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Autore Discussione: I segni del declino e tre parole per capirne le ragioni  (Letto 532 volte)
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« inserito:: Ottobre 21, 2018, 10:58:58 pm »

I segni del declino e tre parole per capirne le ragioni

 Scritto da Econopoly il 06 Ottobre 2018

VICOLO CORTO
L’autore di questo post è Corrado Griffa, manager bancario ed industriale (CFO, CEO), consulente aziendale in Italia e all’estero, giornalista pubblicista.

L’Occidente per lunghi secoli ha dominato il mondo grazie a Ragione, Illuminismo, Rivoluzione Industriale, Libertà e Tecnologia, che si sono tradotti in una Economia superiore e nella creazione di Ricchezza; ora, tutto questo sembra arrancare, arretrare, mostrare segni evidenti di declino. Le cause sono generalmente indicate in fenomeni come rallentamento economico, esaurirsi della spinta a creare, innovare, mettersi in gioco, appagamento, autocompiacimento. A questi ed altri fenomeni ci permettiamo di aggiungere tre fenomeni “sociali” che, presenti in tutto l’Occidente, sono più evidenti nella vecchia Europa ed in particolare in Italia: perdita del concetto di Responsabilità; scomparsa del Sinallagma, che è la reciprocità del comportamento fra le parti, in un rapporto individuale e collettivo; il crescere a dismisura delle Aspettative, ben oltre le competenze dei cittadini e le opportunità esistenti. Vediamo di declinarli in dettaglio.

Abbiamo perso il senso della Responsabilità a livello personale e collettivo; e questo è un fenomeno osservabile nella vita quotidiana: genitori, insegnanti, presidi, professionisti, manager, amministratori pubblici hanno progressivamente abdicato ai loro doveri, allontanando il peso delle decisioni, siano esse importanti o secondarie, dalle proprie spalle, passando la “patata bollente” a qualcun altro, salvo che questo qualcun altro non si trova mai. Non c’è più nessuno che si senta responsabile per un atto, un’azione, un’omissione, un errore; e se non si trova un responsabile, la convivenza diventa qualcosa di indecifrabile, avendo perso i punti di riferimento cui guardare. Si “scarica” tutto sulla società, divenuta ad un tempo causa e soggetto di ogni nefandezza che assorbe ed ingloba, invece, le manchevolezze individuali. L’Io soggetto responsabile è divenuto un Io oggetto incolpevole, ignaro, inconsapevole. Assumersi delle responsabilità è divenuto quel “qualcosa in più” che non rientra nell’armamentario dell’individuo; la de-responsabilizzazione individuale è divenuta la normalità, ormai quasi giustificata dal nuovo “senso comune” che ha conquistato la sfera privata come quella pubblica.

Come se questa perdita del senso del Dovere e della Responsabilità, individuale e collettiva, non fosse sufficientemente grave, è caduto un altro fondamento della convivenza civile, quello che noi abbiamo chiamato “Sinallagma”, un termine tecnico giuridico che significa “Nesso di Reciprocità” per cui una parte assume l’obbligazione di eseguire una prestazione (di dare o di fare) in favore delle altre parti esclusivamente in quanto tali parti a loro volta assumono l’obbligazione di eseguire una prestazione a favore dell’altra parte; questo nesso è caduto: ci sentiamo esentati, ogni giorno di più, dall’eseguire quello che ci siamo impegnati a fare, così minando la reciproca e ragionevole aspettativa dell’altro o degli altri (in famiglia, sul lavoro, nella vita quotidiana, nei confronti dell’autorità e delle sue norme).

L’insieme della perdita dei concetti di Responsabilità e Reciprocità ha avuto un effetto negativo e deleterio sulla nostra convivenza, portandoci a considerare opera di altri, sempre e comunque, le ”cose brutte” che accadono nella nostra società; ci esimono dal fare esami di coscienza, quindi liberandoci dal prendere atto che anche noi siamo “responsabili”, “abbiamo mancato ai nostri doveri”, “non abbiamo fatto quello che avevamo promesso e per cui ci eravamo impegnati”.

Se questo quadro non fosse abbastanza cupo e denso di presagi negativi, ecco che un terzo fenomeno entra in campo, apportando il caos dove già il disordine era ormai ben alloggiato: il nostro oggi ci impone di aumentare a dismisura le Aspettative: chiedere, esigere, perseguire, pretendere sempre di più (di che cosa è poi semplice e difficile, ad un tempo, dire: si tratti di un nuovo lavoro, carriera, salute, ricchezza, un partner più attraente, un bisogno ancora non catalogato nella “piramide di Maslow”…); e queste pretese sono basate sempre più spesso su competenze assenti o comunque inferiori a quelle che pensiamo di possedere, in un gioco delle parti dove ci sentiamo tutti bravi come Cristiano Ronaldo o Federer, facendo riferimento a sport come il calcio od il tennis, senza renderci conto che non possediamo i rudimenti per aspirare a tali vette (riservate, peraltro, a pochi). Non abbiamo sviluppato a sufficienza competenze nei campi più diversi ed importanti, non abbiamo studiato abbastanza con impegno sudore e costanza, ma questo non ci esime dal ritenerci “predestinati”, meritevoli del successo. Le nostre aspettative, individuali e collettive, sono troppe elevate.

Quando infine leghiamo i fili logori di de-responsabilizzazione, perdita del nesso di reciprocità, aspettative insostenibili, guardandoci allo specchio, l’immagine che vi appare non viene riconosciuta. Il dramma dell’esistenza, individuale e collettiva, del tempo presente non può che portarci a riflettere su che cosa sia importante per ritornare ad una convivenza sociale soddisfacente, ricca di stimoli, comprensiva delle debolezze e degli errori, onesta nel riconoscere i nostri limiti; dobbiamo ritornare ad essere responsabili, a tener fede agli impegni presi, a calibrare le nostre aspettative: questo è un passo fondamentale per un “ritorno alla civiltà”, perché così come siamo montati, barbari siamo tornati.

Twitter @CorradoGriffa

Da - http://www.econopoly.ilsole24ore.com/2018/10/06/segni-del-declino-ragioni/?uuid=96_vcHLdnxn
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