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Titolo: Giorgio Barba Navaretti - Senza riforme, il sentiero per la crescita è angusto
Inserito da: Admin - Marzo 17, 2013, 11:27:01 pm
Senza riforme, il sentiero per la crescita è angusto

16 marzo 2013

Giorgio Barba Navaretti

Il tempo che i mercati stanno prestando all'Italia corre lungo un sentiero sottile, stretto tra il gelo del rigore europeo e il rumore confuso del voto populista. Su quel sentiero passa anche il futuro delle nostre imprese. L'insipido vertice europeo terminato ieri non dà grandi margini di manovra per il Governo attuale o futuro, qualunque esso sia. La Merkel ha fatto una dichiarazione forte sulla possibilità per l'Italia virtuosa, in uscita dalla procedura di infrazione per disavanzo eccessivo, di sottrarre le spese di investimento dal calcolo dell'indebitamento netto. Ma la definizione di quali e quanti siano gli investimenti rimane avviluppata nell'ambiguità del comunicato finale e rimandata alle decisioni che la Commissione prenderà nei prossimi mesi. Anche il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione, il solo provvedimento espansivo su cui tutti le parti politiche e sociali nazionali concordano e che ha pure la benedizione del Capo dello Stato, richiede comunque un consenso europeo. E su questo punto a Bruxelles si tace.
Sono i soli, pochi e indispensabili passi avanti che possono essere compiuti lungo l'angusto sentiero che oggi ci è concesso e che, con la defiscalizzazione dei nuovi posti di lavoro, potranno alleggerire un po' la morsa che sta strozzando le imprese. Ma, si tratterebbe comunque di poche boccate di ossigeno. Come sa bene chi cammina in montagna, si percorrono le vie più difficili per arrivare a mete desiderate: una vetta, un paesaggio, un'ampia valle, infine il piano. Purtroppo al fondo del nostro sentiero, nelle condizioni attuali non ci sono praterie. L'esito elettorale e la crisi di governabilità hanno chiuso il passaggio verso i grandi spazi, verso politiche e riforme radicali ad ampio raggio indispensabili per uscire dalla crisi economica, insomma verso la fase dello sviluppo dopo l'austerità. Solo con questi orizzonti potremo mantenere e rafforzare il nostro sistema produttivo, soprattutto la manifattura che vive esposta alla concorrenza internazionale. La cannula di ossigeno ci garantisce forse la sopravvivenza, non il lungo periodo.
Basta guardare agli Stati Uniti per rendersi conto quanto siamo drammaticamente distanti dal costruire un quadro di politica economica adeguato alla competitività globale. L'Economist di questa settimana celebra la ripresa economica americana con l'immagine di un cow-boy in sella al suo cavallo impennato. E sullo sfondo c'è una terra fertile che non smette mai di dare alla propria economia la capacità di rigenerarsi. Nonostante l'impasse sul debito federale, l'occupazione e l'output industriale crescono, il mercato immobiliare è in ripresa grazie a una trasformazione radicale del sistema economico. Una trasformazione che non dipende solo dalle leve monetarie e fiscali che hanno sostenuto la domanda durante la crisi. La rinnovata competitività è dovuta soprattutto alla straordinaria flessibilità del sistema produttivo e alla ricerca esasperata di aumentare la produttività e il valore aggiunto delle attività industriali. L'economia è infatti passata attraverso un processo drammatico di distruzione creativa, perdita di capacità in eccesso, ma anche nascita di nuove imprese innovative grazie a mercati e regole in grado di far transitare capitali e lavoratori dalle attività in declino a quelle in crescita. E si è fondata su investimenti in ricerca e sviluppo oggi pari al 2,9% del Pil e che sono rimasti stabili anche durante la crisi; sull'integrazione tra imprese ed università; sulla riforma del sistema scolastico; sulla capacità di attrarre immigrati qualificati da tutto il mondo e infine sull'energia a basso costo.
L'esperienza americana dovrebbe essere di aiuto all'Europa. Tra l'altro, la strategia 2020 per la crescita prevede molte delle politiche anche alla base della competitività degli Stati Uniti, ad esempio investimenti in R&D al 3% del Pil e il rafforzamento del sistema scolastico e universitario nel suo complesso. Ma l'Europa, invece di costruire una battaglia forte e credibile sulla crescita, continua ad esitare tra rigore e solidarietà, tra integrazione dei mercati e difesa degli interessi nazionali. Eppure, solo un progetto europeo forte può far sì che dalle ceneri della fragilità politica italiana possano emergere proposte politiche serie e costruttive e un piano di riforma ad ampio raggio, qualunque sia la forma in cui questo piano potrà concretizzarsi. In mancanza di questo, anche l'ultimo angusto sentiero, l'ultimo canale di ossigeno alle nostre imprese, verrà interrotto dalla miscela esplosiva tra algido rigore e populismo caotico e inconcludente.

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