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Autore Discussione: Giunto a sessantotto anni, Confucio decise di tornare in patria ...  (Letto 3227 volte)
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« inserito:: Luglio 13, 2021, 12:05:07 am »

Vito Mancuso
 
Giunto a sessantotto anni, Confucio decise di tornare in patria dove trascorse gli ultimi anni consultato di tanto in tanto dal sovrano, continuando l’insegnamento e dedicandosi agli antichi testi della tradizione sapienziale di cui curò la redazione, tra i quali il Libro delle Odi, il Libro dei Documenti, gli Annali di Primavera e Autunno e il celebre Libro dei Mutamenti, noto anche come I Ching.
Riguardo ai suoi ultimi giorni gli Analecta riportano questo passo sibillino: «Il maestro disse: “La fenice non arriva, il Fiume Giallo non manifesta la mappa, è ormai tempo che io desista!”».
Spiegano gli studiosi che sia la fenice sia la mappa erano simboli del favore celeste apparsi ai mitici imperatori del passato, e in base a questa interpretazione alcuni deducono che Confucio ne avesse atteso la manifestazione anche per sé, ma che, giunto alla fine della vita, dovette constatarne sconsolato la mancata manifestazione. O forse, più probabilmente, senza ipotizzare nessuna attesa di particolari rivelazioni, egli li assurse a simboli del proprio fallimento politico: aveva sperato di mutare la gestione del potere in modo da farlo risultare conforme alla giustizia, ma la fenice non era arrivata e il Fiume Giallo non aveva manifestato la mappa. In entrambi i casi si impongono le parole di Lanciotti: «Confucio scompare dalla scena disilluso, cosciente di non essere stato capace di modificare le cose del mondo».
A rafforzare questa interpretazione vi è quest’altra frase di Confucio, riportata da Sima Qian: «Non c’è stato nessuno che mi ha voluto come maestro», dove nessuno, visti i numerosi discepoli avuti, si riferisce evidentemente ai sovrani, nessuno dei quali aveva voluto riformare il suo regno alla luce delle sue indicazioni etico-politiche. Al termine della vita egli aveva quindi l’impressione di aver fallito proprio come maestro di politica e formatore di politici. Lo storico Sima Qian gli fa proferire questa frase mentre era in fin di vita: «Il monte Tai sta per crollare, la trave maestra si piega, il saggio avvizzisce».
È con questa commovente impersonalità che Confucio avrebbe lasciato il mondo, da lui così amato. Egli è l’unico dei quattro maestri ad avere una tomba giunta ai tempi nostri.
Essa si trova nell’odierna città di Qufu, lo stesso luogo della sua nascita, e delle sue vicissitudini presto dirò.

#VitoMancuso #Iquattromaestri

Da Fb del 12 luglio 2021
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