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Autore Topic: GIACOMO GALEAZZI.  (Letto 7706 volte)
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« Risposta #15 il: Febbraio 18, 2013, 12:16:40 »


13/02/2013

Sacro Collegio"global" una scossa per la Chiesa

Verso il primo Conclave con un Papa dimissionario

Giacomo Galeazzi
Città del Vaticano


 In Vaticano c'è "l'orientamento" a far iniziare il conclave che sceglierà il successore di Benedetto XVI 15-20 giorni dopo il 28 febbraio, data delle dimissioni del Papa, come fu in occasione dello scorso conclave, afferma il portavoce vaticano, Federico Lombardi, confermando quanto previsto dal cerimoniere pontificio monsignor Guido Marini.

Per aree geografiche, in ascesa è il fronte dei latino-americani, come il curiale argentino Leonardo Sandri: qui i capofila sono considerati in particolare il brasiliano Odilo Pedro Scherer, arcivescovo di Sao Paulo, l'honduregno Oscar Rodriguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa e presidente di Caritas Internationalis. Nella dinamica Chiesa asiatica l'astro nascente è sicuramente il giovane cardinale di Manila, Luis Antonio Tagle, uomo di grande preparazione ma dal tratto umano molto semplice e dall'immediata comunicativa. Un ruolo decisivo lo giocheranno i fedelissimi del Papa dimissionario che individuano nell'arcivescovo di Vienna, Christoph Schoenborn, allievo di teologia del professor Joseph Ratzinger, il prosecutore ideale della "purificazione" anti-abusi avviata in Vaticano nel 2005.

È bastata  qualche ora per superare la sorpresa delle dimissioni di Benedetto XVI ed è subito scattato anche in Asia il totonomi, con tanto di identikit sugli attuali cardinali, destinati a durare fino alla fumata bianca. Agichina24 traccia un profilo dei cardinali orientali. Tra tutti il più noto è Joseph Zen, una sorta di uomo del Vaticano in Oriente; di lui si dice sia stato nominato cardinale in pectore da papa Giovanni Paolo II, l'incarico ufficiale è arrivato nel Concistoro del 24 marzo 2006, sotto il pontificato di Benedetto XII. Nato come Chen Rijun a Shanghai nel 1932, è nominato vescovo di Hong Kong nel 2002. Nel 1949, dopo la salita del governo comunista, Joseph si rifugia nell'allora colonia britannica di Hong Kong. Nel 1961 viene ordinato prete dell'ordine dei salesiani.

È conosciuto come «La nuova Coscienza di Hong Kong» proprio per il suo impegno nella lotta per i diritti umani e per la libertà politica e religiosa. Un altro fronte che potrebbe compattarsi è quello dei nordamericani, e in particolare degli statunitensi, che godono di un certo peso anche in Curia. Nel penultimo Concistoro, quello del febbraio 2012, si era molto messo in luce il cardinale di New York, Timothy Dolan, un «conservatore» sul piano delle scelte etiche - cosa peraltro che non dovrebbe svantaggiarlo - e anche una forte personalità mediatica, dotata di grande carisma. Crescono d'altra parte, anche le quotazioni del canadese Marc Ouellet, prefetto della Congregazione dei Vescovi, come quelle dell'argentino Leonardo Sandri, prefetto delle Chiese Orientali ed ex sostituto in Segreteria di Stato nel difficile periodo della malattia e della morte di Giovanni Paolo II. Il criterio geografico non è però sicuramente l'unico in base al quale possono attivarsi le cordate capaci di risultare decisive nel Conclave. Conteranno sicuramente altri aspetti, come l'atteggiamento rispetto alle ventate innovatrici presenti all'interno della Chiesa, l'autorevolezza teologica e pastorale, la capacità di governo, e, non ultimo, il criterio anagrafico e della salute fisica.

 I cardinali Christoph Schoenborn e Gianfranco Ravasi, ad esempio, entrambi figure di grande prestigio, sembrano aderire a gran parte di questi requisiti. Resta ancora da capire quanti voti saranno capaci di coalizzare, considerando che per essere eletti serviranno i due terzi dei consensi. Mentre sempre più si infiamma il toto-Papa, in un crescendo di nomi che si inseguono e si ripetono, si allarga, all'indomani delle dimissioni di Benedetto XVI, anche la cerchia di chi pensa che lo stesso Ratzinger abbia un suo «candidato preferito» per la successione. Le prese di posizione ufficiali sono naturalmente di segno contrario: il Papa uscente - dicono in Vaticano - non avrà nessuna influenza sulle decisioni del Conclave, che potrebbe entrare nel vivo per metà marzo.

Tuttavia, che lui lo esprima o no, sono in tanti a pensare che papa Benedetto abbia in mente, se non il suo possibile successore, almeno una «rosa» di figure adatte al difficile ruolo del governo della Chiesa. Intanto, cresce anche la febbre dei bookmaker, che puntano molto su scelte inedite come quella di un «Papa nero», vedi i nomi degli africani Francis Arinze e Peter Turkson, dati come «papabili». Ma l'argomento non convince un osservatore vicinissimo al Papa uscente, il fratello Georg Ratzinger, secondo cui per la Chiesa non è ancora il momento di un Pontefice di colore. «Potrebbe arrivare più in là: non ritengo che questo avverrà adesso, in questo momento», ha detto l'anziano sacerdote.

 «Ritengo possibile che arrivi un Papa italiano. Ci sono personalità capaci nelle fila dei cardinali italiani», ha aggiunto, accreditando un'ipotesi che contrasta invece con quanti vedono i cardinali italiani sfavoriti dal recente scandalo Vatileaks, visto da molti come un «intrigo» tutto italiano. Le ipotesi di mons. Georg Ratzinger, apparentemente, fanno anche salire le quotazione del cardinale Angelo Scola, che al momento della sua nomina ad arcivescovo di Milano, proveniente da Venezia, fu visto come una delle personalità in cui Benedetto XVI più si rispecchiava. Il nome che più a lungo ha fatto parlare a tale proposito è senz'altro quello del cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano e in precedenza patriarca di Venezia. Lombardo, 71 anni, una storia di vicinanza a Comunione e Liberazione, Scola ha sicuramente molti sostenitori che ne hanno fatto uno dei più accreditati possibili successori di Ratzinger. È un teologo molto apprezzato dal Pontefice tedesco, impegnato nel dialogo interreligioso con al Fondazione «Oasis», e prima a Venezia e poi a Milano ha acquisito anche grande esperienza di «pastore», in due della diocesi più prestigiose al mondo. Il suo «coronamento» potrebbe essere rappresentato dall'Incontro mondiale delle Famiglie che ha ospitato a Milano lo scorso giugno, accogliendovi lo stesso Benedetto XVI come aveva già fatto in Laguna, con contatti e legami di forte stima e amicizia intrecciati ai quattro angoli del pianeta.

Un altro «cavallo di razza» è sicuramente il cardinale canadese Marc Ouellet, 69 anni il prossimo giugno, ex arcivescovo di Quebec e dal 2010 in Curia come prefetto della Congregazione dei Vescovi e presidente della Commissione per l'America Latina. Ouellet è un po' il capofila di quell'episcopato nordamericano che da tempo sta acquisendo sempre più peso nel panorama della Chiesa universale. E dalla sua posizione di prefetto dei vescovi detiene anche un ruolo cruciale, avendo voce in capitolo sulle diocesi sparse in tutto il mondo. Il ruolo di Ouellet nella Curia romana, tra l'altro, è cresciuto molto nell'ultimo anno, anche durante l'imperversare della bufera Vatileaks, quando invece il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone sembrava sotto attacco e in difficoltà nel suo ruolo di governo.Sempre dal Nordamerica viene un altro cardinale, più giovane, che ha acquisito molti `atout´ negli ultimi anni, anche per un ruolo combattivo di capofila di un episcopato come quello Usa apertamente in trincea su molte questioni riguardanti l'etica pubblica e le scelte politiche.

Si tratta del cardinale Timothy Michael Dolan, 63 anni appena compiuti, arcivescovo di New York, grande uomo di pubbliche relazioni (ha tenuto banco nella tradizionale cena benefica cui partecipano i due candidati presidente alle ultime elezioni Usa) e dotato di un forte carisma: capace di far ridere anche il Papa col suo italiano stentato nella riunione pre-Concistoro del febbraio 2012 in cui ricevette la porpora.

 Una personalità di grande prestigio, di cui è però difficile valutare appieno il «peso» in termini elettorali, è il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura. Lombardo, 70 anni, biblista di fama mondiale, uomo di vastissima preparazione e impegnato in numerose iniziative di carattere culturale, ha decisamente «svecchiato» l'immagine della Curia, anche con idee come quella recente di far aprire la plenaria del dicastero da un concerto rock.

Una delle caratteristiche del suo impegno di capo-dicastero è di aver percorso e incentivato una delle idee-guida di Ratzinger, quella del dialogo con i non credenti: sua è la guida del «Cortile dei Gentili», struttura del dicastero impegnata in questo campo specifico. Di recente anche il presidente Napolitano ha scritto in suo onore in una miscellanea per i suoi 70 anni. Un nome che era dato tra i «papabili» anche nel precedente Conclave è quello del cardinale honduregno Oscar Andres Rodriguez Maradiaga, 70 anni, arcivescovo di Tegucigalpa e già presidente di Caritas Internationalis. Se dovesse formarsi una coalizione in favore di un possibile Papa africano, in prima fila potrebbe esserci il ghanese Peter Turkson, 64 anni, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, che però, oltre ai molti meriti, ha avuto anche qualche piccolo incidente di percorso, come le polemiche al recente Sinodo sulla nuova evangelizzazione per aver proiettato un filmato molto allarmista sull'invasione islamica in Europa.

Un nome nuovo potrebbe essere quello del cardinale filippino Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila, 56 anni il prossimo 21 giugno, espressione di una Chiesa come quella asiatica attualmente tra le più dinamiche. Ha invece un'etichetta da «progressista» l'austriaco Christoph Schoenborn, 68 anni, arcivescovo di Vienna, che spesso ha fatto discutere per le sue posizioni avanzate su molti campi e con alle spalle anche molti sostenitori nella Chiesa nord-europea, e non solo: un dato a lui contrario potrebbe essere la poco probabile elezione di un altro Papa di lingua tedesca.

da - http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/conclave-papa-el-papa-pope-papabili-22247//pag/1/
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« Risposta #16 il: Giugno 23, 2013, 11:16:53 »


22/06/2013

Il Papa diserta il concerto: "Devo lavorare"

Assente: la sedia del Pontefice in Sala Nervi

L'annuncio di mons. Fisichella in aula Paolo VI: "Impegni improrogabili".

Il medico e il segretario sono in sala Nervi: esclusi motivi di salute

Giacomo Galeazzi
Città del Vaticano

Forfait papale al concerto per l'Anno della fede. Invece di andare al concerto all'Aula Paolo VI, Francesco è rimasto l'intero pomeriggio a lavorare nella residenza di Santa Marta. "Questioni urgenti da trattare- assicura uno stretto collaboratore del Pontefice-.Nessun problema di salute, come testimonia il fatto che i suoi segretari e il medico personale Polisca sono in aula ad assistere al concerto". All'ultimo istante e dopo che i mass media della Santa Sede avevano annunciato la sua presenza, papa Francesco ha scelto di non partecipare questa sera al concerto in Vaticano in occasione dell'Anno  della Fede per «impegni improrogabili». Un'incombenza urgente che sembra riguardare i colloqui che Bergoglio sta effettuando in queste ore con alcuni dei nunzi apostolici in visita Oltretevere e che preludono all'imminente  riordino della diplomazia pontificia e, soprattutto, alla riforma della Segreteria di Stato e dei ministeri vaticani. Per l'intero pomeriggio Francesco non si è mosso dalla sua camera a Santa Marta. Non si sente un principe rinascimentale che ascolta musica quando deve occuparsi di cose urgenti. E ha proseguito ad assolvere ai compiti di una giornata particolrmente gravosa. Ancora una volta quindi, massima attenzione ai contenuti e pochissima alla mondanità e alla forma. L'arcivescovo Rino Fisichella, presidente del dicastero per la Nuova Evangelizzazione, assicura che «per domani si darà seguito a tutti gli eventi in calendario per l'anno della fede».

L'assenza di Francesco al concerto viene spiegata con il fatto che il nuovo Papa non ama presenziare ad un certo tipo di occasioni e appuntamenti, come i concerti, che non gli sono congeniali. Il concerto, nell'aula Paolo VI in Vaticano, è organizzato dal Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione ed ha in programma musiche di Beethoven, eseguite dall'Orchestra sinfonica nazionale della Rai (diretta dal Maestro Juraj Valcuha) e dal coro dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia (diretto dal Maestro Ciro Visco). In particolare la sinfonia numero  9 in D minore opera125 di Ludwig van Beethoven. Era previsto che al termine dell'esecuzione, il Papa si rivolgesse ai partecipanti con un discorso. Ieri si è svolto il primo incontro tra il Papa che viene "dalla fine del mondo" e i nunzi che, ha ricordato nel suo saluto il segretario di Stato cardinale Tarcisio Bertone, sono talora definiti «gli occhi e le orecchie» del Pontefice nel mondo. L'udienza a 108 nunzi in servizio e 40 emeriti, nella Sala Clementina, è un appuntamento in calendario per l'Anno della fede, ereditato da papa Francesco, che però ne approfitta per dare la sua impronta all'incontro: dona a tutti una croce pettorale d'argento, per cui è presumibile che d'ora in poi tutti i rappresentanti pontifici nel mondo non indosseranno più quella d'oro, allineandosi  allo standard di sobrietà del papa latinoamericano. Ieri Bergoglio ha fatto una introduzione a braccio al discorso scritto, per spiegare che le cose che dice le dice «con il cuore», che ritiene «essenziale» il «rapporto personale» tra loro e il «vescovo di Roma»: «davvero c'è la Segreteria di Stato che ci aiuta, ma il rapporto personale è importante e dobbiamo farlo, da ambedue le parti».

Parla del ruolo di «mediatori», non «intermediari», con le chiese locali. Tra i "semplici pensieri detti con il cuore", la formula con cui introduce il discorso scritto, papa Bergoglio ha messo una serie di considerazioni sul peso di una «vita da nomadi», «sempre con la valigia in mano» che chiede di «spogliarsi di amicizie, cose, legami» e chiede la capacità di saper «guardare lontano». Introduce poi il tema a lui caro, mediato da Henry De Lubac, dei rischi della «mondanità spirituale», di una "borghesia dello spirito e della vita che spinge a ricercare una vita comoda e tranquilla''. Quindi «cedere allo spirito mondano espone soprattutto noi pastori al ridicolo: potremo forse ricevere qualche applauso, ma quelli stessi che sembreranno approvarci, poi ci criticheranno alle spalle». Francesco ieri ha raccomandato attenzione in uno dei loro principali compiti: «la collaborazione alle provviste episcopali», cioè la preparazione dei dossier informativi sui candidati all'episcopato, su cui i papi scelgono i futuri vescovi. Il Papa ha delineato la sua idea di vescovo-pastore, capace di stare a seconda delle occasioni davanti, in mezzo o dietro al popolo, e la sua speranza di vescovi  «miti, pazienti, misericordiosi», che amino la povertà sia materiale che spirituale. Come ha detto anche nella sua meditazione alla assemblea generale della Cei, lo scorso maggio, il vescovo deve saper guidare, tenere unito il popolo, e anche seguire il popolo «perché lo stesso gregge ha, per così dire, il fiuto per trovare la strada». Francesco non vuole vescovi «ambiziosi», che cercano di diventarlo a tutti i costi: su questo, ha detto a braccio, suscitando una risata nell'uditorio, «farò un commento quando non ci sarà il registratore». «Non scegliamo vescovi che hanno la psicologia da principi», ha sintetizzato il Papa.

da - http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/francesco-francis-francisco-25882/
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« Risposta #17 il: Settembre 22, 2013, 11:31:11 »

CRONACHE
22/09/2013

Il Papa: senza dignità non c’è lavoro

Papa Francesco a Cagliari parla di giovani e lavoro

Il Pontefice a Cagliari: “Togliere centralità alla legge del profitto e ricollocare al centro la persona”

GIACOMO GALEAZZI
INVIATO A CAGLIARI


“ Rimettere al centro la persona e il lavoro”. La principale preoccupazione di Francesco è per i “giovani disoccupati, le persone in cassa-integrazione o precarie, gli imprenditori e commercianti che fanno fatica ad andare avanti”. Il viaggio nella crisi economica è un cammino doloroso, costellato di riferimenti alle sue esperienze personali e alle tappe sociali dei predecessori Wojtyla e Ratzinger. Il Papa riannoda i fili della memoria e torna con la mente indietro di un decennio, all’Argentina del tracollo finanziario. Il colpo d’occhio della folla è impressionante, ma a Cagliari non c’è il solito clima di festa delle uscite pubbliche di Bergoglio. L’appello è perentorio: “Togliere centralità alla legge del profitto e della rendita e ricollocare al centro la persona e il bene comune”. L’emergenza-occupazione grava come un macigno sull’isola che il Papa ha scelto di visitare nel suo pontificato itinerante dopo l’esordio a Lampedusa: laggiù Francesco si chinò sulle conseguenza tragiche delle migrazioni, qui rilancia il grido d’allarme dei disoccupati. 
 
Bergoglio è arrivato in Sardegna a bordo di un Falcon 900L. Francesco si è avvicinato alla postazione dei disabili che lo attendevano all’aeroporto di Elmas a bordo di una Ford blu. Dal finestrino aperto ha salutato con un sorriso le persone che lo acclamavano. Poi l’auto si è diretta versa il Cpa, Centro prima accoglienza immigrati, struttura all’interno dell’aeroporto che attualmente accoglie circa 150 ospiti. ’’Mio papà da giovane è andato in Argentina pieno di illusioni, convinto di trovarvi l’America e ha sofferto la crisi del Trenta, hanno perso tutto, non c’era lavoro’’, ha raccontato a braccio davanti al mondo del lavoro a Cagliari, in Largo Carlo Felice. ’’Ho sentito nella mia infanzia parlare di questo tempo a casa, non l’ho visto, perché non ero ancora nato, ma ho sentito dentro casa questa sofferenza, parlare di questa sofferenza’’. ’’Conosco bene questo, - ha aggiunto - ma devo dirvi coraggio, ma anche sono cosciente che devo fare tutto del mio perché questa parola ’coraggio’ non sia una bella parola di passaggio, non sia soltanto un sorriso di impiegato cordiale, un impiegato della chiesa che viene e vi dice ’coraggio’, no questo non lo voglio, vorrei che questo coraggio venga da dentro e vi spinga a fare di tutto, devo farlo come pastore, come uomo: dobbiamo affrontare con solidarietà tra voi, anche tra noi, tutti con solidarietà e intelligenza questa sfida storica’’. ’’Questa - ha osservato papa Francesco - è la seconda città che visito dell’Italia, la prima Lampedusa, tutte e due sono isole, nella prima ho visto la sofferenza di tanta gente che cerca, rischiando la vita, dignità, pane, salute, il mondo dei rifugiati, ho visto la risposta di quella città che essendo isola non ha voluto isolarsi, e riceve con quello che ha. Fa suo chi riceve, ci dà un esempio di accoglienza, lì - ha osservato - c’è sofferenza e una risposta positiva, qui in questa seconda isola che visito, anche qui trovo sofferenza, una sofferenza che uno di voi ha detto che indebolisce e finisce con rubarti la speranza. Una sofferenza da mancanza di lavoro che ti porta, scusatemi se sono un po’ forte ma dico la verità, che ti porta a sentirti senza dignità, dove non c’è lavoro manca la dignità’’. 
 
’’E questo - ha sottolineato il Papa - non è un problema della Sardegna, soltanto, o solo dell’Italia o di altri paesi d’Europa, è la conseguenza di una scelta mondiale, di un sistema economico che porta a questa tragedia, un sistema economico che ha al centro un idolo che si chiama denaro, Dio ha voluto che al centro del mondo non sia un idolo, ma siano l’uomo e la donna, che portino avanti il mondo con il loro lavoro. Ma adesso in questo sistema senza etica al centro c’è un idolo e il mondo è diventato idolatra di questo dio denaro, comandano i soldi, il denaro, tutte queste cose che servono a lui, a questo idolo, e succede che per difendere questo idolo si ammucchiano tutti al centro e cadono gli estremi, cadono gli anziani perché in questo mondo non c’è posto per loro, alcuni parlano di questa abitudine di eutanasia nascosta, di non curare gli anziani, di non considerarli’’. ’’E cadono anche i giovani - ha proseguito il Pontefice - che non trovano lavoro’’. ’’Ma in un mondo in cui due generazioni di giovani non hanno lavoro, questo mondo non ha futuro, perché loro non hanno dignità e questa è la vostra sofferenza, questa è la preghiera, “lavoro, lavoro, lavoro”, è una preghiera necessaria, vuol dire dignità, portare pane a casa, amare, per difendere questo sistema economico idolatrico che instaura la cultura dello scarto, si scartano i nonni e si scartano i giovani, e noi dobbiamo dire ’no’ a questa cultura dello scarto, dobbiamo dire ’vogliamo un sistema giusto che ci faccia andare avanti tutti’, dobbiamo dire ’ non vogliamo questo sistema economico globalizzato che ci fa tanto male, al centro deve esserci l’uomo e la donna, come Dio vuole, non il denaro’’. 
 
’’Avevo scritto alcune cose per voi, - ha poi spiegato papa Francesco - ma guardandovi mi sono venute queste parole consegnerò, al vescovo queste parole scritte come se fossero state dette, ma volevo dirvi con il cuore guardandovi in questo momento, è facile dire ’non perdere la speranza’, ma a tutti voi quelli che avete lavoro e quelli che non avete, vi dico non lasciatevi rubare la speranza, forse la speranza è come la brace sotto la cenere, aiutiamoci con la solidarietà soffiando sulla cenere, la speranza ci porta avanti, quello non è ottimismo, è un’altra cosa, la speranza dobbiamo sostenerla tutti, è nostra, vostra, è cosa di tutti, per questo vi dico non lasciatevi rubare la speranza, ma siamo furbi, perché il Signore ci dice che gli idoli sono più furbi di noi, ci invita ad avere la furbizia del serpente con la bontà della colomba, abbiamo questa furbizia e diciamo le cose con il suo nome, in questo momento nel nostro sistema economico proposto di vita al centro c’è un idolo e questo non si può fare, lottiamo tutti insieme perché al centro ci siano la famiglia, e le persone, e si possa andare avanti e non lasciatevi rubare la speranza’’. 
 
E a questo punto ha invitato a pregare insieme. All’ aeroporto un bimbo di 7 anni, Francesco, aveva offerto al Papa un mazzo di rose bianche e gialle, i colori della Città del Vaticano. Un altro bimbo, Antonio, ha donato al Papa un piatto realizzato da un ceramista di Assemini con il disegno del Savoia Marchetti che nel 1925 era decollato da Elmas per volare verso Buenos Aires. 

da - http://www.lastampa.it/2013/09/22/italia/cronache/il-papa-senza-dignit-non-c-lavoro-XSa7fYfIRtlmclQpYFQPUI/pagina.html
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« Risposta #18 il: Dicembre 11, 2013, 10:52:05 »

9/12/2013

Bergoglio rivoluziona i Legionari di Cristo

Al capitolo generale che si aprirà tra un mese verrà annunciata la ridefinizione complessiva."Va tagliata la parte malata per salvare una pianta di grande valore"

GIACOMO GALEAZZI
CITTA' DEL VATICANO

Francesco rivoluziona la Legione. Secondo quanto appreso da "Vatican Insider", al Capitolo generale straordinario che si aprirà a Roma tra un mese sarà annunciato la ridefinizione complessiva dei Legionari di Cristo.  "Tutto il lavoro fin qui svolto va nella direzione di rendere autonomo ciascun gruppo che si ispira alla spiritualità della regalità di Cristo", spiegano in Curia.

In pratica la struttura sarà divisa in tre parti: laici, persone consacrate e sacerdoti. Ognuno dei tre rami della Legione avrà "piena autonomia nell'organizzazione e nella scelta dei proprio vertici e delle cariche interne". Il comune riferimento alla regalità di Cristo si tradurrà in "forme di collaborazioni" tra i tre gruppi che però saranno del tutto autonomi l'uno dall'altro.

Il cardinale Velasio de Paolis, delegato pontificio per la Legione di Cristo e per il movimento "Regnum Christi", aveva scritto, il 4 ottobre, giorno della festa di San Francesco di Assisi, una lettera a tutti i Legionari, nella quale comunicava che “è arrivato il momento di indire il Capitolo Generale Straordinario additato”. Il porporato, nominato da Ratzinger nel 2010 e confermato nel suo ruolo da Bergoglio fa riferimento alla lettera di Benedetto XVI del 2010. "Anche se papa Ratzinger non aveva stabilito un tempo specifico, fin dall´inizio si previde che il tempo necessario non poteva essere meno di tre anni per percorrere il cammino di rinnovamento spirituale necessario e procedere alla revisione delle Costituzioni della Legione di Cristo", puntualizza De Paolis.

A volte le grandi cose nella Chiesa sono opera di grandi peccatori: è  questo il caso della congregazione dei Legionari di Cristo e del movimento laicale Regnum Christi, fondati entrambi da Marcial Maciel Degollado, sacerdote che nel 2006 un’indagine vaticana ha condannato per abusi sessuali su numerosi suoi giovani discepoli. Ma non solo. Nel 2008, dopo la morte dello stesso sacerdote, si è scoperto un’altra verità scomoda: Maciel Degollado aveva pure un’amante messicana dalla quale ha avuto una figlia, oggi ventenne e residente in Spagna. Ora, quindi, ci siamo.

Il Capitolo Generale avrà inizio l’8 gennaio 2014 a Roma e si terrà nella sede della direzione generale e sarà presieduto dal delegato pontificio stesso. Ne prenderanno parte, in virtù dell’incarico che ricoprono: il direttore generale, i membri del consiglio generale, il segretario generale, il procuratore generale, l’amministratore generale, il prefetto generale degli studi e i nove direttori territoriali. Il resto dei delegati sono stati eletti dai Legionari dei diversi territori e costituiranno poco più dei due terzi dei padri capitolari. Il Capitolo Generale “avrà come compiti principali l’elezione di un nuovo governo dell’istituto e l’approvazione delle nuove costituzioni”, ha stabilito Bergoglio lo scorso giugno.

Benchè si supponga che il Capitolo Generale termini entro la fine del mese di febbraio, sarà lo stesso capitolo a definire il calendario secondo il procedimento dei lavori. Il Vaticano ha approfondito quanto la condotta immorale del suo fondatore abbia inciso sulla vita della congregazione e del movimento laicale da lui fondato. "Va tagliata la parte malata per salvare una pianta di grande valore", osservano in Curia.

Ad aver subito i danni maggiori è stata soprattutto la presenza della Legione in nazioni del Sudamerica come il Brasile e il Cile, mentre la "pianta" è ancora forte in Messico. Risale al 2006 la decisione presa da Benedetto XVI di annullare il voto di carità al quale, per volere di Maciel Degollado, i Legionari erano vincolati. Il voto  (in scia al quarto voto dei gesuiti) impegnava i Legionari a non criticare nessuno e in particolare i superiori, perché la maldicenza è quanto di più anticristiano ci sia. Ratzinger ha dispensato i Legionari da quest’obbligo ed è anche per questo motivo che, a ben vedere, ulteriori magagne all’interno della Legione sono venute fuori modo naturale durante la visita apostolica. Senza cioè sensi di colpa da parte degli stessi membri. La pulizia interna (soprattutto laddove i sacerdoti si sono macchiati di gravi colpe a sfondo sessuale) viene messa in pratica senza censure e alcun tipo di connivenza.

Da - http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/legionari-di-cristo-legionaries-of-christ-legionarios-de-cristo-30510/
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« Risposta #19 il: Marzo 24, 2014, 05:07:32 »

Italia
23/03/2014

La rivincita dei “pretacci” presi per mano da Francesco
Il pontificato di Bergoglio rivaluta i sacerdoti delle periferie
Insieme
Papa Francesco e don Luigi Ciotti entrano in chiesa mano nella mano alla veglia per le vittime della mafia

Giacomo Galeazzi
Roma

L’effige della svolta è l’abbraccio alla veglia per le vittime della mafia tra Francesco e don Luigi Ciotti. Sabato il successore di Pietro e il sacerdote-simbolo del cattolicesimo di frontiera sono entrati in chiesa tenendosi per mano. Stravolte forma e sostanza all’ombra del Cupolone, nelle diocesi e nei movimenti agli «apostoli degli ultimi» viene riservato un posto d’onore. Una «riabilitazione» a tutto tondo per i «pretacci» che in passato furono quasi in odore di eterodossia per l’insofferenza al conformismo del potere e la vicinanza ai tormenti della società contemporanea. 

E’ la rivincita della chiesa «sgarrupata», insomma. Erano gli ultimi e ora, evangelicamente, sono diventati i primi. Nella Chiesa trasformata da Bergoglio in un «ospedale da campo dopo la battaglia» la rivoluzione copernicana in atto capovolge le gerarchie ecclesiastiche e di fatto mette al centro del pontificato «le periferie esistenziali e geografiche», tradizionali terre di missione dei sacerdoti di frontiera. Tra Francesco e don Maurizio Patriciello, parroco a Caiano, il feeling è scoppiato a settembre al centro per immigrati Astalli. «Si sente subito che è uno di noi, che viene dalle favelas - racconta don Maurizio, in prima fila nella lotta alla camorra della Terra dei fuochi-. Bergoglio parla in modo limpido, si schiera dalla parte dei poveri che lo Stato ha abbandonato. Ci serviva un Papa così, che dice le cose in modo meno teologico e più esistenziale. Non siamo più soli». 

Don Gino Rigoldi, presidente della «Comunità Nuova» e cappellano del carcere minorile «Beccaria» di Milano, confida: «Nei giovani che prima erano distanti e ostili, molti sono interessati alla figura e alla predicazione di Francesco e alcuni mi hanno chiesto di essere battezzati». Sulla stessa linea nelle Marche il fondatore delle comunità anti-droga Oikos, don Giuliano Fiorentini: «I nostri ragazzi sentono di essere amati e non giudicati, sentono di avere Francesco dalla loro parte nel cammino di ricostruzione delle loro vite provate dal dolore e dalla dipendenza». Infatti «per tanto tempo ci siamo sentiti ai margini anche della Chiesa, ora invece Bergoglio ha messo al centro del suo magistero il nostro essere periferici». 

Don Mimmo Battaglia, presidente della federazione italiana comunità terapeutiche, attribuisce alla «profezia» di Francesco il «riavvicinamento della Chiesa al popolo». Una «rivoluzione sulle orme di Gesù», chiarisce don Battaglia, che «qui a Catanzaro sperimentiamo quotidianamente nell’accresciuta attenzione dei lontani al magistero pontificio». E per chi da sempre opera «nella trincea della pastorale sociale» l’aiuto di Bergoglio assicura una «provvidenziale boccata di fiducia» e si traduce in «una prossimità che supera qualunque emarginazione». Infatti, «sapere di avere il Papa accanto rende meno difficile la navigazione nei mari del disagio». 

Alla comunità Papa Giovanni XXIII è un ritorno alle origini. «L’insegnamento di Bergoglio ci rimanda al carisma della condivisione diretta con gli esclusi che ci ha trasmesso don Oreste Benzi- osserva don Aldo Buonaiuto-. La carica spirituale di Francesco non è una moda passeggera, è un potente sostegno nella carità. Noi troviamo in lui il portavoce di chi non ha voce e il modello da seguire ogni giorno contro la dittatura dell’indifferenza». 

Da - http://lastampa.it/2014/03/23/italia/cronache/la-rivincita-dei-pretacci-presi-per-mano-da-francesco-G4G9b9n3NqMpcnGg7L4NqI/pagina.html
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« Risposta #20 il: Giugno 02, 2014, 04:51:12 »

2/06/2014
Le radici spirituali del Papa? "Sant'Ignazio e la Vergine di Luján"
Il Pontefice alla Convocazione di Rns allo Stadio di Roma
Ne parlano Spadaro, Vian, Melloni e Riccardi

GIACOMO GALEAZZI
CITTA'DEL VATICANO

Un Papa ignaziano e mariano. Nelle radici spirituali di Francesco si uniscono gli Esercizi spirituali e la devozione per Nostra Signora di Luján. Vatican Insider ha sentito quattro dei principali studiosi del pontificato di Jorge Mario Bergoglio per mettere a fuoco le peculiarità del suo percorso di fede.

Andrea Riccardi, storico del cristianesimo e fondatore della Comunità di Sant'Egidio, evidenzia quanto la figura di sant'Ignazio di Loyola abbia influenzato il cammino spirituale del gesuita Bergoglio nel discernimento e nel caratterizzarsi come "uomo della Bibbia". A ciò si aggiunge, sottolinea il professor Riccardi, la "profonda devozione mariana" che ha trovato espressione soprattutto nell'esperienza al santuario argentino di Luján e, in particolare, nella convinzione che la Madonna sia madre nei momenti difficili.

Alberto Melloni, ordinario di storia del cristianesimo nell’Università di Modena-Reggio Emilia e titolare della Cattedra Unesco sul pluralismo religioso e la pace dell’Università di Bologna, dirige la Fondazione per le Scienze religiose Giovanni XXIII di Bologna. Secondo Melloni in Francesco è evidente "l'impronta mariana forte e sobria di tutto il cattolicesimo sudamericano e cioè una devozione basata sugli affetti piuttosto che sulle apparizioni: una Vergine materna e non miracolistica". Papa Bergoglio "riflette una pietà popolare per i sacramenti ed ha una sensibilità liturgica post-conciliare", puntualizza Melloni. Infatti "Jorge Mario Bergoglio è stato ordinato sacerdote nel 1969 quindi è il primo Papa della storia a non aver mai celebrato con il messale di San Pio V".

Il suo confratello gesuita Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica, mette in stretta relazione i due punti di riferimento spirituali di Francesco. "Negli Esercizi spirituali il riferimento a Maria è fondamentale - osserva padre Spadaro - Sant'Ignazio esorta continuamente al colloquio con la Vergine e nei momenti centrali c'è sempre il riferimento a Nostra Signora. Francesco è particolarmente devoto di ‘Maria che scioglie i nodi’ e si è sempre recato come pellegrino a Santa Maria Maggiore, luogo della memoria per i Gesuiti perché sant'Ignazio vi celebrò la sua prima Messa".

Jorge Mario Bergoglio, puntualizza Spadaro, fa propria "la tradizione delle devozione di popolo" ed è molto legato all'adorazione quotidiana, "tempo di ristoro spirituale e di gestazione per decisioni e riflessioni". Insomma una spiritualità "centrata sul popolo e non solo sul soggetto", sostiene Spadaro. "Alla tradizione puramente ascetica della Compagnia di Gesù lui predilige quella più mistica di derivazione francese: il silenzio e la pratica esteriore servono per il dialogo con Dio, ma non hanno un valore in sè". Da ciò, ribadisce Spadaro, "si comprende quanto Jorge Mario Bergoglio attinga radicalmente alla profondità della meditazione gesuitica".

Giovanni Maria Vian, storico del cristianesimo e direttore dell'Osservatore Romano, punta sulla gratitudine di Francesco per "la trasmissione femminile della fede". Non a caso il Pontefice, collegandolo ai tempi più antichi, "ha citato un passo dell'epistolario paolino in cui si parla di donne che hanno trasmesso la fede". L'ultima conferma, rimarca Vian, è il foglio inserito dal Papa nel Muro del Pianto nel quale "Francesco ha trascritto la preghiera del Padre Nostro specificando di averlo fatto nella lingua in cui l'ha imparata da sua madre". Da ciò si comprende "la sua spiritualità mariana e la devozione per le immagini della Vergine che era propria anche di sant'Ignazio", in quanto "Maria è il miglior esempio di discepolo del Signore ed esprime compiutamente il legame tra ebraismo e cristianesimo". Infatti Maria è la nuova Eva secondo i padri della Chiesa e papa Francesco rispecchia la simbologia ricchissima che identifica la Vergine con la Chiesa". Conclude Vian: "Maria è il tipo di credente più perfetto e il punto d'unione tra Israele e la Chiesa". La spiritualità di Francesco "ne è imbevuta". 

Da - http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/francesco-francis-francisco-riccardi-34507/
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« Risposta #21 il: Giugno 27, 2015, 10:30:08 »

L’enciclica ecologista del Papa: “Ascoltiamo la voce della Terra e dei poveri”
Ecco i punti chiave del documento del Pontefice: dal riscaldamento climatico alla tecnocrazia, al no all’aborto

16/06/2015
Giacomo Galeazzi
CITTA’ DEL VATICANO

Per risolvere la crisi ambientale che sta vivendo il pianeta serve un approccio integrale, una «conversione ecologica» che metta in discussione il modello di sviluppo e contrasti allo stesso tempo, insieme all’inquinamento e al riscaldamento globale, anche la povertà, aiutando i Paesi meno sviluppati a migliorare le loro condizioni. Bisogna «integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente, per ascoltare tanto il grido della Terra quanto il grido dei poveri». È quanto emerge dalla bozza della nuova enciclica di papa Francesco Laudato si’. Un testo di 191 pagine diviso in sei capitoli composti da 246 paragrafi. Questi sono i concetti chiave contenuti nel testo non ancora definitivo, che mostrano comunque quale sia l’approccio del Pontefice, che vede il rischio per il pianeta di «trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia». 

Il riscaldamento climatico
La bozza si sofferma sul «preoccupante riscaldamento del sistema climatico» e sulla necessità di mettere in pratica, con il coinvolgimento di tutti, politiche per ridurre «drasticamente» le emissioni di anidride carbonica e degli altri gas inquinanti. Si parla della «povertà di acqua pubblica» che colpisce in particolare l’Africa e non è una risorsa da trasformare in «merce soggetta alle leggi del mercato». Tra i «polmoni del pianeta» da salvaguardare, vengono citati «l’Amazzonia e il bacino fluviale del Congo», insieme con le «grandi falde acquifere e i ghiacciai».

I vertici mondiali senza risposte
La «tecnologia basata sui combustibili fossili» va «sostituita progressivamente senza indugio». I «vertici mondiali sull’ambiente degli ultimi anni non hanno risposto alle aspettative», i progressi sui cambiamenti climatici e la riduzione dei gas serra «sono deplorevolmente molto scarsi», anche «a causa delle posizioni dei Paesi che privilegiano i propri interessi nazionali rispetto al bene comune globale». Ma le politiche per contrastare l’inquinamento non vanno fatte pagare ai Paesi più poveri, che «hanno meno possibilità di adottare nuovi modelli di riduzione dell’impatto ambientale».

 

No alla riduzione delle nascite
«Invece di risolvere i problemi dei poveri e pensare a un mondo diverso, alcuni si limitano a proporre una riduzione della natalità». E ci sono «pressioni internazionali» sui Paesi poveri che «condizionano gli aiuti economici a determinate politiche di “salute riproduttiva”». Il Papa osserva invece che «la crescita demografica è pienamente compatibile con uno sviluppo integrale e solidale». Il problema è di distribuire meglio le risorse e non sprecare il cibo.

Critica alla finanza
Se il testo diffuso sarà quello poi effettivamente pubblicato, l’enciclica conterrà una forte critica al sistema economico-finanziario: «I poteri economici continuano a giustificare l’attuale sistema mondiale, in cui prevalgono una speculazione e una ricerca della rendita finanziaria». E «qualunque cosa che sia fragile, come l’ambiente, rimane indifesa rispetto agli interessi del mercato divinizzato, trasformati in regola assoluta». A proposito della crisi finanziaria afferma: «Il salvataggio a ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza» che potrà solo generare nuove crisi.

La tecnocrazia
Dopo aver detto che scienza e tecnologia «sono un prodotto meraviglioso della creatività umana», si mette però in guardia dal potere che si trova nelle mani dell’uomo: l’energia nucleare, la biotecnologia, l’informatica, la conoscenza del nostro stesso Dna e altre potenzialità che abbiamo acquisito ci offrono un tremendo potere». E «danno a coloro che detengono la conoscenza e soprattutto il potere economico per sfruttarla un dominio impressionante sull’insieme del genere umano». «La finanza soffoca l’economia reale. Non si è imparata la lezione della crisi finanziaria mondiale e con molta lentezza si impara quella del deterioramento ambientale. In alcuni circoli si sostiene che l’economia attuale e la tecnologia risolveranno tutti i problemi ambientali». «Il mercato da solo però non garantisce lo sviluppo umano integrale e l’inclusione sociale».

Decrescita
Di fronte a questa situazione, la cultura ecologica «dovrebbe essere uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualità che diano forma a una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico». Francesco sostiene la necessità di «una coraggiosa rivoluzione culturale». «Nessuno vuole tornare all’epoca delle caverne, però è indispensabile rallentare la marcia per guardare la realtà in un altro modo», accettando «una certa decrescita in alcune parti del mondo», che permetta di procurare risorse da impiegare per una crescita sana in altre parti del pianeta.

No all’aborto 
Nella bozza viene criticato l’atteggiamento di quanti si battono per i diritti delle piante e degli animali ma non difendono la vita umana. «Dal momento che tutto è in relazione, non è neppure compatibile la difesa della natura con la giustificazione dell’aborto». «D’altro canto, è preoccupante il fatto che alcuni movimenti ecologisti difendano l’integrità dell’ambiente, e con ragione reclamino dei limiti alla ricerca scientifica, mentre a volte non applicano questi medesimi princìpi alla vita umana. Spesso si giustifica che si oltrepassino tutti i limiti quando si fanno esperimenti con embrioni umani vivi. Si dimentica che il valore inalienabile di un essere umano va molto oltre il grado del suo sviluppo». 

Luci e ombre degli Ogm
Sugli Ogm la bozza appare prudente, ed «è difficile dare un giudizio generale», anche perché «le mutazioni genetiche sono state e sono prodotte molte volte dalla natura stessa. Nemmeno quelle provocate dall’essere umano sono un fenomeno moderno». I cereali transgenici hanno aiutato alcune regioni del mondo. Gli aspetti negativi sono «la concentrazione di terre produttive nelle mani di pochi» e «lo sviluppo di oligopoli nella produzione di sementi».

La concezione cristiana del Creato 
Il testo anticipato contiene anche un intero capitolo dedicato alla creazione nella Bibbia, dove viene presentata la concezione cristiana del Creato, da coltivare e custodire ma non da depredare. A questo proposito, si afferma che «la coscienza della gravità della crisi culturale ed ecologica deve tradursi in nuove abitudini», a partire dalla vita di ogni giorno. L’enciclica, se sarà confermata questa versione, valorizza i movimenti dal basso di coloro che si mettono insieme per cercare di cambiare le cose, come hanno fatto ad esempio i movimenti di consumatori che invitano a scegliere aziende che producono in modo sostenibile con un’attenzione al lavoro umano e all’ambiente.
[GIA. GAL.]

Da - http://www.lastampa.it/2015/06/16/italia/cronache/contro-il-mercato-divinizzato-un-nuovo-stile-di-vita-TZLEC5KROmguMQOU133cvJ/pagina.html
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« Risposta #22 il: Luglio 18, 2016, 11:46:23 »

Il Papa: Dio disperda i progetti di terrore, basta sangue
All’Angelus l’appello di Francesco contro le stragi di vite innocenti.
Preghiera in piazza San Pietro per le vittime dell’azione terroristica a Nizza

17/07/2016
Giacomo Galeazzi - CITTA’DEL VATICANO

«Dio disperda i progetti di terrore, nessuno osi più versare il sangue». Il Papa all’Angelus piange le “vite innocenti”. Nei cuori, spiega, «è vivo il dolore per la strage che, la sera di giovedì scorso, a Nizza, ha falciato tante vite innocenti, persino tanti bambini». Jorge Mario Bergoglio è vicino «a ogni famiglia e all’intera nazione francese in lutto» e chiede a Dio di accogliere «tutte le vittime nella sua pace», di sostenere i feriti e di confortare i familiari. «Il Padre buono disperda ogni progetto di terrore e di morte, perché nessun uomo osi più versare il sangue del fratello- afferma-. Un abbraccio paterno e fraterno a tutti gli abitanti di Nizza e a tutta la nazione Francese». Quindi esorta la folla di piazza San Pietro a pregare in silenzio «per le vittime di questa strage». 

Poi ricorda che «nel mondo di oggi è a rischio il valore dell’ospitalità» e che «nell’ascolto c’è la radice della pace», perciò occorre «dedicare più tempo all’ascolto». L’ospite «non è di pietra, va ascoltato». Così intesa, «l’ospitalità appare veramente come una virtù umana e cristiana, una virtù che nel mondo di oggi rischia di essere trascurata». Infatti «si moltiplicano le case di ricovero e gli ospizi, ma non sempre in questi ambienti si pratica una reale ospitalità». E «si dà vita a varie istituzioni che provvedono a molte forme di malattia, di solitudine, di emarginazione, ma diminuisce la probabilità per chi è straniero, emarginato, escluso di trovare qualcuno disposto ad ascoltarlo». E ciò perché è straniero, profugo, migrante, e ascoltare quella storia è doloroso». Persino nella propria casa, tra i propri familiari, può capitare di trovare più facilmente «servizi e cure di vario genere che ascolto e accoglienza». 

A braccio il Pontefice ha osservato: «Oggi siamo talmente presi, con frenesia, di tanti problemi anche poco importanti, che manchiamo della capacità di ascolto». «Vorrei domandare a voi, farvi una domanda, ognuno risponda nel suo cuore - ha proseguito -: tu, marito, hai tempo per ascoltare tua moglie? E tu, donna, hai tempo per ascoltare tuo marito? Voi genitori, avete tempo, tempo da perdere, per ascoltare i vostri figli? O i vostri nonni, gli anziani? `No, i nonni sempre dicono le cose, sono noiosi...´. Ma hanno bisogno di essere ascoltati». «Ascoltare - ha aggiunto il Pontefice -, vi chiedo di imparare ad ascoltare, e di dedicarvi più tempo. Nella capacità di ascolto c’è la radice della pace».

Commentando il Vangelo odierno il Pontefice sottolinea come l’evangelista Luca racconti di Gesù che, mentre è in cammino verso Gerusalemme, entra in un villaggio ed è accolto a casa da due sorelle: Marta e Maria. «Entrambe offrono accoglienza al Signore, ma lo fanno in modi diversi- sottolinea Francesco. Maria si mette seduta ai piedi di Gesù e ascolta la sua parola, invece Marta è tutta presa dalle cose da preparare; e a un certo punto dice a Gesù: “Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. E Gesù le risponde: “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta”. Infatti, evidenzia il Papa, «nel suo affaccendarsi e darsi da fare, Marta rischia di dimenticare, e questo è il problema, la cosa più importante, cioè la presenza dell’ospite, di Gesù». Inoltre «l’ospite non va semplicemente servito, nutrito, accudito in ogni maniera. Occorre soprattutto che sia ascoltato». Perciò, avverte Jorge Mario Bergoglio, «ricordate bene questa parola: l’ospite va ascoltato, accolto come persona, con la sua storia, il suo cuore ricco di sentimenti e di pensieri, così che possa sentirsi veramente in famiglia». Invece «se tu accogli un ospite a casa tua, e tu continui a fare le cose, muto tu e muto lui», aggiunge a braccio il Pontefice. Infine un abbraccio ideale alla Cina. «Vedo in piazza San Pietro i bravi fratelli cinesi, un grande saluto a voi cinesi», ha detto Francesco rivolgendosi a un gruppo di cattolici giunti dalla Cina in occasione del Giubileo. 

«Francesco è molto provato e particolarmente sconvolto per quanto è accaduto, soprattutto perché non riesce a capire come sia possibile attentare contro bambini e famiglie in festa», riporta il sito “Il Sismografo”, informato in tempo reale sull’attività della Santa Sede e del Pontefice. Il sito cita il presidente dell’Associazione Francia-Italia, Paolo Celi, che ha parlato con il Santo Padre dopo la strage di Nizza. «Il Papa -dichiara Celi - mi ha chiesto di trasmettere il suo messaggio di consolazione e vicinanza a tutte le famiglie coinvolte in modo diverso in questa tragedia così come a tutti gli abitanti di Nizza e al popolo della Francia». «Il Santo Padre - riferisce ancora il Sismografo - ha rinnovato le sue richieste di preghiera e la sua esortazione a vivere insieme, tutti, in profonda pace oltre le appartenenze etniche, religiose e sociali». 

Dispositivo di sicurezza visibilmente rafforzato, questa mattina, in tutta l’area circostante Piazza San Pietro in occasione dell’Angelus. A differenza delle altre domeniche, tranne quelle in cui ci sono cerimonie del Pontefice in piazza e non solo la preghiera mariana di mezzogiorno, sbarramenti delle forze di polizia sono stati installati per chiudere le vie di accesso verso San Pietro, mentre i fedeli che si avvicinano alla piazza sono sottoposti a doppi controlli prima di entrare, con ispezioni ai contenuti di borse e zainetti e, se necessario, verifiche personali con i metal detector portatili.

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COPIA-INCOLLA gratuito Da - http://www.lastampa.it/2016/07/17/vaticaninsider/ita/vaticano/il-papa-dio-disperda-i-progetti-di-terrore-basta-sangue-KXjfO4eisCW6mjldi9TJNI/pagina.html
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« Risposta #23 il: Agosto 23, 2016, 11:04:28 »

Esposito, ex assessore ai trasporti di Roma: «Così i sindacati si spartiscono l’Atac»
Il senatore dem ha denunciato all'Autorità anti-corruzione il “sistema malato” nel trasporto pubblico della Capitale.
Ora Cantone gli ha dato ragione e ha trasferito gli atti alla procura di Roma


18/08/2016
GIACOMO GALEAZZI
ROMA

«Mi sono scontrato con un granitico blocco di potere: sindacati confederali e direzione del personale hanno sempre avuto in mano l’Atac. Appalti, gestione delle mense, manutenzione degli autobus, parcelle agli avvocati amici. Passa tutto da lì». Il senatore dem Stefano Esposito, ex assessore ai Trasporti di Roma, ha denunciato all’Autorità anticorruzione il “sistema malato” nella municipalizzata della mobilità urbana. Ora il presidente dell’Anac, Raffale Cantone gli ha dato ragione e ha trasferito gli atti alla procura di Roma.
 
Cosa intende per “mani sull’Atac”? 
«A luglio 2015, appena arrivato in Campidoglio, cominciai a girare alle cinque di mattina coi conducenti della metro. Loro per turni di sei ore e mezza non potevano andare in bagno, i sindacati invece si occupavano solo di promozioni, pasti al dopolavoro, distacchi. All’Atac fa carriera chi è iscritto ai sindacati giusti, soprattutto Cisl, gli altri vengono penalizzati. Mi sono imbattuto subito in un rapporto incestuoso tra pezzi dell’azienda e alcuni sindacati».
 
A quali affari si riferisce? 
«Alla dinamica clientelare e corporativa che tiene unite i sindacati e la direzione del personale. Un rapporto organico, di potere e spartizione. All’Atac mi hanno subito raccontato bugie. Mi accorsi che chi comandava davvero era il capo del personale Giuseppe De Paoli, manager dell’Alitalia fallita, molto legato ai vertici nazionali della Cgil. Per chi è fuori da questo patto, ci sono punizioni e richiami. Mi trovai da solo a lottare contro scioperi selvaggi e metro bloccate».
 
Come funziona questo patto? 
«L’obiettivo è tenere nascosta la verità in un’azienda che ha avuto miliardi a valanga dallo Stato e nessuno sa che fine abbiano fatto quei soldi. Nessuno per anni ha fatto manutenzione sulla metro. Mense aziendali e dopolavoro sono state zone franche per far guadagnare i sindacati. La conferma della spartizione l’ho avuta sugli acquisti».
 Spese fuori controllo? 
«Non solo. I vertici Atac volevano comprare 700 nuovi autobus. Io non mi capacitavo di come un’azienda devastata dai debiti potesse fare un acquisto del genere e proposi di comprarne 150 in leasing, più sette anni di manutenzione. Scoppiò il finimondo. Fu presa come una dichiarazione di guerra. Azienda e sindacati mi saltarono addosso. Si infuriarono tutti: “Abbiamo le nostre officine”. Avevo messo le mani su interessi inconfessabili. A quel punto mandai tutto a Cantone: irregolarità negli appalti, cinque anni senza una gara, i contenziosi legali assegnati sempre agli stessi studi legali. Tutto avveniva fuori da qualsiasi percorso di regolarità. Trovai contenziosi legali per milioni di euro affidati ad avvocati esterni, portati dalla direzione del personale. Parcelle colossali per cause da milioni».

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Da - http://www.lastampa.it/2016/08/18/italia/cronache/esposito-ex-assessore-ai-trasporti-di-roma-cos-i-sindacati-si-spartiscono-latac-2U932PXhmLotk9X51AtBTJ/pagina.html
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« Risposta #24 il: Dicembre 28, 2016, 11:47:16 »


“Il mondo odia i cristiani e ciò nasconde opere malvagie”
All'Angelus per Santo Stefano, il Papa avverte come ci sia «opposizione tra la mentalità del Vangelo e quella mondana».
E ricorda il coro dell'Armata Rossa e l'Iraq

Pubblicato il 26/12/2016
Ultima modifica il 26/12/2016 alle ore 12:35

GIACOMO GALEAZZI
CITTÀ DEL VATICANO
«Per rendere testimonianza alla verità, la Chiesa sperimenta in diversi luoghi dure persecuzioni, fino alla suprema prova del martirio». Francesco sprona i credenti a «superare le tenebre del mondo» e denuncia come oggi si scateni verso i cristiani la stessa crudeltà che ha colpito i primi seguaci di Gesù. All’Angelus il Papa evidenzia come «la gioia del Natale riempia anche oggi i nostri cuori, mentre la liturgia ci fa celebrare il martirio di santo Stefano, il primo martire, invitandoci a raccogliere la testimonianza che con il suo sacrificio egli ci ha lasciato: è la testimonianza gloriosa propria del martirio cristiano, patito per amore di Cristo».

Ieri «giorno di Natale i cristiani perseguitati nell'Iraq hanno celebrato il Natale nella loro cattedrale distrutta, è un esempio di fedeltà al Vangelo: essi testimoniano con coraggio la loro fedeltà a Gesù». E «nonostante le prove e i pericoli, essi testimoniano con coraggio la loro appartenenza a Cristo e vivono il Vangelo impegnandosi a favore degli ultimi, dei più trascurati, facendo del bene a tutti senza distinzione; testimoniano la carità nella verità». Il martirio «continua a essere presente nella storia della Chiesa, da Stefano fino ai nostri giorni». Di questa testimonianza «ci ha parlato il Vangelo di oggi: Gesù preannuncia ai discepoli il rifiuto e la persecuzione che incontreranno».

Jorge Mario Bergoglio ricorda le parole di Cristo: «Sarete odiati da tutti a causa del mio nome». E sottolinea che «il mondo odia i cristiani per la stessa ragione per cui ha odiato Gesù, perché Lui ha portato la luce di Dio e il mondo preferisce le tenebre per nascondere le sue opere malvage». Per questo, sottolinea il Papa, «c’è opposizione tra la mentalità del Vangelo e quella mondana. Seguire Gesù vuol dire seguire la sua luce, che si è accesa nella notte di Betlemme, e abbandonare le tenebre del mondo».

Quindi «il protomartire Stefano, pieno di Spirito Santo, venne lapidato perché confessò la sua fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio e l’Unigenito che viene nel mondo invita ogni credente a scegliere la via della luce e della vita. È questo il significato profondo della sua venuta tra noi».

E «amando il Signore e obbedendo alla sua voce, il diacono Stefano ha scelto Cristo, Vita e Luce per ogni uomo: scegliendo la verità, egli è diventato nello stesso tempo vittima del mistero dell’iniquità presente nel mondo, ma in Cristo ha vinto». Anche oggi la Chiesa, avverte il Pontefice, «per rendere testimonianza alla luce e alla verità, sperimenta in diversi luoghi dure persecuzioni, fino alla suprema prova del martirio». Infatti, «quanti nostri fratelli e sorelle nella fede subiscono soprusi, violenze e sono odiati a causa di Gesù». Perciò «oggi vogliamo pensare a loro ed essere vicini a loro con il nostro affetto, la nostra preghiera e anche il nostro pianto: nonostante le prove e i pericoli, essi testimoniano con coraggio la loro appartenenza a Cristo e vivono il Vangelo impegnandosi a favore degli ultimi, dei più trascurati, facendo del bene a tutti senza distinzione, testimoniano la carità nella verità».

Dunque, esorta il Papa, «nel fare spazio dentro il nostro cuore al Figlio di Dio che si dona a noi nel Natale, rinnoviamo la gioiosa e coraggiosa volontà di seguirlo fedelmente come unica guida, perseverando nel vivere secondo la mentalità evangelica e rifiutando la mentalità dei dominatori di questo mondo».

Inoltre «alla Vergine Maria, Madre di Dio e Regina dei martiri, eleviamo la nostra preghiera, affinché ci guidi e ci sostenga sempre nel nostro cammino alla sequela di Gesù Cristo, che contempliamo nella grotta del presepe e che è il Testimone fedele di Dio Padre».

Dopo aver pronunciato l’Angelus, Il Pontefice esprime «vive condoglianza per la tragica notizia dell'aereo russo precipitato nel Mar Nero: il Signore consoli i familiari delle vittime: giornalisti, equipaggio e i membri dell'eccellente coro e orchestra dell'Armata Rossa». Nel 2004 «il coro si esibì in Vaticano per il 26° anniversario del Pontificato di San Giovanni Paolo II. La Vergine Maria sostenga gli sforzi di quanti sono impegnati nelle ricerche».

Per la festa di Santo Stefano, primo martire, «nel clima di gioia cristiana che promana dal Natale di Gesù», il Papa saluta e ringrazia i fedeli accorsi numerosi ad ascoltarlo in piazza San Pietro «per la vostra presenza». E «a tutti voi, venuti dall’Italia e da diverse nazioni, rinnovo l’augurio di pace e di serenità: siano questi, per voi e per i vostri familiari, giorni di gioia e di fraternità». Poi saluta e invia gli auguri «a tutte le persone che si chiamano Stefano o Stefania». E prosegue: «In queste settimane ho ricevuto tanti messaggi augurali da tutto il mondo, non essendomi possibile rispondere a ciascuno, esprimo oggi a tutti il mio sentito ringraziamento, specialmente per il dono della preghiera. Grazie di cuore! Il Signore vi ricompensi con la sua generosità». Per poi concludere: «Buona festa! Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci».

Da - http://www.lastampa.it/2016/12/26/vaticaninsider/ita/vaticano/il-mondo-odia-i-cristiani-e-ci-nasconde-opere-malvagie-xwTOM5DOvgIvWnp1cg5yfK/pagina.html
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