Vuol dire comunità di comunità. La comunità perfetta è utopica, non esiste e non può esistere. Assomiglia troppo al Regno di Dio. Dunque, è una meta, un traguardo, una misura infinita con cui misurare la comunità che abbiamo e che creiamo nella nostra vita.
Ma il nostro problema è non avere comunità. Non essere comunità. Avere, da secoli, messo ai margini, se non distrutto, la comunità, immaginandola come un peso e una zavorra. A tutti pensa lo Stato, a me ci penso io.
Certo, poi sì vanno bene le manifestazioni di resilienza, ai balconi, nelle riunioni ai cellulari, ma curerei molto la creatività pubblica per alzare il morale delle truppe e di tutti. Non lavorerei solo sullo Stato di polizia, le multe, le paure, le repressioni, gracchianti auto che urlano “state a casa!”, ma punterei soprattutto sullo Stato di Poesia della mia comunità. Quanta dose di bellezza, sorpresa, speranza, sorriso, illuminazione sta circolando o dovrebbe circolare tra i cittadini. E creatori e protagonisti di questa opera di aria aperta tra i rinchiusi in casa devono essere tutti, dai bambini agli anziani. Dalle associazioni alle istituzioni.
Più bellezza e poesia possibile. Non solo via social, ma nell’aria. Per le strade vuote. Nelle sere silenti. Contro il virus della morte sociale, la solitudine, la depressione e le sofferenze e le insofferenze di chi sta chiuso in casa la cura migliore è sempre quella: creare bellezza ovunque e comunque. E la bellezza più bella e la cura più efficace è creare comunità. (Creare comunità contro la morte sociale –

Claudio Bernardi

Categories: "Il morire" in sociologia, News Tags: La morte sociale
Da - http://www.unosguardoalcielo.com/la-morte-sociale/
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« Risposta #1 inserito:: Agosto 15, 2021, 03:12:10 pm »

Morte Sociale in Monicelli
Ci sono tre esempi di morte sociale che sono davvero sentiti nel cinema di Monicelli

La morte ne La grande guerra in cui la brutalità del massacro rimuove ogni componente grottesca
La morte di Pautasso ne “I compagni” che muore durante degli scontri tra scioperanti, polizia e crumiri, il cadavere suscita pietas fatta di immedesimazione e condivisione
La morte di Abacuc nell’armata Brancaleone in questo caso la diversa concezione deriva dal contesto storico, siamo in un medioevo fantastico e picaresco. L’individualismo della morte appartiene all’ordine borghese.

Un borghese piccolo piccolo, ci mostra l’omologazione tra la città dei vivi e quella dei morti. Vediamo Roma sporca e tetra confrontata con il cimitero infernale.
In questo film Monicelli offre il tentativo di mostrare il modo in cui l’istinto omicida si manifesta in un uomo qualunque. Il film s’incentra dunque sul mostrare la banalità del male, derivazione necessaria dell’insostenibile precarietà de vivere.
Il sacerdote nel film scandisce: io invocherei il giudizio universale, una sentenza di morte generale.

Un altro grande topos monicelliano è L’esecuzione sospesa: l’"armata bracalone" sopravvive a ben due esecuzioni, peculiare in "Cari fottutissimi amici" il tentativo dei condannati a morte di ritardare l’esecuzione chiedendo una sigaretta, un prete una benda per gli occhi.

Da - https://www.tesionline.it/appunti/il-cinema-italiano-tra-gli-anni--60-e--70/morte-sociale-in-monicelli/765/13
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« Risposta #2 inserito:: Agosto 15, 2021, 03:19:13 pm »

Quindi il loro sadico pensiero consiste nel convincerci a non combattere con le armi (vaccini) che abbiamo oggi.

Rassegnarci inerti a produrre altri milioni di morti nel mondo.

Ed aspettare che il virus, finalmente senza altre varianti e senza avversari, si masturbi sino alla sua naturale e spontanea, estinzione?

ciaooo
Io su fb del 15 agosto su NOVAX
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