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Autore Discussione: QUALE NORDEST? - di FEDERICO GNECH  (Letto 3241 volte)
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« inserito:: Ottobre 10, 2020, 08:22:01 am »

Il Veneto paradigma della catastrofe Pd | AgenSIR

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Arlecchino Euristico
gio 8 ott, 22:11 (2 giorni fa)
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https://www.agensir.it/territori/2020/09/30/il-veneto-paradigma-della-catastrofe-pd/

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« Ultima modifica: Novembre 21, 2021, 05:33:18 pm da Admin » Registrato

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« Risposta #1 inserito:: Dicembre 01, 2020, 03:48:05 pm »

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"Stetoscopio" del 14/04/2015
Perché è retrocessa la Sanità del Veneto


Nelle intenzioni del Ministro Lorenzin e del premier Renzi, le Regioni - con la revisione dell’art. V della Costituzione che tanti guai ha provocato avendo dato il via libera ai parlamentini che ne hanno approfittato per sprecare miliardi di soldi pubblici – non dovrebbero più avere mano libera nella Sanità. Secondo l’ultimo rapporto del Censis il 50 per cento degli italiani bocciano i servizi sanitari regionali.
Con buona pace di chi ha già iniziato a protestare per “leso federalismo” (che sembra importare sempre meno agli italiani) visti i risultati, le voragini nei bilanci delle Regioni “poco virtuose”, gli sprechi palesi, le ruberie emerse da numerose indagini della Magistratura, il clientelismo denunciato da decine di inchieste giornalistiche, il disagio della classe medica per la disorganizzazione del Sistema e decisioni piovute dall’alto senza una comprensibile “ratio”, togliere un po’ di potere ai tecnocrati della Sanità regionale male non dovrebbe fare. Peggio di come stanno andando le cose è difficile ipotizzare.

In attesa della riforma preconizzata dal Governo, sul tema-Sanità (che assorbe quasi l’80% delle risorse regionali) è battaglia tra i candidati dei due maggiori (sulla carta) schieramenti alle prossime elezioni regionali: da una parte Zaia non perde occasione per inaugurare qualsiasi cosa e dichiarare a ogni piè sospinto che la Sanità del Veneto è la migliore del mondo; dall’altra la Moretti spara a zero su tutto: dai project alle liste d’attesa, dalle code ai Pronto Soccorso ai ticket troppo costosi. L’impressione è che nessuno dei due conosca a fondo l’argomento di cui parla: il primo ha dato carta bianca al Direttore generale della Sanità che decide come meglio crede, la seconda spara cifre e statistiche ma non entra mai nel vivo dei problemi che con tutta evidenza non conosce. Entrambi si guardano bene dall’ascoltare la voce dei medici, gli unici che della Sanità conoscono pregi e difetti, eccellenze e storture, disagi dei pazienti, sprechi di risorse, assurdità organizzative.

Anche per questo tutte le sigle sindacali e gli Ordini professionali sono scesi sul sentiero di guerra e hanno dato vita agli Stati generali della Salute nell’intento di diventare interlocutori attivi della Sanità veneta ed evitare ulteriori danni derivanti da improvvide decisione della classe politica.
Non si tratta di fare del catastrofismo in una Regione che nel complesso è ancora tra le migliori del nostro Paese ma i dati dicono che in questi cinque anni di legislatura il Veneto è retrocesso al quinto posto in Italia, che l’accesso ai servizi è sempre più difficoltoso, che le liste d’attesa non accennano a ridursi e che un numero sempre più alto di pazienti rinuncia alle cure per mancanza di mezzi mentre i più fortunati ricorrono sempre più spesso alla sanità privata. E questo anche perché i medici sono sempre meno (il Veneto ha un rapporto medici ospedalieri – popolazione sensibilmente inferiore rispetto alle altre regioni) mentre gli anziani affetti da malattie croniche sono in notevole aumento.

Eppure ci hanno anche provato a migliorare la situazione attraverso un nuovo Piano sociosanitario regionale, in sostituzione di quello del 1995, che ha dato vita alla riorganizzazione del sistema ospedaliero e dell’Assistenza sul territorio. Ovviamente sono state decisioni squisitamente politiche che hanno dovuto accontentare un po’ tutti, come testimoniano le “schede ospedaliere” partorite nel 2013. Per ogni Ulss si sono decisi i posti letto per acuti mentre l’assistenza territoriale dovrebbe essere garantita da strutture di ricovero intermedie, ospedali di comunità, unità riabilitative, ricoveri per malati terminali. Il tutto deciso a tavolino e come sempre si è preferito investire in mattoni e organizzazioni più o meno cervellotiche, lesinando ancora una volta sul materiale umano (medici e personale tecnico) sulla formazione e sulla ricerca. In compenso per coprire lo scandaloso elenco di finanziamenti preelettorali, (feste del vino e birrifici sociali compresi) approvato la scorsa settimana, il Consiglio regionale non ha trovato di meglio che attingere all’anticipo del Fondo sanità.
Sembra quasi che a Venezia considerino gli operatori sanitari solo come centri di costo se non proprio dei veri nemici. E allora perché meravigliarsi della retrocessione della Sanità veneta?

Un Paese di “arzilli” centenari
Compiere cent’anni in Italia…non fa più notizia. Il numero degli ultracentenari è infatti salito a 16.400 contro i poco più dei 6000 di dieci anni fa. E negli ultimi dodici mesi a oltrepassare il secolo di vita sono stati, tra uomini e donne, più di 1600. L’invecchiamento della popolazione ha costretto gli studiosi di statistica a coniare nuovi termini: i 65-74enni che rientravano nella categoria degli “anziani” oggi sono classificati come “giovani anziani” e gli “anziani” sono quelli tra i 75 e gli 84 anni.
Al di là delle questioni semantiche e della soddisfazione per la vita media che si allunga, l’invecchiamento della popolazione crea problemi non solo alle casse di previdenza (attenti al “Boeri pensiero” intenzionato a tosare ancora di più le pensioni che il presidente-fustigatore dell’Inps considera medio-alte) ma anche al sistema sanitario nazionale che vede aumentare i costi per l’assistenza agli anziani sempre più longevi. E’ l’altra faccia della medicina moderna che allunga la vita mettendo però in crisi il già vacillante sistema del welfare italiano.

A voler essere cattivi c’è da pensare che i continui tagli alla Sanità e la strisciante riduzione del personale sanitario negli ospedali sia una sottile forma di “rottamazione degli anziani” tanto cara al nostro giovane Presidente del Consiglio.
Certo, pensare male è peccato ma spesso ci si azzecca. E lo diceva un Andreotti che ai cent’anni ci è andato vicino!



Da -
https://www.medicivicenza.org/index.php/stetoscopio/553-perche-e-retrocessa-la-sanita-del-veneto.html?fbclid=IwAR0wlc5yHBTWEdngdQLqTGrX5YWfgHUa31PV1SJCKTS4kzmpqcvICrAzCPQ
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« Risposta #2 inserito:: Dicembre 01, 2020, 04:00:49 pm »


Se CINQUE ANNI FA non si sono ascoltati i Cittadini più informati e critici sulla Sanità Veneta.

Se non si è tenuto conto delle osservazioni dell'Ordine dei Medici di Vicenza e si è rimasti "assonnati e indifferenti" alle loro considerazioni-denuncia sulla Sanità nel 2015.

Dopo la tragedia Pandemia come si possono considerare la Popolazione e la “Cittadinanza”, ... con quali epiteti possiamo definirli?

ggg
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« Risposta #3 inserito:: Gennaio 09, 2021, 06:53:16 pm »

Gianfelice Rocca: “Il virus è stato un’altra Caporetto. Ora la rinascita” | Rep

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ggiannig <ggianni41@gmail.com>
12 dic 2020, 19:06
a me

https://rep.repubblica.it/pwa/intervista/2020/12/11/news/gianfelice_rocca_il_virus_e_stato_un_altra_caporetto_ora_la_rinascita_-277991506/
 
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« Risposta #4 inserito:: Gennaio 12, 2021, 11:54:16 pm »

La Caporetto in Nord-Italia è un ciclo irrefrenabile.

Le vittime della nuova Caporetto sono le solite di sempre:
i soldati di allora e i cittadini di oggi, tutti, soprattutto i vecchi che sono caduti;
e tra le vittime i combattenti di prima linea, con i loro medici e infermieri caduti in corsia;

Però non tutti hanno combattuto!
Non sono mancati i disertori, che però nessuno ha punito.

E i responsabili della nuova Caporetto?
Tutti ancora seduti nei loro posti di comando, tranne pochissimi predestinati nel loro ruolo di sfigati.
Anche quelli che si inventano falsi motivi per spiegare il disastro veneto, … nessuna infiltrazione di variante inglese del Covid è avvenuta in Italia.

Un nuovo Generale Diaz?
Non è ancora apparso nel ministero della “salute in ritirata” per soccorrere Speranza e tutti noi popolazione, ancora nell’acqua in mezzo al Piave sino alla cintola.
Posizione scomodissima.

ciaooo

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« Risposta #5 inserito:: Ottobre 13, 2021, 04:39:06 pm »

Tamponi gratuiti per i «no vax» al lavoro? Costerebbero allo Stato 600 milioni al mese

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Arlecchino Euristico
16:20 (16 minuti fa)
a me

https://www.corriere.it/economia/lavoro/21_ottobre_13/tamponi-gratuiti-no-vax-lavoro-costerebbero-stato-600-milioni-mese-d1984ebc-2c0c-11ec-98f9-fbd4bdd13a87.shtml

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« Risposta #6 inserito:: Ottobre 14, 2021, 12:30:15 pm »

Due libretti d'istruzione per il Green Pass. La risposta di Draghi ai No Vax | HuffPost

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ggiannig <ggianni41@gmail.com>
mar 12 ott, 17:50 (2 giorni fa)
a me

https://www.huffingtonpost.it/entry/due-libretti-distruzione-per-il-green-pass-la-risposta-di-draghi-ai-no-vax_it_616403a1e4b024dc5282c703
 
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« Risposta #7 inserito:: Ottobre 14, 2021, 02:54:57 pm »

Gianni P.
Il tema (meglio, il problema) lo vedo (ma forse vedo male) nella cifra politica e sociale che la questione ha assunto. Intanto appena si è sentito l’odore dei soldi un politico, Matteo Renzi, ha tirato la volata alla subitanea defenestrazione di Giuseppe Conte e all' insediamento di un nuovo premier, il banchiere Draghi. Con un presidente della Repubblica che, in qualche misura e certamente sbagliando, mi ha ricordato Vittorio Emanuele III, il re sciaboletta. Poi cosa ho visto (o mi è parso, magari, erroneamente di vedere)?
L' impennata accesa (ardente? esagitata?) di individui -una minoranza- rifiutanti il vaccino. E un fuoco di fila dei giornali "progressisti" contro costoro. Fuoco di fila duro, irridente, svalutante, moralistico. E, anche, ho visto il grosso popolo manicheo dei detti sì vax avventarsi contro l’esiguo popolo manicheo dei detti no vax. Una grande volgarità. Ho visto- o stravisto- premier e presidente non pronunciare verbo a tutela della minoranza. Ho visto, anzi, il presidente invitare al dovere civico del vaccino e il fariseismo di un governo che non rende obbligatorio ciò che considera salvifico. Non si può fumare al cinema, non si può andare in moto senza casco ma è lecito non vaccinarsi nonostante il governo consideri il fatto di non vaccinarsi una gravissima mancanza civica passibile di sospensione non retribuita dal lavoro. Ho visto i circenses di una partita di calcio con assembramenti catartico- dionisiaci e, pochi giorni dopo, l’entrata in vigore del restrittivo green pass. Ho visto un gesto di grande significato civile, un gesto radicale: l’intellettuale editore Massimo Angelini fare il vaccino ma rifiutare il green pass. Gesto, ripeto, di alto valore morale. Mattarella dovrebbe imparare, tra una sagrestia e una celebrazione, di cosa sono capaci alcuni suoi concittadini. Di quale e quanta libertà morale e politica gli corra nelle vene. Vedo, o mi pare di vedere, una democrazia depotenziata, partiti come sacchi vuoti, un vaccino così in fieri e incerto che non viene reso obbligatorio. Vedo donne e uomini dubbiosi, colleghe e colleghi (anche questa una minoranza) prendere la tessera verde come decenni fa (quasi un secolo) avrebbero preso la tessera nera. Io sono tra questi. Perché teniamo famiglia. Per necessario, pigro, impaurito opportunismo. Ripeto: io sono tra questi. Vedo scienziati arroganti, con bruttissime facce. Diceva don Abbondio parlando dei bravi: "io le ho viste quelle facce". Anch' io. E anch' io donabbondiescamente. Il vaccino non è garantito su una media e lunga prospettiva. Magari va bene. Magari va male. Si vedrà tra vent' anni. Se fosse vero che le sostanze inoculate vanno a toccare le ovaie avremo casi di sterilità? Aborti spontanei? Nascite di bimbe e bimbi con malformazioni? Non si sa. Speriamo di no. Preghiamo la Madonna della Guardia. E le case farmaceutiche? Queste devono vendere il prodotto. E lo vendono. Fanno solo il loro lavoro, come disse quel tipo, a quel processo.
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(?)

Francesco M.
Caro Gianni, intervento lucidissimo, ma il vaccino... il vaccino: ci sono morti, persone che sono state male, malissimo, anche dopo mesi, effetti collaterali gravissimi, io li chiamo appunto avversi, che non finiscono più, medici che sono contrari, ne conosco non pochi, e hanno paura di manifestare il proprio dissenso... Certo si potrà obiettare, per dirla tutta e ragionando per percentuali, che i morti di covid sono ben più numerosi e che quindi il saldo... Ecco un ragionamento che capisco ma non condivido, soprattutto se porta a una obbligatorietà e non a una libera scelta, fermo restando che non sono contrario al green-pass. Intanto poco o nulla è stato fatto nelle scuole e le classi-pollaio proliferano, intanto nessuno, mi pare, nessuno, che parli - responsabilmente - di cure, se non per dire che sarebbero troppo costose. Certo c'è un tasso elevato di ipocrisia e disinformazione, oltre il desolante quadro politico cui fai riferimento.

Da Fb del 22 settembre 2021
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« Risposta #8 inserito:: Ottobre 15, 2021, 09:16:27 pm »


          Una popolazione dalla cultura fragile e dal comportamento distratto, che da ...

Inserito:: Settembre 16, 2021, 02:49:48 pm »   
________________________________________

Tutte le storie NON si cancellano neppure quelle delle Sinistre!

Come Italiani, dobbiamo riflettere su chi siamo oggi e perché.

Da Italiani non dobbiamo cancellare neppure la storia di una popolazione con caratteristiche di inconsapevolezza tali da aver subito.

- Il fascismo a causa delle spaccature a sinistra.
- La violenza terroristica di estrema sinistra e destra, pilotate da forze straniere.
- Avere sostanzialmente ignorato la tragica gravità di farsi uccidere gli uomini     migliori, siano essi politici come Moro, sia giudici di valore raro nel mondo come Falcone e Borsellino, o giornalisti d’inchiesta antimafia e anti-partitocrazia.
- Oppure personaggi impegnati nel e per il sociale, meno noti, ma ugualmente dimenticati e vittime di una opinione pubblica con l’attenzione di carta pesta.

Siamo una popolazione distratta, con una cultura fragile, dal comportamento egocentrico, ma che da oltre duemila anni si fa rabbonire e sottomettere dal “Panem et circenses” del potere dominante.

Una popolazione da sempre carnefice dell’altro e vittima di se stessa, complice obbligata nella lotta tra tiranni per il potere di un impero, oggi tifosa assonnata nel favorire inconsciamente il dominio della partitocrazia e dei Feudatari di Regioni-Condominio, consenso-dipendenti spesso capaci soltanto di predare.

ggiannig ciaooo

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« Risposta #9 inserito:: Ottobre 21, 2021, 12:01:12 am »

Fatto #1

A Trieste la polizia ha agito per contrastare i gruppi, arrivati da varie zone del paese, intenzionati a trasformare la protesta dei portuali in occasione di scontri e di blocchi, in simbolo di quella che chiamano resistenza agli obblighi di certificazione vaccinale per accedere ai luoghi di lavoro.

La protesta originaria, tra l’altro, era anche pressoché terminata. E gli stessi portuali non avevano più nulla a che fare con gli obiettivi e soprattutto con i metodi della manifestazione e del presidio.
A condurre le danze sono quelli che, in modo anodino, l’ex ministro dell’interno Matteo Salvini definisce cittadini, mentre critica le azioni della polizia (uso di idranti e lacrimogeni) per disperderli.
E poi, affiancato da Giorgia Meloni, si impelaga in un paragone senza senso, dicendo che sono stati lasciati indisturbati i violenti di Forza Nuova e fermati con interventi decisi, invece, i famosi cittadini nel porto di Trieste.
La polizia, cui sempre Meloni e Salvini chiedono mano dura, ha usato metodi non durissimi ma neanche troppo gentili per tentare di disperdere la protesta. Probabilmente l’ostilità al green pass diventerà endemica, continuerà a durare ancora un po’, fino, poi, a calare e sparire. Ah, una curiosità sostanziosa e una richiesta formale di Marco Bentivogli da non trascurare.


da - https://mail.google.com/mail/u/0/?hl=it&shva=1#inbox/FMfcgzGlkPcpXczKKvfFZjgdCVMMFLrQ
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« Risposta #10 inserito:: Ottobre 27, 2021, 12:38:16 pm »

Se gli Italiani capissero il valore di Draghi, utilizzato da lui a vantaggio dell'Italia TUTTA, i Partiti (a parte quelli della Destra Sfascista) lo lascerebbero lavorare!

E imparerebbero, da lui, ad avere rispetto della popolazione e in particolare dei cittadini.


Io su Fb del 27 ottobre 2021
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« Risposta #11 inserito:: Novembre 07, 2021, 11:52:31 pm »

QUALE NORDEST?
   
FEDERICO GNECH
24 dicembre 2019

A volte ho il sospetto che le interminabili geremiadi sul destino di Venezia, oltre a provocare l’assuefazione, la noia e il fastidio in tanti miei connazionali, rischino di oscurare le vicende di quello spazio che coincide in gran parte proprio con lo Stato da tera della Serenissima. Mi riferisco ovviamente alla benedetta locomotiva del Nordest, simbolo dei successi della piccola e media impresa, già zona depressa e meridione più settentrionale d’Italia, bersaglio di sfottò a partire dalle servette della commedia all’italiana fino alle uscite di Toscani sull’alcolismo dei veneti. Un territorio raramente in grado di esprimere una classe dirigente di respiro nazionale – De Gasperi non vale: crebbe da suddito austroungarico ed esordì al Reichsrat di Vienna! – ma che da quarant’anni risulta assai importante dal punto di vista economico e politico, al punto che il resto degli italiani farebbe bene a conoscerlo meglio, al di là delle settimane bianche e del prosecco e degli scandali bancari. Da un saggio giornalistico come Schei di Giannantonio Stella al notevole flusso di coscienza di Cartongesso di Francesco Maino, i testi sul Nordest contemporaneo certamente non mancano. Con Lettere da Nordest, gli amici Cristiano Dorigo ed Elisabetta Tiveron, che hanno già curato per Helvetia due volumetti simili, uno su Porto Marghera e l’altro – nel quale compare indegnamente anche il sottoscritto – su Venezia, hanno raccolto diciassette brevi testi tentando la strada della varietà estrema per fissare l’estrema complessità del Triveneto. Avremo quindi la prosa e i versi, la fiction e il racconto giornalistico, l’invettiva e la descrizione, la memoria personale e la riflessione storica, messe assieme non certo con l’intenzione di dare un quadro esaustivo, quanto di aprire dei brevi squarci su una realtà ignorata o schematizzata malamente dai mass media. Da questo punto di vista, la volontà dei curatori di andare “oltre i luoghi comuni”, come recita la quarta di copertina, è accolta solo in parte dagli autori. I luoghi comuni sono tali anche se di segno critico, come nel pasolinismo un po’ forzato che affiora qua e là nelle pagine di Fulvio Ervas. Inevitabile che in tanti scrittori cresciuti in un Veneto sfigurato dal cemento prevalga il rimpianto, che era già di Parise e di Zanzotto, per le file di salici e i pescigatto e i fossi che non ci sono più, cioè per quella civiltà contadina che, tuttavia, facciamo sommessamente notare, era fatta anche di fame, pellagra ed emigrazione forzata. C’è anche chi si spinge ben più indietro degli anni del boom alla ricerca di una perduta età dell’oro, come Angelo Floramo, che nella sua colorita apologia del “popolo del Friul” ricorda il momento in cui “le tristi soldataglie del Savorgnan congiurarono per vendere a Venezia una terra libera da centinaia d’anni”. Per contro, il triestino Luigi Nacci e il bolzanino Stefano Zangrando ci ricordano quanto pesi ancora il dannato fardello della Storia in un’area di confine attraversata sino a pochi decenni fa da sanguinosi conflitti etnici – un’eredità che distingue davvero questa macroregione informale dal resto della nazione. Ciò che invece il Nordest condivide con gran parte d’Italia sono l’orografia e la marginalità dei suoi territori montani; il confine in questo caso non è politico, ma biologico, esistenziale, limite dell’umano alle prese con una natura non addomesticabile. Ne scrive il bellunese Antonio Bortoluzzi, contrapponendo l’idea pseudoromantica di una montagna solitaria, tipica del marketing turistico, alla realtà ben nota ai suoi abitanti: in montagna, in assenza di comunità, la stessa sopravvivenza fisica è a rischio. Sempre a proposito di stereotipi demoliti, il testo di Tiziano Scarpa, qui nelle vesti non di romanziere, ma di giornalista culturale alle prese col longform, è forse il migliore del lotto perché lascia che sia il Nordest stesso a esprimersi, in questo caso per bocca di Ivano Sartor, storico locale ed ex sindaco di Roncade, in provincia di Treviso. Un luogo in cui apparentemente non c’è nulla e che si rivela invece ricco di incontri sorprendenti, dal solito Hemingway a un pioniere dell’industria dell’automobile. Sono sempre più convinto che questo sia uno dei modi più interessanti, se non il migliore, di tentare di raccontare queste – o altre – terre, scavando nel particolare, nella cosiddetta microstoria, cercando di rimediare alla nostra sempre più patologica disattenzione mostrando come i margini della scena siano importanti quanto il suo centro.

Lettere da Nordest – Testi di: Ubah Cristina Ali Farah, Gianfranco Bettin, Francesca Boccaletto, Antonio G. Bortoluzzi, Roberta Cadorin, Alessandro Cinquegrani, Elisa Cozzarini, Fulvio Ervas, Angelo Floramo, Patrizia Laquidara, Luigi Nacci, Silvia Salvagnini, Giacomo Sartori, Federica Sgaggio, Tiziano Scarpa, Gian Mario Villalta, Stefano Zangrando, Francesco Jori.

https://www.glistatigenerali.com/letteratura_societa-societa/quale-nordest/?fbclid=IwAR2T3EHe3rxNH95OjUSdhIbmpw3O76WRF2PSMrFnxgD7RHlfqRzS3mq8TLo

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« Risposta #12 inserito:: Novembre 20, 2021, 06:00:07 pm »

Quali "Coltivazioni Locali" inibiscono l'incontrare altre Culture?

Ho chiesto a Facebook di modificare il Titolo a questo nostro Gruppo, ma lo concederanno soltanto dopo il 1° dicembre 2021.
Ringrazio.

Come noto io modifico di frequente i Titoli dei nostri Gruppi, perché li intendo come contenitori di TEMI in continua evoluzione, stimolati dall’agitarsi della realtà sociopolitica italiana.
Il fatto, per me triste, che siano Gruppi Tematici frequentati soltanto da lettori rende più semplice l’attuazione di questo mio “imperio”. 

Il nuovo Titolo sarà quello indicato qui sopra, nulla ci vieta di anticiparne l’approfondimento.

Ma finisce che lo farò io da solo, per l’assenteismo partecipativo non soltanto su temi sociali e politici, degli utenti-scrittori.

ggiannig ciaooo

IO su Fb 20 novembre 2021
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« Risposta #13 inserito:: Novembre 24, 2021, 09:56:49 pm »

Chi ha soffocato la voce dei Medici di Vicenza?

Sul foglio della loro Associazione, Stetoscopio dell'aprile 2015, il loro “grido di dolore” era già espresso con chiarezza.

Chi non ne ha tenuto conto, anzi …

ggiannig ciaooo
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« Risposta #14 inserito:: Dicembre 20, 2021, 06:49:02 pm »

Draghi e i suoi buoni propositi, da "uomo solo", crivellati da una/cento resistenze degli interessi e deficienze del passato.

Un esempio veneto: a due ottantenni per giusta causa vengono praticate a domicilio 2 vaccinazioni COVID e l'antinfluenzale.
A inizio novembre scadono i sei mesi dalle vaccinazioni COVID, il medico di base segnala che la terza non si fa più a domicilio (Sic!).
Poi il Sistema cambia il medico, ma non si vede quello nuovo a 12 giorni dall'insediamento e non si riesce contattarlo al Centro Medico barricato.

Conclusione: 2 ottantenni (un invalido al 80%) sono scoperti dopo oltre 40 giorni dopo sei mesi dall'ultimo vaccino, perché? ... BOH.

PS: Da marzo 2020 sono reclusi in casa, serviti di tutto grazie al nuovo business (spesa, fisioterapista, parrucchiere, pedicure, infermiera per iniezioni e ogni altro eventuale) ovviamente privatamente.
A proprie spese e senza NESSUN obolo RegionalStatale, che non vogliono!

Senza nessun sgravio fiscale che non è previsto per il Nuovo Business di assistenza privata a domicilio!

ciaooo
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