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Autore Discussione: ANDREA GUALTIERI. - Anche in Rai il nuovo corso di Papa Francesco.  (Letto 2031 volte)
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« inserito:: Novembre 26, 2014, 05:03:14 pm »

Quattro preti di strada in tv per commentare il Vangelo.
Don Albanesi: "Il vento è cambiato, speriamo che duri"
Anche in Rai il nuovo corso di Papa Francesco.
Lo spazio televisivo della domenica sarà affidato a sacerdoti impegnati nel sociale: don Ciotti, don Patriciello, don Rigoldi e il fondatore della comunità di Capodarco.
Che dice: "Siamo stati disprezzati per decenni, ora c'è spazio per le periferie"

ANDREA GUALTIERI
25 novembre 2014
   
"UN CONTO è essere in cammino verso la perfezione, un altro è imporre la perfezione". Don Vinicio Albanesi è uno dei quattro sacerdoti che la Conferenza episcopale italiana ha scelto per commentare il Vangelo ogni settimana su Rai Uno, nella storica trasmissione "A sua immagine". È il nuovo corso che vede protagonisti quelli che erano etichettati "preti di strada" fino a poco tempo fa, fino all'avvento di papa Francesco. Insieme a don Albanesi ci saranno infatti don Luigi Ciotti, fondatore di Libera e di Gruppo Abele, don Maurizio Patriciello, il parroco di Caivano protagonista delle denunce sulla "terra dei fuochi" e don Gino Rigoldi, il cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano. Dal 29 novembre si alterneranno nella rubrica del sabato che finora era curata da padre Ermes Ronchi, studioso di scienze religiose e antropologiche e commentatore anche per Avvenire.

"Siamo stati disprezzati per decenni, ora il vento è proprio cambiato e speriamo che duri, perché se torna il vento del deserto che brucia tutto, sarà di nuovo dura", dice a Repubblica.it con un sorriso don Albanesi, che ha 71 anni e dal 1994 è presidente della comunità di riabilitazione di Capodarco. E svela che dopo 47 anni di sacerdozio, molti dei quali spesi al servizio dei disabili e degli emarginati, per la prima volta ha ricevuto una telefonata dai vertici della Chiesa italiana. Il segretario della Cei Nunzio Galantino ha spiegato in una conferenza stampa che "si vuole tradurre in fatti e immagini ciò che Papa Francesco ci chiede senza sosta: quello di essere chiese in uscita e allora anche televisione in uscita". Una svolta testimoniata anche da don Luigi Ciotti, che racconta: "Nel passato sono stato invitato una volta in trasmissione: hanno protestato perché parlavo troppo di terra e poco di cielo e non mi hanno chiamato più". Per lui, in realtà, il segnale del cambiamento era arrivato già il 21 marzo, quando Bergoglio ha scelto di partecipare alla veglia organizzata da Libera per ricordare le vittime innocenti delle mafie. Il Papa e il sacerdote erano entrati nella chiesa di San Gregorio VII a Roma tenendosi per mano: "C'è una parte di Chiesa  che per lungo tempo è stata etichettata, isolata: non siamo preti antimafia o di strada, siamo solo preti", aveva commentato don Ciotti.

Ora anche don Albanesi rilancia: "Si nota un passaggio verso i preti che occupano spazi nel grande mondo della marginalità, un'attenzione per le frontiere". E questo, spiega, permette di dare una chiave di lettura molto diversa al messaggio evangelico. La stessa che, anticipa, metterà lui nel commentare le sacre scritture su Rai Uno: "Ho notato, rileggendo bene il Vangelo, che Cristo dava messaggi morali, ma si preoccupava anche di guarire i malati: sono 27 i miracoli nei testi sinottici. Questo Cristo, insomma, voleva il benessere sia fisico che spirituale, ma nel tempo questa dimensione è stata scissa".

Secondo don Albanesi, "la Chiesa si è concentrata sul culto e sui sacramenti senza coniugare in parallelo la carità, lasciata agli addetti ai lavori". La spiritualità, insomma, "ha tralasciato la dimensione umana: il dolore, la morte, la povertà, la sofferenza". E invece il commento al Vangelo che il presidente di Capodarco presenterà in tv nasce pensando a chi gli racconta della pensione che non arriva, del lavoro che non c'è, della disabilità da affrontare. "Nulla di nuovo  -  dice  -  se si pensa che il parroco classico di una volta, quando c'era la povertà vera, era quello che si occupava della sua gente. Ora, invece, noi eravamo considerati preti speciali solo perché predichiamo che la pace interiore è anche pace materiale e questo ci porta a un approccio diverso, che non distingue regolari o irregolari, praticanti o no. Vuoi bene a tutti perché capisci le cose di cui hanno bisogno".

Lo stesso approccio che si è suggerito durante il recente sinodo dedicato alla famiglia. Don Albanesi lo legge così: "Finora si è tenuto conto degli aspetti dottrinali: dal cielo arriva la verità e la si va ad applicare alle persone. Invece se si parte dalle persone hai delle situazioni concrete che poi confronti sempre con la verità, certo, ma è un processo molto diverso".

© Riproduzione riservata 25 novembre 2014

Da - http://www.repubblica.it/cronaca/2014/11/25/news/i_preti_di_strada_in_tv_per_commentare_il_vangelo_il_nuovo_corso_in_rai-101413741/?ref=HREC1-7
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« Risposta #1 inserito:: Agosto 26, 2015, 11:38:40 am »

Galantino al Meeting Cl di Rimini: "Scelte pubbliche sono guidate da interessi immediati e non da progetti"
A Rimini torna in pubblico il numero due della Cei che non arretra dopo le polemiche.
Mette in guardia dall'istinto a "difendersi dagli altri" e da "un mondo a due velocità".
E alla Chiesa dice: "Papa Francesco ci vuole missionari e c'è ancora tanto da fare"


Di ANDREA GUALTIERI
21 agosto 2015
   
Nunzio Galantino non arretra dalle sue posizioni. Contesta le "scelte, individuali e pubbliche" del nostro tempo, che, dice, "sono guidate per lo più dal perseguimento di interessi e fini immediati e poco meditati, dettati spesso dalla ricerca dell'utile e meno da un progetto consapevole e a lunga scadenza". E chiede che "chi sperimenta qualche forma di difficoltà venga integrato e non scartato" e che "quanti sono ai margini dello sviluppo siano coinvolti e le loro potenzialità messe a frutto". L'atteso discorso che il segretario Cei pronuncia al Meeting di Comunione e Liberazione è un ragionamento antropologico, ma in controluce nasconde tutte le risposte alle polemiche dei giorni scorsi, dopo le sue frasi che hanno innescato una fibrillazione nei rapporti con il mondo politico e all'interno della stessa Conferenza episcopale.

Il presule scherza con i fotografi ma scansa i cronisti nel giorno del suo ritorno in pubblico, dopo il forfait all'appuntamento trentino dedicato ad Alcide De Gasperi nel quale il suo messaggio scritto etichettava la classe politica contemporanea come un "harem di cooptati e furbi". E se aveva fatto discutere in precedenza l'appellativo di "piazzisti da quattro soldi", rivolto a chi "specula sul dramma dei migranti", a Rimini Galantino parte teorizzando un umanesimo basato sull'equilibrio tra senso del limite e fascino delle frontiere, ma arriva, in forma più felpata e filosofica, a ribadire il concetto di accoglienza e condivisione come contraltare all'"istinto a difendersi dagli altri". Si tratta, spiega, di costruire una società che "non considera i gruppi e gli Stati per quanto sanno produrre o per le risorse finanziarie di cui dispongono, e tenta anzitutto e con i mezzi di cui realisticamente dispone di risollevare i poveri, per non creare un mondo a due velocità".

Come nei giorni scorsi, Galantino sottolinea ancora che è il Vangelo a "intendere gli ultimi non più come scarti ma come persone da sollevare e delle quali condividere la sorte". Un messaggio che Galantino chiede di attualizzare. "A noi sta di coglierne i riflessi per l'oggi e di tradurla nel nostro tempo", dice il presule, subito prima di invocare "attenzione a tutti i poveri, a quelli che non hanno il lavoro o lo hanno perso, a quelli che provengono da zone più povere ed economicamente arretrate, a quelli che non sono in grado di difendersi perché attendono di nascere e godere della vita".

Con lo stesso stile e sempre riflettendo sul concetto di limite come risorsa, il numero due della Cei regola anche le scosse sismiche sotterranee che si registrano all'interno dell'episcopato italiano. Chiarisce di essere in sintonia con il pontefice affermando che "una Chiesa che fa del limite una risorsa, assume lo stile missionario tanto invocato da papa Francesco divenendo sempre meno dispensatrice di servizi e sempre più 'ospedale da campo', chinata sugli ultimi". E in questo senso affonda il colpo affermando la volontà di proseguire sulla linea del cambiamento. Proprio dall'antropologia del limite, incalza infatti Galantino, "anche la Chiesa è sollecitata a rinnovarsi nelle sue strutture, nelle dinamiche decisionali e nelle prassi delle comunità". E aggiunge: "Le comunità ecclesiali e le associazioni già sono, per il nostro tempo, un mirabile segno della presenza di Dio e della carità che da lui promana. Queste giornate di incontro e riflessione ne sono un esempio. Tuttavia, ancora tanto dobbiamo fare nella via della testimonianza".

Non c'è da scoraggiarsi, lascia poi intendere in un altro passaggio Galantino, davanti a chi contesta la posizione dei credenti rispetto al relativismo.  "A partire dagli anni Settanta - osserva il presule - abbiamo assistito a un radicale mutamento del paradigma antropologico, che ha contribuito a mettere al centro, talvolta enfatizzandola in maniera esclusiva, la libertà individuale, quasi rappresentasse l'unico vero valore" e oggi, aggiunge, "è tacciato di essere retrogrado, repressivo e fuori dal tempo chi tenta di metterlo in discussione e mostrare, argomentando, che la persona non è solo libertà assoluta". L'uomo però, insiste l'ex vescovo di Cassano, "è tante altre cose ancora: ricerca di Dio e della verità, responsabilità, accettazione del sacrificio, alle quali è intimamente legato il raggiungimento di una libertà vera". Ed è in questo senso, appunto, che viene mostrato il concetto di limite che "non è semplicemente sinonimo di imperfezione ma è la radice stessa dell'apertura dell'uomo" perché porta al "fascino delle frontiere": "Il limite allora è una scuola capace di insegnarci quale sia il segreto della vita. Chi è appagato non cerca, né lo fa chi è disperato. Cerca invece chi è povero, cioè chi percepisce il limite come caratterizzante la natura umana e ne fa motivo di crescita".

© Riproduzione riservata
21 agosto 2015

Da - http://www.repubblica.it/vaticano/2015/08/21/news/galantino_al_meeting_cl_di_rimini_non_si_costruisca_un_mondo_a_due_velocita_-121336753/?ref=nl-Ultimo-minuto-ore-13_21-08-2015
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« Risposta #2 inserito:: Aprile 01, 2018, 08:02:04 pm »

Papa Francesco nella veglia pasquale sferza i cristiani "pusillanimi" davanti a ingiustizie

Il pontefice contesta: "Troppi silenzi".

E invita a mobilitarsi, ciascuno "con la quota di potere che abbiamo".

Battezzati 8 adulti: c'è anche il migrante eroe che disarmò un rapinatore

Di ANDREA GUALTIERI
31 marzo 2018

ROMA - La sferzata pasquale di papa Francesco ha i toni inequivocabili delle parole usate durante la veglia presieduta nella basilica di San Pietro. Si rivolge ai cristiani ma li chiama "discepoli" per accostarli a coloro che abbandonarono Gesù nelle ore della Passione. E come quelli furono incapaci di reagire duemila anni fa, anche il cristiano di oggi, dice il Papa, "si trova intirizzito e paralizzato, senza sapere dove andare di fronte a tante situazioni dolorose che lo opprimono e lo circondano".

L'escamotage omiletico del Papa è chiaro e costante. Nel suo parallelo, il cristiano contemporaneo è come quello delle pagine più difficili del Vangelo, "immerso in una routine schiacciante che lo priva della memoria" e che "lo abitua al si è fatto sempre così". E’ "ottenebrato", tanto da essere incapace di scandalizzarsi, come lo fu quello di duemila anni fa quando il sommo sacerdote manda a morte ingiustamente un uomo sacrificandolo al miraggio di un ipotetico benessere comune.

"Di fronte all’ingiustizia che ha condannato il Maestro, i discepoli hanno fatto silenzio - ricorda Bergoglio -; di fronte alle calunnie e alla falsa testimonianza subite dal Maestro, i discepoli hanno taciuto. Durante le ore difficili e dolorose della Passione, i discepoli hanno sperimentato in modo drammatico la loro incapacità di rischiare e di parlare in favore del Maestro; di più, lo hanno rinnegato, si sono nascosti, sono fuggiti, sono stati zitti". E’ un discepolo "ammutolito", scoraggiato tanto da credere che "non si può fare nulla per vincere tante ingiustizie che vivono nella loro carne tanti nostri fratelli". Vittima di "determinismi uniformanti e paralizzanti".

Ai cristiani contemporanei Jorge Mario Bergoglio ricorda che celebrare la Pasqua significa proprio vincere "quell’atteggiamento pusillanime che tante volte ci assedia e cerca di seppellire ogni tipo di speranza". Si tratta di rispondere a un annuncio gridato "in mezzo ai nostri silenzi" per sostenere la speranza e trasformarla "in gesti concreti di carità". Pasqua, spiega il Papa, significa "rompere le abitudini ripetitive" e quindi "rinnovare la nostra vita, le nostre scelte e la nostra esistenza". Un invito che viene rivolto "là dove ci troviamo, in ciò che facciamo e che siamo; con la quota di potere che abbiamo". E Bergoglio incalza: "Vogliamo partecipare a questo annuncio di vita o resteremo muti davanti agli avvenimenti?".

Una provocazione che, nella notte della veglia, si è fermata all'annuncio evangelico, ma potrebbe proiettarsi su richiami più espliciti all'attualità già nel messaggio che il Papa pronuncerà nel giorno di Pasqua, alle 12, a margine della benedizione Urbi et orbi dalla loggia di San Pietro, dopo la messa in programma alle 10 all'interno della basilica.

Il rito celebrato oggi da Francesco ha visto anche il battesimo di otto adulti provenienti da Albania, Italia, Nigeria, Perù e Stati Uniti. Tra loro anche John Ogah, il migrante nigeriano di 31 anni che a settembre affrontò e disarmò un malvivente che aveva appena rapinato un supermercato alla periferia di Roma brandendo una mannaia. Padrino di battesimo è stato per lui Nunzio Carbone, il comandante della Compagnia carabinieri di Roma Casilina che per primo prese a cuore la sua vicenda e lo sostenne nella richiesta di permesso di soggiorno che infatti ha recentemente ottenuto. E lui ha scelto, come nome di battesimo Francesco, proprio in onore del Papa.

Benedetto XVI - è stato comunicato da suo segretario personale, Georg Gaenswein - ha presieduto invece la veglia in forma privata nel monastero dove vive all'interno del Vaticano.

© Riproduzione riservata 31 marzo 2018

Da - http://www.repubblica.it/vaticano/2018/03/31/news/papa_francesco_pasqua_veglia-192711930/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T2
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