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Autore Discussione: “Dal tonno ai pomodori con De Rica rilancerò il polo alimentare italiano”  (Letto 2469 volte)
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« inserito:: Dicembre 14, 2013, 10:26:49 am »

Tuttosoldi

09/12/2013 - l’intervista

“Dal tonno ai pomodori con De Rica rilancerò il polo alimentare italiano”

Il presidente Gulli del gruppo alimentare Generale Conserve: la mia ricetta per crescere è avere pochi debiti e investire sempre gli utili in azienda
Vito Gulli è presidente e proprietario di Generale Conserve


Teodoro Chiarelli
inviato a Genova

Carosello, primi anni Settanta, tv in bianco e nero. E una reclame, un cartone animato, che ha fatto la storia della pubblicità. L’incipit del canarino Titti è fulminante: «Mi è semblato di vedele un gatto». Silvestro lo insegue combinando disastri, fino a quando Titti si rifugia sopra un barattolo di pomodori (o fagioli, o piselli). Silvestro si ferma, abbassa il pesante martello, ed esclama: «Eh no, su De Rica non si può».

«Beh, può capire la mia soddisfazione: ora quel marchio, De Rica, io l’ho comprato». Sorride sornione dietro ai suoi baffi candidi, il nuovo signore italiano delle scatolette. Del resto, ne ha ben donde il sessantaduenne Vito Gulli da Genova, presidente e proprietario di Generale Conserve. Con l’acquisizione di De Rica, la scorsa settimana, ha aggiunto la terza fondamentale griffe al suo paniere alimentare, dove brillano il tonno Asdomar e la carne in gelatina Manzotin, rilevata solo sei mesi fa da Bolton Group, controllato dalla riservatissima famiglia ebraica Nissim, italiani di origine greca.

Il marchio Asdomar in pochi anni ha bruciato le tappe, passando dai 20 milioni di fatturato del 2001 ai 151 milioni dello scorso anno (2° posto in Italia), puntando buona parte delle sue carte sulle vendite attraverso la grande distribuzione. La storia di Gulli è quella di un manager diventato imprenditore in età matura, una dozzina di anni fa, dopo una vita trascorsa come manager nell’industria alimentare in aziende come Mars, Star, Nostromo e Palmera. 

Inventarsi imprenditore a 50 anni, producendo in Italia: una bella scommessa la sua. 

«Quando ho iniziato questa attività Generali Conserve faceva 18 milioni di euro di fatturato con 12 dipendenti. Quest’anno arriveremo a sfiorare i 190 milioni e i dipendenti sono oltre 500. E’ questo che mi riempie di orgoglio. Oltre a caricarmi di una responsabilità enorme».

Ha fatto tutto da solo? 

«Sì, naturalmente ricorrendo ai finanziamenti bancari, che di fronte a progetti concreti, ci sono, anche se non è facile. Oggi ho un indebitamento sul fatturato del 35%. E poi ho sempre reinvestito gli utili in azienda. Investiamo e cresciamo. Con tre punti fissi: italianità, sostenibilità ed etica». 

L’italianità è un valore? 

«Certamente, soprattutto nell’industria alimentare. Siamo l’unica azienda italiana che in questi anni di delocalizzazione estrema, nel 2008 ha acquisito e rilanciato a Olbia uno stabilimento, quello della Palmera, che aveva cessato la produzione da alcuni mesi. Successivamente, nel 2009, abbiamo investito costruendo un nuovo stabilimento nelle adiacenze, tra i più tecnologicamente avanzati d’Europa: 21 mila metri quadri coperti, su una superficie di 33.000 mq, con una capacità produttiva di 100 tonnellate di tonno intero al giorno. Un investimento di 20 milioni di euro, senza alcuna sovvenzione pubblica. Un’operazione che ha salvato l’occupazione locale, conservando il patrimonio unico di professionalità di 250 lavoratrici e lavoratori specializzati nella lavorazione da tonno intero». 

E la sostenibilità? Sarà mica ambientalista? 

«La mia non è una missione: è business. La pesca del tonno senza regole mette in pericolo la stessa materia prima. Che razza di imprenditore è quello che va contro il suo prodotto? Per questo utilizziamo solo tonni adulti di almeno 18 chili e li lavoriamo interi. La nostra sostenibilità è attestata anche da Greenpeace. Tutti i prodotti a marchio Asdomar sono certificati “Friend of the sea”. E, per inciso: non è che in nome della sostenibilità una cosa la devo vendere al doppio. Dove sta scritto?».

Gulli che fa: l’industriale buonista? 

«Guardi che l’etica paga. Perché le bugie hanno le gambe corte e il consumatore è intelligente, alla fine capisce. Ti premia o ti punisce. Questa crisi nasce da scelte facili, ma miopi. Nasce dalla delocalizzazione selvaggia che ha portato disoccupazione e poi il crollo dei consumi».

Qual è, allora, il ruolo dell’imprenditore? 

«Fare impresa significa creare profitto nel tempo, che è diverso dal fare profitti per l’oggi. Non mi piacciono quelli che si arricchiscono molto, dando lavoro a pochi. Io devo prevedere dove va il mercato, cercare di esserci prima, essere già là quando ci arriveranno gli altri».

Ma finirà questa crisi? 

«Si fermerà, però non credo che sia ancora giunto il tempo, purtroppo. Sa cosa ci salverà? La consapevolezza del consumatore. Il valore che sa dare alla qualità a prezzo equo. Che non ha niente a che fare con l’autarchia o i dazi. Quelle sono stupidaggini».

Quali sono i suoi prossimi obiettivi? 

«Mettere in sicurezza l’azienda. Realizzare utili sufficienti a capitalizzarla adeguatamente. Bisogna arrivare a una dimensione di almeno 300 milioni di fatturato. Abbiamo ampi margini di crescita proprio con Manzotin e De Rica». 

Basta acquisizioni, dunque? 

«Per il momento direi di sì. Dobbiamo digerire le operazioni fatte quest’anno. Lanciare, ad esempio, nuovi prodotti vegetali a marchio De Rica. I consumatori ci stanno dando ragione. In tempi di crisi il consumo della scatoletta di carne in gelatina sta crescendo del 6% l’anno. E consideri che un vasetto di filetti di tonno da 250 grammi, di alta qualità, costa quanto una pizza».

Pensa alla Borsa? 

«No. Non mi piace. Non mi sembra una cosa seria».

E a possibili alleati? 

«Quelli non li escludo. Mi hanno cercato diversi fondi di investimento e anche qualche gruppo industriale del settore. Se servirà a crescere secondo i miei principi, perché no? Ma per ora non vedo niente di concreto all’orizzonte». 

Da - http://lastampa.it/2013/12/09/economia/tuttosoldi/dal-tonno-ai-pomodori-con-de-rica-rilancer-il-polo-alimentare-italiano-ZAAnmz0TmbUEv8K2LWOY3M/pagina.html
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