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Autore Discussione: Peter Altenberg  (Letto 496 volte)
Monsieur Nikto
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« inserito:: Marzo 24, 2021, 04:37:54 pm »

Peter Altenberg

http://www.pangea.news/peter-altenberg-ritratto/

SU PETER ALTENBERG

A cura di Gilberto Gavioli


Peter Altenberg, pseud. di Richard Engländer, Vienna 9 marzo 1859, ivi 8 gennaio 1919.
Figura fondamentale per la nascita del primo modernismo viennese.
Era più consueto incontrarlo nei cabaret e nelle sale da caffè, che non negli studi giuridici o nelle sale d’ospedale, dove lo avrebbe voluto la sua famiglia, ebraica, di estrazione borghese. Aveva scelto quasi senza decisione quella vita bohémien, in quel luogo, Vienna, che era già il centro maggiore della cultura e delle arti del nuovo secolo.
La sua scrittura si celava dietro una lieve calligrafia femminile; singolare anche il suo aspetto, l’abbigliamento che lo caratterizzava, lontanissimo da machismi e rudezza: cappello a larghe tese, mantellina e sandali.
Eppure influenzò molto la nascita del primo modernismo a Vienna. Contemporaneo di scrittori e musicisti che avrebbero cambiato la cultura europea, Karl Kraus, Gustav Mahler, Arthur Schnitzler, Gustav Klimt e Adolf Loos, al quale lo lega una profonda amicizia, oltre a Polgar e von Hoffmannsthal. Proprio quest’ultimo e Kraus riconoscono immediatamente la grandezza, ne intuiscono il genio di Altenberg lasciandone anche testimonianza documentata.
Poeta, aforista, redattore di una fittissima corrispondenza, raggiunse una notevole notorietà dopo la pubblicazione di un libro che raccoglieva frammenti e osservazioni sulle donne e i bambini nelle loro attività quotidiane, che osservava dai tavoli del caffè che frequentava abitualmente, ma che utilizzava come spazio di lavoro e scrittura, spesso facendosi consegnare qui anche la corrispondenza.
I detrattori lo considerano infatti un poeta da caffè, tacciandolo di alcolismo e dipendenza da droghe, non trascurabile anche la componente anti-semita di queste critiche.
I numerosi estimatori invece ne sottolineano la grande creatività e la capacità di osservare la natura e le donne, con un fine senso estetico. Notevole la sua collezione di ritratti e fotografie con soggetti femminili.
Non raggiunse mai un vero e solido successo, anche per la scelta di raccontare per frammenti, pagine sparse di un’opera che seguiva il tempo e talvolta lo precorreva nei modi letterari. Una discreta notorietà ed altre qualità umane gli concessero protettori e amici generosi, che pagavano i suoi pasti, lo champagne e spesso anche l’affitto. Eppure non era mai in debito con loro, ripagava con lo charme e il grande talento la sua cerchia, che era sempre pronta a godere del suo spirito e dell’arguzia finissima.
Il compositore Alban Berg traspose in musica alcuni suoi componimenti e aforismi scritti sempre su foglietti ‘volanti’ e sul retro di cartoline. Il brano, eseguito per la prima volta nel 1913, venne interrotto e causò vivaci proteste all’epoca. La prima rappresentazione integrale avvenne poi solo nel 1952.
Considerato l’archetipo del bohémien, le sue opere risultano di difficile reperimento, perdute in biblioteche e collezioni private. L’unica traduzione italiana, di rilievo, risulta essere l’edizione Adelphi di Favole della vita, del 1981.
La scrittura di Altenberg, che rifugge l’organizzazione e la sequenza, che è composta da frasi fulminee, appunti felici su carte di fortuna non ha aiutato nel rendere concreto il suo progetto letterario. Davvero i suoi libri sono raccolte di pagine fluttuanti che lasciano le sue mani ma non si perdono nel vento e nel buio della dimenticanza, diventano volume e letteratura nonostante il frastuono. Le sue parole sono osservazioni precise in uno spazio definito, preciso, un luogo anche dell’anima che Altenberg coglieva nei suoi vagabondaggi oppure seduto nei caffè viennesi dove la vita scorreva, e scorre, e dinnanzi a lui recitava quel mondo unico con i suoi personaggi eleganti e multiformi, eternamente giovani. I protagonisti delle sue pagine sono i giardini, i suoi lontani, i dialoghi dei vetturini, le ballerine, le sagaci e salaci prostitute, i bambini e le donne affascinanti. La sua scrittura ridisegna questo mondo senza smarrirne luci e bassezze, splendori e vivacità, con un tocco sempre riconoscibile ed eternamente giovane.
Perdutamente innamorato della vita la sua scrittura affascina anche oggi, per quel tocco di irriducibile infanzia. Del resto Hofmannsthal lo aveva avvertito: «Sentirsi bambini, comportarsi come bambini è l’arte commovente degli uomini maturi».
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