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Autore Topic: BpViCENZA, i compensi dei vertici nell'anno 2015  (Letto 553 volte)
Arlecchino
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« il: Marzo 28, 2016, 07:35:12 »

BpVi, i compensi dei vertici nell'anno 2015

Non conoscono crisi i compensi incassati dal vertice della Popolare di Vicenza nel 2015, esercizio chiuso con una perdita di 1,4 miliardi e che ha visto il crollo del valore delle azioni di circa 119 mila soci. L’amministratore delegato, Francesco Iorio, in carica dallo scorso 1 giugno, ha ricevuto 2,678 milioni di euro, di cui 1,8 milioni come bonus d’ingresso una tantum. Il vice direttore generale, Jacopo De Francisco, in carica dal 22 giugno 2015, ha percepito 1,02 milioni di euro, di cui 700 mila come bonus d’ingresso una tantum. L’ex presidente Gianni Zonin ha incassato 1,01 milioni. Complessivamente - emerge dalla relazione sulla remunerazione - la banca ha pagato 2,675 milioni di euro di bonus d’ingresso una tantum a sei dirigenti, inclusi Iorio e De Francisco, e 5,2 milioni di euro di buonuscita a cinque ex dirigenti. La più consistente, pari a 4 milioni di euro, è stata riconosciuta all’ex amministratore delegato, Samuele Sorato, che ne ha incassati già due e incasserà gli altri due con differimento triennale. Per l’ex a.d, indagato con Zonin per ostacolo all’attività di vigilanza e aggiotaggio, il compenso complessivo del 2015 (si è dimesso il 12 maggio) è stato di 4,6 milioni. La banca «si è riservata di agire per il recupero» di 4,81 milioni di buonuscite, corrisposte oltre che a Sorato anche agli ex vice direttori generali Emanuele Giustini e Andrea Piazzetta, anche loro sotto indagine. Tra gli emolumenti spiccano quelli dello storico, vicepresidente e braccio destro di Zonin, Marino Breganze (404 mila euro), e dell’ex ragioniere generale dello Stato, Andrea Monorchio (294 mila). Il presidente del collegio sindacale, Giovanni Zamberlan, da moltissimi anni alla guida dell’organo di controllo della banca, ha percepito 180 mila euro. Il nuovo presidente, Stefano Dolcetta, per il periodo che va dal 23 novembre a fine 2015, ha ricevuto poco meno di 120 mila euro.

Da - http://www.ilgiornaledivicenza.it/home/economia/bpvi-i-compensi-dei-vertici-nell-anno-2015-1.4744719
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« Risposta #1 il: Giugno 03, 2016, 12:26:30 »

Il Cda azzera le azioni: valgono tra 10 e 50 cents.
Bruciati 5 miliardi dei soci di Veneto Banca
Vip, imprenditori e società: la mappa del capitale sparito comune per comune

 
ANSA

31/05/2016
Gianluca Paolucci, Raphaël Zanotti

Avevano in mano cinque miliardi di euro e adesso si trovano con poco più di niente. Sono gli 87.502 soci di Veneto Banca. Ieri sera il Cda che ha fissato la forchetta di prezzo in vista della quotazione: tra 10 e 50 centesimi. I soci hanno così visto le proprie azioni pagate fino a 40,75 euro precipitare a un valore di pochi centesimi. Un disastro finanziario molto democratico: ha coinvolto grandi e piccoli imprenditori, giovani pensionati, politici ed enti caritatevoli, piccole imprese artigiane e grandi banche americane. Per l’88% si tratta persone fisiche con un’età media di 60 anni. Il resto sono aziende. Risparmi di una vita di lavoro o patrimoni familiari, poco cambia: quei soldi non ci sono più. 
 
L’epicentro è ovviamente in Veneto: 2,8 miliardi di ricchezza svanita. Ma guardando la mappa* si può vedere che la ricchezza svanita colpisce tutta Italia. Dai 575 milioni del Piemonte ai poco più di 200mila euro della Valle d’Aosta. Merito di una campagna di acquisizioni che per quasi venti anni, sotto la guida dell’ex padre-padrone Vincenzo Consoli, ha trasformato la piccola popolare di Asolo e Montebelluna nella decima banca italiana. E da ieri, ufficialmente, nell’ennesimo caso di fiducia tradita tra italiani e banche.
 
 
Mettendo insieme Veneto Banca con quanto accaduto alla «vicina» Banca Popolare di Vicenza il quadro è ancora più sconvolgente: almeno 210 soci coinvolti e circa 11 miliardi di euro di ricchezza scomparsa. Due casi vicini e non solo geograficamente. Due banche popolari non quotate, che per anni hanno gonfiato a tavolino il valore delle proprie azioni, vendute allo sportello come prodotti «sicuri» e al riparo delle tempeste della finanza globale. Com’è stato possibile tutto questo e a pochi chilometri di distanza l’uno dall’altro prova a spiegarlo il sociologo Daniele Marini. «Erano le ultime banche di territorio, il controllo era rimasto in mani locali malgrado la crescita dimensionale. I veneti si considerano diversi, adesso abbiamo scoperto che questa diversità non c’era». Marini, che insegna all’Università di Padova e nelle sue ricerche si è concentrato proprio sul «modello Nord Est», sottolinea anche un altro aspetto: «Questa volta non si possono addossare le colpe alla politica, ma va messa in discussione la classe dirigente locale in senso lato». E in effetti nei consigli d’amministrazione c’erano industriali e associazioni di categoria, notabili locali e professori. 
 
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E, molto democraticamente, a rimanerci incastrati sono stati tutti. Renè Caovilla, lo stilista che con le sue scarpe fa sognare le donne di tutto il mondo, ha perso 7,5 milioni. Senza contare quelli dei familiari e i 18 persi con la Popolare di Vicenza. Due storie che continuano a incrociarsi. La Società italiana accumulatori di Avezzano, provincia de L’Aquila, oltre 2 milioni di euro investiti in azioni Veneto Banca, fa parte del gruppo Fiamm, guidato da Stefano Dolcetta che è anche presidente della Popolare di Vicenza. Poi c’è la famiglia Beretta, quella dei salumi. O la Argo finanziaria, cassaforte del gruppo Gavio, un colosso tra autostrade, grandi lavori e logistica. Hanno azioni che al prezzo massimo valevano quasi 25 milioni di euro. 
 
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Ci sono anche i vip. Come Silvio Berlusconi, 29.700 azioni che valevano oltre 1,1 milioni di euro e adesso non valgono più niente. O Bruno Vespa che ha perso anche lui circa un milione contando anche le azioni dei suoi due figli. Il suo caso è un po’ diverso. Legato all’ex ad Consoli (le rispettive mogli socie in una masseria in Puglia) nel 2013 riesce a vendere la parte più consistente delle sue azioni e incassa otto milioni di euro. Storia nota. All’altro socio della masseria pugliese, il dentista padovano Paolo Rossi Chauvenet, è andata peggio. Tra lui e familiari hanno visto sparire circa 2,5 milioni. 
 
Accanto a loro, fanno meno rumore ma molti danni le poche migliaia di euro di un piccolo supermercato in provincia di Perugia, i 200 mila euro di un’azienda agricola nell’Alessandrino. O ancora i 12 milioni di una famiglia d’imprenditori di San Nicola La Strada, provincia di Caserta. Ancora Marini: «Le ricadute di questa storia si faranno sentire ancora a lungo non sui grandi, ma su piccoli imprenditori, artigiani, famiglie che avevano investito i risparmi». E si faranno sentire soprattutto in Veneto, dove le due crisi bancarie hanno il proprio epicentro. La provincia di Treviso ha visto sparire 1,6 miliardi di euro. In classifica è seguita da Vicenza con oltre 500 milioni. Il comune più colpito da questo terremoto è invece Montebelluna, dove la banca ha la sua sede: 31 mila abitanti e 334,5 milioni di euro che non ci sono più. Fanno 10.800 euro a testa. Risparmi rasi al suolo e fiducia da ricostruire. 
 
* Nota metodologica 
La mappa è stata creata utilizzando l’elenco degli 87.502 azionisti di Veneto Banca con il numero di azioni di ciascun socio. Per ricavare la ricchezza perduta è stato calcolato il valore massimo raggiunto dalle azioni (40,75 euro) ed è stato sottratto il valore odierno delle azioni (10 centesimi). 
 
 
Alcuni diritti riservati.

Da - http://www.lastampa.it/2016/05/31/economia/il-cda-azzera-le-azioni-cos-sono-stati-bruciati-cinque-miliardi-dei-soci-di-veneto-banca-TOvidU8D6Jz1dgNon8YrfI/pagina.html
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