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Autore Topic: OTTAVIO LUCARELLI - Don Antonio Riboldi e LA RESA DEI CAMORRISTI  (Letto 487 volte)
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« il: Dicembre 11, 2017, 06:12:39 »

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LA RESA DEI CAMORRISTI

NAPOLI - "Sono centinaia. Capiclan e affiliati. Tanti di loro ricercati da anni, altri nemmeno inquisiti. Ma tutti pronti a costituirsi per confessare i loro crimini, tutti legati a cosche che controllano un’area vastissima, tra Formia e la provincia di Salerno". La camorra alza bandiera bianca? Don Antonio Riboldi, vescovo di Acerra e confessore di Raffaele Cutolo, si fa garante di un patto segreto e annuncia un esodo che in poche settimane potrebbe decimare l’esercito dei 111 clan della Campania. Un patto, avviato tre mesi fa, di cui sono informati il governo e le questure. Perché alza le mani la camorra, definita poche settimane fa dalla commissione Antimafia come un’organizzazione più pericolosa di Cosa nostra e ' ndrangheta perché ben più radicata nelle istituzioni? Don Riboldi esce allo scoperto, decide di rivelare tutto pubblicamente con un appello in tv. "Non è una resa senza condizioni - spiega il vescovo - e nemmeno un pentitismo di massa. Ci sono centinaia e centinaia di persone che si sono ravvedute. Quando saranno davanti a un magistrato racconteranno i loro crimini, ma non diranno nemmeno una parola su altri malavitosi. Ognuno è pronto a pagare per quel che ha fatto, ma nessuno si sente un pentito. Diciamo, piuttosto, che sono ravveduti, che vogliono salvare i loro figli dai tentacoli della Piovra". Cosa chiedono in cambio, allora, capiclan e guaglioni pronti a entrare in galera per trascorrervi alcuni anni? "Chiedono - prosegue don Riboldi - che sia approvata una legge per il rito abbreviato. E che, considerate le proporzioni della resa, siano applicate pene non eccessivamente pesanti. Sono pronti ad arrendersi, a essere rinchiusi in carcere, ma poi vogliono uscirne rinnovati, ripuliti". Fino a ieri sera erano stati informati solo il ministro dell’Interno Nicola Mancino e alcuni questori. A mantenere un fitto dialogo con i dissociati della camorra è stato sempre don Riboldi. "I malavitosi pronti alla resa - ha aggiunto il vescovo - riconoscono che essere camorrista, alla luce del Vangelo e di una vita degna dell’uomo, non porta altro che infelicità. Che i loro crimini non possono essere il degno testamento di un padre ai figli. Chiedono al presidente della Repubblica, al governo, al presente Parlamento, se vi sia una accoglienza umana a questa loro disponibilità alla resa". "I camorristi hanno scelto il ruolo della dissociazione - ha spiegato don Riboldi - anche se porta pochi vantaggi. Pagando i loro errori, chiedono di avere la possibilità di ricostruirsi una vita dentro di loro, di riparare nello stesso tempo il male ma di avere la possibilità di trasmettere un’educazione diversa ai più giovani". "E' un fatto di grande importanza - ha concluso il vescovo - che apre una porta alla scomparsa della camorra. Un fatto che può avere dell’incredibile, del fantastico. Adesso il Signore illumini loro tutti, ma anche chi è al potere. A portata di mano c' è una grande occasione che non può essere gettata al vento. Sto parlando di persone che, nella loro testa, già non sono più camorristi. E che chiedono solo una via di uscita". E se fosse un bluff? "State tranquilli - risponde sicuro don Riboldi - perché i primi segnali li avrete tra poche ore. E poi per esser certo che non fossero millantatori ho voluto che fossero accompagnati da persone di cui mi fido, anche sacerdoti. Se ho deciso di annunciare questa resa della camorra è perché proprio loro me lo hanno chiesto. Il gioco stava diventando troppo pericoloso. Nelle prossime ore, nei prossimi giorni al massino, avrete già i primi segnali. Si costituiranno i primi camorristi ravveduti e altri in carcere cominceranno a parlare. Ma risponderanno solo per i loro reati".

OTTAVIO LUCARELLI
07 febbraio 1994 sez.

Da - http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1994/02/07/la-resa-dei-camorristi.html
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« Risposta #1 il: Dicembre 11, 2017, 06:14:59 »

È morto don Antonio Riboldi, prete dei terremotati e vescovo anticlan
Disse: "Meglio ammazzato che scappato dalla camorra".
È stato uno dei primi vescovi a sbarcare su Internet nel 1997.
Le sue omelie ascoltate da migliaia di persone

10 dicembre 2017

Era diventato vescovo emerito di Acerra (Napoli), monsignor Antonio Riboldi. Ma per tutti era don Antonio. È morto, a 94 anni, il prete che si fece voce dei terremotati del Belice, in Sicilia, che vivevano al freddo nelle baracche e che fu pastore in terra di camorra, in anni in cui i morti si contavano a centinaia.

LEGGI La resa dei camorristi

Si è spento all'alba, a 94 anni, a Stresa, in Piemonte, nella casa dei rosminiani dove si trovava dalla scorsa estate. A darne l'annuncio la Curia di Acerra dove è stato vescovo dal '78 al 2000.

"Profondo, indelebile è il legame che unisce la Chiesa acerrana al suo 'don Antonio', tanto da associare ancora oggi la città al nome del suo vescovo emerito. Legame rimasto tale anche dopo la rinuncia del presule all'esercizio episcopale per limiti di età nel dicembre del 1999, tanto da scegliere di rimanere a vivere in città continuando a celebrare Messa nella Chiesa dell'Annunziata, e da dichiarare più volte pubblicamente la volontà di essere seppellito in Cattedrale", si legge nella nota della Curia.

"I nostri contatti erano costanti e fino a quando le forze glielo hanno consentito ha celebrato spesso la Messa domenicale in Cattedrale seguendo sempre con vivo interesse la vita della diocesi e chiamandomi personalmente nei momenti importanti di questa Chiesa locale", spiega il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna.

Nominato vescovo di Acerra il 25 gennaio 1978 dal Beato Papa Paolo VI, monsignor Antonio Riboldi fa il suo ingresso in diocesi il 9 aprile dello stesso anno. Sede vacante da 12 anni, ad Acerra c'è da rianimare la vita ecclesiale e da sostenere l'intera comunità tra le problematiche di un momento che richiede la difesa della dignità della persona. Attento fin dal primo momento alla vita e ai problemi di ogni giorno delle persone, l'azione più impegnativa per complessità e per durata è il contrasto alla camorra.

Storica la marcia che negli '80 porta migliaia di giovani ad Ottaviano, città del capo indiscusso Raffaele Cutolo. "Meglio ammazzato che scappato dalla camorra", disse don Riboldi ricordando la risposta della mamma al suo timore quando viveva sotto scorta. "In quel momento - ricordò in occasione dei suoi 90 anni celebrati nel 2013 nel Duomo di Acerra - mi sono sentito veramente di essere un vescovo, e ho capito cosa significava essere un prelato che deve amare la gente anche se non ricambiato, amare la Chiesa anche se non tutti ti capiscono".

Anche la vita diocesana riprende vigore grazie al carisma e all'impegno di monsignor Riboldi: fiore all'occhiello sono gli annuali convegni diocesani, momenti forti di vita ecclesiale e grazie ai quali arrivano ad

 Acerra illustri relatori tra cui il cardinale Carlo Maria Martini. Lo stesso Riboldi ricordava spesso con sano orgoglio lo stupore che gli aveva confessato l'arcivescovo di Milano di fronte a tanta vitalità, nonostante le piccole dimensioni della diocesi.

Curioso e aperto alla modernità, Riboldi è stato uno dei primi vescovi a utilizzare Internet nel 1997: fino a poco tempo fa le sue omelie arrivavano a migliaia di persone.

© Riproduzione riservata 10 dicembre 2017

Da - http://napoli.repubblica.it/cronaca/2017/12/10/news/e_morto_don_antonio_riboldi_prete_dei_terremotati_e_vescovo_anticlan-183654570/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1
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