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Autore Discussione: I Robot non tolgono il lavoro, promuovono la civiltà dell'Umanità Libera dalla..  (Letto 1737 volte)
Arlecchino
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« inserito:: Gennaio 21, 2018, 12:22:10 pm »

I Robot non tolgono il lavoro, promuovono la civiltà dell'Umanità Libera dalla servitù del vivere per lavorare.

Lavorare tutti ma lavorare per meno tempo!

Il nuovo lavoro permetterà ad ognuno di conoscere di più (sana cultura), vivere meglio i rapporti umani e la famiglia (ricostruita con nuovi criteri), praticare consumi e divertimenti compatibili come la migliore consapevolezza di se e dell'ambiente.

ciaooo 

Da Fb del 21/01/2018
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« Risposta #1 inserito:: Gennaio 21, 2018, 12:36:32 pm »

Seguire la salute del paziente nel tempo, salva la vita … c’è chi lo pratica da tempo.

Salvano la vita e eliminano gli sprechi tanto diffusi nel Sistema Sanitario Regionale (non in tutte le regioni) del "saltare" da uno specialista (quasi sempre annoiato) ad un altro (spesso incazzato), senza mai fare il punto sul reale stato di salute del "paziente-pallina da tennis".

Perché in Italia non ci si riorganizza con criteri razionali e di piena efficacia?

Il Caos a chi giova? Non certo agli ammalati.

ggiannig   

Commento alla news di
http://www.saluteinternazionale.info/2017/11/il-medico-che-ti-salva-la-vita/
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« Risposta #2 inserito:: Gennaio 21, 2018, 12:39:48 pm »

Il Servizio Sanitario Nazional-Regionale, nella situazione attuale, garantisce solo l’attuale costosa situazione di Caos che tratta il paziente come fosse una palla-da-tennis, sballottandolo da uno specialista all'altro senza arrivare ad avere la possibilità di fare il punto della situazione.

I ritardi feroci nelle prestazioni sanitarie sono calcolati per ridurre l’assistenza al Cittadino, e spingerlo alla scelta tra il servizio privato o l’Intramoenia, se ha capacità di spesa. Se non ha i mezzi gli restano due possibilità, non si curerà o si curerà con i tempi bugiardi del piano di prestazioni ritardate, costringendolo al peggioramento della patologia.
1) - Il servizio sanitario dato in “concessione” ai privati andrebbe capito meglio nelle varie “pieghe” del come viene realizzato e con quali strumenti diagnostici. Anche le cliniche convenzionate che offrono la possibilità di ricovero, con il pagamento della parte alberghiera a carico del paziente, andrebbero “soppesate” nel tipo di prestazioni offerte, nel criterio di accoglienza e nelle tariffe del soggiorno. 
2) - L’Intramoenia è una variante nella dissuasione ad utilizzare, integralmente, il servizio sanitario Nazional-Regionale. La prestazione viene svolta nella stessa struttura, utilizzando gli stessi mezzi e i medici dell’apparato statal-regionale.   

In questa situazione il malato viene discriminato oppure alleggerito delle sue risorse secondo la sua capacità di spesa. Il povero o il meno abbiente viene portato a situazioni estreme, la malattia trascurata o mal-trattata arriva ad una fase acuta e diviene normale l’intervento di urgenza-emergenza, con rischi gravi per il Cittadino e costi per il Sistema compreso l’affollamento dei Pronto Soccorso e dei reparti ospedalieri falcidiati come risorse.
 
ggiannig

Su FB del 19/01/2018 (Vs. PD Andrea D.)
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« Risposta #3 inserito:: Gennaio 21, 2018, 12:42:30 pm »

SOCIOLOGIA DELLA TECNICA E DEL CAPITALISMO
   
ALESSANDRA CORBETTA
 18 gennaio 2018

Dei saggi del Professor Lelio Demichelis ho sempre amato, più di tutto, le parentesi e le parole messe al loro interno: parole che allargano, specificano, innescano il dubbio, provocano.

E sono stata felice di ritrovarle anche nella sua ultima pubblicazione, Sociologia della tecnica e del capitalismo (Franco Angeli 2017), ricchissima di spunti e riflessioni su un tema, quello enunciato nel titolo, che Demichelis ha da sempre a cuore. L’opera, in effetti, riprende e amplia una trattazione decennale sul rapporto tecnica/capitalismo iniziata con Bio-tecnica. La società e la sua tecnica (2008), proseguita con Società o comunità (2010), espressa dettagliatamente in La religione tecno- capitalista. Dalla teologia politica alla teologia tecnica (2015) e che qui, con integrazioni e aggiornamenti, arriva a un’esposizione sistematica e fortemente strutturata.

Alla base del testo la volontà di fornire una visione sociologica, che sia al contempo specifica e globale, del matrimonio d’interesse e d’amore tra tecnica e capitalismo. Tecnica: non il funzionamento delle macchine, bensì l’insieme degli effetti che, in quanto apparato, produce sugli individui e sulla realtà sociale, economica e privata in cui abitano. Tecnica: al di là della superata (ma non superata) spartizione tra tecno-entusiasti (quelli del sempre e comunque) e tecno-fobici (quelli del mai a prescindere). Tecnica: per capire la sua trasformazione da mezzo a fine (il fine di dover fare di ciascuno). Infine, Tecnica: cessazione delle grandi utopie legate a un tempo progettuale e proteso in avanti, e relativa nascita di micro-utopie tecnologiche, permeate di infantililizzanti immaginari collettivi in cui si viene schiacciati e ci si auto-schiaccia su un iper-presente autopoietico, funzionale all’accrescimento e alla perpetrazione di un’infinità di punti senza senso e senza scopo/progetto. Ed ecco qui insinuarsi il capitalismo, non altra ma stessa faccia della medaglia, sostenuto e alimentato dalla tecnica così intesa e proteso all’accrescimento del profitto.

Dunque la tecnica è capitalista e il capitalismo è tecnica, in una logica tutta rivolta all’individualizzazione (leggi: isolamento) dell’individuo come lavoratore e come uomo, poi assemblato nella sua atomicità ad altri atomi per favorire il buon funzionamento del sistema, con ingranaggi fatti di Rete, Social, Connessioni. Nell’apparente e ingannevole osanna alla libertà individuale e nell’incitamento a una soggettività autonoma, si cela il paradosso funzionale del controllo sociale, per nulla moderno, assai poco democratico, eco di tanti –ismi non così lontani, in cui parlare di religione tecno-capitalista appare inevitabile.

Dopo aver illustrato sei concetti-guida (società/comunità; interazione/integrazione; autonomia/eteronomia; utopia; cittadinanza; egemonia) necessari a comprendere l’indirizzo critico che accompagnerà il resto della trattazione, l’analisi viene focalizzata sulla divisione tecnica del lavoro, a cui sono dedicati ben tre capitoli del saggio, che anticipano una dissertazione a tuttotondo sui fenomeni del consumismo, della finanziarizzazione dell’economia e della tecnica, fino ad arrivare alla definizione del moderno Homo Economicus, contestualizzato nel suo universo non solo economico ma anche temporale e sociale.

In un percorso che è storico, filosofico-politico ma soprattutto sociologico, Demichelis invita a superare qualsiasi frammentarietà curricolare nello studio dell’intreccio stringente tra tecnica e capitalismo, ricordando la necessità di trattazioni specifiche e settoriali se, però, inseribili e inserite all’interno di un frame globale e critico di analisi. Evidente è anche l’invito all’adozione di nuove categorie di significato, utili per ri-definire concetti che, prima di essere termini, sono processi in pieno divenire. Forte e calda (altra cosa che amo dei suoi saggi, oltre alle parentesi) è, infine, la spinta a non rimanere inerti individui eterodiretti di fronte a una realtà sistemica e ideologica in cui ci è riservato il ruolo di pedine chiaramente passive e non troppo intelligenti, ma di ri-impossessarci di un’autonomia pratica e di pensiero che ci permetta di tornare a correre dietro alle Grandi Utopie del lavoro e della persona, come l’uomo e la donna di J. Saramago che lasciano la norma (e la normalità) del re e del conformismo dei marinai verso l’Isola Sconosciuta.

Da - http://www.glistatigenerali.com/scienze-sociali_teoria-economica/sociologia-della-tecnica-e-del-capitalismo/
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« Risposta #4 inserito:: Gennaio 22, 2018, 01:58:03 pm »

Il progresso non fa passi indietro. La politica e i governi invece sì.

Fanno le guerre (per esempio) poi, dopo milioni di morti e distruzioni, gli storici sentenziano che erano sbagliate (quelle espansioniste o separatiste) o inutili e dannose quelle che non cambiano nulla.

A monte c'è sempre il genere umano che si fa portare in piazza, che segue il duce di turno (di ogni colore, tipo o altezza) contro i suoi nemici, ecc. ecc. ecc.

E' il nostro io democratico moltiplicato per milioni di persone, che condividono il progresso nella Pace, che ci salverà.

ciaooo

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« Risposta #5 inserito:: Febbraio 09, 2018, 10:41:38 am »

Finché mondo sarà mondo, esisteranno sempre i furbi e i minchioni.

ciaooo
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