LA-U dell'OLIVO
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 21 
 inserito:: Giugno 07, 2026, 07:15:02 pm 
Aperta da Arlecchino - Ultimo messaggio da Arlecchino
Cari lettori di tutto il mondo, sono Gianni Gavioli.

Da trent'anni questo spazio racconta di noi ex appassionati indipendenti dell'Ulivo, resistendo alle tempeste politiche, ai cambi di nome e alle delusioni della storia.
Oggi però sono arrivato a un bivio: gestire questo sito da solo mi costa troppa salute e 700 euro all'anno di tasca mia. I robot "rubanews" ci assediano e la piattaforma ha bisogno urgente di essere rinnovata, alleggerita e messa in sicurezza.
Non voglio chiudere, questo è l'archivio di trent'anni di vita comune.

Ma senza l'aiuto di un tecnico – un artigiano del web che sappia come aggiornare questa piattaforma o trasformarla in un archivio storico spendendo il giusto – questo spazio morirà con me. Se tra i lettori c'è un programmatore, un sistemista, o qualcuno che fa parte di comunità open-source (LUG) che ha a cuore la memoria storica e la cultura libera, vi prego di farvi avanti.
Aiutatemi a salvare una voce del vecchio Ulivo

ciaooo
ggianni41@gmail.com

 22 
 inserito:: Maggio 01, 2026, 07:51:30 pm 
Aperta da Admin - Ultimo messaggio da Admin
ggianni41@gmail.com

chi é interessato a conoscere i particolari della mia idea mi scriva.
ciaooo

 23 
 inserito:: Maggio 01, 2026, 07:13:49 pm 
Aperta da Admin - Ultimo messaggio da Admin
Nel 1946, Anthony Hopkins aveva appena otto anni quando sedeva solo al suo banco, circondato dalle risate soffuse dei compagni di classe.
Quelle voci sembravano provenire da un altro mondo, un mondo a cui lui sapeva di non appartenere.
Al Cowbridge Grammar School, nel Galles del Sud, Anthony era un outsider: un bambino incapace di integrarsi, incompreso tanto dai coetanei quanto dagli insegnanti.
Mentre i compagni si divertivano tra giochi e battute, lui si rifugiava nei propri pensieri, schiacciato dal giudizio di chi lo etichettava come "lento", un marchio che pesava come una condanna.
Un episodio in particolare racconta bene la sua solitudine: durante una pausa, mentre gli altri si rincorrevano nel cortile, Anthony si sedette su una panchina fredda, stringendo il suo taccuino da disegno.
Concentrato, dava vita a forme intricate e mondi immaginari, lontani anni luce dalla confusione che lo circondava.
Fu in quell’occasione che una docente, passando, notò i suoi schizzi.
«Hai un dono», gli disse restituendogli il disegno di un castello arroccato su una scogliera.
Per Anthony, quelle parole furono come una fiammella in mezzo all'oscurità: un raro momento in cui si sentì davvero visto e riconosciuto.
Il pianoforte divenne ben presto un altro rifugio.
A nove anni scoprì un vecchio strumento impolverato nella sala musica della scuola e, mentre i compagni si riunivano in gruppi chiassosi, lui si intrufolava lì, iniziando a premere i tasti timidamente, poi con crescente sicurezza.
La musica divenne il suo linguaggio segreto, il mezzo con cui riusciva a esprimere emozioni che le parole non riuscivano a raccontare.
I genitori, intuendo la profondità della sua passione, fecero enormi sacrifici per comprargli un pianoforte usato.
E così, ogni sera, Anthony si immergeva nelle melodie che creava, trovando in esse una casa silenziosa e accogliente.
Ma la sua solitudine era più profonda di quanto apparisse.
Non si trattava solo di isolamento sociale: era una distanza emotiva, intellettuale.
«Mi sentivo come un alieno», avrebbe confessato anni dopo.
Afflitto da una dislessia all'epoca non diagnosticata, faticava a stare al passo con gli studi, alimentando un senso di frustrazione e di esclusione che lo spingeva sempre più verso il suo mondo interiore.
A dodici anni, le sue inclinazioni artistiche avevano ormai preso forma: i suoi disegni si arricchivano di dettagli, il suo modo di suonare il pianoforte diventava più raffinato.
Eppure, la distanza dagli altri restava incolmabile.
Anthony osservava i coetanei mentre intrecciavano amicizie con naturalezza, sentendosi ancora un estraneo.
Ma anziché lasciarsi schiacciare dalla solitudine, trovò in essa una forza silenziosa: trasformò il dolore in osservazione, la solitudine in creatività.
Quelle ore passate a disegnare o a suonare affinarono il suo sguardo sul mondo, rendendolo capace di cogliere sfumature invisibili agli altri — un dono che avrebbe reso straordinarie le sue future interpretazioni da attore.
Una figura fondamentale in quegli anni fu sua madre, Muriel.
Con dolcezza e fermezza, non smetteva mai di ricordargli:
«Non devi essere come gli altri. Essere diverso è la tua forza, non la tua debolezza.»
La fiducia che Muriel riponeva in lui gli diede il coraggio di abbracciare la propria unicità, anche quando sembrava una strada solitaria.
Con l’adolescenza, lentamente, qualcosa iniziò a cambiare.
Quelli che fino ad allora erano stati i suoi rifugi — la musica, il disegno — divennero la sua identità.
Anthony imparò a conoscersi e a riconoscere il valore del suo essere "diverso": una capacità di osservare l’animo umano che pochi possedevano.
Quella straordinaria sensibilità, forgiata nell’isolamento e nella fatica, sarebbe diventata la sua arma più potente come attore.
La profondità con cui Anthony Hopkins dà vita a personaggi complessi, stratificati, nasce proprio da quei primi, silenziosi anni di solitudine, di osservazione, di introspezione.
Le difficoltà della sua infanzia non furono ostacoli da superare, ma il crogiolo in cui vennero temprate la sua creatività e la sua empatia.
Nella solitudine, Hopkins trovò chiarezza.
Nella diversità, scoprì la sua forza.
Il percorso che lo portò da quel bambino timido con il blocco da disegno fino a diventare uno dei più grandi attori di tutti i tempi ci ricorda che, spesso, sono proprio le nostre ferite più profonde a rivelare i nostri doni più grandi.

da FB

 24 
 inserito:: Maggio 01, 2026, 06:54:56 pm 
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Cavalieri della Tavola Rotonda

 L'Armamento e la Partenza dei Cavalieri. Numero 2 degli arazzi del Santo Graal tessuti da Morris & Co. 1891-94 per Stanmore Hall. Lana e seta su ordito di cotone. Birmingham Museum & Art Gallery.

I cavalieri della Tavola Rotonda sono i cavalieri di rango più elevato della corte di re Artù, menzionati dalle leggende arturiane. La Tavola Rotonda, attorno alla quale i cavalieri si incontrano, è un simbolo dell'uguaglianza di tutti i suoi membri, perché il tavolo non avendo nessun capotavola rende i cavalieri tutti uguali. Ai cavalieri era assegnato il compito di mantenere la pace nel regno, e successivamente quello di intraprendere la ricerca del Santo Graal.

Il numero dei cavalieri varia di molto a seconda dei racconti, da 12 ad alcune centinaia, o anche 1600 secondo Layamon.[1] Thomas Malory[2] e Hartmann von Aue fissano il numero a 140, mentre Jean d'Outremeuse a 60. La Tavola Rotonda di Winchester, un manufatto inglese databile agli anni settanta del XIII secolo, elenca i nomi di 24 cavalieri.[3] 300 fu il numero scelto da Edoardo III d'Inghilterra, quando decise di creare il suo Ordine dei Cavalieri della Tavola Rotonda nel 1344.[4]

Codice di comportamento

Sir Thomas Malory nella Morte di Artù descrive il loro codice comportamentale:

    Mai oltraggiare o compiere omicidio.
    Evitare l'inganno.
    Evitare la crudeltà e concedere pietà a chi la chiede.
    Soccorrere sempre le dame e le vedove.
    Non abusare mai di dame e vedove.
    Mai ingaggiare battaglia per motivi sbagliati quali amore e desiderio di beni materiali.

da wikipedia

 25 
 inserito:: Maggio 01, 2026, 06:49:50 pm 
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Cavalieri della Tavola Rotonda

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L'Armamento e la Partenza dei Cavalieri. Numero 2 degli arazzi del Santo Graal tessuti da Morris & Co. 1891-94 per Stanmore Hall. Lana e seta su ordito di cotone. Birmingham Museum & Art Gallery.

I cavalieri della Tavola Rotonda sono i cavalieri di rango più elevato della corte di re Artù, menzionati dalle leggende arturiane. La Tavola Rotonda, attorno alla quale i cavalieri si incontrano, è un simbolo dell'uguaglianza di tutti i suoi membri, perché il tavolo non avendo nessun capotavola rende i cavalieri tutti uguali. Ai cavalieri era assegnato il compito di mantenere la pace nel regno, e successivamente quello di intraprendere la ricerca del Santo Graal.

Il numero dei cavalieri varia di molto a seconda dei racconti, da 12 ad alcune centinaia, o anche 1600 secondo Layamon.[1] Thomas Malory[2] e Hartmann von Aue fissano il numero a 140, mentre Jean d'Outremeuse a 60. La Tavola Rotonda di Winchester, un manufatto inglese databile agli anni settanta del XIII secolo, elenca i nomi di 24 cavalieri.[3] 300 fu il numero scelto da Edoardo III d'Inghilterra, quando decise di creare il suo Ordine dei Cavalieri della Tavola Rotonda nel 1344.[4]
Codice di comportamento

Sir Thomas Malory nella Morte di Artù descrive il loro codice comportamentale:

    Mai oltraggiare o compiere omicidio.
    Evitare l'inganno.
    Evitare la crudeltà e concedere pietà a chi la chiede.
    Soccorrere sempre le dame e le vedove.
    Non abusare mai di dame e vedove.
    Mai ingaggiare battaglia per motivi sbagliati quali amore e desiderio di beni materiali.

Liste
Lista generale
Re Artù e i suoi cavalieri, in un manoscritto italiano del XIV secolo del Ciclo della Vulgata.

Lista dei principali cavalieri menzionati da Chrétien de Troyes, dal ciclo della Vulgata e da altre opere:

    Sir Aglovale, figlio di Pellinore
    Sir Agravaine, fratello di Gawain
    Sir Ardbeg
    re Baudemago, padre di Sir Meleagant
    Sir Bedivere (Bedwyr)
    Sir Bleoberis de Ganis
    Sir Bors, re di Gannes (Gallia)
    Sir Brackla
    Sir Breunor il Nero
    Sir Cador
    Sir Calogrenant (Colgrevance)
    Sir Caradoc
    Sir Claudin
    Sir Costantino, divenne re dopo la morte di Artù
    Sir Dagonet, giullare di corte
    Sir Daniel von Blumenthal
    Sir Daniel, fratello di Sir Breunor e Sir Dinadan
    Sir Dodinel, (italianizzato Dodinello) detto il selvaggio
    Sir Dinadan, fratello di Sir Breunor e Sir Daniel
    Sir Ettore, padre adottivo di Artù
    Sir Ettore de Maris, figlio di re Ban di Benoic
    Sir Elyan il Bianco, figlio di sir Bors
    Sir Erec, (vedi anche Geraint)
    Sir Egawain, figlio di re George di Sassonsbury
    Sir Gaheris, fratello di Gawain
    Sir Galahad, figlio di Lancillotto del Lago
    Sir Gareth, detto Belle Manine fratello di Gawain
    Sir Gareth il Puro, figlio di Sir Kir di Norwich e cavaliere più giovane della tavola rotonda.
    Sir Gawain (Gawaine, Walganus, Balbhuaidh, Gwalchmai, Galvano) detto il fedele, nipote di Artù, sconfigge il Cavaliere Verde
    Sir Geraint (vedi anche Erec)
    Sir Gingalain, anche detto "Il bello sconosciuto", figlio di Gawain
    Sir Griflet, colui che gettò l'excalibur nel fiume esaudendo le volontà di Artù.
    re Hoel
    Sir Kay (Cai, Caius) figlio di sir Ettore
    Sir Lamorak del Galles, figlio di Pellinore
    Sir Lancillotto (Lancelot du Lac, padre di Sir Galahad)
    Re Leodegrance, padre di Ginevra, custode della Tavola Rotonda
    Sir Lionel
    Sir Lionel il Valoroso, figlio di Sir Charles di Nottingham
    Sir Lohengrin, Cavaliere del cigno (figlio di Sir Percival)
    Sir Lucano, maggiordomo di corte
    Sir Macduff
    Sir Meleagant, che rapì Ginevra
    Sir Mordred, figlio illegittimo o nipote di Artù, che distrusse il regno paterno/dello zio
    Sir Morholt
    Sir Mosè, primo cavaliere a cercare il Graal
    Sir Mortlach
    Sir Palamede il Saraceno
    Sir Pelleas, marito della Dama del Lago
    Sir Pellgarth (Pellegarth)
    Sir Pellinore
    Sir Percival (Perceval, Peredur, Parsifal), figlio di Pellinore
    Sir Rosebank
    Sir Sagramor
    Sir Safir, fratello di Palamede
    Sir Segwarides, fratello di Palamede
    Sir Talisker
    Sir Teaninich
    Sir Tomintoul
    Sir Tor, figlio di Pellinore
    Sir Tristano di Lioness
    re Uriens
    Sir Ywain (Yvain, Ivano), figlio di Uriens di Gore
    Sir Ywain il Bastardo, altro figlio di Uriens

Tavola Rotonda di Winchester

La Tavola Rotonda di Winchester, un manufatto del XIII secolo, elenca i nomi di 24 cavalieri, oltre a quello di re Artù:[3][5]

    Alymere
    Bedivere
    Bleoberis
    Bors de Ganis
    Brunor le Noir
    Dagonet
    Degore
    Ector de Maris
    Galahad
    Gareth
    Gawain
    Kay
    Lamorak
    Lancelot du Lac
    La Cote Male Taile
    Lucan
    Le Bel Desconneu
    Lionel
    Mordred
    Palamedes
    Pelleas
    Percival
    Safir
    Tristram de Lyones

Thomas Malory

L'episodio di Thomas Malory "La guarigione di Sir Urry" nel Manoscritto di Winchester de La Morte di Artù elenca anche (oltre a molti dei precedenti) i seguenti cavalieri:[6][7]

    Re Anguish d'Irlanda
    Earl Aristance
    Sir Azreal
    Sir Arrok
    Sir Ascamore
    Sir Balan
    Sir Barrant le Apres
    Sir Bellenger le Beau
    Sir Belliance le Orgulous
    Sir Blamor de Ganis
    Sir Bohart le Cure Hardy
    Sir Brandiles
    Sir Brian de Listinoise
    Sir Cardok
    Duca Chalance di Clarence
    Re Clariance di Northumberland
    Sir Clarus di Cleremont
    Sir Clegis
    Sir Clodrus
    Sir Crosslem
    Sir Damas
    Sir Degrave sans Villainy
    Sir Degrevant
    Sir Dinas le Seneschal de Cornwall
    Sir Dinas
    Sir Dodinas le Savage
    Sir Dornar
    Sir Drian
    Sir Edward di Orkney
    Sir Epinogris
    Sir Fergus
    Sir Florence
    Sir Gahalantine
    Sir Galihodin
    Sir Galleron di Galway
    Sir Gauter
    Sir Gillimer
    Sir Grummor Grummorson
    Sir Gumret le Petit
    Sir Harry le Fils Lake
    Sir Hebes
    Sir Hebes le Renowne
    Sir Hectimere
    Sir Herminde
    Sir Hervis de la Forest Savage
    Sir Ironside
    Sir Kay l'Estrange
    Earl Lambaile
    Sir Lambegus
    Sir Lamiel
    Sir Lavain
    Sir Lovell
    Sir Mador de la Porte
    Sir Marrok
    Sir Melias de l'Isle
    Sir Melion of the Mountain
    Sir Meliot de Logris
    Sir Menaduke
    Sir Morganor
    Sir Morthlach
    Re Nentres
    Sir Neroveus
    Sir Ozanna le Cure Hardy
    Sir Pelgart
    Sir Perimones
    Sir Persant
    Sir Pertolepe
    Sir Petipace di Winchelsea
    Sir Plaine de Fors
    Sir Plenorius
    Sir Priamus
    Sir Reynold
    Sir Sadok
    Sir Selises
    Sir Sentrail
    Sir Severause le Breuse
    Sir Suppinabiles
    Sir Talisker
    Earl Ulbawes
    Sir Urry
    Sir Varghius
    Sir Villiars the Valiant

Nella cultura di massa

Nella serie di videogiochi di ruolo giapponese Final Fantasy, vi è un'invocazione, apparsa per la prima volta in Final Fantasy VII, che prende il nome di "Knights of the Round". Quando invocati, si manifestano tredici eroi che altri non sono che il leggendario re Artù e i suoi mitici cavalieri. Quando appaiono, sono soliti attaccare uno alla volta, sferrando ciascuno una tecnica devastante, per poi cedere il passo al loro sovrano, che conclude con un solo colpo della sua spada luminosa, Excalibur.[8]
Note

    (EN) Daniel Mersey, Myths & Legends: The Knights of the Round Table, p. 4.
    (EN) Withrington, “He Telleth the Number of the Stars; He Calleth Them All by Their Names”: The Lesser Knights of Sir Thomas Malory’s “Morte Darthur”, in Quondam et Futurus, vol. 3, n. 4, 1993, pp. 17–27, JSTOR 27870251.
    (EN) Geoffrey Ashe, Winchester, in Norris J. Lacy (a cura di), The New Arthurian Encyclopedia, New York, Garland, 1991, pp. 518–519, ISBN 0-8240-4377-4.
    (EN) Jennifer Westwood, Albion: A Guide to Legendary Britain, Grafton-HarperCollins (Canada), 1985, p. 314, ISBN 9780246117892.
    (EN) Martin Biddle, King Arthur's Round Table: an archaeological investigation, Woodbridge (England), Boydell & Brewer, 2000, p. 182, ISBN 0-85115-626-6.
    A New Companion to Malory, Boydell & Brewer, 15 marzo 2019, DOI:10.2307/j.ctv136bvg0, ISBN 978-1-78744-444-7. URL consultato il 24 aprile 2025.
    (EN) Thomas Malory, Le Morte DʼArthur: The Winchester Manuscript, a cura di Helen Cooper, collana Oxford World's Classics, Oxford University Press, 1998, ISBN 0192824201.
    Knights of the Round, su Final Fantasy Wiki. URL consultato il 31 maggio 2019.

Voci correlate

    Castello di Winchester
    Paladino
    Personaggi arturiani
    Re Artù
    Simbologia del numero 12
    Storicità di re Artù
    Tavola Rotonda

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 26 
 inserito:: Aprile 29, 2026, 06:38:37 pm 
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Socialesimo e Cattolicesimo Leonino uniti per la Pace.

Socialismo riscritto nel Socialesimo e Cattolicesimo Leonino, uniti in un Progetto di Reciproco Impegno per la Pace.

Idea di molti come me.
Gianni Gavioli (da 30 anni).
ciaooo

 27 
 inserito:: Aprile 29, 2026, 06:33:00 pm 
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https://www.turismoinbra.it/enogastronomia/

 28 
 inserito:: Aprile 29, 2026, 06:30:01 pm 
Aperta da Admin - Ultimo messaggio da Admin

BRA da visitare non solo a tavola.

https://www.turismoinbra.it/

ciaooo

 29 
 inserito:: Aprile 29, 2026, 06:24:07 pm 
Aperta da Admin - Ultimo messaggio da Admin

https://www.slowfood.it/educazione/wp-content/uploads/2024/05/criteri_SF_orti-2.pdf

 30 
 inserito:: Aprile 19, 2026, 07:07:21 pm 
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Sergio Tomat

Fabio Mini «...è membro del Comitato Scientifico della rivista Eurasia, che, si spiega in un dossier uscito di recente, nasce dalla necessità di una propria piattaforma da parte “di neofascisti italiani”. Nello stesso comitato sono presenti nomi come quello del fasciosuprematista Alexander Dugin (il quale sogna un impero autoritario euroasiatico guidato da Mosca) e Sergei Baburin (ex Vice Presidente della Duma, già membro del partito di estrema destra e populista russo Rodina e poi fondatore e presidente di Rossijskij Obščenarodnij Sojuz, cioè "Unione di tutto il popolo russo").
Nel 2011 parte del team, incluso il caporedattore Tiberio Graziani (membro del consiglio supremo del movimento eurasiatico) trasloca nella rivista Geopolitica, fondato dall’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie – ISAG, dove, nel comitato scientifico approdano di nuovo Mini, Dugin e Baburin. Il nuovo progetto, a differenza del precedente viene utilizzato dalla Russia per coinvolgere un pubblico di sinistra. I suoi analisti partecipano stabilmente agli eventi organizzati dal Movimento di Dugin».
In genere, "Eurasia" è un termine caro a circoli e movimenti di tipo neonazista. Sempre diffidare quando qualcuno lo tira fuori.
Marco Setaccioli

Oggi Marco Travaglio era in vena di confessioni. Confessioni importanti aggiungerei, vista la proverbiale reticenza dei giornalisti a rivelare le proprie fonti, e che ci spiegano come l’ubiquo direttore (che riesce ad essere contemporaneamente dalla Gruber, sul Nove, in teatro, in redazione e alla presentazione di uno dei libri che sforna a getto continuo, praticamente nello stesso momento) selezioni le proprie.
Racconta infatti Travaglio che, nel febbraio 2022, colto dalla sincera urgenza di aiutare il povero popolo ucraino ingiustamente invaso (cosa della quale non osiamo dubitare, vista la figuraccia internazionale inanellata due giorni prima dell’invasione deridendo i servizi USA che la ritenevano imminente ed i successivi 4 anni di onorato impegno nel campo della disinformazione), ha pensato bene di ignorare pile di rapporti OSCE e ONU, decine di report di organizzazioni internazionali, collettivi investigativi e centri studi indipendenti, i quali avrebbero permesso a Direttore di raccontare, prove alla mano, le manovre avviate dalla Russia per destabilizzare l’Ucraina fin dal 2013, e di farsi invece spiegare come stavano le cose da un “esperto”.
L’esperto in questione è il generale Fabio Mini, perché si sa che il Fatto, in tema di propaganda sceglie solo il meglio. All’epoca Mini aveva già al suo attivo dichiarazioni pubbliche che erano musica per le orecchie del lettore medio del Fatto, come il sostegno alle teorie sulle scie chimiche, a quelle del complottista Jaques Baud e di assonanza con organizzazioni quali il Fronte del Dissenso, che si era distinto per la diffusione di tesi antiscientifiche in epoca COVID.
Ma ad aver impressionato Travaglio deve essere stato di sicuro il curriculum di Mini. Dal 2009, come raccontai anche io in un altro post, l’alto ufficiale è membro del Comitato Scientifico della rivista Eurasia, che, si spiega in un dossier uscito di recente, nasce dalla necessità di una propria piattaforma da parte “di neofascisti italiani”. Nello stesso comitato sono presenti nomi come quello del fasciosuprematista Alexander Dugin (il quale sogna un impero autoritario euroasiatico guidato da Mosca) e Sergei Baburin (ex Vice Presidente della Duma, già membro del partito di estrema destra e populista russo Rodina e poi fondatore e presidente di Rossijskij Obščenarodnij Sojuz, cioè "Unione di tutto il popolo russo"). Nel 2011 parte del team, incluso il caporedattore Tiberio Graziani (membro del consiglio supremo del movimento eurasiatico) trasloca nella rivista Geopolitica, fondato dall’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie – ISAG, dove, nel comitato scientifico approdano di nuovo Mini, Dugin e Baburin. Il nuovo progetto, a differenza del precedente viene utilizzato dalla Russia per coinvolgere un pubblico di sinistra. I suoi analisti partecipano stabilmente agli eventi organizzati dal Movimento di Dugin.
Alla fine di ottobre 2023 Mini partecipa anche alla conferenza di pace internazionale organizzata a Roma dal Fronte del Dissenso, condividendo le dichiarazioni finali, nelle quali si legge che l’Occidente mira a rendere vassalle la maggior parte delle nazioni del mondo, ma si parla anche di attacco alla Russia e provocazioni NATO contro Cina e Corea. Viene menzionata persino una “sanguinosa” ed “illegale” espansione ad est dell’Alleanza Atlantica e si indica la sua sconfitta in Ucraina come prerequisito per la pace mondiale. Lo stesso gruppo, nei primi due anni e mezzo di guerra ha organizzato almeno una dozzina di manifestazioni filorusse con l’hashtag #stopKillingDonbass, la cui piattaforma di norma include la richiesta di cancellazione delle sanzioni nei confronti della Russia e la condanna verso la richiesta di arresto di Putin emessa dalla Corte Penale Internazionale.
Neanche a dirlo, tra gli incarichi del Generale Mini spicca anche la partecipazione al comitato scientifico della rivista Limes, che annovera relatori quali Sergei Karaganov, politologo ed economista russo, nonché fondatore di piattaforme strategiche per il sostegno dell’influenza russa e più di recente coautore di un libro nel quale ribadisce, insieme all’ex colonnello del GRU Dimitrij Trenin, la necessità di una modifica della dottrina nucleare russa, passando apertamente dalla deterrenza alla minaccia esplicita, avendo entrambi parlato in passato dell’opportunità di un attacco atomico preventivo contro l’Occidente.
Con simili frequentazioni non sorprende ad esempio che Mini, in una simpatica chiacchierata con la TASS il 28 maggio 2023 si sia lasciato andare a dichiarazioni raccapriccianti come quella in cui si riferisce alle regioni illegalmente occupate dalla Russia come “territori rivendicati dall’Ucraina”, affermando anche che i vertici del Cremlino avevano sino ad allora “dimostrato la massima razionalità e moderazione”. In alcune dichiarazioni rilasciate all’AntiDiplomatico, invece, parla degli eventi del 2014 come una guerra di “liberazione” dal “regime di Kyiv”.
Davanti a cotanti rigore scientifico, imparzialità e serenità di giudizio, perché il Direttore di una testata nazionale avrebbe dovuto preoccuparsi di verificare le migliaia di idiozie propalate sotto dettatura, prima di copiarle parola per parola in 4 anni di patetici editoriali, libri, spettacoli e interventi televisivi? Ma tant’è.
Dopo 50 mesi siamo ancora al tentativo di ingannare il decerebrato lettore, perché non distingua tra russofono e russofilo, tra annessione (alla Russia) e ammissione (alla NATO) e tra aggressore e aggredito. D’altra parte Travaglio ha anche le sue ragioni: ad un pubblico da circo non puoi certo proporre un convegno di storia. Al massimo puoi offrire un clown.

da FB

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