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1  Forum Pubblico / GIORNALISMO INVESTICATIVO d'INCHIESTA. OPINIONISTI. / Furio Colombo: “Ecco perché ho lasciato Il Fatto Quotidiano” inserito:: Maggio 17, 2022, 11:46:45 pm
Furio Colombo: “Ecco perché ho lasciato Il Fatto Quotidiano”

Figura storica del giornalismo italiano, cofondatore del Fatto Quotidiano e fino a pochi giorni fa editorialista del giornale diretto da Travaglio, Furio Colombo ha lasciato la testata in dissenso con la scelta del direttore di “incoronare” Alessandro Orsini. In questa conversazione con il direttore di MicroMega Colombo spiega cosa è accaduto e le ragioni della sua scelta.

Paolo Flores d'Arcais 17 Maggio 2022


Ricostruiamo intanto quello che è successo.
“Il Fatto quotidiano” era abituato al fatto che il mio pezzo domenicale spesso non fosse in sintonia con la linea del giornale, cioè del suo direttore, talvolta in vera e propria opposizione. La cosa era diventata anzi abituale con il mutare della linea del giornale sull’aggressione della Russia di Putin contro l’Ucraina. Il mio articolo previsto per domenica 8 maggio era particolarmente critico sulla questione. Quell’articolo, con le critiche rivolte ad Alessandro Orsini e Massimo Fini (su cui tornerò), non è stato pubblicato. Non era mai accaduto. Non solo non è stato pubblicato, ma contemporaneamente il quotidiano che avevo contribuito a fondare tredici anni fa ha preparato una grande festa di “incoronazione” per il nuovo personaggio della politica italiana, il professore Orsini, appunto, al quale il Fatto ha offerto un teatro con 500 spettatori al prezzo di 25€ per l’ingresso. Una vera e propria celebrazione nella quale Orsini è stato formalmente adottato come un personaggio chiave del giornale. Il che impediva e impedisce assolutamente a una persona come me di restare sulle stesse pagine. Sulla sostanza inaccettabile degli articoli di Orsini mi ero già espresso nei miei articoli, facendo chiaramente capire che non potevo avere un falsario come collega. La cosa, però, non solo è andata avanti, ma è diventata la celebrazione del falsario.
Insomma, Travaglio non ha pubblicato il mio articolo in cui esprimevo i motivi per cui non mi era possibile avere Orsini come collega, e in cui criticavo Massimo Fini che stava teorizzando l’idea che i veri liberatori dell’Italia furono i tedeschi e i veri invasori dell’Italia furono gli americani. Il che rendeva impossibile la coabitazione anche con Fini, ovviamente. Che cosa vuol dire la frase assolutamente incosciente di Fini quando sostiene che i tedeschi proteggevano gli italiani mentre gli americani li invadevano? Dal momento che io c’ero, ragazzo ma ben consapevole, dal momento che ho visto, dal momento che posso testimoniarlo, dal momento che ricordo i luoghi e le modalità delle esecuzioni, delle fucilazioni, delle case di torture, delle persecuzioni e di tutto quello che è avvenuto al popolo italiano e agli ebrei italiani, questa vergogna non era più tollerabile. Perciò ho fatto sapere a Travaglio che non avrei più mandato altri articoli, che la mia partecipazione al quotidiano che avevo contribuito a fondare nel 2009 si chiudeva lì.
Travaglio nelle sue telefonate mi ha ribadito le sue ragioni, cercando di far rientrare la mia decisione ma insistendo nella difesa di Orsini e Fini, sostenendo che ci sono tanti modi di vedere la vita e di interpretare gli eventi, e naturalmente richiamando i tanti anni di lavoro comune. Ma non poteva funzionare. C’era il macigno delle falsità, sull’invasione dell’Ucraina da parte di Putin, come “raccontata” da Orsini, e sui nazisti in Italia come “raccontati” da Fini.
Anche con Padellaro ho avuto più di una telefonata, con lui il rapporto, anche umano, è molto più stretto, Padellaro oltre che firma del giornale e suo primo direttore per sei anni, resta uno degli editori. Inoltre il rapporto con lui era ancora più antico. Avevamo diretto un giornale insieme, avevamo deciso insieme che cosa si può accettare e cosa no, avevamo stabilito insieme che la notizia-bugia non si deve pubblicare mai.
Ti riferisci all’epoca in cui dirigevi l’Unità con Padellaro condirettore?
Sì, e siccome in quella situazione abbiamo lavorato molto bene, in un accordo completo che abbiamo ritrovato anche all’inizio della fondazione del Fatto Quotidiano, prima sotto la sua direzione poi sotto quella di Travaglio, sembrava che un antico rapporto anche di solidarietà e di comprensione e condivisione delle cose che accadono nel mondo potesse continuare. Improvvisamente con la guerra scatenata dalla Russia di Putin contro l’Ucraina e con lo spostamento fortissimo, disorientante e disorientato, di una parte dell’opinione pubblica italiana verso la Russia, questo rapporto si è incrinato in modo non più sopportabile.
Tu hai l’impressione che le posizioni di Travaglio e di Padellaro siano le stesse o che ci siano delle differenze?
Ho l’impressione che ci siano delle differenze, forse anche sostanziali, ma Padellaro, da buon editore, si trova nella condizione di non poter perdere un direttore che funziona bene con un certo tipo di pubblico. Padellaro sostiene Travaglio perché Travaglio è il giornale. Verso Travaglio nutro stima e amicizia, ma non per quello che sta facendo adesso, ecco perché mi sono dovuto allontanare dal giornale. Il Fatto Quotidiano è ormai diventato anche il giornale di Orsini. Il giornale non aveva mai offerto una serata di festa e di celebrazione a un suo collaboratore, pur avendone avuti molti di notevole rilievo. L’arrivo di Orsini segna una mutazione, una rottura di continuità, segna nella vita del giornale un’epoca nuova, e quest’epoca nuova è un’epoca brutta perché è caratterizzata dall’alterazione della verità, da verità “alternative” come lo staff di Trump ha ribattezzato le menzogne, una situazione che non doveva essere sponsorizzata dal Fatto Quotidiano con il proprio nome e la propria firma.
Questa tua decisione, che immagino particolarmente dolorosa, segna una svolta nella tua vita professionale, ma anche nella tua vita personale. Che reazioni hai avuto?
Molte e molto positive e affettuose dall’esterno del giornale; poche, anch’esse molto affettuose, dall’interno. Dalle lettere vedo però che nei più, tra quanti mi rinnovano stima e solidarietà, prevale il desiderio di accompagnare la solidarietà nei miei confronti con la volontà di non risultare ostili al clima filorusso che si è creato nel giornale. Sono quindi perlopiù lettere prudenti, che si limitano ad attestati di stima ma che non entrano nel merito. Solo in pochi parlano delle cose di cui scrivevo e dicono che di quei contenuti, ovviamente a difesa coerente degli ucraini, sentiranno la mancanza.
A te sembra davvero che ci sia questa persecuzione maccartista nei media rispetto a chi ha le posizioni di Orsini, di D’Orsi, di Montanari, di Travaglio?
Ma per favore! Ma lo sanno cosa è stato il maccartismo?
E tuttavia sostengono di essere coerentemente per la pace, contro i “guerrafondai” che vogliono mandare armi alla resistenza ucraina.
Il titolo di domenica scorsa del Fatto, prima pagina e caratteri cubitali, era “I nostri ‘aiuti’ a Kiev vanno al traffico di armi”. Ti rendi conto? Bisogna dire che i pacifisti hanno contribuito a creare un grande pasticcio e una grande confusione. Prendiamo la frase del papa che dice che “la pace porta la pace, la guerra non può portare la pace”: si tratta di una frase gentile ma insensata, perché la pace porta la pace se c’è la pace, ma se c’è la guerra bisogna che cessi la guerra perché ci sia la pace. Ma guerra e pace sono due nomi generici, ogni guerra ha poi il suo nome proprio, e ogni pace il suo. E in questo caso il nome proprio della guerra è aggressione in atto dell’esercito di Putin contro l’Ucraina e la resistenza dei suoi cittadini, e pace vuol dire che l’esercito invasore sia costretto a rientrare nei propri confini. Invece secondo i pacifisti l’unico modo per ritrovare la pace è la resa degli ucraini. Questa è infatti la posizione che si trae dalle loro affermazioni: si sta invocando la resa per poter smettere questa carneficina che sarebbe provocata dalla “inutile” resistenza.
Questo però è il mondo alla rovescia. Ed è questo che ha portato alla spaccatura tra Il Fatto Quotidiano di Travaglio e, ormai, Orsini, e me perché non siamo più nell’ambito delle opinioni, per quanto discutibili, tipo “questa guerra si poteva evitare che scoppiasse, c’erano tutti gli elementi per poter trattare”, oppure “peccato che la Nato sia stata così aggressiva, certo che la Russia non poteva stare ferma”. Ci sono tanti argomenti per affrontare questo tema, ma “il mondo alla rovescia” per cui si identifica la pace con la resa degli ucraini è al di fuori di ogni possibile verità.
Ma secondo te i media, e in particolare la televisione che è quella che ancora oggi ha maggiore influenza, rispettano la verità dei fatti o sono sbilanciati in una propaganda?
Distinguerei l’informazione televisiva che riporta le notizie, i reportage, dai talk show. Nei reportage, quelli almeno dei telegiornali che vedo io, non vedo questa propaganda, anzi – come del resto anche negli Stati Uniti – sono estremamente prudenti nel dare le notizie su quello che accade, nessuno esalta la crudeltà e la cattiveria. Nessuno inizia il suo racconto dicendo “un’altra azione criminale compiuta dalle truppe russe ha avuto luogo ieri in un qualche villaggio”. Insomma, direi che non ci sono elementi di propaganda nel racconto dei fatti. Mi riferisco in particolare a La7 che è estremamente cauta nel dare e nel verificare anche notizie scandalosamente crudeli; l’inviato le racconta e basta, senza commenti e senza enfasi. Non è mai propagandistica. Altro discorso invece per i talk show, dove vedo molta propaganda. Non c’è dubbio che alcuni talk show sono decisamente putiniani, mentre altri sono, più seriamente, un tentativo di far esprimere opinioni anche molto diverse, ma senza calpestare le verità di fatto.
Hai qualche esempio di questi talk show più putiniani?
Per esempio tutti quelli a cui ha partecipato Orsini, tutti quelli nel quale è stato il personaggio chiave. Orsini è diventato il leader di questa nuova posizione, ma esiste una notevole moltiplicazione di personaggi à la Orsini. Non sarei in grado di indicare esattamente le trasmissioni, perché non le seguo tutte in modo così regolare.
In alcuni di questi talk show vengono spesso invitati “giornalisti” russi. Metto “giornalisti” fra virgolette, perché io un giornalista russo vero, l’ho conosciuto, anzi una giornalista, Anna Politkovskaja, fatta ammazzare da Putin. Che impressione ti fa vederli in tv?
Mi fanno l’impressione che mi ha sempre fatto l’Unione Sovietica e poi, dopo il breve intervallo non sovietico, l’arrivo al potere di Vladimir Putin. Ho l’impressione di un Paese in stato di asfissia dal punto di vista della conoscenza dei fatti.
Tu hai avuto una vita giornalistica straordinariamente ricca. Se non sbaglio la tua prima intervista, trentenne, fu alla vedova di Roosevelt, Eleanor.
Sì, esatto, gennaio ‘61.
Da allora hai intervistato praticamente tutti i personaggi più importanti di un’intera epoca storica e i tuoi interventi la domenica sul Fatto dimostravano quanta attenzione hai per la realtà quotidiana. Ora che non hai più il Fatto Quotidiano, che progetti hai?
Al momento sono fermo, non per intenzione, non per programma. Sto studiando la situazione e le opportunità che potrei avere.
Credit Image: © Leo Claudio De Petris/Pacific Press via ZUMA Wire
 

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Da - https://www.micromega.net/furio-colombo-lascia-fatto-quotidiano/


2  Forum Pubblico / SONO SFASCISTI, "NON SONO COME NOI"! / QUELLA NOTTE A VENEZIA. Successe il 9 maggio 1997, tra Roma e Venezia. inserito:: Maggio 17, 2022, 11:22:46 pm
L'informazione locale dal Veneto

09 MAGGIO 2022
 

QUELLA NOTTE A VENEZIA

Buongiorno, ecco una serie di notizie selezionate per te dalla redazione del Corriere del Veneto. Antonino Padovese, caposervizio web, vi parla di quello che successe il 9 maggio 1997, tra Roma e Venezia.
Buona lettura!
 
 
Per chi fa questo mestiere, il 9 maggio 1997 è una data da ricordare. Quel giorno cominciò molto presto, prima dell’alba, con la voce di Maurizio Crovato che si collegava nelle edizioni notturne del giornale radio Rai, uno dei pochi presidi dell’informazione allora aperto 24 ore su 24. Crovato si collegava da Venezia, dove un carro armato (poi si scoprirà la finzione) era arrivato, non si capiva ancora come, in piazza San Marco. E un manipolo di uomini aveva assaltato il campanile, “El Paron”, il padrone di Venezia, come dicono qui.
 
Poche ore dopo quell’assalto era finito ma a Roma, attorno all’ora di pranzo, cominciava un’altra tragedia, quella di una studentessa universitaria, Marta Russo, colpita alla testa da un colpo di pistola. Marta Russo non sopravvivrà allo sparo, l’inchiesta portò alla condanna di due professori universitari, Scattone e Ferraro, e alla scoperta di un mondo di omertà all’interno di una gloriosa istituzione universitaria come La Sapienza a Roma. A Marta Russo, promessa della scherma, sarà poi dedicato il palazzetto dello sport di San Stino di Livenza, Venezia.
 
Chi frequentava altre università, in Veneto, quel mattino si era alzato molto presto con la voce di Maurizio Crovato, che raccontava l’epilogo di un’azione cominciata almeno un paio di mesi prima quando in Veneto le trasmissioni Rai venivano disturbate di tanto in tanto da un sedicente “Veneto Serenissimo Governo”, che voleva riappropriarsi di una storia millenaria, quella di Venezia, che era finita il 12 maggio 1797 con il Doge che proponeva al Maggior Consiglio la resa della città a Napoleone Bonaparte. In quei due mesi potevi essere davanti alla tv per il Tg1 e sentire un audio che non corrispondeva ai servizi in onda: la voce era quella di uno dei “telepirati”, all’epoca i giornali li avevano battezzati, così, che parlava della storia di Venezia e dell'indipendenza.
 
Sull’assalto quel giorno parlarono in tanti, Umberto Bossi, all’epoca incontrastato leader della Lega, ventilò addirittura i “servizi segreti deviati”. Un partito già allora lombardo-centrico non aveva colto i segnali di insofferenza che arrivavano dalle campagne e dalla provincia del Veneto.

Massimo Cacciari, filosofo e in quegli anni sindaco della città, disse che alla fine quei Serenissimi li salvò al processo. E che capì subito che si trattava di una "pagliacciata". Venticinque anni dopo che cosa è rimasto di quel gesto?
Ancora Cacciari dice oggi che “le proteste sociali che partono da incazzature personali possono sempre sfociare in qualcosa di organizzato ma non certo su questi temi ormai passati”, come i 200 anni dalla fine di Venezia.

E la battaglia sul federalismo, tornata in voga dopo il referendum sull’autonomia del 2017?
Per Cacciari “la battaglia, quella vera, della riforma federalista dello Stato l’abbiamo strapersa”.
 
 
 Se volete scriverci la mail è: web@corriereveneto.it
Da – corriere.it




3  Forum Pubblico / NOM. Il NUOVO ORDINE MONDIALE: prolegomeni al Progetto di Pacificazione Mondiale. / Sull'abbaiare della NATO alle porte della Russia. Ma è vero? inserito:: Maggio 17, 2022, 07:54:17 pm
Massimiliano Bondanini

Sull'abbaiare della NATO alle porte della Russia. Ma è vero?

"In nessun Paese d’Europa centrale e orientale entrato nella Nato dopo la fine della guerra fredda sono stati installati missili balistici terra-terra (cioè atti a colpire obiettivi sul suolo nemico). Non solo.
In nessun Paese europeo sono installati oggi missili balistici della Nato, neanche nella parte occidentale del continente. Il solo Paese ad avere questa capacità è la Francia (anche degli M51 con una gittata fino a 8.000 chilometri, secondo il Center for International and Strategic Studies), ma essa è indipendente dalla catena di comando della Nato".  Segue articolo di Federico Fubini. Per la sua lunghezza viene ripreso nei commenti.

L’Ucraina era davvero vicina all’ingresso nella Nato? L’Alleanza Atlantica minaccia la Russia con i suoi missili? E ha provocato la Russia con le esercitazioni congiunte con Kiev?
Qualche giorno fa Volodymyr Zelensky si è lasciato sfuggire l’ammissione più esplicita di sempre di qualcosa che era nell’aria da mesi, se non da anni: «È inteso che l’Ucraina non è un Paese membro della Nato. Lo comprendiamo — ha detto il presidente assediato nel suo bunker di Kiev —. Per anni abbiamo sentito parlare delle cosiddette porte aperte. Ma adesso abbiamo sentito che non possiamo andare fino a lì».
In altri termini, Zelensky stava togliendo apertamente da tutti i tavoli negoziali anche solo l’ipotesi che fra un certo numero di anni l’Ucraina sarebbe potuta entrare nell’Alleanza atlantica accanto agli Stati Uniti, alla Polonia, all’Italia o alla Francia.

Se questa aspirazione fosse stata la causa della guerra, queste parole avrebbero dovuto essere abbastanza per far tacere le armi. Dopotutto nel suo discorso di undici pagine del 24 febbraio del sull’«operazione militare speciale» Vladimir Putin era stato chiaro: «Non intendiamo imporre niente su nessuno con la forza – aveva detto il presidente russo –. Gli eventi attuali non hanno niente a che fare con il desiderio di violare gli interessi dell’Ucraina e del popolo ucraino. Sono legati alla difesa della Russia da coloro che hanno preso l’Ucraina in ostaggio e cercano di usarla contro il nostro Paese e il nostro popolo». E ancora: «In quello che, devo notare è il nostro territorio storico (l’Ucraina, ndr), una “anti-Russia” ostile sta prendendo forma. Totalmente controllata dall’esterno, fa di tutto per attrarre forze armate della Nato e ottenere le armi più avanzate». In realtà nel suo lungo saggio storico del luglio scorso (22 pagine) intitolato «Russia e Ucraina sono un solo popolo», Putin aveva scritto che le due «fanno parte della stessa nazione» – parole del dittatore del Cremlino – «come Roma e Bergamo in Italia».

Se questo è vero, togliere l’adesione alla Nato dalla discussione – come aveva fatto Zelensky – sarebbe dovuto bastare almeno per l’inizio di una tregua. Avrebbe dovuto sospendere i crimini di guerra contro quello che, per Putin stesso, è una parte del suo stesso popolo. Ma non è andata così: nelle ore seguenti alla svolta di Zelensky, l’aggressione è proseguita su tutto il fronte. I soldati russi hanno sparato sulle persone in fila per il pane a Chernihiv. Un missile ha colpito un teatro di Mariupol, dove si erano rifugiati oltre mille fra anziani, donne, bambini.
Ma davvero è il progetto d’ingresso dell’Ucraina nella Nato che ha causato questa guerra? E tale ingresso avrebbe realmente posto un problema di sicurezza alla Russia? Questo articolo cerca di fornire elementi per rispondere a queste domande. E tutti i fatti disponibili mostrano risposte diverse da quanto si sente ossessivamente ripetere in queste settimane in Italia. Ma andiamo con ordine.


Le ultime notizie sulla guerra in Ucraina

Candidatura sospesa
Il primo punto da ricordare è che l’Ucraina, fino al 23 febbraio, alla vigilia della guerra, non stava per entrare nella Nato. Non era in corso alcuna accelerazione in questo senso e la prospettiva restava remota. Come tutti i Paesi, la Russia ha le proprie legittime preoccupazioni di sicurezza e ha tutto il diritto di esprimerle. Ma ancora per molti anni l’adesione all’Alleanza atlantica sarebbe rimasta per Kiev solo un’aspirazione e Mosca – in ogni eventualità – aveva davanti a sé spazio e tempo molto ampi per negoziare arrangiamenti che le avrebbe fornito le garanzie richieste. Non solo. Quand’anche l’Ucraina fosse entrata nella Nato, i fatti sul terreno suggeriscono che la probabilità di veder collocati sul suo territorio missili in grado di minacciare la Russia era tendente a zero. Su questo, la situazione di sicurezza vista da Mosca non sarebbe cambiata.
Per capire perché sia così, ricostruiamo gli eventi. Dal 1994 l’Ucraina fa parte della «Partnership for Peace» che la Nato offre a governi con i quali è in buoni rapporti e dal 1997 esiste la Nato-Ukraine Commission per far avanzare la «cooperazione» fra le parti.
Dal 2009 questa commissione cerca di far avanzare il processo d’integrazione e di recente a più riprese (nel 2017, nel 2019 e nel 2020) le autorità di Kiev hanno preso iniziative politiche per avanzare la propria candidatura all’ingresso nell’Alleanza atlantica. Avevano fretta di entrare sotto l’ombrello difensivo della Nato che stabilisce – con l’articolo 5 del Trattato – che un attacco a un Paese è un attacco a tutti e tutti dunque sono tenuti a rispondere. In altri termini, l’Ucraina aveva fretta di entrare nella Nato per proteggersi da quanto avvenuto in queste settimane: la Russia avrebbe esitato di più ad attaccare, se avesse saputo in anticipo che l’intera Alleanza sarebbe stata tenuta a difendere lo Stato aggredito. Questo è esattamente ciò che Zelensky voleva. La realtà però è che agli ultimi vertici della Nato nel 2021 all’Ucraina non era stata offerta neanche una cosiddetta «road map» o un «Membership Action Plan» in vista dell’adesione. In altri termini si riconosceva la candidatura, sì; ma si offriva a Kiev una strada o un calendario di azioni da compiere e misure da prendere – durano sempre svariati anni – per raggiungere l’obiettivo dell’adesione.
Francia e Germania si stavano opponendo al «Membership Action Plan» per l’Ucraina. Fra le ragioni inconfessate di questa resistenza c’erano l’occupazione della Crimea da parte di Putin e lo stato di guerra in Donbass, alimentato dal 2014 dalla Russia: in Europa non si voleva fra i membri della Nato uno Stato non ancora pacificato ai suoi confini orientali, che rischiava di obbligare gli alleati a un intervento. Gran parte della frenetica attività diplomatica delle settimane prima dell’attacco non riguardò dunque la scelta sull’ingresso dell’Ucraina nella Nato. Il dubbio non era se Kiev dovesse aderire o no. Piuttosto, si incentrava su come comunicare agli elettori ucraini che Kiev – almeno per il tempo prevedibile – non sarebbe entrata. Di questo parlò il presidente francese Emmanuel Macron con Putin e Zelensky l’11 e 12 febbraio scorso, secondo varie ricostruzioni di diplomatici. Il presidente francese si scontrò con il collega ucraino perché il primo voleva che fosse Zelensky ad assumersi la responsabilità di rinunciare ufficialmente alla propria candidatura. Zelensky invece sfidava Macron e gli europei a chiudergli loro stessi la porta in faccia, perché non voleva essere lui a tradire il mandato ricevuto dai suoi elettori.
Olaf Scholz, in visita a Mosca nove giorni prima della guerra, trovò a suo modo la quadratura di questo cerchio. Disse il cancelliere tedesco della candidatura dell’Ucraina alla Nato, stando in piedi a fianco di Putin: «Questa non è una questione che probabilmente incontreremo finché siamo in carica. Non so quanto il presidente intenda stare in carica – aggiunse Scholz guardando l’uomo del Cremlino –. Ho l’impressione che sarà a lungo». In pratica, poiché Putin ha fatto cambiare la costituzione russa per restare al potere almeno fino al 2036, il cancelliere tedesco stava dicendo che di far entrare l’Ucraina nella Nato non si sarebbe parlato per almeno altri 14 anni. Non esattamente un buon motivo per colpire a freddo una nazione nel cuore dell’Europa, facendo strage di civili. Putin stesso dev’essersi reso conto della fragilità dell’argomento, perché nel discorso del 24 febbraio ricorre a una strana analogia con la Seconda guerra mondiale per giustificare l’attacco.

Allora, ha detto, «il Paese non era pronto a contrastare l’invasione della Germania nazista che attaccò la nostra Madre patria il 22 giugno 1941» e «i tentativi di assecondare l’aggressore prima della Grande Guerra Patriottica si dimostrarono un errore che il nostro popolo pagò a caro prezzo». Conclude Putin: «Non faremo questo errore la seconda volta. Non ne abbiamo il diritto». Anche se – in verità – paragonare l’America di Joe Biden o la Germania di Scholz in tempo di pace alla Germania di Hitler in tempo di guerra sembra un doppio salto mortale della fantasia.

Minaccia missilistica?
La dichiarazione sull’«operazione militare speciale» fa comunque continui riferimenti alla minaccia che la Nato presenta per la Russia in Europa, che andrebbe respinta sul suolo ucraino. Ma è davvero così? Pierluigi Barberini del Centro studi internazionali di Roma, presenta un quadro dal quale si possono trarre conclusioni diverse. Del resto, è lo stesso quadro che emerge dalla banca dati sui missili schierati nel mondo tenuta da Center for International and Strategic Studies di Washington.
In nessun Paese d’Europa centrale e orientale entrato nella Nato dopo la fine della guerra fredda sono stati installati missili balistici terra-terra (cioè atti a colpire obiettivi sul suolo nemico). Non solo.
In nessun Paese europeo sono installati oggi missili balistici della Nato, neanche nella parte occidentale del continente.

Il solo Paese ad avere questa capacità è la Francia (anche degli M51 con una gittata fino a 8.000 chilometri, secondo il Center for International and Strategic Studies), ma essa è indipendente dalla catena di comando della Nato. I soli missili dell’Alleanza installati in Europa sono quelli del programma Aegis Ashore a Deveselu in Romania e, dalla fine di quest’anno o nel 2023, in una seconda sede in Polonia. Ma in questo caso si tratta di missili con scopi esclusivamente difensivi. «Sono intercettori terra-aria senza carica esplosiva, disegnati per distruggere in volo missili o aerei nemici che invadono il territorio – spiega Barberini del Cesi –. Per come sono concepiti non possono essere diretti per distruggere bersagli sul suolo nemico».

Del resto la Nato ha buone ragioni per volersi difendere, perché invece la Russia ha migliaia di missili a corto raggio, raggio medio, intermedio e intercontinentale che possono raggiungere l’Europa in qualunque momento. Solo sull’Ucraina nei primi venti giorni di guerra sono stati lanciati dal suolo russo circa 900 Iskander, missili di precisione di 92 centimetri di diametro e 7,3 metri di lunghezza che volano per 500 chilometri con una carica di 480-700 chili di esplosivo. Dall’enclave russa di Kaliningrad, gli Iskander tengono sotto tiro tutti i Paesi baltici, metà della Polonia, una parte dello Schleswig-Holstein tedesco e parte della Scandinavia. Per non parlare di altri 18 modelli di missili anche a gittata di decine di migliaia di chilometri, in grado di trasportare le 1.500-1.800 testate nucleari russe.
Naturalmente anche la Nato ha testate nucleari sul suolo europeo ma – si stima – non più di un centinaio. Sono messe a disposizione dagli Stati Uniti, ma sono utilizzabili solo su aerei militari di Italia, Turchia, Germania, Belgio e Olanda. Tutto questo porta a concludere che un eventuale ingresso dell’Ucraina nella Nato – benché oggi sempre più irrealistico – non cambierebbe niente nel teatro europeo da punto di vista della minaccia missilistica nei confronti della Russia. Le esercitazioni (di tutti con tutti)

Si è detto che tre esercitazioni dell’Ucraina con la Nato o alcuni dei suoi Paesi membri nel 2021 avrebbero provocato la reazione di Putin. Ma anche questo argomento, al quale il dittatore fa cenno nel suo discorso del 24 febbraio, appare fuorviante.
Non solo perché la più grande esercitazione militare mai svolta negli ultimi 40 anni in Europa («Zapad 21») è stata eseguita dalla Russia con la Bielorussia a ridosso dei confini ucraino e polacco a settembre scorso.
E la sola esercitazione di dimensioni significative della Nato in Ucraina è avvenuta solo in seguito, forse come segnale di sostegno al Paese. Ma soprattutto, perché fra eserciti tutti si esercitano regolarmente con tutti. Alleati e no. (segue nel primo commento)
Da Fb del 8 maggio 2022

Commenti: 39
Paolo Migliaro
Paolo Scaroni ex Eni appena intervistato dalla Palombelli ha detto che l’Ucraina è il cortile di casa della Russia e che la Russia sbagliando si è comportata così per impedire che entrasse nella NATO. Ma suvvia, allora bastava che Putin avesse fatto un negoziato onesto e chiaro con Zekenskyj e mettendo di fronte il fatto dell’Operazione Speciale agli ucraini. Invece Putin ha mentito sino alla fine. È stato un pretesto. I fatti conosciuti, esercitazioni in comune e ufficio NATO a Mosca testimoniano che è una balla. Putin poteva allora negoziare la neutralità. La NATO non voleva che l’Ucraina vi entrasse, era troppo rischioso per la pace. Invece la verità è che Putin si voleva pappare l’Ucraina con i pretesti che lui stesso ha fomentato da anni. Ed ecco il denazificare e il deucrainizzare. E la questione NATO in ultimo piano. Forse anche Scaroni ha qualcosa da temere?
Rispondi3
Massimiliano Bondanini


ALTRA INTERVISTA A KARAGANOV.

I GOVERNI FILORUSSI ERANO PAGATI DA NOI

Stavolta del 2016, Der Spiegel.
Stavolta non la pubblico e non la traduco dal Tedesco (troppa fatica), metto solo il link nel primo commento.
Sostanzialmente, dice le stesse cose di quella del Corriere. Conferma i tempi di Kissinger sugli avvisi della Russia "o fate quello che diciamo noi o attacchiamo". Ribadisce che sia l'annessione della Crimea che l'attacco alla Georgia, sono azioni di difesa avanzata. Insomma, tutti quegli stati non possono scegliere di essere difesi. Se si fanno difendere dalla NATO, la Russia la prenderà come un'aggressione. La Russia ignora il fatto che questi Stati, immediatamente dopo la caduta dell'URSS, sono corsi a cercare l'ombrello protettivo NATO. Erano così felici di essere protetti dall'URSS (o di farne parte)...
Ma la cosa importante di questa intervista sono altre due.

1: «E noi vogliamo lo status di un grande potere. Sfortunatamente, non possiamo rifiutarlo: questo status negli ultimi anni 300 è diventato parte del nostro genoma. Vogliamo diventare il centro di una grande Eurasia, una zona di pace e cooperazione. Anche l'Europa del subcontinente farà parte di questa Eurasia.» [originale nei commenti]
Mi sembra non serva commento.

2: «Negli ultimi anni non abbiamo avuto una strategia politica nei confronti dei nostri vicini, le altre ex repubbliche sovietiche. Non capivamo cosa stesse realmente accadendo lì. Tutto ciò che abbiamo fatto è stato sovvenzionare questi paesi e corrompere le loro élite con denaro che è stato poi rubato, presumibilmente insieme [gemeinsam ossia rubato da loro e da noi, è la parola per "in comunella"].» [originale nei commenti]

C'è la serafica ammissione del metodo di politica estera. I governi filorussi erano comprati. Colpo di stato un paio di ciufoli. Amen. Karaganov, non delude.

(LUCA SCHIEPPATI)

https://www.facebook.com/1058254425/posts/10222457493160295/?d=n
4  Forum Pubblico / NOM. Il NUOVO ORDINE MONDIALE: prolegomeni al Progetto di Pacificazione Mondiale. / "La guarnigione Mariupol ha portato a termine la sua missione di combattimento. inserito:: Maggio 17, 2022, 07:39:53 pm
In evidenza su il Monitore tabulas
Riflessioni di un vecchio Darwin. ha condiviso un link.

Esperto del gruppo
Propaganda e mistificazione di notizie.

"La guarnigione Mariupol ha portato a termine la sua missione di combattimento. Il Comando militare supremo ha ordinato ai comandanti delle unità di stanza ad Azovstal di salvare la vita del personale", ha affermato lo Stato maggiore ucraino, precisando che "le iniziative di soccorso ai difensori rimasti sul territorio dell'Azovstal continuano".

"L'Ucraina ha confermato l'evacuazione di 264 militari dall'acciaieria Azovstal di Mariupol. Si tratta di 53 soldati feriti, condotti a Novoazovsk, e di 211 altri combattenti portati a Olenivka, nel territorio controllato dai separatisti filorussi di Donetsk. Questi ultimi sono poi stati ricondotti nelle zone in mano alle forze ucraine nell'ambito di uno scambio di prigionieri. Lo ha riferito lo Stato maggiore di Kiev su Facebook."

https://www.repubblica.it/.../ucraina_russia_news.../...

Comunemente questa operazione viene definita resa incondizionata.
Purtroppo, stiamo vivendo una spaventosa mistificazione degli eventi, le propagande più becere, militresche sono in azione.
Sia chiaro che questa orribile situazione di non informazione, di distorsione, di diffusione di cose non vere e manipolate a convenienza, non è dovuta solo all'Ucraina.
Sappiamo come è pericoloso essere giornalisti indipendenti nella dittatura di Putin.
Infatti, altre miserevoli balle leggiamo da parte di quella dittatura in questi giorni.

Però, a differenza di epoche non lontane, quando le persone non erano così supine alla falsa informazione, oggi quella propaganda militaresca prende il sopravvento.
Stiamo uccidendo la parte migliore della nostra storia recente, quella nata dal Manifesto di Einstein Russel, dal Manifesto di Ventotene, tutti rivolti contro l'ignoranza del dominio delle medagliette.
Dobbiamo imparare ancora, o di nuovo, che gli eroi non sono i violenti.

Siamo tornati nella piena era dell'Eiar, i documentari Luce, la propaganda della gioventù hitleriana.
Winston Churchill fece un proclama per dire che la guerra sarebbe costata "lacrime e sangue".

I moderni sedicenti liberali ci riempiono di bugie, invece. Pendono in giro Ghandi, che ha liberato davvero un popolo.


Buon Giorno

Darwin - da Fb del 17 maggio 2022
5  Forum Pubblico / NOM. Il NUOVO ORDINE MONDIALE: prolegomeni al Progetto di Pacificazione Mondiale. / LE NAZIONI SI DIVIDONO PER CATEGORIE. inserito:: Maggio 17, 2022, 07:30:52 pm
Le nazioni sono divise in quattro categorie:

"Democrazie complete",

"Democrazie imperfette",

"Regimi Ibridi"  

"Regimi autoritari".


Leggi:
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Democracy_Index#

---

La nostra è una Democrazia Imperfetta!
Oppure a scelta una Democratura.

Tutti i nostri problemi nascono da questa realtà conosciuta al mondo e dal fatto che gli Italiani non facciano nulla per Perfezionarla!

ggiannig
6  Forum Pubblico / I SEMI di ARLECCHINO Euristico. / LE CATEGORIE DELLE NAZIONI SONO 4. inserito:: Maggio 17, 2022, 07:27:36 pm
Le nazioni sono divise in quattro categorie:

"Democrazie complete",
"Democrazie imperfette",
"Regimi Ibridi" 
"Regimi autoritari".


Leggi:
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Democracy_Index#
---
La nostra è una Democrazia Imperfetta!
Oppure a scelta una Democratura.

Tutti i nostri problemi nascono da questa realtà conosciuta al mondo e dal fatto che gli Italiani non facciano nulla per Perfezionarla!

ggiannig
7  Forum Pubblico / I SEMI di ARLECCHINO Euristico. / EURASIA deve essere un POLO a base Europea, Democratico, Atlantista ... inserito:: Maggio 17, 2022, 07:23:44 pm

Daniela R. Ci sono mappe che già tracciano la Russia ridimensionata e spezzettata a favore dei vicini (geograficamente).

Io spero che ciò non avvenga.

L'Idea di un Polo EURASIA nel Nuovo Ordine Mondiale, non può fare a meno della Russia PostPutin e del suo Popolo finalmente destato alla libertà, dopo secoli di soggezione al despota.

Non può essere un POLO di stampo sovietico, ma deve essere un POLO a base Europea, Democratico, Atlantista e con un programma di tenuta e difesa della PACE.

ciaooo
8  Forum Pubblico / I SEMI di ARLECCHINO Euristico. / Tutte balle per popoli, già annientati cerebrali, sottomessi da anni. inserito:: Maggio 17, 2022, 07:10:50 pm

Loredana S. io ho tenuto aperti i miei Gruppi tematici (non pirlate), ma dichiarando la mia astensione e non partecipare, per protesta contro il caotico potere censorio e manipolatore di un Regime perdente anche se ricchissimo.

Protesta segnalata con un fiore in copertina e un abbraccio ai non pochi membri pigri.
La poca partecipazione al sociale, ne causa una pigra anche al social se i temi sono non FESSI (non divisivi).

Tu pensa che, siamo a rischio deportazione da parte e a causa di squallidi, raggianti, personaggi che oggi vogliono combattere il comunismo come anni fa e di altri, oltre la cortina di latta putiana, che massacrano l'Ucraina nell’attesa di farlo con altri, dicendo che cerca di abbattere i nazismi.

Tutte balle per popoli, annientati cerebrali, sottomessi da anni.

ciaooo


   
9  Forum Pubblico / I SEMI di ARLECCHINO Euristico. / Confronto con conoscenti in Meta/Fb del maggio 2022 inserito:: Maggio 17, 2022, 07:03:24 pm
Franco C. io non leggo ne scrivo inglese.

Io non accetto più, dopo anni di forum, lo stupido fuoco amico che amico lo è solo dei nostri nemici.

Nemici che se ne approfittano di questo ben di dio nazionale, dall’antico berlusconismo cronico sino al leghismo e grillismo oggi dominanti!!!

Sì, ho detto nemici!

Io non frequento salotti e non ho mai indossato nulla di Cachemire.
 Tanto per capirci!

 ciaooo
10  Forum Pubblico / DOMANESIMO. UTOPIE, PROGETTI e BELFUTURO. / Il grigio non è una semplice somma, è un superamento della contrapposizione ... inserito:: Maggio 16, 2022, 08:00:43 pm
Emanuele Fiano
pondrl96f1hf22 22h429  ·

Il New York Times, il più importante giornale americano con il Washington Post, ha vinto il premio Pulitzer, pochi giorni fa, con un reportage sui bombardamenti americani in Medio Oriente.
Molti bersagli sbagliati, molti civili uccisi, distruzioni spropositate rispetto all’obiettivo dichiarato.

Potrei usare questa notizia in due modi. Il primo modo è dire: vedete, anche le guerre degli americani fanno vittime innocenti. Le guerre sono tutte uguali e tutte ugualmente sbagliate. E in questo caso sarei arruolato tra gli amici di Putin.

Oppure potrei usare questa stessa notizia per dire: vedete, l’America, a differenza della Russia, è un Paese libero. La libertà di stampa c’è per davvero, è un giornale americano che documenta le stragi delle guerre americane, e viene anche premiato. In questo secondo caso sarei arruolato tra i servi della Nato. Purtroppo, funziona così.
Eppure, la notizia è la stessa. E contiene tutte e due le verità. Tutte e due: che l’America usa con spregiudicatezza la sua potenza militare per comandare nel mondo. E che l’America è un paese libero, e la libertà di stampa, e di espressione, insomma la democrazia, è il vero grande valore che americani ed europei possono mettere in campo contro Putin. Che la democrazia, non per caso, la detesta.

La figlia di Anna Politkowskaya ha detto: i russi non sono abituati a pensare. Noi per fortuna sì, siamo abituati a pensare. Ma non sono sicuro che stiamo impiegando nel migliore dei modi questa facoltà così importante. La guerra rende bellicose anche le parole. O sei con noi, o sei contro di noi. O amico, o nemico. O bianco o nero.
Ai primi dell’Ottocento il filosofo tedesco Hegel spiegò benissimo il grigio, così bene che è una delle pochissime cose di filosofia che ricordo dal mio liceo. Si chiama dialettica hegeliana: c’è una tesi, c’è una antitesi, e alla fine c’è una sintesi. E la sintesi, dice Hegel, è più forte di entrambe, perché le contiene entrambe. Il bianco è solo bianco, il nero è solo nero, il grigio è bianco e nero.

Il grigio non è una semplice somma, è un superamento della contrapposizione violenta.
È il colore della dialettica, è il colore del ragionamento, delle sfumature, è il colore del compromesso, della trattativa, e dunque, alla fine, è il vero colore della pace. Bandiera bianca significa: mi arrendo. Bandiera grigia significa: parliamone da pari a pari. Stasera sventolo bandiera grigia.


Michele #Serra a Che Tempo Che Fa

Da fb del 16 maggio 2022

11  Forum Pubblico / EURASIA. POLO DEMOCRATICO e Nuovo Ordine Mondiale. / La NATO deve continuare soltanto a difendere gli STATI MEMBRI, non altro! inserito:: Maggio 13, 2022, 10:26:02 pm
La NATO deve continuare soltanto a difendere gli STATI MEMBRI, non altro!

Si impegnino tutti ad allargare (scegliendo solo le Democrazie) il numero degli Stati da difendere!

Perché Putin è il primo, ma non l'unico, che ci fa guerra perché odia gli Occidentali e li vorrebbe Sfasciare!

ggiannig
12  Forum Pubblico / I DIFFERENTI nella Popolazione dei DIVERSI. / La forza di Mario Draghi è nella capacità di stare solo sui fatti primari, ... inserito:: Maggio 13, 2022, 12:24:48 am

La forza di Mario Draghi è nella capacità di stare solo sui fatti primari, su ciò che conta.
Senza restare impigliato dal cretinissimo dibattito italiano, quello in cui la guerra è stata ripassata in padella fino a diventare uno dei soliti, tanti, temi da urlo, da ingiunzione temeraria, da astuta ricerca della visibilità attraverso la pretestuosa contrapposizione.

Il viaggio negli Usa è la massima applicazione di questa sua capacità e tutto è favorito dal ruolo di separatore della fuffa dalla sostanza assunto in questi giorni dal governo americano.
La linea di Washington dà molto fastidio perché è fondata su informazioni condivise e aperte ed è costituita da obiettivi coerenti con la dottrina favorevole alla democrazia, allo stato di diritto e alla stabilità mondiale.

Draghi ne è rispettoso e convinto sostenitore, come esponente maturo di quell'occidente chiamato in causa continuamente in questi giorni.

Da -
Il Foglio - Di cosa parlare stasera a cena
13  Forum Pubblico / IN ITALIA la DEMOCRAZIA e la REPUBBLICA vanno Difese! Anche da Noi Stessi. / Se al cell. appare un bambino con colbacco e stella rossa é una minaccia! inserito:: Maggio 11, 2022, 09:50:15 pm
a cura di Gabriele Isman - 11 maggio 2022

Parliamo di
L'amico americano

La Russia ha dimostrato che "non è come Davide con Golia", come si pensava inizialmente. Sta dimostrando di "non essere un soggetto invincibile".
A dirlo è stato Mario Draghi, in conferenza stampa nella sua seconda giornata di visita negli Stati Uniti.

Subito dopo la fine dell’incontro con i giornalisti a Washington, vari siti web italiani – tra cui quelli di Camera e Senato – sono stati attaccati da hacker. L’attacco è stato poi rivendicato dal collettivo russo Killnet.

Draghi sull’incontro di ieri sera con il presidente Usa Joe Biden nello Studio Ovale, ha detto:  “Abbiamo concordato che occorre continuare a sostenere l'Ucraina e a fare pressione su Mosca ma anche cominciare a chiedersi come si costruisce la pace. Il percorso negoziale è molto difficile ma il primo punto è come costruire questo percorso negoziale, deve essere una pace che vuole l'Ucraina, non una pace imposta”.

E il premier italiano ha anche affrontato temi economici: servono investimenti "molto più forti" sulle rinnovabili per mantenere gli obiettivi di transizione nonostante la crisi energetica, e "il governo italiano ha preso numerosi provvedimenti di semplificazione e non avremo esitazione a prenderne altri se non vediamo un aumento degli investimenti nelle rinnovabili che significa anche effettive installazioni".

E sull’Italia: “Ad oggi non vedo una recessione quest'anno. Il motivo è che abbiamo chiuso l'anno scorso molto molto bene, per cui ci portiamo dietro una crescita acquisita. Mi pare molto molto difficile che quest'anno ci possa essere una recessione", dice il premier sottolineando che la situazione economica "è di grande incertezza" ma non si può dire che volgerà "al peggio".

Resta aggiornato sul conflitto in Ucraina con la newsletter quotidiana e gratuita di Repubblica. 

14  Forum Pubblico / LA RICERCA TRA MIGLIORI e PEGGIORI, Persone, Idee e Fatti. / I proPutin e proCina in Italia, sono milioni ma gli attivi si conoscono! inserito:: Maggio 11, 2022, 08:12:47 pm
Dal Copasir parte la caccia alla rete di disinformazione di Russia e Cina

Il Sole 24 ORE

Posta in arrivo

ggiannig <ggianni41@gmail.com>
18:52 (1 ora fa)
a me

https://amp24.ilsole24ore.com/pagina/AENgSgXB
 
15  Forum Pubblico / TABULAS IMCORE. "Attraverso gli Scritti" IMmaginare COnoscere REalizzare. / POLI: l'Europa è la posizione più ritardata, addirittura nel Come e con Chi. inserito:: Maggio 11, 2022, 07:50:00 pm
Gianni Gavioli ha condiviso un link.
Amministratore

Gli Stati Uniti hanno molti problemi interni, ma anche interessi da sviluppare nel mondo, con poca chiarezza sul come farlo.

Se l'Europa non risolve problemi e ritardi, da sovraffollamento di Membri piccoli che alimentano problemi grandi, correrà il rischio non solo dello scavalcamento, già avvenuto di fatto, ma d'essere fagocitata.

Nella nascita del Nuovo Ordine Mondiale, con suddivisione in POLI di influenza, l'Europa è la posizione più ritardata, addirittura nel Come e con Chi.   

ggiannig

Da Fb 11 maggio 2022
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