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Autore Topic: Andrea Gagliardi. Ok con 104 sì e 3 no Congresso Pd, primarie il 30 aprile: ...  (Letto 332 volte)
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« il: Febbraio 25, 2017, 09:11:20 »

Ok con 104 sì e 3 no
Congresso Pd, primarie il 30 aprile: via libera della Direzione

    –di Andrea Gagliardi 23 febbraio 2017

Alla fine le primarie Pd si svolgeranno il 30 aprile. Una data che sembra allontanare l’ipotesi di elezioni politiche anticipate a giugno. La proposta, votata dalla commissione per il congresso, è stata ratificata dalla Direzione del partito, che ha approvato il regolamento congressuale con 104 sì, 3 voti contrari e 2 astenuti. Dopo le primarie, il nuovo segretario sarà proclamato dall’assemblea nazionale che si terrà il 7 maggio.

Candidature entro 6 marzo, 2 euro per le primarie
Il regolamento, approvato dalla commissione per il congresso, ha fissato il timing per la sfida congressuale. La presentazione delle candidature a segretario entro le ore 18 del 6 marzo; le riunioni di circolo per presentare le candidature dal 20 marzo al 2 aprile; le convenzioni provinciali il 5 aprile. La Convenzione nazionale si svolgerà il 9 aprile per chiudere con le primarie il 30 aprile dalle ore 8 alle 20. Per partecipazione alle primarie l’elettore si dovrà dichiarare elettore del Pd al momento del voto e pagherà 2 euro ai gazebo. Finora i candidati in campo sono quattro. Oltre al segretario dimissionario Matteo Renzi, ci sono l’attuale Guardasigilli Andrea Orlando, che ha ricompattato intorno a sé buona parte dell’ala ex Ds del partito, il governatore della Puglia Michele Emiliano, e l’outsider Carlotta Salerno, segretario cittadina a Torino dei Moderati, partito fondato da Giacomo Portas e alleato del Pd.

Braccio di ferro sulla data
In commissione è stato forte lo scontro sulla data per l’elezione del nuovo segretario dem. Le minoranze hanno fatto fronte comune nella richiesta di avere più tempo per il dibattito congressuale che porterà alle primarie. Questa mattina la maggioranza ha proposto di nuovo il 9 aprile, la data migliore, secondo i renziani, per avere un leader pienamente legittimato in tempo per le amministrative di giugno, visto che il simbolo del partito deve essere concesso dal segretario entro la prima settimana di maggio. Ma i sostenitori di Andrea Orlando (che ieri ha ufficializzato la sua candidatura) e di Michele Emiliano, supportati in questo anche dalla minoranza di Gianni Cuperlo, hanno chiesto più tempo: «Di primarie ad aprile non se ne parla proprio», hanno tagliato corto. E, pur con toni all’insegna del fair play, l’area del governatore pugliese Emiliano avrebbe minacciato ricorsi in tribunale contro anomalie sulla validità del tesseramento. Anche il tentativo di mediazione per il 23 aprile è stato respinto. I renziani, davanti al nuovo niet dei rappresentanti di Michele Emiliano e Andrea Orlando, che chiedevano il 7 maggio, hanno quindi dato disponibilità anche per il 30 aprile come ultima proposta. E così i delegati di Emiliano e Orlando hanno acconsentito ad una data che di fatto allunga di un mese la campagna congressuale.

Orlando: non farei il segretario-premier
Il ministro Orlando ha intanto fatto sapere di non avere intenzione, in caso di vittoria, di puntare al doppio incarico segretario-premier. «Nel momento in cui, dopo dicembre, il sistema maggioritario è venuto meno, è sempre più difficile che il segretario del partito di maggioranza relativa sia anche il premier» ha detto il Guardasigilli, che ha aggiunto: «Per i limiti che mi riconosco non sarei in grado di fare le due cose contemporaneamente e penso sia giusto pensare ad altre figure in grado di guidare il governo ma anche tenere insieme la coalizione».

Guerini: congresso-lampo? 66 giorni, 71 nel 2013
Nel corso della Direzione è stato il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini a spiegare che «il congresso deve essere svolto in 4 mesi che si devono confrontare con un calendario di appuntamenti di carattere istituzionale che prevede il turno delle amministrative nel mese di giugno ed è evidente che abbiamo dovuto immaginare la conclusione del congresso rispetto alle elezioni perché riteniamo sia utile avere per la campagna elettorale una presenza del Pd con un gruppo dirigente legittimato». E ha respinto al mittente le accuse di congresso-lampo. «A chi dice che il congresso prevede tempi-lampo - ha dichiarato - ricordo che occuperà 66 giorni mentre quello del 2013 durò 71 giorni. Siamo in linea con i tempi del 2013».

Damiano e Fassino: con data 30 aprile non possibile voto giugno
Soddisfatto per la data del 30 aprile il presidente della commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano (schierato per la segreteria con Andrea Orlando), che ha sottolineato come con la data del 30 aprile si chiude la finestra elettorale di giugno (« non mi sembra ci sia la possibilità del voto a giugno ed è una buona notizia perché abbiamo bisogno di un governo che lavori»). Anche per l’ex sindaco di Torino Piero Fassino la scelta del 30 aprile «chiude il dibattito sul voto politico a giugno». E questo «è un elemento di rasserenamento della situazione politica e di dibattito interno». Contrario al calendario approvato in Direzione invece Gianni Cuperlo. «La mia proposta - ha dichiarato - prevedeva una tempistica diversa e aveva lo scopo di evitare lo strappo. La mia opinione è che anche questo calendario è un altro errore a cui sarà conseguente il mio voto qui in direzione».

Di Maio (M5s): Pd miserabile, vogliono arrivare a settembre per pensione
Opposta la lettura del M5s, che stigmatizza senza mezzi termini la chiusura della finestra elettorale di giugno. «Il Pd ha appena annunciato le #primarieperlapensione il 30 aprile impedendo il voto a giugno per arrivare almeno a settembre. Miserabili» ha scritto su twitter Luigi Di Maio (M5s), vicepresidente del Senato.

Renzi rientrato dalla California
Renzi, rientrato in serata dalla California, non era in direzione come d’altra parte erano assenti anche i principali rivali Orlando e Emiliano, già impegnati nella corsa per recuperare la distanza, molto ampia secondo i sondaggi, dall'ex sindaco di Firenze. Negli Usa il segretario dimissionario ha incontrato l’ad di Apple Tim Cook e visitato Stanford, facendo sapere che il tema su cui dovrebbe confrontarsi una «forza che vuole guidare il paese» non è la data del congresso ma «mostrare l’alternativa» ai populisti. Ma in realtà nella commissione, che ha alzato il sipario sul congresso, è stato proprio la data delle primarie l’oggetto dello scontro tra le varie anime del Pd.


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