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Autore Discussione: LA LEGA.  (Letto 4335 volte)
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« Risposta #30 inserito:: Aprile 28, 2019, 12:15:28 pm »

La Bestia’

Agnese Rapicetta @rapicettola · 25 aprile 2019

Odiatore seriale e ‘plasmatore’ di web star: chi è Luca Morisi, l’inventore de ‘La Bestia’

Sbaglia chi pensa che sia uno sprovveduto o che si sia improvvisato comunicatore, Morisi ha studiato, e anche tanto, per arrivare a trovare il modello di comunicazione che funziona

E’ balzato alle cronache per il post di Pasqua – per intenderci quello che ritraeva il ministro dell’Interno con in mano un mitra e che incitava ad armarsi-. Ma quello non era certo il primo cinguettio di Luca Morisi, alter ego virtuale di Matteo Salvini.
Non chiamatelo spin doctor perché si offende, ma sappiate che dietro ad ogni messaggio su Facebook o Twitter del leader della Lega c’è la sua firma.
Sbaglia chi pensa che sia uno sprovveduto o che si sia improvvisato comunicatore, Morisi ha studiato, e anche tanto, per arrivare a trovare il modello di comunicazione che funziona. Classe 1973, laureato col massimo dei voti in Filosofia, esperto di comunicazione e di marketing politico sui social media, per 10 anni insegna all’Università degli Studi di Verona. Esperto nella progettazione di database, web application e Intranet/Extranet, come si può leggere nel suo cv, Morisi ha realizzato diversi sistemi informativi in particolare nel campo sanitario e ha fatto parte dei consigli di amministrazione di società per azioni in diversi campi. Ma è nell’ambito della politica che ha dato il massimo inventando la cosiddetta ‘Bestia’, lo strumento in grado di analizzare l’orientamento della ‘pancia’ del web e monitorare il sentiment degli utenti. La folgorazione e il vero e proprio innamoramento per Salvini, che pian piano è diventato il Capitano, anche per merito suo, ha fatto il resto, contribuendo a creare la web star da 3 milioni e mezzo di follower.
Ma che cosa è davvero ‘La Bestia’? Nessuno lo sa con certezza, tanto da essere diventato quasi un animale mitologico. Qualcuno dice che sia uno strumento in grado di analizzare in tempo reale l’orientamento dei commenti e delle reazioni ad un post e di orientare i contenuti; altri che sarebbe in grado di suggerire anche quali termini utilizzare o addirittura quale tono. Come funziona nel concreto non si sa, ma sappiamo che funziona, nel senso che sono sempre tantissimi gli utenti che seguono le avventure e gli hashtag del Capitano. Anche quando, come nel giorno dell’incendio di Notre-Dame, Salvini ha scelto – in controtendenza col senso comune- di postare una puntata del Grande Fratello. O come nel caso dei post coi gattini e in quelli con pasta e ragù, per non parlare del concorso ‘Vinci Salvini’, che ha fatto tanto ridere gli oppositori ma che ha avuto un successo spropositato. Una macchina della propaganda semplice, spesso rozza e molto istintiva dove, però, niente è lasciato al caso.
E poi c’è quell’alone di mistero che è una caratteristica che accomuna gli alleati di governo: da una parte ‘Rousseau’ dall’altra ‘La Bestia’, in mezzo i cittadini bombardati da fake news e messaggi d’odio. Una situazione che dovrebbe far preoccupare tutti quelli che hanno a cuore la democrazia. Ma non è così. I più sono troppo impegnati a mettere il proprio like per accorgersi del reale pericolo.

Da - https://www.democratica.com/focus/chi-e-luca-morisi-social-media-manager-matteo-salvini-lega/
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« Risposta #31 inserito:: Luglio 15, 2019, 06:24:31 pm »

Giornalismo da Pulitzer o scoop traballanti? La controversia su BuzzFeed

La testata che ha pubblicato gli audio sui presunti fondi russi alla Lega è una delle maggiori storie di successo del giornalismo americano contemporaneo.
Ma ha nel curriculum scivoloni molto pesanti

Di MASSIMO BASILE
12 luglio 2019, 09:32

Per alcuni è una redazione investigativa da premio Pulitzer, per altri una testata che pubblica scoop anche senza verificarli, per ammissione del suo stesso direttore. Dopo le rivelazioni sulla presunta trattativa per finanziare la Lega con soldi russi, BuzzFeed News è tornata al centro dell'attenzione. Nata 7 anni fa dalla costola di BuzzFeed, un sito di informazione e intrattenimento per il web con 1700 dipendenti e ricavi annui che superano i 150 milioni di dollari, BuzzFeed News è diretta da Ben Smith, 43 anni, giornalista di New York, figlio di un giudice di corte d'appello. Dal 2016 la redazione ha una squadra di venti giornalisti investigativi, guidata da Mark Schoofs, premio Pulitzer, l'oscar americano per il giornalismo.

La testata, che su Twitter ha 1,3 milioni di follower, e dal 18 luglio 2018 ha un sito web proprio staccato dalla "casa madre", rivelò la storia delle molestie sessuali di Kevin Spacey nei confronti di un giovane attore (denunce poi ritirare), ed è stata due volte finalista al Pulitzer. Ma ha fatto parlare di sè anche per "scoop" controversi.

La polemica sul Rapporto Steele
Il primo, nel gennaio 2017, ha riguardato la pubblicazione del Rapporto Steele, dal nome dell'ex capo dell'ufficio di Mosca dell'M16, i Servizi segreti britannici, Christopher Steele, in cui si rivelava di come la Russia da cinque anni stesse lavorando per favorire l'ascesa di Donald Trump alla Casa Bianca e dell'offerta di Mosca di offrire il contenuto delle email di Hillary Clinton hackerate. Nelle 35 pagine del dossier pubblicate da BuzzFeed si faceva cenno anche a un tentativo di Trump di mettere a tacere una storia riguardo "prestazioni sessuali" con prostitute russe.

Mentre New York Times e Nbc News si rifiutarono di pubblicare il documento per "mancanza di prove evidenti", Smith lo fece, informando i lettori, che il dossier "non era stato verificato" e includeva "errori evidenti". La redazione, aveva aggiunto il direttore, stava comunque lavorando per trovare conferme. "Intanto - aveva chiosato - lo condividiamo con i lettori, è il nostro modo di essere trasparenti". Trump lo definì "cumulo di spazzatura", mentre Jake Tapper, un giornalista della Cnn, network non vicino al presidente, lo aveva bollato come "atto irresponsabile".

Citata in giudizio per diffamazione da un uomo d'affari, Aleksej Gubarev, il cui nome era apparso nel dossier, nel dicembre 2018 BuzzFeed si è vista però riconosciuta la qualità del proprio lavoro. Secondo il giudice, l'articolo era risultato "corretto e veritiero", poiché si era limitato a pubblicare un documento originale, senza aggiungere commenti.

Quel presunto scoop smentito da Mueller
Nel gennaio di quest'anno, la testata è finita di nuovo nella bufera per un'altra rivelazione, sempre legata ai rapporti tra Mosca e Trump: il presidente, sosteneva BuzzFeed, aveva ordinato al suo avvocato, Michael Cohen, di mentire al Congresso riguardo la tempistica delle relazioni con la Russia per la costruzione della Trump Tower a Mosca. Si sosteneva che i colloqui fossero avvenuti durante la campagna presidenziale, cosa vietata negli Stati Uniti.

La rivelazione di BuzzFeed fece il giro del mondo, mentre i democratici valutarono l'ipotesi di impeachment, ma due giorni dopo la notizia ricevette la smentita ufficiale del procuratore speciale, Robert Mueller. Rompendo per la prima e unica volta il silenzio in due anni, il procuratore bollò come "inaccurata" la ricostruzione giornalistica. Con la chiusura dell'inchiesta sul Russiagate, BuzzFeed pubblicò un articolo dal titolo "Il rapporto Mueller dice che Trump non chiese a Michael Cohen di mentire".

Le domande a Salvini
Nonostante qualche scivolone, l'agenzia americana indipendente NewsGuard, che stila pagelle sulla qualità di informazione dei siti giornalisti, in passato ha promosso BuzzFeed con il massimo dei voti. "La redazione è formata da giornalisti esperti - ha commentato all'Agi una fonte interna di NewsGuard - nel caso italiano sono comparse anche registrazioni, e ci risulta che abbiano inviato domande a Matteo Salvini per verificare l'informazione".

Da parte sua, Alberto Nardelli, il giornalista di BuzzFeed che firmato l'articolo sui presunti finanziamenti russi, dal suo profilo Twitter ha rivolto tre domande a Salvini. La prima: "Quale è la sua relazione con Savoini? Per quale motivo un uomo che non ricopre alcun ruolo ufficiale nel governo partecipa a viaggi ufficiali a Mosca con il ministro, sedendo nelle riunioni con ministri russi e partecipando a cene con il presidente Putin? In che ruolo fa tutto questo?".

E ancora: "Cosa sa Salvini sull'incontro al Metropol del 18 ottobre. Era consapevole della trattativa e della proposta di accordo per finanziare il suo partito e la campagna elettorale? Sa quali altri italiani hanno partecipato alla riunione?". E infine: "Cosa ha fatto Salvini la sera del 17 ottobre a Mosca dopo aver parlato alla conferenza al Lotte Hotel? E come mai i funzionari russi che avrebbe incontrato quella sera vengono poi nominati il giorno successivo durante l'incontro al Metropol Hotel?".
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Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it.
Se invece volete rivelare informazioni su questa o altre storie, potete scriverci su Italialeaks, piattaforma progettata per contattare la nostra redazione in modo completamente anonimo.
Da - https://www.agi.it/estero/buzzfeed_lega_russia-5822106/news/2019-07-12/?fbclid=IwAR2yObNea1k7Rct0aPhux5q5QeZ9xL6bQQn3awc8o-s6KcCOOCtpIiBKOjg
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« Risposta #32 inserito:: Agosto 26, 2019, 12:02:30 pm »

TE LO MERITI, MATTEO SALVINI
   
FEDERICO GNECH
9 agosto 2019

In fondo hanno avuto ragione quegli intellettuali – qualcuno li definirebbe tecnici, ma per me i tecnici sono intellettuali a tutti gli effetti – che negli ultimi vent’anni hanno lavorato sodo perché la politica si riducesse a una faccenda di comunicazione o, più precisamente, a un’arte performativa, a una forma di spettacolo. Quest’ultimo anno di (s)governo non è stato altro che un’orribile recita a soggetto in cui si è messo in scena il personaggio più amato dall’italiota medio: sé stesso. Tredici mesi di fescennini ininterrotti in cui Matteo Salvini si è fatto rappresentante del carattere profondo di questa nazione moralmente, culturalmente ed economicamente alla frutta. Il consenso, del resto, oggi si conquista così: non applicando rimedi al declino, ma riproducendo – in grande, al centro di un elaborato apparato scenico che oggi comprende fessbook e compagnia – le urla, la rabbia e il gran stridore di denti dei protagonisti attivi e passivi di quello stesso declino. Gli elementi base di questa rappresentazione sono talmente noti che è quasi inutile elencarli: lo sguardo malevolo dell’italiano appena si mette in strada al mattino, il sarcasmo rivolto sempre ai più deboli, la violenza non solo verbale, l’incapacità di mettersi nei panni dell’altro, l’indisponibilità ad occupare la zucca con qualcosa di diverso dalle pulsioni primarie, di produrre un pensiero, eccezion fatta, ovviamente, per il calcio, che impegna tutta la scarsa capacità di astrazione dell’italiano medio. E poi l’arroganza ridicola di chi, non avendo mai avuto il coraggio di guardarsi allo specchio della storia, si crede superiore a tutto il resto del mondo. Cos’è, in fondo, il sovranismo, se non la sommatoria delle singole arroganze, della vanagloria di tanti individui, generalmente i peggiori che una nazione possa esprimere? Ed è in virtù del grave disturbo narcisistico – o “delirio narcissico”, come lo chiamava Gadda in Eros e Priapo quasi ottant’anni fa – da cui è affetta la maggior parte degli italiani che Salvini, conclusa la tournèe, lasciati gli arenili e indossata la cravatta, può passare all’incasso senza il timore di finire sputazzato dal pubblico, come accadrebbe in una piega dello spazio-tempo meno bizzarra della nostra. No, il pubblico finora pare aver gradito molto l’interpretazione e probabilmente, tra ottobre e novembre, consegnerà al suo idolo il ruolo di capocomico. Chi davvero crede che questa sceneggiata si possa ancora chiamare “politica” non tarderà a “disegnare scenari” o a “individuare responsabilità”, guardando all’interno del ceto politico. Si interrogherà sulle sorti dei casaleggesi, sul futuro di Giggino, tra mandati zero e mandati meno uno, sul possibile nuovo partito di Renzi, sulla soddisfazione di Zingaretti che finalmente potrà far sloggiare i renziani ancora in Parlamento, su Berlusconi che ancora ci crede – non si bene a che cosa, ma Silvio ancora ci crede. Peccato che tutta questa roba non sia più politica, ma commedia. Gli Italiani adorano la commedia. Amavano essere ritratti dalla ferocia di un Risi o di un Monicelli, li divertiva vedersi nei panni di qualche pícaro moderno con la faccia di Sordi o di Gassman. Riuscivano se non altro a ridere di loro stessi. Oggi che la politica è morta e la commedia dai teatri e dai cinema si è trasferita nei palazzi del potere, gli Italiani non ridono più, ringhiano. A ottobre inizierà dunque la nuova stagione teatrale e metà del Paese già ringhia di felicità all’idea di poter assistere allo spettacolo di un Salvini ancora più tronfio – difficile a credersi – e finalmente dotato di “pieni poteri”. Ciò che apprezzeranno in particolare – anche se ancora non lo sanno – sarà il suo potere di «far venire giù il teatro». In senso non figurato. Auguri a tutti e occhio al soffitto.

Da - https://www.glistatigenerali.com/partiti-politici/te-lo-meriti-matteo-salvini/
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