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Autore Discussione: Il metodo Draghi è restituire centralità alle istituzioni.  (Letto 3881 volte)
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« inserito:: Luglio 22, 2021, 11:24:33 pm »

Il metodo Draghi è restituire centralità alle istituzioni

Una delle caratterizzazioni del metodo Draghi è la formalizzazione delle sedi decisionali. Sembrerebbe ovvio che si decida nei luoghi e nei consessi preposti (per legge o per precedente accordo politico), ma non è così. I governi degli ultimi anni, periodo estendibile anche all’inizio della Repubblica, avevano le sedi istituzionali per le decisioni ma poi tutto avveniva in quelle informali.
Governi recentissimi hanno visto le scelte più importanti annunciate, o smontate, con dichiarazioni date nei luoghi più impensabili, dalle spiagge ai marciapiedi urbani, e nei modi più vari e sgangherati. L’eccezione sono stati i governi tecnici, accomunabili all’attuale ma diversi, perché costruiti sulla rimozione della responsabilità politica e non, come sta avvenendo ora, su un’assunzione, specialissima, di responsabilità, come abbiamo avuto modo di osservare in precedenti cene.
Stabilito che il governo e la maggioranza sono nei loro pieni poteri il metodo Draghi consiste nel portare le decisioni, con tempi definiti, nei luoghi istituzionali. E da lì si esce con le scelte fatte. Non vale, a smentire questa tesi, l’esempio degli emendamenti alla riforma della giustizia o il contrasto sul Ddl Zan. Per la prima vale sì la responsabilità di governo e probabilmente verrà fatta pesare con la fiducia.

Il dibattito politico c’è, è molto articolato, spacca anche la maggioranza, ma poi, con uno strumento perfettamente costituzionale, tutto viene ricondotto all’urgenza e alla necessità di decidere (tra l’altro, oggi è successo per il decreto recovery). Per il ddl Zan la responsabilità è affidata alla maggioranza, non al governo, e sia essa a dimostrare di saper funzionare. Per il Green pass, e torniamo alle parole iniziali, già l’indicazione delle sedi e dei tempi di decisione ci fa capire che il modo di operare di questo governo è diverso da qualunque esempio passato. Con una postilla: la presenza di ministri di ogni partito della maggioranza, in numero maggiore rispetto alla piccola squadra di tecnici, rende l’esperimento ancora più efficace.
Comunque, a ora di cena da Palazzo Chigi verranno comunicate tutte le decisioni con una conferenza stampa di Mario Draghi, cui si unisce la ministra della giustizia Marta Cartabia per qualche possibile altra indicazione sui temi della riforma pronta a essere avviata.

Da Il Foglio <newsletter@ilfoglio.it>
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« Risposta #1 inserito:: Agosto 15, 2021, 03:16:35 pm »

Mario Draghi continua a smontare la ragione stessa di esistenza di questa newsletter.
Perché noi a cena parlavamo di queste cose qui. Ci stava sempre la tirata contro il reddito di cittadinanza, condita poi con aneddoti sul personale introvabile, battute sui navigator, e via. A forza di parlarne avevamo banalizzato tutto, ne avevamo fatto una bandierina di schieramento politico, o meglio di esclusione politica. Ci voleva l'impostazione pragmatica di questo governo per riportare la discussione verso un terreno utile. È uno strano caso, in cui a gridare che il re è nudo è il presidente del consiglio, nonché già consigliere del re. Perché Draghi prende uno strumento come il reddito di cittadinanza e, semplicemente guardandolo senza abbellimenti e senza dannazioni, lo rimette nella cassetta degli attrezzi del governo. Poi, certo, sembra anche un modo per riequilibrare i rapporti interni alla maggioranza, dando qualcosa ai 5 stelle dopo aver riconosciuto le ragioni di altri in altre occasioni. Ma sarebbe una lettura poco significativa e, forse, proprio sbagliata.

Da - Il Foglio <newsletter@ilfoglio.it>

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« Risposta #2 inserito:: Agosto 15, 2021, 07:57:04 pm »

Cara sinistra, dov’è lo scandalo se un governo di transizione chiama tecnici neoliberisti?

Posta in arrivo

Arlecchino Euristico <ggianni41@hotmail.it>
mar 29 giu, 17:23
a me

https://www.ilfoglio.it/politica/2021/06/26/news/cara-sinistra-dov-e-lo-scandalo-se-un-governo-di-transizione-chiama-tecnici-neoliberisti--2580896/

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« Risposta #3 inserito:: Settembre 15, 2021, 11:32:16 pm »

Il premier a Bologna per ricordare Andreatta.
Il Pd: “È il nostro riferimento”.

Confusione nella Lega.
Prodi: “Mario, evviva”

Sullo stesso argomento:
Draghi a Bologna è un omaggio ad Andreatta (e alla sinistra)
Draghi ricorda Andreatta alla Bologna Business School
 
Sui "cambi di casacca" in Parlamento Enrico Letta cede all'antipolitica
Come era quel verso, “il governo Draghi non è il nostro governo”? E chi erano quei malfidati che parlavano di un governo di turboliberisti? A Bologna si è messo fine a un malinteso. Mario Draghi ha celebrato la sinistra “grassa” di sapere e profumata con il floid. Il Pd lo incorona presidente fino al 2023, perché è lui, come suggerisce adesso il segretario, “il nostro punto di riferimento europeo”.
Sì, il premier è andato a Bologna, che è la Betlemme della falce e del tortellino, la macina del Mulino e del cattolicesimo scanzonato. È arrivato a villa Guastallini per rendere omaggio a Beniamino Andreatta e ha trovato ad accoglierlo Romano Prodi, che gli ha sorriso e detto: “Evviva! Bentornato”.
Letta lo attendeva invece sulle scale. Cosa è accaduto ieri? E’ accaduto che il segretario del più grande partito di sinistra ha avuto modo di sedersi, per la prima volta e in pubblico, vicino al suo premier, e insieme a lui commuoversi al ricordo del caro maestro, un uomo che, come ha ricordato Draghi, ha saputo dire “molti no e pochi sì”, un accademico “generoso” che diceva: “Le cose vanno fatte perché si devono fare”. Non era forse un avviso di quanto succederà nei prossimi giorni quando sarà esteso il green pass? Era molto di più di un appuntamento. Chi può dire cosa si sono detti Draghi e Prodi nei minuti riservati? Chi gli ha parlato garantisce che hanno ragionato di Andreatta, il loro filo rosso, il cognome aleph. Letta e Draghi dicono invece che si siano solo incrociati, e non privatamente. Le testimonianze divergono. Ma non è importante. C’è una fisicità che conta più dei colloqui. Letta è infatti preoccupato per la folle scommessa di Matteo Salvini. È il capo leghista che tifa per la catastrofe, immagina il grande sbarco afghano. Vede nella sciagura la sua rinascita.
Perché il Pd ha bisogno di Draghi? Perché è il solo protagonista di valore dopo l’uscita di scena di Angela Merkel e le difficoltà interne di Macron. Perché solo lui può fare dell’immigrazione un tema europeo e sgonfiare quindi Salvini e Meloni. Perché solo lui, dicono al Nazareno, “può proteggerci dalla prossima tempesta, in uno scenario dove la Turchia si defilerà per favorire il passaggio dei rifugiati”. Solo Draghi può giocare la partita del debito comune. E’ accaduto dunque che un segretario come Letta abbia, ieri, avuto modo di confermare al premier che c’è un partito leale, che è anche un pezzo della sua storia accademica. E’ stata una giornata di prime volte. Per la prima volta un presidente emozionato ha raccontato la sua vita da professore: “Grazie ad Andreatta andai ad insegnare a Trento. Era l’università dove c’era Curcio; potete immaginare”. E ha utilizzato l’espressione “Andreatta mi segnalò all’università della Calabria” perché voleva spiegare che l’università era, e dovrebbe essere, quella bella comunità di spiriti indipendenti ma anche una famiglia morale e compatta, una piccola fronda con una certa idea del paese, che non è una frase snob. Solo a Bologna si potevano dire certe cose, solo nella città del piccolo Longanesi si poteva introdurre il concetto di “impopolarità” ed essere applauditi dai bolognesi, ugola e colesterolo: “Forza presidente!”.

Il professore Prodi era così felice che non ha solo afferrato la mano di Draghi, ma tutto il braccio. Voleva dire alla sinistra: “Ma cosa aspettate? Facciamolo nostro, adesso che quel ragazzotto di Salvini fa il matto”. Per la sinistra è stato un giorno da ricordare. A fianco del premier c’era la sua portavoce, che è la donna serietà e galateo, ma c’era anche il suo capo di gabinetto, Antonio Funiciello, che Stefano Bonaccini, il presidente della Regione Emilia, ha salutato come si saluta un vecchio compagno di scuola. È stato Bonaccini, sottovoce, a incoraggiare Draghi, che rispondeva: “Ci proviamo”. Mentre lo diceva, apparivano i bei visi antichi della fondazione Arel, Prometeia, Nomisma, tutte creature di Andreatta. Lelio Alfonso, che è stato l’uomo della comunicazione dei bei governi di sinistra, è venuto da Milano solo per vedere “passare” Draghi nelle mani di Enrico: “E adesso mi sento tranquillo. Posso anche andare”. Draghi avrebbe voluto invece restare e ricordare. Aveva preparato un discorso dove aveva scritto “professore Prodi” ma leggendolo si sarà detto: “Ma chi? Il mio amico Romano?”. Lo ha infatti chiamato “Romano” e Romano si aiutava con un ipad perché, e si scusava, sono davvero troppe le opere di “Beniamino”. Draghi invece leggeva e tornava indietro. La “nostalgia della giovinezza”, il ruolo degli intellettuali”. Non c’era distinzione tra il premier che festeggiava Andreatta e il premier che, un altro appuntamento ancora, chiudeva il G20 delle religioni. Anche qui ha sviluppato l’idea che “le cose si fanno” e che “in certi momenti della storia il non agire è immorale”, che i princìpi si difendono “con fermezza e carità” e che “bisogna essere all’altezza”. Quali sono i partiti all’altezza di Draghi? Ieri, il Pd, di fronte a una Lega ambigua, si candidava a “fare le cose che vanno fatte”, a sostenere ancora, e meglio, il governo. Il Pd ha cambiato riferimento.

Di più su questi argomenti:
ROMANO PRODI BENIAMINO ANDREATTA MARIO DRAGHI ENRICO LETTA PARTITO DEMOCRATICO BOLOGNA
-------------------
Carmelo Caruso
Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.

Da - https://www.ilfoglio.it/politica/2021/09/15/news/draghi-omaggia-la-sinistra-di-governo-e-ora-letta-tifa-per-lui-2931692/
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« Risposta #4 inserito:: Settembre 18, 2021, 11:51:42 am »


Il green pass dà troppo potere alle aziende, dice Alessandro Barbero

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Arlecchino Euristico
01:18 (10 ore fa)
a me

"Va contro tutta una tradizione che la sinistra ha cercato di evitare”, afferma lo storico, e cioè che “gli imprenditori avessero troppo potere di controllo su quello che fanno i loro dipendenti” -

https://www.agi.it/politica/news/2021-09-17/green-pass-troppo-potere-aziende-alessandro-barbero-13892225/

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« Risposta #5 inserito:: Settembre 23, 2021, 09:52:28 pm »

GOVERNO ITALIANO

Draghi sprona Confindustria e gli italiani: serve cambio di passo

23 settembre 2021, di Alessandra Caparello

Gli industriali italiani riuniti all’assemblea Confindustria plaudono al premier incaricato Mario Draghi.

Una standing ovation di un minuto ha accolto il presidente del Consiglio all’assemblea di Confindustria in cui il numero uno Carlo Bonomi ha precisato:
ogni tanto la storia delle istituzioni italiane ci ha riservato un terzo tipo di uomini.
Gli uomini della necessità.
Personalità che avvertono il dovere di rispondere ai problemi della comunità italiana, prima che l’ambizione di restare a qualunque costo al suo timone.
Ecco, Mario Draghi è uno di questi uomini, uomini della necessità”.


Draghi interviene all’assemblea di Confindustria
Lungo e articolato l’intervento all’assemblea dello stesso premier che ha fatto trapelare un certo ottimismo per l’economia tricolore.
Le previsioni del governo che presenteremo a giorni, stimano una crescita intorno al 6% quest’anno e se riusciremo a tenere sotto controllo la curva del contagio potremo allentare ulteriormente le restrizioni che sono ancora in vigore, ad esempio, nei luoghi di lavoro, nei cinema, nei teatri, negli stadi e negli altri spazi di sport e cultura (…) la crescita che abbiamo davanti è un rimbalzo, legato alla forte caduta del prodotto interno lordo registrata l’anno scorso. Nel 2020, l’economia italiana si è contratta dell’8,9%, una delle recessioni più profonde d’Europa. Era dunque inevitabile che alla riapertura si accompagnasse una forte accelerazione dell’attività. La sfida per il Governo – e per tutto il sistema produttivo e le parti sociali – è fare in modo che questa ripresa sia duratura e sostenibile.”

All’assemblea di Confindustria, il presidente del Consiglio ha anche tenuto a precisare che il governo non intende aumentare le tasse.

“Voglio riaffermare, penso sia importante, che il governo da parte sua non ha intenzione di aumentare le tasse. In questo momento i soldi si danno e non si prendono”. “Per assicurare la sostenibilità della ripresa dobbiamo prima di tutto impedire che ci siano altre significative ondate di contagio. Il governo sta agendo con la massima determinazione per evitare nuove chiusure. Voglio quindi ringraziare ancora una volta gli italiani per la convinzione con cui hanno aderito alla campagna vaccinale, e le imprese per l’impegno dimostrato nel cooperare alla sua organizzazione”. “Dobbiamo evitare i rischi congiunturali che si nascondono dietro questo momento positivo, preservare buone relazioni industriali, perché assicurino equità e pace sociale e accelerare con il nostro programma di riforme e investimenti, per migliorare il tasso di crescita di lungo periodo dell’economia italiana. “A oggi, oltre 41 milioni di italiani hanno completato il ciclo vaccinale, quasi il 77% della popolazione con più di 12 anni – ha detto ancora -. E siamo vicini a raggiungere e poi superare l’obiettivo che c’eravamo posti, ovvero immunizzare entro fine settembrel’80% della popolazione vaccinabile”.

A tal proposito Draghi ha precisato che il “green pass” è uno strumento di libertà e sicurezza, per difendere i cittadini e i lavoratori e tenere aperte le scuole e le attività economiche.

Draghi presenta il «Patto per l’Italia»
Ci riconosciamo in lui”, “deve continuare a lungo”, quindi fino al 2023 come minimo. Il premier ottiene la benedizione di Confindustria per un suo possibile ulteriore mandato e lo stesso Draghi, durante il suo intervento, si è soffermato ad analisi su questioni legate alla sua esperienza da premier.
Un governo che cerca di non far danni è molto, ma non basta per affrontare le sfide dei prossimi anni, in primis le tensioni geopolitiche, il protezionismo, ma anche il probabile mutare delle condizioni finanziarie, il graduale affievolirsi degli stimoli di bilancio. È quando l’intero quadro di riferimento politico, economico e sociale cambia che più occorre essere uniti per non aggiungere incertezza interna a quella esterna (…) Niente è più facile che nel momento in cui il quadro complessivo cambia, le relazioni industriali vadano particolarmente sotto pressione e invece bisogna essere capaci di tenerle. Le parole di Bonomi suggeriscono che si possa iniziare a pensare a un patto economico, produttivo, sociale del Paese. Ci sono tantissime cose di cui discutiamo continuamente che possono essere materia di questo patto. La definisco una prospettiva economica condivisa. Bisogna mettersi seduti tutti insieme.

Anche Bonomi sottolinea come sia il “tempo di decidere di scegliere di cambiare”.
Di fare le scelte più giuste per far crescere l’Italia nel mondo. La cosa più difficile della vita è capire quale ponte devi attraversare e quale ponte devi bruciare. Perché cambiare è certo difficile, ma non cambiare per l’Italia è fatale (…) “Fatti dire che è impossibile, e dimostra a tutti che puoi farcela”.

Da - https://www.wallstreetitalia.com/
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