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Autore Discussione: Riletture. OLIVETTI, l'impresa oltre il profitto.  (Letto 2651 volte)
Arlecchino
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« inserito:: Novembre 30, 2017, 10:09:45 am »

RILETTURE

Olivetti, l'impresa oltre il profitto

Investiva in attività culturali e nel benessere dei dipendenti

In un piccolo libro che raccoglie due discorsi che Adriano Olivetti fece negli anni Cinquanta del Novecento sono contenuti giudizi impensabili sulla bocca di gran parte degli imprenditori di oggi. Quando, il 23 aprile 1955, parla agli operai di Pozzuoli in occasione dell'apertura di una nuova fabbrica, Adriano si fa una (finta) domanda: «Può l'industria darsi dei fini? Si trovano questi semplicemente nell'indice dei profitti?». Risponde con un'altra domanda: «Non vi è al di là del ritmo apparente qualcosa di più affascinante, una destinazione, una vocazione anche nella vita di una fabbrica?»

Adriano, figlio di Camillo, fondatore, nel 1908, della Olivetti, è un uomo di fede profonda negli ideali che dovrebbero sorreggere l'esistenza: «La nostra Società - dice agli operai in quel sabato di primavera - crede nei valori spirituali, nei valori della scienza, crede nei valori dell'arte, crede nei valori della cultura, crede, infine, che gli ideali di giustizia non possono essere estraniati dalle contese ancora ineliminate tra capitale e lavoro. Crede soprattutto nell'uomo, nella sua fiamma divina, nella sua possibilità di elevazione e di riscatto».

Adriano Olivetti, «Ai lavoratori», prefazione di Luciano Gallino, Edizioni di Comunità pp. 55, € 6
Questo librino di Adriano Olivetti, Ai lavoratori, pubblicato dalle Edizioni di Comunità, con una prefazione di Luciano Gallino (pp. 55, 6), è un documento importante, una microscopica bibbia che ha per protagonista il lavoro, il rapporto tra imprenditore e dipendenti, ha soprattutto per protagonista il vivere che può e deve essere civile.
Luciano Gallino, illustre sociologo che lavorò all'Olivetti in un'irripetibile fervida stagione, con scrittori, poeti, architetti, politologi, - tra gli altri Paolo Volponi, Franco Momigliano, Bobi Bazlen, Franco Ferrarotti, Furio Colombo, Tiziano Terzani, Franco Fortini, Renato Rozzi, Francesco Novara, Bruno Zevi, Ottiero Ottieri - spiega nella sua nota qual era il carattere umano e culturale di Adriano. Non era un padrone retorico, ma un suscitatore di energie. I lavoratori traggono vantaggio dall'impresa che dà loro i mezzi di produzione, pensava, l'impresa ha un debito con i lavoratori per la loro fatica, per lo sfruttamento delle capacità professionali che mettono l'impresa nelle condizioni di produrre e di guadagnare.

In questi discorsi, Adriano affronta con limpidezza i problemi nodali della società. Nel parlare a Ivrea, il 29 dicembre 1954, agli operai che hanno lavorato per 25 anni all'Olivetti - le «Spille d'oro» - ricorda l'ammonimento che gli fece il padre quando assunse responsabilità nell'azienda: non licenziare mai quando mutano i metodi di lavoro perché la disoccupazione è il male più terribile che affligge la classe operaia.

L'ingegner Olivetti rispettò sempre quella raccomandazione. Era un ricercatore nato, sempre teso alla scoperta del nuovo, un anomalo, incomprensibile nel grigio conformismo del capitalismo di allora, gli anni delle schedature alla Fiat, dei reparti confino in cui venivano relegati i comunisti, i socialisti, i sindacalisti. «Voglio ricordare - disse nel 1955 - come in questa fabbrica, in questi anni, non abbiamo mai chiesto a nessuno in quale religione credesse, in quale partito militasse».
Una vita in nome della fabbrica. Scrive Luciano Gallino che i rilevanti dividendi dell'Olivetti «non si trasformavano, come invece avviene ai giorni nostri, nella maggior parte delle imprese, in larghi dividendi per gli azionisti, né in compensi per i massimi dirigenti pari a tre o quattrocento volte il salario di un operaio, né in spericolate operazioni finanziarie. Diventavano alti salari, magnifiche architetture, una buona qualità del lavoro, una crescente occupazione, servizi sociali senza paragoni». Olivetti riuscì a costruire una rete di stabilimenti in tutto il mondo con 25 mila addetti, investì i guadagni anche in asili nido, case per i dipendenti, biblioteche, colonie, centri di psicologia avanzata.


L’asilo voluto da Olivetti e realizzato a Ivrea, nel quartiere di Canton Vesco, dagli architetti Mario Ridolfi e Wolfgang Frankl. Olivetti (1901-1960), figlio del fondatore dell’omonima fabbrica, si distinse tra gli industriali italiani per le sue iniziative in campo culturale e l’attenzione alla responsabilità sociale dell’impresa
L’asilo voluto da Olivetti e realizzato a Ivrea, nel quartiere di Canton Vesco, dagli architetti Mario Ridolfi e Wolfgang Frankl. Olivetti (1901-1960), figlio del fondatore dell’omonima fabbrica, si distinse tra gli industriali italiani per le sue iniziative in campo culturale e l’attenzione alla responsabilità sociale dell’impresa
Nei suoi due discorsi affrontò il problema meridionale, oggi scomparso o quasi dalla discussione politica. Fu custode dei problemi dell'ambiente, della tutela del territorio che sarà poi devastato. Non fu un astratto poeta.
Morì nel 1960. Quel che aveva seminato durò un po' di tempo. Poi, poco alla volta, tutto finì nel nulla, come l'elettronica, orgoglio e vanto dell'azienda. Vinse la vocazione finanziaria, l'amato profitto. Fu un'utopia la lezione di Adriano? Probabilmente sì. Quell'uomo di Ivrea, libero antifascista, vicino a Gobetti - aiutò Turati, con Pertini, Parri e Carlo Rosselli, a fuggire in Francia - aveva indicato anzitempo, non solo producendo macchine da scrivere, addizionatrici, telescriventi, calcolatrici, quale avrebbe dovuto essere la via del futuro in un Paese moderno.

Ma vinsero i feroci egoismi.

Corrado Stajano
24 dicembre 2012 | 11:53
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Da - http://www.corriere.it/cultura/12_dicembre_24/stajano-olivetti-impresa-oltre-profitto_a3a3797e-4db7-11e2-bb70-cf455d3f8a01.shtml
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« Risposta #1 inserito:: Novembre 30, 2017, 04:47:47 pm »

Ognuno di noi, singolarmente o in gruppo (Movimento o Partito) non possiamo o dobbiamo "dolcificare" il percorso dell'umanità. Ma se insieme, ai più, riusciamo ad intenderci su come usare la "fantasia" perchè ci indichi la strada da scegliere per dimostrare che “vivere nel bene e in pace”, non è una "utopia" irrealizzabile, avremo già fatto passi avanti.

Io sono un Olivettiano e in questi giorni sto rileggendo gli scritti di Adriano Olivetti e rivivendo i miei anni giovanili vissuti (da operaio prima, poi da venditore) nella sua Azienda, lui era un idealista che ha realizzato la sua utopia (dare speranza ai suoi dipendenti).

Non importa se poi l'hanno annientato come persona e hanno distrutto la sua industria, la sua idea di società industriale resta come esempio concreto, reale, che può ancora essere ripresa e rivissuta.

ciaooo     

su FB del 30 novembre 2017 (scambio con “conoscente” pessimista per partito preso).
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« Risposta #2 inserito:: Novembre 30, 2017, 04:50:01 pm »

Il Movimento Comunità è stato un partito politico italiano di orientamento unitamente socialista e liberaldemocratico nato in Piemonte nel 1947 come movimento culturale, e trasformato in organizzazione politica dall'imprenditore progressista Adriano Olivetti.

Per simbolo aveva una campana adornata da un nastro.

Il movimento cominciò dapprima a competere nelle elezioni amministrative con un programma volto ad opporsi alla partitocrazia e allo stato centralista di impostazione giacobina, supportando il federalismo sulla base di libere comunità locali.

Alle elezioni politiche del 1953 il movimento come Humana Civiltas si presenta solo in tre collegi del Senato (Torino centro, Biella, Ivrea) candidando Olivetti e ottenendo 39.912 voti (10,19%), insufficienti per ottenere un seggio a palazzo Madama.

Il Centro Comunitario di Palazzo Canavese; sulla facciata è visibile il simbolo del Movimento Comunità fondato da Adriano Olivetti
In occasione delle elezioni politiche del 1958, il movimento decise di presentarsi insieme al Partito dei Contadini d'Italia e al Partito Sardo d'Azione nel cartello Comunità della Cultura, degli Operai e dei Contadini d'Italia il quale ottenne 173.227 voti (0,59%) alla Camera dei Deputati e 142.897 voti (0,55%) al Senato. Olivetti diventa l'unico parlamentare alla Camera del cartello elettorale con 18.923 preferenze.

Olivetti si dovette dimettere da deputato il 23 ottobre 1959 per incompatibilità col suo ruolo nella giunta tecnico-consultiva dell'INA-Casa. Gli subentrò il 12 novembre Franco Ferrarotti che poi aderì al PSDI. Tre mesi dopo moriva improvvisamente Olivetti.

Il 10 settembre 1961 il Comitato Centrale del Movimento Comunità riunito a Milano approvò la «rinuncia alla lotta politica elettorale attraverso una propria organizzazione» invitando al contempo i propri iscritti a continuare a far politica «nell'ambito della tradizione socialista fabiana».

Note
^ Occupato da Adriano Olivetti e successivamente da Franco Ferrarotti
^ Si vedano in proposito le pagine Socialismo libertario e Socialismo umanitario.

Da - https://it.wikipedia.org/wiki/Movimento_Comunit%C3%A0#Storia
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« Risposta #3 inserito:: Dicembre 08, 2017, 12:13:20 pm »

Amazon è una realizzazione concreta di aziendalismo efficiente, ma anche di buon servizio alla clientela.
Cresce e guadagna ed è un bene per l’azienda.


Non gli mancano i problemi da risolvere, per esempio:
una migliore selezione nella qualità dei prodotti in vendita (a volte deludenti). Consegnare rapidamente le merci ordinate è magnifico, ridurre al minimo le confezioni rovinate o manomesse in consegna è buona cosa, ma se il cliente rimane scontento dalla qualità di quanto acquistato, offrire molto e deludere diventa dannoso.

Altro aspetto emerso di recente: la gestione del personale.
Generare insoddisfazione e disagio per la cattiva gestione del valore del personale è una grave mancanza aziendalista, soprattutto in un paese come l’Italia che ha vissuto l’esperienza industriale di Adriano Olivetti a cui molti dei moderni “principi del turbo-capitalismo” dovrebbero ispirarsi per imparare che legare all'azienda in positivo, il personale, è un valore aggiunto!

Pagare sopra la media una persona che lavora per l’azienda (in generale) e non riconoscergli la dignità operativa che un algoritmo ben impostato potrebbe consentire senza ridurre le economie di scala, è un controsenso aziendalista che non genera qualità.

Ottenere utili cospicui in un bilancio aziendale non orientato al benessere dell’ambiente che circonda l’azienda, diventa una speculazione di corto respiro che stimolerà azioni-contro che i nuovi “sinistrissimi” prima o poi utilizzeranno, innalzandole a principi “politici”.

Una visione limitata del diritto al lavoro dignitoso è storicamente la causa principale di rivendicazioni strumentalizzate da quella parte che all'inizio del 1900 veniva definita "sinistrissimi" che il socialismo-democratico ha sofferto per decenni e che non si è ancora riscattata dalle pretese ideologiche oggi obsolete e dispersive.

Quindi inefficaci ad ottenere risultati di sviluppo, sia nella cittadinanza operante, sia nella parte progressista della industria.

Adriano Olivetti non era un sindacalista ma i suoi ex dipendenti si considerano ancora oggi (dall'anno della sua morte nel 1960) dei privilegiati, operai compresi.

Peccato che il capitalismo deteriore e la finanza discutibile abbiano annientato l'uomo e la sua azienda.

Gli Olivettiani credono nella “speranza in fabbrica” ma l'aziendalismo, sano o risanato, lo si deve vedere espresso in ogni “angolo” del convivere in azienda.

ggiannig

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