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Autore Discussione: Arlecchino Euristico (la mia ricerca per trovare e scoprire... e da convalidare)  (Letto 901 volte)
Arlecchino
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« inserito:: Maggio 18, 2019, 01:49:29 pm »

Euristica
In psicologia sociale e cognitiva, l’euristica è una strategia cognitiva, una scorciatoia di pensiero che permette più rapidamente alle persone di elaborare giudizi sociali, ricavare inferenze dal contesto, attribuire significato alle situazioni e prendere decisioni a fronte di problemi complessi o di informazioni incomplete.

Il principio che giustifica l'esistenza di euristiche si appoggia al paradigma della Social Cognition (per cui l’individuo mette in atto comportamenti sulla base di elaborazioni delle informazioni provenienti dall’ambiente esterno) e considera il sistema cognitivo umano come un sistema a risorse limitate che, non potendo risolvere problemi tramite processi algoritmici, fa uso di euristiche come efficienti strategie per semplificare decisioni e problemi.

Sebbene le euristiche funzionano correttamente nella maggior parte delle circostanze quotidiane, in certi casi possono portare a errori sistematici.

Negli anni sono state individuate diverse euristiche, le più note sono: l’euristica della rappresentatività (per la quale si tende a classificare un oggetto attraverso il criterio somiglianza o rilevanza, attribuendo caratteristiche simili a oggetti simili, spesso ignorando informazioni che dovrebbero far pensare il contrario); l’euristica della disponibilità (per la quale si tende a stimare la probabilità che si verifichi un evento sulla base della vividità e l'impatto emotivo di un ricordo, piuttosto che sulla probabilità oggettiva); l’euristica dell'ancoraggio (si procede al giudizio di una situazione o di una persona ancorandosi ad una conoscenza già nota e si accomodano le informazioni sulla base di quella conoscenza).

Da - https://sociologia.tesionline.it/sociologia/glossario.jsp?GlossarioID=3348
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« Risposta #1 inserito:: Giugno 10, 2019, 06:39:07 pm »

Eurìstico

Vocabolario on line

Eurìstico agg. [der. del gr. εὑρίσκω «trovare, scoprire»] (pl. m. -ci). – Nel linguaggio scient., detto di ipotesi che viene assunta precipuamente come idea direttrice nella ricerca dei fatti, e del metodo stesso di ricerca così condotta: mezzo e., in senso lato, mezzo di ricerca. In partic., in matematica, procedimento e., qualsiasi procedimento non rigoroso (a carattere approssimativo, intuitivo, analogico, ecc.) che consente di prevedere o rendere plausibile un risultato, il quale in un secondo tempo dovrà essere controllato e convalidato per via rigorosa.

Da - http://www.treccani.it/vocabolario/euristico/
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« Risposta #2 inserito:: Marzo 18, 2020, 11:30:12 am »

Capua: “In Lombardia troppi morti, capire i reali motivi” – in aggiornamento

Burioni, Ricciardi, Gismondo, Bassetti e gli altri…parola ai virologi
18 marzo

Ilaria Capua: “Il tasso di morte della Lombardia troppo alto rispetto agli altri. Capire le vere ragioni…”

“Spero di vedere da subito i primi risultati delle restrizioni. Però c’è stato un movimento massiccio di persone che si sono spostate e dobbiamo capire gli effetti di questi spostamenti. Sono molto scettica su molti numeri che girano perché stiamo vivendo una situazione d’emergenza e l’emergenza crea caos ed è molto facile sbagliare e fare confusione anche a livello clinico e diagnostico.
Il grande punto interrogativo riguarda il numero degli asintomatici, che ruolo hanno nella diffusione dell’infezione e che ruolo hanno nella costruzione dell’immunità di gregge.
Abbiamo a che fare con un virus sconosciuto fini 4 mesi fa ma ora abbiamo tanti studi che dicono in modo chiaro che nella grande maggioranza dei casi l’infezione è davvero molto lieve. Per questo possiamo cominciare a pensare a come tornare alla vita normale, perché ora abbiamo dei dati che iniziano ad essere chiari e sappiamo quali sono le categorie a rischio. Partiamo dal proteggere quelle persone ed evitare il sovraccarico degli ospedali. Dobbiamo cominciare a come sviluppare un allentamento delle restrizioni proteggendo però le categorie più fragili.
Io spero che non ci sia bisogno di un vaccino, se si comporterà come il virus del raffreddore allora non ce ne sarà bisogno.
Poi dobbiamo analizzare il caso della Lombardia. Dobbiamo guardare i dati con distacco e cercare di capire perché c’è un tasso di letalità dieci volte superiore al resto del mondo e al resto d’Italia e un tasso di persone ricoverate così alto. E’ chiaro che in Lombardia sta accadendo qualcosa di molto particolare che può dipendere da molti fattori. O siamo in presenza di un virus più aggressivo – e questo ce lo diranno le sequenze – oppure c’è altro. Mi viene in mente il sistema dei areazione degli ospedali. E’ accaduto anche in altre occasioni che sistemi di areazione non a norma fossero veicolo straordinario di virus simili a questo. Potrebbe esser quello.
Poi dobbiamo analizzare le cartelle cliniche delle persone decedute e capire i motivi di quelle morti. E dobbiamo togliere i pazienti che hanno almeno 3 malattie – che sono la quasi totalità dei decessi –  per cercare di capire questo virus cosa è in grado di far da solo.

 

17 marzo

Enzo Tramontano – Virologo: “Se tutto va bene entro un mese un farmaco efficace contro il Covid-19”

Siamo all’opera. Difficile ipotizzare una tempistica precisa, ma diciamo che se tutte le fasi vanno bene da subito, in qualche mese dovremmo avere il farmaco anti Coronavirus”. A dirlo all’Adnkronos è il professor Enzo Tramontano, alla guida di un team di virologi di Cagliari che, insieme i colleghi dell’ospedale Spallanzani e dell’Università di Lovanio è al lavoro per sviluppare dei farmaci antivirali e trovare, nel più breve tempo possibile, una cura efficace contro il Covid-19. Il progetto europeo, denominato Excalate4CoV, a trazione italiana e coordinato dalla Dompè e al quale lavorano eccellenze italiane, belghe, polacche, svizzere, spagnole e tedesche, ha infatti cominciato da qualche giorno a lavorare alacremente alla cura, dopo il via libera ai finanziamenti europei. La mission è quella di estrapolare una cura ad un virus, spiega Tramontano, “di cui sappiamo ancora poco e niente su come agisca nei nostri corpi”. “Si immagini di avere una macchina che corre velocissima, che in questo caso è il Coronavirus, e di volerla fermare”, spiega il virologo.

Massimo Galli – Viorolgo del Sacco di Milano
“Un agghiacciante unico caso di una persona che si è infettata a Monaco di Baviera da una signora cinese. E’ questa la sventura che ha colpito tutta la cosiddetta prima zona rossa. Tutta l’epidemia viene da lì”. Lo spiega Massimo Galli, primario del reparto di malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, in un’intervista a Cento Città su Radio1. “Questo ha consentito al virus di espandersi in quattro settimane -continua Galli- nonostante siamo stati i primi a chiudere i voli dalla Cina, sia stati presi alle spalle da un contagiato tedesco”.

Nicola Porro: “Sono guarito, ora ho paura della burocrazia”
Lo dice il giornalista Nicola Porro, in un’intervista a ‘La Verità’. “Ho sconfitto ll Corona in meno di una settimana” ‘, la malattia “è durata cinque giorni. Ho sofferto ammetto, ma non mi sono mai spaventato”, racconta Porro che descrive così la sua condizione di malato: “E’ come quando sei nell’apice di una bruttissima influenza”. Porro è stato seguito dai sanitari dello Spallanzani di Roma: “In questo mondo di cialtroni erano perfettamente attrezzati, padroni di tutti i sintomi, fermi e calmi nel seguirmi da casa”. Ora però “nessuno sa per quanto sarò positivo. Mi faranno un tampone più avanti, per verificarlo”. Dal suo caso particolare alla situazione italiana in generale, Porro afferma poi che “la burocrazia che chiede coraggio agli italiani non rinuncia ai suoi vizi peggiori!”, ovvero “le gare, e il massimo ribasso! L’idea che il respiratore lo devi pagare 18.500 euro, al suo valore di costo! Queste sono puttanate”. E ancora: “Stiamo a casa come nemmeno sotto Pinochet e dopo i golpe, ma non ci siamo liberati dal Tar!”. Porro dice poi di avere paura “della facilità con cui gli italiani hanno accettato la perdita della loro libertà. All’inferno si va a piccoli passi”. Quanto ad aiuti economici e agevolazioni, per Porro quel che serve è “‘Helicopter money’! Servono soldi distribuiti dall’elicottero. Tolti pensionati e dipendenti, l’emergenza sono gli altri: esentiamo i più ricchi e poi diamo subito 1.000 euro al mese a tutti”

14 marzo

Maria Rosaria Capobianchi – Virologa dello Spallanzani
“In molte regioni la curva dell’epidemia” da nuovo coronavirus, “cominciata più tardi, è in salita”. Mentre “la crescita dei casi sta rallentando nelle regioni dove l’epidemia è cominciata, altrove invece c’è un aumento sostenuto. Potremmo raggiungere anche in altre zone gli stessi, attuali numeri di Lombardia, Veneto ed Emilia- Romagna in proporzione agli abitanti”. “Potrebbe essere un indizio favorevole” il fatto che “l’aumento generale dei casi”, secondo i dati dell’ultimo aggiornamento di ieri, sia “in effetti inferiore a quello del giorno precedente. Ma tanti fattori vanno considerati. L’apparente rallentamento nelle regioni del Nord epicentro dell’epidemia può essere un segnale incoraggiante ma, frena Capobianchi, “i dati hanno bisogno di consolidarsi nel tempo”. Quanto al virus Sars-Cov-2, “il confronto tra le sequenze dei genomi pubblicate sui database internazionali, a partire dal 10 gennaio, quando i ricercatori cinesi di Wuhan hanno reso pubblica la prima sequenza, non mostra cambiamenti sostanziali tali da rendere il virus diverso e quindi non più riconoscibile dal sistema diagnostico”. Il patogeno, aggiunge la virologa, ha “in comune l’80% del genoma” con il virus che ha causato in passato l’epidemia di Sars. Quel virus da un lato ha “avuto una mortalità maggiore”, circa il 10%, ma dall’altro “si trasmetteva meno subdolamente e non dava luogo a infezioni con sintomi lievi. Dunque le catene di trasmissione della Sars si potevano individuare e bloccare”, ed “era più facile arrestare la diffusione”.

Roberto Burioni – Virologo: “Immunità di gregge all’inglese è pura fantascienza”
“I virus umani, in generale, trovano un’equilibrio. Non infettano mai tutte le persone, rimane sempre qualcuno immune, finché l’infezione stessa non trova ulteriori soggetti, ovvero i nuovi nati, per alimentare il contagio. Cosa faceva il morbillo quando non c’era il vaccino? Infettava il 90 per cento dei bambini durante le epidemie, che si avvicendavano una volta ogni due o tre anni, per poi tra un anno e l’altro trasmettere a basso livello endemico il contagio su quei nuovi nati che, una volta cresciuti, continuavano a loro volta ad alimentare il ciclo epidemico. Per tale motivo, più che un boomerang, parlare oggi di immunità di gregge per il coronavirus è pura fantascienza”, ha detto Burioni a  Linkiesta

Walter Ricciardi- Oms: “La strategia inglese di far ammalare le persone non è etica”
 “Il nostro governo ha semplicemente recepito le indicazioni della comunità scientifica, cosa che quello inglese non sta facendo. Eppure hanno gli epidemiologi dell’Imperial college, della London School of hygiene and tropical medicine e di una rivista come il Lancet. Sarebbero consiglieri di prim’ordine sul tema sanità pubblica che evidentemente stanno ignorando”. Ricciardi ha osservato che le misure italiane “le stanno piano piano adottando tutti gli altri Stati, a partire da Spagna e Francia”. “Del resto hanno il nostro esempio da seguire, visto che siamo stati i primi a essere colpiti qui in Europa. Con un nuovo virus in circolazione l’unica cosa da fare è dilazionare e ritardare l’impatto sul sistema sanitario attraverso il contenimento, quindi il distanziamento sociale”, ha aggiunto. “Non e’ assolutamente etico accettare che si ammalino le persone per creare una immunita’ di gregge che peraltro non e’ neanche sicura”, ha aggiunto alludendo all’approccio adottato finora dalla Gran Bretagna. Non e’ sicura “perché si tratta di un virus nuovo e non ci sono ancora conferme scientifiche su una immunità duratura dopo la malattia. Chi e’ stato contagiato potrebbe anche riprenderlo per quanto si sa al momento”.

Maria Rita Gismondo – Virologa ospedale Sacco
“Sappiamo tutti che questo virus è diffuso nella popolazione molto più rispetto a quello che stiamo vedendo. Tra poco il 60-70% della popolazione risulterà  positivo. Ma non dobbiamo preoccuparci. Con l’aumento dei numeri ci renderemo conto che questo virus è meno letale di quanto possiamo pensare adesso”. “Questo virus, nella gran parte dei casi, o è silente o ci dà sintomi simil influenzali, nel 90% dei casi”, continua, “C’è un 10% di persone che ha bisogno di essere ricoverato in ospedale. Borrelli ci ha detto più volte che le fasce più toccate sono anziani con 1 o 4 patologie. Il virus dunque è stato un aggravante. Ad oggi i dati di morte diretta per coronavirus sono molto scarsi, si parla di qualche unità”. La virologa parla anche dei giovani in terapia intensiva: “La medicina non è mai una scienza esatta, quindi non significa che non ci possano esserci casi di qualche giovane.Dobbiamo però vedere la curva, dobbiamo parlare della maggior parte dei casi. Dobbiamo andare a vedere se ci sono altre malattie. Oggi l’età media dei deceduti è 81-83 anni, i guariti sono quasi il doppio delle persone che vengono ricoverate in terapia intensiva. Io non dico che la situazione sia rosea”.

13 marzo

Roberto Burioni: “I positivi asintomatici sono molti di più. Stare a casa è unica soluzione”
“Concordo con quello che dice il professor Galli e molti altri colleghi, è realistico pensare che ci siano moltissimi positivi ignari di esserlo, e ognuno può inconsapevolmente contagiare”. Lo sottolinea il virologo Roberto Burioni, ribadendo che “di fronte a questa situazione c’è una sola soluzione: stare a casa. I dati di Codogno dicono che un periodo congruo di isolamento funziona, cerchiamo di tenere duro e fare altrettanto”. Quanto al farmaco antivirale remdesivir, su cui partirà la sperimentazione anche in Italia, secondo Burioni “abbiamo solo dati preliminari, quindi è presto per fare valutazioni. Diciamo che se si trovasse un antivirale già pronto, come il remdesivir ma non solo, che funziona anche contro il coronavirus sarebbe una bella fortuna, ma siamo solo all’inizio. Questi test sono ottimi punti di partenza, per l’arrivo ci vorrà tempo. Ma vorrei anche dire – conclude – visto che per anni mi sono impegnato nella battaglia per la cultura vaccinale contro chi considerava le case farmaceutiche alla stregua di mercanti d’armi, che Roche il suo farmaco lo mette a disposizione gratuitamente. Mi pare una cosa da sottolineare”.

Walter Riccardi – Oms: “Vinceremo, ma sarà una lunga battaglia”
“I virus nella storia hanno sempre perso. Vinceremo sicuramente, ma sarà battaglia di trincea non una guerra lampo, che si concluderà verso giugno”. Questa la possibile fine dell’emergenza covid-19 in Italia secondo il consigliere Oms e consulente del governo italiano Walter Ricciardi. “Noi non abbiamo metri di paragone se non quello con la Sars che era un virus simile, meno contagioso e la situazione si risolse verso maggio-giugno”, afferma durante un intervento mattutino in una trasmissione televisiva. “Questo è più contagioso quindi è probabile che almeno arriveremo fino a quei mesi e forse un po’ oltre”. Ricciardi definisce “per ora necessarie e sufficienti” le misure messe in campo dal governo, ricordando che Wuhan si bloccò totalmente sì, “ma e’ una provincia con tutt’attorno un paese che continuava ad andare avanti”.

Fabrizio Pregliasco, virolgo Università di Milano:  “Picco a fine marzo”
“E’ difficile fare previsioni, ma le proiezioni e gli scenari sono importanti per pianificare al meglio gli interventi. Ebbene, sulla base dell’andamento del coronavirus in Cina e dei dati italiani, possiamo stimare uno scenario con picco a fine marzo e la fine del problema in Italia tra maggio e giugno“. E’ lo scenario tratteggiato all’AdnKronos Salute dal virologo dell’università degli Studi di Milano Fabrizio Pregliasco, che da anni monitora l’andamento della stagione influenzale nel nostro Paese. Un quadro un po’ diverso da quello tratteggiato da uno studio della Ragioneria generale, e anticipato dalla stampa, che fisserebbe il picco al 16-17 marzo e per fine aprile l’uscita dal tunnel. “Nel caso di Covid-19 – avverte però Pregliasco – si tratta di un virus nuovo, ma l’esperienza cinese e quello che sta accadendo nelle ex zone rosse può dirci molto. Tra gli elementi che possono influire su questo scenario” per l’esperto “c’è l’icognita rappresentata dal resto d’Europa e dalla Gran Bretagna. Stiamo vedendo mancanza di coordinamento e azioni disomogenee, che possono rovinare quello che si sta facendo in Italia”.

Massimo Galli, primario infettivologo del Sacco di Milano: “Tampone anche agli asintomatici”
“La politica del tampone solo a pazienti sintomatici potrebbe rivelarsi insufficiente”, e “la cartina di tornasole è il numero dei morti: 6,6%, più alto rispetto all’attuale 4,5% di Wuhan. Bisogna risalire a tutti coloro che sono stati in contatto con le persone malate, metterli in quarantena, seguire la comparsa o meno dei sintomi dell’infezione. L’impressione è che vere indagini epidemiologiche su tutti i contatti reali dei malati non vengano fatte”. Così Massimo Galli, primario infettivologo del Sacco di Milano, in un’intervista al Messaggero in cui sottolinea: “Il distanziamento sociale è fondamentale, ma il tracciamento è importante per uscirne prima “. Per Galli “c’è un po’ di confusione nelle indicazioni e sarebbe necessaria maggiore chiarezza a livello di articolazioni locali: quali vengono ritenute attività indispensabili tali da giustificare gli spostamenti? Inviterei chi di dovere a precisarlo alla svelta, in questo momento abbiamo bisogno di chiarezza e di unità. Le indicazioni generali vanno bene. La chiusura dei negozi, di bar e ristoranti è decisamente importante, ma la definizione delle attività che possono essere continuate va subito specificata”.

Da - https://www.ildubbio.news/2020/03/18/sara-una-lunga-battaglia-giugno-ne-saremo-fuori/?fbclid=IwAR2vOsWut3v_aaqa7m3p-3TuwvETO3P5u-qBCY3y8j6WybOg2CgGk3RjkI8
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« Risposta #3 inserito:: Aprile 14, 2020, 11:54:25 pm »

Anna Maria De Falco

LEGGETELA È BELLISSIMA

L'autore è talmente una bella persona che non ha ritenuto nemmeno firmarsi per non autocelebrarsi

Ho riflettuto molto in questi giorni cercando di dare un senso, perché un fottuto senso ci dovrà pur essere, a tutta questa assurda situazione che siamo costretti a vivere.
Ho immaginato che il virus potesse parlare e ho immaginato ciò che ci direbbe, attraverso una lettera, se potesse farlo e queste sono le parole che sono riuscito a mettere su un foglio.

Ciao sono Covid-19, molti di voi mi conosceranno più semplicemente come Coronavirus, e sono un virus.
Scusate il poco preavviso ma non mi è dato far sapere quando arriverò, in che forma e forza mi presenterò a voi.

Perché sono qui? Be’ diciamo che sono qui perché ero stanco di vedervi regredire anziché evolvervi, ero stanco di vedervi continuamente rovinare con le vostre mani. Ero stanco di come trattate il pianeta, ero stanco di come vi rapportate l’un l’altro, ero stanco dei vostri soprusi, delle vostre violenze, delle guerre, dei vostri conflitti interpersonali, dei vostri pregiudizi, ero stanco della vostra invidia sociale, della vostra avidità, della vostra ipocrisia, del vostro egoismo, ero stanco del poco tempo che dedicate a voi stessi, alle vostre famiglie, ero stanco delle poca attenzione che riservate molto spesso ai vostri figli, ero stanco della vostra superficialità, ero stanco dell’importanza che spesso date alle cose superflue a discapito di quelle essenziali. Ero stanco della vostra ossessiva e affannata ricerca continua del vestito più bello, dell’ultimo modello di smartphone della macchina più bella solo per apparire realizzati. Ero stanco dei vostri tradimenti, ero stanco della vostra disinformazione, ero stanco del poco tempo che dedicate a comunicare tra di voi, ero stanchissimo delle vostre continue lamentele quando non fate nulla per migliorare le vostre vite. Ero stanco di vedervi discutere e litigare per motivi futili, ero stanco delle continue risse tra chi vi governa e delle scelte sbagliate che spesso fa chi vi dovrebbe rappresentare, ero stanco di vedere gente che si insulta e ammazza per una partita di calcio.

Lo so, sarò duro con voi, forse troppo, ma non guardo in faccia a nessuno…sono un virus. La mia azione vi costerà vite ma voglio che capiate una volta per tutte che dovete cambiare rotta...per il vostro bene.

Il messaggio che vi voglio dare è semplice. Ho voluto evidenziare tutti i limiti della società in cui vivete perché possiate eliminarli, ho voluto fermare tutto apposta perché capiate che l’unica cosa importante a cui dovrete indirizzare tutte le vostre energie d’ora in avanti è semplicemente una... la VITA, la vostra e quella dei vostri figli, e a ciò che è veramente necessario per proteggerla, coccolarla e condividerla. Vi ho voluti il più possibile rinchiusi e isolati nelle vostre case, lontano dai vostri genitori, dai vostri nonni, dai vostri figli o nipoti, perché capiate quanto sia importante un abbraccio, il contatto umano, il dialogo, una stretta di mano, una serata tra amici, una passeggiata in centro, una cena in qualche locale o una corsa al parco all’aria aperta. Da questi gesti dove ripartire tutto.

Siete tutti uguali, non fate distinzioni tra voi. Vi ho dimostrato che le distanze non esistono, ho percorso chilometri e chilometri in pochissimo tempo e senza che voi ve ne siate accorti. Io sono di passaggio ma i sentimenti di vicinanza e collaborazione che ho creato tra di voi in pochissimo tempo dovranno durare in eterno.

Vivete le vostre vite il più semplicemente possibile, camminate piano, respirate profondamente, fate del bene perché il bene vi tornerà sempre indietro con gli interessi, godetevi la natura, fate ciò che vi piace e vi appaga e crearvi le condizioni per non dover dipendere da nulla.

Quando voi festeggerete io me sarò appena andato ma ricordatevi di non cercare di essere persone migliori solo in mia presenza.

Addio

Da Fb del 19 marzo 2020
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« Risposta #4 inserito:: Aprile 14, 2020, 11:59:00 pm »

DISPERA BENE: FILOSOFIA DELLA BELLEZZA DELLA VITA
   
BIAGIO RICCIO
28 marzo 2020

Nel suo ultimo lavoro “Dispera bene” (Marsilio editore) Marcello Veneziani affronta la tematica della disperazione, il cui esame può offrirci e farci approdare alla filosofia della bellezza della vita.
Veneziani è anzitutto un finissimo scrittore, è poetico; incanta, incatena il lettore ed è un profondo conoscitore della filosofia e della letteratura.
Ritengo che questo libro sia una continuazione di un altro suo lavoro, “Amor fati”, perché attiene al destino dell’uomo ed intende fornire suggerimenti per una sana resilienza.
Mutuando la sua lirica prosa, il linguaggio inclito dell’Autore, così si può declinare lo spirito e l’essenza di questo bellissimo lavoro.
Bisogna comprendere che i nostri limiti -morire, invecchiare, ammalarsi, perdere in ogni senso- possono essere superati se osiamo pensare, vedere, reagire.
La filosofia è proprio questo: capire, accettare e trasformare; conoscere la realtà, fino a contemplare il vero, amare il fato e accoglierne il verdetto; trasformare il mondo a partire da te stesso, nell’ambito del possibile. Rendi avveduta e operosa la disperazione, non fingere di eluderla. Ci saranno pure belle speranze; ma ci sono bellissime disperazioni. Non fingere ottimismo, non cedere al pessimismo; rendi fruttuosa la disperazione, scrive Veneziani.
Il libro, nel suo spiccato contenuto, non è un libretto di istruzioni, ma un prontuario filosofico per reagire al declino della civiltà, al tempo che passa, alla vita che finisce.
Si dice che la speranza sia l’ultima a morire, come se la disperazione non morisse mai. E, invece, la speranza è la penultima a morire, poi muore la disperazione. In fondo la disperazione è una speranza andata a male, una speranza deviata. A volte, però, accade il contrario, dalla disperazione sorge la speranza.
La disperazione è in fondo un orizzonte d’attesa.
Non chiederti del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto; quel che conta non è il livello, ma il contenuto versato. Allo stesso modo, la differenza non è tra il roseo e il cupo, ma tra chi vive in bianco e nero e chi vive a colori. La vita in bianco e nero è triste, manichea, intollerante, anche se talvolta è rigorosa e decorosa. La vita a colori è varia, vivace, smagliante. La nobiltà del colore è nell’origine, la luce da cui discende e a cui ritorna. I colori sono una scala compresa tra il bianco e il nero, il bianco è più vicino alla fonte di luce, il nero è il più lontano. In mezzo, tra i colori, è la vita.
La filosofia di Seneca ci insegna di aderire al fato, ma non supinamente. Non si può modificare l’ordine degli Dei, ma si può di converso anche nella depressione, nelle peggiori situazioni disperate trovare un punto di fuga.
È la regola dello spiraglio, la ricerca della porta socchiusa che ci ha insegnato la filosofia di Giordano Bruno: nel pieno della tristezza c’è sempre un motivo e una possibilità di gioia.
Bisogna aprirsi all’imprevisto, allo stupore, non lasciarsi spegnere dal lento decorso della vita.
Bisogna cogliere la luce dove filtra, dove si individua il varco, riaprire la porta dell’attesa, per aborrire la vita prestampata, automatica.
Occorre deragliare dagli itinerari già prescritti, ricercare nuovi ed ignoti sentieri. Quando non c’è via d’uscita alla sorte inevitabile, ci sarà sempre un passaggio, una sospensione, un fuori programma o un altro piano.
Si dice spesso che il futuro sia scomparso, che generi inquietudine, sgomento, che la crisi sia profonda, che la nostra vita abbia un raggio breve.
Sono queste tutte denotazioni della paura. A ben vedere, il contrario della speranza non è la disperazione, ma la paura.
Il sentimento della paura precede quello della speranza, è originario, primordiale, discende dagli istinti e dalle insidie. La speranza è una risposta a quell’impulso, una derivazione e una deviazione positiva di aspettativa.
La paura motiva quasi tutti i comportamenti elementari: paura di morire, di soffrire, della fame, di perdere quel che abbiamo, di ammalarci, di invecchiare, di essere contagiati, violentati, esclusi; paura del buio, dell’ignoto, dello straniero, del pericolo, del potere.
La disperazione nega la speranza e pure il suo contrario, la paura, perché sorge dalla perdita di aspettative, ma anche di timori. Chi dispera non teme, non ha nulla da perdere. Una sana, onesta disperazione è preziosa più della speranza, che spesso è finzione retorica, precetto velleitario, pia intenzione poco fattiva. La disperazione è autarchica, più indipendente dalle circostanze, sovranità dell’essere al tramonto, non ti aspetti niente da nessuno e, dunque, non chiedi niente a nessuno.

Non è mai assoluta la disperazione, custodisce al suo interno un’essenza irriducibile a se stessa. Da quel seme, da quell’essenza, puoi ripartire per non cedere agli esiti più cupi.
Bisogna vivere di più, vivere al massimo, prendere la vita a morsi, spremerla, strapparla a grappoli. Non c’è un’altra vita che ci aspetta, non c’è un’altra giovinezza, non c’è un paradiso da qualche parte. Tutto è qui e adesso, non abbiamo scampo. Nulla permane, niente ritorna. Ecco la disperazione. Non ti resta che potenziare la vita oltre i limiti naturali, esaudire i desideri il più possibile e tardare la morte e occultarne il più possibile la sua vista. Non c’è niente di malvagio nel volersi riparare dalla morte o dal dolore.
Si può vivere inventando l’impresa, facendo qualcosa di nuovo, ogni giorno.
Ma c’è una cosa che può dare senso e valore alle proprie giornate, una piccola, preziosa norma che insaporisce la vita, la strappa al grigiore della routine che si fa disperazione: non far passare un giorno senza aver fatto una cosa che non hai mai fatto finora, e che mai avresti ritenuto di saper fare, voler fare e poter fare. Una cosa che lasci traccia. Un gesto mai fatto, un’impresa mai tentata, una disciplina, un genere di arte, di teatro e di film mai praticati, una passeggiata in un luogo da sempre escluso, una conoscenza finora evitata, un’apertura mai presa in considerazione. O conversare, raccontare, farsi raccontare da uno sconosciuto. Nulla dies sine nova linea, non passi un giorno senza aver compiuto una cosa (di cui non vergognarsi) che mai avreste pensato di fare. Stupitevi di voi stessi. Non si tratta di violare un limite, semmai di tracciare nuove frontiere.
Ecco allora che sul lungomare di Sanremo, quella signora caduta che abbraccia il suo cane dicendogli “sai, ho solo te nella mia vita”, tinge l’esistenza di una disperazione amara che non può essere tollerata.
Siamo nati per stare con gli altri, in associazioni, in compagnie, per gustare un gelato, vedere un film, contemplare un’opera d’arte, leggere un libro e scoprire nuovi mondi.
Il nostro tempo non deve essere lineare, scagliato come una freccia verso il futuro, il tempo che non torna, irreversibile, il tempo dell’esodo, proteso verso la terra promessa.
Deve essere invece circolare, come quello degli antichi.
Il tempo è metafisico, niente comincia in assoluto e niente finisce del tutto, se non nell’apparire; il mondo risorge, il futuro ritorna, gli opposti coincidono e su un piano superiore le sequenze si rivelano simultanee. L’essere non si perde nel tempo, la vita è un ventaglio e non una freccia, e l’altra metà del semicerchio è invisibile.
La disperazione si compie riassumendosi in questa sequenza: non avrai altro tempo e altro mondo che questi, non avrai altro dio che te stesso. Da qui il culto del ricordo, della nostalgia, delle tradizioni, che ci hanno insegnato qualcosa, che hanno sedimentato la memoria che rappresenta la cifra di una civiltà, il passato di una nazione cui dobbiamo guardare per capire il domani, che non risulterà sconosciuto se immaginiamo che la nostra esistenza sia caratterizzata da un eterno ritorno, come ci aveva detto Nietzsche, indicandoci il dispositivo della vita nel suo Zarathustra.
L’amore per l’Infinito che ci ha insegnato il giovane favoloso, Leopardi è l’alveo della buona disperazione.
Per Leopardi, brutto anatroccolo, scartellato come lo chiamavano a Napoli, l’infinito era meraviglia, orrore, brivido, vuoto, tremore di verità, non annuncio di salvezza e d’immortalità; semmai sgomento, rispetto a cui non resta che abbandonarsi con la stessa dolcezza del suo sorriso irredento dalla grazia.

Ma quell’infinito è stato scritto a Recanati, ad un passo da casa sua. Eppure nella sua disperazione il giovane favoloso ad appena 20 anni ha composto la poesia più bella, ove il canto si sente nell’eternità e supera l’hybris, porta l’uomo nella sua potenza a travalicare, a volere andare oltre le colonne d’Ercole, a valicare i suoi limiti.
Allo stesso modo, chi dispera vede la passione dell’eterno: gli amori, gli affetti, gli ideali, le opere, i capolavori, l’umanità, le famiglie, gli dei, Dio. Proprio perché tramontiamo, abbiamo necessità di riconoscerci in qualcosa d’intramontabile.

La vita di un uomo, ma anche di una civiltà nasce solo dalla tensione per l’eterno che radica l’essere nel destino; l’identità, il mito e la tradizione.
L’eterno si dispiega nella vertigine della libertà, nella tensione all’Infinito, nel superamento della finitudine.
Solo così si dispera bene.
E questo ha scritto magnificamente Marcello Veneziani.

Da - https://www.glistatigenerali.com/filosofia_letteratura/dispera-bene-filosofia-della-bellezza-della-vita/
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« Risposta #5 inserito:: Aprile 20, 2020, 06:51:19 pm »

La richiesta di elezioni a luglio è uno spregiudicato bluff di coloro che in realtà conoscendo quanto la gente normale ha sofferto a causa della Mala-gestione della cosa pubblica, non le auspicano affatto.

Si sono allontanati dal loro governo rifiutandosi, con la buffonata della richiesta di pieni poteri, di affrontare una finanziaria difficile; figuriamoci se si prendono in carico l’onere del dopo coronavirus.
Dopo i morti della Grande Vergogna Lombarda.

Della fase 2 e successive a loro interessano le risorse da impiegare nel paese e i denari da ricavarne, inoltre importante per il loro futuro che nella Sanità non cambi nulla o poco.
Non hanno nessun Piano di risanamento del paese e nessun Progetto di Governo che veda il beneficio per la popolazione, solo chiacchere e falsità predatorie.
Tutte le azioni di disturbo praticate da questa destra, sono mosse da Caos-prolungato mirate a dimostrare la debolezza organica del governo Conte (ma non per sua colpa).

Ci sono personaggi dentro il governo Conte a cui non è estranea la tecnica del Caos, annunciata anni fa da Grillo, che era ed è rimasto il loro preciso programma di disgregazione del Sistema Italia.

Ci stanno riuscendo, soprattutto per la incapacità, sia delle forze di Centro, sia delle variegate forze dalle Sinistre di entrare nel pieno delle loro responsabilità valoriali, che non sono certo incoraggiate dalla mancanza di un vertice degno del ruolo che gli spetta per salvare il paese, dalla voracità della Destra.
ciaooo
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« Risposta #6 inserito:: Aprile 20, 2020, 06:56:38 pm »

Anche qui?
Sono moltissime le “somme” che si devono ancora tirare e le "cose" che si devono appurare.

E i Cittadini meno assopiti, cominciano a sospettare e in un caso denunciare episodi di sospetta Eutanasia programmata cinicamente o per incapacità. Si è cominciato a immaginarla, temendo sia voluta l'eliminazione dei molti vecchi, indeboliti da patologie pregresse e no.

Conte e il suo Governo (con all'interno i 5Stelle, una presenza temibile) galleggiano in un oceano di Azioni da intraprendere con urgenza, di Progetti da pianificare per il dopo disastro e di molto Altro che non è ancora emerso e quindi non ancora valutato. 
Il nostro FUTURO è un’incognita tormentata da notevoli alzate di polvere da parte di CODEDIPAGLIA, sia regionali ancora in attività, sia celati dietro le quinte, che cercano di sfuggire alle loro giuste responsabilità.

La Task Force è già stata abortita al concepimento di questo feto malformato non tanto per i degni componenti, quanto per la nessuna volontà di farli funzionare.
Ma a noi Italiani manca una COMMISSIONE D'EMERGENZA NAZIONALE operativa sotto la responsabilità del Governo Centrale composta da personalità, non partitocratiche, dotate di conoscenze specialistiche da impiegare, unite e concentrate, nell’esame dei problemi e nella indicazione della loro soluzione.
 COMMISSIONE D'EMERGENZA NAZIONALE Operativa non soltanto Consultiva, che dia accesso ai propri studi e alle proprie elaborazioni a elementi con alte specializzazioni d’insieme ad ampio raggio, compresa la Magistratura per ovvie ragioni, a Realtà Sociali del volontariato reale per conoscenza diretta dei problemi della Popolazione, ad esperti competenti nel Mondo delle Religioni e ovviamente ai vertici delle Forze Armate, ivi comprese le Forze dell’Ordine, per le competenze nella strategia, nella logistica e nella difesa dell’Ordine Pubblico. 
ggiannig
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