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Autore Discussione: Sono anni che con la maschera virtuale di Arlecchino esprimo opinioni critiche..  (Letto 747 volte)
Arlecchino
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« inserito:: Ottobre 16, 2019, 12:59:47 pm »

Sono anni che con la maschera virtuale di Arlecchino esprimo opinioni critiche e sollecitazioni inascoltate, in merito a una delle due colonne portanti della nostra vita individuale e sociale: il Sistema Sanitario Nazionale. (L'altra colonna è il mondo del Lavoro).

Da persone in salute molto non si vede dall'esterno, altri lo intuiscono per incontri occasionali con il Sistema, anche perché poco e in modo superficiale ci informano i Media.

Quindi per la Popolazione riesce difficile rendersi conto del lavorio quotidiano dei “vertici” e del personale sanitario comandato a cui è richiesto di “sgretolare”, senza perdere i contributi statali, il Sistema Sanitario nelle mani delle Regioni.

Sono i malati che vivono le nefandezze dell’assistenza medica pubblica ad averne esperienza e soffrirne, soprattutto sono i malati cronici, gli anziani, i poveri che rifiutati o beffeggiati trascurano di curarsi perché senza mezzi per pagarsi il privato, poi i timidi ben educati che subiscono arroganze o si accontentano delle furbe spiegazione, degli addetti comandati ad eseguire metodiche e tecniche di dissuasione indegne, (dismissioni immediate dai P.S. se non in condizioni pessime, respingimenti scaricati sui parenti, dimissioni da reparti ospedalieri troppo precoci, che hanno generato anche casi con esiti letali, etc. etc.)

La volontà di scaricare sul Cittadino il costo del curarsi, è gestito in modo infame e nella peggiore ipocrisia, la strategia di spostare nel servizio privato la gestione della salute pubblica la si è portata avanti in modo subdolo, alzando piccole ma costanti e crescenti barriere ostacolando le procedure, con prenotazioni a distanza di mesi o addirittura di un anno (mammografie e visite di controllo in genere), oppure con dirottamenti in ambienti sanitari lontani o con evidenti manchevolezze del compito, con visite mediche superficiali e frettolose (anche in regime a pagamento per ottenerle subito nell'ospedale stesso) etc. etc.).

Hanno fatto mancare i letti in ospedale, hanno chiuso reparti che non “rendevano” economicamente (tanto ci dirottano nel Privato, quando c’è posto che spesso è riservato ai “raccomandati”), hanno eliminato medici ospedalieri ma non per abbattere i costi o per fare spazio a nuovi medici, ma per rimpolpare con le squadre di medici ospedalieri il settore privato. Ci sarebbe molto altro da dire.

Ma che lascia interdetti i più informati, se non sono distratti, il notare la stupidità (narrata bene dal Prof. Cipolla) di molti di noi che si forzano nel dirci che abbiamo anche buoni medici (ovviamente esistono e non sono pochi) e che abbiamo una buona sanità.

A parte il fatto che se quella attuale esprime ancora buona sanità, figuriamoci come starebbero i fatti positivi se si sfruttasse l’italico DNA (mischiato con cento popoli) che potrebbe permetterci infiniti record di buona salute, da offrire al Mondo.

Il punto è un altro è la presa d’atto con delusione di come la categoria sindacale dei medici, affondata nella melma della Sanità attuale preferisca farsi passare da vittima, senza fare nulla per denunciare il "denunciabile" del malaffare nel Sistema Sanitario Regionale (soprattutto in certe regioni anche del Nord).

In tal modo dimostrano soltanto (e la gente comincia a capirlo) quanto sia facile che le vittime divengano carnefici o nei casi meno peggiori complici, è sufficiente subire in silenzio situazioni da denuncia, … o peggio esserne corrotti.

ciaooo
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« Risposta #1 inserito:: Gennaio 24, 2020, 09:59:09 pm »

Da tempo nei miei post, differenzio il concetto di appartenenza alla Popolazione e alla Cittadinanza, dove delle due parole solo Cittadinanza esprime il singolare Cittadino.

Popolo e Popolazione sono talmente diverse al loro interno che oltre che come espressione di "insieme tra diversi" che al singolare si prestano a letture anche spregiative (popolano, ecc. ecc.).

A me viene più semplice individuare una cittadinanza e la sua élite (i Cittadini impegnati nel sociale), che popolo e popolani?

Popolo e i suoi capipopolo, … ma di quale popolo? 

ciaooo
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« Risposta #2 inserito:: Marzo 18, 2020, 11:27:41 am »

Dopo anni di solitudine ho la triste soddisfazione che si cominci a capire cosa e quanto la partitocrazia ha combinato di negativo, nella Sanità Regionale fatta degradare da Sistema a Regime.

Nel dopo-crisi-virus ci sarà tutto da "revisionare", ... per prima cosa far emergere per intero le vere eccellenze, per poi subito dopo eliminare le deficienze e le interferenze predatorie, che hanno fatto relegare i malati a oggetti da manipolare a piacimento del Regime.

ciaooo
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« Risposta #3 inserito:: Aprile 09, 2020, 11:36:59 pm »

Lord Sumption, se continua così la cura sarà la minaccia più pericolosa per l'umanità

Secondo un rispettato ex giudice della corte suprema britannica, gli scienziati possono aiutare a valutare le conseguenze cliniche dei diversi modi di contenere il coronavirus. Ma non sono qualificati per dire se valga la pena di mettere sottosopra il mondo e di infliggergli gravi danni a lungo termine, come sta avvenendo
06/04/2020 20:45
 
Commenti
Lord Sumption, se continua così la cura sarà la minaccia più pericolosa per l'umanità
     

Il Sunday Times ha ospitato un commento di Lord Sumption, un rispettato ex giudice della Corte Suprema del Regno Unito. Che offre una prospettiva diversa sulle gravi conseguenze delle politiche adottate per contrastare il coronavirus. Ecco una traduzione (il testo originale è cliccabile qui)

"L'unica cosa che dobbiamo temere è la paura stessa - un terrore senza nome, irragionevole, ingiustificato, che paralizza gli sforzi necessari per convertire la ritirata in progresso". Le parole sono di Franklin D Roosevelt. La sua sfida era la recessione, non la malattia, ma le sue parole hanno una risonanza più ampia.

La paura è pericolosa. È il nemico della ragione. Sopprime l'equilibrio e il giudizio. Ed è contagiosa. Roosevelt pensava che il governo facesse troppo poco. Ma oggi è più probabile che la paura spinga i governi a fare troppo, dato che i politici democratici corrono a nascondersi di fronte al panico pubblico. Il coronavirus è l'esempio più recente e dannoso?

Le epidemie non sono una novità. La peste bubbonica, il vaiolo, il vaiolo, il colera, il tifo, la meningite, la meningite, l'influenza spagnola hanno avuto un pesante tributo ai loro tempi. Una generazione precedente non avrebbe capito l'attuale isteria per Covid-19, i cui sintomi sono più lievi e la cui mortalità in caso di malattia è inferiore a qualsiasi di questi.

Che cosa è cambiato? Da un lato, siamo diventati molto più avversi al rischio. Non accettiamo più che giri la ruota della fortuna. Diamo per scontata la sicurezza. Non tolleriamo tragedie evitabili. La paura ci impedisce di pensare ai costi più remoti delle misure necessarie per evitarle, misure che ci possono portare a disgrazie ancora più grandi e di natura diversa.

Abbiamo anche acquisito un irrazionale orrore della morte. Oggi la morte è la grande oscenità, inevitabile ma in qualche modo innaturale. I nostri antenati hanno vissuto con la morte, un fatto sempre presente che hanno compreso e contestualizzato. Hanno vissuto la morte di amici e familiari, giovani e vecchi, generalmente in casa. Oggi la morte è nascosta negli ospedali e nelle case di cura: lontana dalla vista e dalla mente, innominabile fino a quando non colpisce.

Sappiamo troppo poco di Covid-19. Non ne conosciamo la vera mortalità a causa delle incertezze sul numero totale di infetti. Non sappiamo quanti di coloro che sono morti sarebbero morti comunque - forse un po' più tardi - a causa di altre condizioni di fondo.

Ciò che è chiaro è che Covid-19 non è la peste nera. È pericolosa per chi soffre di gravi condizioni mediche, soprattutto se è anziano. Per altri, i sintomi sono lievi nella stragrande maggioranza dei casi.

Il primo ministro, il segretario della sanità e il principe di Galles:  tutti hanno preso la malattia e stanno bene e rappresentano il modello normale. I decessi, molto pubblicizzati ma estremamente rari, di giovani in forma sono tragici, ma sono fuori dal comune.

Eppure, i governi hanno adottato, con il sostegno dell'opinione pubblica, le misure più estreme e indiscriminate. Abbiamo sottoposto la maggior parte della popolazione, giovane o anziana, vulnerabile o in forma, alla detenzione domiciliare a tempo indeterminato. Ci siamo impegnati ad abolire la socializzazione umana in modi che portano a un disagio inimmaginabile.

Abbiamo dato alle forze dell'ordine poteri che, anche se rispettano i limiti, creeranno un modello di vita autoritario del tutto incoerente con le nostre tradizioni. Abbiamo fatto ricorso alla legge, che richiede una definizione esatta, e abbiamo bandito il buon senso, che richiede un giudizio.

Queste cose rappresentano un'interferenza con la nostra vita e la nostra autonomia personale che è intollerabile in una società libera. Dire che sono necessarie per fini sociali più ampi, per quanto preziosi possano essere, è trattare gli esseri umani come oggetti, meri strumenti di politica.

E questo prima ancora di arrivare all'impatto economico. Abbiamo messo centinaia di migliaia di persone fuori dal lavoro e bisognosi di credito universale.

Recenti ricerche suggeriscono che stiamo già spingendo un quinto delle piccole imprese verso il fallimento, molte delle quali avranno impiegato una vita di onesta fatica per arrivare fino a quel punto. Si prevede che la proporzione salirà a un terzo dopo tre mesi di blocco. Le generazioni a venire saranno gravate da alti livelli di debito pubblico e privato. Anche queste cose uccidono. Se tutto questo è il prezzo per salvare vite umane, dobbiamo chiederci se ne vale la pena.

La verità è che nelle politiche pubbliche non ci sono valori assoluti, nemmeno la conservazione della vita. Ci sono solo pro e contro. Non permettiamo forse di circolare con le automobili, tra le armi più letali che siano mai state concepite, anche se sappiamo con certezza che ogni anno verranno uccise o mutilate migliaia di persone? Lo facciamo perché riteniamo che sia un prezzo che vale la pena pagare per muoversi in velocità e comodità. Ognuno di noi che guida è una parte tacita di quel patto faustiano.

Un calcolo simile sul coronavirus potrebbe giustificare un periodo molto breve di blocco e di chiusura dell'attività, se aiutasse la capacità di assistenza critica del sistema sanitario a recuperare il ritardo. Può anche darsi che misure di distanziamento sociale severe siano accettabili, in quanto applicate solo alle categorie vulnerabili.

Ma se gli scienziati iniziano a parlare di un mese o anche tre o sei mesi, entriamo in un regno di sinistra fantasia in cui la cura ha preso il sopravvento come la maggiore minaccia per la nostra società. Nella migliore delle ipotesi, le misure di isolamento sono comunque solo un modo per guadagnare tempo. I virus non se ne vanno e basta. In definitiva, usciremo da questa crisi quando acquisiremo una qualche immunità collettiva, o di gregge. È così che le epidemie si estinguono. E quel momento arriverà, in assenza di un vaccino, solo quando una parte sufficiente della popolazione sarà esposta alla malattia.

Non sono uno scienziato. La maggior parte di voi non è uno scienziato. Ma possiamo tutti leggere la letteratura scientifica, che è perfettamente chiara, ma ha evidenti limiti. Gli scienziati possono aiutarci a valutare le conseguenze cliniche dei diversi modi di contenere il coronavirus. Ma non sono più qualificati di noi per dire se valga la pena di mettere sottosopra il nostro mondo e di infliggergli gravi danni a lungo termine. Tutti noi abbiamo la responsabilità di mantenere il senso delle proporzioni, soprattutto quando molti stanno perdendo il loro.

Da - https://www.milanofinanza.it/news/ftse-mib-positivo-in-luce-i-bancari-202004061833072989?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=market-report
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