LA-U dell'ulivo
Settembre 24, 2017, 02:14:49 *
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Autore Topic: GIULIANO PISAPIA: ha l'obiettivo di allargare il fronte del centrosinistra, ...  (Letto 332 volte)
Arlecchino
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« il: Marzo 10, 2017, 12:45:41 »

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Stefano Cagelli - @turbocagio
· 9 marzo 2017

Pisapia: non voglio fare un nuovo partito ma ricostruire il centrosinistra
“Io stampella del Pd? Se l’avessi voluto fare sarei rientrato nel Pd”

“Sono convinto che un nuovo centrosinistra sarebbe auspicabile per il Paese ed è quello che sto provando a fare”. Così Giuliano Pisapia, ospite del videoforum di Repubblica Tv, risponde alle domande dei conduttori e dei lettori riguardo la nascita del nuovo movimento politico di Campo Progressista. “Non è un partito e non vuole neppure diventarlo perché i partiti di oggi non hanno più appeal. Il nostro è un compito diverso: aggregare tutte quelle realtà che mi avevano chiesto un incontro in tutti i miei 5 anni da sindaco. C’è una volontà di confrontarsi con chi ha avuto la responsabilità di governare una grande città”.

Ricostruire e riunire il centrosinistra per creare una nuova coalizione di governo, alternativa al M5S e al centrodestra. Questo il sogno (non impossibile di Pisapia). Cosa ben diversa, specifica in diretta video, è pensare che Campo Progressista nasca per fare “la stampella di Renzi”, come già accusato da più parti. “Se volessi fare questo rientrerei nel Pd, ma io voglio federare le realtà delle persone, anche tornando a far dialogare il Pd e le persone che l’hanno abbandonato. Ci sono visioni diverse ma sono convinto che ad esempio con Nichi Vendola e con tanti altri abbiamo gli stessi valori e principi. Sono convinto che un nuovo centrosinistra sarebbe auspicabile “.

Il tutto con alcuni ‘paletti’ ben precisi, sottolinea l’ex sindaco di Milano. “Certamente realtà di centrodestra non possono avere nulla a che fare con la sinistra o il centrosinistra”. Il messaggio è diretto al ministro degli Esteri Angelino Alfano: “Niente di personale ma sicuramente Alfano ha una sua storia politica che non c’entra niente con la nostra. Anche se decidessimo di andare insieme ci divideremmo il giorno dopo su questioni chiave come per esempio quella dei diritti”.

Infine un chiarimento per tutti quelli che ritengono possa essere lui “il nuovo Prodi”. Pisapia ammettere di stimare “moltissimo Prodi” ma sottolinea come la situazione sia profondamente diversa da qualche anno fa. “L’Ulivo è nato dall’alto, c’erano partiti molto forti che hanno deciso di dare in mano il loro patrimonio a una persona sola senza passare dalla base. Oggi il percorso per arrivare allo stesso obiettivo dev’essere partire dalla base, da realtà esistenti “.

Da - http://www.unita.tv/focus/pisapia-non-voglio-fare-un-nuovo-partito-ma-ricostruire-il-centrosinistra/
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« Risposta #1 il: Marzo 15, 2017, 11:26:58 »

"Campo progressista", Giuliano Pisapia ha l'obiettivo di allargare il fronte del centrosinistra, con una spinta dal basso

L'Huffington Post | Di Nicola Corda
Pubblicato: 09/03/2017 10:41 CET Aggiornato: 09/03/2017 10:57 CET

GIULIANO PISAPIA

Allargare. La parola d’ordine della convention nazionale di “Campo progressista” dice molto del progetto di Giuliano Pisapia. Sabato al Teatro Brancaccio “La prima cosa bella” il lancio ambizioso e impegnativo, in una fase così faticosa per la politica e per i partiti di centrosinistra. Motivo in più per dare il palco della convention principalmente ad esponenti della società civile che si alterneranno nella mattinata romana. Poi, certamente, ci saranno anche quei pezzi del ceto politico che hanno già dichiarato il loro interesse per il progetto, dal nuovo Movimento Democratico e Progressista alle esperienze civiche delle amministratori locali che si sono riconosciute nella rivoluzione arancione sperimentata con successo dalla giunta milanese.

L’idea è quella di far emergere “quella spinta dal basso” che secondo Pisapia servirà a ridare l’ossigeno a una politica che ha perso legami e connessioni con la vita quotidiana e i problemi dei cittadini. Naturalmente ci saranno anche i personaggi noti della vita politica e istituzionale: da Laura Boldrini a Pierluigi Bersani, da Gad Lerner fino ai diversi esponenti di fede prodiana che vedono nel Campo progressista un’opportunità di rinascita di un nuovo Ulivo. Ma a parte il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti che darà il suo saluto, le presenze note faranno un passo di lato con il preciso intento di non schiacciare “l’operazione Pisapia” nell’ennesimo movimento nato in laboratorio o calato dall’alto.

Per ora le adesioni arrivate da tutta Italia sono tantissime e per ora tutte le tappe toccate hanno fatto il pieno di attivisti e curiosi. Roma sarà però l’occasione per lanciare ufficialmente le "Officine delle idee”, vero cuore pulsante del Campo progressista, i luoghi dove nascerà il programma per governare l’Italia nel 2018. Non satellite di qualcos’altro dunque, dato che “il foderatore” non vuole chiudere a nessuno. “Pisapia vuole parlare a tutto il popolo del Pd prima ancora che al partito”, dicono coloro che lo stanno affiancando in questa pre-partenza. Obiettivo ambizioso in tempi di scissioni e se ci sarà una legge elettorale proporzionale, si lavorerà comunque a un listone unico a sinistra, anche per riportare al voto molti elettori delusi.

Ma il desiderio mai nascosto è quello di un maggioritario in cui il nuovo centrosinistra troverebbe il suo terreno preferito e in quel caso in una coalizione ampia e plurale, la carta della leadership di Giuliano Pisapia sarebbe quella più spendibile. La concorrenza mediatica questo fine settimana sarà forte, solo il Lingotto di Matteo Renzi può bastare per rendersi conto. Sarà anche questa una sfida: a Roma chi vuole ricostruire il centrosinistra, a Torino una corrente maggioritaria del Pd.

Da - http://www.huffingtonpost.it/2017/03/09/campo-progressista-roma-pisapia_n_15257290.html
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« Risposta #2 il: Marzo 16, 2017, 12:43:50 »

"Campo progressista", Giuliano Pisapia ha l'obiettivo di allargare il fronte del centrosinistra, con una spinta dal basso

L'Huffington Post | Di Nicola Corda
Pubblicato: 09/03/2017 10:41 CET Aggiornato: 09/03/2017 10:57 CET

GIULIANO PISAPIA
Allargare. La parola d’ordine della convention nazionale di “Campo progressista” dice molto del progetto di Giuliano Pisapia. Sabato al Teatro Brancaccio “La prima cosa bella” il lancio ambizioso e impegnativo, in una fase così faticosa per la politica e per i partiti di centrosinistra. Motivo in più per dare il palco della convention principalmente ad esponenti della società civile che si alterneranno nella mattinata romana. Poi, certamente, ci saranno anche quei pezzi del ceto politico che hanno già dichiarato il loro interesse per il progetto, dal nuovo Movimento Democratico e Progressista alle esperienze civiche delle amministratori locali che si sono riconosciute nella rivoluzione arancione sperimentata con successo dalla giunta milanese.

L’idea è quella di far emergere “quella spinta dal basso” che secondo Pisapia servirà a ridare l’ossigeno a una politica che ha perso legami e connessioni con la vita quotidiana e i problemi dei cittadini. Naturalmente ci saranno anche i personaggi noti della vita politica e istituzionale: da Laura Boldrini a Pierluigi Bersani, da Gad Lerner fino ai diversi esponenti di fede prodiana che vedono nel Campo progressista un’opportunità di rinascita di un nuovo Ulivo. Ma a parte il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti che darà il suo saluto, le presenze note faranno un passo di lato con il preciso intento di non schiacciare “l’operazione Pisapia” nell’ennesimo movimento nato in laboratorio o calato dall’alto.

Per ora le adesioni arrivate da tutta Italia sono tantissime e per ora tutte le tappe toccate hanno fatto il pieno di attivisti e curiosi. Roma sarà però l’occasione per lanciare ufficialmente le "Officine delle idee”, vero cuore pulsante del Campo progressista, i luoghi dove nascerà il programma per governare l’Italia nel 2018. Non satellite di qualcos’altro dunque, dato che “il federatore” non vuole chiudere a nessuno. “Pisapia vuole parlare a tutto il popolo del Pd prima ancora che al partito”, dicono coloro che lo stanno affiancando in questa pre-partenza. Obiettivo ambizioso in tempi di scissioni e se ci sarà una legge elettorale proporzionale, si lavorerà comunque a un listone unico a sinistra, anche per riportare al voto molti elettori delusi.

Ma il desiderio mai nascosto è quello di un maggioritario in cui il nuovo centrosinistra troverebbe il suo terreno preferito e in quel caso in una coalizione ampia e plurale, la carta della leadership di Giuliano Pisapia sarebbe quella più spendibile. La concorrenza mediatica questo fine settimana sarà forte, solo il Lingotto di Matteo Renzi può bastare per rendersi conto. Sarà anche questa una sfida: a Roma chi vuole ricostruire il centrosinistra, a Torino una corrente maggioritaria del Pd.

Da - http://www.huffingtonpost.it/2017/03/09/campo-progressista-roma-pisapia_n_15257290.html
« Ultima modifica: Maggio 17, 2017, 06:05:54 da Arlecchino » Loggato
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« Risposta #3 il: Aprile 28, 2017, 12:36:03 »

POLITICA

Intervista Huffpost a Pisapia: "25 aprile e Francia, la lezione è stare uniti"
"Sbagliato contestare la brigata ebraica"

 24/04/2017 14:10 CEST | Aggiornato 6 ore fa

Nicola Corda Giornalista

"Celebrare i valori condivisi, fischi e risse non fanno onore alla festa della Liberazione". Alla vigilia del 25 aprile e del 72° anniversario, Giuliano Pisapia fa l'ultimo appello a tornare a manifestare senza divisioni. Anche i partigiani le avevano ma le hanno superate.

Messaggio di unità e compattezza che giunge anche dal primo turno delle elezioni francesi: "Da Parigi - spiega Pisapia - arriva una lezione di unità sui valori comuni, sulla concretezza dell'agire di tutte le forze sane. Più - aggiunge - che parlare di cose di sinistra bisogna fare cose di sinistra".

Che succede, la festa della liberazione non è più la festa di tutti?
"Non ho questa sensazione. Non dimentichiamo le parole di Arrigo Boldrini (Partigiano e strorico presidente dell'ANPI ndr) che diceva che "nella Resistenza si era combattuto per la libertà di tutti: di chi c'era, di chi non c'era e di chi era contro". Ricordo che alla Resistenza hanno partecipato donne e uomini che avevano anche orientamenti diversi: comunisti, socialisti, democristiani, azionisti, anarchici e molti che non erano politicizzati. E c'è chi ha combattuto il fascismo ben prima dell'8 settembre, rischiando la vita, il carcere, le torture. Dopo l'8 settembre vi era un obiettivo comune, e cioè liberare il Paese dalla dittatura e dai nazifascisti ma con idee diverse sul futuro della democrazia (basti pensare ai monarchici che hanno preso parte alla resistenza). E così è stato anche dopo con la Costituente in cui vi erano, su alcuni temi, differenze che hanno trovato mediazioni ma che non tutti hanno condiviso. Pensare che anche oggi non ci siano posizioni diverse sarebbe utopistico. Ma non vi è dubbio che Il 25 aprile è stata la festa della grande maggioranza degli italiani e sarà così anche quest'anno".

C'è però chi dimentica il suo valore, se si perde di vista cosa è stata la riconquista della libertà, da cosa è nata la democrazia. In questo c'è un rischio di disgregazione nel paese?
"Il rischio c'è sempre ma proprio per questo è fondamentale continuare a ricordare e a far conoscere alle nuove generazioni, nelle scuole, nelle università, nei luoghi di lavoro, cosa è stato il fascismo, il nazismo e come è stato possibile sconfiggerlo. Solo così si eviterà che possano aver credito posizioni che non distinguono chi ha lottato per la libertà e per la democrazia e chi, invece, era dalla parte sbagliata. Solo così si possono contrastare i rigurgiti fascisti che purtroppo stanno crescendo".

Ce l'ha con i revisionismi vari degli ultimi anni?
"Certo. Memoria significa proprio evitare che si dia un giudizio non veritiero di cosa è accaduto in quegli anni. Non solo per conoscere il passato ma anche, e oggi soprattutto, per guardare al futuro. L'insurrezione contro il nazifascismo è stata una scelta di un popolo ampio. Anche per questo non possiamo mettere sullo stesso piano chi era dalla parte giusta e chi era dalla parte sbagliata. C'è chi è morto per la democrazia e chi è morto per difendere una feroce dittatura; chi ha messo a repentaglio la sua vita per porre fine ai campi di concentramento e chi, invece, è stato corresponsabile del genocidio e della morte di ebrei, omosessuali, rom e di tanti militanti per la libertà. Senza memoria non vi è giustizia; senza giustizia non vi è libertà".

Come valuta le polemiche di questi giorni. A Milano si è trovata una soluzione. A Roma invece la Brigata ebraica ha deciso di non partecipare per il rischio di tensioni con i gruppi palestinesi e manifestare da sola. Ha sbagliato o viste le divisioni pesanti è meglio così?
"Il 25 aprile è una giornata importante, è la giornata della liberazione dal fascismo e dal nazismo che aveva occupato con la violenza il nostro Paese. Per questo è importante evitare, per quanto possibile, le divisioni e dare un senso a una giornata importante di mobilitazione popolare. A Milano non vi sono stati problemi e il Corteo sarà unitario. A Roma, nonostante l'ANPI nazionale abbia fatto il possibile, vi saranno due manifestazioni separate. Comprendo i motivi per cui, di fronte al rischio di violenze e contestazioni a una parte del corteo, si sia deciso diversamente rispetto a quanto avviene nella maggior parte delle città italiane. Speriamo che fin da ora si lavori affinchè il prossimo anno questa divisione non vi sia più. In ogni caso deve essere chiaro a tutti che le contestazioni alla Brigata Ebraica sono inaccettabili in quanto non si possono disconoscere i suoi meriti nella partecipazione alla Resistenza. Il che non ha nulla a che vedere con il fatto che, credo sia il pensiero della maggior parte dei partecipanti alle manifestazioni del 25 Aprile, la pace in Palestina potrà esserci solo con quanto stabilito anche dall'O.N.U: due popoli, due stati".

Forse l'ANPI ha perso qualcuno dei suoi valori originari, i suoi principi. Dopo essersi schierata contro la riforma costituzionale qualcuno l'ha accusata di fare politica.
"Per anni sono stato vicepresidente provinciale dell'ANPI e sono assolutamente convinto che i suoi valori non sono sicuramente stati smarriti. La scelta di far iscrivere anche chi non è stato partigiano (oggi sono circa 5 mila su 100 mila iscritti) è stata una scelta positiva. Prendere posizione per il No al referendum non è stato, per l'ANPI, un giudizio contro qualcuno ma una decisione, che si può condividere o meno, sul testo della riforma costituzionale. Superato il referendum, il presidente Smuraglia ha chiarito, in più occasioni, che l'ANPI continua il suo impegno ma che non intende entrare in nessun modo nell'agone politico e, tanto meno, partitico. E' importante per tutti seguire questo orientamento altrimenti si rischia di snaturare il ruolo di una associazione così importante come l'ANPI".

Il centrosinistra di Campo progressista come vorrebbe fosse festeggiato il 25 aprile, ovvero chi sono i nuovi partigiani del 2017?

"Sono quelli che s'impegnano sugli stessi valori dell'ANPI, il contrasto del populismo e delle destre. Ricordo che nazismo e fascismo avevano all'interno entrambi questi elementi alimentati dalla propaganda. Così come allora sono state superate le differenze su singoli temi, pur avendo gli stessi valori e gli stessi princìpi, così oggi bisogna agire per salvaguardare la democrazia e difenderne i suoi valori. Per fare questo, per aggregare un centrosinistra ampio, bisogna partire dai territori, dalle esperienze delle associazioni e superare la logica di scelte che nascono nelle segreterie dei partiti. Il cambiamento parte da qui, in discontinuità con ciò che è accaduto negli ultimi anni".

Intanto con i socialisti divisi la sinistra è andata ko in Francia. Che lezione arriva dalle urne presidenziali francesi?
"La lezione dell'unità sui valori comuni, sulla concretezza dell'agire di tutte le forze sane. La lezione da capire è che per riavere la fiducia e il consenso dei cittadini, di quelli che sono in difficoltà, di chi non ha un lavoro o ha un lavoro precario, di chi vive in una situazione di povertà, più che parlare di cose di sinistra bisogna fare cose di sinistra. Si diventa credibili se si danno messaggi di concretezza. E poi che, per migliorare la situazione del paese, e soprattutto dei più deboli e dei più poveri, bisogna vincere le elezioni, altrimenti si fa tanta bella opposizione che non cambia le condizioni del Paese".

Domenica il Pd vota per il suo segretario, lei cosa si augura?
"Spero in una grande partecipazione e che il PD faccia una scelta precisa di coalizione con quella sinistra e centrosinistra che non ne fanno parte e vogliano contribuire a migliorare le condizioni di vita nel nostro Paese".

Da - http://www.huffingtonpost.it/2017/04/24/intervista-huffpost-a-pisapia-25-aprile-e-francia-la-lezione_a_22053101/?utm_hp_ref=it-homepage
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« Risposta #4 il: Maggio 09, 2017, 05:40:03 »

IL BLOG

L'Ulivo riviva nel campo progressista di Pisapia

 05/05/2017 17:53 CEST | Aggiornato 5 ore fa

Franco Monaco Deputato Pd

L'Ulivo di Prodi (da non confondere con l'Unione del 2006, come fanno i suoi detrattori) è una realtà che appartiene al passato, ma la sua ispirazione può essere tuttora feconda e attuale.

Mi spiego.
Quel progetto politico e quella esperienza di governo, spesso evocati più o meno a ragione, furono concepiti a valle della introduzione di una legge elettorale maggioritaria (il Mattarellum), con un duplice obiettivo:

a) il primo di sistema: sviluppare e stabilizzare un assetto bipolare della politica italiana ovvero passare da una democrazia bloccata a una democrazia competitiva e dell'alternanza che la storica anomalia nostrana (il fattore k, cioè la questione comunista) ci aveva inibito;

b) il secondo un obiettivo politico: organizzare unitariamente il campo del centrosinistra appunto come uno dei due schieramenti tra loro alternativi. In un tempo, allora, nel quale il progetto europeo rappresentava un ideale promettente e largamente condiviso.

Un altro mondo! Oggi scontiamo una legge elettorale a impianto proporzionale, un quadro politico tripolare e comunque frammentato, una crisi della Ue e della sua attrattiva.

Schematizzando, il progetto dell'Ulivo aveva due facce: la riforma delle "regole" proprie di una democrazia maggioritaria e governante nella quale i cittadini elettori, con il loro voto, potessero scegliere non solo i propri rappresentanti alle Camere ma anche i governi, pur nel quadro di una democrazia parlamentare; e - seconda faccia - una riforma degli "attori", ovvero dei partiti, conforme a un tale assetto bipolare del sistema politico.

Essenzialmente due grandi partiti coalizionali con cultura di governo tra loro in competizione, sino a traguardare l'obiettivo del bipartitismo. Per quanto attiene al soggetto politico del campo di centrosinistra appunto il Pd avrebbe dovuto essere l'approdo dell'Ulivo.

Ma - lo noto oggettivamente "sine ira ac studio" - il Pd oggi è cosa affatto diversa: un partito posizionato al centro del quadro politico, con una malcelata ambizione a configurarsi quale "partito della nazione", né di destra né di sinistra, che si nega a una politica delle alleanze (di centrosinistra) e che "non esclude"(Renzi), per il dopo elezioni, un governo sull'asse Pd-Fi.

La stessa chiusura renziana al premio assegnato alla coalizione risponde palesemente a una logica agli antipodi rispetto all'Ulivo: polarizzare la competizione/conflitto con i 5 stelle così da invocare il voto utile contro i "barbari", anziché una contesa tra centrosinistra e centrodestra (al quale potrebbe giovare il premio alla coalizione).

Dunque reiterando l'eccezionalismo di una democrazia bloccata, anziché la sua positiva "normalizzazione" come democrazia dell'alternanza sull'asse destra-sinistra. Le stesse primarie per scegliere il leader del Pd e la coincidenza tra segretario e candidato premier contemplate dallo statuto avevano senso solo nel quadro di allora, decisamente tramontato.

L'ispirazione dell'Ulivo, pur in un contesto tanto diverso, sembra assai più presente nel Campo progressista di Pisapia. Nella sua impronta civica e a rete, fatta di amministratori e realtà associative; nella sua ambizione di dare corpo non a una piccola formazione di sinistra ma a un centrosinistra largo, inclusivo e plurale; nella sua tensione unitaria e nella sua programmatica apertura all'alleanza con altri soggetti del medesimo campo riformista, a cominciare dal Pd, tra i cui elettori, assai più che al vertice, è largamente prevalente una chiara opzione per un'alleanza di centrosinistra; nella sua vocazione/cultura di governo; nel suo ripudio della teoria che si debba sostituire al binomio destra-sinistra il binomio responsabili-progressisti.

L'esito del congresso Pd non fa che confermare e sanzionare la differenza tra il Pd di Renzi e l'ispirazione dell'Ulivo e, di riflesso, l'esigenza che altri, segnatamente Campo progressista, ne raccolgano lo spirito e l'eredità. Pur dentro le nuove coordinate.

Tra le sue bussole, un maturo europeismo. Quello di Prodi, di Ciampi, di Padoa Schioppa, che, mentre si impegna a correggere le politiche della Ue, non ceda tuttavia alle sirene dell'antieuropeismo e del populismo a bassa intensità.

Un soggetto politico, Campo progressista, che custodisca e valorizzi le differenze culturali; che, come fu nel governo dell'Ulivo, si disponga a "dire la verità agli italiani"; che riprenda a praticare il confronto-dialogo con le forze sociali in coerenza con le buone pratiche delle sinistre riformiste europee, l'opposto della disintermediazione.

Sia chiaro: realismo e cura per l'interesse superiore all'unità del centrosinistra prescrivono di incalzare il Pd con la proposta di un'alleanza, ma, se il Pd persistesse nel suo diniego alla coalizione, Campo progressista non ripiegherebbe su un disegno minore, quello di un partito di sinistra minoritario.

Al contrario, esso rilancerebbe il progetto di un centrosinistra unitario, anticipandone in sé la natura plurale e la tensione inclusiva. Per intanto, a fronte della eventuale, definitiva chiusura del Pd a un rapporto di alleanza responsabilmente proposto da Campo progressista, [...] "competition is competition". Saranno gli elettori a giudicare chi lavora per l'unità e chi per la divisione.

http://www.huffingtonpost.it/franco-monaco/lulivo-riviva-nel-campo-progressista-di-pisapia_a_22071308/?utm_hp_ref=it-homepage
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« Risposta #5 il: Maggio 17, 2017, 06:06:31 »

La sinistra riscopra la sicurezza dei diritti

Di GIULIANO PISAPIA
16 maggio 2017

LA conseguenza delle nuove norme sulla sicurezza rischia di trasformarsi in un vero e proprio boomerang in vista delle prossime elezioni: si offre infatti al centrodestra l’occasione di strumentalizzare la giusta esigenza di sicurezza dei cittadini e, in particolare, di quelli appartenenti alle fasce più deboli. Esigenza che, si badi, non va sottovalutata: la sinistra non può trascurare la questione sicurezza proprio perché le conseguenze della criminalità vengono subite soprattutto dai più deboli, economicamente e socialmente. Ma si debbono rispettare i princìpi e i valori della democrazia». Penso a quello che sta succedendo in questi giorni e rileggo queste righe che avevo scritto in un articolo a commento del pacchetto sicurezza nell’anno Duemila.

È passato molto tempo, le ideologie si sono scolorite, i problemi concreti sono cambiati, ma ci sono dei temi che continuano ad essere motivo di preoccupazione di tutti. Uno di questi è la sicurezza e proprio per questo ritengo necessario fare una precisazione: io continuo a credere che esista una profonda differenza tra destra e sinistra. E penso che questa differenza emerga in modo prepotente nell’affrontare i temi legati alla sicurezza. E che il punto di partenza non possa essere che quello di rispettare i princìpi della nostra Costituzione per evitare la lesione di diritti individuali e collettivi. Quello che mi preoccupava nel Duemila, e ancora oggi mi preoccupa, è che la sinistra si accontenti di proporre semplicemente le ricette che sembrano più “popolari”. E che sulla sicurezza, ma anche sulla legittima difesa e sui migranti, vi siano state, in Parlamento e nel Paese, ulteriori divisioni anche all’interno della sinistra e del centrosinistra. Con iI ministro Minniti che ha parlato del pacchetto sicurezza come di un provvedimento di sinistra e Roberto Saviano che lo ha definito degno “della peggiore destra”.

Non credo che le norme approvate recentemente siano di sinistra, come sostiene il ministro Minniti. Ma sono anche certo che se avessimo una maggioranza di destra la situazione sarebbe certamente peggiore. Tanto per rinfrescare la memoria: ci ricordiamo le leggi “ad personam”, l’introduzione del reato di immigrazione clandestina, la Bossi-Fini che aveva cancellato proprio gli articoli della legge Turco- Napolitano che favorivano la legalità e il reinserimento sociale e lavorativo degli extracomunitari? Il fatto è che la destra, che con le sue leggi non ha risolto i problemi della sicurezza, continua a strumentalizzare per finalità esclusivamente elettorali situazioni non facili da affrontare. C’è un principio invalicabile, fissato dall’art. 2 della Costituzione: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo … e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale» . Articolo che non si riferisce — come in altre parti della Costituzione — solo ai diritti dei cittadini, ma a quelli universali, senza alcuna distinzione.

Chi fa proposte conoscendo i dati della realtà, sa che quella dell’insicurezza è soprattutto una percezione, che contrasta con il fatto oggettivo che i reati sono calati. Il che non significa ignorare il problema, ma essere consapevoli che è sempre miope cavalcare le strumentalizzazioni del centrodestra rischiando un vero e proprio effetto boomerang. Perché, ad esempio, modificare, e peggiorare, la legge sulla legittima difesa che si è dimostrata in grado di garantire il diritto di difendersi dalle aggressioni e di evitare ingiuste condanne o ulteriori pene per le vittime di aggressioni?

E se è vero, oltre che indispensabile e urgente, trovare una soluzione per accorciare i tempi delle decisioni relative al riconoscimento dello status di rifugiato, non sarebbe stato meglio eliminare le commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, che non garantiscono la terzietà e imparzialità della giurisdizione, e mantenere i tre gradi di giudizio? Non sarebbe stato più utile incrementare l’organico della magistratura anziché assumere 250 “unità a tempo indeterminato” per le Commissioni ministeriali? A maggior ragione se si considera il numero elevato di annullamento delle decisioni delle Commissioni da parte della magistratura giudicante.

Per quanto riguarda il cosiddetto “pacchetto sicurezza” vi sono certo norme positive richieste dai sindaci che spesso non hanno gli strumenti per contrastare il degrado urbano, ma non si può confondere il degrado con la sicurezza o l’ordine pubblico. Sono questioni diverse la cui responsabilità deve essere affidata a chi ha le giuste competenze e professionalità. Un conto è la collaborazione tra diverse istituzioni che le nuove norme tendono giustamente a rafforzare, altro è l’intervento repressivo che, invece, non può essere di competenza di chi ha un ruolo amministrativo. Nel confronto parlamentare il decreto legge è stato, in alcune parti, migliorato rafforzando il tema della prevenzione e della coesione sociale, ma le criticità e i rischi di un uso improprio dei nuovi poteri da parte di chi ha il compito di amministrare certamente esiste. Un più attento esame da parte del Parlamento, reso impossibile dai tempi per la conversione di un decreto legge, sarebbe stato non solo utile ma anche necessario per evitare il rischio di un uso meramente repressivo delle nuove norme, come già è avvenuto da parte di alcuni sindaci leghisti. E per evitare i rischi denunciati da Roberto Saviano, da molti parlamentari di sinistra e dalle associazioni quotidianamente impegnate nell’aiutare i soggetti più deboli.

So bene quanto è difficile governare una città e posso immaginare quanto sia difficile governare un Paese, soprattutto quando le diseguaglianze aumentano giorno dopo giorno, ma anche per questo sono convinto che un confronto più sereno e costruttivo a sinistra, soprattutto su temi così delicati e difficili, non può che contribuire a trovare le soluzioni più equilibrate e più giuste, oltre che più efficaci.

© Riproduzione riservata 16 maggio 2017

Da - http://www.repubblica.it/politica/2017/05/16/news/la_sinistra_riscopre_la_sicurezza_dei_diritti-165549523/?ref=RHPPRB-BH-I0-C4-P1-S1.4-T1
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« Risposta #6 il: Maggio 17, 2017, 06:12:08 »

La sinistra non ha niente da reinventare (dopo gli errori commessi cosa sceglie per reinventarsi).

Deve inventarsi politiche nuove per capire e risolvere i problemi dei Cittadini di OGGI!

A quelli morti del secolo passato in cui poteva fare e non fatto ormai non importa nulla.

ciaooo 
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« Risposta #7 il: Maggio 19, 2017, 02:25:54 »

Pisapia, a giugno il nuovo Ulivo e tratta con Renzi sul Mattarellum
Nel weekend con de Bortoli alla convention Mdp. Ma sulla legge elettorale la sinistra è divisa.
L’ex sindaco guarda al modello Prodi, da cui attende un segnale Il leader Pd: “La riforma in aula il 29 maggio, non si rinvii ancora”

Di TOMMASO CIRIACO
18 maggio 2017

ROMA - Una convention fondativa subito dopo le amministrative, tra fine giugno e i primi di luglio. Il progetto a cui lavora Giuliano Pisapia ha già pronta la data di battesimo. Servirà a scrivere l'ultima parola sulla composizione del centrosinistra italiano. Per l'ex sindaco di Milano, infatti, un'alleanza con il Pd è ancora possibile. Non a caso l'avvocato giudica "un passo avanti" il "Mattarellum corretto" di ispirazione renziana ed è disposto a proporre all'ex premier un patto nei collegi uninominali. Dovesse rifiutare, però, resterebbe soltanto un'opzione in campo, chiarita anche in queste ore ai suoi fedelissimi: "Ricostruiremo noi il centrosinistra ". Il modello? Quello ulivista, naturalmente.

Non tutto fila liscio, in questa fase. Se Pisapia apre, Massimo D'Alema è avversario convinto della riforma elettorale depositata ieri dai dem alla Camera, e non ha alcuna voglia di immaginare anche solo una desistenza con il leader di Rignano. "Non esiste ha dettato la linea ai suoi - Con il Mattarellum originale si correva con un simbolo unico, quello dell'Ulivo e poi dell'Unione: davvero qualcuno considera praticabile un accordo simile con Renzi?". Pier Luigi Bersani, a dire il vero, avrebbe una posizione assai più sfumata, ma subisce il pressing dell'ala dalemiana e non può permettersi una nuova scissione "da sinistra". "Contro le liste bloccate del proporzionale - tuonano quasi all'unisono Roberto Speranza e Arturo Scotto - daremo battaglia senza quartiere".

Resta Pisapia, che non chiude affatto la porta. Lavorerà fino all'ultimo per dar vita a un patto programmatico con Renzi, che sfoci in candidati unitari nei collegi. Per la quota proporzionale, invece, ciascuna forza farebbe gara a sé.

Non è detto che Renzi accetti il patto. Per lui, adesso, è soprattutto una lotta contro il calendario, il vero ostacolo alle elezioni anticipate. "Lanciamo un appello a tutti gli altri - ha scandito ieri il segretario dem - per favore, non perdete altro tempo e non rinviate ancora la data dell'approdo in Aula, possibile per il 29 maggio". Consapevole degli ostacoli, Pisapia ha già pronto il piano B. È il nuovo centrosinistra dall'imprinting fortemente ulivista, ma senza il Pd. Il faro è la coalizione che fu messa in piedi da Romano Prodi, l'unico in grado di imporre un salto di qualità al progetto. L'idea è quella di mobilitare anche altre esperienze civiche e personalità della società civile. Oltre a Laura Boldrini e Piero Grasso, è in corso il corteggiamento di Innocenzo Cipolletta. Un altro esempio? Il coinvolgimento di Ferruccio de Bortoli. Già tempo fa Bersani gli offrì - senza esito - un ruolo di primo piano nella nuova avventura. Sabato prossimo a Milano proprio l'ex direttore del Corriere della Sera - reduce da settimane di duelli con l'ex premier e Maria Elena Boschi - interverrà dal palco della convention di Mdp, come annunciato anche nella newsletter del partito. Domenica prenderà la parola anche l'ex sindaco di Milano.

Tutto si deciderà nella partita a scacchi della legge elettorale. Proprio in queste ore Renzi bussa alla porta del centrodestra per blindare la riforma a palazzo Madama: dopo il patto con la Lega e i fittiani, l'ex premier ha affidato a Paolo Romani il "reclutamento" di una pattuglia di senatori pro Mattarellum, scatenando l'ira di Berlusconi. I nomi che circolano sono undici: tra loro, Carlo Giovanardi, Cinzia Bonfrisco, Antonio De Poli, Luigi Compagna e Serenella Fucksia.

© Riproduzione riservata 18 maggio 2017

Da - http://www.repubblica.it/politica/2017/05/18/news/pisapia_a_giugno_il_nuovo_ulivo_e_tratta_con_renzi_sul_mattarellum-165722895/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T2
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« Risposta #8 il: Luglio 04, 2017, 05:20:28 »


Il piano di Pisapia per i gruppi unitari. Ma è gelo a sinistra
Giuliano Pisapia, di ritorno a Milano, chiede di dare corpo alla sua idea. Fratoianni: perplesso, il leader non si sceglie così. E Gotor: bene Giuliano, però no a cartelli confusi

Di Alessandro Trocino

E ora, «da settembre, gruppi parlamentari unici». Giuliano Pisapia, di ritorno a Milano, chiede di dare corpo alla sua idea. Quella di stare «insieme», come da nome programmatico. Ma tenere insieme tutte le anime perse dentro una sinistra frammentata non è facile. E tra Sinistra italiana e Mdp (i fuoriusciti dal Pd) sembra sempre più difficile trovare un’intesa. L’accusa più forte a Pisapia arriva da Sinistra italiana. Con Nicola Fratoianni che, dopo averlo sentito parlare, si trova in uno «stato di sospensione»: «Mi ha lasciato un po’ perplesso». Perché «è mancato uno sforzo di chiarezza: non ho sentito su un singolo tema proposte radicalmente alternative alle politiche portate avanti dal Pd in questi anni. Pisapia non ha fatto intravedere la svolta necessaria». Come a dire, non sembra proprio l’uomo giusto per unire tutta la sinistra antirenziana. Perché, aggiunge Fratoianni, «i leader non si inventano. O si scelgono in modo democratico o ci sono perché sono in grado di convincere tutti per la giustezza delle loro proposte».

Leadership mite
Decisamente critica un’altra anima della sinistra, quella che ha organizzato la riunione del Brancaccio. Tomaso Montanari ha trovato Pisapia «fumoso, equilibrista e soprattutto poco coraggioso: non ho capito come la pensa sulla riforma della Buona scuola e su quella dei musei. E nemmeno una parola sul suo sì al referendum». Miguel Gotor (Mdp) fa parte di quell’anima che non perdona più nulla a Renzi. Ma non apprezza granché neanche la posizione di Sinistra italiana: «Fratoianni non può essere il metro per valutare la manifestazione di Roma». Quanto a Pisapia, non l’ha trovato affatto «poco coraggioso»: «Mi piace la definizione di Gad Lerner di “leader riluttante”. È una leadership mite, un uomo perbene con un’esperienza di governa seria alle spalle. Idea che rompe con quella dell’uomo solo al comando. Ricordo che Corbyn (leader laburista britannico, ndr) fino a sei mesi fa veniva considerato un disadattato che per errore si era trovato alla guida dei laburisti e poi li ha portati al 40%». E non importa se Bersani abbia tirato randellate a Renzi e Pisapia non l’abbia neppure nominato: «Dobbiamo fare squadra, giochiamo con schemi diversi e complementari. Non possiamo chiuderci nel recinto dell’antirenzismo: dobbiamo insidiare il suo elettorato, sfidare il Pd. E per questo Pisapia è l’uomo adatto». Anche se il Pd potrebbe provare a tirarlo per la giacchetta e allontanarlo da Bersani e company. Quanto ai gruppi comuni, dice Gotor, c’è tempo: «Prima vengono la politica e i perimetri dei programmi da realizzare. Io sono per l’unità ma non a tutti i costi. Civati, con il suo Possibile, mi sembra che abbia programmi vicini ai nostri. Ma dobbiamo fuggire come la peste l’idea di un cartello con tutto ciò che si muove a sinistra. La somma, come diceva Totò, non sempre fa il totale».

2 luglio 2017 (modifica il 2 luglio 2017 | 23:09)
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Da - http://www.corriere.it/politica/17_luglio_03/piano-pisapia-gruppi-unitari-ma-gelo-sinistra-gotor-fratoianni-b0f5ba8c-5f60-11e7-8241-893ad62f90c4.shtml
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« Risposta #9 il: Luglio 16, 2017, 05:06:16 »

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Beatrice Rutiloni @bearuti  · 14 luglio 2017

Pisapia va via

Sinistra Giuliano Pisapia in occasione dell’organizzato da Radio Popolare, Milano, 9 giugno 2017.
Il leader del Campo progressista non si candiderà alle prossime elezioni
 
Lo aveva detto a Democratica Stefano Boeri, che Pisapia conosce bene per averci lavorato gomito a gomito per un anno e mezzo al Comune di Milano: “Giuliano è un fine politico, un uomo abilissimo nelle relazioni, ma per me la questione è un’altra: bisogna federare la sinistra su un percorso tattico o su progetti concreti di rilancio del Paese? Unirla sulla base di una santa alleanza contro Renzi o di una visione del futuro prossimo? Sono convinto che ci sia uno spazio per un progetto politico alla sinistra del Pd, ma dubito che a guidare una ritrovata coalizione del No possa essere chi ha votato Sì al referendum”. Troppe distanze nel “campo progressista” immaginato dall’ex sindaco di Milano, così tante che la profetica affermazione dell’architetto si è concretizzata in queste ore con il passo indietro di quello che già da tempo veniva definito (il copyright è di Gad Lerner) un “leader riluttante”.

Il “fine politico” che doveva fare da federatore della cosa a sinistra del Pd ha dato dunque forfait dicendo chiaramente di non ambire” a nessun ruolo istituzionale” né tantomeno di essere tentato dal pensare “neanche lontanamente di candidarmi alle prossime elezioni”.

L’uscita di Pisapia ha spiazzato i compagni di viaggio di Mdp- Articolo 1. C’è da dire che già sul palco di piazza Santi Apostoli le prime difficoltà tra le diverse anime di Insieme si cominciavano a vedere e questi primi quindici giorni di luglio devono essere serviti all’ex primo cittadino milanese per mettere a fuoco quello che non vuole: una riedizione della sinistra “arcobaleno” litigiosa e scomposta.

Ma soprattutto non vuole che uno come D’Alema, che tutto quello che poteva fare in politica ha fatto in una carriera trentennale, dal segretario di partito al deputato al premier, si candidi ancora una volta alle prossime elezioni. Per scongiurare questa possibilità Pisapia fa lui stesso il passo indietro: come dire, “lasciamo spazio a una nuova generazione”, d’accordo con Romano Prodi, che con la metafora della sua tenda ha fatto ben capire di voler restare super partes. E’ la rottamazione di Pisapia, diretta ai protagonisti della scissione dal Pd per niente riluttanti, ma anzi molto intenzionati a tornare in Parlamento, tanto che ad oggi, di fronte alla pressante richiesta del loro possibile leader di sciogliere i gruppi parlamentari hanno risposto sempre picche.

E così, stretto tra le volontà ferree, concrete e pragmatiche di Bersani & Co. e l’ideologia movimentista della sinistra più radicale che può nascere attorno alle figure di Anna Falcone e Tomaso Montanari, magari in ticket con Nicola Fratoianni, Pisapia che fa?  Un bel passo indietro.

Non era esattamente a questo litigioso consesso che aveva pensato per Insieme.

Da - http://www.unita.tv/focus/pisapia-va-via/
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« Risposta #10 il: Settembre 16, 2017, 10:42:06 »

Tra Di Pietro e Pisapia

Pubblicato il 13-09-2017

Ha destato un certo clamore la recente intervista di Antonio Di Pietro, andata in onda su La7 e poi ripresa e ampliata da un giornale online. Se le parole hanno un significato si tratta della più clamorosa autosconfessione che sia mai stata pronunciata da un ex magistrato e poi uomo politico. Riassumiamola per punti. Come uomo simbolo di Mani pulite Di Pietro dichiara: “Ho fatto l’inchiesta Mani Pulite con cui si è distrutto tutto ciò che era la cosiddetta Prima Repubblica: il male, che era la corruzione e ce n’era tanta, ma anche le idee”. E ancora: “Allora c’erano idee, c’erano liberali, cattolici, comunisti (si dimentica dei socialisti, ma ci sta, conoscendo la cultura del soggetto), che venivano dall’esperienza dei padri costituenti. Invece dopo di loro sono arrivati il dialetto di Bossi, la sgrammaticatura di Di Pietro, il tupé di Berlusconi e l’idea politica è sfumata. Come ha detto il mio amico imprenditore Luigi Crespi: “Chi realizza successo sull’urlo ha un successo effimero”.

Poi la sconfessione più spietata di se stesso e del comportamento del Pool: “Tra i tanti effetti di Mani Pulite c’è stato anche l’effetto emulazione, sono nati i magistrati dipietristi. E’ uno dei rischi che la magistratura deve evitare. La magistratura fa lo stesso lavoro che fa il becchino. Il becchino interviene quando c’è il morto, la magistratura deve intervenire quando c’è il reato. La magistratura invece che vuole sapere se c’è il reato è una magistratura pericolosa, perché con le indagini esplorative si crea il delinquente prima che ci siano le prove”. Esattamente il canovaccio di Mani Pulite.

Ancora peggio la sua autodemolizione sul piano politico. Da rimanere impietriti davvero. Sentite: “Ho fatto politica basandola sulla paura e ne ho pagato le conseguenze” ha aggiunto sempre nella diretta televisiva Di Pietro, “ho costruito la mia politica sulla paura delle manette, sul concetto che erano tutti criminali”. E più avanti: ” Mi sono presentato in modo confuso e confusionario. Ho fatto contemporaneamente l’uomo di governo e l’oppositore. Stavo nelle piazze a manifestare contro le decisioni in materia di giustizia prese dallo stesso governo di cui facevo parte”.

In un’altra intervista Di Pietro ha poi dichiarato che oggi, se dovesse scegliere, si collocherebbe con Bersani e il suo Mdp. Proprio ieri si é svolto l’agognato incontro tra i soggetti che dovrebbero dar vita al nuovo centro-sinistra alternativo al Pd renziano. I presenti erano più delle squadre di Barca e Juve che s’incontravano poco dopo. Delegati di Sinistra italiana, nelle sue diverse componenti, di Mdp con Bersani, D’Alema, Speranza Rossi e vari ed eventuali, di Campo progressista con Pisapia e l’ex democristiano Tabacci e amici e compagni. Balzava agli occhi la mancanza di un solo socialista. Evidentemente i socialisti erano in movimento. Alla fine dell’incontro un comunicato emetteva la sofferta sentenza. Si lavorerà per un’intesa tra Mdp e Pisapia e per un centro-sinistra alternativo al Pd renziano. Pisapia sarà il leader? Per Bersani certamente, per Fratoianni no. Penso di supporre che ben difficilmente lo sarà per D’Alema. Non c’é nulla di più difficile dell’unità a sinistra. E’ forse più facile, vero Tabacci, che un cammello passi dalla cruna di un ago….

Mauro Del Bue
Da - http://www.avantionline.it/2017/09/tra-di-pietro-e-pisapia/#.WbuecMhJaUk
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