LA-U dell'ulivo
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1  Forum Pubblico / ESTERO: politica, personaggi, news. / FRANCESCO GUERRERA. Dallo stallo tedesco all’Ungheria xenofoba. il: Oggi alle 12:48:26
Dallo stallo tedesco all’Ungheria xenofoba.
Tutte le crepe Ue che spaventano i mercati

La crescente instabilità rischia di allontanare gli investitori

Pubblicato il 23/02/2018

FRANCESCO GUERRERA
LONDRA

Il pericolo-Italia ritorna a spaventare l’Europa. A lanciare l’allarme è stato Jean-Claude Juncker in un’esternazione che ha fatto scalpore a Roma, innervosito Bruxelles e fatto paura ai mercati. 

Il presidente della Commissione europea si è detto preoccupato dello «scenario peggiore» nel dopo-elezioni, «cioè un governo non operativo in Italia». È un bell’eufemismo per spiegare la paura che aleggia nei corridoi del potere dell’Unione Europea e tra i trader delle banche d’affari. Dopo mesi in cui le varie, troppe, fazioni politiche avevano rassicurato alleati, investitori e connazionali che il 4 marzo non avrebbe portato al caos, è arrivato Juncker a guastare la festa. 

Ma l’Italia non è l’unica mina vagante nel panorama politico europeo. Il Vecchio Continente è pieno zeppo di governi, Paesi e partiti «non operativi», a dirla con Juncker. Facciamo due passi in Europa: Polonia e Ungheria sono in mano a regimi reazionari e beceri che trattano l’Ue come uno zerbino; il governo austriaco è puntellato dai militanti di estrema destra del Partito della Libertà, grande fautore di Vladimir Putin.

Nel Regno Unito, Theresa May traballa sul ponte del Titanic targato Brexit, mentre in Spagna Mariano Rajoy sta facendo l’impossibile per non soccombere alla forza centrifuga della Catalogna. Per fortuna che c’è la Germania. No, un momento. La locomotiva storica dell’Ue è paralizzata dal voto dei social-democratici su una «Grande Coalizione» che non sembra grande a nessuno. 

Una sfortunata coincidenza storica vuole che i risultati di quel plebiscito verranno rivelati poco prima delle elezioni italiane, creando un mix potenzialmente esplosivo per politica e mercati. Persino in Francia, la luna di miele dell’enfant prodige Macron sta per finire. 

La buona notizia, per il momento, è che l’economia dell’Ue è in condizioni decenti – thank you, Mr Draghi – e che gli altri grandi blocchi non stanno proprio benissimo, certo non gli Usa dilaniati dal trumpismo. Ma siamo ormai alla fine di un periodo di (relativa) tranquillità europea che dura da anni – dalla fine della crisi dell’euro nel 2012, passando per l’inizio dell’enorme stimolo della Banca centrale europea tre anni fa, fino alla rispettabile crescita economica attuale. Checché succeda nelle urne italiane, nel ballottaggio tedesco o nel ventre del partito conservatore inglese, stiamo per entrare in un periodo di turbolenza: l’intervento di Juncker è l’avviso del pilota ad allacciare le cinture di sicurezza. Come spesso accade, saranno i mercati a decidere se questo sia l’inizio di una nuova crisi europea o un semplice momento-no in un’Unione che fa dell’inquietudine la sua ragione d’esistere.
La dicotomia è ovvia e preoccupante: i politici amano l’incertezza perché è solo negli interstizi dell’incertezza che trovano lo spazio per compromessi e accordi. Gli investitori odiano l’incertezza perché non gli permette di calcolare con precisione i propri ritorni. E quando gli investitori non possono divinare il futuro, vendono. Basta guardare allo spread tra obbligazioni italiane e tedesche: dopo i commenti di Juncker, è salito di quasi il 4 per cento, un rialzo allarmante, soprattutto perché la Germania non è in salute perfetta. 

Gli ottimisti dicono che Juncker e i mercati stanno esagerando. Anzi, sostengono che sia positivo che le paure escano fuori adesso. Se i vari risultati sono migliori delle aspettative, gli investitori ritorneranno in massa a comprare beni ed obbligazioni dell’Ue. Non è certo impossibile. Warren Buffett, il più grande investitore del mondo, consiglia sempre di essere «avidi quando gli altri sono timorosi e timorosi quando gli altri sono avidi». E so di un gestore di hedge fund che sta comprando un po’ di tutto, allettato dai prezzi bassi e dalla convinzione che le cose miglioreranno sia in Italia sia in Germania.

Un banchiere della City mi ha persino detto che le parole di Juncker sono un classico caso di psicologia dei contrari: parlare del peggio per farsi sorprendere dalla realtà. Speriamo abbia ragione. Per il momento, chi guarda verso l’orizzonte europeo vede una nuvola a forma di stivale.

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Alcuni diritti riservati.

Da - http://www.lastampa.it/2018/02/23/esteri/dallo-stallo-tedesco-allungheria-xenofoba-tutte-le-crepe-ue-che-spaventano-i-mercati-rXyXkg8iu9EH4UKjVpH1dM/pagina.html
2  Forum Pubblico / ESTERO: politica, personaggi, news. / ALBERTO D'ARGENIO L'Italia rischia di perdere fino a 50 miliardi il: Oggi alle 12:45:11
Ue, a Bruxelles si discute di bilancio post Brexit e nomine.
L'Italia rischia di perdere fino a 50 miliardi
Oggi i capi di Stato e di governo terranno la prima discussione sul bilancio europeo 2020-2027.
Causa Brexit le risorse si restringeranno e in più sarà necessario finanziare le nuove politiche Ue come difesa, migranti e digitale.
Per finanziarle si pensa di tagliare i fondi di coesione e i sussidi all’agricoltura, con l'Italia che rischia di perdere fino a 50 miliari di euro.
Prime trattative anche sulle nomine dei prossimi leader dell'Unione

Dal nostro corrispondente ALBERTO D'ARGENIO
23 febbraio 2018

BRUXELLES - Soldi ed elezioni al centro del primo vertice europeo dell’anno. Oggi a Bruxelles, senza Theresa May, i capi di Stato e di governo terranno la prima discussione sul bilancio europeo 2020-2027. Causa Brexit le risorse si restringeranno e in più sarà necessario finanziare le nuove politiche Ue come difesa, migranti e digitale. Per finanziarle Bruxelles pensa di tagliare i fondi di coesione e i sussidi all’agricoltura, con l’Italia che rischia di perdere fino a 50 miliardi.

Partita ad alta tensione anche la volontà di legare i fondi Ue a diverse condizionalità: l’Est si scaglierà contro le proposte care a Italia, Francia e Germania di vincolarli al rispetto dei diritti (vedi Polonia) e all’accoglienza dei migranti (tutto il gruppo di Visegrad). Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, invece cercherà di respingere l’idea che i soldi non vadano a chi non rispetta i parametri sui conti pubblici. Siamo soltanto alla prima discussione, il dibattito entrerà nel vivo dopo maggio.

C’è poi la discussione sulla nomina del prossimo presidente della Commissione europea, nel 2019. Il Parlamento europeo difende il sistema degli Spitzenkandidaten usato nel 2014: il candidato presidente del partito europeo che vince le elezioni Ue (nel 2014 Jean-Claude Juncker con il Ppe) diventa automaticamente capo dell’esecutivo comunitario. Diversi leader, a partire dal presidente francese Emmanuel Macron, sono contrari per non perdere la loro prerogativa di scegliere il successore di Juncker (e di non regalarlo ai popolari, che anche nel 2019 saranno il primo partito europeo).

Si pensa a un compromesso: nella scelta i capi di Stato e di governo dovranno tenere conto del risultato elettorale. Di fatto il frontman del partito vincente sarà il primo a ottenere l’incarico, ma senza automatismi, passerà solo se troverà una maggioranza al Parlamento europeo e in seno ai governi. Altrimenti sarà scartato. Un modo per socialisti e liberali di sperare, magari con una alleanza già nei pensieri di Macron e Matteo Renzi, di scalzare il Ppe dal vertice di Bruxelles. Ma la giornata per Gentiloni potrebbe essere utile anche per un chiarimento politico a ridosso delle elezioni dopo che ieri Juncker ha lanciato l’allarme sul rischio mercati nel caso le urne non restituiscano al Paese un governo forte e stabile.

© Riproduzione riservata 23 febbraio 2018

Da - http://www.repubblica.it/esteri/2018/02/23/news/vertice_ue_bilancio_post_brexit-189545722/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P3-S1.8-T1
3  Forum Pubblico / POLITICA di OPPOSIZIONE al CENTROSINISTRA. / Boldrini: "Tra Pd e Fi guanti bianchi e prove tecniche di intesa" il: Oggi alle 12:43:28
Boldrini: "Tra Pd e Fi guanti bianchi e prove tecniche di intesa"

La presidente della Camera a Circo Massimo, in onda su Radio Capital: "Con il M5S sono più i punti che ci dividono da quelli che ci uniscono".

Martina (Pd) "Chi aiuta Forza Italia e Lega è chi, come Leu, divide il centrosinistra"

23 febbraio 2018

La presidente della Camera Laura Boldrini taglia corto sulla possibilità di un accordo tra Leu e il M5S: "Dal rapporto con il sindacato all'antifascismo, sono più i punti che ci dividono di quelli che ci uniscono", spiega a Circo Massimo in onda stamattina su Radio Capital.

"Il M5s - dice Boldrini - ha una determinata connotazione in senso negativo sull'immigrazione, ha lanciato una campagna denigratoria di delegittimazione delle Ong che dovremmo invece ringraziare perché hanno salvato decine e decine di vite". Senza dimenticare che "c'è stata una campagna violenta contro di me orchestrata dallo stesso Grillo"

Sono invece evidenti, per Boldrini, i segni di un'intesa vicina tra il Pd e Forza Italia: "Ci sono guanti bianchi tra Renzi e Berlusconi, il che fa pensare male. Pd e FI non si sfiorano neanche nel dibattito pubblico, ai maligni fa pensare che ci sia già un'alleanza. Ci fa pensare che questo voto utile di cui parla il Pd sia per un'alleanza tra Renzi e Berlusconi. Mi sembra che in questa campagna elettorale ci siano delle prove tecniche" in atto, come quando "Lorenzin e Bonino parlino di larghe intese".

Da Ravenna, dove si trova per un appuntamento elettorale, arriva la replica del vicesegretario del Pd, Maurizio Martina: "Vorrei dire a Laura Boldrini che i fatti sono più chiari delle parole. Chi divide il centrosinistra aiuta la destra nei collegi territoriali e purtroppo Leu ha scelto questa via, aiutando nei fatti Forza Italia e Lega contro il centrosinistra unito che in ogni realtà si batte per vincere su Berlusconi, Salvini e Di Maio".

In ogni caso, se le larghe intese passassero attraverso un accordo con il M5s, impossibile da lasciare fuori in caso di scorpacciata elettorale, l'ipotesi di lasciare la presidenza della Camera a Di Maio non entusiasma affatto Laura Boldrini.  "Voleva fare il presidente del consiglio, no? Non ho capito come hanno fatto le liste, ora spunta un candidato a Potenza indagato per riciclaggio, c’è chi abbandona prima ancora di essere eletto… Mi pare che Di Maio non sia stato molto capace, ha accentrato su di sé e il risultato è negativo".

"La presidenza della Camera - continua Boldrini - vorrei lasciarla a qualcun altro, magari con più rispetto per le istituzioni. Durante questa legislatura abbiamo tagliato 350 milioni di euro, e spesso il M5s era contrario. Li abbiamo visti presiedere l'aula e poi uscire con l'altoparlante ad aizzare le persone davanti a Montecitorio. Sono incongruità".
 
Molto critica anche sulla posizione - "Più turisti, meno migranti", espressa da Roberta Lombardi sui manifesti pubblicitari: "Sono manifestazioni di grettezza e mancanza di visione, ai migranti devi dare la possibilità di integrarsi nel tessuto sociale. In Italia ci sono 5 milioni di migranti, contribuiscono all'8% del Pil. Poi ci sono gli irregolari, e gestire il fenomeno è molto complicato. Contrapporre i turisti ai migranti è molto squallido".
 
E' ottimista, infine, sulla possibilità che Leu esca dalle urne con un risultato a due cifre: "Me lo aspetto, sì. Girando in Lombardia vedo sempre tanta partecipazione, anche da persone non dell’ambiente strettamente di sinistra".

© Riproduzione riservata 23 febbraio 2018

Da - http://www.repubblica.it/speciali/politica/elezioni2018/2018/02/23/news/boldrini_a_circo_massimo-189542524/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1
4  Forum Pubblico / CENTROSINISTRA e POLITICA di GOVERNO. / La Sinistra riformista non è la Sinistra rivoluzionaria. il: Oggi alle 12:41:06
Nel PD s'insiste nell'errore, grave, di considerare CentroSinistra chi non vuole avere nulla a che vedere con quel pensiero socio-politico.

La Sinistra massimalista non è la Sinistra progressista. La Sinistra riformista non è la Sinistra rivoluzionaria.

Chi ha come scopo finale la rivoluzione e la conquista del potere con il rovesciamento del "Sistema socio-politico" attuale (più o meno pacifico) non si considera e non lo si deve considerare di CentroSinistra.

Dai governi Prodi lo stanno dimostrando (per non parlare degli anni 20 del secolo scorso).

Da Fb del 23 febbraio 2018 (Boldrini)

ggiannig
5  Forum Pubblico / ECONOMIA / FLAVIO BINI. L'economista King: "Bassa crescita e disuguaglianze: così la ... il: Febbraio 22, 2018, 06:06:07
L'economista King: "Bassa crescita e disuguaglianze: così la globalizzazione è entrata in crisi"

Consulente economico di Hsbc, Stephen D. King è autore di "Il nuovo mondo", saggio sul tramonto del mito dell'infallibilità dell'economia globalizzata.

Ma il futuro non è già scritto: "Non c'è solo la Cina, il rischio è un ritorno alle antiche rivalità regionali"

Di FLAVIO BINI
04 Febbraio 2018

L'economista Stephen D. King, autore di Il Mondo nuovo - La fine della globalizzazione e il ritorno della storia
MILANO – Forze populiste che esplodono incontrollate, organizzazioni sovranazionali abbandonate per via referendaria, la patria del neoliberismo mondiale che si riscopre inaspettatamente protezionista. Qualcosa nel mito inesorabile e infallibile della globalizzazione si è rotto, e un nuovo scenario va delineandosi. È questo "Il mondo nuovo" descritto da Stephen D. King, consulente economico di Hsbc nel suo libro, un saggio che ha già fatto molto parlare di sé all'estero e da poco arrivato anche in Italia edito da Franco Angeli.

Siamo sempre stati abituati a pensare alla globalizzazione come a un fenomeno irreversibile. Il suo libro suggerisce il contrario. Che cosa dobbiamo attenderci esattamente dal futuro: la fine della globalizzazione o la fine di “questa” globalizzazione?
"La storia del mondo lascia intendere che la globalizzazione possa avere alti e bassi. Certamente è facile sostenere che il testimone della globalizzazione stia semplicemente passando dagli Stati Uniti alla Cina, ma in realtà, non è così semplice".

Perché?
"L’Occidente è nei guai in parte perché negli anni passati a causa della frenata della crescita e dell’aumento delle disuguaglianze per molto cittadini si è rotta la luna di miele con la globalizzazione. Molti paesi dubitano comunque delle reali intenzioni della Cina e non si trovano a proprio agio con una leadership non occidentale e che non sia portatrice dei valori liberal democratici. In conclusione: potrebbe delinearsi una competizione per la leadership globale, ma è più facile che questo porti più che altro a rivalità a livello regionale".

La Cina è l'unico Paese che può prendere il testimone degli Usa come guida della globalizzazione?
"No, e lo vediamo ad esempio dal tentativo delle altre nazioni di andare avanti con il TPP.

Anche se è difficile escludere che la Cina sia la nuova superpotenza in grado di contendere agli Usa la leadership mondiale. La sua forza di gravità è forte e cresce anno dopo anno. Sta creando nuove istituzioni per difendere i propri interessi, come il Partenariato Economico Regionale Globale, la Banca asiatica di investimento per le infrastrutture o l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai.  È sempre più aggressiva nel Mar cinese meridionale e attraverso la strategie Belt and Road sta proponendo uno scenario di vantaggi economici sotto una leadership cinese. Stiamo andando verso un mondo in cui si fronteggiano diverse versioni della globalizzazione".

Un po’ a sorpresa, Davos ha riservato un’accoglienza positiva a Trump. Le elite si sono giù riconciliate con il presidente Usa?
"La partecipazione di Trump a Davos è stata in parte pensata per dimostrare che la politica “dell’America First” non era in nessun modo incompatibile con un’economia globale integrata. Come ha spiegato lo stesso presidente 'America First non significa America alone' (sola ndr). Non vede l’ora di sottolineare che se corre l’economia Usa è un bene per il mondo intero. Ma questo approccio ha alcune criticità".
 
Ad esempio?
Prima di tutto vuole impostare relazioni bilaterali con i Paesi sul commercio e sulle dispute legate alla proprietà intellettuale, minando così le istituzioni che governano le regole del gioco internazionali. Se anche tutti gli altri si comportassero così, queste stesse regole sarebbero presto rimpiazzate dal caos. Inoltre l'economia Usa è molto più piccola di un tempo, pensare di legare il destino delle economia mondiali a quella degli Usa potrebbe semplicemente portare gli altri Stati a formare i propri accordi interazionali senza gli Stati Uniti.

Il presidente Usa di recente ha introdotto dazi su alcune categorie di prodotti. Come pensa che potrà rispondere l'Europa a questa accelerazione protezionistica?
"Le regole contano. Uno dei maggiori successi dell’equilibrio del secondo dopoguerra è stato un sistema di regole condivise che ha portato i Paesi a convivere in pace. Il protezionismo rischia troppo spesso di portare a ritorsioni, in un gioco che non è a somma zero. Il tema non sono tanto i dazi americani, ma piuttosto quanto le istituzioni della globalizzazione siano perennemente messe in discussione dai sentimenti nazionali. Tutti i Paesi possono finirne vittima, con il rischio di una corsa verso il basso sul piano economico".
 
Il presidente della Bce Draghi ha messo in guardia sulle turbolenze legate all’andamento delle valute. Siamo alla vigilia di una nuova guerra valutaria?
"Non credo che le guerre valutarie siano mai finite. In un mondo in cui gli stimoli monetari funzionano spesso attraverso i tassi di cambio, è abbastanza ovvio che le banche centrali abbiano cercato di ottenere un vantaggio. C’è di buono che al momento l’economia mondiale attraversa una fase di crescita diffusa e questo in teoria dovrebbe ridurre la necessità di ricorrere a svalutazioni competitive. La storia però in questo caso ci torna utile"
 
Perché?
"Tutte le volte in cui gli Stati Uniti hanno abbandonato la retorica del dollaro forte  sono sempre state associate a sconvolgimenti finanziari: la fine dei tassi di Bretton Woods nei primi anni ’70 e il crollo della Borsa nel 1987".

Lei sostiene che le istituzioni sovranazionali stiano perdendo forza. Ma in Germania, Francia e molto probabilmente anche in Italia, solo forze chiaramente pro europeiste sembrano in grado di formare un governo. Paesi che ricevono un mandato elettorale forte ma diametralmente opposto, come la Grecia, poi finiscono comunque per dovere sottostare a regole sovranazionali. Se la globalizzazione è in crisi, la democrazia è in una crisi ancora più profonda?
"Non c’è dubbio che i Paesi europei dovrebbero sperare di non essere mai trattati come hanno trattato la Grecia. Ma questo ha a che fare con come storicamente la nazione creditrici trattano quelle debitrici. Le difficoltà di oggi penso abbiano a che fare con il fatto che non tutti i Paesi negli ultimi anni hanno sperimentato un netto miglioramento delle proprie condizioni di vita. Stiamo assistendo a un sempre più frequente scaricabarile nazionalista in cui si cerca di dare la colpa delle proprie difficoltà interna e influenze esterne. Potrebbe sembrare un segno di democrazia, ma di fatto minaccia di mettere in discussione un forte consenso globalista costruito dopo la seconda guerra mondiale".
 
Lei è molto critico nei confronti dell’euro nel suo libro. E l’euro sta diventando sempre di più un carburante che alimenta i populismi. Come pensa che debba essere riformato per restituire fiducia nel progetto europeo?
"È un tema da maneggiare con cura, non vorrei passare per il solito euroscettico anglosassone. Molte unioni monetarie hanno successo perché i cittadini dei vari Paesi riconoscono in qualche modo che sono politicamente ed economicamente dipendenti gli uni dagli altri".
 
Quindi cosa bisognerebbe fare?
"Primo, creare un ministero unico delle Finanze per l’Eurozona e un sistema fiscale federale. Secondo, creare un autorità di arbitrato per disciplinare le crisi legate alla bilancia dei pagamenti. Nel mio libro propongo di chiamarla Organizzazione Globale dei Flussi finanziari".

© Riproduzione riservata04 Febbraio 2018

Da - http://www.repubblica.it/economia/2018/02/04/news/stephen_king_intervista_globalizzazione-187656568/?ref=RHPPBT-VE-I0-C6-P11-S1.6-T1
6  Forum Pubblico / AUTRICI DONNE, NEL MONDO. / Giovanna Casadio. FRANCESCO LAFORGIA parla di nemesi della politica: ... il: Febbraio 22, 2018, 05:55:27
Buon compleanno, candidato senatore

FRANCESCO LAFORGIA parla di nemesi della politica: “Il Senato che doveva essere cancellato dalla riforma costituzionale di Renzi, sarà la vera arena politica della prossima legislatura perché a Palazzo Madama si sono candidati Matteo Renzi e Matteo Salvini”.

E anche Laforgia è candidato al Senato per Liberi e uguali. Candidato per un pelo. Ha infatti appena compiuto l’età per presentarsi nelle liste del Senato: 40 anni, essendo nato il primo febbraio del 1978.

Ha fatto a braccio di ferro in Leu: il partito voleva mandarlo lontano dalla Lombardia in un listino della Camera sicuro in Puglia o altrove. Lui ha tenuto duro: “Preferisco Milano, grazie. Qui ho fatto attività politica da sempre”. E infatti Laforgia è stato coordinatore milanese del Pd, tessendo la tela che portò all’elezione di Giuliano Pisapia sindaco, prima di passare con Pierluigi Bersani e Roberto Speranza nel nuovo partito della sinistra. Quando sembrava che proprio a Milano, dove si è candidata Laura Boldrini alla Camera non ci fosse modo e maniera, Laforgia ha spiazzato i compagni alle prese con le liste: “Io vado al Senato”, ha chiesto. E carta d’identità alla mano, ha mostrato che i requisiti c’erano e anche le condizioni per farcela. E’ in due listini proporzionali capolista e anche nell’uninominale.

“Buon compleanno, senatore”: lo hanno salutato i compagni accettando la proposta prima di presentare le liste. Se sarà eletto, sarà il più giovane senatore della prossima legislatura.

Dice di sentirsi come un soldato alla campagna d’inverno: “C’è nel paese un clima di grande ostilità nei confronti della politica”. Giovedì a Milano con Piero Grasso e Laura Boldrini proveranno a convincere gli indecisi in una convention alla Camera del Lavoro alle 18.

Giovanna Casadio

da - http://politiche2018.blogautore.repubblica.it/buon-compleanno-candidato-senatore/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S2.5-T2

7  Forum Pubblico / ARLECCHINO e le altre REALTÀ De' iSEMPLICI. / Sulla sanità Rubata ... il: Febbraio 22, 2018, 05:53:16
Non so se occorre aumentare le risorse alla Sanità Regionale, già con servizi ai malati decimati.

So per certo che bisogna eliminare la disorganizzazione (spesso pilotata per scopi terzi), bisogna migliorare la professionalità di molti medici "distratti" da fatti loro, so che bisogna eliminare la criminale tendenza a ritardare le prestazioni ai malati per spingerli a "prestazioni professionali" a pagamento (spesso in nero) ecc. ecc.

Non ho cognizione diretta e particolareggiata, su sprechi e corruzione, ma immaginare il peggio non richiede molta immaginazione.

Prima o poi la magistratura ci dirà regione per regione chi è il peggiore dei mali locali.   

ciaooo
8  Forum Pubblico / OPINIONISTI e giornalismo d'inchiesta. / PIERO IGNAZI. Un nuovo sistema elettorale per rilegittimare la politica e i ... il: Febbraio 22, 2018, 05:50:43
Un nuovo sistema elettorale per rilegittimare la politica e i partiti
Anche le prossime elezioni probabilmente non vedranno alcuno schieramento ottenere la maggioranza dei seggi.
Un modo per risolvere il problema potrebbe essere quello di adottare il sistema elettorale francese, il maggioritario a doppio turno con ballottaggio

Di PIERO IGNAZI *
22 febbraio 2018

Questo è un articolo dell'Atlante elettorale della Società Italiana di Studi Elettorali (Sise) che - in collaborazione con Repubblica - offre ai lettori una serie di uscite settimanali in vista delle elezioni politiche del 2018. La Sise promuove dal 1980 la ricerca nel campo delle elezioni, delle scelte di voto e del funzionamento dei sistemi elettorali. L'Associazione si avvale del contributo di giuristi, sociologi, storici e scienziati della politica, con l'obiettivo di favorire la discussione attraverso l'organizzazione di convegni di taglio accademico aperti anche al contributo di politici e commentatori.

È molto probabile che dopo le elezioni ci troveremo di fronte ad un impasse, in quanto nessuno schieramento avrà ottenuto la maggioranza dei seggi. A meno che non si registri, ancora una volta, qualche transumanza da uno schieramento all'altro nelle aule parlamentari.

Del resto, la pratica del cambio di casacca si è così radicata nel nostro parlamento da non suscitare più il minimo scandalo. Chi voleva partiti destrutturati e centrati sugli elettori ha avuto ciò che ha predicato anche se, forse, non si aspettava un esito così 'devastante'; ma con uno sguardo lungo, alla Carlo Tullio Altan, si poteva ben vedere quali sono le costanti del far politica in Italia. In fondo, i partiti organizzati sono stati una parentesi. Ed hanno resistito a lungo nel dopoguerra grazie - mi si permetta il paradosso - all'esperienza del totalitarismo fascista. Ma oggi, nell'era della fluidità e della liquidità, tutto ritorna, e così il notabilato d'antan si attaglia bene a strutture partitiche sempre più permeabili alle risorse individuali che ciascun dirigente può portare in dote. Come se ne esce per rilegittimare la politica e i partiti?

I punti su cui agire sono molti, da una più pervasiva intrusione della legge nell'attività dei partiti stessi a modalità di finanziamento premiali e non punitive (come invece è stato fatto con l'attuale norma: un cedimento al peggior populismo), da criteri vincolanti per la selezione della classe dirigente a meccanismi che rendano effettiva la responsabilità degli eletti. E l'elenco potrebbe continuare.

Qui mi limito a suggerire un intervento sul sistema elettorale riproponendo un'ipotesi che Luciano Bardi, Oreste Massari e il sottoscritto, sotto l'egida di Giovanni Sartori, presentammo all'attenzione dei politologi (con una ampia ricezione) e dei parlamentari (con qualche gentile attenzione, ma senza alcuna implementazione) alla fine del 2014. Si tratta della introduzione del sistema elettorale francese, il maggioritario a doppio turno con ballottaggio. Perché cambiare ancora? E perché rivolgersi proprio Oltralpe?

In primo luogo perché l'attuale sistema elettorale è del tutto screditato: viene disconosciuto anche dai suoi padri e si dimostrerà del tutto inadatto a garantire la rappresentatività e a favorire la governabilità. Tutti convengono che vada modificato.

In secondo luogo perché il sistema maggioritario a doppio turno, oltre ad aver dato buona prova di sé in Francia, presenta alcuno almeno quattro vantaggi:
- riduce la frammentazione partitica;
- favorisce la costruzione di maggioranze alternative;
- legittima l'eletto con una ampia percentuale di votanti;
- facilita un rapporto diretto e potenzialmente più "fiduciario" tra cittadini e rappresentanti.
 
Se vogliamo entrare più in dettaglio, il sistema francese:
- non deprime la competizione, perché nessuno parte necessariamente sconfitto: al primo turno un brillante candidato di un piccolo partito può superare la soglia di sbarramento, e poi se la "giocherà";
- pur consentendo una competizione equa anche ai partiti minori non favorisce la frammentazione, in quanto la soglia di sbarramento punisce le liste velleitarie; ovviamente la soglia di sbarramento deve essere elevata, pari almeno al 15% dei votanti;
- facilita le aggregazioni tra i partiti al fine di presentare un candidato comune tanto al primo turno (per superare lo sbarramento) quanto e soprattutto al secondo turno (per vincere);
- porta alla luce del sole e definisce prima del voto tali alleanze, prefigurando in tal modo le future coalizioni governative;
- rinsalda, con il voto a un candidato nel collegio uninominale, il rapporto tra elettori e rappresentanti;
- fornisce maggiore legittimazione ai parlamentari in quanto essi sono eletti, nei loro collegi, con una quota di consensi elevata e, come insegna il caso francese, spesso a maggioranza assoluta.
 
Il sistema maggioritario a doppio turno appare quindi il più adatto a contenere la frammentazione, a rafforzare i rapporti fiduciari con gli eletti, a favorire la formazione di coalizioni e a scegliere una coalizione per il governo, consentendo una competizione bipolare e una democrazia dell'alternanza. Tutte caratteristiche che molti elettori e molti politici dicono di perseguire. Eppure solo il Pd, come in precedenza il Pds e i Ds, si è schierato a favore di questo sistema. Mentre a destra, Lega e Forza Italia - ma non Alleanza Nazionale che sostenne nel 1999 il referendum per l'abolizione della parte proporzionale del Mattarellum - si sono sempre opposti perché venivano penalizzati negli scontri uninominali. Di qui lo stallo. Ora però c'è un altro attore, il Movimento 5 Stelle. Che tuttavia predilige un sistema proporzionale. Una predilezione incomprensibile visto che, come è stato detto, i 5 Stelle sono una "macchina da ballottaggio". Ma proprio per questo, forse, possono cambiare orientamento.
 
* Piero Ignazi è professore di Scienza Politica presso l'Università di Bologna

© Riproduzione riservata 22 febbraio 2018

Da - http://www.repubblica.it/speciali/politica/elezioni2018/2018/02/22/news/un_nuovo_sistema_elettorale-189366797/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S2.5-T2
9  Forum Pubblico / ESTERO: politica, personaggi, news. / Juncker: "In Italia governo non operativo". il: Febbraio 22, 2018, 05:48:39
Elezioni, Juncker: "In Italia governo non operativo".
Gentiloni: "Nessun pericolo di salto nel buio
Presidente Commissione Ue: "È lo scenario peggiore. Possibile forte reazione mercati".
Bonino (+Europa): "Non facciamo gran figura serietà".
Fratoianni (Leu): Ci faccia il piacere- conclude Fratoianni- di tacere".
M5s: "Ingerenza, stop diktat da Bruxelles".
Salvini: "Quando dice una cosa accade sempre il contrario"

22 febbraio 2018

BRUXELLES - "C'è un inizio di marzo molto importante per l'Ue. C'è il referendum Spd in Germania e le elezioni italiane, e sono più preoccupato per l'esito delle elezioni italiane che per il risultato del referendum dell'Spd" sull'accordo di grande coalizione con la Cdu-Csu di Angela Merkel. Lo ha detto il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker, secondo cui "dobbiamo prepararci allo scenario peggiore. Il peggiore scenario potrebbe essere nessun governo operativo in Italia". Assieme all'incertezza in Spagna, ha aggiunto, é possibile "una forte reazione dei mercati nella seconda metà di marzo, ci prepariamo a questo scenario". "Non mi faccio illusioni sull'Europa", conclude poi Juncker, "meglio non essere troppo ottimisti". Secondo il presidente della Commissione, quella di "inizio marzo sarà una settimana molto importante nell'Ue".

 Una uscita, quella di Juncker, che ha suscitato la replica del premier italiano e reazioni negative da parte di +Europa, Leu, M5s e Lega.

"Tranquillizzerò Juncker - replica Paolo Gentiloni - a parte il fatto che i governi sono tutti operativi. I governi, governano". "Io - aggiunge il presidente del Consiglio - non sono d'accordo nel vedere queste elezioni come un salto nel buio. Non ho una paura del baratro".

"Juncker - commenta Emma Bonino a Corriere Live - al di là dei numeri, guarda anche alla legge elettorale che è pessima ed è stata fatta proprio per non avere una maggioranza. Non è che stiamo facendo una gran figura di serietà...".

"La preoccupazione di Juncker - attacca Nicola Fratoianni, di Leu - si rivolge ai mercati, quelli su cui nessun controllo in materia fiscale e contro la speculazione è stato messo in atto. Ci faccia il piacere di tacere".

"Ogni volta che Juncker parla - è il sarcasmo di Matteo Salvini, leader leghista - purtroppo o per fortuna accade l'esatto contrario di quello che ha detto".

"Il presidente Juncker eviti dichiarazioni che appaiano come vere e proprie ingerenze nella vita politica di uno dei Paesi fondatori dell'Unioni europea - tuona l'europarlamentare pentastellato Fabio Massimo Castaldo - la politica dei moniti e dei diktat di Bruxelles è morta e sepolta. "Sarà il M5s ad assicurare all'Italia un governo stabile, responsabile e più forte in Europa".

♦ CONFERENZA SAHEL: "UE PRIMO PARTNER AFRICA"
Juncker, alla vigilia della conferenza di 'alto livello' sul Sahel in programma domani a Bruxelles, ha confermato che "l'Ue è il primo partner del Sahel e dell'Africa in generale. Vogliamo aiutare questa Regione a essere più sicura e più forte e offrire opportunità per il futuro dei suoi abitanti, in particolare dei giovani".

La commissione ospiterà l'incontro, che sarà copresieduto dallo stesso Juncker, dal presidente in carica del G5 Sahel e presidente del Niger Mahamadou Issoufou, dal presidente della commissione dell'Unione africana Moussa Faki Mahamat e dal sottosegretario generale della Nazioni Unite incaricato delle operazioni di mantenimento della pace, Jean-Pierre Lacroix.

© Riproduzione riservata 22 febbraio 2018

Da - http://www.repubblica.it/speciali/politica/elezioni2018/2018/02/22/news/elezioni_juncker_prepariamoci_a_governo_non_operativo-189476644/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1
10  Forum Pubblico / CENTROSINISTRA e POLITICA di GOVERNO. / Gentiloni: "Pd unico pilastro per le riforme" il: Febbraio 22, 2018, 05:47:41
Gentiloni: "Pd unico pilastro per le riforme"

Il premier durante un incontro a Milano a sostegno del candidato dem Giorgio Gori alla presidenza della Lombardia: "Invece che buttare a mare i risultati raggiunti bisogna fare meglio"

20 febbraio 2018

ROMA - "Vogliamo che il Pd sia protagonista con i nostri alleati nella prossima legislatura" della "seconda fase di riforme". "L'unico pilastro per questa stagione di riforme sono il Pd e i suoi alleati". A dirlo è il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni durante un incontro a Milano a sostegno del candidato del Pd alla presidenza della Lombardia. "Questa - ha aggiunto - è l'unica possibile strada per Italia che non va indietro ma avanti con le sue sfide".

"Sarebbe una follia dopo gli sforzi fatti da lavoratori e imprese per tirarsi fuori dai guai, andare fuori strada e buttare a mare i risultati raggiunti in questi anni: non possiamo permettercelo come Paese". Le riforme fatte durante il governo passato "sono risultati che sono solo una base preliminare per gli obbiettivi che dobbiamo proporci - ha proseguito - guai se confondiamo le cifre del Pil con la situazione delle nostre periferie e comunità". Infatti, in quella che il premier definisce la "seconda stagione di riforme", "per quante cose siamo risulti a fare, anche straordinarie nel campo della di lavoro, ambiente, inclusione sociale e diritti, il catalogo delle cose da fare rimane comunque enorme". La sua esortazione è ad essere "impegnati in una prospettiva futura e non solo nella rivendicare dell'azione svolta fin qui".

Il premier ammette un ritardo culturale sui temi ambientali. "Dobbiamo recuperare un ritardo culturale che non può essere un ritardo del Pd. Il Pd è partito democratico se considera centrale i valori dell'ambiente nei nostri quartieri, con la mobilità sostenibile" porta ad esempio Gentiloni, evidenziando che "su questo temi sono i giovani più avanti di noi".

Sposta poi l'attenzione sulla sicurezza delle periferie. "La qualità del vivere nei quartieri periferici è la condizione fondamentale per recuperare il valore della sicurezza e per contrastare le paure che ci circondano". Le paure dei cittadini vanno "guardate in faccia: inutile immaginare che non ci siano", esse infatti non si limitano ad essere "solo una percezione", secondo il premier, che ha ribadito: "Guardiamole in faccia e diamo delle risposte". Gentiloni ha poi ricordato l'impegno del suo e degli altri governi a guida Pd "contro la criminalità e a favore delle forze dell'ordine sul tessuto urbano", e ha aggiunto: "Abbiamo cercato di sostenere e rafforzare le forze dell'ordine con provvedimenti mai presi prima".

© Riproduzione riservata 20 febbraio 2018

Da - http://www.repubblica.it/speciali/politica/elezioni2018/2018/02/20/news/gentiloni_pd-189330806/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S1.6-T1
11  Forum Pubblico / AUTRICI DONNE, NEL MONDO. / MONICA RUBINO. Renzi: "Ha ragione Berlusconi, no a larghe intese con noi". il: Febbraio 22, 2018, 05:46:39
Renzi: "Ha ragione Berlusconi, no a larghe intese con noi". E su D'Alema: "Ha cercato di distruggere il Pd"

Il segretario del Pd ospite di Circo Massimo su Radio Capital: "Con noi ex M5s? Non scherziamo".
E ribadisce: "Saremo il primo partito e primo gruppo parlamentare". Su Di Maio: "Capo degli impresentabili"

Di MONICA RUBINO
21 febbraio 2018

ROMA - No alle larghe intese con Forza Italia e porte chiuse ai fuoriusciti del M5s. Per il segretario del Pd Matteo Renzi, ospite di Circo Massimo su Radio Capital, la "partita è ancora totalmente aperta". E l'obiettivo non cambia: "Vogliamo essere primo partito e primo gruppo parlamentare". Il caso Campania è stato "strumentalizzato da Di Maio, fresco dello scandalo su rimborsopoli". E di D'Alema dice apertamente: "Ha tentato di distruggere il Pd dall'interno, ora lo fa dall'esterno".

• NO ALLE LARGHE INTESE
"Silvio Berlusconi in questa fase ha ragione quando dice che è inutile pensare a larghe intese con il Pd - afferma Renzi, rispondendo a Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto - Ha torto quando pensa che il Pd non tiene. Sta facendo una campagna elettorale che nemmeno il mago Silvan: presenta cose o che non è riuscito a fare in passato o che abbiamo già fatto noi, come la rottamazione delle cartelle esattoriali o lo sblocco dei contratti pubblici". Le larghe intese sono archiviate? "Non sono mai iniziate. Silvio Berlusconi ha votato due governi: quello di Mario Monti e quello di Enrico Letta. Mai il mio".
Elezioni, Renzi a 'Circo Massimo': "Niente larghe intese, Fi votò governi Monti e Letta non il mio"

• PORTE CHIUSE A EX-M5S
Rispetto poi alle "avances" del leader di Forza Italia ai transfughi pentastellati, commenta: "Agli impresentabili dei cinquestelle Berlusconi fa un'offerta che non possono rifiutare. È un'offerta quasi commerciale. Nemmeno fosse alla Standa. Dice: 'venite con noi che almeno avrete la legislatura piena'. Questo dovrebbe far riflettere gli elettori". E ribadisce con fermezza che il Pd non ospiterà gli ex M5s: "Scherziamo? Noi abbiamo un'altra idea della politica. Il punto è che, di fatto, chi vota il M5s elegge questa gente qua".

• IL CASO CAMPANIA
Quanto all'inchiesta sui rifiuti in Campania, Renzi chiarisce: "Sull'indagine è bene che si vada a sentenza e si dica chi sta rubando come, dove e quando. In questa vicenda è evidente la strumentalizzazione di Di Maio, perché da una settimana stava in crisi per rimborsopoli. Si butta sul primo caso che ci riguarda, mostrando scarsa cultura garantista. Roberto De Luca ha fatto un passo indietro, chiudendo le discussioni. Ma Di Maio, nella foga di strumentalizzare questa storia, è arrivato a dire una parola enorme: 'assassini'. Ed è stato querelato da Vincenzo De Luca per questo. Poiché è sensibile alla lotta alla casta, gli dico: rinuncia all'immunità parlamentare e vai in tribunale".

Quanto al giudizio sul governatore campano, il leader del Pd risponde: "Se vogliamo fare una discussione su come è amministrata la Campania parliamo di Pompei, del Litorale Domizio, di Bagnoli. Qui però ci stiamo candidando per governare l’Italia". E puntualizza: "Se vogliamo discutere di candidati, ditemi quali impresentabili abbiamo nelle liste e io rispondo 'zero'. Vincenzo De Luca è stato uno straordinario sindaco di Salerno. Ha uno stile di governo che non tutti condividono, com'è noto, ma non ha mai avuto un problema con la giustizia. La sua onestà non è mai stata messa in discussione".

• LA REPLICA A D'ALEMA
Il segretario dem replica poi a Massimo D'Alema, esponente di Leu, che a Circo Massimo ha escluso nettamente una vittoria del Pd alle prossime elezioni: "Che D'Alema abbia una relazione complicata con tutti i leader di centrosinistra è una cosa nota - afferma l'ex premier - Dal giorno dopo le Europee, dal 40,8%, ha cercato di distruggere dall'interno l'esperienza del Pd. E oggi lo fa dall'esterno". E rilancia il tema del voto utile: "Ogni voto dato a D'Alema e al suo partito è regalato a Salvini e a Berlusconi".
 
• NO A CONCORRENZA CON GENTILONI
Renzi infine non si sbilancia sull'ipotesi di un Gentiloni bis, ma respinge ogni antagonismo con l'attuale premier: "Siamo una squadra e siamo tutti in campo. Fate pubblicità comparativa, fate tre foto di gruppo. Da un lato c'è lo 'spread team' guidato da Berlusconi ma a trazione leghista, dall'altro c'è il M5s, che dove governa fa quel che è accaduto a Roma ed è il partito degli impresentabili e degli ex onesti. Il Pd è la squadra più forte e Gentiloni ha fatto molto bene il presidente del Consiglio".

© Riproduzione riservata 21 febbraio 2018

Da - http://www.repubblica.it/speciali/politica/elezioni2018/2018/02/21/news/renzi_circo_massimo_radio_capital-189359456/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P3-S1.8-T1
12  Forum Pubblico / CENTROSINISTRA e POLITICA di GOVERNO. / Napolitano lancia Gentiloni: "Essenziale per la governabilità" il: Febbraio 22, 2018, 05:45:09
Napolitano lancia Gentiloni: "Essenziale per la governabilità"

L'endorsement del presidente emerito al presidente del Consiglio: "Ha attitudine all'ascolto e al dialogo"

21 febbraio 2018

MILANO - "Paolo Gentiloni è divenuto punto essenziale di riferimento per il futuro prossimo e non solo nel breve periodo della governabilità e della stabilità politica dell'Italia". Lo ha detto il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano alla consegna al premier del premio Ispi, istituito in ricordo dell'ambasciatore Boris Biancheri. Napolitano ha poi sottolineato le "doti decisive" del presidente del Consiglio: "Un'attitudine all'ascolto e al dialogo e uno spirito di ricerca senza preclusioni da ministro degli Esteri e poi da presidente del Consiglio".

Non più di quattro giorni fa a sostenere pubblicamente Paolo Gentiloni era stato Romano Prodi: da una parte l'ex presidente del Consiglio ha rivelato di non votare Pd ma la lista collegata di centrosinistra 'Insieme', dall'altra ha investito, di fatto, il premier Paolo Gentiloni come il più adatto a guidare l'Italia "in un momento difficile, in cui abbiamo bisogno di mostrare un Paese sereno, con idee chiare, che riconosce propri limiti e i propri meriti in Europa e ricostruisce il suo ruolo. Un'Italia che vogliamo sana forte vigorosa".

© Riproduzione riservata 21 febbraio 2018

Da - http://www.repubblica.it/speciali/politica/elezioni2018/2018/02/21/news/napolitano_gentiloni_governo-189381616/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S2.4-T1
13  Forum Pubblico / AUTRICI DONNE, NEL MONDO. / ROSARIA AMATO. Sviluppo sostenibile, per l’ASviS l’Italia sta arretrando: "... il: Febbraio 22, 2018, 05:44:06
Sviluppo sostenibile, per l’ASviS l’Italia sta arretrando: "In crescita povertà e disuguaglianze"

Gli indicatori aggiornati dell'Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile, che guardano all’Agenda 2030 dell’Onu, arrivano a conclusioni opposte rispetto a quelle del ministero dell’Economia

Di ROSARIA AMATO
21 Febbraio 2018

ROMA - Aumenta il numero dei poveri, e aumenta la distanza tra redditi alti e redditi bassi, peggiora la qualità del lavoro, crescono i rapporti "a bassa intensità": gli indicatori elaborati dall'ASviS, l'Alleanza per lo sviluppo sostenibile, descrivono lo stesso Paese che ieri il ministero dell'Economia ha definito in grande miglioramento. I parametri, certo, sono diversi: il rapporto del Mef viene elaborato sulla base di indicatori ricavati dal Bes, il rapporto per il benessere equo e sostenibile pubblicato dall'Istat, mentre l'ASviS tiene conto dell'Agenda 2030 dell'Onu. L'obiettivo però, in entrambi i casi, rimane quello di misurare il benessere degli italiani, al di là dei parametri ufficiali di misurazione della crescita. Al di là del Pil, dunque, ma al di là del Pil, dimostrano i rapporti pubblicati negli ultimi due giorni, non necessariamente si arriva alle medesime conclusioni.

In particolare dai dati ASviS emerge un netto peggioramento del nostro Paese nel 2016, confrontandosi con il 2010, rispetto al primo obiettivo dell'Agenda 2030, e cioè la povertà (crescono sia quella assoluta che quella relativa), con un piccolo miglioramento solo rispetto alla percentuale di persone che vivono in abitazioni che presentano problemi e alle famiglie che non possono permettersi di riscaldare adeguatamente l'abitazione. Male anche l'indicatore che misura la disponibilità dell'acqua e delle strutture sanitarie. Quanto al lavoro, c'è un piccolo recupero, ma la crisi ha fatto aumentare come non mai la "mancata partecipazione", e i livelli precrisi sono lontanissimi (un dato che in effetti emerge anche dal rapporto inviato dal Mef alle Camere: è vero che in prospettiva c'è un miglioramento, ma i livelli del 2004 sono irraggiungibili al momento).

La disuguaglianza cresce, dal 2009 l'indicatore segna un forte peggioramento. E' vero che aumenta il reddito disponibile, come attesta il rapporto del Mef, ma cresce anche la percentuale di persone che vivono in famiglie con un reddito disponibile inferiore al 60% del reddito mediano. L'indicatore che misura la vivibilità degli insediamenti urbani risente di tutti i problemi legati allo smaltimento dei rifiuti, e anche quello che misura la qualità dell'ambiente peggiora.

Migliorano invece l'indicatore della salute e del benessere e anche quello che misura l'istruzione di qualità, crescono i laureati tra i 30 e i 34 anni e diminuiscono le uscite precoci dal sistema scolastico. Passi in avanti anche sull'uguaglianza di genere e sull'industrializzazione equa e responsabile, migliorano gli stili dei consumi mentre le emissioni di gas serra si sono temporaneamente ridotte solo per la crisi, ma sono già tornate a crescere.

Gli altri indicatori sono piuttosto statici.
In generale, sottolinea il portavoce dell'ASviS Enrico Giovannini, "Malgrado i passi in avanti compiuti in alcuni campi, l'Italia resta in una situazione di non sostenibilità economica, sociale e ambientale. Se i partiti non metteranno lo sviluppo sostenibile al centro della legislatura, le condizioni dell'Italia saranno destinate a peggiorare anche in confronto ad altri Paesi".

© Riproduzione riservata21 Febbraio 2018

Da - http://www.repubblica.it/economia/2018/02/21/news/sviluppo_sostenibile_per_l_asvis_l_italia_sta_arretrando-189328187/?ref=RHPPBT-VE-I0-C6-P10-S1.6-T1
14  Forum Pubblico / AUTRICI DONNE, NEL MONDO. / Noemi SECCI. La sanità rubata il: Febbraio 22, 2018, 05:42:15
Lista d’attesa troppo lunga per una visita specialistica: ecco cosa fare

L’AUTORE: Noemi Secci

Per accorciare i tempi di attesa per visite mediche o analisi si può presentare una domanda all’ospedale o alla Asl.

Il paziente, quando la lista d’attesa per una visita specialistica o per degli esami prevede tempi troppo lunghi, può superarli, senza pagare costi aggiuntivi rispetto al ticket, chiedendo di effettuare una visita intramuraria (o intramoenia): si tratta di una prestazione effettuata dal medico specialista come libero professionista all’interno dell’ospedale o dell’ambulatorio Asl, non in uno studio privato. In mancanza, il paziente può recarsi presso una struttura privata e chiedere il rimborso di quanto speso: è quanto previsto dalla legge [1] e da una nota sentenza del Tribunale di Castrovillari [2].

Vediamo, in questa breve guida, che cosa stabilisce la legge in merito ai tempi massimi di attesa per una prestazione medica e che cosa deve fare il paziente per evitare la lista di attesa e ottenere visite ed esami nei tempi giusti senza rimetterci di tasca propria.

Indice
1 Lista d’attesa per la visita specialistica: tempo massimo
2 Come saltare le liste d’attesa
3 Domanda per saltare la lista d’attesa, come si fa
Lista d’attesa per la visita specialistica: tempo massimo
Non molti sanno che la legge (che riportiamo, per esteso, nelle note [1]) fissa dei tempi massimi per le liste d’attesa relative alle visite specialistiche.
 
Il paziente, infatti, non deve attendere più di:
30 giorni, per le visite medico-specialistiche;
60 giorni, per gli accertamenti diagnostici strumentali come la tac, la risonanza magnetica, la gastroscopia, la colonscopia, ecografie, raggi, etc.
Nel momento in cui il paziente effettua la prenotazione, deve essergli comunicata la data della visita o della prestazione medica richiesta, assieme al tempo massimo di attesa per quella prestazione. Se il servizio non comunica alcuna data, riservandosi di comunicarla successivamente, vuol dire che la lista d’attesa è bloccata e che i tempi di attesa per la visita andranno oltre i tempi massimi stabiliti. Questa situazione si verifica molto spesso, con attese che possono superare anche un anno: così, accade che moltissimi cittadini rinuncino alle prestazioni del servizio sanitario nazionale, specie se il problema di salute deve essere risolto con urgenza.

Il paziente, però, anziché rivolgersi ad una struttura privata per visite e analisi, pagando di tasca l’intero costo, può pretendere che la medesima prestazione gli sia fornita in regime intramurario o privatamente, ma senza costi aggiuntivi rispetto al ticket. Ecco come deve fare.
 
Come saltare le liste d’attesa
Per saltare le liste d’attesa, il paziente deve presentare una domanda per ottenere la prestazione medica in regime di attività libero-professionale intramuraria. In pratica, se per la visita o per le analisi i tempi di attesa superano, rispettivamente, 30 e 60 giorni, si può chiedere che la stessa prestazione sia fornita in intramoenia, cioè in attività libero-professionale intramuraria, pagando il solo costo del ticket: il medico, dunque, non dovrà essere pagato a parte, come “privato”, perché i costi sono a carico dell’Asl, come previsto dalla legge.

Il “dirottamento” del paziente all’intramoenia dovrebbe essere fatto automaticamente dalla Asl o dalla struttura ospedaliera, ma purtroppo questo non avviene quasi mai.

Il paziente, dunque, per far valere il diritto alla prestazione intramoenia, deve inviare una domanda al Direttore generale dell’Azienda sanitaria locale o dell’Azienda ospedaliera, in formato cartaceo.

Domanda per saltare la lista d’attesa, come si fa
Ecco che cosa deve contenere la domanda per ottenere la prestazione medica intramuraria senza costi aggiuntivi:
i dati del paziente
la visita specialistica o le analisi prescritte;
la comunicazione, da parte del Cup (centro unico prenotazioni), dell’impossibilità di prenotare la prestazione richiesta prima di una certa data (la data, come già esposto, deve essere superiore a 30 giorni per le visite specialistiche e a 60 per gli accertamenti diagnostici);
bisogna poi indicare che:
la prestazione ha carattere urgente, incompatibile con i tempi di attesa indicati;
il decreto legislativo n. 124/1998, all’articolo 3 comma 10, prescrive che i Direttori Generali disciplinino i tempi massimi intercorrenti tra la richiesta e l’erogazione delle prestazioni;
bisogna poi chiedere:
che la prestazione (visita medica specialistica o esame diagnostico) sia resa in regime di attività libero-professionale intramuraria, con onere a carico del Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) ai sensi del citato decreto legislativo n. 124/1998 articolo 3, comma 13;
che venga fornita immediata comunicazione in merito;
infine, bisogna comunicare:
che, in mancanza di prenotazione in regime di attività libero-professionale intramuraria, la prestazione verrà effettuata privatamente, con preavviso di successiva richiesta di rimborso.
In pratica, se la prestazione è urgente ed è incompatibile con i tempi di attesa, il paziente può pretendere che la struttura pubblica garantisca la prestazione intramoenia senza pagare costi aggiuntivi, oltre al ticket: in mancanza, può recarsi dal medico privato e poi chiedere il rimborso all’Asl.
 
Note
[1] Dlgs 124/1998 art. 3 co. 13.

L’articolo 3 del decreto legislativo 129/1998 così stabilisce:

Articolo 3, Comma 10

Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, le regioni disciplinano i criteri secondo i quali i direttori generali delle aziende unità sanitarie locali ed ospedaliere determinano, entro trenta giorni dall’efficacia della disciplina regionale, il tempo massimo che può intercorrere tra la data della richiesta delle prestazioni di cui ai commi 3 e 4 e l’erogazione della stessa. Di tale termine è data comunicazione all’assistito al momento della presentazione della domanda della prestazione, nonché idonea pubblicità a cura delle aziende unità sanitarie locali ed ospedaliere.

Articolo 3, Comma 11
In caso di mancata definizione da parte delle regioni dei criteri e delle modalità di cui al comma 10, il Ministro della sanità vi provvede, previa diffida, tenendo conto dell’interesse degli utenti, della realtà organizzativa delle aziende unità sanitarie locali ed ospedaliere della regione, della media dei tempi fissati dalle regioni adempienti. I direttori generali provvedono a determinare il tempo massimo di cui al comma 10 entro trenta giorni dall’efficacia del provvedimento ministeriale. Le determinazioni del Ministro cessano di avere effetto al momento dell’esercizio dei poteri regionali di cui al comma 10.

Articolo 3, Comma 12
Le regioni disciplinano, anche mediante l’adozione di appositi programmi, il rispetto della tempestività dell’erogazione delle predette prestazioni, con l’osservanza dei seguenti principi e criteri direttivi:
a) assicurare all’assistito la effettiva possibilità di vedersi garantita l’erogazione delle prestazioni nell’ambito delle strutture pubbliche attraverso interventi di razionalizzazione della domanda, nonché interventi tesi ad aumentare i tempi di effettivo utilizzo delle apparecchiature e delle strutture, ad incrementare la capacità di offerta delle aziende eventualmente attraverso il ricorso all’attività libero-professionale intramuraria, ovvero a forme di remunerazione legate al risultato, anche ad integrazione di quanto già previsto dai vigenti accordi nazionali di lavoro, nonché a garantire l’effettiva corresponsabilizzazione di sanitari dipendenti e convenzionati;
b) prevedere, anche sulla scorta dei risultati dell’attività di vigilanza e controllo di cui all’articolo 32, comma 9, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, idonee misure da adottarsi nei confronti del direttore generale dell’azienda unità sanitaria locale o dell’azienda ospedaliera in caso di reiterato mancato rispetto dei termini individuati per l’erogazione delle prestazioni ai sensi del comma 10;
c) imputare gli eventuali maggiori oneri derivanti dal ricorso all’erogazione delle prestazioni in regime di attività libero-professionale intramuraria alle risorse di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni ed integrazioni, con conseguente esclusione di ogni intervento finanziario a carico dello Stato;
d) prevedere correzioni al regime di partecipazione al costo come definito nei commi 3 e 4 secondo i criteri desumibili dal comma 13.
Articolo 3, Comma 13
Fino all’entrata in vigore delle discipline regionali di cui al comma 12, qualora l’attesa della prestazione richiesta si prolunghi oltre il termine fissato dal direttore generale ai sensi dei commi 10 e 11, l’assistito può chiedere che la prestazione venga resa nell’ambito dell’attività  libero-professionale intramuraria, ponendo a carico dell’azienda unità sanitaria locale di appartenenza e dell’azienda unità sanitaria locale nel cui ambito è richiesta la prestazione, in misura eguale, la differenza tra la somma versata a titolo di partecipazione al costo della prestazione e l’effettivo costo di quest’ultima, sulla scorta delle tariffe vigenti. Nel caso l’assistito sia esente dalla predetta partecipazione l’azienda unità sanitaria locale di appartenenza e l’azienda unità sanitaria locale nel cui ambito è richiesta la prestazione corrispondono, in misura eguale, l’intero costo della prestazione. Agli eventuali maggiori oneri derivanti dal ricorso all’erogazione delle prestazioni in regime di attività libero-professionale intramuraria si fa fronte con le risorse di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni ed integrazioni, con conseguente esclusione di ogni intervento finanziario a carico dello Stato

[2] Trib. Castrovillari (CS) sent. n. 1112/2013.

Da - https://www.laleggepertutti.it/139483_lista-dattesa-troppo-lunga-per-una-visita-specialistica-ecco-cosa-fare
15  Forum Pubblico / CENTROSINISTRA e POLITICA di GOVERNO. / Carlo Renda Vice Direttore, HuffPost - Il fattore C inteso come Calenda il: Febbraio 22, 2018, 05:39:47
Il fattore C

 19/02/2018 16:33 CET | Aggiornato 17 ore fa
Carlo Renda Vice Direttore, HuffPost


Twitter è la sua arma preferita, che usa con costanza "trumpiana". Martella sui tasti con frequenza tale che sono sorti anche profili fake, fra cui un rivoluzionario sudamericano in rivolta contro gli oppressori, di cui è diventato subito un follower. Virginia Raggi è il bersaglio preferito dei suoi strali sull'incapace gestione di Roma, Matteo Salvini l'oggetto degli apprezzamenti più coloriti - dalla "proposta più fessa" sui dazi al "cialtrone" con gli operai – Matteo Renzi il destinatario di odio e amore, Paolo Gentiloni ed Emma Bonino i "pilastri" da cui ripartire. Nato capitalista liberista d'antan e cresciuto laburista, ha messo l'accento sul marcio che c'è fra gli imprenditori e difeso i diritti degli operai. Ha chiuso con successo importanti tavoli di crisi – in ultimo Alcoa e Ideal Standard - mentre altri restano impantanati – Alitalia, Ilva ed Embraco su tutti. È di fatto l'identikit del candidato premier uscito dalle Assisi Generali di Confindustria e sta ricevendo plausi dalle associazioni di categoria, datoriali e anche sindacali.

Tutto questo, in campagna elettorale, è il fattore C, inteso come Calenda. Non ce ne voglia il ministro se prendiamo in prestito la celebre espressione che Edmondo Berselli regalò a Romano Prodi per indicare altro, ovvero l'importanza per il Professore del contributo di parti poco nobili - che tutti auspicano figuratamente sviluppate - nel proprio percorso professionale.

Non è candidato alle elezioni politiche, ma da ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda sta giocando una partita doppia in campagna elettorale, tra Gentiloni e Bonino – voterà per il premier alla Camera, per la radicale al Senato, "fortunato di poterlo fare" – tra centralismo del Pd e contraddizione del renzismo, tra lotta e governo nella gestione dell'industria italiana, tra liberismo capitalistico e socialismo reale.

Negli ultimi mesi Calenda ha assunto posizioni rigorosamente istituzionali nella trattativa su Fincantieri con i francesi, nella discussione con Tim sull'evoluzione della infrastrutture di rete, nel salvataggio dell'Ilva – in durissima contrapposizione con Michele Emiliano – nella difesa del progetto Tap dalle proteste nei cantieri salentini sfociate in scontri, nello sviluppo del progetto Industria 4.0. Calenda ha tuttavia anche assunto posizioni forti su molti temi che incrociavano i comportamenti degli imprenditori e i diritti dei lavoratori, dal "mai in Italia" sui futuribili braccialetti dei lavoratori Amazon alla battaglia per i 3 mila lavoratori dell'Aferpi di Piombino, dalla frecciata contro il "capitalismo fragile" che vende Italo-Ntv agli americani alla guerra annunciata contro la "gentaglia" di Embraco pronta a lasciare a casa 500 dipendenti nel torinese.

Una presenza costante, fattuale, talvolta ironica, in pieno stile anglosassone. Le vicende degli ultimi mesi hanno avvicinato Calenda al mondo dei lavoratori, che fino ad ora lo ignorava. Generale l'apprezzamento ricevuto per la chiusura della vertenza Ideal Standard, molto partecipata specie in Sardegna la parziale soluzione del caso dell'Alcoa di Portovesme, sostenuta dal sindacato la sua battaglia per Embraco.

Tre passaggi importanti per comprendere l'evoluzione della figura politica di Calenda, finora ritenuta elitaria. Ha lavorato in azienda, poi la sua carriera si è sviluppata a braccetto con Luca Cordero di Montezemolo. Se oltre ad aver impatto dentro il Palazzo riuscirà anche a spostare voti, potrebbe dirlo il 4 marzo. Certo è che Carlo Calenda sembra l'uomo politico che più ha beneficiato della campagna elettorale. E certamente è uno degli uomini ombra della teoria delle larghe intese, allontanato a parole, ma in fondo apprezzato da Pd e Forza Italia. Il Fattore C potrebbe tornare, quindi, se il prevedibile stallo post-voto diventerà realtà. Enrico Letta l'ha chiamato come ambasciatore a Bruxelles, poi Matteo Renzi l'ha voluto come ministro dello Sviluppo Economico. Ha provato a candidarsi una volta, con Scelta Civica di Mario Monti, e ricorda spesso la batosta ricevuta alle urne. Dal senatore a vita avrà imparato più di qualche lezione. Prima fra tutte quella che in Italia per vincere l'importante è non candidarsi.

Da - http://www.huffingtonpost.it/carlo-renda/il-fattore-c_a_23365412/?utm_hp_ref=it-homepage


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