LA-U dell'ulivo
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Autore Topic: Matteo ORFINI.  (Letto 1174 volte)
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« il: Giugno 06, 2015, 05:39:50 »

Mafia Capitale, Matteo Orfini: "Voglio capire come i servizi segreti non si siano accorti cosa stesse facendo Carminati"

Redazione, L'Huffington Post
Pubblicato: 04/06/2015 17:35 CEST Aggiornato: 2 ore fa

"È Curioso che una persona come Carminati abbia potuto costruire un sistema criminale di tale entità. Nei prossimi giorni chiederò al Copasir di occuparsi di questa vicenda per capire come i servizi segreti non si siano accorti di cosa stesse facendo una persona a loro evidentemente nota".

Lo ha detto il presidente nazionale e commissario del pd di Roma, Matteo Orfini, durante la sua conferenza stampa convocata al nazareno su mafia capitale.

La Procura ha sempre avuto - ha specificato il presidente dem - il pd al suo fianco e ha trovato in noi una sponda. Va ricostruita la vicenda". "Le amministrazioni - ha aggiunto Orfini - di Marino e Zingaretti sono state un baluardo della legalità, e quanto sta è anche dovuto alle loro denunce e delle azioni che loro hanno messo in campo".

Da - http://www.huffingtonpost.it/2015/06/04/matteo-orfini-mafia-capitale_n_7510748.html?1433432162&utm_hp_ref=italy
« Ultima modifica: Dicembre 17, 2016, 02:35:49 da Arlecchino » Loggato
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« Risposta #1 il: Giugno 25, 2015, 07:38:58 »

Orfini: "Su Marino decidono i romani, non io o Renzi".
Grillo scatenato: "Vada via o città sommersa da topi e clandestini"
Durante la presentazione della Festa dell'Unità 2015, il commissario del Pd Roma frena sugli attacchi al primo cittadino da parte del premier: "Ignazio ha vissuto quelle parole come uno stimolo a fare di più".
Presto la mappatura dei circoli fatta da Fabrizio Barca: "Via i rami secchi".
Ma il leader M5s attacca

17 giugno 2015
   
"Il Partito democratico non ha assolutamente mollato Marino, è il sindaco che ha vinto le primarie e le elezioni e ha il dovere di governare questa città". Matteo Orfini, commissario del Pd Roma e presidente del Partito democratico, torna sulle parole di Renzi di ieri rivolte al sindaco della capitale ("Se torna 'Renzi 1', fossi in Marino non starei tranquillo" aggiungendo poi: "Ignazio è una persona perbene. Chi ruba è un ladro, chi non ruba è onesto ma chi è onesto deve essere anche capace". Durante la presentazione della Festa dell'Unità 2015 della Capitale in conferenza stampa al Nazareno, Orfini ha spiegato: "Marino non resta o va via dal suo posto perché lo decide Orfini o Renzi, la sua fonte di legittimazione sono i cittadini che lo hanno votato ed eletto". Mentre Grillo, con un tweet, va all'attacco: "Elezioni per Roma il prima possibile. Prima che la città venga sommersa da topi, dalla spazzatura e dai clandestini #marinodimettiti"

Poi tornando alle parole del premier ha osservato: "Renzi ha detto: Marino, dicci se te la senti. Credo che questa sfida vada accolta, è nostro dovere accogliere la sfida e dimostrare di fare un salto di qualità. Marino ha vissuto le parole di Renzi come stimolo a fare meglio, in positivo", ha spiegato il presidente del Pd e commissario romano del partito spiegando ancora: "Governare una città come Roma con un partito che non sempre ti dà una mano è difficile. Noi abbiamo commissariato il partito da poco, aver ripristinato un rapporto leale e positivo di proposta e suggerimenti con l'amministrazione ha consentito di fare passi in avanti". Orfini ha chiarito che "le parole di Renzi a Porta a Porta disegnano un campo in cui Roma deve accettare la sfida che Renzi lancia. E le dimissioni di Marino sono una richiesta irricevibile - ha continuato Orfini - Abbiamo reagito con durezza a questa campagna e ora siamo consapevoli della necessità che nella capitale si deve fare un salto di qualità dell'azione amministrativa. E' chiaro a tutti quali sono i problemi della città, quando si chiuderà la vicenda" di Mafia Capitale "con la relazione del prefetto dovremmo fare una riflessione su come rilanciare l'azione amministrativa".

Nessun dubbio, quindi, per Orfini: "Ignazio Marino sarà sicuramente ancora sindaco di Roma" il 21 giugno, quando è previsto il suo intervento alla Festa dell'Unità. "Quando si ritornerà alla normalità, dopo la relazione di Gabrielli che dirà che non c'è bisogno dello scioglimento del Comune, noi siamo consapevoli che c'è la necessità di un salto di qualità dell'azione amministrativa. È chiaro che tutti i problemi della città non sono risolti - ha aggiunto - Nessuno di noi romani sarà tranquillo finché non saranno risolti".

Il 19 giugno sera ci sarà alla Festa dell'Unità l'intervista di Fabrizio Barca durante la quale presenterà la mappatura dei circoli. "Sarà il momento in cui ci dirà quanti circoli buoni e quanti cattivi ha trovato. Dal giorno dopo io prenderò delle decisioni importanti, recidendo i rami secchi, che sicuramente ci saranno nel Pd Roma e irrorando i rami buoni", ha proseguito il presidente del Pd e commissario Pd Roma. "Il lavoro fatto in questi mesi sta già dando i suoi frutti, i circoli stanno reagendo nel miglior modo possibile. Dall'inchiesta su Mafia Capitale emerge una politica che lucrava sulle sofferenze. Oggi il Pd apre i suoi circoli per una battaglia di solidarietà e per aiutare a gestire l'emergenza profughi. Ci sono 37 circoli che collaborano con l'amministrazione, li voglio ringraziare" ha aggiunto Orfini.

Beppe Grillo invoca le lezioni e sul suo blog ha scritto: "Roma è governata da uno zombie: "Ignaro" Marino è un morto che cammina. La capitale deve essere liberata tramite il voto popolare come accaduto a Gela, Augusta, Porto Torres, Venaria e Quarto domenica scorsa. Non si può aspettare il 2016, bisogna andare a elezioni il prima possibile".

Intanto, il Consiglio regionale del Lazio ha respinto la mozione di sfiducia nei confronti del governatore Nicola Zingaretti con 30 voti a sfavore, e 18 a favore. In Aula erano presenti 48 consiglieri su 51. Al momento del voto non erano in Aula i consiglieri Adriano Palozzi (FI) e Olimpia Tarzia (Lista Storace). Mancante anche il voto del consigliere Luca Gramazio (FI), arrestato nell'ambito dell'inchiesta Mafia Capitale e non ancora sostituito. La mozione era stata presentata dalle opposizioni di centrodestra dopo la relazione della scorsa seduta su Mafia Capitale dello stesso presidente della giunta.

© Riproduzione riservata
17 giugno 2015

Da - http://roma.repubblica.it/cronaca/2015/06/17/news/mafia_capitale_orfini_il_pd_non_ha_mollato_marino_-117064764/?ref=HREC1-4
« Ultima modifica: Agosto 13, 2015, 11:54:18 da Admin » Loggato
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« Risposta #2 il: Agosto 13, 2015, 11:53:24 »

Orfini appello a Renzi: "Matteo, fai qualcosa più di sinistra".
Frecciata alla minoranza: "Usano toni alla Grillo: riflettano"

Andrea Carugati, l'Huffingtonpost
Pubblicato: 09/08/2015 19:49 CEST Aggiornato: 3 ore fa

Matteo Orfini sposa la strigliata di Sergio Staino contro la minoranza dem: “Coglie un punto vero, spesso usano contro Renzi toni peggiori di Grillo, forse è ora che inizino a riflettere”.
Poi stronca l’ipotesi di riesumare una forza come i Ds: “”Li abbiamo chiusi perché quel partito non era in grado di parlare all’Italia di 10 anni fa, figuriamoci a quella di oggi…”.

Ma in questa intervista ad Huffpost, il presidente Pd lancia anche un messaggio al premier Renzi, con una premessa: “Chi lo vive come un usurpatore commette un grave errore, perché l’impianto politico e culturale di Matteo è perfettamente dentro la storia della sinistra italiana degli ultimi 20 anni. Ha vinto perché ha convinto i nostri iscritti ed elettori, è la negazione di questo assunto che porta la minoranza a fare battaglie incomprensibili”. E tuttavia, accanto a una difesa del premier che riguarda in primo luogo il rapporto dialettico con Bruxelles, Orfini chiede al premier-segretario di fare qualcosa più di sinistra: “La legge di Stabilità può e deve essere un’occasione per dare un cuore sociale a questa esperienza di governo. Penso a una misura universale contro la povertà, che è cosa diversa dal reddito di cittadinanza di Grillo. Penso ad un vero piano di investimenti per creare nuovi posti di lavoro, perché è evidente che il Jobs Act non basta, serve a trasformare i precari in tempi indeterminati, ma da solo non crea nuova occupazione…”.

Orfini ne ha anche per l’alleato di governo Maurizio Lupi: “L’articolo 5 della legge che porta il suo nome prevede di staccare l’acqua a chi occupa abusivamente le case, trovo che sia una misura disumana, che tra l’altro ha portato a indagare il sindaco di Bologna Merola per aver disobbedito. E’ incredibile che l’abbia partorita un ministro cattolico, ma sono certo che un altro cattolico come Delrio provvederà rapidamente ad eliminarla”.

Casa, lavoro, reddito di povertà. E’ questa dunque la sua ricetta per aprire anche alle ragioni della minoranza Pd?
Il problema, per Renzi e per il Pd, in questa fase non è fare una discussione autoreferenziale dentro il gruppo dirigente, ma parlare al Paese. Una misura contro la povertà parla a quella parte di elettori delle fasce sociali più deboli che non vota più perché vede negati i diritti alla casa, al lavoro, al reddito. Sono d’accordo con l’idea di ridurre le tasse lanciata da Renzi a Milano. Ma solo se fa queste cose il governo recupera la sua anima sociale, di sinistra. E toglie anche spazio a chi, dentro il Pd, cerca argomenti per una battaglia strumentale contro il segretario e lo stesso governo.

Lei pensa che il Pd sia davvero arrivato a una fase cruciale della sua breve esistenza?

Sì, lo penso. Ma questo deriva dalla fase cruciale che sta vivendo il Paese. Il Pd è nato per cambiare l’Italia, dopo che la sinistra ha governato negli anni Novanta senza centrare questo obiettivo. L’idea che gli ostacoli a questo cammino vengano non dalle opposizioni ma da dentro il Pd a me pare incredibile. Lo dico ai compagni della minoranza: stanno esagerando, e questa degenerazione della discussione interna si scarica tutta sull’Italia. Se il Pd fallisce la prova di governo fallisce anche il Paese.

Sta dicendo che la minoranza Pd non vuole realmente cambiare il Paese?
Ormai nella discussione interna al partito il merito c’entra poco. Abbiamo vissuto una dialettica vera su temi importanti come il Jobs Act, la Costituzione, la legge elettorale. C’è stata un discussione vera negli organismi dirigenti, molto più che nel recente passato quando alla guida c’erano Bersani o Epifani. Ma al fondo, per molti della minoranza, resta l’idea che Renzi sia un usurpatore. E questo assunto li porta a scelte incomprensibili.

Non sarà che la leadership muscolare di Renzi ostacola il dialogo?
Guardi, io faccio parte di quel gruppo dirigente che ha perso il congresso e non ha mai votato Renzi. Ma il revanchismo non mi appartiene. Dopo la fine del congresso ho lavorato per unire il Pd, e il segretario in questo anno e mezzo è stato disponibile a discutere su tutto: sono state riscritte riforme come l’Italicum, la scuola, il Jobs Act. In passato le cose non andavano così.

Vuol dire che Bersani era meno dialogante?
Dico che i nostri sì alla legge Fornero e al pareggio di bilancio in Costituzione sono stati discussi nei nostri organismi dirigenti assai meno del Jobs Act o dell’Italicum. E questo vale per il sì al governo delle larghe intese, quando Speranza era capogruppo ed Epifani segretario. Più che discussioni, c’erano i caminetti tra correnti convocati al mattino nell’ufficio di Rosy Bindi….

Oggi, si dice, Renzi decide tutt’al più con il suo “giglio magico”…
Le assicuro che non è così. Come dimostra il caso del Jobs Act: la mediazione l’abbiamo trovata in direzione. Così sull’Italicum: il doppio turno, che io non ho mai condiviso, è stato inserito su richiesta di Bersani e Speranza.

Secondo lei, perché la minoranza dem agirebbe in modo così tafazziano? Per un odio personale verso Renzi o perché temono che il Pd perda il suo dna?

Mi pare un tema più psicanalitico che politico, e io non ho le competenze necessarie. Posso dire che non c’è alcuna mutazione genetica del Pd. L’accusa riguarda lo scontro con la Cgil? Sono vent’anni che il più grande partito della sinistra ha un rapporto autonomo e dialettico col sindacato, basta pensare a D’Alema e Cofferati. Persino ai tempi del Pci c’era questa autonomia. E questa continuità c’è anche nel dialogo sulle riforme con le opposizioni: l’ha fatto Veltroni, poi Bersani. A cambiare, dal Pd delle politiche 2013 a quello delle europee 2014, è stata la composizione sociale del nostro elettorato: con Renzi abbiamo preso 3 milioni di voti in più tra giovani, precari e disoccupati. Se questa è la mutazione genetica, ben venga….

E tuttavia gli studi sui flussi dicono che nel 2015, alle regionali, il Pd ha perso voti a sinistra…
“E’ evidente che quel filo delle europee non va disperso e il Pd nell’azione di governo deve stare molto attento a mantenere la sua anima sociale. E tuttavia, io vivo in periferia, e al mercato nessuno mai mi chiede di far cadere il governo. La discussione di questi giorni vive molto sui giornali e poco nel Paese. Chi ha più bisogno di noi si ritrova spaesato da questo congresso permanente. Un malessere nell’elettorato di sinistra a mio avviso c’è, ma non si risolve certo cercando di sabotare il governo”.

I numeri del voto dicono che è più di un malessere. C’è il distacco di un pezzo della base sociale…
“Qui si apre un punto più complesso. Anch’io leggo tante lettere di insegnanti che non ci vogliono più votare. Ma molte di quelle proteste, sinceramente, le trovo corporative. Il coraggio delle riforme vuole anche dire mettere in discussione il rapporto con una fetta del proprio elettorato, comprese alcune rendite di posizione”.

Oggi Repubblica dedica un corsivo agli sfoghi sulla sua pagina Facebook. La accusano di tradimento…

“Non mi pare rilevante. E’ il tono prevalente dei commenti che si leggono sulle pagine Fb degli uomini politici. La maggior parte sono troll”.

La accusano di collaborare con l’” usurpatore”…
“Ritengo che sia un sentimento che vive in un circuito molto ristretto di gruppi dirigenti, ma non tra gli italiani. Le persone in carne ed osso vogliono che il governo funzioni e dia risposte”.

Eppure il clima dentro il Pd, anche simbolicamente, fa davvero pensare a un rischio di scissione. Lei lo vede?
“Andiamo con ordine. Io credo che sulla Costituzione ci sia il diritto a votare in dissenso. E’ auspicabile che si trovi l’unità del partito e io lavorerò su questo fino all’ultimo secondo. Ma non credo che si arriverà a una scissione sulle riforme costituzionali. Scissione è una parola che non ho mai usato. Per me è sempre una sconfitta di tutti quando anche uno solo di noi se ne va”.

E tuttavia, se la minoranza voterà contro, il governo rischia di finire sotto. Cosa succede un minuto dopo?
“Questa legislatura nasce dall’impegno preso da tutti noi con Napolitano per fare le riforme costituzionali. Mi pare ovvio che se questo cammino si fermasse sarebbe difficile portarla avanti. Verrebbe meno il presupposto stesso della legislatura. Ma io ritengo che alla fine i numeri per far passare la riforma del Senato ci saranno. Nonostante gli eventuali voti in dissenso di alcuni dei nostri senatori”.

Passerà con i voti di Berlusconi?
“Abbiamo sempre cercato i voti di tutte le opposizioni, compreso il M5s. E continueremo a farlo”.

Crede nell’ipotesi di una mediazione nel Pd sul testo del ddl Boschi? Ad esempio quella proposta dal ministro Martina.
“Mi pare che ci sia già stata una risposta negativa di Speranza su quell’ipotesi. Ma chiedere, come fa la minoranza, di tornare al Senato elettivo tout court significa mancare di rispetto a tutta la discussione che abbiamo fatto in questi mesi. Come presidente del Pd, io sono per definizione una colomba che cerca una sintesi: ma questo non può significare azzerare un pilastro della riforma come la non elettività diretta dei senatori”.

L’orizzonte potrebbe essere quello di un Pd senza Bersani e con dentro Alfano e Verdini? Lei ci starebbe in un partito così?
“Mettiamo le cose in chiaro. Di questo rischio parlano Bersani e Speranza, poi i senatori vicini a loro in aula votano sul canone Rai con Verdini e contro il governo. Mi pare una descrizione forzata, irricevibile. Non esiste e non esisterà un Pd con Verdini e Alfano. Siamo il più grande partito della sinistra europea, e non il partito della Nazione. E tale resteremo. Fondare il Pd è stata la scelta migliore che abbiamo fatto negli ultimi anni. Se qualcuno pensa di smantellarlo, sappia che non fa il bene dell’Italia. Su questo punto mi pare che gli schiaffi di Staino siano andati a segno. Una sinistra fondata solo sull’antirenzismo non va da nessuna parte”.

Da - http://www.huffingtonpost.it/2015/08/09/orfini-renzi-minoranza_n_7962128.html?1439142598&utm_hp_ref=italy
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« Risposta #3 il: Dicembre 17, 2016, 02:33:58 »

Matteo Orfini   @orfini -  16 dicembre 2016
La differenza tra noi e loro

Per loro onestà e trasparenza sono slogan da gridare, per noi sono comportamenti da praticare
Hanno ragione i grillini, loro sono diversi.

Quando è capitato a noi abbiamo commissariato il partito, lavorato mesi a bonificare e ripulire. Abbiamo cacciato persone e reciso legami. Abbiamo risposto dalla sera stessa a tutte le domande in ogni sede: tv, giornali, aule parlamentari, commissione antimafia. Senza scappare. Senza nascondere la sabbia sotto al tappeto. Ma anzi chiamando le cose con il loro nome e lavorando per cambiare e rigenerare. A queste scelte abbiamo pagato un prezzo altissimo. Ma era la cosa giusta da fare. Loro oggi scappano, si nascondono.

Scappano dall’aula Giulio Cesare dove non vogliono parlare di quello che è successo. E cacciano chi come i nostri consiglieri li richiama alla serietà.

Scappa dalle domande il sindaco che legge un patetico comunicato in cui finge di non conoscere l’uomo a cui ha legato il suo destino in questi mesi.

Scappa Grillo, che ancora una volta copre l’indifendibile.  

Scappa Di Maio, che del m5s sarebbe il responsabile enti locali, colui che ha garantito per la Raggi e ha silenziato chi nel m5s chiedeva conto del ruolo di Marra.  

Scappa Di Battista che di quei rapporti con la peggiore destra romana non si è mai scandalizzato, perché da quella storia viene anche lui.

È vero, loro sono diversi. Per loro onestà e trasparenza sono slogan da gridare. Per noi sono comportamenti da praticare.
È questa la differenza.

Da - http://www.unita.tv/opinioni/la-differenza-tra-noi-e-loro/
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