LA-U dell'ulivo
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Autore Discussione: USA  (Letto 2577 volte)
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« Risposta #60 inserito:: Dicembre 13, 2020, 09:43:05 pm »

Il fattore saudita nella strategia di Biden | Rep

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Arlecchino Euristico
19:49 (1 ora fa)
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https://rep.repubblica.it/pwa/editoriale/2020/12/12/news/il_fattore_saudita_nella_strategia_di_biden-278121785/

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« Risposta #61 inserito:: Dicembre 23, 2020, 05:52:17 pm »

Le scuole pubbliche devono affrontare la "spirale della morte" mentre le iscrizioni diminuiscono - The New York Times

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ggiannig <ggianni41@gmail.com>
10:18 (7 ore fa)
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https://www.nytimes.com/2020/12/22/us/public-schools-enrollment-stimulus.html
 
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« Risposta #62 inserito:: Gennaio 09, 2021, 04:44:36 pm »


Gli 11 giorni più lunghi di Trump presidente “Ceda i codici nucleari” | Rep

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ggiannig <ggianni41@gmail.com>
10:03 (6 ore fa)
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https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2021/01/08/news/gli_11_giorni_piu_lunghi_di_trump_presidente_ceda_i_codici_nucleari_-281760200/
 
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« Risposta #63 inserito:: Gennaio 09, 2021, 04:46:26 pm »

"Un momento di grande disonore e vergogna", dice Obama

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Arlecchino Euristico
12:29 (4 ore fa)
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« Risposta #64 inserito:: Gennaio 09, 2021, 04:50:03 pm »

La guerra incivile americana

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Arlecchino Euristico
12:33 (4 ore fa)
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I leader carismatici si illudono di poter plasmare la massa a loro piacimento e questa operazione a volte riesce, ma come il dritto ha sempre un rovescio: la massa diventa ingovernabile e finisce per possedere il politico. Donald Trump non sarebbe né il primo né l'ultimo in questa serie di figure tragiche -

https://www.agi.it/estero/news/2021-01-07/guerra-incivile-americana-proteste-capitol-hill-10932536/

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« Risposta #65 inserito:: Gennaio 15, 2021, 11:22:44 pm »


Rep: Outlook di Federico Rampini
15 gennaio 2021

Scendono moderatamente le Borse Usa, si rafforza un po’ il dollaro: è la prima reazione alla manovra Biden da 1.900 miliardi.
In breve, gli investitori e le imprese:
1) approvano la manovra perché vedono la necessità di nuovi sostegni alla ripresa;
2) non credono che il nuovo presidente riuscirà a rinviare a lungo nuove tasse, e queste peseranno sulla redditività delle imprese;
3) checchè ne dica la Federal Reserve pensano che rinascerà un po’ d’inflazione e quindi i tassi d’interesse prima o poi risaliranno.

American Rescue Plan, la prima manovra Biden prevede 1.900 miliardi di dollari di nuova spesa pubblica tutta in deficit, senza nuove tasse, almeno all’inizio. Spera che sia approvata con appoggi repubblicani al Congresso. Metà di quei fondi servono a finanziare la battaglia contro il Covid, la campagna “cento milioni di vaccinati in cento giorni”; la riapertura delle scuole; e quella finanza locale (Stati, città) che sopporta buona parte delle spese sociali. L’altra metà deve andare direttamente nelle tasche degli americani: un assegno o bonifico bancario da 1.400 dollari per 88 milioni di persone dal reddito individuale sotto i 75.000 dollari annui. Si aggiungono un rifinanziamento delle indennità di disoccupazione, 400 dollari settimanali fino a settembre; aiuti per figli a carico e indennità da assenza per malattia. In aggiunta Biden vuole raddoppiare il salario minimo a 15 dollari l'ora. È un piano d’impronta neokeynesiana o socialdemocratica, ma questo non esclude che possa raccogliere qualche consenso a destra. Infatti una parte di questa manovra – l’assegno da 1.400 dollari – completa l’azione di Donald Trump. Il presidente uscente e sottoposto a impeachment tentò di far passare alla vigilia di Natale un pacchetto di aiuti sostanzioso, con assegni-bonifici da duemila dollari. Dovette ridurre quegli aiuti per la resistenza dei suoi parlamentari repubblicani, mentre i democratici lo sostenevano. L’anno scorso il totale delle manovre di spesa pubblica, approvate con un consenso bipartisan da marzo in poi, raggiunse 5.400 miliardi di dollari, pari al 25% del Pil americano. Non sono bastate. La seconda ondata dei contagi e dei lockdown ha provocato una ricaduta nella recessione: in una sola settimana le richieste di indennità di disoccupazione sono aumentate di un milione. Nel frattempo c’è un’America che si è arricchita ancor di più grazie a questa calamità. “Da quando è iniziata la pandemia – denuncia Biden – l’un per cento dei più ricchi ha aumentato il proprio patrimonio di 1.500 miliardi”. C’è un non-detto dietro questa severa constatazione: Big Tech e Wall Street, che nel Covid hanno trovato una miniera d’oro, sono gli stessi poteri forti sempre più identificati con l’establishment democratico, un’alleanza che per il popolo di destra continuerà ad alimentare sospetti e teorie complottiste. Questo American Rescue Plan diventa il primo test sull’agibilità di governo del nuovo presidente. Per una manovra di spesa di queste dimensioni Biden cercherà la via maestra dell’accordo bipartisan. L’appoggio di una parte dei repubblicani renderebbe più facile e veloce l’approvazione. Sarebbe di buon augurio iniziare l’attività della nuova Amministrazione all’insegna dell’intesa con un pezzo di opposizione. Biden ha promesso di “unificare” l’America, e qualche nota di conciliazione è ancora più urgente dopo il tragico assalto al Congresso del 6 gennaio. Le defezioni – limitate, solo 10 contro 197 – tra i repubblicani che hanno votato per l’impeachment alla Camera, possono preludere a uno scenario legislativo in cui una pattuglia di repubblicani moderati accetterà la collaborazione? L’alternativa è far passare la prima manovra Biden, l’American Rescue Plan, a maggioranza semplice. È tecnicamente possibile, visto che dopo il voto in Georgia i democratici hanno strappato la maggioranza anche al Senato. Però è una strada più ripida: implica procedure più lente; inoltre è esposta a defezioni di qualche democratico. Biden comunque sembra deciso a rinviare a una seconda fase provvedimenti d’impronta politica più radicale: un maxi-piano per la modernizzazione delle infrastrutture, grandi investimenti per la lotta al cambiamento climatico, nuove riforme di scuola e sanità. Spera che l’impeachment non diventi un ostacolo alla sua manovra. Ha un disperato bisogno di andare oltre i processi contro l’avversario, sa che nessun castigo inflitto a Trump può avvicinare di un solo giorno l’uscita da pandemia e recessione. Biden si appresta a vivere l’Inauguration Day più cupo e solitario della storia americana, in una capitale militarizzata e desertificata per il timore di attentati. Non è privo di precedenti storici, però. Come vice di Barack Obama nel gennaio 2009 ereditò un’altra crisi economica grave. Quella attuale è perfino più spaventosa e riporta alla memoria l’insediamento di Franklin Roosevelt nel 1933, nel mezzo della Grande Depressione. A 78 anni Biden sa che questa è una prova tremenda, che non vincerà solo a colpi di miliardi, se non raggiunge qualche forma di pacificazione, di tregua nella larvata guerra civile.

Sull’altra superpotenza, quella che per adesso esce vincitrice dalla pandemia, vi riassumo un interessante seminario online della Asia Society al quale ho partecipato. Quali sono i fronti della nuova guerra fredda Usa-Cina da tenere d’occhio per le loro implicazioni globali? Quali i temi su cui sarà chiamato ad agire molto presto il nuovo presidente americano? Condenso nei miei appunti le osservazioni dei principali relatori, tra cui l’ex premier australiano Kevin Rudd (un vero esperto della Cina, tra l’altro parla il mandarino come io parlo l’italiano) e Lingling Wei, cinese americana che scrive per il Wall Street Journal ed è co-autrice del saggio “Superpower Showdown”.

Alcuni terreni sui quali i 4 anni di Trump non hanno dato i risultati sperati. 1) Il decoupling o divorzio finanziario non si è realizzato. Gli investitori esteri, americani per primi, continuano anzi ad aumentare la loro esposizione verso la Cina. 2) La Fase Uno o tregua nella guerra dei dazi ha paradossalmente rafforzato il dirigismo cinese perché ha concentrato sul governo di Pechino il potere decisionale sull’aumento delle importazioni di prodotti americani (derrate agricole, energia). 3) Il principio della reciprocità, legittimamente sostenuto da Trump, per i cinesi è diventato “tu mi dai un pugno, io devo restituirtelo”. 4) Il dibattito sulla gara tra democrazia e autoritarismo, dove ancora dieci anni fa i cinesi si sentivano sulla difensiva, si è girato a nostro sfavore.

Un principio generale, condiviso dall’Amministrazione Biden: non possiamo e non dobbiamo arrestare l’ascesa della Cina. Dovremmo cercare di influenzare in nostro favore il contesto internazionale in cui quell’ascesa si svolge. Alleanze e istituzioni multilaterali sono cruciali a questo fine.

Fronti dove la guerra fredda può precipitare verso forme più conflittuali:
1) Mare della Cina meridionale.
2) Taiwan.
3) Diritti umani (Hong Kong, Xinjiang).
4) Huawei, gara per la supremazia tecnologica.
5) Commercio estero.

La relazione Usa-Cina continuerà ad avere un peggioramento strutturale. È essenziale che le due superpotenze rivali trovino un modus vivendi per definire delle “linee rosse” che l’altro non deve varcare se non vuole scatenare reazioni. In particolare su Taiwan, Mare della Cina meridionale, cyber-guerra. Un terreno di dialogo positivo può essere la lotta al cambiamento climatico.

Occhio al maoismo di Xi Jinping: “Colpirne uno per educarne cento” è il principio che lui applica contro gli alleati dell’America, come Australia Canada Giappone Svezia. Se Biden vuole ricostruire una coalizione di alleati deve essere pronto a pagare dei prezzi per difenderli dalle rappresaglie cinesi.


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