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Autore Discussione: Speranza: "I giovani ci aiutino.  (Letto 1073 volte)
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« inserito:: Agosto 17, 2020, 11:30:31 am »

Speranza: "I giovani ci aiutino. Sulla ripartenza della scuola non è ammissibile fallire" | Rep

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ggiannig <ggianni41@gmail.com>

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https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2020/08/16/news/speranza_i_giovani_ci_aiutino_non_possaimo_fallire_sulla_ripartenza_della_scuola_-264794896/
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« Risposta #1 inserito:: Agosto 18, 2020, 10:54:55 pm »

OH, GGIOVANI!

   
PIERLUIGI UBEZIO
   18 Agosto 2020

Dopo aver letto [su un Facebook che sta diventando sempre di più lo specchio limpido e niente affatto deformato di quel che siamo diventati, cioè dei poveretti di spirito] l’augurio che il Covid possa STERMINARE tutti i giovani che vogliono andare a ballare d’estate, mi sono chiesto se valesse la pena scriverne.


In effetti no, ma ho ‘sto vizio e mi tocca nutrirlo ogni tanto.
Così, a furia di puntare il dito, siamo arrivati ai giovani. ‘sti viziati che pensano solo ai propri interessi. Pare che debbano morire tra atroci tormenti perché vogliono ballare. E bere. E magari scopare, pensa un po’. Questi giovani su cui puntiamo tutte le nostre speranze, che sono “Il cardine della società, del nostro futuro”. Questi giovani per cui abbiamo costruito la nostra intera società, garantendo loro grandi opportunità di lavoro, di studio, di coinvolgimento.


Ingrati: hanno la vita davanti a sé e ci vogliono infettare; dopo che li abbiamo fatti studiare nel migliore sistema scolastico, dopo che ci siamo spremuti le meningi per progettare un mercato del lavoro che li rendesse finalmente liberi dal giogo opprimente del posto fisso! Li abbiamo nutriti bene con gli Oreo, gli abbiamo prodotto Il grande Fratello e Temptation Island, e questi cosa fanno? Cioè, avete Tik Tok, cosa cazzo andate a fare in discoteca? Macchè, vogliono stare insieme e ballare. Ma usate Meet, no? Skype, Zoom…avete tutto quello che vi serve per non stare insieme.

Oh, non è che lo fate apposta per infettare noi vecchi che vi abbiamo dato tutto questo?

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« Risposta #2 inserito:: Agosto 19, 2020, 02:35:15 pm »

Giovani professionisti senza alcuna tutela

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Arlecchino Batocio

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Volevano lo smartworking e sono state licenziate. Ecco la storia esemplare sui diritti che possono avere giovani che si lanciano nel mondo delle professioni. Sempre sotto ricatto da parte dei titolari degli studi. Anche durante la pandemia, anche quando ...

https://invececoncita.blogautore.repubblica.it/articoli/2020/08/19/giovani-professionisti-senza-alcuna-tutela/

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« Risposta #3 inserito:: Agosto 28, 2020, 12:25:20 pm »

Ilaria Capua: «I nostri figli dovranno riparare i danni che noi abbiamo fatto al pianeta»

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Arlecchino Euristico

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https://www.corriere.it/cronache/20_agosto_19/ilaria-capua-il-coronavirus-ha-cambiato-tutto-serve-nuovo-equilibrio-uomo-ambiente-719f18d2-e190-11ea-b799-96c89e260eb4.shtml

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« Risposta #4 inserito:: Settembre 06, 2020, 12:26:10 pm »

Innovazione 2 Settembre, 2020 @ 12:52

Come si crea una star di TikTok?
Ce l’ha spiegato il talent scout dei social network

Di Annalia Venezia - Contributor
Che la piattaforma Tik Tok sia stata la protagonista dell’estate, non c’è ombra di dubbio. Da quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump gli ha dichiarato guerra, e due grandi colossi come Microsoft e Twitter si sono fatti avanti per acquistarla dalla società cinese Bytedance che la detiene, esperti finanziari, politici ed economisti in testa, non hanno più potuto ignorarla. E mentre alcuni esprimono giudizi – talvolta frettolosi – in Italia il più esperto del settore sostiene che i giochi non siano ancora chiusi. E che per lui poco cambierà.

Si chiama Eugenio Scotto, 34 anni, ed è uno dei talent scout e manager dei TikToker più quotati del momento. Quando lo incontro a Milano, nella sua agenzia One Shot fondata insieme a Matteo Maffucci, Benedetta Balestri e Massimo Levantini, non sembra scosso dall’idea che tra 45 giorni verrà messa al bando negli Stati Uniti la società con cui ha fatto fortuna. E anche i suoi assistiti sembra che dormano notti serene.

Gli adolescenti Elisa Maino, Valerio Mazzei, Marta Losito, Valeria Vedovatti, Zoe Massenti e i Q4, per dirne alcuni, sono tra i più famosi e seguiti di questa piattaforma social. I loro balletti, il loro stile, le loro parole sono seguite e imitate da milioni di ragazzi. Tutti fuggiti da Instagram, terreno degli adulti, e approdati tre anni fa sul social che appartiene – ancora per poco, sembrerebbe – all’imprenditore cinese Zhang Yiming.

«Le piattaforme social perdono magia quando entrano nel mezzo logiche di potere», dice alzando le braccia. «Non sono preoccupato perché ho imparato a diversificare. Ai miei ragazzi insegno un mestiere, a proteggersi nel mondo della comunicazione che sta diventando sempre più complesso. Se non hai una guida rischi di perderti e bruciarti in fretta», commenta.

Il suo stile è informale. Indossa una t-shirt bianca e le Nike. Le sue braccia sono piene di tatuaggi. Le pareti del suo studio sono coperte di opere d’arte. Lo noto e lui mi racconta la storia del tatuatore Luca Arancio, di Pinerolo, e di come lo abbia fatto diventare una star. «Ho una società d’arte, si chiama 4.4», spiega. Mentre mi accomodo sul divano si appassiona al racconto. «Quattro anni fa ho scommesso su di lui. L’ho accompagnato a Los Angeles a mostrare il suo book di disegni in alcune gallerie d’arte e dopo pochi mesi lo ha contattato il tatuatore di Rihanna, Justin Bibier e Miley Cyrus che voleva collaborare con lui. Oggi è talmente richiesto che anche io sono in attesa di essere ricevuto nel suo studio», ride.


Per investire da zero su un giovane artista deve averne di soldi da spendere.
«Non nasco ricco, sono figlio di due impiegati statali».

Quanto le è costato quell’investimento?
«Intorno ai 15 mila euro».

Che saranno tornati con gli interessi, immagino.
«Prima di partire con un progetto non penso al profitto. Mi fido del mio istinto, nasco sognatore».

Però oggi Arancio è tra i tatuatori più richiesti dagli adolescenti, fan dei suoi tiktoker. Un sognatore che sa creare un cortocircuito virtuoso.

«È richiesto perché è bravo. E non solo dagli adolescenti. Tra poco firmerà un’opera importante».
Quale?
«È ancora presto, non posso dirle di più».

È vero che anche lei, come altri, è una creatura di Francesco Facchinetti?
«Non sarei qui se non mi avesse teso la mano. Quindici anni fa ero un diciottenne di Reggio Calabria che guardava al futuro con molte aspettative. Ero quel che in gergo chiamiamo “nerd”. Dopo esserci conosciuti durante una sua trasferta, mi ha voluto come suo assistente. Ha visto in me qualcosa che altri non avevano colto. Ha fatto lui il mio biglietto, io avevo paura a partire».

E poi?
«Facchinetti pensava alla sua carriera di presentatore di X-Factor e io, oltre ad occuparmi della sua routine professionale, tenevo d’occhio altri giovani talenti. Era il 2008, il web stava crescendo ma i social non erano ancora al centro delle nostre vite. Io però mi ero appassionato ai siti MySpace e Youtube e di notte, quando non riuscivo a dormire, mi divertivo a cercare nuovi fenomeni».

È stato così che ha scovato il primo, il conduttore Frank Matano.
«Ma anche Chiara Biasi, Francesco Sole, Nesli, Gordon. Oggi sono tutti dei big da milioni di follower, entrati nell’agenzia di Francesco grazie ai miei suggerimenti. Mi occupavo io di loro mentre lui faceva altro».

Poi però, come spesso succede, per lei è arrivato il momento di mettersi in proprio.
«Dopo qualche anno è successo. È entrato un nuovo socio di Francesco e gli equilibri sono cambiati. All’inizio è stata una scelta difficile, quasi obbligata. Oggi li ringrazio».

I talent sono venuti con lei?
«No, della vecchia guardia mi ha seguito solo Gordon. I talent che seguo oggi sono tutti nati con me».

Come ha scoperto Tik Tok?
«Quattro anni fa. Mi trovavo a Los Angeles con Facchinetti, nella piscina di un albergo di Los Angeles. Due adolescenti simulavano un balletto davanti allo schermo del telefono. Mi sono alzato dal lettino e sono andato a chiedergli che applicazione fosse. Ai tempi si chiamava MusicalLy».

Che di lì a poco stava per essere acquisita dal gigante cinese Toutiao per 800 milioni di dollari, che l’avrebbe trasformata poi in Tik Tok.
«Pensi che oggi vale 100 miliardi di dollari, una cifra incredibile. È stato scaricato in tutto il mondo 2 miliardi di volte e ha 800 milioni di utenti attivi».

E di questi 800 milioni lei ne gestisce alcuni tra i più famosi. Come ha fatto?
«Osservando. Ho tenuto d’occhio alcuni ragazzi come Elisa Maino, che già a 14 anni era un portento. Nella classifica mondiale di MusicalLy era sempre tra i primi posti. Lei e i suoi genitori sono stati i primi a darmi fiducia. Da lì è iniziato il mio percorso».

Lavorare con i minorenni non sarà facile.
«No, per questo il lavoro della mia agenzia ha un valore reale. La prima cosa che dico ai manager che lavorano con me e si occupano dei progetti, è di avere una visione e far crescere la professionalità dei ragazzi. Il profitto non è la prima cosa da valutare».

Fa firmare ai ragazzi contratti decennali?
Ride. «Dalla nostra agenzia se ne possono andare tutti quando vogliono, per me vale più una stretta di mano».

Come si guadagna stando su Tik Tok?
«La misura dell’investimento dipende dal brand e dal Paese di interesse. Ma bisogna fare attenzione, il social ha una sua policy e va rispettata».

È vero che molte case discografiche e artisti che vogliono lanciare i loro singoli si rivolgono a lei?
«Da Fedez a Rovazzi, ho lavorato con tanti».

Se una canzone non funziona su Tik Tok non si produce?
«Non è detto, magari avrà solo un altro percorso. Certo è che se invece la canzone è “tiktoccabile”, diventa sicuramente una hit. Gli artisti oggi sono sensibili a questo tema».

Ci sono TikToker famose che poi si sono convertite alla musica?
«La più famosa è Anna con la canzone Bando. Era una tiktoker e ora il suo pezzo è diventato la colonna sonora del trailer del videogioco di Steam Need for Speed. C’è anche il cantautore Emanuele Aloia, che ha raggiunto 9 milioni di streaming e ha oltre 20 mila video su Tik Tok. Ora la sua canzone Il bacio di Klimt è diventato disco d’oro».

Qualcuno dice che c’è un algoritmo “magico” che rende alcuni player più famosi di altri. Che cosa c’è di vero?
«Di magico non c’è niente. È più matematica, una specie di intelligenza artificiale. Sono variabili che messe insieme funzionano. È un incastro che rende popolare un contenuto».

Perché Tik Tok è un prodotto di successo?
«La chiave sta in quei 15 secondi di video, quanto dura la soglia di attenzione dei ragazzi. Che subito dopo passano ad altro. Vince chi sa attrarre l’attenzione in quel lasso di tempo».

Quindi anche i contenuti dei suoi assistiti non sono casuali.
In agenzia i ragazzi non sono mai lasciati in balìa di se stessi. Non conta Tik Tok, conta un metodo di lavoro che noi gli diamo. E che rimarrà sempre, su qualsiasi piattaforma decideranno di lavorare».

Mentre Tik Tok ha il futuro incerto lei che piattaforme sta studiando?
«Triller e Reel, il nuovo prodotto su cui Instagram stava lavorando da quasi un anno».

Alcuni sostengono che gli influencer, durante il lockdown, abbiano dimostrato la loro vulnerabilità. Che ne pensa?
«In assenza di eventi da raccontare alcuni hanno fatto più fatica. La comunicazione non si improvvisa, va studiata. E i brand sono i primi a cogliere le falle dei progetti, soprattutto quando il mercato va a rilento e non c’è la pazienza di aspettare».

Quale settore si sta muovendo ora?
«Qualche mese fa sono diventato consulente dell’agenzia Mkers, ingaggiamo i campioni mondiali di Fifa. Hanno un seguito enorme, i loro fan si sintonizzano a qualsiasi ora per seguirli e i brand ne hanno capito il potenziale. Stanno diventando, più o meno, come i campioni di Formula 1 o MotoGp».

È vero che sta lanciando in borsa l’applicazione X-Tribe?
«È un’applicazione di compravendita, rispetto ai competitor ha il vantaggio della geolocalizzazione. L’abbiamo ideata cinque anni fa io ed Enrico Dal Monte. Guadagna sulla pubblicità».

Di strada ne ha fatta molta, tutti cercano i suoi consigli. Lei a chi li ha chiesti?
«Me ne è bastato uno. “Nella vita bisogna saper aspettare, la pazienza è un’arma utilissima”. Lo diceva sempre mia nonna che oggi non c’è più. Aveva ragione».

Da - https://forbes.it/2020/09/02/come-si-crea-una-star-di-tiktok-lo-spiega-il-talent-scout-dei-social-network/
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« Risposta #5 inserito:: Ottobre 29, 2020, 11:49:06 pm »

Sono anni che noi malati:
siamo stati costretti a subire il clima "pecoreccio" della Sanità Regionale;

che siamo fatti segno ad arroganze di vario tipo portate da persone di diverso livello (compresi i medici);

che siamo stati oppressi da regolamenti vessatori e burocratismi umilianti, di cui le liste d'attesa sono l’espressione peggiore del moderno e diffuso schiavismo dell’utente;

che ci sono state propinate, sia per trascuratezze vergognose, sia perché astutamente immaginate per favorire interessi terzi.

Sono anni che i malati e coloro che intendevano fare prevenzione sanitaria sono, invece, stati trattati come oggetti fastidiosi, sballottati da uno specialista ad un altro, in genere uno peggiore e più annoiato dell’altro.

E’ tempo di dire BASTA!

Il paziente deve diventare il centro dell’attenzione del Sistema Sanitario Nazionale come già avviene all’estero (per esempio Gran Bretagna), dove un servizio domiciliare ben organizzato si pone vicino al sofferente, evitandogli:
gli affollamenti in ambulatori;
inutili ricoveri evitabili, in ospedale;
corse al Pronto Soccorso diversamente risolvibili.
Adesso è arrivato il tempo del tirare le somme di un Sistema che deve essere completamente revisionato, deve essere riportato alla Ministeriale Direzione Nazionale, in cui le Regioni hanno compiti consultivi ed esecutivi di funzionamento del Sistema, escludendo ogni ruolo partitocratico o politico.
Molti al potere non vogliono il cambiamento, per ovvie ragioni predatorie e di poltronismo maniacale.
Sta a noi cittadinanza e popolazione evitare che il Sistema mortifero, che ci ha oppresso sino ad ora resti immutato, soltanto la nostra stupidità può accettare di vederlo insoluto.
E' arrivato il tempo del premiare i meriti e i sacrifici dei sanitari impegnati a salvarci la vita!
Ma anche il tempo dell'isolamento ed espulsione di coloro che, anche in tragiche emergenze, si sono distinti per inettitudine e in molti casi per il loro seguitare nelle pratiche oscure di sempre.
Per esempio farsi pagare in nero visite e prestazioni private.   

ciaooo
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« Risposta #6 inserito:: Gennaio 11, 2021, 11:24:41 pm »

Crepet: "Tra i ragazzi cresce l’esasperazione. Sono rabbiosi perché abbandonati"

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ggiannig <ggianni41@gmail.com>
15:24 (7 ore fa)
a me

https://www.quotidiano.net/cronaca/crepet-tra-i-ragazzi-cresce-l-esasperazione-sono-rabbiosi-perch%C3%A9-abbandonati-1.5900842
 
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