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Autore Topic: Marattin: “Comuni a fabbisogno zero? Lo hanno chiesto i sindaci”  (Letto 189 volte)
Arlecchino
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« il: Settembre 25, 2017, 12:50:59 »

Marattin: “Comuni a fabbisogno zero? Lo hanno chiesto i sindaci”

Pubblicato il 3 settembre 2017

Presidente Marattin, lei guida la Commissione tecnica sui fabbisogni standard. Il Parlamento a fine marzo ha chiesto di eliminare gli zeri sui fabbisogni standard almeno per gli asili nido e per il trasporto pubblico locale, in quest’ultimo caso nei capoluoghi di provincia. Come mai tale richiesta è stata ignorata?
«Nel 2018 ci sono solo quattro capoluoghi con zero sul Trasporto: Cosenza, Caserta, Vibo Valentia e Trani. Ma semplicemente perché in quei Comuni la spesa è provinciale o regionale, senza integrazione di risorse comunali. Per gli asili nido, lo zero sarà solo sui quei Comuni piccoli che non offrono il servizio. La scelta di assegnare fabbisogno zero su un determinato servizio ai Comuni che non offrono quel servizio è stata chiesta da Anci, secondo me a ragione. Ma siamo disponibili a ragionare ancora sul tema».

Comuni come Pozzuoli o Casoria non sono piccoli: hanno 80mila abitanti. In ogni caso i fabbisogni standard non sono denaro sonante ma il peso dato ai diritti minimi sociali uniformi sul territorio. Se sono uniformi, non possono essere zero nemmeno in una sola città. Non è matematico?
«I fabbisogni standard non sono livelli minimi di servizio da assicurare. Rispondono alla domanda: quanto servirebbe al Comune X per svolgere in condizioni di efficienza il servizio che offre, considerando che il suo territorio, il contesto sociale, il reddito e le condizioni specifiche sono diverse da quelle del Comune Y? Sulla base di questo, e considerando la capacità fiscale (cioè la ricchezza fiscale del Comune, il cui criterio favorisce il Sud), vengono allocati i fondi statali. Mi sembra un passo avanti rispetto al criterio della spesa storica. Ma, certo, i fabbisogni non sono i Livelli essenziali delle prestazioni, i Lep».

Le legge (216/2010) dice una cosa diversa. Per calcolare i fabbisogni standard bisogna tener conto “anche” degli obiettivi di servizio definiti dal governo. E un obiettivo, converrà, non può essere zero.
«La definizione di obiettivi di servizio specifici per ognuno dei 7.997 Comuni e per ogni servizio da loro offerto è un compito (della cui effettiva fattibilità giudicherà il lettore) che sarà possibile solo quando il legislatore darà vita ai Lep, come prevede la Costituzione».

Vero, i Lep mancano, sebbene siano in Costituzione. Però un’applicazione provvisoria, come quella attuale, non può andare in direzione opposta. Altrimenti il presidente dell’Anci Decaro non parlerebbe di incostituzionalità, non crede?
«Il presidente Decaro afferma l’incostituzionalità di procedure su cui i rappresentanti Anci, nella commissione che presiedo, votano a favore da anni, e anche recentemente. Spero solo, a questo punto, che lo facciano in accordo con l’indirizzo politico dell’associazione. Inoltre, mi ha colpito che si lamentasse del fatto che i Comuni – dopo la riforma contabile de12015 possano mettere in bilancio solo le entrate esigibili. Quella riforma fu fatta proprio per assicurare la veridicità e la trasparenza dei bilanci comunali, e io la difendo con convinzione. Anche perché l’alternativa è fare i bilanci con entrate finte, come troppo spesso si faceva in passato».

Secondo lei perché in sedici anni dalla loro introduzione nella Carta costituzionale non sono mai stati definiti i Lep? Ha una proposta per sciogliere tale nodo?
«I Lep sarebbero un bel passo avanti, ma al momento il legislatore non ha ritenuto di attuarli. Se dovesse farlo, sarebbe una bella sfida: definire livelli quantitativi di prestazioni minime per quasi 8000 Comuni, molto diversi tra loro. Noi abbiamo preparato la strada con la riforma dei fabbisogni fatta lo scorso anno, in cui compare il livello di servizi offerti. Basta fissare un livello minimo (difficile da scegliere però!) ed è fatta».

Lei condivide la tesi della Sose che la Costituzione va “interpretata” in modo che nel Mezzogiorno si assegnino diritti più bassi, proporzionati alla minore domanda di servizi?
«Sose non ha certo questa tesi. E comunque i fabbisogni standard non seguono la spesa storica. Nel 2017 le regioni del Sud hanno avuto riconosciuto un fabbisogno superiore del 10,29% alla loro spesa storica (mentre al Nord, inferiore dello 0,89%). E su settori sensibili, va ancora meglio: sul sociale, il 26,12% in più, sull’istruzione il 67,08% in più. Significa che viene riconosciuto che possono spendere di più, e il sistema dei trasferimenti glielo assicura. Poi come gestiscono queste risorse i comuni, è un altro paio di maniche. Al Sud ad esempio si spende tanto per gli affari generali».

La tesi della Sose è agli atti del Parlamento ed è presentata come una via d’uscita per evitare il finanziamento dei servizi che al Sud mancano. Però il Fondo di solidarietà comunale con queste regole diventa un imbroglio. La solidarietà di Milano finisce in gran parte a… Milano. In Commissione avete esaminato le critiche dell’ufficio parlamentare di bilancio?
«Riguardo a Sose, quella che lei chiama interpretazione della Costituzione, io la chiamo esposizione delle diverse opzioni tecniche possibili, dato l’attuale quadro delle scelte politiche (su cui Sose non può esprimersi). Se domani la politica decidesse di fare i Lep, Sose lavorerebbe per farli, con la serietà di sempre. Quanto all’Upb invece, si vede che abbiamo letto due rapporti diversi. In quello che ho letto io (nota di lavoro Upb gennaio 2017), a pag. 34 è scritto che nel 2017 “sono penalizzati in media i Comuni del Nord a favore di quelli del Centro e, in misura minore, di quelli del Sud”. O a pag. 38, dove viene scritto che “al centro Sud prevalgono i territori avvantaggiati dal Fsc”). E anche a regime nel 2021, saranno il Centro e Sud ad essere avvantaggiati a discapito del Nord, come dimostra la figura a pag. 43».

Pagina 34? È scritto anche “i grandi Comuni del Sud scontano una riduzione significativa del trasferimento”. Ma il punto non è il confronto con la spesa storica, che penalizzava il Sud, è costruire un sistema che non spacchi ulteriormente il Paese. Lei è stato molte volte in audizione nella Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale. Ha mai ricevuto su questi temi una domanda, la richiesta di chiarimento da parte di un deputato o senatore dell’Italia meridionale?
«Upb dice che i Comuni del Sud sono avvantaggiati dal nuovo sistema, e questo è un fatto. Se poi, per trovare un argomento utile, cominciamo a guardare sotto-insiemi dei Comuni meridionali (i grandi, i piccoli, i gialli, i rossi), allora non mi è più chiaro che ragionamento stiamo facendo. Riguardo alle audizioni onestamente non ricordo. Anche perché quando una persona mi fa una domanda, non sono abituato a chiedergli prima da dove viene. Ma, guardi, sarò in audizione anche giovedì, su un tema complementare: la capacità fiscale, che come ricordato è l’altra gamba del meccanismo di allocazione dei trasferimenti (ai Comuni più poveri di base imponibile, vengono date più risorse). Quindi ogni domanda in tal senso sarà benvenuta. Vorrei ricordare però che i fabbisogni standard non servono a spendere di più: servono a spendere meglio».

Articolo originale

Da - https://www.partitodemocratico.it/enti-locali/marattin-comuni-anci/?amp
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