LA-U dell'ulivo
Novembre 30, 2021, 09:23:14 am *
Benvenuto! Accedi o registrati.

Accesso con nome utente, password e durata della sessione
Notizie:
 
   Home   Guida Ricerca Agenda Accedi Registrati  
Pagine: [1]
  Stampa  
Autore Discussione: Un paese a ostacoli  (Letto 1263 volte)
Admin
Administrator
Hero Member
*****
Scollegato Scollegato

Messaggi: 29.342



Mostra profilo WWW
« inserito:: Settembre 20, 2020, 07:10:39 pm »

Un paese a ostacoli

Posta in arrivo
x
Arlecchino Euristico

a me

https://www.corriere.it/economia/finanza/20_settembre_15/paese-ostacoli-5e4103a4-f711-11ea-93fd-0a842553a1d8.shtml

Inviato da Posta per Windows 10

 

Registrato

Admin
Admin
Administrator
Hero Member
*****
Scollegato Scollegato

Messaggi: 29.342



Mostra profilo WWW
« Risposta #1 inserito:: Ottobre 03, 2020, 06:05:56 pm »

La prossima esplosione che travolgerà l’Italia

Posta in arrivo

ggiannig <ggianni41@gmail.com>
lun 28 set, 21:06 (5 giorni fa)
a me

https://www.proiezionidiborsa.it/la-prossima-esplosione-che-travolgera-litalia/
 
Registrato

Admin
Admin
Administrator
Hero Member
*****
Scollegato Scollegato

Messaggi: 29.342



Mostra profilo WWW
« Risposta #2 inserito:: Ottobre 23, 2020, 12:33:09 pm »


Pil e legge di bilancio: una manovra a corto raggio | Rep

Posta in arrivo

ggiannig <ggianni41@gmail.com>
mar 20 ott, 08:56 (3 giorni fa)
a me

https://rep.repubblica.it/pwa/commento/2020/10/19/news/pil_e_legge_di_bilancio_una_manovra_a_corto_raggio-271157764/
 
Registrato

Admin
Admin
Administrator
Hero Member
*****
Scollegato Scollegato

Messaggi: 29.342



Mostra profilo WWW
« Risposta #3 inserito:: Ottobre 09, 2021, 02:50:40 pm »

L'orgoglio ritrovato di guardare all'Italia pensando al futuro

CLAUDIO CERASA  04 OTT 2021

Non solo i successi sportivi: l’energia post pandemia, il governo Draghi  e pure  l’ultima campagna elettorale sono i segnali di una nuova, positiva coscienza di sé del paese. Quella che già invocava, due secoli fa, Leopardi

C’è un effetto interessante (e poco indagato) prodotto dalla stagione delle larghe intese maturata sotto l’ombrello del governo Draghi. Un effetto che non ha a che fare con le politiche dei partiti, con le loro agende, con le loro traiettorie, ma ha a che fare con una novità assoluta che riguarda un tratto speciale della nuova Italia. Un tratto che è insieme politico, sì, ma che è anche culturale, intellettuale e verrebbe da dire sistemico e che sarebbe un sogno se potesse essere anche al centro dell’agenda dei sindaci del futuro. Riavvolgete il nastro di questi mesi e rifletteteci un attimo. Riflettete su cosa ciascuno di noi ha pensato, in questi mesi, di fronte alla vittoria della Nazionale agli Europei di calcio, di fronte alla vittoria della Nazionale maschile agli Europei di volley, di fronte alla vittoria della Nazionale femminile agli Europei di volley, di fronte alla vittoria dei nostri connazionali alle Olimpiadi, di fronte ai successi olimpici e paralimpici nei cento metri, di fronte ai traguardi raggiunti nel tennis, di fronte alla vittoria di un italiano agli Europei di ciclismo, di fronte alla vittoria di un’italiana ai Mondiali di ciclismo, di fronte alla vittoria della Nazionale femminile agli Europei di softball, di fronte alla vittoria della Nazionale maschile ai Mondiali di bocce (pure quelli!).
 
La reazione, il pensiero di tutti noi, di fronte a questi piccoli e grandi successi (abbiamo vinto anche il Mondiale dei pasticcieri!), sono sintetizzabili con una parola semplice: orgoglio. Orgoglio per i nostri successi, per le nostre eccellenze, per le nostre performance. Si dirà: e grazie al cavolo, dov’è la novità? Come si fa a non esultare per una vittoria sportiva? Eccola la novità. La novità degli ultimi mesi, per l’Italia, per la sua opinione pubblica, per la stragrande maggioranza dei suoi cittadini, è che quel sentimento di orgoglio, quella volontà di ricercare eccellenze e quella voglia di trovare una scusa qualsiasi per non parlare male del nostro paese, ha avuto un suo riflesso anche nella vita quotidiana.
 
C’è stato un tempo, prima della pandemia, in cui l’Italia desiderosa di parlare male di sé stessa, desiderosa di infangare il proprio paese solo per fare un dispetto politico all’avversario di turno al governo, era un’Italia che almeno dal punto di vista mediatico era certamente maggioritaria. Un’Italia della lagna, dell’autodistruzione, dell’autocommiserazione, incapace di valorizzare sé stessa, di fare sistema, di considerare l’interesse nazionale un muro da abbattere e non un fortino da proteggere. C’è stato un tempo, prima della pandemia, in cui l’idea di fare sistema, per l’appunto, coincideva con l’idea orrenda di proteggere un insostenibile status quo. E c’è stato un tempo, prima della pandemia, in cui l’Italia, trasformando con la complicità della borghesia oltre che della politica l’agenda antisistema nell’agenda cardine del nostro paese, ha fatto di tutto per far diventare ciò che era percepito più importante di ciò che era reale.
 
La novità vera dell’Italia post emergenza pandemica, una novità che la presenza di Draghi ha permesso di far venire allo scoperto, è che l’Italia che considera la valorizzazione delle sue eccellenze un modo come un altro per nascondere i problemi del nostro paese è un’Italia che ha lasciato il posto a un’altra Italia completamente diversa (più Roberto Mancini, meno Marco Travaglio). Un’Italia in cui il sentimento autodistruttivo è stato sostituito da un sentimento costruttivo. Un’Italia in cui le forze politiche si confrontano l’una con l’altra senza demolire il paese in cui si trovano (meno onestà-tà-tà e più capacità-tà-tà). Un’Italia in cui la tutela dell’interesse nazionale non è in contraddizione con la competizione tra i partiti (in politica si può essere nemici su molti fronti e avere comunque a cuore alcuni interessi comuni). Molti anni fa, nel 1824, Giacomo Leopardi scrisse uno splendido saggio intitolato “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’italiani” (saggio che tre anni fa avete trovato pubblicato integralmente sul nostro giornale).
 
In quel saggio Leopardi spiegò quanto fosse importante avere, come in Francia, una “società stretta”. “La stretta società – scriveva Leopardi – fa sì che ciascuno fa conto degli uomini e desidera di farsene stimare (questa è propriamente la stima che si concepisce di loro) e li considera per necessari alla propria felicità, sì quanto ad altri rispetti, sì quanto a questa soddisfazione del suo amor proprio che ciascuno in particolare attende desidera e cerca da essi, da’ quali dipende, e non si può ricever d’altronde”. In una società stretta, era la tesi di Leopardi, il bene dell’élite coincide con il bene di un paese e laddove non esiste una società stretta “gli uomini sono avvezzi a disonorare gli altri poiché ciò non comporta alcuna conseguenza per loro e tendono a trasformare l’onore nel principio regolatore delle proprie relazioni. In una società che sceglie di non essere stretta, invece, la mancanza d’amor proprio provoca lo scarso o nullo rispetto di sé, dunque degli altri”. L’incapacità dell’Italia di alimentare una società stretta ha impedito al nostro paese per molto tempo di fare sistema, di fare squadra, e ha spinto le forze politiche a gettare fango sul nostro paese nella speranza di poter distruggere i propri rivali attraverso la demolizione del paese governato dagli altri. Sarà l’energia del post pandemia, sarà la presenza di una grande coalizione, sarà il tocco di Mario Draghi, sarà tutto questo ma il dato interessante che in fondo ci consegna anche questa campagna elettorale amministrativa è che combattere gli avversari pensando più al futuro che al passato senza demonizzare il paese o la città amministrata da chi ha una casacca di colore diverso e provando a concentrarsi più sui sogni da realizzare che sugli incubi da rimuovere è possibile e non è infattibile. Più futuro, meno passato. Più sistema, meno anti sistema. Più costruzione, meno distruzione. La capacità dell’Italia di saper parlare di sé senza dover per forza parlare male di sé è forse l’elemento più interessante prodotto dalla stagione delle larghe intese maturata sotto l’ombrello del governo Draghi. Speriamo che duri. Intanto cin cin.

   
•   Claudio Cerasa DIRETTORE
•   Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.

Da - https://www.ilfoglio.it/politica/2021/10/04/news/l-orgoglio-ritrovato-di-guardare-all-italia-pensando-al-futuro-3076149/

Registrato

Admin
Pagine: [1]
  Stampa  
 
Vai a:  

Powered by MySQL Powered by PHP Powered by SMF 1.1.21 | SMF © 2015, Simple Machines XHTML 1.0 valido! CSS valido!