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Autore Discussione: Gianni Cuperlo...  (Letto 200 volte)
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« inserito:: Giugno 23, 2020, 12:11:12 am »



Gianni Cuperlo

Leggo le parole del sindaco di Bergamo che chiede una svolta riformista del Pd e una nuova leadership. Leggo le reazioni pilotate di capicorrente che cesellano le giuste misure. Leggo gli schemi sulle filiere del chi sta con chi e chi sta con quello. Leggo di ambizioni, inibizioni, slanci di cambiamento. Tutto questo mentre la valanga peggiore di sempre si abbatte sul paese, l’economia, le famiglie. Mah!

Siccome nonostante tutto è domenica mi limito a dire che la vedo così.

Per sollevare un peso serve una leva.
La leva necessaria a ripensare il modello di società, convivenza, economia, è la dignità della persona: quella che si afferma nel diritto al lavoro (articolo 1 della Costituzione) e nell’accesso a diritti e doveri propri della partecipazione alla democrazia.
Il futuro dell’emancipazione passa da qui e non esistono scorciatoie.

Riportare al centro del pensiero politico e dell’azione di governo la persona nelle sue libertà, diritti, capacità implica:
· La rottura di equilibri e rendite di potere incrostate nel tempo e divenute alimento delle disuguaglianze indecenti nel presente.
· Indirizzare la svolta tecnologica verso l’etica della sostenibilità ambientale e sociale attrezzando i mercati del lavoro a una relazione nuova tra profitti, merito e formazione permanente. Società digitale e spinta all’innovazione nel pubblico e nel privato, economia green, parità di genere e inclusione sociale assumono un senso solo sulla base di questa premessa.
· Fondare su un vero, federalismo la ripartizione di funzioni e poteri con una riserva di legge allo Stato e lo smantellamento di burocrazie centrali e regionali premessa per una Amministrazione modernizzata nel personale e nelle strategie a iniziare da modalità di selezione e formazione delle future professionalità patrimonio del pubblico.
· Ribaltare l’impianto di welfare restituendo centralità al diritto alla felicità dei soggetti sinora più penalizzati, per primi i giovani e le donne.
· Offrire un patto generazionale che investa sulla scuola a ogni livello per contrastare il digital divide e sull’accesso a una piena cittadinanza in termini di vivibilità: dalla salute alla casa, da un territorio posto in sicurezza a un’economia ecologicamente sana.
· Investire risorse e programmi in una stagione di partecipazione civica di lavoratori e cittadini, singoli e associati, all’azione pubblica, all’attività culturale, all’impegno economico come fattore strategico per una democrazia inclusiva nel solco testimoniato dai soggetti promotori di una cittadinanza attiva.

Da queste premesse non è impossibile far discendere le traduzioni operative che servono adesso, subito. Invece ora per giorni (sic) prevarranno geografie interne, interviste e alleanze e altre amenità. Peccato, perché ora servirebbe la politica. Ma ne siamo ancora capaci? Tutto sommato viene voglia di rimboccarsi le maniche e almeno provarci.

Buona domenica e un abbraccio

Da Fb del 21 giugno 2020

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