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Autore Discussione: Foibe, Mattarella: "Sciagura nazionale, no al negazionismo"  (Letto 356 volte)
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« inserito:: Febbraio 11, 2020, 10:56:12 am »

Foibe, Mattarella: "Sciagura nazionale, no al negazionismo"

 Pubblicato il: 09/02/2020 10:49

Foibe ed esodo "sciagura nazionale", "no al negazionismo". E' quanto afferma il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in una dichiarazione in cui ricorda le "terribili sofferenze" patite degli italiani d'Istria, Dalmazia e Venezia Giulia alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

"Il 'Giorno del Ricordo', istituito con larghissima maggioranza dal Parlamento nel 2004 - sottolinea - contribuisce a farci rivivere una pagina tragica della nostra storia recente, per molti anni ignorata, rimossa o addirittura negata: le terribili sofferenze che gli italiani d’Istria, Dalmazia e Venezia Giulia furono costretti a subire sotto l’occupazione dei comunisti jugoslavi. Queste terre, con i loro abitanti, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, conobbero la triste e dura sorte di passare, senza interruzioni, dalla dittatura del nazifascismo a quella del comunismo".

"Quest’ultima - continua Mattarella - scatenò, in quelle regioni di confine, una persecuzione contro gli italiani, mascherata talvolta da rappresaglia per le angherie fasciste, ma che si risolse in vera e propria pulizia etnica, che colpì in modo feroce e generalizzato una popolazione inerme e incolpevole".

"La persecuzione, gli eccidi efferati di massa - culminati, ma non esauriti, nella cupa tragedia delle Foibe - l’esodo forzato degli italiani dell’Istria, della Venezia Giulia e della Dalmazia fanno parte a pieno titolo della storia del nostro Paese e dell’Europa".

"Si trattò di una sciagura nazionale alla quale i contemporanei non attribuirono – per superficialità o per calcolo – il dovuto rilievo. Questa penosa circostanza pesò ancor più sulle spalle dei profughi che conobbero nella loro Madrepatria, accanto a grandi solidarietà, anche comportamenti non isolati di incomprensione, indifferenza e persino di odiosa ostilità".

"Si deve soprattutto alla lotta strenua degli esuli e dei loro discendenti se oggi, sia pure con lentezza e fatica, il triste capitolo delle Foibe e dell’esodo è uscito dal cono d’ombra ed è entrato a far parte della storia nazionale, accettata e condivisa. Conquistando, doverosamente, la dignità della memoria".

Per Mattarella "esistono ancora piccole sacche di deprecabile negazionismo militante. Ma oggi il vero avversario da battere, più forte e più insidioso, è quello dell’indifferenza, del disinteresse, della noncuranza, che si nutrono spesso della mancata conoscenza della storia e dei suoi eventi. Questi ci insegnano che l'odio la vendetta, la discriminazione, a qualunque titolo esercitati, germinano solo altro odio e violenza".

"Alle vittime di quella persecuzione, ai profughi, ai loro discendenti, rivolgo un pensiero commosso e partecipe. La loro angoscia e le loro sofferenze non dovranno essere mai dimenticate. Esse restano un monito perenne contro le ideologie e i regimi totalitari che, in nome della superiorità dello Stato, del partito o di un presunto e malinteso ideale, opprimono i cittadini, schiacciano le minoranze e negano i diritti fondamentali della persona. E ci rafforzano nei nostri propositi di difendere e rafforzare gli istituti della democrazia e di promuovere la pace e la collaborazione internazionale, che si fondano sul dialogo tra gli Stati e l’amicizia tra i popoli".

"In quelle stesse zone che furono, nella prima metà del Novecento, teatro di guerre e di fosche tragedie, oggi - conclude Mattarella - condividiamo, con i nostri vicini di Slovenia e Croazia, pace, amicizia e collaborazione, con il futuro in comune in Europa e nella comunità internazionale".

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Adnkronos.
Da:  https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2020/02/09/foibe-mattarella-sciagura-nazionale-negazionismo_LD0EutvFM3wMiRWb0L2BoI.html?refresh_ce
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« Risposta #1 inserito:: Febbraio 11, 2020, 12:31:55 pm »

FOIBE. RACCONTARE LA STORIA «TUTTA INTERA» E «A PARTE INTERA»

DAVID BIDUSSA
5 febbraio 2020

Nei giorni scorsi dall’organizzazione giovanile “Aliud-Destra identitaria” ha manifestato l’intenzione di voler impedire a Gobetti di tenere oggi (5 febbraio 2020) una conferenza nei locali della Circoscrizione 3 di Torino. Il tema è la questione delle foibe.

Quale sarebbe la “colpa” di Eric Gobetti secondo i suoi accusatori?
Gobetti avrebbe la “colpa” di essere uno storico “revisionista” e “negazionista” delle foibe. Con tutta probabilità coloro che agitano le minacce squadriste – così come gli esponenti del mondo politico istituzionale che vi si accodano – non hanno mai letto una sola pagina delle ricerche di Gobetti. In caso l’avessero fatto, mentono sapendo di mentire.

Dobbiamo dirlo chiaramente: gli studi di Eric Gobetti non negano gli accadimenti della “complessa vicenda del confine orientale” (per usare l’espressione della legge istitutiva del “Giorno del Ricordo”). Non minimizzano i vari fenomeni che vanno sotto il nome di “foibe”, né negano l’esodo della grande maggioranza della popolazione di lingua italiana dall’Istria e dalla Dalmazia. Semplicemente approfondiscono l’intero contesto in cui le evocate vicende del confine orientale (o occidentale, se visto “dall’altra parte”) ebbero luogo, facendo riferimento al dibattito storiografico scientifico.

La storia si scrive «tutta intera» e «a parte intera».
Scrivere la storia «a parte intera» significa considerare tutti i livelli dell’esperienza e del quadro storico (non solo gli avvenimenti, ma i sentimenti, non solo le emozioni, ma anche gli immaginari; non solo la storia sociale, ma anche quella delle idee; non solo l’ideologia, ma anche la geografia, e, in particolare di quest’ultima, non solo quella fisica, ma anche quella umana e storica). Potrei andare avanti per molto, ma mi fermo qui.

E scrivere la storia «tutta intera», significa abbandonare un’idea coerente della storia. La storia è coerente solo nella testa di chi vuol raccontare solo la “sua versione” della storia.

Per scrivere la storia «tutta intera» occorre essere esigenti, più che coerenti.
Uno storico e un’operazione di storia pubblica riescono quando la realtà risulta composta di molti quadri tra loro non coerenti e in cui si producono scelte, contrasti, conflitti. Dove bene e male sono intrecciati, dove tra ciò che si fa e ciò che si dice, tra ciò che si racconta a se stessi e ciò che si dice di se stessi, tra ciò che si è disposti ad ammettere di se stessi e ciò che si rifiuta o si cancella del proprio autoritratto, c’è sempre uno scarto. In breve, quando tutte queste cose insieme contribuiscono a dirci e a darci un quadro più completo e soprattutto “mosso”.

Lì si colloca la storia e un confronto pubblico con la storia. Diversamente si costruisce ideologia.
Potremmo chiederci perché intorno al 10 febbraio in Italia non si riesce ancora a svolgere una riflessione ferma, nonostante che ci siano storici che ci provano (non solo Eric Gobetti, ma per esempio Raoul Pupo, o Guido Crainz).

La storia delle foibe e la questione dell’esodo degli italiani è stato scritto da Gianni Oliva (Foibe, Mondadori e Profughi, Mondadori), è parte di un rimosso collettivo, perché non si poteva sostenere di essere al tempo stesso dei vincitori e poi trovarsi a rilevare dinamiche proprie degli sconfitti.

Insomma, quella delle foibe e poi dell’esodo e dei profughi è una memoria negata. Ma verrebbe da dire che è lo stesso motivo per cui a lungo si è negata la natura della Risiera, perché in fondo era il bravo italiano che doveva emergere. Le foibe non erano rivendicabili come torto subito, perché anche altri torti andavano raccontati.

Può essere, ma non solo. C’è un uso politico della storia e una sua riattualizzazione dentro la questione delle foibe, così come viene trattata

A lungo la questione delle foibe ha caratterizzato un rimosso nella storia pubblica italiana. Ma più generalmente, si potrebbe dire, tutta la questione di Trieste ha appartenuto a un lungo rimosso collettivo

Le foibe e la risiera di San Sabba si sono guardate a lungo nel secondo dopoguerra e sono state appropriate da parti opposte che volevano dimenticare una parte della storia. Ancora oggi è così.

Per concludere allora. Il problema dell’esodo, è stata un rimosso e in conseguenza di questo rimosso, è diventato parte della memoria rivendicata della componente politica che allora fu sconfitta.

Sarebbe interessante domandarsi non solo come avvenne la rimozione, ma come fu che quel rimosso sia stato a lungo un territorio non detto. Dentro c’è sicuramente una storia delle cose non dette a sinistra, ma c’è un segmento rilevante della natura politico-culturale delle destre. La storia si scrive appunto «tutta intera» e «a parte intera».

Per esempio, chi è disposto a destra a ripensare e a riflettere sull’incendio del Narodni dom (in sloveno, Casa del popolo o Casa nazionale) a Trieste il 13 luglio 1920? Appunto per provare a scrivere e a raccontare la storia «tutta intera» e «a parte intera».

Qualcuno ci sta?
TAG: Eric Gobetti, foibe, Gianni Oliva, Guido Crainz, Narodni dom, Raoul Pupo, Risiera di San Sabba
CAT: Storia

   Un commento
aisha0511 • 13 ore fa
Ciao a tutti, mi chiamo Aisha e sono qui per testimoniare le buone opere di BABA NOSA UGO del tempio di Karnataka perché la mia felicità è stata ripristinata, sono sposato da circa 11 anni, è arrivato a un punto in cui mio marito ha iniziato a comportarsi in modo strano e poi ha lasciato me e i nostri 2 figli per un'altra donna per oltre 6 mesi, non ho mai saputo che avesse una relazione con un'altra donna, questa donna vuole prendermi la mia felicità e tutto ciò per cui ho lavorato, mi è venuta voglia di finirla tutti. Durante la ricerca di una soluzione, mi sono imbattuto in diverse testimonianze sugli incantatori su Internet. Alcune persone hanno testimoniato che ha riportato il loro ex amante, alcuni hanno testimoniato che risolve tutti i tipi di problemi spirituali, fitoterapia per malattie come Fybroid, asma, malattie sessualmente trasmissibili, vincita alla lotteria, non ho mai creduto nel casting degli incantesimi ma non avevo scelta perché cercavo una soluzione ovunque, quindi ho ricevuto l'e-mail di BABA NOSA UGO dalle Testimonianze online e ho deciso di provarlo. L'ho contattato via e-mail e gli ho spiegato il mio problema, mi ha detto cosa dovevo fare e l'ho fatto proprio come mi ha ordinato, preparato qualcosa per me da usare, ha fatto quasi tutto da solo, ho davvero dubitato quando mi ha detto che dovrei aspettarmi una buona notizia, sono passati meno di 14 giorni quando mio marito mi ha chiamato dopo così tanto tempo. È tornato scusandosi e chiedendo perdono, tutto era come un sogno, abbiamo risolto i nostri problemi, l'ho perdonato e ora siamo ancora più felici che mai. Voglio ringraziare BABA NOSA UGO per il suo gentile aiuto, non mi sarei mai aspettato un così grande lavoro spirituale e non smetterò di condividere i suoi testimoni. Se hai qualche problema spirituale e stai cercando un vero e proprio lanciatore di incantesimi, contatta BABA NOSA UGO e sarai felice di averlo fatto. Email: nosaugotemple@gmail.com WhatsApp: +37258031247 https://karnatakatemple.wixsite.com/karnataka
 
Da - https://www.glistatigenerali.com/storia-cultura/foibe-raccontare-la-storia-tutta-intera-e-a-parte-intera/
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« Risposta #2 inserito:: Febbraio 11, 2020, 03:39:44 pm »

Monsieur le Président. Lettera a Sergio Mattarella

Angelo d’Orsi
EDIZIONE DEL
11.02.2020
PUBBLICATO
10.2.2020, 23:59

«Monsieur le Président / Je vais vous fais une lettre / Que vous lirez peut-être / Si vous avez le temps»… Così cantava il “poeta maledetto” e chansonnier Boris Vian nel 1954, nel pieno della crisi franco-indocinese, che avrebbe portato alla disfatta francese di Dien Bien Phou. Signor Presidente, scrivo, ripetendo come Vian il dubbio che Ella leggerà mai queste righe.

Le scrivo per esprimerle amarezza e sconcerto dopo il suo discorso del 10 febbraio, in cui non si è limitato a rendere onore a quelli che, nella narrazione corrente, ormai sono i «martiri delle foibe», ma ha usato ancora una espressione storicamente errata, politicamente pericolosa, moralmente inaccettabile: «pulizia etnica». Ella, signor Presidente, è caduto nella trappola della equiparazione del grande, spaventoso crimine, il genocidio della Shoah, con gli avvenimenti al Confine Orientale, tra Italia e Jugoslavia, fra il 1941 e il 1948, grosso modo. Non pretendo che abbia letto il mio precedente intervento sulle pagine del Manifesto, del 9 febbraio, ma un’occhiata, se avesse un minuto di tempo, mi permetto di suggerirle di dare a quell’articolo. Nel Suo discorso Ella ha precisamente ribaltato il mio argomentare, che poneva in guardia dall’uso scorretto del termine «negazionismo», che si riferisce, propriamente, alle ideologie che negano Auschwitz, ossia sostengono che mai è esistita una volontà sterminazionista e genocidaria nel nazismo.

Da qualche tempo, ahimè, la destra estrema si è impadronita della parola e la va usando a proprio piacimento, e in particolare ne fa uno strabiliante abuso sulla «questione foibe», e applica l’etichetta, che ovviamente suona infamante, a chi semplicemente si impegna, scientificamente – tutti gli storici degni di questo nome – , nella ricerca della verità in merito alle «complesse vicende del Confine Orientale», come recita la legge del 2004, istitutiva del «Giorno del ricordo», non a caso voluto a ridosso di quello «della memoria» che dovrebbe invece rammemorarci, nel giorno dell’apertura dei cancelli di Auschwitz da parte dell’Armata rossa.

Ella, signor Presidente, non senza un palpabile disprezzo, ha parlato di «piccole sacche di deprecabile negazionismo militante», che si ostinerebbero a «negare»: che cosa? La «pulizia etnica» che viene identificata come la somma dei «crimini comunisti» in quelle terre. E lodevolmente, Lei, signor Presidente, invita allo studio della storia. Ma è precisamente ciò che i «negazionisti» nel distorto messaggio che Ella ha tenuto, cercano di fare, e vengono insultati, isolati, quasi cancellati. E mentre giornalisti senza etica e politici in caccia di voti snocciolano cifre fantastiche (1000, 2000, 10.000, 20.000, fino alle 30.000 annunciate da un tg nazionale ieri in apertura…), il paziente lavoro dei ricercatori propone un’altra versione, frutto dello scavo (compreso quello tremendo delle cavità del Carso chiamate “foibe”), dell’accumulo di documenti, delle prove testimoniali verificate.

La storiografia ci dice tutt’altro dalla chiacchiera politico-mediatica: le vittime accertate, ad oggi, furono poco più di 800 (compresi i militari), parecchie delle quali giustiziate, essendosi macchiate di crimini, autentici quanto taciuti, verso le popolazioni locali: nessun generale italiano accusato di crimini di guerra è mai stato punito.

E 400mila civili slavi rastrellati, deportati, torturati e fucilati semplicemente vengono cancellati. Spiace che anche le autorità istituzionali a Lei seconde e terze, abbiano ritenuto di usare espressioni gravi quanto infondate: «Genocidio programmato contro gli italiani», dice la presidente del Senato; «Le atrocità nazifasciste non sono una giustificazione», aggiunge il presidente della Camera.

Spiace soprattutto che le Sue parole abbiano, involontariamente, offerto un formidabile assist ai soliti Salvini – che equipara tout court Shoa e foibe pericolosamente banalizzando l’Olocausto – e Meloni, ai quali non è sembrato vero di poterne approfittare con altri inquietanti anatemi, mentre l’intero schieramento della destra usava con cinica disinvoltura il Suo discorso, Presidente, per berciare contro «i negazionisti» (etichettati senza mezzi termini «comunisti»).

Ieri la delegazione del Pd ha abbandonato le celebrazioni alla cosiddetta foiba di Basovizza, davanti alla plateale strumentalizzazione da parte della destra. Episodio che dovrebbe forse indurLa, Presidente, a una maggior prudenza.

Il Suo discorso, mi consenta, insomma, fa un grave torto alla conoscenza storica, che Ella, lodevolmente, incita a perseguire, e genera conflitti che Ella e la legge del 2004 vorrebbero chiudere.

Da - https://ilmanifesto.it/monsieur-le-president-lettera-a-sergio-mattarella/?fbclid=IwAR1kdNAkEBSC0nElWb8emHctrp31ZEIeaHwR00mYcnNMR4PpckZWd6zR--c
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