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Autore Discussione: MEDITERRANEO.  (Letto 959 volte)
Arlecchino
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« inserito:: Agosto 27, 2020, 11:22:08 am »

La sfida di Erdogan sul Mediterraneo: "Prenderemo ciò che ci spetta" | Rep

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« Risposta #1 inserito:: Settembre 05, 2020, 06:52:11 pm »

I politici greci e turchi riaccendono lo scontro sui colloqui del Mediterraneo orientale | Notizie Grecia | Al Jazeera

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https://www.aljazeera.com/news/2020/09/greek-turkish-politicians-reignite-clash-eastern-med-talks-200904105146813.html
 
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« Risposta #2 inserito:: Settembre 06, 2020, 02:38:40 pm »

SCARAMUCCE TRA GRECIA E TURCHIA: UNA GROSSA BALLA? A CHI CONVIENE?
   
POMPEO MARITATI
2 Settembre 2020
E’ da qualche mese che tiene banco la diatriba tra Grecia e Turchia sulla questione della mai sanata controversia su chi, come e dove, può procedere allo sfruttamento delle fonti energetiche presenti in alcune aree del Mediterraneo.

Ambedue i contendenti fanno parte della Nato, pertanto un escalation militare tra i due comporterebbe un serio problema tra tutti gli altri partner aderenti al Patto Atlantico. Gli USA di Trump, pare essersi defilati. Pompeo ha accennato a qualche moina, il solito timido balletto delle sanzioni contro i turchi, ovviamente sempre minacciate e mai applicate.

La Germania, peraltro presidente di turno dell’Unione Europea, pare fare orecchio da mercante, come sempre d’altronde. Da una parte accenna a sostenere la causa ellenica, ma poi aldilà di qualche accenno se ne guarda bene da irritare Erdogan. Ha a cuore la problematica degli immigrati, motivo per cui preferisce mantenersi sul vago e attendere lo sviluppo degli eventi, o meglio ancora, che gli altri le tolgano le castagne dal fuoco.

La Francia, invece, pare essere quella che più di tutti gli altri ha preso a cuore la vicenda favorendo la posizione ellenica. Ha già inviato sul palcoscenico del contendere una sua portaerei, ovviamente scortata. Giusto per lanciare un segnale concreto contro i turchi, con i quali sono in contenzioso con l’area libica. Non solo, si ha notizia, non del tutto confermata, che la Grecia abbia acquista un numero cospicuo di caccia Mirage per rinforzare e riammodernare la sua forza militare aerea.

Il grande paradosso: una nazione a cui mancano gli elementi essenziali, dove la crisi continua a generare disagi socio economici nella sua popolazione, trova però i soldini per favorire le solite lobbie delle armi. Vorrei tanto sapere che cosa se ne farà la Grecia.  Il un apparato militare resta sempre al livello di terzo mondo, che contro un panzer come la Turchia, verrebbe falcidiato nel giro di tre ore. Se conflitto ci sarà, cosa che ritengo in modo categorico di no, le sue sorti saranno determinate da quanto i partner europei e gli USA sapranno fare in suo favore. E su questo punto penso si debba porre una particolare attenzione.

Erdogan, che sicuramente non gode simpatie, non è cretino, ha capito che giocandosi la carta del contenzioso, peraltro di vecchia data, e mai risolto, non fa altro che alzare la tensione, cercando così di ottenere ulteriori sostegni politici ed economici, come già avvenne alcuni anni fa in materia di gestione degli immigrati. La situazione finanziaria turca è precaria. Ipotizzare addirittura un suo default non è del tutto errato, quindi questa, altro non è che una manovra atta ad ottenere qualcosa. Ecco perché prima ho accennato che un vero conflitto non ci potrà mai essere. Se i partner ellenici, anch’essi appartenenti alla Nato dovessero infastidire più di tanto i turchi, questi non ci penserebbero due volte ad uscire dalla Nato e convergere verso i favori sovietici, destabilizzando lo pseudo equilibrio oggi esistente nell’area mediterranea.

Secondo me quello che c’è da capire è a che cosa mira realmente Erdogan. Non penso solo alla possibilità di estendere il suo raggio d’azione per l’estrazione di petrolio e gas nel Mediterraneo. Le scaramucce con i sovietici nell’area siriana, hanno in parte incrinato i rapporti con Putin, motivo per cui questa manovra potrebbe alludere ad un riavvicinamento non solo virtuale ma anche sostanziale.

E cosa dire del precedente incidente avvenuto tra una nave militare greca impegnata in una operazione navale concordata con le marine militari dell’Unione Europea al largo della Libia? In questo frangente si è potuta valutare quanto sia profonda la spaccatura tra appartenenti alla Nato e all’Unione Europea. Una spaccatura tra stessi partener che per ovvi motivi di convenienza, potrebbe portare, ancora una volta, a far pagare la parcella alla solita Grecia.

Che Erdogan stia pestando l’acceleratore è più che chiaro. Quello che non è chiaro, e su questo nutro seri dubbi, quanto effettivamente i partner Europei, peraltro appartenenti alla Nato, alla fine sarebbero disposti di favorire la posizione ellenica? Non è che ancora una volta questa sventurata nazione sia solo una merce di scambio?

Tempo fa, pur conoscendo bene l’odio e il rancore esistente tra il popolo greco e quello turco, avanzai una proposta paradossale, una proposta di quelle che fece irritare non pochi amici greci, ai quali consigliai di rivolgersi ad un buon oculista. Io amo la Grecia, il suo popolo, la sua storia. L’amo probabilmente più di quanto la amino gli stessi greci e questo mi porta a ipotizzare che forse, il governo greco, farebbe bene a cercare un accordo diretto con i turchi. Operare per un smussamento dei punti in conflitto, aggirando così la stessa Unione Europea che non mi pare che si sia mai dimostrata vera amica del popolo ellenico. Le è stato imposto un decennio di lacrime e sangue per 270 miliardi, per poi ritrovarsi oggi, con un debito di 330 miliardi. Poi vorrei che mi spiegassero i soloni della finanza mondiale come hanno ritenuto la Grecia fuori dalla crisi, quando oggi il suo debito pubblico sia superiore a quello dell’inizio della crisi. E non mi pare che in terra ellenica siano stati fatti investimenti industriali che ne abbiano accelerato l’incremento del PIL.

Quindi la Grecia cerchi, anche se a malincuore, punti di contatto con i turchi, eviti conflitti con costoro, perché alla fine, saranno sempre loro, in un modo o nell’altro a pagarne le spese.

TAG: Erdogan, Francia, Grecia, Turchia
CAT: Geopolitica

Da - https://www.glistatigenerali.com/geopolitica/scaramucce-tra-grecia-e-turchia-una-grossa-balla-a-chi-conviene/
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« Risposta #3 inserito:: Settembre 20, 2020, 06:56:21 pm »

US official predicts Qatar will eventually normalize ties with Israel

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« Risposta #4 inserito:: Settembre 20, 2020, 07:49:15 pm »

Sul fronte Kastellorizo, soldati e navi da Atene: “Non temiamo Erdogan” | Rep

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« Risposta #5 inserito:: Settembre 26, 2020, 04:46:34 pm »

Egitto, archeologi scoprono 27 sarcofagi ancora intatti sepolti più di 2.500 anni fa

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Una nuova scoperta archeologica ha portato alla luce 27 sarcofagi intatti e altri manufatti, sepolti più di 2.500 anni fa. Il ritrovamento è st

https://video.repubblica.it/mondo/egitto-archeologi-scoprono-27-sarcofagi-ancora-intatti-sepolti-piu-di-2500-anni-fa/367487/368061
 
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« Risposta #6 inserito:: Ottobre 08, 2020, 11:33:14 am »

Sakellaropoulou: “La Turchia minaccia la pace nel Mediterraneo” | Rep

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« Risposta #7 inserito:: Ottobre 11, 2020, 10:15:07 pm »

La nuova pista libica per l’attentato del 1982 alla Sinagoga di Roma | Rep

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« Risposta #8 inserito:: Ottobre 12, 2020, 05:31:14 pm »

Così Europa e Stati Uniti possono fermare la minaccia Erdogan | Rep

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https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2020/10/11/news/cosi_europa_e_stati_uniti_possono_fermare_la_minaccia_erdogan-270261258/
 
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« Risposta #9 inserito:: Novembre 02, 2020, 12:34:08 pm »


L’ipocrisia dell’Egitto con le donne vittime di violenza sessuale - Sally Ahmed - Internazionale

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sab 31 ott, 10:05 (2 giorni fa)
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https://www.internazionale.it/notizie/sally-ahmed/2020/10/30/egitto-donne-violenza
 
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« Risposta #10 inserito:: Dicembre 23, 2020, 07:32:22 pm »

Israele terrà la quarta elezione in due anni mentre la crisi politica continua | Israele | Il guardiano

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https://www.theguardian.com/world/2020/dec/22/israel-barrels-towards-fourth-election-within-two-years?ref=nl-rep-a-bgr
 
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« Risposta #11 inserito:: Marzo 05, 2021, 09:56:15 pm »

Se perdiamo lo Stretto di Sicilia

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13:22 (4 ore fa)
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Care abbonate e cari abbonati,
"Lo Stretto di Sicilia è stato raggiunto dai venti della competizione geopolitica che spazzano da tempo ogni quadrante del Mar Mediterraneo.
In questo imbuto marino rovesciato con testa sull’arcipelago maltese e strozzatura incastonata fra Mazara del Vallo, in Sicilia, e la penisola di Capo Bon, in Tunisia, attori regionali e potenze esterne competono ormai apertamente per la primazia e per irradiare la propria influenza sulle terre attigue.
Dalle sabbie libiche fino ai massicci tunisini, senza dimenticare i giganti nordafricani di Algeria ed Egitto – traballanti su terra eppure accomunati dalla medesima volontà di compiere una storica torsione marittima.
Nel mezzo c’è l’Italia, con la sua proverbiale introversione terragna, che fatica a cogliere il senso delle partite strategiche circostanti.
Così l’ampio spazio di mare antistante i nostri confini meridionali può trovare posto nell’elenco delle aree critiche del Mediterraneo, comprendenti la Zee algerina a ovest, l’accordo turco-tripolino a sud-est di Creta e le acque del Levante a est. Con il risultato nient’affatto secondario di spostare sempre più verso la costa della Sicilia la faglia fra il mondo civilizzato di Ordolandia e le aree instabili o in aperto conflitto di Caoslandia. E con conseguenze dirette sull’equilibrio di potere nei flutti e sulla nostra sicurezza.
L’Italia vive da sempre un rapporto tribolato con questa porzione di Mar Mediterraneo, passaggio inaggirabile per ogni genere di collegamento marittimo fra i poli di Gibilterra e di Suez stante la peculiare conformazione assunta dal «mare fra le terre» in questo preciso punto di passaggio. Qui transitavano le grandi rotte commerciali e imperiali del passato, come la miriade di connessioni locali dei giorni nostri, senza dimenticare la giugulare che bipartisce il Medioceano per connettere i sistemi dell’Atlantico e dell’Indo-Pacifico.
Benché perno naturale della regione, il nostro paese non ha mai controllato appieno il suo canale meridionale, pur sovrastandolo fisicamente e avendogli prestato il nome della sua isola maggiore per battezzarlo come è più diffusamente noto. Nessun governo italiano dai tempi dell’Unità ha saputo mettere a sistema il possesso dei principali gruppi di isole dell’arcipelago siciliano per trasformare lo Stivale nell’egemone locale. Marchio indelebile della nostra difficoltà a pensare il mare.
È un’anomalia su cui conviene riflettere e che ha diverse cause, di tipo storico, culturale e strategico, ma che chiarisce in modo lampante l’effettiva taglia geopolitica che ci compete, specialmente in ambito marittimo..."
Oggi #IdeaLimes è un'anticipazione da L'Italia al fronte del caos, il numero in edicola venerdì prossimo ma già disponibile sul nostro sito. Il suo curatore Alberto de Sanctis illustra l'instabilità che minaccia lo Stretto di Sicilia, area di gravitazione fondamentale degli interessi marittimi italiani. L'articolo prosegue qui.

Buona lettura
Niccolò Locatelli
Coordinatore di Limesonline
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