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Autore Topic: LIMINA MUNDI - Editori si nasce o si diventa: intervista a GILBERTO GAVIOLI.  (Letto 387 volte)
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« il: Ottobre 18, 2016, 03:32:22 »

LIMINA MUNDI ~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI
Editori si nasce o si diventa: intervista a GILBERTO GAVIOLI


17 lunedì
Ott 2016

Posted by Loredana Semantica in Interviste, LETTERATURA E POESIA   
Editoria, Edizioni del foglio clandestino, Gilberto Gavioli, intervista, Loredana Semantica

In quest’era digitale e di connessione globale, caratterizzata da ipercomunicazione ed esplosione delle scritture di massa, la produzione propriamente letteraria ha subìto una crescita tanto vertiginosa da creare una situazione di saturazione permanente e di sovrapproduzione continua e percussiva del mercato in termini di offerta, più che di domanda.

Ci siamo chiesti allora se esistono dei criteri selettivi per distinguere la scrittura di qualità da sfoghi diaristico-confessionali o dalle velleità scrittorie di principianti ed ego ipertrofici. Certo non è facile individuare criteri oggettivi e indiscutibili perché gusto, soggettività e mercato sono elementi condizionanti.

Sul palcoscenico del mondo letterario tuttavia non operano solo gli scrittori, che con fantasioso parallelismo potremmo definire gli attori, ma anche gli editori che, insistendo nel paragone, ne sono i registi. Entrambi sono artefici della qualità della produzione letteraria corrente, i primi perché la creano, i secondi perché la selezionano e la diffondono.

Ecco perché, dopo gli scrittori, abbiamo pensato di rivolgere una serie di domande a coloro che, nel concreto determinano la “produzione” attuale del mercato, nella speranza che possano dare un contributo chiarificatore in termini di orientamento nella giungla iperscrittoria presente, per cercare di capire come viene gestita una casa editrice, conoscere le politiche editoriali e culturali correnti e i metodi di selezione del prodotto da pubblicare.

Oggi intervistiamo: Gilberto Gavioli (editore delle Edizioni del Foglio Clandestino)

Com’è cominciata la tua attività di editore?

Sono sostanzialmente un lettore curioso ed esigente, dal 1993 ho intrapreso la pubblicazione di una fanzine letteraria Il Foglio Clandestino, che ricerca da allora sentieri possibili e suggestioni in poesia e nella narrativa breve. L’intento è quello di condividere scoperte tra le pagine, con passione e senza confini (vedi anche la pagina Facebook dell’aperiodico letterario). È in preparazione il nuovo numero che sarà il numero 81 doppio, ad oggi sono stati pubblicati oltre 650 autori sul Foglio Clandestino. Da questa ricerca sono nate nel 2005 le Edizioni del Foglio Clandestino, che selezionano raccolte poetiche, anche in traduzione, raccolte di racconti e da poco si sono arricchite di 2 collane nuove che spaziano tra le immagini e le parole in parallelo e non con fini estetici, ma per accrescere l’efficacia espressiva dei progetti. Anche per le collane rimandiamo alle pagine del sito.

    Si diventa editori per vocazione, per scelta o per necessità?

Sicuramente per scelta, nella sua accezione legata all’eresia, all’ambito fortemente etico del mestiere. Ci sono parole che urgono per farsi libri, buoni libri si spera, si ha la fortuna o la capacità di avviare incontri che diventano presto pagine, prima lette e poi sfogliate, in stretta sintonia con gli autori.

    Come definiresti la tua linea editoriale?

Etica e selettiva direi. Ogni collana ha ormai una precisa identità e un carattere riconoscibile, forma una sorta di fisionomia, di profilo non solo editoriale.

    Attraverso quali canali ti giungono i manoscritti?

Principalmente via posta elettronica. In ogni caso noi pubblichiamo su invito, e quindi vengono richiesti dalla redazione i dattiloscritti agli autori che ci interessa leggere. Anche se rispondiamo a tutte le richieste, con una lettura preliminare dei testi ricevuti. Talvolta si riesce anche ad incontrare gli autori fisicamente e a parlare del loro lavoro di persona.

    In media ogni anno quanti inediti ti pervengono e quali sono i criteri di selezione delle opere inviate?

Abbiamo fama di severità e crediamo di avere ormai acquisito anche una serietà riconosciuta in ambito editoriale, quindi gli autori sono più cauti. In ogni caso credo si possa quantificare in un centinaio, oltre a quelli che provengono dai nostri autori, dagli autori che seguiamo e a cui proponiamo di poter leggere i loro inediti. La selezione avviene attraverso la lettura da parte della redazione e di collaboratori esterni scelti, secondo le linee guida che ormai caratterizzano il nostro catalogo.

    Quante entrano a far parte del catalogo e come nascono le collane di un catalogo?

Fino ad oggi abbiamo pubblicato in media 3 titoli all’anno. Le collane sono nate attorno ad una idea di ricerca, nei diversi ambiti di cui ci occupiamo ormai da più 10 anni.

    Quanto contano nel tuo lavoro i criteri letterari e quanto gli orientamenti del mercato?

Per gli argomenti di cui ci occupiamo il mercato ha ancora una parte minoritaria, ma non la ignoriamo. Credo che nella scelta di pubblicare un libro siano diverse le forze in gioco, il fiuto, la visione, la coerenza, la voglia di condividere le proprie letture e passioni con un prossimo che spesso non è così lontano da noi.

    Noti delle differenze rispetto a qualche anno fa nella qualità e nella quantità degli inediti che ti giungono?

Direi che le “spinte” e le esigenze che portano a compiere una raccolta di testi siano le stesse nel tempo, almeno in ambito poetico. Il sentimento e l’espressività personale sono ancora molto caratterizzanti in questo genere di scrittura. Del resto solo con una lettura profonda degli altri e una forte autocritica si può compiere un percorso poetico di spessore. Molto scarsa invece la quantità di raccolte di racconti che giungono alla redazione.

    Come si è evoluta l’editoria con la connettività e l’era digitale?

Sicuramente il mezzo elettronico ha accresciuto la diffusione libera di notizie e contributi e ha favorito l’opportunità di dialogo tra addetti ai lavori, lettori e autori. Un fattore positivo ancora non sfruttato a pieno, come l’ambito social del resto. Per contro la facilità di accostarsi agli editori, la velocità del mezzo, porta talvolta all’invio di opere imperfette o acerbe, ma si ritorna all’aspetto di autocritica e necessità della scrittura che non tutti hanno acquisito come essenziale.

    Quali opere hai apprezzato maggiormente tra quelle pubblicate negli ultimi mesi anche da altri editori?

Molta della nostra attività è volta alla lettura degli inediti, alla gestione delle diverse attività della casa editrice. La lettura passa spesso in secondo piano, attualmente preferisco leggere qualche buon libro datato. L’editoria ha perso da tempo la vocazione alla ricerca di tesori, guidata da altre logiche, meno nobili, credo. Anche se ci sono felici eccezioni, anche recenti. Mi piacciono editori come Luca Sossella, Arcipelago, Via del Vento, Ponte del Sale, Crocetti, Raffaelli, L’Arcolaio, Aragno, Amos…

    Ti ricordi il primo libro che hai pubblicato? Esiste un libro che hai voluto fortemente pubblicare e uno su cui eri scettico ma che poi si è rivelato un grande successo?

Sì certo, considero il primo libro la traduzione di un testo poetico di Petr Halmay, che mi era stata proposta da Antonio Parente, L’impronta del tempo. Credo che siano fortemente voluti tutti i libri che proponiamo al pubblico. I nostri successi sono misurati, come la nostra dimensione. Il gradimento dei lettori ha premiato ad oggi, sia l’antologia Poeti e aforisti in Finlandia, che incuriosisce sempre, sia la raccolta poetica Prove di nuoto nella birra scura, di un autore ancora giovane Dario Bertini, entrambi alla terza edizione. Nelle nuove collane hanno riscosso vivace consenso anche Doppia esposizione. Berlin 1985-2015 ricco volume narrativo e fotografico di Natascia Ancarani e il taccuino On s’est reconnus, Paris di Nerina Garofalo con le immagini di Giuseppe Varchetta, con cui stiamo lavorando ad un altro progetto molto ambizioso.

    Un editore oggi scommette ancora sulle qualità di un perfetto sconosciuto decidendo di pubblicarne l’opera, fungendo così da talent scout oppure è solo un’idea di editoria romantica e superata?

Tutti gli autori sono sconosciuti, prima… Penso che sia l’unico senso del fare editoria leggere e scoprire autori e opere, altrimenti si svolge un altro lavoro. Chiaramente ci sono le esigenze imprenditoriali, spesso viziate, ma per un microeditore, oltre alla sopravvivenza del suo progetto, l’interesse maggiore è certo quello di esplorare e trovare, di costruire un dialogo, un confronto costante con la parola e con chi la crea. Un lavoro che diventa una sorta di respiro supplementare, ulteriore e più ampio, almeno questo è l’intento.

    Perché un autore sconosciuto o poco noto, spesso é costretto a ricorrere all’editoria a pagamento o ad acquistare un numero significativo di copie del suo libro?

Principalmente per egocentrismo, temo, per una scarsa propensione al confronto, alla critica, utilissima per definire un’opera davvero significativa. Nessuno lo obbliga a pubblicare, può benissimo stampare un volume di pregio in una tipografia; avere un marchio (pagando) che non svolge alcun ruolo attivo per la promozione del libro non serve, è anzi deleterio, non solo economicamente. Non credo siano editori quelli che chiedono soldi per pubblicare, sono altro, non compiono scelte e i loro prodotti e cataloghi si commentano da soli. Idem per quelli che vendono le copie agli autori, con varie motivazioni. Ma la rete offre l’opportunità di valutare quanto offre il mercato editoriale, molti autori si calano ad occhi chiusi in questi aspetti meschini… Saperne di più è semplice.

    Cosa pensi del self-publishing?

Mi pare una sorta di autoerotismo… Senza un confronto critico è difficile produrre un buon libro, a meno di essere un fenomeno letterario, ma pochi ne nascono.

    Perché la promozione e la distribuzione raramente risultano essere intense e capillari?

Per la promozione forse qualcosa sta cambiando, potrebbe diventare un canale di informazione meno legato agli interessi dei distributori, ma ci vorrà tempo. La distribuzione assorbe enormi risorse, ma investe sul già noto, sul successo garantito, chiaramente. Non nasce per aumentare i lettori ma per vendere rapidamente senza investire su quanto potenzialmente potrebbe interessare il pubblico, i nuovi lettori. Non è il suo ruolo far ricerca, anche se alcuni distributori indipendenti stanno provando a far crescere questo aspetto, collaborando maggiormente con editori e librai indipendenti. Non è semplice contrastare un semi monopolio…

    Gli scrittori della grande distribuzione hanno davvero grandi qualità o il loro successo è costruito a tavolino? Gli stessi romanzi di successo sembrano elaborati per farne dei best sellers intercettando i gusti e le propensioni di lettura del grande pubblico. Best sellers infatti non significa grande letteratura. Ma poi esiste ancora la grande letteratura?

Io credo esista solo la letteratura, come esiste la poesia, senza aggettivi. Questi aspetti di mercato del libro sono poco interessanti per noi, ma i risultati delle vendite e dei lettori in Italia sono facilmente valutabili da tutti. Occorre davvero investire perché la lettura torni ad essere centrale nello sviluppo culturale del Paese, occorrono progetti mirati in cui tutti i protagonisti del settore possano essere coinvolti.

    Quando va bene quante copie vende un libro di poesia? E un libro sulla poesia?

Penso che i saggi siano più diffusi e studiati dei testi poetici in sé, ma non saprei quantificare il numero di copie. Il problema dei libri di poesia pubblicati è soprattutto dovuto al fatto che non vendono immediatamente, ma percorrono una strada lenta per avvicinarsi ai lettori, ma senza dubbio arrivano anche alle 500/700 copie vendute, parlo di libri ed editori seri, chiaramente. I testi poetici devono anche superare la diffidenza di molti librai, che non credono nella poesia, anche perché non è sempre facile consigliarne la lettura o entrare nei diversi modi della scrittura poetica.

    Come si può orientare il lettore che cerchi la qualità nel mare magnum delle pubblicazioni attuali?

Ritengo che il ruolo dei blog, dei social e l’effetto del passaparola tra i lettori sia molto efficace per scoprire i nuovi libri, la rete in generale offre diversi modi per conoscere meglio un libro, al di là degli aspetti più legati al marketing e alla pubblicità diffusa. I lettori devono essere accorti e curiosi, affidarsi alle librerie indipendenti, agli editori che selezionano accuratamente i testi. Anche scovare e leggere buoni libri è un impegno in fondo, se non si legge solo per trascorrere ore piacevoli, cosa non trascurabile in ogni caso, in questo nostro tempo complicato.

    Parlando di traduzioni, quali caratteristiche deve avere secondo te una buona traduzione?

Anche per questo aspetto non ci sono ricette. La vecchia questione della fedeltà al testo originale pare essere stata ormai accantonata, le scelte dei traduttori sono spesso originali e personali, ma il loro lavoro è superbamente affascinante. Consente a noi lettori di avvicinarci alle lingue del mondo, ci semplificano la torre di Babele, la rendono meno minacciosa. Un lavoro ancora poco considerato almeno in Italia e che invece ha permesso a molti autori stranieri di essere amati da un pubblico più vasto. Infatti da sempre le nostre edizioni propongono i testi poetici, anche per il nostro aperiodico, con il testo originale che affianca la traduzione. Crediamo, specie in poesia, che la traduzione migliore sia una riscrittura del testo che rispetta il tono, la voce del poeta tradotto, ricreandone le atmosfere e adattandole alla nuova lingua, al sentire del lettore italiano, quindi un lavoro assai impegnativo ma suggestivo.

    In definitiva editori si nasce o si diventa?

Sicuramente si diventa editori, dopo aver sognato di esserlo. Il mio percorso parte e ritorna ai libri, alla parola precisa e preziosa, alla passione per gli editori che meglio hanno saputo dare forma alla parola in carta e inchiostro, penso innanzitutto a Scheiwiller per la poesia, a Iperborea per l’originalità dell’impianto generale, a collane editoriali e case editrici scomparse o trasformate, come la collana praghese di E/O, i Corvi dall’Oglio; i libri di Fussi, della vecchia Guanda… . Il fascino immutabile che emana da certi libri, che ingialliscono senza che i loro testi perdano in emozione o forza. Credo fermamente che siano i libri a incontrarci, a dettarci un cammino che ci rende quel che siamo. E gli editori hanno questa gioia maggiore di poter immaginare un libro ancora non esiste e che poi possono veder nascere, sfogliare e raccontare ad altri.

    Editori si nasce o si diventa: intervista a GILBERTO GAVIOLI 17 ottobre 2016
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« Ultima modifica: Ottobre 22, 2016, 11:35:14 da Arlecchino » Loggato
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