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Autore Discussione: Bonus ed extrabonus stanno mandando in tilt il flipper Irpef?  (Letto 308 volte)
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« inserito:: Febbraio 11, 2020, 11:30:23 am »

CATEGORIA: TASCHE VOSTRE

Bonus ed extrabonus stanno mandando in tilt il flipper Irpef?
 Scritto da Econopoly il 30 Gennaio 2020

L’autore di questo post è Alessio Argiolas, dottore tributarista –

In questo periodo di leggende metropolitane, iniziamo con una legenda, così definita dalla Treccani: “legenda /le’dʒɛnda/ s. f. [voce lat., s. neutro pl. del gerundivo legendus “da leggersi”, propr. “cose da leggersi“], solo al sing. – (bibl.) [in atlanti, grafici e sim., rubrica sotto la quale sono riportati i vari segni convenzionali impiegati] ≈ (non com.) leggenda, lettera. ‖ didascalia. ⇑ tavola (delle abbreviazioni).”

Prima che le tasse entrino in noi, sappiate che “il cuneo fiscale” entra nel vivo delle nostre tasche: essendo la differenza tra il lordo (costo al datore di lavoro) e il netto in busta. Il progetto di taglio del cuneo fiscale è uno dei punti chiave della manovra di bilancio approvata a fine anno.

Il decreto legge attuativo è stato approvato dopo “l’ampia convergenza coi sindacati”. I media hanno lasciato intendere che la versione definitiva del decreto subirà aggiustamenti prima di approdare in Gazzetta Ufficiale.

La manovra di bilancio ha stanziato 3 miliardi (Mld) per il taglio del cuneo fiscale, ove il decreto legge parla di 2,9 Mld per i 16 milioni di lavoratori dipendenti: 4,3 milioni di nuovi beneficiari, rispetto ai precedenti 11,7 Milioni (Mln).

La manovra di bilancio 2020 prevede di destinare 5 Mld, nel 2021, alla copertura finanziaria della riduzione del cuneo fiscale. Se il Bonus 100 € verrà stabilizzato per i 12 mesi del 2021 e seguenti, dovranno essere reperiti annualmente circa 6 Mld per garantirne la copertura finanziaria.

Ne consegue che il bonus cuneo fiscale impegnerà, forse, le risorse per tutto il cuneo fiscale, senza alcuna riduzione di quanto a carico dei datori di lavoro: aspetto da considerare per incrementare la domanda di lavoro.

Anche in questi giorni si parla di taglio delle tasse, mentre il bonus tout court è un ulteriore trasferimento di denaro pubblico, secondo le regole internazionali di contabilità pubblica. Viene computata in diminuzione solo la detrazione fiscale, per i redditi lordi superiori a 28.000 euro. Tale detrazione è decrescente fino ai “vecchi” 80 euro mensili (960 annui) per redditi lordi pari a 35.000 €.

Tra i 35.000 e i 40.000 euro il bonus Irpef viene, invece, scalato fino a 0,00, maggiorando del 19,2% (960/5.000) (1) l’aliquota marginale del 38% (scaglione 28.001 – 55.000).

L’aliquota marginale sopra i 35.000 € parte da una BASE del 57,2% (38 + 19,2).

Se un dipendente percepisce un reddito incrementale di 2.000 euro, subirà un prelievo IRPEF di 1.144 euro (57,2%).

L’aliquota marginale REALE va inoltre maggiorata delle addizionali regionali e comunali, nonché della % riduzione delle detrazioni da lavoro dipendente (art. 13 T.U.I.R.) secondo la formula seguente: 978 x [(55.000,00 – Reddito complessivo): 27.000,00] (2). Lascio a voi calcolare l’imposizione e la perdita netta in busta paga: per 2.000 euro di aumento di stipendio.

Il presente contributo vuole indurvi a riflettere, su quanto sia DISincentivante superare la soglia dei 28.000 euro o 35.000 euro di reddito lordo, unito alla riduzione del bonus in versione detrazione IRPEF.

Dal 1° luglio 2020 i 100 euro mensili verranno comunque erogati, ma sono sempre esclusi gli incapienti, i pensionati e i portatori sani di partita IVA.

Ricordiamo che nel 2014 il bonus 80 euro venne erogato per 8 mesi, pur essendo una misura allora nuova. Dopo SEI ANNI il meccanismo è ben oliato e quindi il rinvio di sei mesi fa pensare alla solita coperta corta, che lascerà qualcuno infreddolito.

Nel testo definitivo del D.L. 23.01.2020, pare sparita la parola sperimentale per il “bonus 100 euro mensili”, spettante ai dipendenti con reddito lordo fino a 28.000 euro.

Nell’originaria stesura, la stabilizzazione del bonus era condizionata al varo della riforma IRPEF, da almeno 26 anni citata nei programmi elettorali.

La soppressione del termine “sperimentale” implicherebbe la certezza della riforma, promessa dall’attuale maggioranza. Si perché l’ultima riforma “secondo i principi costituzionali del concorso di ognuno in ragione della propria capacità contributiva e della progressività” trae origine dalla legge n. 825 del 9 ottobre 1971.

Da allora sono proliferati i regimi cedolari sostitutivi (ad es. cedolare secca), le tax expenditures e altri aggiustamenti che hanno svuotato la progressività IRPEF: cui si appellano soggetti apparentemente affetti da bias cognitivi. Costoro reputano che l’equità sociale abbia un solido baluardo nella progressività dell’IRPEF, mentre viene pagata solo dai Kulaki. Infatti chi auspica un aumento delle aliquote IRPEF, sostiene che la progressività è troppo blanda e quindi aggira l’articolo 53 della Costituzione, ma ciò merita un futuro approfondimento.

Ricordiamo che il bonus 80 euro venne originariamente introdotto per un solo anno, ma poi venne “stabilizzato” dalla legge di stabilità 2015. Il bonus 80 euro venne concepito nel 2014 (3) come misura per il rilancio dei consumi, tale scelta portò polemiche anche per le modalità di erogazione: che portarono circa 1.400.000 dipendenti a restituire il bonus ricevuto in busta paga.

Nella nuova versione i lavoratori dipendenti CAPIENTI percepiranno nel 2020 da 0 a 600 euro.

In pratica chi guadagna 39.000 € lordi ha un beneficio di 53 centesimi al giorno. Mentre chi guadagna 35.000 euro annui riceverà gli 80 euro mensili del vecchio bonus, previsti prima per redditi fino a 24.600 euro. I vecchi beneficiari fino a 26.600 euro annui, riceveranno l’integrazione di 20 euro mensili.

Se vi abbiamo confuso le idee, è per indurvi a fare bene i conti prima di spendere 100 euro, onde evitare sorprese per chi non avesse IRPEF capiente, oppure avesse qualche POSTA atta ad assottigliare tale imPOSTA.

La capienza potrebbe essere ricreata in provetta, perché dal 1° gennaio 2020 le spese da noi sostenute devono essere tracciabili, per potervele detrarre dall’IRPEF (art. 15 T.U.I.R.). Tale novità richiederà tempo, prima di essere messa in pratica dai contribuenti, i quali pagheranno in contanti le spese, perdendo in tutto o in parte il proprio credito d’imposta.

Alla luce dell’aliquota marginale reale, come sopra calcolata, si deve valutare se convenga spegnere totalmente il bonus, per aumentare la detrazione lavoro dipendente.

La maggiorazione avrebbe come beneficiari la parte prevalente dei beneficati dal bonus, minimizzando il “danno” redistributivo e incentivando l’ingresso nel mercato del lavoro.

La detrazione dovrebbe inoltre spettare solo per lavoro dipendente e non per ammortizzatori sociali, rappresentando un forte stimolo all’occupazione.

La maggiorazione della detrazione per lavoro dipendente dovrebbe essere modulata per garantirne la neutralità verso l’erario, considerando inoltre il maggiore gettito tratto dai redditi di chi rientra nel mondo del lavoro. Sarebbe anche doveroso che la detrazione persa venisse recuperata totalmente dalle lavoratrici, specialmente quando fuoriuscite per accudire la prole al termine del congedo di maternità.

Le proposte devono essere dibattute, perché la perenne campagna elettorale costituisce il miglior disincentivo a una trattazione organica e sistemica della riforma dell’IRPEF e degli altri tributi.
Twitter @ALESSIO_ARGIOLA

NOTE
1)  La maggiorazione dell’aliquota marginale è data dal rapporto tra il bonus di 960 € (spettante fino allo scaglione precedente: 35.000 €) e i 5.000 € (dato dal reddito incrementale dello scaglione: 40.000 – 35.000).
2) Cfr. Tabella pag 103 Istruzioni Ministeriali Modello 730/2020. 
3) articolo 1 del decreto legge n. 66/2014, convertito dalla legge n. 89/2014. 

Da - https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2020/01/30/bonus-tilt-flipper/?uuid=96_K7bpOO5A
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