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Autore Topic: FRANCA SELVATICI. "Io abusato da Rodolfo non riuscivo a dirgli di no" ...  (Letto 28 volte)
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"Io abusato da Rodolfo non riuscivo a dirgli di no"
Nuova testimonianza shock al processo sul Forteto.

Parla l'uomo che per primo ha rotto la regola che voleva le donne separate dagli uomini

Di FRANCA SELVATICI
28 marzo 2014

"Io abusato da Rodolfo non riuscivo a dirgli di no” “Ero schifato ma non riuscivo a dire di no a Rodolfo". Uno dei giovani affidati al Forteto, M.F., ha raccontato in aula di essere stato abusato dal profeta della comunità, Rodolfo Fiesoli, forse ancora prima di aver compiuto i 18 anni. M.F. è stato il primo a rompere la regola del Forteto, che voleva le donne separate dagli uomini. A 20 anni, nel 2000, si è fidanzato di nascosto con una delle ragazze affidate da bambine alla comunità, e il 14 febbraio 2002, il giorno di San Valentino, ha concepito il primo figlio nato al Forteto dall’amore fra un uomo e una donna.

Racconta M.F. che verso il 2000-2001 si era formato al Forteto un gruppo di amici che cominciarono a scambiarsi confidenze su Rodolfo Fiesoli e sulle sue pretese di "togliere la materialità" ai ragazzi costringendoli a subire le sue attenzioni. "Si iniziò a riprendere la nostra vita, a vivere la nostra gioventù. Per me le richieste del Fiesoli erano qualcosa di negativo, di indotto per il suo piacere, non per fare del bene a noi. Ma lui faceva il bello e il cattivo tempo al Forteto". E prima che il disagio esplodesse in ribellione sono passati alcuni anni. Solo nel 2007 M.F. ha confidato a sua madre adottiva di essere stato abusato, e ancora più tardi ha trovato il coraggio di parlarne al padre. "Mi vergognavo". E quando i suoi genitori adottivi hanno rotto con Fiesoli e hanno deciso di andarsene, lui è rimasto perché aveva sua moglie, suo figlio e una bambina che gli era stata affidata e a cui voleva e vuole un gran bene. Anche dopo che è nato suo figlio — ha raccontato — non poteva dormire con lui e con la madre. "Mi è capitato di dormire sui gradini della sua stanza. E poi dicevano che noi due eravamo giovani, che avremmo lasciato il bambino a scariconi. Io avevo 22 anni e volevo dimostrare di essere all’altezza". E’ riuscito, miracolo al Forteto, a crearsi una camera matrimoniale e ci ha vissuto per anni con la compagna e i bambini, ma poi —in un periodo di crisi con la moglie — gliel’hanno smontata. E gli dicevano che era un traditore perché portava i bambini dai nonni, fuorusciti dalla comunità. Ora M.F. non vive più al Forteto ma continua a lavorarci, anche se è difficile manifestare dissenso. Ha ricordi di grandi amicizie, e ricordi terribili dei chiarimenti e dei castighi. "Un giorno in mensa una bambina down di 14 anni venne messa in piedi nuda, per punizione". E il suo padre adottivo inveiva: "Gridava che a scuola aveva fatto la maiala".

Nel 2011 ha scoperto che nella sua busta paga, che veniva direttamente incassata dal Forteto, non erano stati mai versati gli assegni familiari per i figli. E neppure arrivavano le rette per i bambini in affidamento. "Rodolfo diceva: il Forteto si muove sulle sue gambe". Molto nobile, ma perché non prendere le rette di 500 euro al mese e metterle da parte per i bambini? "Non ci passava neppure per la mente che ci fosse questa possibilità". La cooperativa versava per ogni bambino 75 euro al mese.
 
Ieri in udienza gli avvocati Michele D’Avirro e Sabrina Bolognini, che assistono la cooperativa citata come responsabile civile per i reati contestati a Rodolfo Fiesoli (violenza sessuale su minori e maltrattamenti) e agli altri 22 imputati per maltrattamenti, hanno depositato copie delle assicurazioni stipulate a nome dei soci, per dimostrare che non è vero che in caso di morte i premi sarebbero andati al Forteto, come dichiarato da una testimone, bensì agli eredi legittimi e testamentari.

© Riproduzione riservata 28 marzo 2014

Da - http://firenze.repubblica.it/cronaca/2014/03/28/news/io_abusato_da_rodolfo_non_riuscivo_a_dirgli_di_no-82181215/?ref=search
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