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Autore Discussione: ENRICO MORANDO «Non mi considero malaccio»  (Letto 1590 volte)
Admin
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« inserito:: Febbraio 26, 2008, 12:09:08 pm »

26/2/2008 (7:29) - PERSONAGGIO, ENRICO MORANDO

"Io alla Tremonti Produco idee, come lui"
 
Veltroni lo ha incaricato di stilare la ricetta economica del Pd

«Non mi considero malaccio»

FABIO MARTINI
ROMA


Nel Pci lo consideravano un fottutissimo destro, Giancarlo Pajetta una volta arrivò a dargli del «matto», ma ora dopo 30 anni vissuti controvento quel solitario spilungone di Alessandria è diventato uno degli uomini di punta della nuova squadra veltroniana. Parabola specialmente originale quella del compagno Enrico Morando. Piemontese serio e serioso, del tutto privo della velocità e del glamour tipici dei personaggi cari a Walter Veltroni, alla fine di gennaio Morando è stato convocato dal leader del Pd: «Ci serve e rapidamente un programma forte, chiaro, conciso». E così, dopo una ventina di giorni trascorsi in clausura, Enrico lo schivo ieri mattina era seduto a fianco di Walter Veltroni (in preda a bulimia da "un-evento-al-giorno"), per la presentazione del programma del Pd. La passione di Morando per la finanza pubblica («c’è chi dice che io abbia un rapporto amoroso con gli emendamenti della Finanziaria...»), una certa pragmatica creatività e l’approccio poco tradizionalista possono farne il Tremonti del Partito democratico? «A Tremonti - sorride Morando - attribuisco la funzione del produttore di idee e sotto questo profilo non mi considero malaccio. Non voglio montarmi la testa ma in questi anni qualche contributo l’ho dato, qualche capacità di anticipazione l’ho avuta». Trascurato da giornali e tv (pressoché sconosciuto alla filiera Porta a Porta-Ballarò-Matrix), Morando ha un profilo talmente eccentrico rispetto all’"homo veltronianus", da far capire quanto sconosciuti siano ancora gli ingranaggi della "macchina" approntata dal leader del Pd: se Veltroni è il mago dell’affabulazione, dello spin e del soft, dietro le quinte ci sono personaggi che pazientemente curano l’"hard", personaggi lontani anni da luce dal loro leader.

Per dire: Morando è uno che sin da ragazzo diffidava dell’effettaccio. Un bel giorno del 1980 Giancarlo Pajetta arrivò ad Alessandria, dove Morando era il segretario del Pci. Da poche ore si era diffusa la notizia dell’arresto per terrorismo del figlio di Carlo Donat-Cattin. Ricorda Morando: «Mentre andavamo a piedi al comizio, Pajetta mi chiese: secondo te ne devo parlare? E io gli risposi che, no, sarebbe stata una cosa di cattivo gusto, che c’entra il padre col figlio?». Pajetta rispose «hai ragione, non ne parlerò», ma poi davanti alla piazza caldissima, il vecchio Giancarlo parlò per 10 minuti del caso. «Rientrammo in sezione in silenzio - racconta Morando - ma ad un certo punto Pajetta mi prese per il braccio e mi disse: capisco cosa stai pensando, avevi ragione tu ma sai com’è? Non ho resistito!».

Una gran passione per la caccia, una somiglianza col comico Gianfranco D’Angelo, all’età di 57 anni, Morando si trova catapultato in cabina di regia, ma dopo aver trascorso una vita in minoranza e con una posizione eccentrica anche tra i miglioristi di Giorgio Napolitano, nel rivendicare l’approdo alla famiglia socialista e la fine del centralismo democratico. Racconta Iginio Ariemma, già segretario del Pci di Torino: «Enrico apparve subito un quadro dotato di personalità, preparato, appassionato, ma non è mai stato né un profeta in patria e neppure un leader, se non in una piccola parte del partito: nel 2001, quando si è candidato alla segreteria ds, non superò il 5 per cento». Anti-personaggio per antonomasia, in Senato Morando da anni sciorina il suo repertorio di competenza e di anti-demagogia che hanno fatto dire a Giulio Andreotti: «Quando parla, smetto di scrivere e ascolto con tutte e due le orecchie». Ma in 20 giorni si può scrivere un programma serio? «Credo sia stato fatto un buon lavoro - dice Morando - ma la vera novità è che stavolta siamo stati liberi di poter scrivere il programma e saremo liberi di attuarlo». Manca la proposta trascinante, capace di rendere credibile il tutto, soprattutto al Nord? «No, ci sono le misure e il messaggio di fondo, liberare le energie del Paese». Ma uno dei maestri di Morando, Emanuele Macaluso, storce la bocca: «Anche nel programma non ci sono le sintesi capaci di superare le tante antitesi non componibili su cui è nato il Pd. Quando espoderanno le contraddizioni, mi auguro che Morando sarà dalla parte giusta». E per il futuro? Lui fa il modesto: «Mi piacerebbe continuare a fare il Presidente della Commissione Bilancio, luogo nel quale davvero si "governa"...». Falsa modestia? «Per me conta che si siano affermate le idee per le quali mi battevo da anni: i narcisisti "mascherati" come me (i peggiori!) pretendono sempre la prova provata dell’idea originaria».

da lastampa.it
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