LA-U dell'ulivo
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Autore Topic: ORFINI  (Letto 302 volte)
Arlecchino
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« il: Febbraio 17, 2017, 12:02:07 »

Congresso Pd. Matteo Renzi e gli alibi anti-scissione: Orfini reggente, primarie a maggio. "Ma tanto hanno già deciso"

Pubblicato: 15/02/2017 12:27 CET Aggiornato: 5 ore fa

RENZI ORFINI

 “Temo che questa decisione sia stata già abbondantemente presa'', dice Roberto Giachetti parlando delle ipotesi di scissione ventilate dalla minoranza del Pd. Giachetti è sempre bianco-nero. Ma effettivamente anche l’atteggiamento di Matteo Renzi in questa corsa per il congresso non conosce sfumature di grigio. Il segretario e i suoi sono convinti che una parte della minoranza uscirà comunque, checché ne dica Walter Veltroni sul Corriere della Sera. E’ per questo che all’indomani della direzione Renzi e i suoi, con l’aiuto di Dario Franceschini e gli altri alleati di maggioranza, stanno costruendo una trama che aiuti a dire: ‘Ci abbiamo provato a tenervi dentro, siete voi che avete deciso di rompere’. Il classico gioco del cerino, uno dei più vecchi in politica.

Da qui parte la mini-offerta di qualche settimana in più per celebrare le primarie: il 7 maggio invece che ad aprile. Comunque prima che inizi la campagna elettorale per le amministrative. E nello stesso ragionamento si inserisce la 'puntualizzazione' – perché più di questo non è - emersa dal vertice di tarda notte ieri al Nazareno. Presenti Matteo Orfini, Dario Franceschini, Luca Lotti, Maria Elena Boschi. Renzi è già a casa a Pontassieve. La riunione decide di esaltare un’ovvietà, stando allo statuto del Pd. E cioè che con Renzi dimissionario all’assemblea di domenica il ‘reggente’ del partito per tutto il periodo del congresso fino alle primarie sarà Orfini, in quanto presidente del Pd, la carica più alta che resterebbe in piedi dopo le dimissioni di Renzi.

Dal canto suo, un momento dopo le dimissioni da segretario, Renzi sarà il candidato alla segreteria del Pd. Quasi una questione di lana caprina, se si pensa che alla fine l’attenzione mediatica sarà naturalmente spostata sui candidati al congresso più che su chi regge il Pd.

Piccoli passi, nella speranza che Andrea Orlando scenda in campo perché questo arginerebbe la scissione, convincerebbe qualcuno o molti a restare. Ma si vedrà. Il punto per Renzi ora è avere argomenti per dire: ‘Ho provato a fermarvi, avete deciso di rompere comunque, avete deciso voi’. E non è un caso che riunirà i suoi dal 10 al 12 marzo al Lingotto, il luogo simbolo di un partito nato, come ricorda Veltroni oggi sul Corriere, "da una fusione e non da una scissione" Insomma il gioco del cerino: è iniziato ieri e durerà fino a quando (massimo dieci giorni) si dovrà comporre la commissione per il congresso, rappresentativa di tutte le anime del Pd. Naturalmente chi deciderà di lasciare il partito non entrerà in commissione.

“Hanno già deciso”, dice Giachetti esprimendo quello che è un pensiero comune tra i renziani doc. Perché in fondo l’aspettativa più realistica è di andare a votare con una legge elettorale che ‘omogeneizzi’ il proporzionale che ora regola il Senato. In quanto in Parlamento la voglia di maggioritario sembra minoritaria. E il proporzionale è praticamente un invito a nozze per chi vuole creare un piccolo partito. E poi c'è l’incognita Pisapia.

In casa Renzi sono convinti che il ‘Campo progressista’ lanciato dall’ex sindaco di Milano sia il vero incubo dei dalemiani o dei bersaniani che vogliono lasciare il Pd. In quanto insiste sullo stesso terreno: a sinistra. “Può servire più Pisapia che le nostre offerte sul congresso come deterrente anti-scissione”, dice una fonte renziana. Anche perchè è Pisapia l'alleato di sinistra con cui Renzi pensa di poter dialogare in futuro, non certo la sinistra degli scissionisti. Sul congresso insomma c’è poco da trattare.

Da - http://www.huffingtonpost.it/2017/02/15/congresso-pd-scissione_n_14765780.html?utm_hp_ref=italy
« Ultima modifica: Giugno 03, 2017, 11:45:45 da Arlecchino » Loggato
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« Risposta #1 il: Giugno 03, 2017, 11:45:06 »

Opinioni
Matteo Orfini - @orfini
· 3 giugno 2017

Basta ipocrisie. Ecco la cruda verità sulle larghe intese

Legge elettorale   

Ecco, a tutti i miei compagni di partito che vogliono strumentalmente il tema delle larghe intese auguro buon divertimento

Facciamo che proviamo a evitare ipocrisie e raccontiamo la verità.
– Le larghe intese in questo paese ci sono già state. Abbiamo già governato insieme a Berlusconi. Abbiamo deciso di farlo in una direzione del Pd. Solo in due si alzarono per dire che non appariva una così grande idea. E furono contestati dalla direzione. Sapete chi erano? Bersani? Letta? Speranza? D’Alema? No, sbagliato. Io e Debora Serracchiani.

Poi le larghe intese le abbiamo fatte davvero. Letta ha fatto il Presidente del consiglio. Speranza il capogruppo, e ogni giorno ci chiedeva di non alzare troppo i toni per non mettere a rischio la maggioranza. Orlando il ministro. Fassina il vice ministro e faceva i servizi fotografici posati con Brunetta, pubblicati con il coccoloso titolo “la nostra grande intesa”.
– Le larghe intese le porta il proporzionale?
No. Ci furono con una legge stra-maggioritaria. Perché se gli italiani dividono il paese in 3 non c’è legge che ti consenta di evitarlo (se non il ballottaggio che però dopo la bocciatura del referendum non c’è più, oibò).
– Col proporzionale finisce il pd e la sua vocazione maggioritaria?
No. Semmai è vero il contrario. Liberi dal tema delle alleanze possiamo esprimerla al meglio, tanto che il 40 % lo abbiamo preso alle europee dove si vota col proporzionale puro. La vocazione maggioritaria la uccide questa noiosissima e inutile discussione sulle coalizioni possibili che appassiona solo il ceto politico. E che ci distoglie dal parlare dei problemi del paese e di come vogliamo risolverli.
– Ma così uccidi il centrosinistra e tradisci il progetto originario del Pd
Veramente il Pd lo abbiamo fatto proprio per superare il centrosinistra, che non era esattamente una ficata. Per la precisione era fatto da: Ds, Margherita, Rifondazione, Pdci, Idv, Sdi, Verdi, Udeur, Mre, Pensionati, Psdi, Dcu, Consumatori, Svp, Lal, Pdm, lfv.

Vi mancano davvero così tanto?
(Un premio a chi sa sciogliere tutti gli acronimi senza andare su Wikipedia)
-Ma col tedesco nessuno avrà mai la maggioranza!
Col modello tedesco c’è una correzione maggioritaria per effetto dello sbarramento e dei collegi. Quindi se prendi tanti voti, puoi persino pensare di arrivare ad essere autosufficiente. Potrebbe persino bastare arrivare intorno al famoso 40 %. Però certo, devi prenderli quei voti. Che capisco che a molti abituati a comandare col 3 per cento appaia strano, ma in realtà è abbastanza normale, giuro: se vuoi vincere le elezioni, devi convincere gli elettori, funziona così.
Ecco, a tutti i miei compagni di partito che vogliono passare i prossimi mesi a parlare di Pisapia e Bersani, a usare strumentalmente il tema delle larghe intese (che -ripeto- si sono fatte col maggioritario) per non cambiare la legge elettorale così da votare con quella che c’è (che è ancora più proporzionale del tedesco), a tutti loro dico: buon divertimento.
Agli altri suggerisco di lasciarli fare e impegnarsi a conquistare voti e consensi.
Ci si diverte di più, si fa vincere il Pd e così non ci saranno nemmeno le larghe intese.

Dalla pagina Facebook di Matteo Orfini

Da - http://www.unita.tv/opinioni/orfini-pd-larghe-intese/
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« Risposta #2 il: Giugno 05, 2017, 11:57:27 »

Orfini: "Il Pd nato per superare il centrosinistra, che non era una ficata"

Lungo post del presidente Pd che indica la linea sulle critiche di chi accusa il Pd di scegliere il proporzionale e allearsi con Berlusconi: "Le larghe intese? Già ci sono state, e con una legge maggioritaria"

04 giugno 2017

ROMA - "Il Pd è nato per superare il centrosinistra, che non era una ficata" e "le larghe intese ci sono già state, anche con una legge maggioritaria". A parlare in un lungo post su Facebook è il presidente del Partito Democratico Matteo Orfini. Le sue dichiarazioni sono state rilanciate anche da un account ufficiale del Pd.

Orfini interviene così nel dibattito sull'intesa con Forza Italia e Movimento 5 Stelle per la legge elettorale, un proporzionale che rischia di rendere obbligatoria una futura alleanza di governo con Forza Italia o quantomeno con i centristi. "Facciamo che proviamo a evitare ipocrisie e raccontiamo la verità - inizia Orfini - le larghe intese in questo paese ci sono già state. Abbiamo già governato insieme a Berlusconi. Abbiamo deciso di farlo in una direzione del Pd. Solo in due si alzarono per dire che non appariva una così grande idea. E furono contestati dalla direzione. Sapete chi erano? Bersani? Letta? Speranza? D'Alema? No, sbagliato. Io e Debora Serracchiani".

Continua Orfini: "Poi le larghe intese le abbiamo fatte davvero. Letta ha fatto il Presidente del consiglio. Speranza il capogruppo, e ogni giorno ci chiedeva di non alzare troppo i toni per non mettere a rischio la maggioranza. Orlando il ministro. Fassina il vice ministro e faceva i servizi fotografici posati con Brunetta, pubblicati con il coccoloso titolo 'la nostra grande intesa'. Le larghe intese le porta il proporzionale? No. Ci furono con una legge stra-maggioritaria. Perché se gli italiani dividono il paese in 3 non c'è legge che ti consenta di evitarlo (se non il ballottaggio che però dopo la bocciatura del referendum non c'è più, oibò). Col proporzionale finisce il pd e la sua vocazione maggioritaria? No. Semmai è vero il contrario - aggiunge - liberi dal tema delle alleanze possiamo esprimerla al meglio, tanto che il 40% lo abbiamo preso alle europee dove si vota col proporzionale puro. La vocazione maggioritaria la uccide questa noiosissima e inutile discussione sulle coalizioni possibili che appassiona solo il ceto politico. E che ci distoglie dal parlare dei problemi del paese e di come vogliamo risolverli".

Poi Orfini elenca le critiche che vengono fatte alla linea pro-tedesco.
'Così uccidi il centrosinistra e tradisci il progetto originario del Pd'. "Veramente il Pd lo abbiamo fatto proprio per superare il centrosinistra, che non era esattamente una ficata. Per la precisione era fatto da: Ds, Margherita, Rifondazione, Pdci, Idv, Sdi, Verdi, Udeur, Mre, Pensionati, Psdi, Dcu, Consumatori, Svp, Lal, Pdm, lfv. Vi mancano davvero così tanto?".

'Col tedesco nessuno avrà mai la maggioranza'. "Col modello tedesco c'è una correzione maggioritaria per effetto dello sbarramento e dei collegi. Quindi se prendi tanti voti, puoi persino pensare di arrivare ad essere autosufficiente. Potrebbe persino bastare arrivare intorno al famoso 40%. Però certo, devi prenderli quei voti. Che capisco che a molti abituati a comandare col 3 per cento appaia strano, ma in realtà è abbastanza normale, giuro: se vuoi vincere le elezioni, devi convincere gli elettori, funziona così".

"Ecco, a tutti i miei compagni di partito che vogliono passare i prossimi mesi a parlare di Pisapia e Bersani, a usare strumentalmente il tema delle larghe intese per non cambiare la legge elettorale così da votare con quella che c'è (che è ancora più proporzionale del tedesco), a tutti loro dico: buon divertimento. Agli altri suggerisco di lasciarli fare e impegnarsi a conquistare voti e consensi. Ci si diverte di più, si fa vincere il Pd e così non ci saranno nemmeno le larghe intese".

© Riproduzione riservata 04 giugno 2017

Da - http://www.repubblica.it/politica/2017/06/04/news/orfini_il_pd_nato_per_superare_il_centrosinistra_che_non_era_una_ficata_-167197344/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P3-S1.8-T2
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« Risposta #3 il: Settembre 15, 2017, 05:55:42 »

POLITICA

Matteo Orfini: "Consip è il nostro Watergate.
C'è un termine tecnico per definire cosa è accaduto: E-ver-sio-ne"
Il presidente Pd cavalca la tesi del complotto: "Sulla base di prove false apparati dello Stato avrebbero provato a colpire il premier. Questa è eversione"

 15/09/2017 16:47 CEST | Aggiornato 34 minuti fa

Alessandro De Angelis
Politics reporter, L'Huffington Post

Matteo Orfini scandisce il passaggio più delicato della intervista: "Siamo di fronte a pezzi di apparati dello Stato che hanno consapevolmente lavorato per fabbricare prove false per colpire il legittimo presidente del Consiglio del paese e per interferire con la dinamica democratica. Qualora tutto questo fosse confermato, ci sarebbe un termine tecnico per definire questo tipo di comportamenti. E si chiama eversione. E-ver-sio-ne". Sulla sua scrivania, al Nazareno, ci sono gli articoli di Repubblica e Corriere. Evidenziate in giallo le frasi dell'ex capitano del Noe Gianpaolo Scarfato che il procuratore di Modena Lucia Musti avrebbe riferito al Csm: "Dottoressa, lei ha una bomba in mano. Scoppierà un casino. Arriviamo a Renzi".

Presidente Orfini, bastano queste frasi, ancora da verificare a parlare di "eversione"? Il capitano Ultimo ha smentito la ricostruzione, minacciando querela.

Mi faccia fare una premessa, e arrivo al punto. Innanzitutto ci tengo a rivendicare metodo e stile con cui questo gruppo dirigente ha affrontato la vicenda Consip.

Stile?

Sì, stile. Siamo stati aggrediti da una campagna politica e mediatica su cose rivelatesi false, ripeto false, abbiamo sempre detto che la verità prima o poi sarebbe emersa. E lo abbiamo fatto ribadendo il nostro punto di vista e al tempo stesso ribadendo la nostra fiducia nella magistratura. Lei ricorderà che per primo segnalai elementi torbidi ed inquietanti in questa vicenda. Oggi emergono fatti nuovi che confermano i miei timori di allora, di una dinamica, per l'appunto, eversiva.

I cui registi, seguo il suo ragionamento, sarebbero Woodcock, il Noe e il Capitano Ultimo .

Non spetta a me attribuire responsabilità individuali, ma emerge un quadro inquietante su cui è necessario fare chiarezza fino in fondo. E noi ci muoveremo in tal senso con tutti gli strumenti che abbiamo: sollecitando il Copasir, presentando interrogazione parlamentari, chiedendo che della questione si occupino Csm e magistratura. Questo grumo di comportamenti eversivi deve emergere, e devono essere individuati responsabilità e coperture.

Responsabilità e coperture. Sta alludendo a una regia politica?

Dico che ogni giorno che passa ci sono elementi nuovi che fanno vedere un quadro complesso. E colpisce è che, tra le forze politiche, solo il Pd chieda chiarezza. Una cosa del genere in qualunque paese democratico al mondo avrebbe la rilevanza del Watergate, non è un problema del Pd ma della democrazia.

Addirittura il Watergate, presidente Orfini. Il caso è grave, ma mi pare che nelle sue parole ci sia una dose di strumentalizzazione politica su un'inchiesta in cui anche altro da chiarire. Il ruolo del papà di Renzi, il ministro Lotti che è ancora indagato...

De Angelis, stiamo ai fatti. Oggi emerge che sulla base di prove false si è provato a colpire il presidente del Consiglio e lo avrebbero fatto apparati dello Stato. Se fosse acclarato sarebbe il nostro Watergate.

Al Senato voi avete già presentato un'interrogazione parlamentare a firma Zanda-Latorre, sul capitano Ultimo, perché a vostro giudizio gode da vent'anni di una grande libertà nel suo agire. E nelle sue modalità di azione evidentemente rilevate delle anomalie.

Esatto.

Come mai il governo non risponde?

La domanda che poniamo nell'interrogazione è obiettivamente complessa e immagino il governo abbia bisogno di tempo. Ma c'è un'evidente anomalie nel campo di azione del Noe. Io non mi voglio sostituire né al governo né agli inquirenti. Mi limito a dire che esponenti di apparati dello Stato che lavorano con questa libertà di azione e con obiettivi politici mi allarmano. Se a lei pare che stiamo caricando il caso ad arte...

A me pare che si evochi il colpo di Stato con una certa disinvoltura. Ma la domanda è un'altra: sostenete che l'inchiesta, a questo punto, non ha credibilità nella sua interezza?

Beh, il filone napoletano, diciamo, mi pare screditato. E aspettiamo gli esiti, che ci daranno sicuramente soddisfazione.

C'è tutta una parte dell'inchiesta su cui però continuate a non dare una risposta politica. Si deve appurare se Tiziano Renzi approfittava del ruolo pubblico del figlio per influenzare nomine e appalti, se il ministro Lotti ha avvisato i vertici Consip delle indagini e addirittura delle cimici negli uffici, in modo che venissero rimosse. Le ricordo che proprio ieri ha patteggiato l'ex dirigente di Consip Marco Gasparri, indagato per corruzione in concorso con l'imprenditore napoletano Alfredo Romeo.

Chiariamoci su un punto. C'è un'indagine in corso noi abbiamo assoluto rispetto per la magistratura. Le indagini le fanno i magistrati, i processi si fanno nei tribunali, non in tv o sui giornali, anche questo è un principio di sinistra. Benissimo, la magistratura acclarerà. Ma adesso le faccio io una domanda: non crede che un contributo alla ricerca della verità debba venire da altre forze politiche e anche dal mondo dell'informazione nel momento, in cui emergono tentativi di manomettere la democrazia? Questo è il punto: gli elementi che emergono oggi sono un problema del Pd o della democrazia italiana? O per colpire il Pd va bene tutto?

È la sua tesi: c'è un disegno per liquidare il Pd.

C'è stato ed è fallito. Le ricordo che nel momento in cui dovevamo fare il congresso qualche commentatore e qualche leader politico disse che non si poteva fare perché c'era la vicenda Consip. La verità è che il tentativo c'è stato perché un pezzo dei poteri di questo paese evidentemente non ha mai digerito una classe dirigente che non frequentava i soliti salotti. Noi abbiamo la necessità di ampliare il circuito della classe dirigente e una leadership nuova deve produrre una classe dirigente nuova.

Proprio questo è il punto. Il modo in cui è stato gestito il potere pubblico, con uomini di provata fede personale, lasciando germogliare possibili filoni di interesse privato che si intrecciano alla sfera delle decisioni pubbliche. Questo è il caso Consip, letto politicamente. È un punto che ha un rilievo politico che prescinde dal rilievo penale.

Questa teoria del familismo di solito è sostenuta da quei settori del potere italiano che prima gestivano le nomine con modalità non sempre trasparenti e con risultati non sempre esaltanti. Noi abbiamo rotto alcuni equilibri perché non abbiamo scelto quelli bravissimi a farsi mettere nei consigli di amministrazione ma, messi lì, non sapevano cosa fare. E questo ha prodotto una reazione.

A proposito di familismo, parliamo di banche.

Dico: viva la commissione! Non vedo l'ora di cominciare, non abbiamo nulla da nascondere, abbiamo molto da scoprire.

Suona come una minaccia. Partirete da Banca d'Italia, che Renzi accusa di non aver vigilato abbastanza?

Lo decideremo insieme da dove partire, ma non ci saranno tabù né perdite di tempo. Nelle sedi istituzionali si ricerca la verità e credo nessuno debba aver paura della verità.

Dopo la legge di stabilità la legislatura è finita?

Beh, politicamente direi di sì. Dispiace per chi ha provato a liquidare il Pd e invece se lo troverà in campagna elettorale battagliero come mai.

Da - http://www.huffingtonpost.it/2017/09/15/matteo-orfini-consip-e-il-nostro-watergate-ce-un-termine-tecnico-per-definire-cosa-e-accaduto-e-ver-sio-ne_a_23210609/?utm_hp_ref=it-homepage
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