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1  Forum Pubblico / ESTERO. MULTINAZIONALI e Musk, TRUMP e Israele, CINA e Russia, INDIA, AFRICA, PAESI ARABI. / LO ZAR NON PUÒ DARCI LEZIONI MA LA SUA STRATEGIA È STATA COERENTE: ... inserito:: Gennaio 13, 2026, 12:29:49 am

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Putin ha sepolto il liberalismo, ma la colpa è anche dei liberali –

Il commento di Dino Cofrancesco
da Fondazione Magna Carta | Lug 9, 2019 | News, Punti di vista


IL NAZIONAL-POPULISMO DEL PRESIDENTE RUSSO È UNA RISPOSTA ALLA CRISI DELLE CLASSI DIRIGENTI OCCIDENTALI CHE NON HANNO CAPITO QUANTO LE COMUNITÀ HANNO BISOGNO DI IDENTITÀ E DI PROTEZIONE

Hanno destato non poco scalpore le parole di Vladimir Putin sulla crisi del liberalismo, nel corso della sua intervista al Financial Time. «L’idea liberale» ha detto brutalmente il premier russo «ha superato il proprio obiettivo iniziale nel momento in cui la popolazione si è espressa contro l’immigrazione, i confini aperti e il multiculturalismo».

I liberali «non possono dettare niente a nessuno come hanno cercato di fare nel coso degli ultimi decenni».

Di qui l’elogio di Donald Trump per il suo tentativo di fermare il flusso di clandestini e di spacciatori provenienti dal Messico. La Casa Bianca non si rassegna all’ideale liberale che «presuppone che non ci sia bisogno di fare nulla» e all’idea che «i migranti possono uccidere, saccheggiare e stuprare impunemente perché i loro diritti devono essere tutelati».

Per Putin «ogni crimine deve avere una punizione. L’ideale liberale è divenuto obsoleto. E’ entrato in conflitto con gli interessi della stragrande maggioranza della popolazione».

E il risultato è «uno spostamento nella bilancia del potere politico, dal liberalismo occidentale al nazional- populismo, quest’ultimo sempre più alimentato da un forte risentimento pubblico nei confronti dell’immigrazione, del multiculturalismo e dei valori secolari a danno della religione». Non meraviglia che il leader russo, che ha puntato tutto sul risveglio ortodosso e sull’orgoglio nazionale, lamenti che ci si è dimenticati di vivere «in un mondo basato su valori biblici».

E’ forse superfluo dire che Putin non ha alcun titolo per dare lezioni all’Occidente: il suo paese, nonostante il revival religioso post- 1991, vive immerso in una cultura “atea” dove solo Mammona è oggetto di culto, gli oligarchi mostrano un tenore di vita sfrontato, la corruzione è dilagante a riprova che sulle rovine dell’ideologia marxista di Stato è difficile ricostituire un tessuto di valori collettivi.

 Dopo tanti anni di governo post- comunista, la Russia si ritrova un’economia a crescita zero e una costante diminuzione dei redditi. «Il compito più importante da realizzare— ha riconosciuto nell’intervista— è cambiare la struttura dell’economia e promuovere una sufficiente crescita di produttività lavorativa attraverso le nuove tecnologie». Vaste programme!, per citare il Generale.

La Russia di oggi, va ricordato agli ammiratori italiani di Putin, non può essere considerata un modello in nessun campo: né in politica estera ( vedi l’appoggio a dittatori cinici come Bashar al- Assad, in una guerra civile che ha provocato 500 mila morti e più di 5 milioni di rifugiati, o come Nicolas Maduro o la noncuranza di certi principi elementari dell’etica e del diritto internazionale, come l’eliminazione delle spie scambiate con la GB), né in politica interna ( vedi la limitazione delle libertà politiche, il pugno di ferro usato contro la stampa d’opposizione, la concezione plebiscitaria della democrazia, il diniego dei diritti degli omosessuali etc. ).

 E’ vero che i nemici di Putin, dal canto loro, fingono di ignorare che la dissoluzione dell’impero sovietico— come del resto capita a tutti gli imperi della storia– ha lasciato venticinque milioni di russi fuori della Federazione e che un’operazione come l’annessione della Crimea, discutibile sotto il profilo del diritto internazionale non era priva di giustificazione alla luce di un “principio di nazionalità” che i governi fanno valere con molto juicio e sempre, comunque, con lo sguardo rivolto ai propri interessi politici e strategici ( vedi al riguardo l’illuminante saggio di Eugenio Di Rienzo, Il conflitto russo- ucraino. Geopolitica del nuovo ( dis)ordine mondiale, Ed. Rubbettino). Va segnalato incidentalmente che l’attenzione alle minoranze etno-culturali è riscontrabile nell’odierna Russia più che negli Stati ipernazionalisti sorti dopo il tracollo dell’URSS: emblematico è il caso dell’antica minoranza italiana della Crimea ignorata dall’Ucraina ma fatta riconoscere oggi per interessamento di Putin— un caso su cui ha richiamato l’attenzione il giornalista RAI Stefano Mensurati.

 Insomma qualche freccia al suo arco ce l’ha pure il Presidente russo– il consenso di larghe fette della popolazione non si ottiene soltanto con lo scudiscio— ma a dargli spago, facendogli assumere un ruolo di primo piano nell’ “immaginario collettivo” sono i problemi epocali da lui posti (e non risolti) e ignorati dai suoi superficiali avversari.

E’ vero, Putin non è né liberale, né democratico ma che senso ha scrivere, come fa il superficiale Bernard Guetta su Repubblica, che «vuole imporsi sulla scena internazionale puntando su tre paure: quelle dei più deboli e degli immigrati, dell’erosione del patriarcato e del venir meno della tutela sociale da parte dello Stato»?

In democrazia, le paure sono “interessi” e valori e gli interessi e i valori (quando non ledono principi iscritti nelle Costituzioni) stanno tutti sullo stesso piano. Ripetere stancamente che certi timori sono infondati e che sono suscitati ad arte dai populisti significa non comprendere nulla del processo politico e, quel che è peggio, disarmare quanti, prendendo sul serio quei timori, predispongono strumenti istituzionali atti a renderli vani— ad esempio. “ripensando e riqualificando la tutela sociale da parte dello Stato”.

 Intervenendo su Formiche, Corrado Ocone ha scritto che ad andare in crisi non è, come pensa Putin, il liberalismo («dottrina incompiuta, mai definita e sempre da ridefinirsi in base alle concrete sfide della storia e dei tempi») ma il dispositivo liberal-liberista. «Quelli che sono riapparsi sono i conflitti e, con essi, la volontà di agire nel mondo della forza, cioè nella politica, per far conquistar agli uomini sempre maggiori spazi di libertà».

Ocone ha colto un punto centrale: il ritorno della politica che una versione libertaria del liberalismo aveva azzerato e una lettura parziale dei liberali classici aveva fatto ritenere una dimensione estranea al mondo dei Montesquieu, dei Tocqueville, dei Mill, dei Croce, degli Aron.

In realtà, i padri della società aperta sapevano bene che la ricetta liberale significa maggiore libertà degli individui e minore inframmettenza del pubblico nel privato entro una comunità politica, lo stato moderno, segnata da una propria “ragione”, da una inevitabile chiusura all’esterno (i dileggiati confini) e da una “cura” per chi fa parte del “noi” non estensibile a chi sta fuori.

In fondo, è il bilanciamento tra la “comunità” e la “società”, tra l’universalismo dell’etica e del diritto— che conosce solo gli individui, tutti “figli della Terra”, da una parte, e il particolarismo e l’unicità dell’appartenenza— che alla res publica può sacrificare la vita e il benessere dei cittadini, dall’altra, che ha fatto la grandezza dell’Occidente.

Con i totalitarismi— di destra e di sinistra— si è avuto il discredito più assoluto dello Stato, strumento indispensabile del loro progetto di dominio mondiale e, a poco a poco, le libertà nello Stato sono diventate libertà dallo Stato sicché le parole di Margaret Thatcher (una nazionalista in politica estera, v. la guerra delle Malvinas) hanno conquistato persino quanti, un tempo, avevano una visione organicistica dei rapporti sociali e politici: «Non esiste la società, esistono solo gli individui».

In pratica, è il trionfo assoluto dell’universalismo: sono reali solo gli interessi individuali e gli scambi sul mercato (oggi liberalizzati dalla globalizzazione), illuminismo anglosassone, A. Smith, e i diritti spettanti ad ogni uomo indipendentemente dal colore della pelle, dal credo religioso, dal sesso etc, illuminismo francese, Voltaire. La logica dell’economia e la logica del diritto sono rimaste le sole arbitre della Vita.

Ne deriva, come ci dicono le cronache di questi giorni, il conflitto stucchevole tra Antigone, che fa valere gli agrafoi nomoi, le leggi non scritte sulla carta ma nel cuore degli uomini, e Creonte, il bieco tiranno che sacrifica alla “ragion di Stato” ogni forma di pietas.

Sennonché il primato del diritto “superiore” e il discredito delle ragioni della politica rischia di sprofondare la società europea in una guerra civile assai più devastante di quelle del passato giacché la posta in gioco non sono più “le forme di governo”— quali norme imporre ai condomini di uno stabile— ma l’erosione del terreno istituzionale in cui competono per il potere i loro portatori.

Contrapporre, con diritto di invalidazione, alle leggi emanate dal governo e approvate dal Parlamento ( da un libero Parlamento, in democrazia) le sentenze dei tribunali, in quanto depositari di una verità più alta delle prime, significa minare alla base la concezione moderna della democrazia, che non è il regime che intende realizzare il bene e la felicità di tutti ma il regime che conta le teste e porta alla guida dello Stato i partiti che rispecchiano le opinioni della maggioranza (che potrebbero, benissimo, essere sbagliate e mutate, qualora ispirassero politiche disastrose). Questo rimettersi al diritto comincia a preoccupare, e non poco. anche esponenti della sinistra più avanzata.

Lo storico della Columbia University, Mark Lilla, ha scritto in proposito un saggio, L’identità non è di sinistra. Oltre l’antipolitica (Ed. Marsilio) su cui non si è meditato abbastanza. «La sfiducia nel processo legislativo— vi si legge— e il crescente affidamento ai tribunali per raggiungere gli obiettivi ha allontanato l’élite liberale da una base più ampia.|…| ha infuso nei liberal l’abitudine di trattare tutto come una questione di diritto inviolabile, senza lasciare spazio per un negoziati e dipingendo gli oppositori alla stregua di mostri immorali, invece di considerarli cittadini con opinioni diverse». Senza un sentimento civico, «le democrazie sono soggette all’entropia». Solo sul «noi universale e democratico» si può «costruire la solidarietà, instillare il senso del dovere e ispirare l’azione».

Questo, però, comporta la riconquista della dimensione comunitaria e statale del vivere in società e se lo Stato nazionale non può essere più il riferimento privilegiato della politica, si pensi pure, e ci si batta pure, per una comunità più vasta— lo Stato federale europeo— ma che sia una comunità non la societas di tutti gli abitanti del pianeta. Forse prima di dare troppo addosso (come, d’altronde, merita ampiamente) a Putin si dovrebbe riflettere su un passo dello Zibaldone citato da Giulio Tremonti, ne Le tre profezie. Appunti per il futuro (Ed. Solferino)– e molto evidenziato nella ponderata recensione che Danilo Breschi gli ha dedicato nel suo blog: «Quando tutto il mondo fu cittadino Romano, Roma non ebbe più cittadini; e quando cittadino Romano fu lo stesso che Cosmopolita, non si amò né Roma né il mondo: l’amor patrio di Roma divenuto cosmopolita, divenne indifferente, inattivo e nullo: e quando Roma fu lo stesso che il mondo, non fu più patria di nessuno e i cittadini Romani, avendo per patria il mondo, non ebbero nessuna patria, e lo mostrarono col fatto». E’ la sorte che ci riserva il “diritto cosmopolitico”.

LO ZAR NON PUÒ DARCI LEZIONI MA LA SUA STRATEGIA È STATA COERENTE: LOTTA AI GLOBALISMI E ALL’IMMIGRAZIONE, RISCOPERTA DELLO STATO, DELLA SICUREZZA E DELLA RELIGIONE CRISTIANA

(Articolo pubblicato su Il Dubbio del 6 luglio 2019)
2  Forum Pubblico / PROGRESSISTI, CONSERVATORI e SOVRANISTI. NOI CHI SIAMO? LORO CHI SONO? / Cioè in un Populismo Sovranista al guinzaglio di famiglie e gruppi di potere inserito:: Aprile 29, 2025, 12:17:10 am
Post di Gianni Gavioli

PERSONE SOCIALI ATTIVE TRA LE PERSONE, PER LE PERSONE.

Gianni Gavioli  ·
Amministratore

Essere umani non basta.
Occorre Essere Italiani e NON FASCISTI.
Dopo la RESISTENZA, ESSERE stati antifascisti non ci è bastato.
ggg

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Marco M. Freddi

Le vergognose offese rivolte alla senatrice Liliana Segre sono l'ennesima, inaccettabile dimostrazione di come la sinistra ideologica, pacifista a senso unico, abbia smarrito ogni riferimento al limite invalicabile della dignità umana e della memoria storica.
Dietro la maschera di un antifascismo tradito, I COMPAGNI CHE CONTINUANO A SBAGLIARE, CHE DELLA VIOLENZA NE FANNO LA CIFRA DELLA LORO AZIONE POLITICA, si abbandonano a un antisemitismo strisciante, vigliacco, codardo. Un antisemitismo che, senza vergogna, colpisce una donna sopravvissuta all'orrore dei campi di sterminio, una testimone vivente della barbarie che a parole fingono di combattere.
Non c'è nulla di antifascista nell'odio contro Liliana Segre. C'è solo l'abisso morale di chi predica pace e uguaglianza scegliendo, con arroganza, chi ha diritto al rispetto e chi può essere insultato. È il tradimento più infame dei valori della Resistenza. È l'oltraggio più vile al senso del 25 aprile, che dovrebbe essere memoria viva, non palcoscenico di nuove discriminazioni e nuovi odi.
Chi oggi aggredisce Liliana Segre non ha nulla a che vedere con la lotta per la libertà. Chi la insulta è fratello, nello spirito e nella sostanza, dei carnefici che nei lager cancellavano la dignità e la vita degli ebrei. E chi tace, chi minimizza, chi finge di non vedere, è complice di questa infamia.
A nome di chi crede davvero nella democrazia, nel socialismo europeo, nella dignità dell'uomo e nella lotta contro ogni forma di oppressione, gridiamo forte e chiaro: mai più antisemitismo, mai più odio mascherato da impegno civile, mai più viltà travestita da ideologia.
Non ci sarà mai una società libera se permetteremo che l'odio, il settarismo e la violenza verbale insozzino il nome di chi ha sofferto per garantirci la libertà. Non ci sarà mai vero antifascismo se non sapremo difendere, senza ambiguità, la memoria e la dignità di Liliana Segre.
Oggi, più che mai, bisogna scegliere da che parte stare. Io ho scelto di stare dalla parte della storia, della libertà, della verità. Con Liliana Segre. Con chi crede che essere antifascisti significa prima di tutto essere umani.

#nómadadigital
#societàaperta
#amoreamoreamore
#socialistas

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Gianni Gavioli
Con le offese a queste degne Persone abbiamo la testimonianza che l'antifascismo è rimasto intinto nella melassa dell'indifferenza, mentre il fascismo si trasformava in Sfascismo Regionale Indefinito.

Cioè in un Populismo Sovranista al guinzaglio di famiglie e gruppi di potere locali e nazionali, impegnati unicamente nella ricerca di Potere Predatorio, sia come sciacalli o avvolti, sia nei casi più nobili come ragni nelle ragnatele.


ggiannig
3  Forum Pubblico / ESTERO. MULTINAZIONALI e Musk, TRUMP e Israele, CINA e Russia, INDIA, AFRICA, PAESI ARABI. / Orio Giorgio Stirpe La Tregua di Trump? Naturalmente è ancora presto per ... inserito:: Aprile 12, 2025, 05:37:43 pm
 
Orio Giorgio Stirpe

La Tregua di Trump?

Naturalmente è ancora presto per discuterne approfonditamente, ma sembra stia emergendo una bozza di “piano” americano di base per portare Kyiv e Mosca a una trattativa.
Cerchiamo di mettere a fuoco la cosa: si tratta di un piano DI BASE: non è la soluzione finale del conflitto, ma semplicemente la base su cui impostare una successiva trattativa; trattativa che a sua volta dovrebbe condurre ad un cessate il fuoco, non alla “pace”. Quindi la risoluzione politica del conflitto sarebbe comunque rimandata a data da destinarsi, e cioè ad un momento in cui le condizioni politiche generali evolvessero ad un livello tale per cui fosse possibile addivenire ad una soluzione definitiva accettabile dalla comunità internazionale: in sostanza, una soluzione “tedesca”, dove la DDR è sopravvissuta fintanto che l’Unione Sovietica ha potuto mantenerne il controllo militare.
Trattandosi di una proposta di “piattaforma contrattuale” e non di un “piano” finalizzato, è ovviamente molto generico e pieno di punti da chiarire in sede di trattativa. Nelle sue forme generali però di massima suddivide il territorio ucraino in tre zone principali: tutti i territori a ovest del Dnipro cadrebbero sotto la protezione armata di una “coalizione di volenterosi” su base europea (per ora anglo-francese), e sostanzialmente sarebbe coperta dall’equivalente dell’”Art.5” dell’Unione Europea; la Russia manterrebbe il controllo militare e dunque l’amministrazione dei territori attualmente occupati; l’Ucraina manterrebbe l’esclusivo controllo militare dei territori residui fra la sponda orientale del Dnipro e l’attuale linea del fronte. Ovviamente l’amministrazione di tutto il territorio ucraino non occupato sarebbe esclusiva pertinenza ucraina; la linea del fronte diventerebbe una “linea di demarcazione” e potrebbe prevedere – ovunque o in determinati tratti – una “fascia smilitarizzata” larga fino a 30 chilometri.
Per una volta, assistiamo alla presentazione di una “piattaforma” relativamente realistica: innanzitutto sarebbe militarmente fattibile e sostenibile, poi scontenterebbe entrambi i contendenti quanto basterebbe a rendere la trattativa almeno ipotizzabile, lasciando ad entrambi la possibilità di reclamare una “vittoria” più o meno verosimile.
Detto questo, vediamo le implicazioni militari di questa piattaforma.
Innanzitutto la natura della “Forza dei Volenterosi”: non si tratterebbe di “peacekeepers”, non sarebbero sotto l’ONU, e soprattutto non sarebbero schierati nella “fascia smilitarizzata”, come abbiamo cercato di spiegare per mesi. Si tratterebbe di una forza da combattimento e di dissuasione, come le forze NATO schierate a suo tempo nella Repubblica Federale tedesca per dissuadere un’invasione da parte del patto di Varsavia: a parte elementi da ricognizione, queste forze erano dislocate in profondità, a distanza di sicurezza da un attacco di sorpresa, e in grado di reagire con prontezza ad un’aggressione. Di fatto, con la loro presenza sul terreno queste forze offrirebbero all’Ucraina una garanzia equivalente all’Art.5 della NATO su tutto il territorio a ovest del Dnipro, garantendo definitivamente la sopravvivenza, indipendenza e sovranità dell’Ucraina nell’ambito della EU.
Per quanto riguarda la “fascia smilitarizzata”, il suo controllo dipenderebbe da “peacekeepers” che nulla avrebbero a che fare con la “Forza dei Volenterosi”: si tratterebbe in questo caso sostanzialmente di osservatori militari, magari assistiti da elementi leggeri per il sostegno logistico e la protezione immediata, presumibilmente sotto responsabilità ONU e probabilmente forniti da Nazioni quali India, Nigeria o Brasile. Il suo scopo sarebbe esclusivamente monitorare la situazione, investigare eventuali violazioni e tenere fisicamente separati i contendenti: un po’ come a Cipro. In alternativa, potrebbe anche essere una fascia più ristretta e semplicemente abbandonata, intensivamente minata e sottoposta al controllo da remoto delle forze contrapposte, come in Corea. È anche facilmente presumibile che questa “fascia” non esisterebbe in corrispondenza del settore dove la linea di contatto corrisponde al fiume Dnipro, e probabilmente nemmeno dove coincide con la frontiera di Stato internazionalmente riconosciuta, dove sarebbe al massimo ridotta a pochi metri.
Un gran numero di aspetti collaterali, primo fra tutti il controllo dello spazio aereo, sarebbero lasciati alle successive trattative.
Fin qui, quanto si riesce a capire al momento sulla proposta americana, come ventilata dal generale Kellogs. Esiste anche la versione rilanciata da Mosca, secondo cui la zona lasciata in mano russa dovrebbe corrispondere agli attuali confini occidentali degli Oblast unilateralmente annessi da Mosca nel 2022, ma si tratterebbe di un “non-start”, in quanto è assolutamente escluso che Kyiv possa anche solo sedersi a un tavolo dove la discussione partisse da una piattaforma che richiedesse un preventivo arretramento ucraino.
Ma si tratta di una piattaforma credibile?
Come detto sopra, per la prima volta si tratta di una proposta realistica: non prevede arretramenti da parte di nessuno dei due contendenti, se non in misura minima, e non ha la pretesa di risolvere definitivamente il conflitto ma unicamente di addivenire ad un “cessate il fuoco” più o meno stabile. Ove avesse successo, l’Ucraina otterrebbe il definitivo riconoscimento della sua sovranità accompagnato da una solida garanzia e dalla certezza della successiva integrazione in ambito europeo e occidentale, e dovrebbe in cambio rinunciare PROVVISORIAMENTE al ristabilimento dell’integrità territoriale; la provvisorietà sarebbe indefinita (Mesi? Anni?), e il vantaggio sarebbe la fine del conflitto guerreggiato, nella considerazione che la riconquista dei territori occupati potrebbe richiedere molto tempo e molte ulteriori perdite.
Di contro, la Russia otterrebbe il controllo a tempo indeterminato dei territori occupati e accederebbe ad un “confine” militarmente più difendibile del precedente, con la conseguente possibilità di millantare una “vittoria” sul campo grazie all’acquisizione di territori precedentemente non occupati.
A questo punto, la discriminante circa la convenienza o meno di questa piattaforma per l’Ucraina andrebbe individuata sul mantenimento o meno delle sanzioni alla Russia: se queste fossero tolte, nel giro di quattro anni un rinnovo dell’aggressione russa ai danni della zona NON coperta dalla garanzia europea sarebbe estremamente probabile in quanto porterebbe la Russia a controllare un “confine” (anche se non internazionalmente riconosciuto) ancora più favorevole. Se invece fossero mantenute, una ripresa militare russa sarebbe virtualmente impossibile e il degrado economico russo procederebbe fino ad un probabile collasso in tempi difficilmente prevedibili ma comunque non troppo distanti: collasso che consentirebbe un successivo reintegro pacifico dei territori occupati. Ogni eventuale “via di mezzo” circa le sanzioni andrebbe valutata ragionando fra questi due estremi.
Fin qui, la diplomazia. Poi però c’è la situazione sul campo.
La situazione sul campo – quella puramente militare – si presenta sempre più grave per i russi e sempre più promettente per gli ucraini, soprattutto in campo aereo. Il post è già lungo abbastanza senza riproporre ancora una volta gli aspetti tecnici che supportano questa mia affermazione, per i quali rimando all’audizione del generale Cavoli al Congresso, ma la sostanza del discorso è che in base all’attuale tendenza di sviluppo delle capacità ucraine e di sostegno occidentale, sarà possibile addivenire al collasso militare russo in tempi assai più brevi rispetto al collasso economico raggiungibile per via diplomatica mantenendo le sanzioni. Quello che però occorre ricordare, è che tanto l’Europa quanto l’America intendono evitare ad ogni costo che la Russia raggiunga un collasso sociale, le cui catastrofiche conseguenze sommergerebbero di profughi l’intero continente e costringerebbero a spese militari spaventose per stabilizzare la Federazione Russa.
Alla luce di quanto sopra, mi azzardo a prevedere che gli ucraini potrebbero accettare di trattare sulla base della piattaforma sopra esposta, probabilmente nell’intento di prolungare le trattative abbastanza a lungo da addivenire nel frattempo al collasso militare russo, con l’intento eventuale di accettare l’accordo e aspettare quello economico ove quello militare non si verificasse abbastanza presto.

ORIO GIORGIO STIRPE

da Fb del 12 aprile 2025
4  Forum Pubblico / LA COLLINA della più BELLA UMANITA', quella CURIOSA E ATTIVA. / Salvini vuole il Viminale, per ora si tiene la Lega. (comandar in casa d'altri). inserito:: Aprile 07, 2025, 02:33:56 pm
Salvini vuole il Viminale, per ora si tiene la Lega

Posta in arrivo

ggiannig <ggianni41@gmail.com>
14:14
a me

https://www.ilfoglio.it/politica/2025/04/07/news/salvini-vuole-il-viminale-per-ora-si-tiene-la-lega-7597063/
 
5  Forum Pubblico / PERSONE SOCIALI, INTELLIGENZE CIVICHE ATTIVE PER COMBATTERE LA CATTIVA POLITICA INGANNA-POPOLI. / . . . invecchiare è sempre più un rischio - Linkiesta.it inserito:: Aprile 07, 2025, 10:22:35 am
Avere figli è diventato un lusso, e invecchiare è sempre più un rischio - Linkiesta.it

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ggiannig <ggianni41@gmail.com>
dom 6 apr, 17:18
a me

https://www.linkiesta.it/2025/04/italia-figli-vecchiaia-anziani-coppie/
6  Forum Pubblico / STATI UNITI D'EUROPA ESTESI A STATI ASSOCIATI NON EUROPEI. / Abilissimo il guascone Trump ... inserito:: Aprile 06, 2025, 02:54:53 pm
Abilissimo il guascone Trump ... prima del disastro procurato da Putin ci affibbia tassi assurdi, al movimento merci che gli procurano una massa notevole di soldi.
E ci indeboliscono non poco.

Maramaldo dall'Inferno lo ammira!
ciaooo
7  Forum Pubblico / STATI UNITI D'EUROPA ESTESI A STATI ASSOCIATI NON EUROPEI. / Proteggiamo i nostri Ignari Giovani. inserito:: Aprile 06, 2025, 02:50:16 pm
E se non fosse così come appare?

Da ottobre ad oggi sappiamo, da un generale Nato Europa, che la Russia si sta armando alla grande, per proseguire nei suoi obiettivi di Guerra, dopo l'Ucraina prima martire europea.
Da ottobre scorso ad oggi Trump si pone in contatto con Putin e dichiara ingenuamente, intenti di ricerca di dialogo per la fine della Guerra.
Ingenuamente un corno!

Le guasconate di Trump possono essere una abile strategia "invernale" di sganciamento dall'ex alleato/servo che si chiama Europa.
Se Putin attacca l'Europa lo farà con bombardamenti non certo con la fanteria (caso mai a seguire) quindi libero di farlo anche in inverno.
Quando lo facesse Trump ha già dichiarato che ci odia e non muoverà un dito per difenderci.
Ci aveva avvisato!

Ergo siamo peggio che messi male perché abbiamo in casa traditori antiEuropei, che ci procureranno danni interni con massacri, già preannunciati in casa Lega da ELON MUSK.

Proteggiamo i nostri Ignari Giovani.
ggg
8  Forum Pubblico / STATI UNITI D'EUROPA ESTESI A STATI ASSOCIATI NON EUROPEI. / Il populismo illiberale che sta facendo a pezzi l’America e la società aperta. inserito:: Aprile 04, 2025, 05:53:50 pm
Libri

Insurrezione
Il populismo illiberale che sta facendo a pezzi l’America e la società aperta.


di Robert Kagan
(Traduzione di Guido De Franceschi)
216 pagine, 19 Euro

Decine di milioni di americani hanno deciso di ribellarsi al sistema politico in vigore da più di due secoli negli Stati Uniti e hanno scelto come leader Donald Trump. Il loro obiettivo è il sostanziale smantellamento della democrazia liberale nata dalla Rivoluzione americana. La crisi provocata da questi umori insurrezionalisti potrebbe avere degli esiti devastanti e senza precedenti, ma, in realtà, questa lotta tra liberali e antiliberali che sta lacerando la nazione è vecchia quanto la Repubblica. La Rivoluzione americana, infatti, forgiando per la prima volta nella storia del mondo un sistema che, sulla base di principi radicali, si impegnava e si impegna nella protezione dei diritti di tutti gli individui di fronte al governo e alla comunità, suscitò fin da subito una reazione ostile da parte degli schiavisti, di alcuni movimenti religiosi e di quei molti americani che cercavano di proteggere le gerarchie tradizionali dalla forza livellatrice dei principi liberali. Anche in seguito, questa ostilità non si è mai spenta e l’idea secondo cui tutti gli americani condividono lo stesso impegno verso i principi fondativi della nazione è sempre stata un gradevole mito, o forse una nobile bugia. In realtà, molti americani hanno sempre rifiutato l’affermazione dei Fondatori secondo cui tutti gli uomini sono creati uguali e dotati di diritti inalienabili come quello alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità. Costoro hanno sempre mantenuto il desiderio di vedere gli Stati Uniti in termini etno-religiosi, come una nazione bianca e protestante. Il movimento che sostiene Trump non è quindi una stravagante novità: come se fosse uno spirito demoniaco in un romanzo di Stephen King, quel movimento, ora più visibile ora meno, è con l’America da sempre. Ma, oggi che ha preso il controllo del Partito repubblicano, rischia di distruggerla.

ROBERT KAGAN è senior fellow presso la Brookings Institution ed è un columnist del «Washington Post». Tre dei suoi libri sono stati tradotti in italiano da Mondadori: Paradiso e potere. America ed Europa nel nuovo ordine mondiale (2003), Il diritto di fare la guerra. Il potere americano e la crisi di legittimità (2004) e Il ritorno della storia e la fine dei sogni (2008). Ha lavorato per il Dipartimento di Stato americano dal 1984 al 1988. Vive in Virginia.

da - https://store.linkiesta.it/prodotto/insurrezione/
9  Forum Pubblico / STATI UNITI D'EUROPA ESTESI A STATI ASSOCIATI NON EUROPEI. / cose varie. inserito:: Aprile 01, 2025, 05:23:29 pm
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ggiannig <ggianni41@gmail.com>
16:50 (30 minuti fa)
a me

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10  Forum Pubblico / *SOCIALESIMO, IN ITALIA LE PERSONE SONO IGNORATE O INGANNATE, OCCORRE UNA "DEMOCRAZIA AUTOREVOLE". / Il Puzzo virtuale dell'andare indietro nella cronaca dei fatti raccontati da... inserito:: Marzo 31, 2025, 05:42:54 pm
Mauro Coltorti

IN UCRAINA CI SONO SPIRAGLI DI PACE GRAZIE A TRUMP E PUTIN
Trump lo aveva dichiarato in campagna elettorale e sta portando avanti la ricerca di una pace duratura in Ucraina. Non è una cosa semplice perché ovviamente a chi ha perso la guerra, cioè l’Ucraina, girano le scatole di dover firmare per la perdita di territori che le vennero assegnati dalla Russia alla fine della guerra fredda con la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Intanto però Putin ha dichiarato di interrompere per 30 gg i raid aeree sulle centrali energetiche. Putin, come condizione indispensabile ha chiesto “La cessazione totale degli aiuti militari a Kiev come condizione fondamentale per la risoluzione del conflitto”. Ovviamente ha chiesto che l’Ucraina non aderisca alla Nato.  Bisognerà ora vedere se a Putin starà bene che le armi che non saranno fornite dagli americani saranno fornite dagli europei. E’ però evidente che l’Ucraina solo con l’aiuto europeo non riuscirebbe a fronteggiare il rischio di una invasione completa del paese. L’esercito è allo sbando e non ci sono soldati che possano rimpiazzare quelli già impegnati al fronte. Inutile e controproducente che siano gli europei a fornire armi mentre dovrebbero eventualmente sostenere una ricostruzione della parte di paese distrutto dal conflitto e dai bombardamenti. Alla fine dell’incontro la casa bianca ha emanato un comunicato in cui si legge: “sangue e tesori che sia Ucraina che Russia hanno speso in questa guerra andrebbero spesi meglio per i bisogni dei loro popoli”; “Questo conflitto non sarebbe mai dovuto cominciare e sarebbe dovuto terminare molto tempo fa”.  Sembra una posizione saggia e realistica e chi vuole sabotare questo processo dovrebbe essere per lo meno messo alla gogna. Peccato che tra questi ci siano i capi della maggior parte dei governi europei.

GUARDONI E CORNUTI
MARCO TRAVAGLIO – IL FATTO – 19.03.2025
Cosa facevano ieri i nostri governi – quello europeo e quello italiano – mentre Trump e Putin discutevano come chiudere la guerra in Ucraina? Parlavano d’altro, perché non contano nulla e non hanno una posizione su niente. Guardoni e cornuti, sempre gli ultimi a sapere le cose. Mentre i protagonisti parlano di pace, i governi europei parlano di guerra. Ieri, durante la telefonata fra Casa Bianca e Cremlino, la Von der Leyen diceva: “L’Europa, se vuole evitare la guerra, deve prepararsi alla guerra ”. Viva la faccia. Che la Commissione Ue tifi e remi contro la pace l’avevamo capito da un pezzo. Il folle piano Rearm Europe serve a “preparare la guerra” alla Russia su tre presupposti falsi: che Mosca stia per invaderci, che la Nato sia stata abolita e che le guerre si evitino preparandole (invece chi le prepara puntualmente le ottiene). Infatti l’altra dioscura Kallas vuole inviare altri 40 miliardi di armi a un Paese che fra poco potrebbe firmare il cessate il fuoco, quindi dovrebbe deporre le armi e restituire quelle ricevute, non riceverne altre. È l’ultimo, disperato tentativo di convincere Zelensky a non firmare nulla, seguitando a illuderlo che la realtà non esiste e continuando a combattere recupererà i territori che lui stesso dà per persi, anziché perderne di nuovi insieme a migliaia di altre vite, e aderirà pure all’Ue e alla Nato (all’insaputa di Trump). Ma, se la linea europea fosse questa, avrebbe almeno il pregio della chiarezza. Invece no. I principali governi europei preparano truppe di “volenterosi” da inviare in Ucraina quando sarà scoppiata la pace per presidiare oltre 2 mila km di fronte. Cioè: da un lato sabotano il negoziato, da cui essendo bellicisti sono giustamente esclusi, sperando che fallisca; e dall’altro dettano condizioni per il dopo-negoziato, sperando che riesca, ma facendo i conti senza gli osti che lo apparecchiano. Le eventuali truppe di peacekeeping e di sicurezza in Ucraina saranno uno degli oggetti del negoziato (come in quello di Istanbul a marzo-aprile 2022), e nessuno può deciderle prima, tantomeno se non sta al tavolo. Ma è altamente improbabile che, dopo tre anni di guerra, la Russia accetti ai suoi confini truppe Nato (Francia, Regno Unito, Polonia e altri 27 Paesi) ai suoi confini, visto che decise l’invasione proprio per evitarlo. È ovvio che quel compito dovrà spettare a Paesi rimasti neutrali nel conflitto, dalla Turchia all’India, da Israele all’Arabia, dal Brasile ad altri Brics: quindi di che parlano Macron, Starmer, Tusk e altri euromitomani (con l’eccezione, una volta tanto lodevole, della Meloni)? Questa è purtroppo, oggi, l’Europa. Un’altra non c’è. Quando finalmente la seppelliremo, sarà sempre troppo tardi. L’unica manifestazione sensata sull’Europa è un corteo funebre.

da Marisa Righetti - facebook del 22 marzo 2025
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Marisa Righetti

NEGLI USA LA STAMPA VICINA AL PARTITO DEMOCRATICO COMINCIA A SQUARCIARE IL VELO DI MENZOGNE E COMPLICITA' CHE HANNO PROVOCATO LA GUERRA IN UCRAINA E INCHIODANO ZELENSCKY E LA NATO ALLE LORO PESANTI RESPONSABILITA'.
Se lo hanno ammesso persino i Democratici statunitensi (il che è tutto dire!), immaginate solo per un attimo le carrellate di bufale che ci hanno propinato in questi tre anni.
La testata giornalistica The Hill, praticamente l'ufficio stampa del Partito Democratico, ora ammette candidamente quello che finora era tabù.
Ecco la traduzione integrale dell’articolo di The Hill pubblicato il 18/3.
“Raramente sono d’accordo con il presidente Trump, ma le sue ultime dichiarazioni controverse sull’Ucraina sono in gran parte vere. Appaiono assurde solo perché il pubblico occidentale è stato nutrito per oltre un decennio con una dose costante di disinformazione sull’Ucraina.
 È ora di fare chiarezza su 3 punti chiave che spiegano perché gli ucraini e l’ex presidente Joe Biden – non solo il presidente russo Vladimir Putin – abbiano una significativa responsabilità per lo scoppio e la perpetuazione della guerra in Ucraina.
Innanzitutto, come documentato da prove forensi schiaccianti, e confermato anche da un tribunale di Kiev, furono i militanti nazisti ucraini a iniziare le violenze nel 2014, provocando l’invasione iniziale della Russia nel sud-est del paese, inclusa la Crimea. All’epoca, l’Ucraina aveva un presidente filo-russo, Viktor Yanukovych, eletto liberamente nel 2010 con il forte sostegno della minoranza russa nel sud-est del paese.
Nel 2013, Yanukovych decise di perseguire una cooperazione economica con la Russia anziché con l’Europa, come precedentemente pianificato. I filo-occidentali risposero con occupazioni pacifiche della piazza Maidan e degli uffici governativi, fino a quando il presidente offrì sostanziali concessioni a metà febbraio 2014, dopo le quali i manifestanti si ritirarono.
Tuttavia, proprio in quel momento, i militanti di destra iniziarono a sparare sulla polizia ucraina e sui manifestanti rimasti.
La polizia rispose al fuoco, e i militanti sostennero falsamente che erano stati uccisi manifestanti disarmati.
Indignati da questo presunto massacro governativo, gli ucraini si riversarono nella capitale e costrinsero il presidente alla fuga.
Putin rispose inviando truppe in Crimea e armi nel Donbass, a sostegno dei russofoni che ritenevano che il loro presidente fosse stato destituito in modo antidemocratico.
 Questa premessa non giustifica l’invasione russa, ma spiega che non fu del tutto “non provocata”.
In secondo luogo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha contribuito a un’escalation della guerra violando gli accordi di pace con la Russia e cercando aiuti militari e l’adesione alla NATO.
Gli accordi di Minsk 1 e 2, negoziati dal suo predecessore Petro Poroshenko nel 2014 e 2015, prevedevano l’autonomia politica del Donbass entro la fine del 2015, una misura che Putin riteneva sufficiente per impedire all’Ucraina di unirsi alla NATO o diventare una sua base militare.
Tuttavia, l’Ucraina rifiutò per 7 anni di rispettare tale impegno.
Zelensky, durante la campagna elettorale del 2019, promise di implementare gli accordi per prevenire ulteriori conflitti.
Ma una volta eletto, fece marcia indietro, apparentemente meno preoccupato del rischio di una guerra piuttosto che apparire debole nei confronti della Russia.
Aumentò invece le importazioni di armi dai paesi NATO, cosa che rappresentò l’ultima goccia per Putin. Il 21 febbraio 2022, la Russia riconobbe l’indipendenza del Donbass, vi schierò truppe per “mantenere la pace” e chiese a Zelensky di rinunciare alla NATO.
Al suo rifiuto, Putin lanciò un’offensiva militare su larga scala il 24 febbraio.
In terzo luogo, anche Joe Biden ha contribuito in modo cruciale all’escalation del conflitto.
Alla fine del 2021, quando Putin mobilitò le truppe al confine ucraino e chiese il rispetto degli accordi di Minsk, era evidente che, senza concessioni da parte di Zelensky, la Russia avrebbe invaso per creare almeno un corridoio tra Donbas e Crimea.
Biden, invece di insistere perché Zelensky accettasse le richieste di Putin, lasciò la decisione al leader ucraino, promettendo una risposta “rapida e decisiva” in caso di invasione. Questa promessa fu interpretata da Zelensky come un via libera per sfidare Putin.
Se Trump fosse stato presidente, probabilmente non avrebbe concesso un assegno in bianco a Zelensky, costringendolo a rispettare gli accordi di Minsk per evitare la guerra. Inoltre, Trump non avrebbe concesso all’Ucraina un veto sulle trattative di pace, come invece ha fatto Biden, alimentando in Zelensky false speranze di un sostegno militare decisivo da parte degli Stati Uniti, poi negato per timore di un’escalation nucleare.
I contorni di un accordo per porre fine alla guerra sono chiari: la Russia manterrà il controllo della Crimea e di parte del sud-est, mentre il resto dell’Ucraina non entrerà nella NATO ma riceverà garanzie di sicurezza da alcuni paesi occidentali. Purtroppo, un simile accordo avrebbe potuto essere raggiunto due anni fa se Biden avesse condizionato gli aiuti militari a un cessate il fuoco.
Invece, la guerra è proseguita, causando centinaia di migliaia di vittime e spostando le linee del fronte di meno dell’1% del territorio ucraino.
Qualunque accordo di pace emergerà dopo questa guerra sarà peggiore per l’Ucraina rispetto agli accordi di Minsk, che Zelensky ha abbandonato per ambizioni politiche e una ingenua fiducia in un sostegno statunitense senza limiti”.

The Hill - Alan J. Kuperman (docente di strategia militare e gestione dei conflitti all’Università di Austin, Texas)

da FB del 22 marzo 2025.
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La Verità é la protagonista di una leggenda del XIX secolo.
La cui morale della storia é che, alla fine, la nuda Verità viene rifiutata, dagli uomini, per una bella Menzogna.
Direte ma che c'entra con questo post, . . . nulla ma io amo il DUBBIO.
ciaooo 
IO su FB del 22 marzo 2025
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11  Forum Pubblico / STATI UNITI D'EUROPA ESTESI A STATI ASSOCIATI NON EUROPEI. / Le medaglie hanno due facce. Bisogna conoscerle ma da fonti oneste, rarissime! inserito:: Marzo 31, 2025, 05:37:56 pm
Marisa Righetti

NEGLI USA LA STAMPA VICINA AL PARTITO DEMOCRATICO COMINCIA A SQUARCIARE IL VELO DI MENZOGNE E COMPLICITA' CHE HANNO PROVOCATO LA GUERRA IN UCRAINA E INCHIODANO ZELENSCKY E LA NATO ALLE LORO PESANTI RESPONSABILITA'.
Se lo hanno ammesso persino i Democratici statunitensi (il che è tutto dire!), immaginate solo per un attimo le carrellate di bufale che ci hanno propinato in questi tre anni.
La testata giornalistica The Hill, praticamente l'ufficio stampa del Partito Democratico, ora ammette candidamente quello che finora era tabù.
Ecco la traduzione integrale dell’articolo di The Hill pubblicato il 18/3.
“Raramente sono d’accordo con il presidente Trump, ma le sue ultime dichiarazioni controverse sull’Ucraina sono in gran parte vere. Appaiono assurde solo perché il pubblico occidentale è stato nutrito per oltre un decennio con una dose costante di disinformazione sull’Ucraina.
 È ora di fare chiarezza su 3 punti chiave che spiegano perché gli ucraini e l’ex presidente Joe Biden – non solo il presidente russo Vladimir Putin – abbiano una significativa responsabilità per lo scoppio e la perpetuazione della guerra in Ucraina.
Innanzitutto, come documentato da prove forensi schiaccianti, e confermato anche da un tribunale di Kiev, furono i militanti nazisti ucraini a iniziare le violenze nel 2014, provocando l’invasione iniziale della Russia nel sud-est del paese, inclusa la Crimea. All’epoca, l’Ucraina aveva un presidente filo-russo, Viktor Yanukovych, eletto liberamente nel 2010 con il forte sostegno della minoranza russa nel sud-est del paese.
Nel 2013, Yanukovych decise di perseguire una cooperazione economica con la Russia anziché con l’Europa, come precedentemente pianificato. I filo-occidentali risposero con occupazioni pacifiche della piazza Maidan e degli uffici governativi, fino a quando il presidente offrì sostanziali concessioni a metà febbraio 2014, dopo le quali i manifestanti si ritirarono.
Tuttavia, proprio in quel momento, i militanti di destra iniziarono a sparare sulla polizia ucraina e sui manifestanti rimasti.
La polizia rispose al fuoco, e i militanti sostennero falsamente che erano stati uccisi manifestanti disarmati.
Indignati da questo presunto massacro governativo, gli ucraini si riversarono nella capitale e costrinsero il presidente alla fuga.
Putin rispose inviando truppe in Crimea e armi nel Donbass, a sostegno dei russofoni che ritenevano che il loro presidente fosse stato destituito in modo antidemocratico.
 Questa premessa non giustifica l’invasione russa, ma spiega che non fu del tutto “non provocata”.
In secondo luogo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha contribuito a un’escalation della guerra violando gli accordi di pace con la Russia e cercando aiuti militari e l’adesione alla NATO.
Gli accordi di Minsk 1 e 2, negoziati dal suo predecessore Petro Poroshenko nel 2014 e 2015, prevedevano l’autonomia politica del Donbass entro la fine del 2015, una misura che Putin riteneva sufficiente per impedire all’Ucraina di unirsi alla NATO o diventare una sua base militare.
Tuttavia, l’Ucraina rifiutò per 7 anni di rispettare tale impegno.
Zelensky, durante la campagna elettorale del 2019, promise di implementare gli accordi per prevenire ulteriori conflitti.
Ma una volta eletto, fece marcia indietro, apparentemente meno preoccupato del rischio di una guerra piuttosto che apparire debole nei confronti della Russia.
Aumentò invece le importazioni di armi dai paesi NATO, cosa che rappresentò l’ultima goccia per Putin. Il 21 febbraio 2022, la Russia riconobbe l’indipendenza del Donbass, vi schierò truppe per “mantenere la pace” e chiese a Zelensky di rinunciare alla NATO.
Al suo rifiuto, Putin lanciò un’offensiva militare su larga scala il 24 febbraio.
In terzo luogo, anche Joe Biden ha contribuito in modo cruciale all’escalation del conflitto.
Alla fine del 2021, quando Putin mobilitò le truppe al confine ucraino e chiese il rispetto degli accordi di Minsk, era evidente che, senza concessioni da parte di Zelensky, la Russia avrebbe invaso per creare almeno un corridoio tra Donbas e Crimea.
Biden, invece di insistere perché Zelensky accettasse le richieste di Putin, lasciò la decisione al leader ucraino, promettendo una risposta “rapida e decisiva” in caso di invasione. Questa promessa fu interpretata da Zelensky come un via libera per sfidare Putin.
Se Trump fosse stato presidente, probabilmente non avrebbe concesso un assegno in bianco a Zelensky, costringendolo a rispettare gli accordi di Minsk per evitare la guerra. Inoltre, Trump non avrebbe concesso all’Ucraina un veto sulle trattative di pace, come invece ha fatto Biden, alimentando in Zelensky false speranze di un sostegno militare decisivo da parte degli Stati Uniti, poi negato per timore di un’escalation nucleare.
I contorni di un accordo per porre fine alla guerra sono chiari: la Russia manterrà il controllo della Crimea e di parte del sud-est, mentre il resto dell’Ucraina non entrerà nella NATO ma riceverà garanzie di sicurezza da alcuni paesi occidentali. Purtroppo, un simile accordo avrebbe potuto essere raggiunto due anni fa se Biden avesse condizionato gli aiuti militari a un cessate il fuoco.
Invece, la guerra è proseguita, causando centinaia di migliaia di vittime e spostando le linee del fronte di meno dell’1% del territorio ucraino.
Qualunque accordo di pace emergerà dopo questa guerra sarà peggiore per l’Ucraina rispetto agli accordi di Minsk, che Zelensky ha abbandonato per ambizioni politiche e una ingenua fiducia in un sostegno statunitense senza limiti”.

The Hill - Alan J. Kuperman (docente di strategia militare e gestione dei conflitti all’Università di Austin, Texas)

da FB del 22 marzo 2025.
12  Forum Pubblico / DOMANESIMO": OGGI LE GUERRE, LE TREGUE, DOMANI GLI IMPERI E LA SPARTIZIONE DEL MONDO. / La Verità é la protagonista di una leggenda del XIX secolo. inserito:: Marzo 31, 2025, 05:34:48 pm
Mauro Coltorti

IN UCRAINA CI SONO SPIRAGLI DI PACE GRAZIE A TRUMP E PUTIN
Trump lo aveva dichiarato in campagna elettorale e sta portando avanti la ricerca di una pace duratura in Ucraina. Non è una cosa semplice perché ovviamente a chi ha perso la guerra, cioè l’Ucraina, girano le scatole di dover firmare per la perdita di territori che le vennero assegnati dalla Russia alla fine della guerra fredda con la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Intanto però Putin ha dichiarato di interrompere per 30 gg i raid aeree sulle centrali energetiche. Putin, come condizione indispensabile ha chiesto “La cessazione totale degli aiuti militari a Kiev come condizione fondamentale per la risoluzione del conflitto”. Ovviamente ha chiesto che l’Ucraina non aderisca alla Nato.  Bisognerà ora vedere se a Putin starà bene che le armi che non saranno fornite dagli americani saranno fornite dagli europei. E’ però evidente che l’Ucraina solo con l’aiuto europeo non riuscirebbe a fronteggiare il rischio di una invasione completa del paese. L’esercito è allo sbando e non ci sono soldati che possano rimpiazzare quelli già impegnati al fronte. Inutile e controproducente che siano gli europei a fornire armi mentre dovrebbero eventualmente sostenere una ricostruzione della parte di paese distrutto dal conflitto e dai bombardamenti. Alla fine dell’incontro la casa bianca ha emanato un comunicato in cui si legge: “sangue e tesori che sia Ucraina che Russia hanno speso in questa guerra andrebbero spesi meglio per i bisogni dei loro popoli”; “Questo conflitto non sarebbe mai dovuto cominciare e sarebbe dovuto terminare molto tempo fa”.  Sembra una posizione saggia e realistica e chi vuole sabotare questo processo dovrebbe essere per lo meno messo alla gogna. Peccato che tra questi ci siano i capi della maggior parte dei governi europei.

GUARDONI E CORNUTI
MARCO TRAVAGLIO – IL FATTO – 19.03.2025

Cosa facevano ieri i nostri governi – quello europeo e quello italiano – mentre Trump e Putin discutevano come chiudere la guerra in Ucraina? Parlavano d’altro, perché non contano nulla e non hanno una posizione su niente. Guardoni e cornuti, sempre gli ultimi a sapere le cose. Mentre i protagonisti parlano di pace, i governi europei parlano di guerra. Ieri, durante la telefonata fra Casa Bianca e Cremlino, la Von der Leyen diceva: “L’Europa, se vuole evitare la guerra, deve prepararsi alla guerra ”. Viva la faccia. Che la Commissione Ue tifi e remi contro la pace l’avevamo capito da un pezzo. Il folle piano Rearm Europe serve a “preparare la guerra” alla Russia su tre presupposti falsi: che Mosca stia per invaderci, che la Nato sia stata abolita e che le guerre si evitino preparandole (invece chi le prepara puntualmente le ottiene). Infatti l’altra dioscura Kallas vuole inviare altri 40 miliardi di armi a un Paese che fra poco potrebbe firmare il cessate il fuoco, quindi dovrebbe deporre le armi e restituire quelle ricevute, non riceverne altre. È l’ultimo, disperato tentativo di convincere Zelensky a non firmare nulla, seguitando a illuderlo che la realtà non esiste e continuando a combattere recupererà i territori che lui stesso dà per persi, anziché perderne di nuovi insieme a migliaia di altre vite, e aderirà pure all’Ue e alla Nato (all’insaputa di Trump). Ma, se la linea europea fosse questa, avrebbe almeno il pregio della chiarezza. Invece no. I principali governi europei preparano truppe di “volenterosi” da inviare in Ucraina quando sarà scoppiata la pace per presidiare oltre 2 mila km di fronte. Cioè: da un lato sabotano il negoziato, da cui essendo bellicisti sono giustamente esclusi, sperando che fallisca; e dall’altro dettano condizioni per il dopo-negoziato, sperando che riesca, ma facendo i conti senza gli osti che lo apparecchiano. Le eventuali truppe di peacekeeping e di sicurezza in Ucraina saranno uno degli oggetti del negoziato (come in quello di Istanbul a marzo-aprile 2022), e nessuno può deciderle prima, tantomeno se non sta al tavolo. Ma è altamente improbabile che, dopo tre anni di guerra, la Russia accetti ai suoi confini truppe Nato (Francia, Regno Unito, Polonia e altri 27 Paesi) ai suoi confini, visto che decise l’invasione proprio per evitarlo. È ovvio che quel compito dovrà spettare a Paesi rimasti neutrali nel conflitto, dalla Turchia all’India, da Israele all’Arabia, dal Brasile ad altri Brics: quindi di che parlano Macron, Starmer, Tusk e altri euromitomani (con l’eccezione, una volta tanto lodevole, della Meloni)? Questa è purtroppo, oggi, l’Europa. Un’altra non c’è. Quando finalmente la seppelliremo, sarà sempre troppo tardi. L’unica manifestazione sensata sull’Europa è un corteo funebre.

da Marisa Righetti - facebook del 22 marzo 2025
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Marisa Righetti

NEGLI USA LA STAMPA VICINA AL PARTITO DEMOCRATICO COMINCIA A SQUARCIARE IL VELO DI MENZOGNE E COMPLICITA' CHE HANNO PROVOCATO LA GUERRA IN UCRAINA E INCHIODANO ZELENSCKY E LA NATO ALLE LORO PESANTI RESPONSABILITA'.
Se lo hanno ammesso persino i Democratici statunitensi (il che è tutto dire!), immaginate solo per un attimo le carrellate di bufale che ci hanno propinato in questi tre anni.
La testata giornalistica The Hill, praticamente l'ufficio stampa del Partito Democratico, ora ammette candidamente quello che finora era tabù.
Ecco la traduzione integrale dell’articolo di The Hill pubblicato il 18/3.
“Raramente sono d’accordo con il presidente Trump, ma le sue ultime dichiarazioni controverse sull’Ucraina sono in gran parte vere. Appaiono assurde solo perché il pubblico occidentale è stato nutrito per oltre un decennio con una dose costante di disinformazione sull’Ucraina.
 È ora di fare chiarezza su 3 punti chiave che spiegano perché gli ucraini e l’ex presidente Joe Biden – non solo il presidente russo Vladimir Putin – abbiano una significativa responsabilità per lo scoppio e la perpetuazione della guerra in Ucraina.
Innanzitutto, come documentato da prove forensi schiaccianti, e confermato anche da un tribunale di Kiev, furono i militanti nazisti ucraini a iniziare le violenze nel 2014, provocando l’invasione iniziale della Russia nel sud-est del paese, inclusa la Crimea. All’epoca, l’Ucraina aveva un presidente filo-russo, Viktor Yanukovych, eletto liberamente nel 2010 con il forte sostegno della minoranza russa nel sud-est del paese.
Nel 2013, Yanukovych decise di perseguire una cooperazione economica con la Russia anziché con l’Europa, come precedentemente pianificato. I filo-occidentali risposero con occupazioni pacifiche della piazza Maidan e degli uffici governativi, fino a quando il presidente offrì sostanziali concessioni a metà febbraio 2014, dopo le quali i manifestanti si ritirarono.
Tuttavia, proprio in quel momento, i militanti di destra iniziarono a sparare sulla polizia ucraina e sui manifestanti rimasti.
La polizia rispose al fuoco, e i militanti sostennero falsamente che erano stati uccisi manifestanti disarmati.
Indignati da questo presunto massacro governativo, gli ucraini si riversarono nella capitale e costrinsero il presidente alla fuga.
Putin rispose inviando truppe in Crimea e armi nel Donbass, a sostegno dei russofoni che ritenevano che il loro presidente fosse stato destituito in modo antidemocratico.
 Questa premessa non giustifica l’invasione russa, ma spiega che non fu del tutto “non provocata”.
In secondo luogo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha contribuito a un’escalation della guerra violando gli accordi di pace con la Russia e cercando aiuti militari e l’adesione alla NATO.
Gli accordi di Minsk 1 e 2, negoziati dal suo predecessore Petro Poroshenko nel 2014 e 2015, prevedevano l’autonomia politica del Donbass entro la fine del 2015, una misura che Putin riteneva sufficiente per impedire all’Ucraina di unirsi alla NATO o diventare una sua base militare.
Tuttavia, l’Ucraina rifiutò per 7 anni di rispettare tale impegno.
Zelensky, durante la campagna elettorale del 2019, promise di implementare gli accordi per prevenire ulteriori conflitti.
Ma una volta eletto, fece marcia indietro, apparentemente meno preoccupato del rischio di una guerra piuttosto che apparire debole nei confronti della Russia.
Aumentò invece le importazioni di armi dai paesi NATO, cosa che rappresentò l’ultima goccia per Putin. Il 21 febbraio 2022, la Russia riconobbe l’indipendenza del Donbass, vi schierò truppe per “mantenere la pace” e chiese a Zelensky di rinunciare alla NATO.
Al suo rifiuto, Putin lanciò un’offensiva militare su larga scala il 24 febbraio.
In terzo luogo, anche Joe Biden ha contribuito in modo cruciale all’escalation del conflitto.
Alla fine del 2021, quando Putin mobilitò le truppe al confine ucraino e chiese il rispetto degli accordi di Minsk, era evidente che, senza concessioni da parte di Zelensky, la Russia avrebbe invaso per creare almeno un corridoio tra Donbas e Crimea.
Biden, invece di insistere perché Zelensky accettasse le richieste di Putin, lasciò la decisione al leader ucraino, promettendo una risposta “rapida e decisiva” in caso di invasione. Questa promessa fu interpretata da Zelensky come un via libera per sfidare Putin.
Se Trump fosse stato presidente, probabilmente non avrebbe concesso un assegno in bianco a Zelensky, costringendolo a rispettare gli accordi di Minsk per evitare la guerra. Inoltre, Trump non avrebbe concesso all’Ucraina un veto sulle trattative di pace, come invece ha fatto Biden, alimentando in Zelensky false speranze di un sostegno militare decisivo da parte degli Stati Uniti, poi negato per timore di un’escalation nucleare.
I contorni di un accordo per porre fine alla guerra sono chiari: la Russia manterrà il controllo della Crimea e di parte del sud-est, mentre il resto dell’Ucraina non entrerà nella NATO ma riceverà garanzie di sicurezza da alcuni paesi occidentali. Purtroppo, un simile accordo avrebbe potuto essere raggiunto due anni fa se Biden avesse condizionato gli aiuti militari a un cessate il fuoco.
Invece, la guerra è proseguita, causando centinaia di migliaia di vittime e spostando le linee del fronte di meno dell’1% del territorio ucraino.
Qualunque accordo di pace emergerà dopo questa guerra sarà peggiore per l’Ucraina rispetto agli accordi di Minsk, che Zelensky ha abbandonato per ambizioni politiche e una ingenua fiducia in un sostegno statunitense senza limiti”.

The Hill - Alan J. Kuperman (docente di strategia militare e gestione dei conflitti all’Università di Austin, Texas)

da FB del 22 marzo 2025.
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La Verità é la protagonista di una leggenda del XIX secolo.
La cui morale della storia é che, alla fine, la nuda Verità viene rifiutata, dagli uomini, per una bella Menzogna.
Direte ma che c'entra con questo post, . . . nulla ma io amo il DUBBIO.
ciaooo 
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13  Forum Pubblico / DOMANESIMO": OGGI LE GUERRE, LE TREGUE, DOMANI GLI IMPERI E LA SPARTIZIONE DEL MONDO. / Russia e la guerra ombra in Italia, così gli 007 spiano le coste: sottomarini,.. inserito:: Marzo 31, 2025, 05:27:41 pm
Russia e la guerra ombra in Italia, così gli 007 spiano le coste: sottomarini, fregate e falsi mercantili. Tut

Posta in arrivo
ggiannig <ggianni41@gmail.com>
   
a me
https://www.ilmessaggero.it/italia/russia_guerra_ombra_italia_007_spiano_coste_episodi_quali_sono-8748397.html
 
   
14  Forum Pubblico / ESTERO. MULTINAZIONALI e Musk, TRUMP e Israele, CINA e Russia, INDIA, AFRICA, PAESI ARABI. / Elon MUSK ne sta facendo troppo grosse, seguiamolo ma a distanza. Può scappiare! inserito:: Febbraio 17, 2025, 01:13:20 am
La Royal Society valuta l'espulsione di Elon Musk: per 2300 scienziati avrebbe diffuso teorie infondate

dal Corriere.it

Posta in arrivo
 
ggiannig <ggianni41@gmail.com>
   dom 16 feb. 22:23       
a me
   
https://www.corriere.it/esteri/25_febbraio_16/elon-musk-aggressione-ricerca-scientifica-denuncia-scienziati-royal-society-ff1d6c51-7dab-4c08-8148-3f817790fxlk.shtml
 

15  Forum Pubblico / P.LS.D.I. PRIMA IL PARTITO, POI *GLI EQUILIBRATI* FARANNO l'INTESA OLIVO POLICONICO. [In Formazione] / Io sul Gruppo di Cultura, in Facebook. Noi congelati nei social. inserito:: Febbraio 07, 2025, 01:37:15 am
Io sul Gruppo di Cultura, in Facebook.

Nella situazione in cui siamo, oggi, con movimenti e partiti condizionati e manovrati dal Potere di Personaggi alla ricerca di Cattivo Consenso, non più occultando le loro intenzioni ma dandone evidenze chiassose, mostrando etichette chiare, usando gesti e riferimenti precisi antidemocratici, non é più possibile mantenere Titoli e Tematiche ingenui come questo nostro Gruppo, qui in Facebook, che non mi fanno modificare aggiornandolo alla Cattiva Politica che é in corso d'opera.

Sto pensando cosa proporvi di fare.
Qui la partecipazione é da sempre congelata e tenuta nel frigorifero del "contate nulla", forse con un ritorno al rapporto epistolare si potrà tornare ad un certo calore.


ggiannig
ciaooo

ggianni41@gmail.com

Italia – 7 febbraio 2025
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