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Autore Topic: Giachetti: “I compagni senza vergogna dissero no loro al Mattarellum”  (Letto 489 volte)
Arlecchino
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« il: Ottobre 14, 2016, 11:26:27 »

Giachetti: “I compagni senza vergogna dissero no loro al Mattarellum”
Il deputato Pd ed ex candidato a Roma: premio alla coalizione unica modifica possibile

12/09/2016
Carlo Bertini
Roma

Roberto Giachetti, con lo sciopero della fame lei ha rischiato la pelle per cambiare il Porcellum: fa bene Renzi a immolare ora l’Italicum sull’altare del referendum? 

«Premessa: la storia ci insegna che modificare la legge elettorale è un’impresa titanica. Anche quando c’era Monti e stavamo in maggioranza con Berlusconi si cincischiò per sei mesi e poi si bloccò tutto, perchè ciascuno la voleva a suo modo. Quando c’era l’Ulivo non la cambiammo perchè eravamo ricattati da Rifondazione. Insomma, chi la fa semplice non dice che avere una legge elettorale è stato anche frutto di una sentenza della Consulta e quindi ha in animo di smontare l’Italicum al buio. Ma il tema è un altro».

 Quale? 
«Con chi si fa la nuova legge, con quale maggioranza? Ricominciare dal Mattarellum significa non fare nulla. Non c’è neanche la maggioranza nel Pd. A Berlusconi se gli si parla di Mattarellum gli vengono i brividi. La minoranza Pd vuole tornarci su senza vergogna: sono gli stessi che quando si poteva fare con il governo Letta, azzopparono la mia mozione obbligando i 70 che la firmarono ad abiurare in aula. Lì se il Pd avesse votato a favore con i 5 Stelle, avrebbe approvato il Mattarellum. Ma ora i Cinque Stelle vogliono un proporzionale».

 Come potrebbe cambiarlo Renzi l’Italicum? 
«In realtà ho la sensazione che vi sia una grande maggioranza per smontarlo, ma ognuno va per conto suo su cosa fare dopo. Qualcuno dice cambiamolo prima della Consulta: ma mi sembra demenziale. Evidente che se si cambia, prima bisogna vedere cosa dice la Corte e quindi la disponibilità a cambiare va bene ma si può fare dopo la pronuncia di merito. Detto ciò, quello che vedo poter essere un tratto comune negli interessi della maggioranza, è solo la modifica che conceda il premio alla coalizione e non alla lista. Tutti, sinistra, destra e minoranza Pd, ad eccezione dei 5 Stelle, potrebbero essere d’accordo».

 E levare il ballottaggio, come chiede anche Napolitano? 
«Non tutti sono d’accordo, a prescindere dal Pd. Ma stava nei programmi del Pds, dell’Ulivo e del centrosinistra. Mi sembra difficile che una parte del Pd rinneghi quella storia. Se togli i ballottaggi togli la garanzia che ci sia qualcuno che vince e governa. E quindi sarebbe un ritorno alla prima Repubblica e ai ricatti dei piccoli partiti dell’era Prodi. Il ballottaggio è la garanzia di una maggioranza non abnorme come quella del Porcellum, ma che ti consente di governare. C’è poi un aspetto politico: se oltre alla norma delle coalizioni, si toglie pure il ballottaggio, sarebbero entrambe misure contro i grillini».

 Ma per voi puristi del Pd sarebbe uno smacco: ritorno ai ricatti dei piccoli partiti... 
«La mia personale opinione è che sarebbe certo un passo indietro, per venire incontro alla protesta di chi non è contento di ciò che ha vissuto al tempo dell’Ulivo e vuole ricreare quelle condizioni. Certo, dopo il voto sei costretto a dover trattare con i partiti del due per cento. se qualcuno lo ritiene un fatto democratico, ne prendo atto. La mia è una previsione che l’unica cosa possibile al momento è quella perchè potrebbe esserci una maggioranza più ampia. Ma si aprirebbe un salto nel buio».

 Perché? 
«Se ripartono le modifiche, chi come me è contrario alle preferenze, la battaglia in parlamento con emendamenti contro la farà perché sono la degenerazione della politica. Le subii perchè erano figlie di un compromesso con la minoranza Pd, gli stessi che facevano i manifesti contro le preferenze anni fa e ora pensano siano la rivincita democratica contro l’uomo solo al comando». 
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Da - http://www.lastampa.it/2016/09/12/italia/cronache/giachetti-i-compagni-senza-vergogna-dissero-no-loro-al-mattarellum-R7iXgqPmOm6k5nTbU5MVZP/pagina.html
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« Risposta #1 il: Febbraio 01, 2017, 08:36:47 »

Roberto Giachetti
Intervista al Quotidiano Nazionale sul futuro del Partito Democratico
Roma, 31-01-2017
Fonte: QN - Quotidiano Nazionale

«La sinistra ha un solo nemico: Renzi. La scissione? Problema loro»

Ci sarà la scissione nel Pd? Roberto Giachetti, vicepresidente dem della Camera, da sempre in prima linea con Matteo Renzi, non accetta la domanda. «Noi non cacciamo nessuno. Non è un problema nostro, ma della minoranza che, per etica e moralità politica, dovrebbe spiegare le ragioni per cui sta nel Pd».

Non l' ha presa bene... «Non fanno altro che bombardare Renzi e il partito. Non ricordo, invece, una recente dichiarazione contro Grillo, Berlusconi o Salvini. Il nemico è sempre lo stesso: Renzi».

Non è che avete paura di questo cannoneggiamento continuo, da Massimo D' Alema a Michele Emiliano? «Nessuna paura, ma fanno male. Al partito».

Dovrebbero andarsene? «Le ho già risposto. Ma certo stare dentro al partito vuol dire accettare le regole comuni, non fare come ti pare minacciando scissioni. Pensano di essere la minoranza illuminata. E pretendono di comandare. Se poi Renzi e la maggioranza decidono diversamente, gridano alla deriva autoritaria».

D' Alema ha detto di «essere pronto a ogni evenienza». «Quale credibilità può avere chi ha detto: 'Sia che vinca il Sì o il No, tornerò a presiedere la Fondazione culturale dei Socialisti europei a Bruxelles e quindi non mi occuperò più della politica italiana'? Era il 12 novembre 2016. Dopo poche settimane ha convocato i comitati del No per organizzare la scissione. C' è altro da dire?».

D' Alema dice che un partito di sinistra varrebbe il 10%. «Beh, un grande traguardo politico! Sostanzialmente distruggere tutto per tornare in Parlamento. Ma chi segue D' Alema? Forse nemmeno tutta la minoranza dem».

Nessun giovane Prodi all' orizzonte? «Emiliano come un novello Prodi? Non mi pare giovane...».

Il governatore pugliese guida la rivolta della minoranza Pd chiedendo il congresso anticipato. «Ennesima contraddizione. Renzi, sconfitto al referendum, aveva adombrato la possibilità di anticipare il congresso, e la minoranza tuonò contro la resa dei conti. Matteo cambiò idea. E ora? Quelli che protestavano sulle assise anticipate, oggi chiedono il congresso subito».

Anche sul Mattarellum accusò violentemente Roberto Speranza d' incoerenza. «Alla mozione pro Mattarellum votarono No. Oggi si svegliano e dicono quanto è bello il Mattarellum. Anche sui capilista bloccati gridano allo scandalo. Tra coloro c' è anche qualcuno nominato da Bersani mentre molti di noi facevano le parlamentarie». Anche sulle urne subito la minoranza è contraria. «Sono per il Mattarellum, ma se non si riesce a cambiare in fretta la legge elettorale, meglio andare rapidi al voto. Ma decide il capo dello Stato».

Se lo scontro ha raggiunto questi livelli qualche colpa ce l' avrà pure Renzi, no? «Alcune riforme, come quella sulla Scuola, ma anche il Jobs Act, soprattutto sui voucher, andavano migliorate. Ma tra qui e pensare di comandare pur essendo minoranza ne passa».

Non è che il Pd è un progetto fallimentare? «Forse è un progetto ancora da completare, visto che non è riuscito ad allargarsi rimanendo troppo legato alle anime popolare e diessina. Renzi ha perso il referendum, ma, guardando il risultato delle Europee e i voti del Sì, ha portato il Pd ad ambire al 40%».

Non crede di esagerare nell' ottimismo? «Non saremo al 40%, ma al 30-33%, lo dicono i sondaggi. Difficile prendere lezioni da chi doveva far vincere il Pd e, invece, si è fermato al 25%. Bersani sia più umile».

Guardando la Francia e la Gran Bretagna, però, i socialisti stanno virando sempre più a sinistra. «E infatti in Francia rischiano di non arrivare neanche al ballottaggio».

Non è che Renzi, alla fine, farà come Macron e si farà il suo movimento o partito? «Renzi non ha voluto sfruttare la sua popolarità per fondare un partito. Il Pd non è il PdR, il partito di Renzi, ma un partito guidato da chi ha stravinto le primarie».

Da - http://www.robertogiachetti.it/index.php?pagina=articolo&idarticolo=1321
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