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Autore Discussione: SALVATORE IZZO. - Anche tra i cattolici ci sono i fondamentalisti  (Letto 1081 volte)
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« inserito:: Giugno 09, 2018, 06:20:18 pm »

Anche tra i cattolici ci sono i fondamentalisti

Francesco: “La Chiesa cammina, ma in genere fa due passi avanti e uno indietro”

   SALVATORE IZZO
07 giugno 2018 15:51

 “La Chiesa cammina, ma in genere fa due passi avanti e uno indietro”. Queste parole di Papa Francesco, da lui ripetute in diverse occasioni, testimoniano il suo grande realismo. E sono il commento migliore a due recenti interventi della Congregazione per la Dottrina della Fede in evidente controtendenza rispetto a posizioni più aperte (ma anche più logiche e umane) espresse dallo stesso Pontefice.

L'intercomunione: che male c'è?
Il primo tema sul quale in questi giorni sembra essersi registrato un arretramento riguarda l’intercomunione, cioè la possibilità per gli sposi di matrimoni tra cattolici e luterani di ricevere insieme l'Eucaristia. In merito, visitando la parrocchia luterana di Roma, Francesco si era mostrato possibilista quando in risposta a una signora tedesca che vive questo dilemma le aveva suggerito di regolarsi secondo coscienza.

Il problema riguarda in effetti il caso particolare del fedele protestante che vuole ricevere la comunione eucaristica insieme al proprio coniuge, ma ciò gli viene impedito dal parroco cattolico. Nel merito la Conferenza Episcopale Tedesca aveva saggiamente autorizzato questa possibilità “juxta modum”, cioè se il richiedente dichiara di conoscere la nostra Dottrina relativa alla Eucarestia, di essere cioè cosciente che secondo i cattolici Gesù Cristo è presente fisicamente nelle specie consacrate del pane e del vino. Il coniuge acattolico non è tuttavia tenuto – si badi bene – a condividere la Dottrina della Chiesa Cattolica su questo punto: in tal caso, infatti, si tratterebbe in pratica di un convertito.

Ma è proprio nella libertà di coscienza riconosciuta alle persone la novità più importante della decisione dei vescovi tedeschi, che era stata approvata a maggioranza e che alcuni presuli hanno però impugnato dinnanzi all’ex Sant’Uffizio affinché Roma la dichiarasse nulla, dal momento che neanche il Papa può deviare dalla Dottrina. Se lo facesse, perderebbe “ipso facto” la sua legittimità quale Capo Visibile della Chiesa.

Ed è proprio qui che gli oppositori di Bergoglio vogliono andare a parare. Di fatto, mentre l'intercomunione e i suoi fautori spingono all'unità dei cristiani, essi perseguono la divisione della Chiesa con astruse motivazioni teologiche, come nel caso analogo dei divorziati risposati che vorrebbero condannati a una sorta di ergastolo spirituale.

Ma quello del Papa è il ministero dell'unità e per questo Francesco non ritiene di potersi comportare come un monarca assoluto. "Poiché in alcuni settori della Chiesa ci sono a questo riguardo delle questioni aperte, i competenti dicasteri della Santa Sede - ha scritto infatti il prefetto dell'ex Sant'Uffizio, il neo cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer, in una lettera indirizzata all’Episcopato tedesco dopo una burrascosa riunione romana dei rappresentanti delle due parti - sono già stati incaricati di produrre una tempestiva chiarificazione di tali questioni a livello di Chiesa universale. In particolare appare opportuno lasciare al vescovo diocesano il giudizio sull’esistenza di una grave necessità incombente”. Ovvero: la Conferenza Episcopale non può decidere cosa i vescovi debbono rispondere ai fedeli in materia nelle singole diocesi.

Il testo si conclude affermando che “per il Santo Padre è una grande preoccupazione che nella Conferenza Episcopale Tedesca resti vivo lo spirito della collegialità episcopale”. Il cardinale Reinhard Marx, presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, rispondendo alla missiva di Ladaria, comprensibilmente si è detto “sorpreso che sia arrivata da Roma questa lettera ancor prima di aver trovato tale concorde soluzione”.

“Il presidente dell'Episcopato tedesco vede espressa nella lettera la necessità di ulteriori colloqui all’interno della Conferenza Episcopale, prima di tutto nel consiglio permanente e nell’assemblea plenaria d’autunno, ma anche con i rispettivi dicasteri romani e con lo stesso Santo Padre”, ha scritto l’arcivescovo di Monaco e Frisinga nella risposta diffusa in attraverso il suo portavoce.

E lo stesso Papa Francesco, parlando a una delegazione della Chiesa Luterana, guidata dal vescovo della Germania del Nord Gerhard Ulrich e composta anche dal Comitato nazionale tedesco della Federazione Luterana Mondiale e della Chiesa unita evangelico-luterana della Germania, ha auspicato “un avvenire proteso verso il superamento pieno delle divergenze”, quindi proseguendo nella direzione avviata con il viaggio apostolico a Lund per i cinquecento anni della riforma luterana che significativamente le due confessioni hanno celebrato insieme superando la maggiore loro divergenza che riguardava ovviamente il giudizio su Lutero. Nonostante questo salto, però, ha detto ancora il Papa, “alcuni temi, penso alla Chiesa, all’Eucaristia e al ministero ecclesiale, meritano riflessioni puntuali e ben condivise”. Un riferimento esplicito alla vicenda che considera dunque ancora aperta in Germania.

Maria nel Cenacolo e il sacerdozio femminile
Meno "esplosiva" ma non meno controversa appare un'ulteriore presa di posizione del neo cardinale Ladaria riguardo al tema dell'esclusione delle donne dal ministero sacerdotale. San Giovanni Paolo II si era espresso in merito con la pretesa che il suo "no" risultasse definitivo, considerando la materia tra quelle che rientrano nell'infallibilità pontificia.

Ebbene tale chiusura - fondata sostanzialmente sul fatto che la Vergine Maria non era presente nel Cenacolo all'ultima cena, come se questo fosse un argomento incontrovertibile - Ladaria ha voluto ribadirla in un articolo sull'Osservatore Romano, senza aggiungere che tuttavia pochi giorni dopo nello stesso luogo la Vergine ricevette poi lo Spirito Santo con gli Apostoli alla Pentecoste. Se dal Giovedì Santo si fa discendere il sacerdozio, dalla Pentecoste deriva certamente l'episcopato e dunque applicando la stessa logica non ha proprio senso che le donne siano escluse dalla Gerarchia.

Ma al di là della fondatezza teologica (che in effetti sembra piuttosto fragile) della posizione cattolica ufficiale sulla questione del sacerdozio femminile, che ugualmente divide le chiese cristiane e certo non favorisce la parità di genere nella società, occorre considerare che Papa Francesco sta ponendo le basi per l'ammissione delle donne al diaconato sulla base dell'antica tradizione delle diaconesse che dopo essere stata studiata da un'apposita commissione nominata dal Papa, viene oggi rivalutata come richiesto 21 anni fa dal cardinale Carlo Maria Martini, allora arcivescovo di Milano. E dunque la "stretta" dell'ex Sant'Uffizio sul sacerdozio femminile potrebbe essere di nuovo una posizione tattica, per evitare fughe in avanti dannose all'unita della Chiesa.

Il senso dell'humor e un poco di sano relativismo
“La missione della Chiesa nel mondo procede attraverso l’apporto di tutti coloro che ne sono parte. Qualcuno pensa che ci sono i padroni, i preti, i vescovi, il Papa, e poi ci sono gli operai. No! La Chiesa siamo noi, tutti. Ognuno con il suo lavoro, ma la Chiesa siamo tutti”, ha detto Papa Francesco nel corso dell’Udienza Generale del 5 giugno, in piazza San Pietro, dinnanzi a gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da varie parti del mondo.

“Dobbiamo pensare alla Chiesa come un organismo vivo, composto di persone che conosciamo, e non come una realtà astratta e lontana”, ha affermato il Pontefice proseguendo il ciclo di catechesi sul sacramento della confermazione come dono dello Spirito Santo. Una visione sana, quella proposta da Francesco, che si oppone alla logica del potere ecclesiastico, che in genere grava i fedeli di pesi che i chierici stessi invece si rifiutano di sopportare. Un esempio riguarda la penna più brillante tra gli autori dei blog di questa tendenza, che appartiene a un ex prete poi sposato e padre di famiglia grazie alla dispensa dal sacerdozio, che tuttavia si ostina a non riconoscere ai divorziati lo stesso buon diritto a ricominciare "in Grazia di Dio", come a lui e agli ex sacerdoti viene concesso. Come dire che il matrimonio lega più del sacerdozio.

In effetti strappa un sorriso vedere la grande concitazione con la quale viene difesa "l'integrità della dottrina cattolica" da presunti attacchi mortali portati da Francesco, secondo i tradizionalisti, che sarebbe più esatto definire invece "identitari" in quanto proprio il Papa rappresenta il custode della Tradizione e dunque ad essa appartengono tutte le sue indicazioni magisteriali e pastorali, mentre ad essere "fuori" dalla Tradizione di fatto sono proprio loro, i suoi presunti difensori. Come spiega molto bene il catechismo di San Pio X al quale essi si rifanno senza conoscerlo, che raccomanda ai fedeli sempre "unione di mente e di cuore" con il Santo Padre.

La Tradizione, ha detto Francesco allo studioso francese della comunicazione Dominique Wolton nel 2016, non è qualcosa di immutabile. È la dottrina che va avanti… l’essenziale non cambia, ma cresce e si sviluppa”. E come cresce la tradizione? “Cresce come una persona - ha sottolineato Francesco, attraverso il dialogo, che è come il latte per il neonato… Dialogo con il mondo attorno a noi… Se non si è impegnati nel dialogo, non si è capaci di crescere, si rimane piccoli, si resta dei nani".

“Per capire se una persona è arrivata a una grande maturità spirituale, domandiamoci: questo ha senso dell’umorismo? Per me il senso dell’umorismo è l’atteggiamento umano più vicino alla grazia: è quel relativismo buono, il relativismo della gioia, il relativismo della spiritualità, quel relativismo che nasce dallo Spirito Santo”, ha detto Francesco in un lungo discorso, fatto a braccio, ricco di osservazioni variopinte e di humor, ma soprattutto pieno di indicazioni utili su come vivere la fede oggi specialmente quando si è preti e seminaristi, quello agli oltre duemila tra seminaristi e sacerdoti dei Pontifici Collegi ecclesiastici romani, accorsi il 16 marzo scorso in Aula Paolo VI per ascoltarlo.

Il testo curiosamente è stato pubblicato dall’Osservatore Romano soltanto cinquanta giorni dopo il suo pronunciamento. “Tanti preti vivono bene, in grazia di Dio, ma come se lo Spirito non esistesse. Sì, sanno che c’è uno Spirito Santo, ma nella vita non entra”, ma quando c’è lo Spirito Santo porta anche “il senso dell’umorismo”, ha detto il Papa in quell’occasione. Parole che sembrano molto appropriate come risposta ai cattolici identitari che considerano il relativismo come il male assoluto.  "I radicali anti-Francesco - commenta il grande vaticanista Marco Politi - mirano a delegittimare il suo Pontificato giorno dopo giorno, rendendo impossibile al suo successore continuare la strategia di riforme. Non dovrà esserci spazio per un Francesco II!".

Da - https://www.agi.it/blog-italia/il-papa-pop/francesco_cei_cattolici_fondamentalisti-4003550/post/2018-06-07/
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« Risposta #1 inserito:: Agosto 28, 2018, 11:29:05 am »

Qualcuno ha provato a far fallire il viaggio del Papa in Irlanda

Una manovra di Palazzo, pare coordinata da un ex nunzio insoddisfatto, nella terra che più ha subito lo scandalo pedofilia

SALVATORE IZZO
26 agosto 2018 15:54

Hanno provato a far fallire il viaggio del Papa in Irlanda con un’operazione a orologeria: la diffusione di un dossier redatto (non da solo) dall’ex nunzio in Usa, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò.

La visita era cominciata del resto in un clima piuttosto gelido: poca gente e poco entusiasmo lungo le strade di Dublino al primo passaggio della Papamobile, solo formalmente cordiale l’accoglienza del Governo.

La Chiesa in Irlanda (pungolata da Benedetto XVI che vi inviò una visita apostolica che ha messo a nudo le contraddizioni di un episcopato più preoccupato di mantenere lo strapotere che aveva che della lotta a questi crimini) si è data nuove regole per garantire la sicurezza dei bambini e delle persone indifese ma decenni di disattenzione colpevole al tema degli abusi hanno creato un distacco tra la gente e le istituzioni ecclesiastiche.

Il duro e quasi offensivo intervento del premier
Nel discorso di saluto al Papa il primo ministro Leo Varadkar ha chiesto più impegno anche personale a Francesco, quasi a dubitare che anche il Papa finora non abbia fatto il massimo. “E’ una storia di dolore e vergogna.

Le ferite sono ancora aperte – ha sottolineato Varadkar – e c’è molto da fare per ottenere giustizia, verità e guarigione per le vittime e i sopravvissuti. Santo Padre – è stato il suo appello -, le chiedo di usare il suo ufficio e la sua influenza per assicurare che venga fatto il possibile qui in Irlanda e in tutto il mondo”.

Ma Francesco non è un formalista e non si è offeso, preferendo andare invece alla sostanza del problema. “Questa piaga aperta ci sfida ad essere fermi e decisi nella ricerca della verità e della giustizia”, ha affermato ad esempio prima dell’Angelus che ha guidato nel più importante santuario mariano del paese, penultimo appuntamento del viaggio apostolico.

“La Madonna – ha detto – guardi con misericordia tutti i membri sofferenti della famiglia del suo Figlio. Pregando davanti alla sua statua, le ho presentato, in particolare, tutti sopravvissuti, vittime di abusi da parte di membri della Chiesa in Irlanda. Nessuno di noi può esimersi dal commuoversi per le storie di minori che hanno patito abusi, che sono stati derubati dell’innocenza, o che sono stati allontanati dalle mamme e abbandonati allo sfregio di dolorosi ricordi”.

“Imploro – ha scandito Francesco – il perdono del Signore per questi peccati, per lo scandalo e il tradimento avvertiti da tanti nella famiglia di Dio. Chiedo alla nostra Madre Beata di intercedere per la guarigione di tutte le persone sopravvissuti agli abusi di qualsiasi tipo e di confermare ogni membro della famiglia cristiana nel risoluto proposito di non permettere mai più che queste situazioni accadano. E anche intercedere per tutti noi perché possiamo procedere sempre con giustizia per riparare per quanto da noi dipenda tanta violenza”.

Resta che Papa Francesco, come si dice, ci ha messo la faccia e man mano che trascorrevano le ore di questo viaggio numero 24 del Pontificato, si è vista crescere la simpatia della gente e dei media verso il Papa Leo Varadkar ha rivolto al Papa parole formalmente gentili ma alla fine piuttosto dure, sollecitando un maggiore impegno della Chiesa nella lotta contro gli abusi.

Francesco ha replicato con la disarmante ammissione del dolore e della vergogna che egli stesso ha confidato di provare personalmente e quella frase fuori testo che resterà nella storia del suo viaggio in Irlanda: “la Chiesa deve eliminare questo flagello ad ogni costo”.

Grazie anche alla lealtà che c’è – e si avverte – dietro alle dichiarazioni di Francesco, conclusa la parte ufficiale della visita il clima attorno al Papa è cambiato. Ed è arrivata anche una folla (non grandissima) a salutarne il passaggio per strada, quando dalla Procettedrale di St. Mary si è recato a incontrare le famiglie senza tetto al Centro di accoglienza dei padri cappuccini.

L’incontro con le vittime e l’esclamazione del Papa sullo schifo che c’era
Ma soprattutto Francesco ha dialogato sabato sera per un’ora e mezza con 8 vittime, un gesto che è stato apprezzato dagli irlandesi che sono abituati a una gerarchia che fuggiva davanti alle sue (oggettive) responsabilità. “Verità, amore e giustizia”, chiedono le vittime di abusi e il Papa è rimasto scioccato dalle loro storie e per definire la qualità morale dei colpevoli ha utilizzato una parola molto forte: “caca”. Già nel discorso alle autorità aveva parlato “crimini ripugnanti”, “causa di sofferenza e di vergogna” per lui stesso in prima persona e per la Chiesa intera.

In Irlanda dal gennaio 1975 si sono registrate 1.259 denunce di abusi contro 489 sacerdoti o religiosi in 26 diocesi, e di questi accusati, solo 36 sono stati portati di fronte ai tribunali penali. Anche se nel 2017 una sola denuncia è relativa ad abusi accaduti dopo l’anno 2000, ovvero la prevenzione degli ultimi anni funziona, resta insoddisfatto il bisogno di giustizia avvertito dalla società irlandese ed espresso dalla manifestazione che si è tenuta a Dublino per chiedere alla Chiesa di fare di più, con le foto di vittime, accompagnate dalle parole “verità”, “amore” e “giustizia”, che sono state proiettate sulle mura del General Post Office.

Francesco ha detto di essere “ben consapevole della condizione dei nostri fratelli e sorelle più vulnerabili”. “Penso specialmente alle donne che nel passato hanno patito situazioni di particolare difficoltà”, ha poi aggiunto riferendosi alla tragedia delle adozioni illegali raccontata dai film Magdalene e Philomena.

“Considerando la realtà dei più vulnerabili”, non si può “che riconoscere il grave scandalo causato in Irlanda dagli abusi su minori da parte di membri della Chiesa incaricati di proteggerli ed educarli”, ha scandito parlando senza mezzi termini di “fallimento delle autorità ecclesiastiche – vescovi, superiori religiosi, sacerdoti e altri – nell’affrontare adeguatamente questi crimini ripugnanti”. Questo ovviamente non è bastato alle vittime tanto che Marie Collins, sturata da bambina ad opera di un prete, e componente dimissionaria della Pontificia Commissione per la tutela dei minori, ha definito le parole del Papa “deludenti” affermando che “non c’è niente di nuovo”.

La manovra di Palazzo che passa per un ex nunzio insoddisfatto
“In questo momento estremamente drammatico per la Chiesa universale riconosca i suoi errori e in coerenza con il conclamato principio di tolleranza zero, Papa Francesco sia il primo a dare il buon esempio a cardinali e vescovi che hanno coperto gli abusi di McCarrick e si dimetta insieme a tutti loro”, scrive nel suo sconcertante appello rivolto al Pontefice dall’ex nunzio negli Usa Carlo Maria Viganò. La frase conclude un dossier (diffuso a orologeria mente il Pap aera impegnato nel difficile viaggio) sul caso dell’ex arcivescovo di Washington Theodore Edgar McCarrick, colpevole riconosciuto di abusi su seminaristi, al quale proprio per questo Papa Francesco ha tolto il cardinalato con una decisione senza precedenti nell’epoca contemporanea.

Nel poderoso memoriale, monsignor Viganò scrive di aver parlato con Francesco il 23 giugno 2013 dicendogli “Santo Padre, non so se lei conosce il cardinale McCarrick, ma se chiede alla Congregazione per i Vescovi c’è un dossier grande così su di lui. Ha corrotto generazioni di seminaristi e di sacerdoti e papa Benedetto gli ha imposto di ritirarsi ad una vita di preghiera e di penitenza”.

“Il Papa – racconta Viganò – non fece il minimo commento a quelle mie parole tanto gravi e non mostrò sul suo volto alcuna espressione di sorpresa, come se la cosa gli fosse già nota da tempo, e cambiò subito di argomento”. Da questa assenza di reazioni l’ex nunzio deduce una volontà di Bergoglio di coprire il cardinale, che invece ha poi scardinalato.

La tesi del “non poteva non sapere” applicata in ambito ecclesiastico sostiene tutto il testo diffuso da monsignor Viganò, che mette in cattiva luce alcuni porporati, in particolare gli ex segretari di Stato Angelo Sodano e Tarcisio Bertone, e gli ex sostituti Leonardo Sandri e Fernando Filoni, che a suo dire non hanno preso gli opportuni provvedimenti a carico di McCarrick, anche se poi è lui stesso a rivelare che Benedetto XVI aveva imposto segretamente al cardinale McCarrick di ritirarsi a vita privata e non celebrare più pubblicamente, il che significa che almeno Bertone Filoni si occuparono della cosa.

E’ noto in Vaticano che monsignor Viganò si aspettava un prestigioso incarico in Curia ed è invece finito in pensione anticipata al termine del suo quinquennio come nunzio apostolico a Washington. Così negli ultimi mesi l’arcivescovo milanese, a suo tempo protagonista di Vatileaks con le sue denunce a Benedetto XVI circa il malcostume nella Curia Romana e in particolare al Governatorato, finite su libri e giornali, è tornato a puntare il dito contro arcivescovi e cardinali a suo dire corrotti ed ha anche partecipato ad incontri pubblici di ultrà cattolici contrari alle aperture di Papa Francesco.

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it

Da - https://www.agi.it/blog-italia/il-papa-pop/papa_irlanda-4312975/post/2018-08-26/

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« Risposta #2 inserito:: Ottobre 14, 2018, 05:44:09 pm »

Il Papa ha spiegato perché Paolo VI e Monsignor Romero meritano di essere santi

Chi sono il Pontefice della Chiesa estroversa e l'arcivescovo martire del Salvador che sono stati canonizzati da Francesco.

"Il Signore ci aiuti a seguire i loro esempi"

Di SALVATORE IZZO
14 ottobre 2018, 11:51

La folla assiste in piazza San Pietro alla canonizzazione di Paolo VI e Monsignor Romero
 Papa Francesco ha proclamato santi Paolo VI e l'arcivescovo del Salvador, Oscar Arnulfo Romero. Dopo la lettura della petizione da parte del cardinale Giovanni Angelo Becciu, sono state recitate le litanie e il Papa ha proclamato santi tutti e sette i beati, mentre la piazza gremita di folla esplodeva in un lungo applauso.

 "Ad onore della Santissima Trinità - ha detto con voce solenne Papa Francesco - per l’esaltazione della fede cattolica e l’incremento della vita cristiana, con l’autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e Nostra, dopo aver lungamente riflettuto, invocato più volte l’aiuto divino e ascoltato il parere di molti Nostri Fratelli nell’Episcopato, dichiariamo Santi i Beati".

"Paolo VI ha speso la vita per il Vangelo di Cristo, valicando nuovi confini e facendosi suo testimone nell'annuncio e nel dialogo, profeta di una Chiesa estroversa che guarda ai lontani e si prende cura dei poveri". Con queste parole Papa Francesco ha reso onore a San Paolo VI che - ha detto nell'omelia del rito di canonizzazione celebrato in piazza San Pietro con i 267 padri sinodali - anche nella fatica e in mezzo alle incomprensioni, ha testimoniato in modo appassionato la bellezza e la gioia di seguire Gesù totalmente. Oggi ci esorta ancora, insieme al Concilio di cui è stato il sapiente timoniere, a vivere la nostra comune vocazione: la vocazione universale alla santità. Non alle mezze misure, ma alla santità".

"E' bello - ha poi aggiunto il Papa - che insieme a lui e agli altri santi e sante odierni ci sia monsignor Romero, che ha lasciato le sicurezze del mondo, persino la propria incolumità, per dare la vita secondo il Vangelo, vicino ai poveri e alla sua gente, col cuore calamitato da Gesù e dai fratelli. Lo stesso possiamo dire di Francesco Spinelli, di Vincenzo Romano, di Maria Caterina Kasper, di Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù e anche del nostro ragazzo napoletano Nunzio Sulprizio, il santo giovane che ha saputo incontrare Gesù nell'offerta di se stesso. Tutti questi santi, in diversi contesti, hanno tradotto con la vita la Parola di oggi, senza tiepidezza, senza calcoli, con l'ardore di rischiare e di lasciare. Fratelli e sorelle, il Signore ci aiuti a imitare i loro esempi".

Da - https://www.agi.it/cronaca/papa_santi_paolo_vi_oscar_arnulfo_romero-4485920/news/2018-10-14/

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